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GREEN HILL: Condanna anche la Corte d’Appello

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Comunicato stampa LAV 23 febbraio 2016

La LAV parte civile esulta, accuse fondate: sopressioni facili dei beagle, maltrattamenti sistematici e lacune nei controlli inchiodano il veterinario, il direttore e il co-gestore di Green Hill alle loro responsabilità penali. SMANTELLATO IL TEOREMA DEL CANE-PRODOTTO “DA LABORATORIO” E “USA E GETTA”. E ORA IL 9 MARZO PROCESSO GREEN HILL “BIS” A 5 NUOVI IMPUTATI TRA VETERINARI ASL E DIPENDENTI DELL’ALLEVAMENTO.

IN FAVORE DEI TEST SENZA USO DI ANIMALI, DAL 5-6 MARZO LA LAV SARA’ IN CENTINAIA DI PIAZZE D’ITALIA CON LA CAMPAGNA “AIUTALI A USCIRNE”.

Non è vero che tutto andava bene a Green Hill, altro che centro di eccellenza del settore! lo conferma anche la Corte d’Appello che oggi ha emesso una nuova memorabile condanna per l’allevamento bresciano di beagle destinati alla sperimentazione, denunciato dalla LAV nel 2012.

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La Corte d’Appello ha confermato le condanne di primo grado nei confronti del veterinario Renzo Graziosi, e del co-gestore di “Green Hill 2001” Ghislane Rondot, entrambi condannati a 1 anno e 6 mesi, e del direttore dell’allevamento, Roberto Bravi, a un anno più risarcimento delle spese. Confermata anche la sospensione dalle attività per due anni, per i condannati, e la confisca dei cani.

Green Hill resterà quindi chiusa: non vi è peraltro alcuna richiesta dell’Unione Europea per eliminare il divieto previsto dalla Legge italiana dal 2014 di allevamento di cani per la sperimentazione, nessuna procedura aperta da Bruxelles.

“Maltrattamenti e uccisioni “facili”, senza necessità, e lacune nei controlli: anche la Corte d’Appello, con questa sentenza ha smentito ogni “alibi” per l’unico veterinario dell’allevamento che da solo avrebbe dovuto seguire circa 3000 cani, per i gestori della struttura – afferma la LAV – Con questa nuova sentenza, si confermano rigore morale ed equità nell’applicare il diritto a esseri viventi capaci di provare sofferenze e dolore, e con necessità etologiche che devono rispettate anche se in gioco ci sono gli interessi economici di una multinazionale americana come la Marshall. Con questa sentenza storica, senza precedenti per numero di animali tratti in salvo e per la portata innovativa sul piano giuridico, è stato smantellato, dunque, l’inaccettabile teorema del cane “prodotto da laboratorio” e per questo “usa e getta”.

“La battaglia giudiziaria di certo non finisce qui – prosegue la LAV – Le lacune nei controlli da parte dei veterinari Asl di Brescia, già emersi in modo evidente anche nel corso del processo di primo grado oltre che in Appello, saranno oggetto, infatti, di uno specifico processo che si aprirà il 9 marzo prossimo: cinque in tutto gli imputati, tra dipendenti e veterinari Asl. Un filone d’inchiesta che va letto e affrontato con lungimiranza, perché non può essere “un caso” né una fatalità che negli ultimi mesi la Procura di Brescia abbia avviato alcune clamorose inchieste giudiziarie e processi proprio a carico di personale medico veterinario della Asl di Brescia relativamente a diversi scandali: oltre a Green Hill, ricordiamo i veterinari coinvolti nell’inchiesta sul macello Italcarni di Ghedi di cui uno è imputato anche in un altro processo con l’accusa di maltrattamento di animali, falso e omessa denuncia di reato nell’ambito di interventi di taglio di coda e orecchie effettuati su cani adulti e cuccioli. Si tratta di dipendenti pubblici che per deontologia professionale e servizio da rendere allo Stato sono chiamati ad assicurare controlli adeguati, nel rispetto degli animali e della legalità”.

