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Bio bottle

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Due bio bottle = 1 pasto di mais in Africa

La bio-plastica viene spacciata come una soluzione “verde”, “pulita” “sostenibile”.

Ho mostrato come invece sia per nulla verde e pulita, visto che occorre 1 kg di petrolio per ogni 1 kg di biopolimero utilizzato per le bio bottle.

Ma c’è dell’altro.

Il biopolimero viene sintetizzato a partire dal cibo: mais, barbabietola o canna da zucchero.

Quanto cibo?

Le analisi LCA non prendono nemmeno in considerazione la questione (forse gli analisti non mangiano mais…), ma è possibile trovare una risposta sulla pagina delle FAQ di Primo Water, un omologo americano delle nostre bottiglie verdi.

Occorrono circa 2,5 kg di mais per 1 kg di biopolimero (1), ovvero 62 g per una bottiglia da 0,5 litri e 87 g per una da 1,5 litri.

Forse il mais è snobbato in occidente, ma in molti paesi poveri è un elemento fondamentale della dieta.

In Malawi, Africa (paese che ho avuto l’opportunità di conoscere personalmente) il mais fornisce il 53% dell’energia e il 57% delle proteine e se ne consuma in media 130 kg a testa all’anno, cioè 356 grammi al giorno, cioè 178 grammi a pasto. (2)

Bene, 178 grammi di mais sono praticamente l’equivalente di due bottiglie “ecologiche”.

Il pasto di un uomo o una donna africana contro l’eco-sfizio dei ricchi.

La bioplastica è perfettamente insostenibile, perchè crea un terzo canale di concorrenza al cibo destinato agli uomini, dopo l’allevamento e i biofuel.

Per fare il biopolimero occorre anche terra agricola. Con le rese italiane (9,4 t/ha) se il produttore cuneese dovesse convertire tutte le sue bottiglie (500 milioni di litri) a bio plastica, occorrerebbero oltre 3000 ha di terra agricola.

Se si dovesse trasformare l’intero parco bottiglie italiano (12 miliardi di litri annui ) occorrerebbero ben 746 km², cioè il 6% dell’area attualmente coltivata a mais. E stiamo parlando solo di acqua: non abbiamo considerato le bibite, i succhi, i barattoli degli yogurt, le vaschette della gastronomia, le buste degli affettati e dell’insalatina, i detersivi, i bagnoschiuma, gli shampoo ecc.

Come spiegare che il petrolio non è sostituibile, perchè grazie alla sua enorme disponibilità abbiamo dato vita ad un sistema di spreco, inquinamento e devastazione?

Come spiegare che non c’è nessuna easy road per la sostenibilità?

(1) 300 milioni di libbre, pari a 136200 tonnellate venogno prodotte con 340200 tonnellate di mais giallo.

(2) Fonte FAOSTAT

Marco Pagani

http://ecoalfabeta.blogosfere.it

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News Inserita da Daria Mazzali

Redazione Promiseland.it

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11 Commenti per “Bio bottle”

  1. Barbara Primo
    Barbara Primo

    Queste sono le cose che mi fanno paura!

  2. Mirko Ciotta
    Mirko Ciotta

    E’ spaventoso! Ho seguito la discussione al Bio Vegan Fest con parecchio stupore. Economia e green economy fanno pasticci e confusione. Non si può mai star tranquilli!

  3. valeria

    BENE. sapevo che non poteva essere la soluzione. Ma qual’è la soluzione?

    • TINe

      Il caro vecchio vuoto a rendere…inGermania, paese così ricco e sviluppato, ancora lo fanno.

  4. robby

    Beh questa notizia è un pò parziale…infatti così erano i primi materiali bio,ora si preferisce usare i resti delle coltivazioni agricole,si tende a non coltivare più per FARE biomateriali,ma coltivare per cibo e tutti gli scarti vengon riciclati.

  5. Nadir

    ma ritornare al vecchio caro vetro “a rendere” che si ricicla con una semplice bollitura?
    Certo si dovrebbe invogliare le aziende ad andare in quella direzione invece che in altre, ma secondo me sarebbe fattibile.

  6. Carla

    Accipicchia! Se, dico se. avete ragione e’ pazzesco!

