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GOM e Torture a Genova

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QUESTA E\’ LA FOTO di Giuseppe Dalla Vecchia, provveditore regionale delle carcerio sarde dove nel marzo 2000 vennero massacrati sotto la sua supervisione detenuti sassaresi da parte dei GOM (Gruppi operativi mobili) della polizia penitenziaria, gli stessi della spedizione notturna A GENOVA. Si consiglia di leggere e stampare la storia e l\’analisi dei Gom e delle loro spedizioni.

Quest\’uomo nella foto si chiama Giuseppe Dalla Vecchia e fino all\’anno scorso era il provveditore regionale degli istituti penitenziari sardi. Originario della Campania, fu lui che nel marzo dell\’anno scorso coordinò le operazioni di pestaggio dei detenuti del carcere San Sebastiano di Sassari da parte dei Gom (gruppi operativi mobili della polizia penitenziaria), gli stessi uomini che hanno massacrato a sangue con guanti imbottiti i ragazzi inermi a Genova nella scuola Diaz. «È stato sicuramente il promotore e l\’ organizzatore dell\’ operazione», riportò il Corriere della Sera il 4/5/2000 (vai all\’indirizzo http://mithril.corriere.it:9100/gl2/owa/GLOBR$UNED.htm?P_ID=1385601&P_TESTO=tutto&P_PROVENIENZA=GL).

Vennero arrestati 82 agenti e quasi tutti i dirigenti delle carceri sarde, accusati di aver massacrato detenuti inermi, nudi ed ammanettati. La brutale aggressione fu il fiore all\’occhiello dei Gom, quelli che un celerino pentito ha visto all\’azione a Genova sferrando calci in bocca a ragazzi nei sacchi a pelo, menando pugni con guanti imbottiti e addirittura pisciando addosso a persone a terra (vedi http://www.repubblica.it/online/politica/gottododici/pestaggi/pestaggi.html). Nel carcere di Sassari, l\’anno scorso, si verificò lo stesso orribile scenario di massacro preparato appositamente Gruppi operativi mobili guidati dal generale ALFONSO MATTIELLO: \”E accertato che i Gom non sono intervenuti e che la squadra accusata del pestaggio era formata da agenti raccolti da tutte le carceri della Sardegna\”, scrisse il Corriere della Sera il 05-05-2000 (si veda http://mithril.corriere.it:9100/gl2/owa/GLOBR$UNED.htm?P_ID=1385694&P_TESTO=tutto&P_PROVENIENZA=GL).

A cordinare ed osservare impassibile le sevizie inflitte da feroci aguzzini in uniforme mimetica (la stessa tenuta vista dai picchiatori a Genova) c\’era l\’uomo della foto qui riportata: \”La direttrice ha assistito a tutte le fasi dell’operazione, senza intervenire per impedire le violenze, come sarebbe stato suo dovere, in compagnia di un \”signore sulla cinquantina con gli occhiali ed un elegante abito blu\”, senza ombra di dubbio il provveditore regionale Della Vecchia, indicato dall’ordinanza di custodia come l’organizzatore della spedizione punitiva\” (Il messaggero, 05-05-2000..
Si veda http://www.ilmessaggero.it/hermes/20000505/01_NAZIONALE/INTERNI/A.htm). TUTTO CIO\’ PER UNA RAGIONE: i detenuti, lasciati per due giorni senza mangiare perché i direttori delle carceri italiane erano in sciopero per un aumento dello stipendio, avevano osato protestare: di qui la spedizione di sangue dei GOM, ricordiamolo, quelli che picchiarono nella notte, secondo la testimonianza di un celerino, i ragazzi nella scuola Diaz di Genova.

