La fame nel mondo: il danno e la beffa
Quando si parla di fame nel mondo ci si riferisce ad essa sempre con i toni disillusi di chi pensa che non ci sia più nulla da fare tranne le campagne di raccolta confidando nell’onestà delle organizzazioni caritatevoli.
Si dà per scontato che la fame nel mondo esista e che debba esistere sempre, che sia fisiologico, per il pianeta Terra, avere più di un miliardo di abitanti cronicamente denutriti. E’ un male necessario, insomma. Se ce ne facciamo una ragione è anche meglio. E se facciamo qualcosa per pulirci la coscienza è ancora meglio.
Ma perché tutto ciò? Non è questa la sede per parlare della fenomenologia della fame nel mondo. Tuttavia, è facile intuire come tutto questo sia la conseguenza della secolare depredazione dei territori avvenuti ai danni dei paesi ricchi in risorse da parte di quelli ricchi in denaro. Pensiamo che con la fine del colonialismo tutto questo sia cambiato. No: è cambiata la forma, non la sostanza. Qualche dato alla mano potrà essere utile per capire come la sete di denaro sia imperante e soddisfi meccanismi totalmente perversi. Il Brasile che ospita 16 milioni di persone denutrite esporta ogni anno 16 milioni di tonnellate di soia, utilizzata per nutrire gli animali d’allevamento. L’Etiopia, durante una delle sue carestie più dure, continuava ad esportare semi oleosi verso i paesi Occidentali, sempre per ingrassare gli animali d’allevamento. L’economista Frances Moore Lappé ha calcolato che in un anno, nei soli Stati Uniti, sono state prodotte 145 milioni di tonnellate di cereali e soia. Per contro, sono stati ricavati 21 milioni di tonnellate di carne, latte, uova. Facendo la differenza, si ottengono 124 milioni di tonnellate di cibo sprecato: questo cibo, avrebbe assicurato un pasto completo al giorno a tutti gli abitanti della Terra. Tutto questo si commenta da sé.
Per avere la bistecca sulle nostre tavole affamiamo più di un miliardo di persone, bambini che già nascono senza speranza e senza i nutrienti fondamentali per crescere, rubiamo la vita a persone togliendo loro il potere di scelta. Il nostro potere di scelta, ancorché limitato, è tuttavia superiore al loro. Noi abbiamo il potere di scelta, eppure oggi come oggi entriamo nei supermercati come degli automi. Spingendo con segreta gioia il nostro carrello, percorriamo le corsie strapiene di prodotti impacchettati e ammorbati da conservanti et similia, tornando a casa sicuri di non morire almeno di fame. Il supermercato è una giungla post-moderna in cui però si sa che la preda verrà sempre trovata e portata a casa. E poi, c’è la quintessenza del mangiar “bene”, l’esaltazione del gusto, i saloni del gusto che sono tra le cose più “cool” degli ultimi anni, gli stilisti dell’haute-manger. La superficialità del nostro rapporto col cibo, un elogio estetico che nasconde un oltraggio morale. In questo caso, più che parlare di gusto, sarebbe il caso di parlare di disgusto.
Spesso si sente dire che la divisione della “torta delle risorse” è iniqua: che tre quarti della torta vanno ad un quarto della popolazione mondiale, mentre il quarto rimanente deve sfamare i tre quarti di popolazione. Quindi siamo in presenza di un furto mondiale. C’è di più però. La storia della produzione di animali da ingrasso e da macello non è l’unica. I tre quarti che l’Occidente si prende per sé vengono a loro volta divisi tra ciò che è effettivamente consumato e tra ciò che è, ebbene sì, buttato. Buttato non perché scaduto, avariato o nocivo: buttato per questioni economiche, per mantenere alti i livelli dei prezzi, per ricevere sussidi o per presentare prodotti esteticamente perfetti.
Sono recentissimi i numeri che riguardano l’Italia elaborati dalla Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna: l’equivalente del 3% del Pil viene lasciato marcire nei campi o è gettato nelle pattumiere delle cooperative, dei centri agroalimentari, delle fabbriche, dei negozi e delle abitazioni. Con tutto quel cibo si potrebbe sfamare quasi un’altra Italia: quarantacinque milioni di persone. Credo che ciò che avviene nel resto dei paesi europei non sia molto diverso. E noi si pensa a come risolvere la fame nel mondo con le pubblicità progresso in televisione e con qualche testimonial d’eccezione.
