Ma che coincidenza!

 Nell’introduzione, ormai divenuta famosa, all’ I Ching, l’antico libro oracolare cinese, Jung parla di un principio che apre la strada a nuove interpretazioni della realtà: la sincronicità. Nell’esporne il funzionamento, la dinamica, Jung esplora i modi di interpretazione della realtà dell’antichissima cultura cinese. Questa introduzione incuriosì molto anche me. Approfondii il discorso leggendo il suo studio dedicato a questo argomento: “La sincronicità come principio di nessi acausali”, da cui appariva evidente che molte cose che per noi sono ovvie nel nostro approccio alla vita, in realtà sono suscettibili di svariate interpretazioni. Ad esempio, mi colpì molto quello che lessi in un altro libro: “Il pensiero cinese” di Marcel Granet. In questo voluminoso e bellissimo studio si narra, fra l’altro, la storia di una battaglia, durante la quale alcuni generali devono decidere quale mossa effettuare. Si va alla votazione. I votanti sono 11, di cui 8 votano a favore della battaglia e 3 sono per la ritirata. A vincere non è la maggioranza, come avverrebbe normalmente seguendo un principio quantitativo, ma il gruppo di tre generali, in quanto il numero 3 rappresenta la concordanza, l’unanimità.

Si vede bene che dietro a questo vi è una concezione dell’universo completamente diversa dalla nostra. Noi la definiremmo “magica” o, spregiativamente, superstiziosa. Tuttavia non dobbiamo dimenticare che questa, come simili storie, fondono la propria verità su una visione olistica, unitaria dell’universo, in cui niente avviene a caso ed i numeri, così come le forme, assumono valenze energetiche, in cui il microcosmo riflette ciò che accade nel macrocosmo. La stessa concezione che dà vita ad una musica e ad un gusto musicale del tutto differenti dal nostro. La musica cinese si basa su 5 note, che richiamano i 5 elementi, o movimenti, che richiamano le 5 direzioni, i 5 gusti e via dicendo.

 
Tutto è collegato, come in una ragnatela. In ogni cosa si riflette il Tutto. Le scoperte della scienza moderna, della teoria del caos, dei frattali, dell’universo olografico, sembrano confermare questa visione organica di tutto l’universo, dove tutto è “magicamente” collegato. La nostra difficoltà ad osservare nel suo insieme la ragnatela proviene dalle limitazioni, molte dei quali acquisite, dei nostri sensi e dall’inadeguatezza dei nostri mezzi scientifici. Ma il fatto che non conosciamo o non percepiamo qualcosa non significa che questa non esista. Ad esempio, non mettiamo in dubbio, quando usiamo il telecomando del televisore per cambiare canale, che un’energia invisibile attraversi lo spazio e raggiunga la Tv. Noi siamo certi che questo avviene perché ne vediamo gli effetti. Siamo molto meno aperti all’idea, invece, che anche la nostra mente emetta vibrazioni che influenzano la realtà, anche se casualmente vediamo che c’è qualcosa che supera i nostri sensi ele niostre spiegazioni scientifiche. La sincronicità, ciò che per noi potrebbe corrispondere al concetto di “coincidenza”, in realtà è solo la manifestazione di un ordine superiore, che noi momentaneamente non siamo in grado di vedere, ma che potremmo riconoscere se ci ponessimo la giusta attenzione.
 
In realtà tutto è sincronicità. Solo che la nostra mente seleziona in base a programmi suoi propri gli avvenimenti che ritiene più significativi. Ma tutto quello che accade è un evento sincronico, cioè non casuale nel senso comune, ma legato a tutto quello che accade in quello stesso momento nel mondo.
 
La concezione circolare del tempo, caratteristica del pensiero orientale, in cui non esiste uno svolgersi lineare ma un ritorno continuo su se stesso di ciò che percepiamo come tempo, dà vita ad eventi che accadono insieme e non in successione. Gli annali storici cinesi sono diversi dai nostri testi scolastici in cui gli avvenimenti sono presentati sotto forma di causa-effetto. Questi voluminosi tomi sono, più che libri di storia, elenchi di avvenimenti che accadono un dato anno, enumerazioni di fatti che hanno come proprietà di essere, appunto, eventi sincronici e quindi legati da fili invisibili e interpretabili per il fatto di essere accaduti quel preciso anno. Non c’è nesso di causa-effetto fra i vari fatti, ma di contemporaneità. Tutti i fatti appartenenti allo stesso periodo di tempo hanno qualcosa che li lega fra loro e alle configurazioni astrali di quello stesso ambito temporale. Tutto è collegato.
Non può essere che la Divina Intelligenza abbandoni qualche evento a se stesso. Ogni cosa ha la sua ragion d’essere in rapporto a tutto il resto.
 
Tornando a Jung, il cui pensiero è fortemente influenzato dalla conoscenza della filosofia cinese ed orientale in genere, è nota la sua storiella del calabrone. Era in seduta con un suo paziente, col quale stava cercando di interpretare un sogno che vedeva come protagonista un calabrone, quando all’improvviso, sul vetro della finestra, sbattè un grosso calabrone dorato. Questo evento sincronico fece scattare la molla nella mente di Jung. Evidentemente c’era un legame che univa i due eventi.
 
Noi ci interpelliamo, in momenti fortemente sincronici come questo, al caso, alla fortuna, alle coincidenze. Ma la nostra vita è una serie infinita di eventi sincronici, molti dei quali sfuggono alla nostra vista perché la mente seleziona drasticamente la realtà in base a quello che conosce e che crede essere vero. La nostra mente censura continuamente, attraverso i filtri della memoria, quello che percepisce .
 
La sincronicità ha a che fare col "qui e ora", poichè è la manifestazione di eventi irripetibili, unici e per questo significativi. Come è lontano tutto questo dal nostro metodo scientifico! Ma non per questo è meno scientifico. E’ soltanto una scienza che ha altri parametri di conoscenza, e che richiama il concetto di Pensiero Prelogico dell’antropologo Lèvy-Bruhl.
 
Se è vero che “Non si muove foglia che Dio non voglia”, non vedo perché un qualsiasi evento non debba avere un senso più ampio di quello che normalmente gli attribuiamo. Tutto sta nel saper vedere i collegamenti, le connessioni, i legami che legano in modo meraviglioso gli eventi della nostra vita, e i nostri destini, a quelli di tutto ciò che esiste.
 
Risorse:
 
I-Ching. Ed. Mediterranee
Carl Gustav Jung, La sincronicità come principio di nessi acausali. Ed. Boringhieri
 
 
 
Autore: David Ciolli – Redazione di Promiseland.it

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.












Vai alla barra degli strumenti