Ebbene, due parole sui Gom.
Questo reparto venne istituito nel 1997. Si tratta di un manipolo di gente appositamente scelta per reprimere inizialmente rivolte in frangenti di particolare gravità. In realtà, dopo alcuni pestaggi isolati, la prima vera azione sanguinaria organizzata dei Gom avvenne nel marzo dell\’anno scorso proprio nel carcere di Sassari, rivelandosi uno strumento di aggressione da aspiranti rambo repressi piuttosto che un reparto di contenimento. I Gom hanno di pronunciabile solo la sigla, diventando ben presto degli squadroni sanguinari che quando picchieranno a morte qualcuno potranno evidentemente essere definiti squadroni della morte. A denunciare il massacro dei detenuti che chiedevano di mangiare dopo due giorni di digiuno forzato, fu il parlamentare Manconi, che rivelò le prime agghiaccianti testimonianze: \”Gli ordini di custodia cautelare dimostrano che le denunce dei detenuti, dei familiari delle vittime e quanto da me esposto in una interrogazione parlamentare del 18 aprile scorso, non erano privi di fondamento. Tutt\’altro.
Ora, le indagini della magistratura ci diranno se è vero, come sostenuto dai familiari, che numerosi detenuti sono stati costretti a denudarsi, ammanettati con le mani dietro la schiena, trascinati nei corridoi, colpiti brutalmente con calci e pugni alla schiena, alle gambe e ai testicoli, sollevati in aria e lanciati da un agente all\’altro» (Il Messaggero, 04-05-2000. Si veda
http://sunh.ilmessaggero.it/hermes/20000504/01_NAZIONALE/9/C.htm).

Ecco cosa riportarono i quotidiani dell\’anno scorso: \”Fatti che ricordano il film Fuga di mezzanotte, girato in un carcere turco. I detenuti in una trentina di denunce parlano di violenze e sevizie, lo confermano i periti che hanno constatato l’esistenza di traumi cranici, costole rotte, polsi slogati, timpani perforati, ematomi sui genitali. Ma nelle denunce, una trentina, dicono di essere stati spogliati, costretti nudi con le spalle al muro, a qualcuno è stata sbattuta la testa contro il muro fino a svenire, qualcun altro è stato trascinato nelle cantine e lasciato lì per ore e ore tra i topi, le erbacce e l’acqua delle fogne\” (Il Messaggero, 04-05-2000
http://www.ilmessaggero.it/hermes/20000504/01_NAZIONALE/INTERNI/B.htm).

Ecco uno sfortunato detenuto massacrato dai Gom che si sono distinti anche a Genova: \”Eravamo all’aria, quando ci siamo trovati davanti decine di agenti di custodia sconosciuti, che indossavano la mimetica e gli anfibi. Erano tutti armati di manganelli. Ci hanno portato di forza nella rotonda e da lì alla sala colloqui dove siamo stati denudati, fatti inginocchiare con il viso contro il muro e le mani legate dietro la schiena. E quando qualcuno di noi chiedeva spiegazioni veniva riempito di botte».
Da un rapporto dei carabinieri del nucleo di Polizia giudiziaria: «I detenuti sono stati costretti a denudarsi, trascinati nei corridoi, colpiti brutalmente con calci e pugni alla schiena, alle gambe, ai testicoli, sollevati, sempre nudi ed ammanettati e \”lanciati\” da un agente all’altro. In un caso – continua il rapporto – hanno dovuto segare le manette perché i polsi si erano gonfiati tanto che non riuscivano più ad aprirle».

Due giorni dopo il pestaggio sono i familiari a raccontare il dramma di quella notte: «Sono disperata – racconta una madre – ho visto mio figlio con la bocca gonfia, senza alcuni denti e con lividi in tutto il corpo». «Mio marito ha la testa piena di bernoccoli, il naso rotto e alcune costole incrinate; quando l’ho visto a colloquio ho sentito un colpo al cuore. Mi sono resa conto che era stato aggredito, ma lui ha fatto finta di niente e soltanto quando lo stavo salutando mi ha sussurrato di chiedere aiuto perché lo avevano pestato e lo stavano pestando ancora».

«Sono venuto a visitare mio figlio che sta male da tempo, non riesce a farsi accompagnare in un ospedale perché sente un fischio in un timpano – spiega una madre disperata – mi hanno detto che non voleva venire ai colloqui e invece ho scoperto che non può venire perché lo hanno picchiato, sta così male che non riesce neppure ad alzarsi dalla branda». «Sono andato a trovare un mio parente trasferito nel calcere di Oristano – spiega un’altra donna – e mi sono spaventata. Aveva gli occhi gonfi e neri, parlava lentamente perché ha alcune costole fratturate e inoltre un enorme bernoccolo in testa non mi ha voluto dire nulla perché ha paura, ma mi ha spaventato il fatto che non riusciva a ricordare alcuni nomi della nostra famiglia. Era stordito, confuso e terrorizzato».

