Il primo Natale sulla Sam Simon
La quarta nave di Sea Shepherd Conservation Society, la Sam Simon, è pronta ad iniziare la sua nuova vita e la sua nuova missione. L’ex-Seifi Maru, appartenuta al governo giapponese, è stata presentata al mondo Martedì 11 dicembre ad Hobart, in Tasmania, durante una conferenza stampa con il Capitano Lockhart MacLean ed il suo equipaggio.
Questa nave ha un forte valore simbolico. E’ un vero e proprio “trofeo” che premia gli sforzi di Sea Shepherd e umilia i giochi di potere e le strategie giudiziarie dell’ICR e del governo giapponese messe in atto contro Sea Shepherd ed il suo fondatore, Paul Watson. La Sam Simon si è fermata a Hobart per completare i preparativi per Operazione Zero Tolerance e l’equipaggio della nuova nave di Sea Shepherd ha potuto così trascorrere delle festività davvero speciali.
Il Natale sulla Sam Simon è stato un momento di serenità, tra l’accoglienza del porto di Hobart e l’armonia che lega l’equipaggio di volontari internazionali a bordo. Tra questi meravigliosi ragazzi ci sono due rappresentanti del nostro paese, Raffaella Tolicetti italo francese, Responsabile della cucina e Giacomo Giorgi, di Roma, Nostromo della Sam Simon, giunti alla loro terza campagna antartica consecutiva.
“Raffa” ci porta con sé a bordo della Sam Simon e ci racconta del suo arrivo sulla nave, delle sue emozioni, dell’atmosfera, dell’organizzazione del Natale, del Capodanno, del rapporto speciale con il nuovo equipaggio. E’ un vero privilegio per ognuno di noi poter condividere con i volontari off-shore le emozioni della vita di bordo, sentirsi ancora più vicini a loro e pieni di gratitudine per l’importanza della loro missione.
Grazie Raffa per averci regalato questi momenti speciali che anche noi adesso possiamo portare nel cuore.
Per gli Oceani!
“Sono salita sulla Sam Simon più di tre mesi fa, quando la nave era appena stata acquistata segretamente dal Giappone e si chiamava New Atlantis. All’inizio eravamo in quattro, non potevamo vestire niente che rivelasse la nostra appartenenza a Sea Shepherd e, di conseguenza, non potevamo contare su donazioni o supporto visto che la nostra locazione doveva restare un segreto anche per chi stava sulle altre navi.
Ero abituata, prima sulla Steve Irwin e poi sulla Bob Barker, a cucinare per una quarantina di persone e ritrovarmi a pianificare i pasti per un equipaggio così piccolo è stato strano. Piano piano, però, si sono aggiunti altri volontari a bordo e finalmente la nave è stata presentata a Hobart, in Tasmania, rendendo più semplici gli ultimi preparativi prima della partenza per l’Antartide, dove andremo ad intercettare e bloccare i balenieri giapponesi.
Stare in porto per le feste è una cosa decisamente insolita per noi. Questa è la terza campagna antartica cui prendo parte e ogni anno la flotta baleniera lascia il porto sempre più tardi, accorciando la stagione di caccia normalmente programmata. Quest’anno non raggiungerà i mari del sud fino alla seconda meta di gennaio, invece che a dicembre, e questo rende ancora meno credibile il carattere scientifico della loro missione. L’accanimento nel perpetuare questo inutile massacro è ormai motivato dall’ostinazione di non perdere la faccia, senza alcun riguardo per l’opposizione sempre più forte verso la caccia alle balene e per i milioni di dollari che il governo giapponese è pronto a spendere ogni anno. La caccia alle balene non è che una facciata dello
scontro in corso; in realtà il governo nipponico punta ad arrestare Paul Watson e a smantellare l’organizzazione, opponendosi a noi non solo in mare, con le navi, ma soprattutto sul piano legale e su quello dell’informazione.
Tuttavia, per noi, stare in porto ed aspettare vuol dire “niente balene uccise” e questo non può che renderci felici. Abbiamo festeggiato Natale e Capodanno e qualche compleanno, con il cuore molto più leggero, consapevoli che quest’anno potremmo davvero riuscire in quello che è il nostro scopo principale, zero balene uccise, “zero tolerance”.
Natale a bordo è sempre un momento toccante, perché siamo tutti lontani dalle nostre famiglie e dagli amici e cerchiamo di ricreare un’atmosfera in cui tutti si sentano a proprio agio. Proveniamo da paesi e culture diverse (a bordo della Sam ci sono 11 nazionalità per 25 membri di equipaggio) e cerchiamo di accontentare tutti, in particolare, attraverso il cibo. Gran parte dell’organizzazione di questi momenti inizia proprio in cucina, che per qualche ragione è sempre il cuore della vita sociale di bordo ed il luogo dove nascono le idee per le feste. Il cibo, rigorosamente vegan, è sempre un modo per rendere tutti più felici!