  7. Chicca66

    Davvero la green economy non ha nulla di verde 🙁 Io da parecchi mesi sono tornata al vecchio vetro con vuoto a rendere, certo costa un po’ di più, ma devo dire che anche la qualità della stessa acqua è completamente diversa contenuta nelle bottiglie di vetro e sarei veramente felice di poter trovare in commercio anche latte vegetale e succhi contenuti in bottiglia ma è praticamente impossibile 🙁

  8. Giorgio

    Dobbiamo diventare tutti C.ATTIVI (Consumatori ATTIVI) !
    Quante volte abbiamo sentito parlare dell’emergenza rifiuti?
    Ne abbiamo alla nausea; la stessa nausea provata dai cittadini “allenati” a produrre enormi quantità di immondizia a base di plastica.
    Il problema della spazzatura c’è sempre stato e sempre ci sarà ma il suo impatto potrebbe essere minimizzato se noi tutti fossimo più consapevoli delle nostre scelte.
    Un grosso errore l’abbiamo commesso quando (a conferma della nostra inconsapevolezza) abbiamo abbandonato la “scomoda” bottiglia di vetro per le “comode” bottiglie in plastica usa e getta.
    Un grossissimo affare e risparmio (leggasi profitti) per tutti:
    – per le multinazionali produttrici dei granuli termoplastici
    – per le aziende che confezionano i prodotti liquidi
    – per le tantissime altre che utilizzano i contenitori in plastica per confezionare i loro prodotti
    Le aziende hanno semplicemente spostato i costi per il recupero/ricircolo dei vuoti in vetro scaricandolo milioni di tonnellate di plastica spazzatura sulla collettività che deve provvedere allo smaltimento caricando i costi sulle spese sociali.
    In pochi anni siamo passati da un sistema di raccolta/riciclaggio industrializzato e bene organizzato, ad un sistema di smaltimento che la collettività gestisce con difficoltà perchè poco attrezzata e troppo incline “all’usa e getta”, senza che nessuno gridasse a questa “rapina sociale legalizzata”.
    Il recupero delle materie plastiche è possibile ed è conveniente quando esse sono omogenee ovvero dentro lo stesso contenitore non si trovano infinite qualità di plastica.
    Se mettiamo il nostro naso dentro la nostra pattumiera di casa che cosa troveremo?
    Imballaggi di plastica, plastica, polistirolo, nylon e cellophan (senza parlare dell’alluminio sotto forma di fogli) …
    E’ mai possibile che volume dell’imballo abbia un peso così rilevante rispetto a quello dell’articolo che esso deve contenere?
    Perché tutto ciò?
    Semplice perché l’occhio del consumatore vuole la sua parte (di plastica)!
    E se tutti noi dicessimo “NO” a tutto ciò?
    Se il consumatore fosse orientato all’acquisto e prediligesse prodotti con un imballaggi di plastica biodegradabile o di carta riciclabile al 100%, potremmo utilizzare anche pochi inchiostri eco compatibili e bandire tutta la superflua coreografia che fa da corollario al prodotto.
    Inevitabilmente i produttori sarebbero indotti ad assecondare le richieste di milioni di “c.attivi”.
    Se tutti ci comportassimo in questo modo avremmo meno colori artificiali sgargianti nelle nostre pattumiere, più colori naturali da godere in natura!
    Non adeve essere poi sottovalutato il fatto che potremmo impiegare un maggiore numero di persone che, anzichè fare gli “operatori ecologici” (un tempo si chamavano spazzini o netturbini) farebbero parte del circolo virtuoso del recupero e salvaguardia delle risorse contribuendo a gestire e salvaguardare ciò che è il nostro grande bene comune: i colori del paesaggio, delle città, e di tutte le bellezze che pian piano “ignoti operatori ecologici” ecomafiosi stanno coprendo di sgragiante spazzatura.
    Ma quando cominceremo a diventare “c.attivi”?
    Essere “c.attivi” significa sviluppare la nostra attitudine a salvaguardare il bene comune.
    Essere “c.attivi” significa salvaguardare i nostri interessi e la salute dei nostri portafogli.
    Essere “c.attivi” significa avere la consapevolezza che le risorse non sono illimitate,
    Essere “c.attivi” significa che anche noi possiamo, finalmente, condizionare il processo produttivo.
    Prova ad immaginare davanti ai tuoi occhi un supermercato dove tu puoi acquistare le merci che “tu hai scelto fossero prodotte” e non le “merci prodotte che tu devi scegliere”.
    Immagina ora che quel supermercato si riprenda le bottiglie in plastica che ti ha venduto e che avresti dovuto buttare nel bidone.