L’inchiesta della magistratura sassarese è già avviata, quando un recluso consegna, senza farsi accorgere dagli agenti di custodia, un bigliettino al suo avvocato. C’è scritto nell’intestazione: consegnatelo al magistrato. Ecco il testo di quel bigliettino: «Giuro sui miei figli che non meritavo un trattamento di questo tipo. Ho un trauma cranico, un polso spaccato e sono coperto di lividi. Scrivo questa lettera prima di essere trasferito nel carcere di Oristano. Avvocato, faccia di tutto per togliermi da questo incubo perché non ce la faccio più e temo per la mia vita. A mia moglie chiedo di divulgare questa notizia perché arrivi anche al Papa». (Tutte queste interviste sono riportate ne Il Messaggero, 04-05-2000
(http://www.ilmessaggero.it/hermes/20000504/01_NAZIONALE/INTERNI/G.htm).

Ma non basta. Il racconto della notte di terrore vissuta nel carcere S.Sebastiano di Sassari prosegue in incredibili torture: \”C\’ è poi l\’ elenco, impressionante, delle lesioni riscontrate dal medico legale: costole fratturate, traumi al cranio, ecchimosi, tumefazioni. Con prognosi dai 15 ai 60 giorni. L\’ INIZIO – «Ciascun detenuto è stato prelevato dalla cella e porta to con la forza fino al corridoio e poi nell\’ ufficio matricola. Un percorso che prevedeva l\’ attraversamento della rotonda: i malcapitati venivano letteralmente trascinati per i capelli e percossi da agenti vestiti in tuta mimetica con stivaletti an fibi, con spinte, pugni, calci e ingiuriati: \”Bastardi, voi siete i boss\”. Dal corridoio venivano spinti nelle varie sale riservate ai colloqui. Ai lati del percorso c\’ erano due file di agenti che percuotevano con l\’ uso di manganelli, infierendo an che su chi cadeva per terra» (ATTENZIONE: E\’ DA NOTARE LA STESSA TECNICA SIA A SASSARI CHE A GENOVA DEL PESTAGGIO SISTEMATICO LUNGO IL PERCORSO DI UN CORRIDOIO, CIOE\’ IN 20-30 AGENTI CONTRO UNO, n.d.r.). LE SEVIZIE – «I detenuti erano costretti a spogliarsi, subito dopo venivano ammanettati con le mani dietro la schiena, costretti a rimanere col volto girato per non vedere in faccia i loro aggressori. Appena uno si girav a veniva picchiato con maggiore violenza e accanimento… Alcuni venivano inondati con secchiate d\’ acqua, lasciati bagnati per oltre due ore a finestre aperte. In almeno due casi sono state effettuate operazioni di soffocamento: gli veniva consentit o di pulirsi il sangue, ma dovevano immergere il viso nel secchio: e uno degli agenti gli teneva la mano (o forse il piede) sulla nuca e spingeva con forza dentro l\’ acqua la testa del malcapitato, lasciandocela fino quasi a soffocarlo».
ISOLAMENTO – «Qualche detenuto è rimasto poi in cella d\’ isolamento per alcuni giorni: F.F. con una sola bottiglia d\’ acqua, una branda senza materasso, ferito e sporco… Altri, che non avevano retto e per paura avevano defecato addosso, sono stati fatti rivest ire con una busta di plastica nera e trasferiti… La maggior parte sono tossicodipendenti». MELA – «A.C. ha riferito che dopo essere stato costretto a spogliarsi e obbligato a tenere con la fronte una mela contro il muro con la minaccia di essere pi cchiato se la mela fosse caduta per terra: circostanza questa che si realizzava varie volte perché gli agenti lo picchiavano apposta…». PRESENTI – «La presenza del provveditore Della Vecchia, della direttrice Di Marzio e dell\’ ispettore Tomassi ris ulta documentalmente provata… Alcuni detenuti dicono di essersi rivolti alla dottoressa Di Marzio per ottenere protezione e per far cessare il pestaggio e di avere ottenuto un eloquente silenzio oppure un\’ approvazione per quanto accadeva: \”Vediamo se questa volta imparano la lezione\”». L\’ ispettore Tomassi «era colui che dava gli ordini… parlava con accento napoletano, vestiva uno spolverino chiaro». «Mi infilava la mano dentro la bocca tanto che per un attimo ho pensato che volesse soffocarmi…» (Il Corriere della Sera, 04-05-2000. Si veda http://mithril.corriere.it:9100/gl2/owa/GLOBR$UNED.htm?P_ID=1385601&P_TESTO=tutto&P_PROVENIENZA=GL).

