Fusione Fredda: Ultimi studi…

Fusione Fredda: Ultimi studi e ingegnerizzazione

L’argomento è di fondamentale importanza per il futuro approvvigionamento energetico italiano e mondiale.
La “vexata quaestio” della cosiddetta “Fusione Fredda”, comincia nel 1989 quando l’annuncio di Fleischmann e Pons accende tante speranze. Ma tante ne vengono spente appena una parte del mondo scientifico, nel giro di poche settimane, inizia a negare con vigore tale possibilità.

Fortunatamente, però, gli studi sperimentali proseguono e le riprove della validità scientifica dei fenomeni di “Fusione Fredda” si moltiplicano a dismisura. Molto in sordina, sempre più laboratori nel mondo, continuano le ricerche fino a giungere, negli ultimi anni, a poter escludere ogni ragionevole dubbio: Il fenomeno energetico delle Reazioni Nucleari a Debole Energia nella Materia Condensata (o Fusione Fredda che dir si voglia) è reale, in quanto è sistematicamente riproducibile, come fenomeno fisico in laboratorio;

di natura nucleare (benchè totalmente pulita, in quanto le radiazioni emesse sono solo di tipo termico) e non chimica, manifestando una densità energetica di migliaia di volte superiore a qualsiasi plausibile fenomeno chimico.
A tale risultato sono giunti per primi i nostri scienziati dell’ENEA di Frascati nel 2002, sotto la presidenza del premio Nobel Carlo Rubbia e la guida di Giuliano Preparata e di Emilio Del Giudice, insieme ad Antonella De Ninno ed Antonio Frattolillo. E’ proprio di questi giorni un’ottima inchiesta di RaiNews24 (link al documento) che illustra molto bene la scoperta e l’anomalo svolgersi dei fatti in Italia e all’estero. Infatti, dal momento in cui il rapporto che dimostra la natura nucleare del fenomeno è pronto, si verifica una serie di spiacevoli inconvenienti che non permettono il continuare degli studi e l’auspicato passaggio alla fase di ingegnerizzazione che avrebbe fornito alla comunità un prodotto funzionante e commerciabile.

Dalla scoperta italiana del 2002 sono passati 4 anni in cui, a livello ufficiale, non è successo nulla, ma in realtà una grossa schiera di società, per lo più estere, si sono occupate di implementare i risultati raggiunti in Italia. Oggi sono molto attive alcune società straniere, quali l’EDF (Electricité de France), la ST Microelectronics, la MHI Mitsubishi Heavy Industries, la Pirelli Labs, e molti istituti di ricerca come l’Università di Osaka in Giappone, sotto la guida del Prof. Arata, o la Cina, attraverso la Tsinghua University, Beijing, dalla quale proviene il Prof. XingZhong Li, attivo in Italia da diversi anni proprio per la coscienza che il nostro paese è tra i più avanzati in questo tipo di ricerca.

Ma siamo proprio al limite. Se, come è spesso accaduto nel passato, anche questa volta la scissione tra il mondo scientifico e quello dell’ingegnerizzazione industriale, non si colma, rimarremo al palo anche questa volta con la conseguenza di frustrare le nostre menti più brillanti, impedendo la nascita di un’innovazione strategica per il nostro paese e soprattutto non consentendo le enormi ricadute positive che, non solo sotto il profilo energetico, ma anche ambientale, sanitario e sociale diventano sempre più fondamentali.

E’ in gioco l’indipendenza energetica nazionale che si potrà ottenere con energia pulita, abbondante e a basso costo. Oggi, grazie alla facilità e libertà di comunicazione che offre internet ed alla necessità di risolvere seriamente il problema dell’energia, si può comprendere l’enorme potenzialità che madre Natura ci offre. E’ una tecnologia accessibile ed alla portata, se non del privato, di sicuro della piccola industria.
Basta aspettare!! C’è bisogno di dare la possibilità CONCRETA ai ricercatori di finire gli ultimi studi necessari e cominciare ad ingegnerizzare il prodotto per ottenere quanto prima il suo sfruttamento a livello energetico.

Info: www.progettomeg.it

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