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Movimento 269life

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0Oggi, 21 di marzo, si celebra in tutto il mondo il giorno internazionale contro la Discriminazione Razziale, un giorno importante e simbolico per la battaglia contro la discriminazione e l’oppressione.

Oggi celebriamo un giorno in cui orgogliosamente ci facciamo vanto di una società umana basata sui valori universali di giustizia ed uguaglianza; una società che, fortunatamente, ha imparato che discriminare altri individui per il solo fatto di appartenere ad un altra razza, non è giusto; una società nella quale l’idea che altri individui possano essere sfruttati come schiavi, non è più accettata dalla maggioranza delle persone.

Però c’è una schiavitù che non ha mai cessato di esistere: è la schiavitù alla quale obblighiamo il resto degli animali che popolano la Terra, sulla base della morale sociale prevalente secondo la quale essi possono essere discriminati per il solo fatto di appartenere ad un altra specie.

A causa di questo pensiero socialmente accettato e diffuso, gli umani ci arroghiamo pieno diritto ad esercitare un dominio assoluto sul resto di animali.

Ogni giorno, milioni di mucche vengono obbligate a partorire vitelli che, ancora avvolti nella placenta, saranno immediatamente separati dalle loro madri perché gli umani possano bere il latte che in realtà non gli appartiene.

Ogni giorno, milioni di galline nascono con l’unico proposito di essere sfruttate per tutta la loro vita per produrre uova destinate al consumo umano.

Ogni giorno, milioni di pulcini maschi vengono tritati vivi o lasciati a morire di inanizione in grandi contenitori alle porte degli allevamenti, scarto inutile dell’industria della produzione di uova.

Ogni giorno, milioni di maiali, vitelli, tacchini, conigli, polli, nascono senza nessun altro motivo che quello di essere ingrassati perché i loro corpi morti e smembrati possano essere trasformati in qualche prodotto per compiacere il palato degli umani.

Ogni giorno, milioni di topi, scimmie, cani, gatti ed altri animali soffrono le peggiori delle torture e muoiono agonizzando nei laboratori di tutto il mondo, perché gli umani possano sperimentare su di essi.

Ogni giorno, milioni di animali selvaggi vengono catturati nel loro habitat naturale, vengono strappati dalle loro famiglie ed obbligati a vivere la loro intera vita rinchiusi nella gabbia di uno zoo, o nella piscina di un acquario perché gli umani possano intrattenersi con essi e con la loro bellezza. Ogni giorno, milioni di mucche, volpi, visoni, foche, chinchillà ed altri animali nascono con l’unico obiettivo di essere assassinati e privati delle loro pelli, perchè gli umani possano indossare una pelliccia, un paio di scarpe o una borsa.

Tutti questi animali sono le vittime innocenti di una società indifferente alla loro sofferenza, incapace di provare empatia nei loro confronti. Milioni e milioni di vittime dimenticate; individui unici ed irripetibili, che noi, senza alcuna pietà, priviamo della loro dignità, della loro libertà, e della loro stessa vita. Alla luce di tutto questo, come possiamo parlare di giustizia ed uguaglianza?Forse, non è questa schiavitù

Tutte queste vittime senza nome e senza volto che vengono sfruttate per servire gli umani, utilizzate come semplici cose ed oggetti, sono in realtà individui che hanno desideri e sentimenti, hanno piena capacità di sperimentare dolore e paura, ed hanno gli stessi diritti naturali alla vita ed alla libertà che riconosciamo agli umani.

269 è una di queste vittime. È uno fra l’infinità di animali da allevamento che ogni giorno, schiavi, nascono e muoiono lontano dai nostri sguardi, in luoghi nascosti e appartati dalle nostre coscienze, luoghi infernali nei quali si consuma ogni istante la raccapricciante, ingiustificabile tragedia di milioni di innocenti condannati a morte: i mattatoi.

269 è un vitello nato in un luogo in cui il suo destino sarà quello di essere ingrassato ed alla fine assassinato perchè il suo corpo squartato possa essere servito nel vassoio di un supermercato, o in un ristorante. Lui è stato scelto casualmente fra migliaia di altri schiavi per rappresentare tutti gli animali sfruttati, ed il suo nome di servo si è convertito nel simbolo di un intero movimento il cui obiettivo è riconnettere gli umani con il resto degli animali.