A sostegno dei test senza uso di animali, per i beagle e per le decine di migliaia di altri animali ancora oggi destinati ai laboratori, la LAV a partire da sabato 5 e domenica 6 marzo sarà presente in centinaia di piazze con la campagna “Aiutali a uscirne” e una petizione nazionale rivolta al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, per mettere fine all’uso di animali nella ricerca sulle sostanze d’abuso come tabacco, alcol e droghe. Per conoscere la piazza più vicina dove poter firmare la petizione, consulta la pagina “LA LAV IN PIAZZA” http://www.lav.it/lav-in-piazza sul sito www.lav.it.

Il processo, previsto per le 11, è iniziato poco dopo le 15, con il PM, Ambrogio Cassiani che ha respinto tutte le obiezioni degli avvocati di Green Hill.

“Ogni singolo punto del capo di imputazione a Green Hill è stato provato”, ha dichiarato il PM, che, citando la sentenza 5979/2012 della Cassazione secondo cui “maltrattamento è privare i cani dei pattern comportamentali”, ha evidenziato come a Green Hill, come accertato durante il Processo di 1° grado, “l’etologia dei cani non veniva rispettata, ad esemoio non venivano fatti sgambare”, mentre “i controlli” all’interno dello stabilimento di Montichiari “erano sommari”. Cassiani ha ricordato inoltre, tra le prove dei maltrattamenti, i comportamenti stereotipati dei cani e l’ingestione di segatura.

Il PM ha proseguito sottolineando come la “strategia aziendale” di Green Hill, prevedesse di “sopprimere i cani con problemi di rogna” nonostante la rogna non sia una “malattia incurabile tale da richiedere la soppressione dei cani”. Evidente, quindi, che “le patologie dei beagle a Green Hill non venivano curate perché non avevano interesse a farlo”.

L’Avv. Campanaro (LAV) ha depositato una memoria processuale a difesa dei beagle.

L’Avvocato di Green Hill, Frattini, ha esordito lamentando una “ostentazione di beagle”, dimenticando che il processo riguarda proprio migliaia di beagle uccisi e maltrattati. Frattini ha anche dichiarato che le ispezioni del Ministero avrebbero trovato cani in ottime condizioni, sorvolando sui circa 6 mila cani morti, documentati nel processo di primo grado.

L’Avvocato degli imputati ha proseguito denigrando ripetutamente le “associazioni che si definiscono animaliste”, ignorando, forse, che la LAV è riconosciuta dal Ministero Salute ed è attiva da quasi 40 anni; ha definito una “minaccia” per gli avvocati della difesa, per i giudici, la difesa della sentenza di condanna di Green Hill in primo grado, riferendosi a fantomatici striscioni, chiedendone quindi la cancellazione della condanna, oltre alla restituzione dei cani per cui non è stato pagato deposito cauzionale. La richiesta della conferma della condanna, secondo la LAV è un principio di democrazia, civiltà e giustizia.

Alle 16,30 il collegio giudicante della Corte, composto dai giudici Enrico Fischetti, Eliana Genovese ed Eleonora Babutri, si è riunito in Camera di Consiglio. Alle 18,49 la sentenza.

LE TAPPE DI QUESTA BATTAGLIA LEGALE E DI CIVILTA’

  • Per anni cittadini, comitati, coordinamenti manifestano a Montichiari (Brescia) e in altre città per fermare Green Hill
  • 28 aprile 2012: alcuni manifestanti entrano nell’allevamento Green Hill
  • 18 luglio 2012: in seguito a una denuncia della LAV, i beagle di Green Hill vengono posti sotto sequestro e la LAV è tra i custodi legali dei cani
  • Circa 3000 i beagle tratti in salvo
  • Decreto Legislativo 26/2014: l’Italia vieta per legge l’allevamento di cani a fini sperimentali. In Italia Green Hill non potrà riaprire, in nessun caso.
  • 23 gennaio 2015: tre le condanne di primo grado inflitte dal Tribunale di Brescia  Green Hill (veterinario, co-gestore e direttore)

 

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Barbara Paladini
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2 Commenti per “GREEN HILL: Condanna anche la Corte d’Appello”

  1. Marta

    La Procura ha fatto un ottimo lavoro…

  2. Gina

    Concordo con Marta…e mi appello nel dire che finalmente i Vertici di Green Hill hanno ricevuto la giusta condanna a tanta sofferenza inflitta ai beagle e condita con tanta crudelta’ . E complimenti agli avvocati della LAV,,i migliori sul campo.

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