Di fronte a tali crimini contro la persona, il preovveditore delle carceri sarde Giuseppe Dalla Vecchia (in foto), come riportarono i quotidiani, ebbe un ruolo centrale. Un torturatore di quelli che mandarono all\’ospedale detenuti nudi ed inermi affermò: \”\”Sì, li abbiamo picchiati. Ma questi erano gli ordini\” (Il Corriere della Sera, 06-05-2000. Si veda
http://mithril.corriere.it:9100/gl2/owa/GLOBR$UNED.htm?P_ID=1408732&P_TESTO=tutto&P_PROVENIENZA=GL).

Questo è stato l\’ingresso sulla scena dei Gom. Si sa di loro solo per i litri di sangue fatti scoppiare dai corpi di persone INERMI (attenzione, inermi) a Sassari come a Genova. Per questo, non appena l\’anonimo e dettagliato racconto del celerino poliziotto pentito accusatore dei Gom è stato pubblicato con precisione su Repubblica.it, l\’ispettore dei Gom TOLOMEO si è subito precipitato a farsi intervistare dal quotidiano, distinguendosi solo per fornire versioni lacunose, evidenziando ricostruzioni approssimartive, eccellendo per reticenze ed omissioni, sbagliandosi sugli orari, addirittura cercando di far cadere la responsabilità sulla sola Polizia (che pure ha partecipato ai pestaggi) ed ADDIRITTURA AFFERMANDO CHE IL POLIZIOTTO CHE RACCONTAVA SI ERA SBAGLIATO PERCHE\’AVEVA CONFUSO LE DIVISE. Roba che anche i ciechi sarebbero più onesti.

A Sassari, la direttrice del carcere S.Sebastiano Maria Cristina Di Marzio venne descritta così: \”Dietro un tranquillo aspetto di madre di famiglia nasconde un cuore di pietra. Non sapeva di essere in stato di arresto, nonostante l’avessero trasferita al carcere di Bad ’e Carros: «Pensavo di essere qui soltanto per un interrogatorio», ed è crollata. Racconta un detenuto: «Quando l’ho vista l’ho chiamata, le ho gridato: mi aiuti, li faccia smettere, ci ammazzano… Ma lei ha sorriso: \”Vediamo se stavolta imparate la lezione\”». I giudici le attribuiscono un ruolo di prim’ordine nel pestaggio del 3 aprile 2000\” (Il messaggero, 05-05-2000. Si veda
http://www.ilmessaggero.it/hermes/20000505/01_NAZIONALE/INTERNI/A.htm).

A Genova come a Sassari, i GOM (Gruppi operativi mobili della polizia penitenziaria, dipendenti dal MINISTERO DELLA GIUSTIZIA di cui è ministro il leghista Roberto Castelli, il quale, nel tentativo di frappore la sua \”autorevolezza\” ministeriale ai massacri sanguinolenti raccontati dai ragazzi sopravvissuti alle torture nello stabile adibito a carcere a Genova, sta premendo per essere ascoltato come testimone per dire che non ha visto nessun pestaggio) a causa della ferocia con cui pestarono a sangue la gente si fecero male essi stessi: \”Non posso venire al lavoro, mi sono fatto male».
Poche ore dopo il pestaggio nel carcere di San Sebastiano, otto agenti di custodia hanno «marcato visita» e hanno presentato certificato medico. Assai simili gli in fortuni: tutti alla mano, al polso e all\’ avambraccio, uno anche al piede. Queste singolari coincidenze hanno immediatamente dato nell\’ occhio e suscitato l\’ attenzione della magistratura. Ancor più sorprendenti le verifiche: sette agenti si sono fatti male a mano, polso e avambraccio destri, l\’ ottavo alla mano sinistra. «Era impossibile non chiedersi come mai – fa rilevare uno degli inquirenti – tanti infortuni concentrati in quelle ore e tutti agli arti abitualmente utilizza ti nel lavoro. Tanto più che l\’ ottavo agente è risultato essere mancino». Nell\’ inchiesta giudiziaria emergono conferme sui pestaggi compiuti durante l\’ operazione di perquisizione delle celle e sul trasferimento dei detenuti effettuata il 3 aprile\” (da il Corriere della Sera, 08-05-2000. Si veda
http://mithril.corriere.it:9100/gl2/owa/GLOBR$UNED.htm?P_ID=1409185&P_TESTO=tutto&P_PROVENIENZA=GL).

