Mucca pazza, scoperta cura efficace sui topi?

Ricercatori tedeschi sono riusciti per la prima volta a trattare con una nuova sostanza alcuni topi affetti da scrapie, malattia da prioni simile alla encefalopatia spongiforme bovina, allungando la loro vita del 38 per cento. L\’annuncio degli scienziati della Ludwig-Maximilians University di Monaco, pubblicato su The Lancet, puo\’ aprire la strada verso una cura per gli uomini colpiti dalla variante di Creutzfield-Jackob. (Reuters, 22 luglio 2002)

Nel 1974 effetti cancerogeni ottenuti sui ratti hanno portato a considerare la fibra di vetro una sostanza potenzialmente cancerogena, mentre anni di studi sui ratti di altri ricercatori hanno portato a considerare la fibra di vetro non cancerogena. Quasi vent’anni dopo, nel 1991, la fibra di vetro venne ufficialmente riconosciuta come una sostanza potenzialmente cancerogena dopo l’osservazione dello sviluppo di tumori ai polmoni negli operai che lavoravano nella sua produzione. Il perossido di benzoile era risultato non cancerogeno in alcuni studi su roditori ma cancerogeno in altri studi, sempre condotti su roditori. Vari tossicologi conclusero che:

non esistono evidenze scientifiche per considerare i risultati [degli studi su animali] applicabili in maniera significativa alla valutazione del rischio per l’uomo.

La diossina causa cloracne e lesioni alla pelle in alcuni ceppi di topo e conigli.
Non e\’ stato riscontrato niente del genere in altri ceppi di topo, nei ratti, nei porcellini d\’India e nei criceti.
DicloroDifenilTricloroetano, meglio conosciuto come DDT, e\’ ormai riconosciuto pericolosissimo per la salute umana e il suo uso e\’ bandito in molti paesi.
Il DDT sembrava produrre tumori in alcuni ceppi di topi se somministrato in dosi elevatissine ma sembrava non cancerogeno per altri ceppi di topi, ratti e criceti.
Persino dopo il 1972, anno in cui venne ufficialmente riconosciuto troppo pericoloso e inutilizzabile, alcuni scienziati continuarono a usare prove su animali cercando di dimostrare le tesi piu\’ diverse.
Le prove su animali hanno confuso una situazione gia\’ nota e chiara da anni; nel 1945 infatti, alcuni scienziati britannici, dubbiosi su questa sostanza, somministrarono DDT a se stessi e furono vittime di spasmi muscolari, debolezza e problemi al sistema nervoso.
Le prove su animali, contraddittorie e non riproducibili, creano sempre confusione e non sono mai efficaci per ottenere informazioni utili per la salute umana.
Utilizzando animali si ottengono sempre dati confusionari che dipendono del ceppo o dalla specie animale utilizzata e dalle condizioni sperimentali.
Perché, se non fornisce dati utili all’uomo, si continua a fare?
Perché, potendo disporre di dati confusi e contraddittori e\’ possibile commercializzare qualsiasi sostanza, anche delle piu\’ pericolose; e\’ possibile creare la confusione necessaria per evitare regolamentazioni migliori e piu\’ sicure per la salvaguardia dell’uomo e dell’ambiente.
Attualmente, gli stessi ricercatori che sostengono il valore delle prove su animali rendendole obbligatorie per legge, commercializzano tranquillamente anche sostanze drammaticamente tossiche per gli animali da laboratorio.
Usando gli animali, alcuni scienziati assicurano il pubblico dicendo di aver testato una eventuale sostanza incriminata su animali ma poi, magari in sede processuale, si difendono dicendo che se qualcuno muore la colpa e\’ delle prove su animali che non sono affidabili.
Il problema dell’encefalopatia spongiforme bovina (BSE) e i suoi legami con la malattia di Creutzfeldt Jacob nell’uomo sono uno degli ultimi campi di studio che utilizzano animali.
Anche in questo caso si ottengono dati contraddittori e non utili all’uomo: in alcune specie animali (maiali, visoni, pecore, scimmie) e\’ stata riprodotta sperimentalmente la BSE; in altre specie animali o in diverse condizioni sperimentali non e\’ stato possibile farlo.
Soldi e tempo verranno sprecati per studiare queste patologie su animali per ottenere inutili dati sull’uomo distogliendo l’attenzione e cercando di oscurare cio\’ che e\’ gia\’ ben chiaro:

1) Allevatori criminali hanno nutrito animali erbivori con farine di provenienza animale.
2) La spiegazione piu\’ plausibile della nuova variante della malattia di Creutzfeldt Jacob (che colpisce soprattutto persone giovani) e\’ il consumo di carne di animali alimentati con le suddette farine.
3) Per motivi economici lo stesso Istituto Superiore di Sanita\’ invita a non aumentare i controlli che causerebbero inevitabilmente un aumento di irregolarita\’ riscontrate (dal sito www.laboratoricriminali.cjb.net) ed una diminuzione della fiducia dei cittadini.
4) Gli allevatori verranno risarciti, con soldi delle nostre tasse, dai danni che inevitabilmente hanno subito e potrebbero subire da questa situazione. I criminali che hanno creato questa situazione, invece di finire in galera verranno risarciti coi soldi nostri e con i soldi delle famiglie dei malati e dei morti di queste irresponsabili azioni. Altri soldi verranno buttati per dimostrare che “qualcosa si sta facendo” e, invece di essere utilizzati per cercare nuove cure, verranno sprecati con prove su animali che, indipendentemente dai risultati, non forniranno informazioni utili.

Testo del dr. Massimo Tettamanti
(Nel testo originario sono presenti delle note)

Che dire? La notizia e\’ talmente impregnata di elementi mistificatori che mi sento Madame de La Palisse.
Analizziamola nel dettaglio.

Lo Scrapie e\’ la malattia da prioni della pecora nota da tempo. Pare abbastanza certo che questa malattia sia passata ai bovini -dando origine alla BSE- che si sarebbero infettati quando alimentati con farine animali ottenute dalle carni infette della pecora, dopo che l\’introduzione di un nuovo trattamento delle stesse, evidentemente non efficace come quello precedentemente utilizzato, per distruggere il prione.

Come mai, pero\’, i ricercatori non hanno utilizzato direttamente il prione bovino, ma sono stati costretti ad utilizzare quello della pecora? Ovvero, come mai non ci hanno comunicato i risultati ottenuti dall\’infezione dei topi con il prione della mucca? Evidentemente questo tipo di \”esperimento\” non e\’ stato coronato da successo.

Allungare la vita del topo del 38%, significa allungargli la vita di qualche mese. \”Allungare\” la vita, poi, non vuol dire che questa ulteriore sopravvivenza sia condotta in condizioni di vita ottimali, o se si sia trattato del prolungamento di un\’agonia. In sostanza, se ne sia valsa la pena.

E\’ poi, sopra ogni cosa, evidente che questi risultati, ammessa e non concessa la loro validita\’ nel topo (nel quale si tratta, come per tante altre malattie che vengono provocate a questo povero animale, di una condizione patologica artificiale, impossibile da verificarsi in natura), NON siano utilizzabili come valida premessa per il trattamento della nuova variante della malattia di Creutzfeldt-Jakob (vJCD) dell\’uomo. Perche\’ questa ipotesi di \”traslazione\” e\’ privo di qualunque premessa di validita\’ scientifica, come lo e\’ tutta la sperimentazione condotta sull\’animale. Come l\’ha battezzata il prof. Croce, una FRODE scientifica.

Ecco quindi come ancora una volta, anziche\’ affrontare il problema alla radice, eliminando o riducendo drasticamente il consumo di carne -fonte di malattie ben peggiori della vJCD, oltre che dell\’annunciato collasso delle risorse del pianeta- appaia piu\’ ragionevole, continuare a CREARE malattia per poi poter generare sempre nuovi farmaci (dietro ai quali ruotano, come per l\’industria alimentare, enormi interessi economici), i quali, a loro volta, genereranno malattie, le cosiddette malattie iatrogene (= causate dai farmaci stessi).

Questi toni trionfalistici sono quindi assolutamente ingiustificati: dobbiamo cercare ancora una volta di ragionare con la nostra testa, focalizzare l\’essenza del problema ed assumere comportamenti idonei per salvaguardare il nostro Stato di Salute, cercando di alimentarci il piu\’ possibile con quelli che sono i cibi che la terra ci fornisce, che hanno alimentato la nostra specie, e prima di noi i nostri progenitori antropomorfi, finora, permettendo di evolverci nei millenni. Perché,
dunque, sprecare questo patrimonio di saggezza?

Testo della dr. Luciana Baroni, medico specializzato in Neurologia

Tratto da: www.mucca103.org

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