Una tradizione di bordo, che può ben definirsi come il “secret santa” è: ogni persona tira a sorte il nome di un’altra alla quale dovrà fare un regalo, il tutto in segreto. Il punto non è tanto offrire un regalo che sia particolarmente costoso ma piuttosto fare un pensiero, stare tutti insieme e rafforzare il sentimento di fare parte di una cosa comune. La campagna in Antartide può essere molto difficile perché è una campagna lunga, in mari violenti e remoti e la flotta baleniera è sempre più aggressiva nei nostri confronti. Sapere che siamo qui, tutti insieme, per difendere questa causa e che possiamo contare gli uni sugli altri ci rende più forti e, quindi, più efficienti. E poi il “secret santa” è sempre un modo per sfogare la propria creatività e rimango sempre sorpresa di quanto talentuosi siano i miei compagni. La maggiore parte dei regali vengono creati con i materiali che abbiamo sulla nave, soprattutto con il legno, e sono veramente belli.
Abbiamo cominciato a festeggiare in occasione del pranzo del 24, con un menu a tema “jingle balls”, tutto a forma di palline. Crocchette, arancini, supplì e tartufo al cioccolato. La sera abbiamo fatto i tortellini alla crema di funghi e pistacchio con il brodo, dei rotoli di pasta sfoglia ai pomodori e spinaci, vari tipi di tofu, dei cupcakes al cioccolato e una torta alle noci e frutta secca con gelato alla vaniglia. Dopo la cena siamo andati fuori, sul ponte, e ci siamo scambiati i regali, mentre tre membri di equipaggio si sono vestiti da babbo natale e da elfi. E’ stato molto divertente, tutti stavano al gioco, incluso il capitano.
L’abbuffata vera e propria però è stata il giorno dopo. Di solito il pranzo è alle 12,00 ma il 25 dicembre abbiamo deciso di fare un unico pranzo alle 14,00 che si è protratto per tutto il giorno. Io e Natalie, l’altra ragazza che lavora in cucina, abbiamo cominciato a preparare alle sei del mattino, per mettere in tavola più cibo possibile e per disporre calze riempite di dolcetti in tutto il “mess”, il luogo dove mangiamo. Il menu del 25 è stato d’ispirazione anglosassone: per il salato abbiamo preparato teglie di patate ed altri tuberi al forno, cavoletti di bruxelles, seitan in salsa di vino bianco, polpettone di seitan, insalata con arancia e pistacchio, broccoli e cavolfiori in salsa “formaggiosa”, pane tostato con paté di fagioli borlotti, “stuffing”, gravy, salsa di mirtillo rosso, pastinaca glassato allo sciroppo di acero.
Come dolci abbiamo fatto un salame al cioccolato, dei biscotti allo zucchero di varie forme, una torta ai datteri con salsa al caramello, più vari dolcetti e cioccolato escogitati durante la giornata, fino a quando non ce l’abbiamo fatta più!
Abbiamo ricevuto tante donazioni carine che sono state un vero lusso per noi, abituati a non avere neanche la cioccolata a bordo. In Tasmania c’è un movimento di supporto alla causa ambientalista e animalista molto forte, capeggiato dall’ex leader del partito dei Verdi Bob Brown, uno dei pochi e rari politici che io abbia mai incontrato realmente interessato ed impegnato nella difesa dell’ambiente. Mentre siamo qui in porto, seguiamo in particolare la battaglia di una ragazza, Miranda Gibson, che vive da più di un anno su un albero nella foresta della Tasmania per protestare contro il disboscamento intensivo delle foreste dell’isola. Non serve difendere gli oceani e le balene se poi vengono distrutti tutti gli alberi e tutte queste battaglie sono legate l’una all’altra.
Il 28 dicembre abbiamo saputo che la Nisshin Maru, insieme ad altre tre navi, ha lasciato il Giappone, salpando in direzione sud. Per raggiungere l’oceano antartico, dove cacciano illegalmente le balene, devono navigare circa tre settimane. Noi siamo molto più vicini al santuario dei cetacei e questo ci consente di avere un vantaggio temporale su di loro e di poter aspettare in porto che si avvicinino per cercare di intercettarli prima che possano uccidere una singola balena.
Abbiamo quindi festeggiato il Capodanno a terra. L’anno scorso eravamo in mezzo ai ghiacci ed il mare era molto mosso, con onde violente che sbattevano contro la nave. Cucinare in quelle condizioni è sempre una sfida: stare attenti a non farsi del male e tentare di non rovesciare tutto a terra. Preparare un cenone in porto è molto più facile. Abbiamo preparato una ventina di pizze, una teglia di tiramisù e abbiamo tirato fuori vino, spumante e succhi e siamo rimasti tutti a bordo a vedere i fuochi d’artificio dalla nave e a giocare nel mess.
L’atmosfera a bordo è molto buona, siamo tutti coscienti del fatto che questa è una campagna diversa delle altre, che può segnare un punto di svolta non solo nella lotta contro la caccia alle balene ma per Sea Shepherd in generale e siamo tutti fiduciosi nella possibilità di infliggere il colpo di grazia a questa pratica ignobile, che non ha motivo di esistere nel 2013 e mai più.”
Raffaella Tolicetti
(volontaria off-shore di Sea Shepherd Conservation Society, responsabile della cucina sulla SSS Sam Simon)







Ciao Raffaella, conoscerti è stato un vero piacere e sentirti raccontare qui sulle pagine di Promiseland.it del vostro pranzo di Natale con tutti quei particolari, davvero emozionante!!!
Siamo lieti (e orgogliosi) di essere con voi… Per gli Oceani!!!
GoVegan!
Ciao Raffa!! …come sempre ci regali splendide emozioni! Grazie grazie grazie!!!
Per gli Oceani!