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Giornate nazionali contro la caccia

Il 5, 6, 12 e 13 aprile (i due primi week end del mese) la LAV organizza le Giornate nazionali contro la caccia. In 450 piazze italiane, infatti, l’Associazione raccoglierà firme a sostegno di due petizioni popolari:
- una rivolta ai Presidenti del Senato e della Camera, ai Presidenti dei Gruppi parlamentari di Senato e Camera, al Presidente del Consiglio ed ai Ministri della Giustizia, dell’Ambiente, delle Politiche Agricole e delle Politiche Comunitarie, per contrastare l’approvazione delle nuove “leggi-killer” contro la fauna e la politica estremista filovenatoria condotta a livello nazionale e regionale;
- una rivolta al Presidente della Commissione europea, Romano Prodi, e al Commissario europeo all’ambiente, Margot Wallstrom, per chiedere di bloccare la liberalizzazione selvaggia della caccia in atto in Italia portandola di fronte alla Corte di Giustizia di Lussemburgo, e perché venga respinta ogni proposta di modifica peggiorativa dell’attuale Direttiva 79/409/CEE sulla conservazione degli uccelli.
Il 5, 6, 12 e 13 aprile oltre alla possibilità di firmare le petizioni LAV, a fronte di un contributo minimo di 9 euro, l’Associazione offrirà il suo tradizionale uovo di Pasqua di cioccolata biologica e fondente: un modo simpatico per aiutare a finanziare il quotidiano impegno contro la caccia e per sostenere le nuove battaglie contro l’imperante politica “calibro 12”.
In Italia le leggi che promuovono la distruzione della vita sono troppe ed in continuo aumento: in tutte le regioni e le province vengono continuamente approvati provvedimenti di liberalizzazione selvaggia della caccia, ed alla Commissione “Agricoltura” della Camera sono attualmente in discussione altre leggi killer, che mirano ad allargare i periodi della stagione venatoria e l’elenco delle specie cacciabili, abolendo divieti e sanzioni penali per i bracconieri ed aprendo alla caccia persino i Parchi e le riserve! Come se non bastasse, stiamo assistendo a numerose e pesanti pressioni del mondo venatorio più estremista, nonché dello stesso Governo italiano, tese a modificare – peggiorandola – la Direttiva n.79/409/CEE sugli uccelli.


La Corte di Giustizia europea ha pronunziato due nuove condanne dell\’Italia.
Il 20 marzo scorso, nella causa C-378/01 intentata dalla Commissione contro la Repubblica Italiana, la corte ha dichiarato che
:
\”1) La Repubblica italiana, non avendo classificato in misura sufficiente come zone di protezione speciale i territori più idonei, per numero e per superficie, alla conservazione delle specie di cui all\’allegato I della direttiva del Consiglio 2 aprile 1979, 79/409/CEE, concernente la conservazione degli uccelli selvatici, e successive modifiche, e delle altre specie migratrici che ritornano regolarmente in Italia, e non avendo comunicato alla Commissione tutte le informazioni opportune in merito alla maggior partedelle dette zone da essa classificate, è venuta meno agli obblighi che le incombono in virtù dell\’art. 4, nn. 1-3, della predetta direttiva.
2) La Repubblica italiana è condannata alle spese.\”
Inoltre, nella causa C-143/02 intentata dalla Commissione europea contro la Repubblica Italiana, la Corte ha dichiarato che:
\”1) La Repubblica italiana, avendo adottato una normativa di recepimento della direttiva del Consiglio 21 maggio 1992, 92/43/CEE, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche, che – esclude dall\’ambito di applicazione delle norme relative alla valutazione dell\’incidenza sull\’ambiente i progetti, suscettibili di avere significative incidenze sui siti di importanza comunitaria, diversi da quelli elencati nella normativa italiana di recepimento delle direttive sulla valutazione di impatto ambientale, – non prevede l\’applicabilità alle zone di protezione speciale dell\’obbligo, per le autorità competenti dello Stato membro, di adottare le opportune misure per evitare il degrado degli habitat naturali e degli habitat di specie nonché la perturbazione delle specie per cui tali zone sono state designate, nella misura in cui tale perturbazione potrebbe avere conseguenze significative per quanto riguarda gli obiettivi della direttiva 92/43, – non prevede l\’applicabilità delle misure di conservazione di cui all\’art. 6, n. 2, di tale direttiva ai siti di cui all\’art. 5, n. 1, della medesima direttiva, è venuta meno agli obblighi che le incombono in forza degli artt. 5, 6 e 7 della direttiva stessa.
2) La Repubblica italiana è condannata alle spese.\”
Si tratta della quinta e sesta condanna riportata dall\’Italia per violazioni delle direttive sulla conservazione degli uccelli e sulla flora, fauna e habitat. La prima condanna ebbe luogo l\’8 luglio 1987 per la caccia di uccelli protetti dalla direttiva, per il commercio di uccelli non ammessi dalla direttiva, per la cattura e vendita di uccelli migratori in qualunque tempo e per l\’uso di richiami vivi mutilati. La seconda e la terza condanna ebbero luogo ambedue il 17 gennaio 1991, una per i periodi di caccia non conformi alle prescrizioni della direttiva sugli uccelli, l\’altra per le insufficienti misure dei conservazione degli habitat. La quarta condanna è avvenuta il 17 maggio 2001 per la cattura e detenzione di passeri e storni.


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