Oggi, in più di cinquanta città in tutto il mondo, centinaia di attivisti si faranno tatuare o marcare a fuoco il numero 269 per dichiarare eterna solidarietà a tutti gli animali oppressi e convertirsi in testimoni della loro sofferenza per tutta la vita.

Con questo atto, speriamo di riuscire a sollevare la coscienza e provocare l’empatia nei confronti di tutti coloro le cui grida di terrore e di dolore sono ascoltate solo dalle sbarre di metallo degli allevamenti e dalle pareti macchiate di sangue dei mattatoi. Coloro la cui disperazione e solitudine sono ascoltati solamente dalle fredde gabbie dei laboratori;coloro la cui tristezza e desolazione restano inascoltate fra le pareti degli zoo, dei circhi e degli acquari di tutto il mondo.

In questo giorno importate in cui si celebra la lotta contro la discriminazione, noi chiediamo la fine della schiavitù animale. L’inizio di una morale evoluta e di una coscienza di vera uguaglianza; chiediamo la fine di un mondo in cui l’umanità schiavizza, abusa, umilia e sfrutta altri esseri senzienti, ed il principio di uno stadio dell’evoluzione umana in cui i valori universali di giustizia ed uguaglianza siano una realtà.

Siamo venuti qui oggi da varie città d’Italia , e ci siamo riuniti in più di cinquanta eventi in tutto il mondo, per mostrare la terribile situazione che gli animali sono obbligati a sopportare; ma siamo venuti qui anche per dimostrare che una alternativa esiste.

Tutti gli attivisti che siamo qui presenti, siamo la prova vivente che fare una scelta di empatia, compassione e giustizia, è possibile. Tutti noi abbiamo scelto di essere vegani, smettere di fomentare l’industria dello sfruttamento animale e vivere la nostra vita secondo i valori universali di giustizia ed uguaglianza.

Tutti voi che siete venuti qui oggi, siete il presente ed il futuro del movimento per i diritti animali. Siete il seme del movimento sociale più altruista della storia dell’umanità, e l’unica speranza per milioni di animali. Siete la voce di coloro che non hanno voce.

Gli animali hanno bisogno di tutto il vostro sforzo e di tutta la vostra dedicazione, perchè possono contare solo su di voi.

Non abbiate paura. Non permettete che niente vi fermi nel conseguimento del vostro obiettivo: la liberazione animale.

Impariamo a rimanere uniti come movimento, lasciamoci alle spalle tutte le differenze tra i vari gruppi ed organizzazioni, e concentriamoci sulle cose che ci rendono uguali. Manteniamo sempre chiara la nostra meta, senza mai perderla di vista.

Uniamoci nella battaglia e lottiamo. Non smettiamo mai di lottare.

Fino all’ultima gabbia vuota.

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Intervista a Carolina Bertolaso a cura di Paola Sobbrio.

Il 21 Marzo in tutto il mondo avrá luogo una manifestazione per la liberazione animale che prevede di tatuarsi in modo permanente o marcarsi a fuoco il numero 269, numero del marchio auricolare di un vitello vittima dell’industria dei latticini che è stato scelto casualmente per diventare il simbolo di tutti gli animali vittime del dominio umano. La manifestazione ha come motto “Siamo tutti 269” e si propone di rendere visibile l’invisibilità dello sfruttamento animale. Per capire meglio come è nata questa manifestazione, come è stata organizzata e quali sono gli obiettivi che si propone ho intervistato la sua ideatrice, Carolina Bertolaso, italiana ma che vive e studia a Valencia, da piú di quattro anni attivista del movimento antispecista.

Dove nasce il movimento 269life?

Il movimento 269life nasce pochi mesi fa in Israele, nella cittá di Tel Aviv, dove tre attivisti si fecero tatuare a fuoco vivo sulla pubblica via il numero 269 con l’intento di porre l’attenzione sullo sfruttamento degli animali non umani e sulla necessità della loro liberazione. In pochi giorni il video fece il giro del mondo e ricevette migliaia di visite su youtube, provocando ammirazione e scandalo, ma soprattutto provocando tra le persone appartenenti al movimento antispecista un sentimento di solidarietà che fece si che in poco tempo il numero 269 si sia convertito spontaneamente in un vero e proprio simbolo del movimento per la liberazione animale.