Ed ancora non è finita. A Sassari come a Genova, i medici presenti nei luoghi delle sevizie omisero sistematicamente di certificare, come invece la loro professione richiederebbe, le straripanti ferite inflitte alle persone picchiate da cinque e più agenti alla volta. Per quello che riguarda Sassari, \”le indagini stanno infatti continuando a diversi livelli, e c\’ è uno dei medici del carcere di San Sebastiano sotto inchiesta: non ha segnalato nelle cartelle cliniche le condizioni dei detenuti picchiati\” (da il Corriere della Sera, 08-05-2000. (http://mithril.corriere.it:9100/gl2/owa/GLOBR$UNED.htm?P_ID=1409206&P_TESTO=tutto&P_PROVENIENZA=GL).
Anche a Genova, infatti, un manifestante ha riferito di essersi recato sanguinante dal medico il quale, per tutta risposta, gli ha detto che \”non presenta ferite al momento\” infierendo su di lui per giunta con uno schiaffo in faccia (Si veda l\’articolo nella sezione archivio di Repubblica.it).

A coordinare l\’azione punitiva, come detto, Giuseppe Dalla Vecchia, campano, ritratto nella foto.

Si possono trarre alcune considerazioni. Primo, che i Gom sono appositamente scelti come strumento di terrore e non di repressione. Una rivolta la si reprime, ma non si massacra gente inerme nuda ed ammanettata come a Sassari o con le mani alzate o nei sacchi a pelo come a Genova.

Questa imboscata organizzata e premeditata porta con sé alcune conseguenze: fa salire alle stelle il terrore dei picchiati ed incute timore all\’insieme dei movimenti o delle realtà fatte oggetto delle spedizioni sanguinarie; permette di creare al momento una confusione ed un terrore tale che le persone soggette alle sevizie si prestano ad piegarsi a qualsiasi cosa pur di vedere smettere il massacro; copre le evidenti tracce dell\’azione fuori legge operata da un organismo come i Gom, formalmente ufficializzato ma nei fatti al di fuori di ogni controllo: \”Non ti preoccupare, siamo coperti\”, è la frase che gli aguzzini più esperti riferiscono a quelli meno esperti (si veda archivio di Repubblica.it).

L\’azione è rivolta contro tutti, non omettendo giornalisti di ogni parte politica, selvaggiamente brutalizzati (dal Resto del Carlino fino alla sinistra) con braccia spezzate, polmoni perforati e denti divelti. Tanto che la FNSI, la Federazione nazionale della stampa italiana, si è scagliata con estrema durezza contro l\’azione terroristica notturna dei Gom e compagnia bella. Con un\’iniziativa sanguinolenta del genere, gli uomini in mimetica (anche l\’abbigliamento scelto fa parte dell\’immagine del terrore, visto che in città la mimetica non serve) possono tranquillamente portare l\’attacco al cuore di ciò di cui stiamo discutendo: L\’INFORMAZIONE. Rullini sequestrati, video requisiti, archivi letteralmente rubati non hanno altro risultato che di avere foto di feriti, aggressioni videoriprese in meno, documentazioni LEGALI IN MENO. Si vorrebbe insomma lo stesso effetto che si ebbe nei minuti seguenti l\’omicidio di Carlo Giuliani: in mancanza di filmati e foto, dapprima un celerino accusò un manifestante \”bastardo, sei tu che l\’hai ucciso\”; poi i carabinieri dissero che era stata un colpo di pietra; poi il carabiniere omicida disse che non ricordava di aver sparato: poi finalmente vennero fuori gli spari e disse che aveva sparato ma che non voleva mirare. Una catena che si può spezzare solo con l\’informazione, ad ogni livello. Le parole restano parole. Il sangue resta sangue.

Fonte: www.kontrokultura.org

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