Da una parte prendiamo, dall’altra buttiamo. Il danno e la beffa. Tutto questo nasce dalla nostra scriteriata contradditorietà fomentata dalle strategie dei poteri forti, di coloro che passano come schiacciasassi su ognuno, sugli anelli deboli della catena. Ci sono ben ventimila specie di vegetali edibili: noi ne mangiamo circa centocinquanta. Parliamo di biodiversità e tutto quello che siamo in grado di fare è predare un mondo che è già in ginocchio con la bistecca nel piatto e la pattumiera accanto a noi.
Mi si perdonerà la seguente provocazione. Quando si parla del non mangiar animali per una scelta di rispetto nei confronti di tutte le creature, ci si sente spesso dire: “forse bisognerebbe pensare ai bimbi che muoiono di fame prima di pensare al benessere e a fare salva la vita degli animali”. Questo grossolano equivoco e questa ridicola accusa nascono da una visione delle cose “a compartimenti stagni”: il bene è uno solo, così come il male. Tutto il bene è collegato e solamente quando si faranno per bene le cose nel mondo occidentale, le cose nel resto del mondo avranno una reale e concreta speranza di aggiustarsi. Perché noi, prima di essere superpredatori di cibo, siamo superpredatori di speranza.
Francesca Fugazzi
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News Inserita da Daria Mazzali
Redazione Promiseland.it







È vero, capita di sentirsi dire il rimprovero “forse bisognerebbe pensare ai bimbi che muoiono di fame prima di pensare al benessere e a fare salva la vita degli animali”, spesso con aria di superiorità, come se ‘non mangiare’ equivalesse a ‘disprezzare’. Ma alla fine anche quando l’equivoco viene chiarito la gente fa spallucce come se avesse sentito una cosa di poco conto.
In fondo, secondo persone sgaredvolmente vicine: io sono estremista, non sono normale e tutto quello che dico è solo una mia convinzione. Se facessi vedere a qualcuno la prima foto dell’articolo, sarei maleducata ed inopportuna. Inoltre dovrei imparare il ‘sano’ concetto di rinuncia: oggi rinuncio a una barretta di Kinder Bueno perchè sono sensibie e so rinunciare, tra un paio di giorni potrò comprarne una scatola intera. E, ciliegina sulla torta: devo portare avanti la ‘mia’ battaglia (???) in silenzio (leggi: al ristorante non ordinare cose diverse davanti agli altri, sennò si offendono e sparlano).
Anche io avevo letto il rapporto 16/16 (lo chiamo così) del Brasile, l’ho ripetuto ad alcune persone. E posso assicurarvi che non è servito a nulla. Alcune hanno fatto spallucce -fisicamente-.
Io sapevo già quello che viene detto in questo articolo. Beh, forse mi mancavano delle cifre. Ma qualcuno è, per favore, in grado di dirmi cosa devo fare quando chi vive sotto il mio stesso tetto fa spallucce o si lagna che non ha fatto niente di male per essere privata del suo pezzetto di salame?
È una richiesta di aiuto sincera, io sto veramente arrivando a dei livelli minimi di sopportazione. Quando vedo immagini come quelle di questo articolo ormai mi viene in mente la Berlinguer che si mette a ridere e definisce ‘esagerato’ un sociologo che aveva detto che il mondo sta ‘andando a rotoli’ (portando come esempio le migliaia di persone che muoiono di fame ogni secondo). Come fate voi a tollerare questa situazione?
..anche a me è capitato e sta capitando una cosa simile e sai cosa?Al ristorante ordino ciò che credo..se non mi offendo io a stare a tavola con degli ignoranti non vedo perchè dovrebbero farlo loro a stare a tavola con me..
Comunque è pesante una situazione così, più che altro perchè ti sembra di parlare a vuoto o..col vuoto..e non c’è neanche un modo per parlarne serenamente perchè l’unica cosa che interessa è dire qualcosa che dimostri che sei una fuori di testa
a lentijini,
andando a fondo posso dirti che si tratta sempre di un livello di coscienza diverso, quello che tu hai raggiunto col tempo è il tuo e non sempre corrisponde a quello del altro, non possiamo cambiare gli altri e tanto meno imporre le nostre idee, l’unica cosa positiva e non violenta che puoi fare è dare il tuo esempio in tutti sensi e non solo col cibo, per il resto dobbiamo semplicemente accettare che tutti abbiamo livelli di evoluzione diversi.