Come mai si è scelto di ricorrere ad un gesto così forte?

L’obiettivo della marchiatura a fuoco è quello di generare coscienza sulla sofferenza di esseri che sono capaci di sentire e di soffrire esattamente come noi, provocare un sentimento di empatia nei loro confronti e fare in modo che le persone aprano gli occhi su una questione che normalmente tende a rimanere nascosta dietro le pareti degli allevamenti, dei mattatoi, dei laboratori di sperimentazione animale. La realtà di milioni di individui, esseri senzienti, che vivono la più misera delle vite per soddisfare le esigenze della società umana. Sono cosciente che questo tipo di azione possa risultare sgradevole da vedere, ma credo che la verità debba essere mostrata. E questa è la verità… nei centri di sfruttamento animale, questi individui vengono marchiati a fuoco, scornati, castrati senza anestesia, vivisezionati tutti i giorni, e questa è la realtà. Il fatto che questo avvenga lontano dai nostri occhi, non significa che non succeda… il mio appello per tutti coloro che credono che questa azione sia troppo forte e per questo la criticano, è di pensare che quando qualcosa non ci piace, la soluzione non è rifiutare che esista, ma cambiarla.

Esiste un nesso tra il movimento 269 ed il concetto di schiavitù?

Si, certamente. Il simbolo del marchio a fuoco vuole rappresentare il chiaro legame che esiste fra il trattamento che fino a poche decine di anni fa veniva riservato agli schiavi neri ed il trattamento a cui vengono sottomessi gli animali nella nostra società.
Esiste difatti uno stretto parallelismo tra il razzismo, ovvero la discriminazione arbitraria di altri individui per il solo fatto di appartenere ad una razza differente, e lo specismo: la discriminazione arbitraria di altri individui per il solo fatto di appartenere ad una specie differente. Oggigiorno esercitiamo un dominio assoluto sul resto degli animali sulla base dello stesso principio che giustificava la schiavitù umana, principio secondo il quale essi sono, semplicemente, intellettualmente inferiori.
Sulla base di questa superiorità intellettuale ci arroghiamo il diritto di sfruttare, utilizzare e trattare come oggetti milioni di individui, quando la nostra straordinaria capacità mentale dovrebbe essere invece ciò che ci impone il dovere morale di avere cura di coloro che sono più deboli rispetto a noi.
Tu come hai pensato di organizzare questa manifestazione?

Da diversi mesi pensavo di voler fare qualcosa cercare di rafforzare l’unione del movimento antispecista al di là dell’appartenenza ad organizzazioni diverse. Pensavo che gli antispecisti dovessero dare un segnale unitario per il raggiungimento del nostro unico obiettivo che è la liberazione animale. Ho contattato Alexander Bojoor, colui che ha organizzato il primo video in Israele e gli ho proposto il mio progetto di organizzare una manifestazione mondiale che unisse tutti gli antispecisti del mondo e che potesse dare un segnale importante della nostra presenza, del nostro attivismo e soprattutto del fatto che tra noi non esistono divisioni ma un unico grande fine, liberare gli animali dall’oppressione e dalla schiavitù a cui sono sottomessi.
In due settimane ho mandato più di duemila messaggi e- mail a tutti i contatti del mondo antispecista che conoscevo e che cercavo sulle reti sociali, spiegando loro il mio progetto. Dal giorno in cui tutto questo è iniziato sono passati due mesi, e ad oggi abbiamo registrato l’adesione di migliaia di attivisti in 15 paesi e decine di città tra cui Milano, Valencia, Montpellier, Francoforte, Amburgo Copenaghen, Praga, New York, Rio de Janeiro, Budapest, Atene, Buenos Aires, Lisbona, Porto, San Pietroburgo, Johannesburg…

Cosa ne pensi della spaccatura nel mondo antispecista e associazionista nel mondo?

