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Attenzione…

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… a cosa c’é nel vostro piatto!

Molecole cancerogene e perturbatori endocrini: diffusi in agricoltura, aggiunti dall’industria nelle preparazioni alimentari o negli imballaggi: gli inquinanti chimici sono invisibili. Ma la loro nocività, anche a dosi infime, preoccupa i ricercatori e le autorità sanitarie. Quali sono i pericoli? Come proteggersi? Guillaume Malaurie e Eve Roger hanno fatto un’inchiesta.

Lo sguardo sereno che posiamo sui nostri piatti pronti, sulle nostre mele lucide e rosso carminio, sui nostri dolcificanti “ultralight”, sulle nostre pentole che non attaccano mai e tutto il rifornimento della bella cucina moderna ne avranno uno scossone. Uno scossone che parte dagli esami microscopici che rischiano, a partire da quest’anno, di portare alle luci della ribalta una folla di molecole invisibili delle quali si ignorava tutto, tranne il fatto che facilitavano di molto la vita. Ora, a ben guardarle, esse potrebbero anche contribuire ad… accorciarla!

Paranoia ecologista? Delirio acuto da precauzione? Preghiamo perché sia così. Perché esiste la possibilità che il pericolo sospettato delle sostanze incriminate non sia così facilmente dimostrabile sulla specie umana: semplicemente facendo A+B. Purtroppo su topi, ratti o scimmie ci sono centinaia di studi che mettono in evidenza gli effetti, a dir poco preoccupanti, di queste molecole sospette che sono i ftalati, i PBDE, i bifenoli e altri perfluori sul sistema ormonale. E di conseguenza sull’obesità o sulla comparsa di tumori maligni… Questi prodotti chimici noi li respiriamo. Ma soprattutto, ed é ancora più grave, noi li ingeriamo: presenti nella catena alimentare , nelle derrate industriali, negli imballaggi e nei materiali di cottura queste sostanze potrebbero essere quindi responsabili di una buona parte delle malattie croniche, cioè non infettive, che rappresentano, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’86% dei decessi e il 77% delle patologie in Europa.

Già dal 2006 l’OMS cominciò ad usare la grave definizione di “epidemia” ma restava vaga circa le cause, puntando il dito sul “modo di vista e l’ambiente in senso generico”. Un modo per rimettere al loro posto le spiegazioni che chiamano in causa i fattori genetici. Posto di secondo piano: i geni sarebbero la causa che del 5-15% dei tumori. Un modo anche per attirare l’attenzione sulla rivoluzione chimica che ha sconvolto in profondità il nostro ecosistema da mezzo secolo a questa parte: quelle 100.000 nuove molecole che impregnano i nostri oggetti di consumo e di uso quotidiano, la nostra atmosfera, la nostra acqua, i nostri alimenti.

Questa relazione tra epidemia e chimica divide gli esperti, le persone di scienza, i ricercatori e gli imprenditori industriali da una ventina d’anni. Ma nel 2011 luce sarà fatta. Le autorità sanitarie prendono oramai sul serio questo veleno invisibile e quotidiano. In gennaio i responsabili del secondo Piano nazionale Salute-Ambiente (PNSE2) hanno dato l’allarme:

“Nell’insieme dei Paesi industrializzati la fertilità si riduce, con una diminuzione della produzione di spermatozoi del 50% in cinquant’anni, un raddoppio dell’incidenza del cancro ai testicoli e di certe malformazioni genitali. Le cause sono certamente molteplici, ma i prodotti chimici, i perturbatori endocrini sembrano avere una buona parte di responsabilità.”

Solamente in questo inizio anno non meno di quattro documentari squarceranno i nostri schermi mostrandoci le inquietanti proprietà di queste molecole. E’ il minimo che possiamo fare: prendere conoscenza di esse, considerato che le ospitiamo nel nostro organismo da decenni. Più del 90% delle urine esaminate negli U.S.A. contengono ftalati e i bifenoli vengono trovati nelle stesse proporzioni. Sostanze che rientrano nella composizione delle plastiche come le pellicole alimentari, le colle o le medicine. Stessa cosa per i bifenoli utilizzati nella fabbricazione della carta cucina, nelle strutture dei frigoriferi, dei micro-onde e dei robot da cucina…

Si, vale la pena essere informati. Allora, se avete perso “Manger peut-il nuire à la santé?” (Mangiare può nuocere alla salute?) d’Isabelle Saporta e Eric Guéret in onda su France3 il 16 febbraio, vi proponiamo di rimediare procurandovi il DVD di questo documentario ben fatto, o di guardare “La Grande Invasion” film molto pedagogico realizzato come un cartone animato bizzarro e firmato dalla giornalista Sthéphane Horel (in onda su France5 in marzo e aprile). Stessa tematica ma su di un registro più grave e doloroso in “The Idiot Cycle” realizzato da Emmanuelle Schick-Garcia, visionabile in francese su Internet.