Tanti auguri!
lo so, la situazione e’ intollerabile… fa venire l’orticaria e la voglia di urlare contro a chi fa spallucce…
io personalmente per sopportare tutto questo, sto cercando di concentrarmi sulle cose potitive anziche’ quelle negative..
so che purtroppo certe persone sono cosi’ ottuse e menefreghiste che potresti anche urlare certe cose tutto il giorno e portare esempi su esempi e dati su dati che nulla… continuerebbero a fare spallucce…
ma so anche che fortunatamente ci sono ancora persone sensate e sensibili e a volte capita che pian piano si riesca a “colpirne” qualcuna e a scalfire la mastodontica armatura cultural-mediatica che hanno addosso…
so anche che il numero dei veg sta aumentando
e lo puoi vedere anche dal fatto che anche le grandi catene di supermercati stanno mettendo negli scaffali sempre piu’ prodotti veg-friendly
insomma, concentriamoci anche su queste cose, altrimenti ce ne usciamo pazzi!
Sì credo anche io che sia meglio pensare in positivo che le cose possano cambiare ( a dir il vero non ci credo tanto) ma capisco Lentijini, alcune volte è molto difficile sopportare alcune risposte e certi atteggiamenti.
Come è difficile accettare di avere una vita fortunata solo perchè si ha avuto la possibilità di nascere nel luogo ( famiglia, paese…) giusto, senza nessun merito.
Martedì sono uscita per pranzo con i colleghi, siamo andati in un ristorante rinomato della città, il primo non l’ho mangiato, non mangio pasta al sugo fuori casa( sono abituata al sapore della passata che faccio io ), il secondo per me impossibile e poi scelta tra: bietole, fagiolini ( che non mi piacciono), patate lesse ed insalata…il cameriere mi ha voluto rifilare l’insalata a forza, era buona, ma io ho paura a mangiarla fuori casa perchè temo non sia lavata bene. Le patate erano buone, ma francamente mangio meglio a casa mia…e poi la condiscendenza come se si stessero rivolgendo ad un bambino problematico.
Il mondo è alla fame e loro ti chiedono da dove prendi le proteine.
Cosa possiamo fare? Picchiarli no, perchè siamo contro la violenza, portarci dietro quest’articolo e mostrarlo?
Mah a me più che cosa scegliere o meno (lo so io quello che mangio non devo dare spiegazioni proprio a nessuno e per quanto riguarda le motivzioni ognuno ha le proprie..) quello che pesa è il dover pasteggiare assieme a gente che non si pone minimamente il problema di quello che si sta infilando in bocca e leggere sui loro visi la più totale mancanza di..non so come dire..c’è gente che non solo non si pone il problema ma non sa neanche che il problema esiste..al che inizio a pensare a come potrà essere il resto della giornata dei miei commensali e su quali valori poggerà e in base a quali criteri prenderanno le loro decisioni etc etc..
Una volta ero a cena e il tipo che avevo di fronte mi stava spiegando, tutto convinto, che lui è assolutamente contro ogni forma di violenza e nel mentre, come se la cosa non gli appartenesse proprio, si stava infilando in bocca un brandello di fiorentina..tranquillo, tra l’altro pure un tipo colto..
E’ vero da una parte che se io mangio il necessario senza strafare non risolvo la fame nel mondo, ma è anche vero che se ognuno vivesse come me (o come chi fa determinate scelte) la fame nel mondo non esisterebbe e neppure l’inquinamento etc etc..ed è matematico che sarebbe così..quindi perchè comportarsi in altro modo?
Io, e penso anche voi, non riuscirei a fare diversamente da come sto facendo..e della tipa che sogghigna e mi guarda con aria di sufficenza penso che stare vicino a lei per una vita deve essere proprio una noia mortale..
Secondo me la fame nel mondo (e questo vale anche per molti altri problemi a scala nazionale) si risolverà quando i singoli governi interessati avranno la volontà di farla finire. Il fatto di essere veg non influisce direttamente come causa-effetto, ma lancia un segnale ai governi che fa si che la politica gestionale venga cambiata. Questo avverrà solo quando ci saranno abbastanza veg da far sentire realmente una differenza monetaria negli introiti legati alla vendita di carne. Perché se i veg sono molti, ma i babbani aumentano il consumo di carne l’effetto convincente non ci sarà, in quanto i minori introiti dovuti al passaggio a veg saranno compensati dai non-veg rimasti. Quindi a loro, economicamente, converrà sempre.