    Prova a pensare di non avere l’imbarazzo di separare la plastica dalla carta, dal cartone, dall’alluminio, dai rifiuti non riciclabili e di avere nuovi materiali omogenei che, pur garantendo igiene e adeguata protezione, sono facilmente biodegradabili e riciclabili al 100%.
    Tutti rifiuti insieme nello stesso bidone che, grazie ad idonei impianti di compostaggio, potrà essere trasformato in compost organico riutilizzabile!
    Un sogno?
    Un’utopia?
    NO.
    Il sogno si realizza davvero se esso è condiviso da molti !
    Tutto ciò esiste già oggi; è stato sperimentato e funziona ma mancano i “c.attivi” che lo richiedono!
    Anche il motore ad idrogeno esiste e funziona ma la sua produzione in larga serie è ostacolata dalle “7 sorelle” del petrolio che, utilizzando le loro pressioni economiche sullo “zio Sam” (e su tanti altri zii altrove) rimandano al domani ciò che noi abbiamo ilo diritto di pretendere OGGI!
    Purtroppo ancora mancano quei milioni di carrelli compatti che possano essere di ostacolo e che possono fermare quella interminabile carovana di camion diretti alle discariche!
    Il problema vero siamo noi!
    Noi siamo la causa di tutto perché sino a che non saremo davvero “c.attivi” non riusciremo mai a fare, sui governanti che devono legiferare, le stesse pressioni che già fanno le lobby degli industriali e le lobby petrolifere.
    Dobbiamo essere abbastanza “c.attivi” affinché siano ascoltate le nostre legittime istanze.
    Dobbiamo dare voce alle nostre legittime aspirazioni perchè si parla del nostro futuro e di quello delle prossime generazioni.
    Milioni di consumatori, occupati a gestire ridotti bilanci familiari costantemente erosi, non devono più essere assillati dai problemi su come fare sparire gli scarti della nostra vita mentre industrie ed ecomafie realizzano profitti giganteschi minando l’ecosostenibilità del pianeta.
    Essere “c.attivi” significa chiedere di ideare e realizzare nuove forme di politica e di rivalutare i valori di un tempo che noi abbiamo abbandonato in nome della comodità.
    La cultura rurale (e anche quella cittadina) di cinquant’anni fa non poteva concepire che una qualsiasi risorsa fosse sprecata.
    Nelle campagne si utilizzava tutto e tutto aveva una sua seconda vita.
    I figli della terra imparavano a conoscere le piante, gli insetti, gli animali e anche i segni premonitori del cambiamento del tempo.
    Oggi le piante tolgono spazio ai parcheggi; in nome dell’igiene perfetta e del bianco abbagliante gli insetti devono essere annientati possibilmente sino all’ultimo batterio; gli animali possono essere costruiti in fabbriche genetiche mentre i nostri bimbi paffuti credono che il latte sia prodotto in fabbrica.
    E il tempo che c’entra?
    Al riparo dentro le nostre “macchinette”, del tempo che farà ce ne importa assai meno di quanto ci importi il futuro segnato sulle mappe che gli esperti di “moderna magia” chiamano “oroscopo”.
    E’ ora di svegliarsi da questo torpore che ci fa assopire e che ci ha visti, sinora, subire!
    E’ tempo di rifiutare di farci somministrare dosi crescenti di trasmissioni televisive spazzatura.
    Il telespettatore deve rivendicare il suo diritto a trasmissioni che non abbiano il solo scopo di propinargli pubblicità di merce prodotta e confezionata senza il suo coinvolgimento attivo.
    E’ tempo, per tutti noi, di trasformarci in “teleprotagonisti c.attivi” che rifiutano la logica dello “share” che, altro non è che uno strumento per fare pagare più cara la pubblicità e per depredarci!
    Anche le trasmissioni televisive devono cambiare i loro palinsesti studiati per lavare il cervello ai “consuma-attori”.
    Noi ci siamo liberati “dall’anello al naso”; ci stiamo trasformando e stiamo diventando “consumatori.attivi” che vogliono far pesare la forza del loro grande numero.
    Ora che non hai più un anello al naso, non senti anche tu la puzza che sale e che ti fa diventare “c.attivo”, “c.attivo” sempre più “c.attivo”???

  9. nicoletta

    io bevo acqua del rubinetto, la conservo nella bottiglia di vetro con tappo a pressione della nonna di mio marito. Ecco fatto, non ho più bottiglie da eliminare nè da trasportare a casa..

  10. Renata

    Un bel filtro ai carboni attivi al rubinetto di casa?

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