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Niente latte siamo a Hollywood

Il nuovo, interessante libro di Lorenzo Acerra. 

Questo volume è diverso da quelli ai quali ci aveva abituati. Più discorsivo, più scorrevole, con un lato “gossip” accattivante.

Il tema trattato, lo avrete capito dal titolo, è quello del latte. “Alimento” che sempre più persone non considerano più commestibile anche al di là delle importantissime ragioni etiche.

Nel libro si affronta la questione “consumo di latte e derivati” dal punto di vista delle star di Hollywood, persone magari eccentriche, che assumono un cuoco macrobiotico per stare bene, ma che non esitano ad aprire la strada a nuovi tentativi per curarsi.

Eh sì, una star che si affida all’alimentazione per stare meglio fa un percorso diverso dai comuni mortali che si affidano alla medicina convenzionale: bizzarria dell’essere umano e analogia, in parte, con i vegan?

Leggendo il libro, tutta questa stranezza non la si percepisce, mano a mano che si girano del pagine di questo agile volumetto gli aneddoti incalzano, le storie si srotolano come il filo di Arianna e scopriamo che da decenni moltissime persone del mondo dello spettacolo hanno ritrovato la salute, risolto molti problemi, anche gravi, proprio eliminando latte&Co.

Il tema è finito anche in un reality-show, molti i nomi, più o meno conosciuti qui in Europa, che ci sfilano sotto gli occhi.

Ma non di solo gossip vive l’uomo, infatti nel libro trovano spazio anche delle belle spiegazioni in puro stile Acerra:

“La caseina è una molecola costituita da circa 210 amminoacidi. Come risultato di una digestione non ideale della caseina, alla cellula non arrivano i singoli amminoacidi sciolti, arrivano invece dei frammenti alquanto lunghi di proteina, che interagiscono con i recettori insulinici sulla superficie della cellula. Osservando separatamente gruppi di consumatori di latte da gruppi di non consumatori, si nota che i primi hanno valori di resistenza insulinica tre volte superiori. Nessun altro prodotto del supermercato dà risultati simili, nemmeno lo zucchero bianco!”

Nel libro si parla anche di Kushi, della macrobiotica, del Giappone e dell’introduzione del latte in questo Paese, di attori, personaggi dello spettacolo, cantanti e doppiatori, mettendo di volta in volta l’accento sui problemi che dà il latte ai vari organi del corpo.

Un libro, quindi, che solo apparentemente parla di celebrità, in realtà questi personaggi famosi sono  lo strumento per mettere in evidenza quale potrebbe essere la chiave del benessere per molte persone che star non sono. Spesso una decisione semplice come quella di eliminare il latte può portare grandi benefici anche a noi comuni mortali: perché privarsi di tale benessere?

Della stessa serie e dello stesso autore potete leggere anche “Magnesio”.

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1 Commento per “Niente latte siamo a Hollywood”

  1. lorenzo

    Con un libro sul latte, la fanno da padroni anche un po’ i cantanti, Prince per ragioni etiche vegano, Brian Adams vegano per problemi intestinali e mal di testa, i personal trainer dei cantanti che spiegano che il latte produce muco che rende difficile cantare e le conversioni bibliche di Barry Gibbs (artrite cronica) e un Anthony Kiedis rinato nel salutismo (Cibi spazzatura e rockandroll? «No, non per me», dice Kiedis. «La mia mente vacilla appena sgarro. Ho notato che la mia cassaforte di felicità è quella di rimanere in uno stato di salute fisica e mentale impeccabile.»
    Possibile, proprio Kiedis? Ce lo ricordiamo nel film Point Break (1991) come il surfer fuori controllo che smercia droghe, sempre a torso nudo, ma sappiamo anche che nella vita reale c’è stato un Kiedis tutto droghe e rock-and-roll, che ha avuto problemi giudiziari fino a pochi anni fa. Che abbia capito la lezione dal film Point Break, dove Keanu Reeves profetizza il lato spirituale del surfing? Ebbene sì, oggi Kiedis parla del lato spirituale dell’essere salutisti. Amici e colleghi si fanno influenzare dalla sua nuova passione, ne parla sul suo blog personale per condividere quanto più possibile e si parla di questo contagioso salutismo di Kiedis anche sul sito Internet di Rick Rubin, uno dei più influenti produttori della storia della musica pop. Sotto la sua guida Kiedis ha imparato ad apprezzare la meditazione Vipassana. I tempi degli eccessi se li è messi alle spalle).

    Incredibile la vena di Clint Eastwood e Woody Harrelson, che addirittura convertono i loro personal trainer al no al latte, oppure la storia ai limiti della realta’ di Terence Stamp convertito al salutismo dall’astrologa di Federico Fellini e da allora determinatissimo in questo campo. Jim Carrey che si e’ fatto consigliare dal Dr. Maoshing. Ralph Fiennes consigliato dal Dr. Nish Joshi e naturalmente cito le coliti celebri causate dai latticini tra cui l’inciampo di Kurt Cobain nell’intolleranza al latte?
    Bellissimi John Cusack, Marilu Henner, il volto macrobiotico di Matt Groening e collaboratori, si parla della rivoluzione portata da Michio Kushi con le sue aspirazioni salutiste- pacifiste, vedi la conversione di John Denver e del John Lennon di “Imagine”.
    “Junk food Junkie” (consiglio questo video:
    http://www.youtube.com/watch?v=6aY7dnvNsgE ) la canzone cult degli hippies salutisti-macrobiotici degli anni ottanta!
    E come dice Barbara ho cercato di dare delle spiegazioni, tipo Acerra:

    “La denuncia sul latte della macrobioti­ca non era più una cosa di utilità dubbia quan­do Lance Armstrong, avendo avuto nel 1996 la diagnosi di cancro testicolare con metastasi, fu consigliato dai suoi medici di adottare imme­diatamente gli accorgimenti minimi che Kushi aveva predicato per decenni con questo tipo di pazienti. Tanto più avevano ragione i guru macro­biotici sul discorso degli ormoni nel latte per­ché nessuno oggi, nemmeno un allevatore bio­logico, può permettersi di pagare vitto, allog­gio e manodopera per una mucca improduttiva per i dieci mesi della sua gravidanza; perciò la mucca deve essere ingravidata un paio di setti­mane dopo il parto. Così la mucca potrà avere il prossimo parto e, con esso, dunque subito di nuovo latte, non appena l’attuale ciclo di allat­tamento giunge ad esaurimento. Però pensia­mo un attimo a questo: il suo latte contiene in questo caso 250 volte più ormoni di quelli che ci sarebbero stati se non fosse stata gravida; in­fatti contiene anche gli ormoni generati dalla placenta! Il consumo di latte pastorizzato de­termina effetti ormonali completamente nuovi e non voluti da madre-natura, soprattutto dopo che l’omogeneizzazione rimpicciolisce le dimensioni delle sue palline di grassi, provocan­do un passaggio in circolo nel sangue di ormo­ni che normalmente non sarebbero mai riusciti ad attraversare i pori della mucosa intestinale.”

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