La nuova inchiesta di Marie-Monique Robin, diffusa su Arté il 15 marzo, si chiama “Notre poison quotidien” (Il nostro veleno quotidiano) ed é consacrata alle “sostanze chimiche che entrano in contatto con la catena alimentare” ed é minuziosamente implacabile così come l’omonimo libro pubblicato dalla casa editrice La Découverte. Per tre anni Marie-Monique Robin ha spulciato i rapporti indigesti, squattato le conclavi ove si decidono i livelli accettabili dei pesticidi in frutta e verdura, posto e riposto le domande che infastidiscono le alte sfere. Ed é anche tornata indietro nella storia. Quella infinita dell’omologazione dell’aspartame, rifiutata seccamente, all’inizio, dalle autorità sanitarie statunitensi per le sue conseguenze sul cervello. Poi autorizzata, tutto d’un tratto, subito dopo l’elezione di Ronald Reagan alla Casa Bianca. Si resta sbalorditi scoprendo i segreti che circondano le analisi di rischio delle nuove sostanze chimiche immesse sul mercato. La maggior parte sono effettuate dai soli produttori e non saranno mai pubblicate. Che i procedimenti tecnologici siano protetti é logico. Che i test tossicologici non siano di dominio pubblico é una cosa scandalosa.

Si potrebbe obiettare che per essere efficaci questi documentari portano ad esempio soprattutto dossier ultra sensibili. E’ spesso vero. Le molecole messe a punto dai grandi gruppi della chimica sono presentate come traditrici che si infiltrano nel nostro organismo per danneggiarlo. In maniera che i giganti dell’industria farmaceutica possano vendere le loro medicine. Meglio restare coerenti con il messaggio dell’inchiesta. Non tutte le molecole prodotte sono messe in causa, una parte di esse (i perturbatori endocrini) si trovano invece proprio sotto accusa. Bifenolo A, ftalati e pesticidi: all’Anses (Agenzia Nazionale di Sicurezza Sanitaria dell’Alimentazione, dell’Ambiente e del Lavoro) si é in una situazione di confusione. Uno studio é stato lanciato quest’anno “sulle filiere di utilizzo dei principali prodotti chimici che potenzialmente possono interferire sul sistema endocrino al fine di valutare l’esposizione dell’essere umano […] attraverso l’alimentazione e l’ambiente”. Nuovi metodi di valutazione dei rischi “saranno ricercati in accordo con le agenzie tedesche e nord-americane”.

Bisogna riconoscere che queste sostanze hanno i numeri per stupirci. Testate sugli animali sembrano sfidare tutte le leggi conosciute della tossicologia. Questa disciplina é fondata su di un principio stabilito da Paracelso, un medico svizzero del sedicesimo secolo, secondo il quale: “niente é veleno, tutto é veleno, solo la quantità rende tossica una sostanza”. Da cui la nozione di “dose giornaliera accettabile che condiziona tutte le regolamentazioni sanitarie in vigore…

Ora sembra, invece, che queste sostanze di disturbo endocrino possano mettere disordine nel nostro sistema ormonale anche in quantità molto ridotte: gli ftalati bloccano il testosterone mentre il bifenolo A imita l’ormone sessuale femminile… Più inquietante ancora: un’esposizione del feto a queste molecole può scatenare, in età adulta, una serie di patologie di importanza maggiore come tumori ai testicoli, alle ovaie o alle ghiandole mammarie. Il meccanismo é stato messo in evidenza sui ratti, in laboratorio. Se si verificasse anche sulla razza umana sarebbero delle bombe a scoppio ritardato, innescate ogni giorno. Questo rischio ossessiona André Cicolella, che milita da anni con Réseau Environnement Santé per far si che queste sostanze vengano proibite. E soprattutto per una rivoluzione della salute pubblica che punti e tratti le cause chimiche, già identificate, dell’epidemia di tumori; rivoluzione che dichiara essere “la sola soluzione per salvare il nostro sistema di protezione sociale, che altrimenti esploderà”.

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