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Antibiotici: uno dei motivi per abbandonare la carne

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E’ di questi giorni la notizia, rimbalzata su social, riguardo la squadra di poliziotti ribattezzata “la squadra dei vegetariani“, divenuti tali dopo le numerose indagini alle quali hanno preso parte nel corso degli ultimi anni. “Ci hanno affibbiato questo nomignolo pensando di ridicolizzarci — spiega il vicequestore aggiunto Daniele Manganaro — ma noi lo siamo diventati a ragion veduta perché più scoprivamo illegalità e più, uno dopo l’altro, abbiamo smesso di mangiare carne”.”Inchieste che solo nel 2015 hanno portato al sequestro di centinaia di animali, allevamenti e 20 mattatoi clandestini. In più hanno sgominato un traffico di farmaci illegali dall’Est, potenzialmente nocivo per la salute e scoperto focolai di tubercolosi e brucellosi nel Messinese dove ci sono stati 45 casi di brucellosi umana.” (Corriere della Sera)

Negli anni la crescita della domanda di carne ha portato l’intero sistema ad aumentare il numero di animali allevati.

I metodi di allevamento ai quali sono costretti milioni di animali nel nostro paese hanno costretto gli allevatori, assieme ai veterinari, a dover somministrare loro antibiotici in maniera preventiva e anche questi, spesso, sono i motivi per i quali molte persone decidono di non consumare più alimenti di origine animale.

Gli animali, pur non essendo malati, si ritrovano ad assumere dosi di antibiotici al fine di non sviluppare le malattie legate alle condizioni in cui sono costretti a sopravvivere. Questi capannoni (non si può più pensare che la carne del supermercato provenga da creature che han passato la loro vita libere all’aria aperta) sono le perfette incubatrici per batteri causa di malattie trasmissibili anche all’essere umano.

L’85% dei polli, in Italia, (circa 500 milioni) passa la sua brevissima vita (38-40 giorni) in luoghi in cui è legittimamente possibile allevarne fino a 28 per metro quadrato (fino a 15 mila per capannone). Dal loro arrivo al capannone fino al giorno in cui verranno portati al macello, la lettiera non verrà mai cambiata. In questa quarantina di giorni e notti queste creature mangeranno, cresceranno, si ammaleranno, moriranno o sopravviveranno in un ambiente saturo di feci, ammoniaca e altri liquidi corporei causa di infezioni a zampe, cute e vie respiratorie.

Un aumento tale di densità è fonte, tra le altre cose, di grande stress per gli animali che, non avendo spazio ed essendo costretti a simili condizioni, diventano anche cannibali.

A questo LINK una video inchiesta del Corriere della Sera sul caso dell’attualissima piaga dell’antibiotico-resistenza. Nei campioni di carne prelevati nel nostro paese, la percentuale di fattori di antibiotico-resistenza è risultata maggiore rispetto a quella riscontrata nella carne di altri paesi europei.

Il discorso vale per tutti gli animali allevati in maniera intensiva e destinati all’alimentazione umana, poichè a tutti, a causa delle condizioni in cui devono sopravvivere, vengono somministrati anche gli stessi antibiotici dati agli esseri umani.

Il problema è quindi più vicino di quanto si pensi: 5000 persone all’anno muoiono per questo motivo solamente in Italia. Secondo il manuale Biosicurezza e uso corretto e razionale degli antibiotici in zootecnia del Ministero della Salute “la diffusione della resistenza agli antibiotici provoca fallimenti terapeutici, tassi di ospedalizzazione maggiori, più morti e più elevati costi per la sanità pubblica“. Come ricorda la giornalista Giulia Innocenzi nel suo libro “Tritacarne“, Alexander Fleming, l’inventore della penicillina, ci aveva già avvertito durante il suo discorso per l’accettazione del premio Nobel: “C’è un pericolo. Che l’uomo ignorante usi una quantità inferiore di antibiotico; esponendo i suoi microbi a quantità non letali li farà diventare resistenti.”

I motivi per smetterla di allevare animali al fine di ammazzarli sono innumerevoli, oltre a quelli etici, quando si parla di salute umana a rischio, un problema del genere può essere in grado di dissuadere molti dal continuare a consumare cibi di origine animale o almeno di convincerli a cominciare a informarsi maggiormente.

Ishtar Reja

www.assovegan.it

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