Penso sia un’occasione sprecata ed è per questo che ho organizzato questa manifestazione. Il nostro obiettivo deve essere sempre presente quando ci attiviamo e dovremmo per questo superare divisioni ed incomprensioni dedicandoci invece alla costruzione di un’informazione sempre più chiara, efficace ed unica verso chi ancora non conosce in cosa consiste lo sfruttamento e la schiavitù animale. Per raggiungere questo obiettivo dobbiamo essere tolleranti ed accoglienti e capire che ogni persona, ancora non vegana, che vuole cambiare deve essere accompagnata nel processo di cambiamento considerando che questo potrà essere graduale. Ogni passo è utile e deve essere sostenuto per giungere alla liberazione animale.

In quest’ottica quale azione secondo te è più efficace per rendere le persone consapevoli?

Dalla mia esperienza come attivista di strada e grazie ai miei studi in psicologia ho appreso che per essere un attivista efficace, esistono alcune cose da tenere in conto, e che sono fondamentali se il nostro proposito è promuovere un cambio sociale. Bisogna sempre capire chi abbiamo di fronte e modulare l’informazione, che deve essere sempre chiara, precisa e fondata su un nostro studio personale approfondito. Questo è molto importante ai fini dell’efficacia della trasmissione del nostro messaggio. Dobbiamo, inoltre, essere consapevoli, che le persone sono resistenti ai cambiamenti e che, ribadisco, ogni cambiamento nella direzione desiderata deve essere accolto con favore. Siamo intrisi di abitudini e condizionamenti culturali tali che a volte sembra che il cambiamento sia qualcosa di impossibile, ma l’esperienza mi insegna che non è così. Tutti possono cambiare idea. Il compito di un buon attivista dovrebbe essere quello di favorire un’informazione scientificamente valida, e trovare il modo di fare perno sulla naturale empatia che è in ognuno di noi e che nasce con noi per poi venire soffocata, spesso, durante la crescita. Inoltre, credo che un buon attivista dovrebbe dedicare tanto tempo a spronare le persone a scegliere il cammino del veganismo, quanto a spiegare loro come farlo. Quando ci predisponiamo di creare un cambiamento, offrire sempre un’alternativa di facile accesso è di fondamentale importanza.

Quest’evento sarà ricordato nella storia della liberazione animale, sei soddisfatta di esserti imbarcata da sola nell’organizzazione di una cosa tanto grande?

Se ti dico la veritá, quando ho cominciato tutto questo, non avevo idea di ciò in cui mi stavo imbarcando. Sicuramente è stata l’incoscienza a farmelo fare e la mia ferrea e ferma volontà di fare qualcosa di efficace per la liberazione animale. Adesso sono davvero stanca, ma contenta. Spero che il mio sforzo sia ripagato con una maggiore consapevolezza sul tema dello sfruttamento animale, e con una maggiore unione da parte di tutti coloro che, come me, sognano un mondo in cui i valori universali di giustizia ed uguaglianza siano una realtà. Per quanto mi riguarda, sola o accompagnata, io non smetterò mai di lottare. Fino all’ultima gabbia vuota.

(Fonte Asinus Novus)

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5 Commenti per “Movimento 269life”

  1. Monica

    Bellissima cosa,sì,è assolutamente giusto coalizzarsi,l’unione fa la differenza infatti,dà sicuramente più forza al movimento antispecista…la cui voce deve essere forte e chiara,prima di tutto ETICAMENTE,e poi,anche,scientificamente,per informare sempre di più e meglio,chi ancora non sa o non vuole sapere.

  2. Nemesi

    Complimenti a chi ha scritto questo pezzo.
    Peccato non si sia firmato/a, meritava un complimento personale, l’ho inoltrato a diverse persone e ha generato gli effetti giusti per aprire qualche coscienza, chi l’ha scritto può esserne fiero/a.

    • Carolina Bertolaso

      Nemesi mi rende davvero felice sapere che questo testo ha potuto aiutare qualcuno ad aprire i propri occhi ed il proprio cuore…
      grazie per avere deciso di diffonderlo:
      Carolina

    • Carolina Bertolaso

      Nemesi mi rende davvero felice sapere che questo testo ha potuto aiutare qualcuno ad aprire i propri occhi ed il proprio cuore…
      grazie per avere deciso di diffonderlo.
      Carolina

  3. Gabriela

    Diffondere è importante per tutti loro che non sanno cos’è la libertà…………..abbiamo il dovere ed il diritto di stravolgere la realtà giornaliera fatta di massacri uccisioni violenza inflitta ad innocenti angeli che vivono l’inferno

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