Quello che trovo scandaloso é che un governo lasci soffrire nella fame 16 milioni dei suoi per esportare la soia all’estero, quando potrebbe far coltivare soia a consumo umano e sfamare il suo popolo. Questo la dice lunga su chi ci governa, cosa pensa delle masse e non cambia molto da Brasile a Italia… Come disse Talleyrand: Si les gens savaient par quels petits hommes ils sont gouvernés, ils se révolteraient vite. Se la gente sapesse da che piccoli uomini sono governati si rivolterebbero in fretta. Trovo anche che lasciar soffrire la fame a un popolo o lasciarlo che si rovini la salute con un’alimentazione sbagliata, creando in più anche sofferenza agli animali siano due atteggiamenti crudeli verso il prossimo che non differiscono uno dall’altro.
Anch’io sono stanca di lottare con persone a me vicine e care per questi argomenti. Tutto questo da sempre mi sta a cuore, e in genere sono sempre stata derisa fino a che ho deciso di smettere completamente di parlarne, anzi non l’ho deciso, non me lo dice più il cuore, sento un senso di impotenza ogni volta, una tale frustrazione, un tale spreco di energie, che lascio perdere.
Il mio ragazzo mi asseconda, mi dice che ho ragione, ma che lui purtroppo è troppo goloso per rinunciare ad alcunchè, senza contare che mi accusa di non lasciare sufficiente libertà di scelta a mio figlio perchè non gli faccio mangiare carne.
Sono spesso stata accusata di fanatismo e mettendomi seriamente in discussione ho scoperto che forse lo sono, che è vero che lui mangia la carne, ma questo non lo rende inferiore a me, solo meno consapevole rispetto a questo tema, meno sensibile. Forse bisogna imparare a rispettare il percorso di crescita di ognuno, con fiducia.
Io credo di dover lavorare su questo: coltivare i miei ideali e imparare a rispettare gli altri, e solo se si ha una grande fiducia nel creato si può lasciare andare, lasciare liberi, senza giudicare e senza interferire. Ci vuole grande pazienza e grande compassione, ci vuole grande coraggio e grande onestà per amare tutti, anche e soprattutto i “nemici” coloro che non la pensano come noi, dobbiamo creare unità e non divisione, pace e non guerra. I saggi ci ricordano di come il nemico sia sempre dentro e mai fuori di noi, quello è un nemico illusorio. Ciò non toglie che ogni volta che vedo qualcuno in particolare il mio ragazzo mangiare carne, provo disgusto e disprezzo e mi chiedo cosa cavolo mi unisce a lui. Non certo gli ideali!
….la fame nel mondo esisiste in quanto è solo uno sporco business,se risolto l economia mondiale ne risenterebbe unicamente e non solo per tutti quelli che resterebbero senza lavoro….
… ma allora smettete di lottare e vivete felicemente le vostre scelte!
Essere testimoni di un cambiamento è mille volte più efficace che essere missionari.
Sono serenamente vegetariana, mangio fuori casa più volte la settimana e SCELGO dove andare; il mio compagno (che non è vegetariano, ma rispetta le mie scelte) ha rinunciato da un pezzo al “secondo piatto”. Eppure siamo entrambi golosi e buone forchette, la nostra casa è sempre piena di manicaretti (grazie Veganblog!) e di amici disposti a mangiarli… chi non è di così “ampie” vedute non viene a mangiare da me! D’altra parte sono amici o no? Io non li catechizzo con il mio punto di vista animalista e loro accettano il mio stile di vita.
Le persone stupide o poco sensibili (o tutte le due cose insieme, che fortuna!) sono sempre esistite e non ce ne libereremo mai, ma portare avanti un nuovo modo di nutrirsi non come una battaglia, ma con un sorriso e con la consapevolezza che stiamo comunque facendo la differenza, a mio parere dà molti più frutti che non arrabbiarsi contro la cecità altrui.
E poi ricordiamoci: il letto di un grande fiume è composto da tante piccole pietruzze… siamo già tantissimi ad aver fatto scelte etiche e più sostenibili.
Continuiamo a testimoniare con il nostro amore per la vita, il rispetto e l’amore per tutte le altre vite (umane e animali).