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Addio Tilikum

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Tilikum, l’orca simbolo della crudeltà legata alla prigionia dei parchi acquatici, è morto venerdì a Orlando, in Florida, dopo una lunga infezione polmonare batterica resistente a tutte le cure somministrategli in questi mesi.

Catturato a soli due anni, ha passato il resto della sua vita ad essere attrazione del Sea World e capostipite della maggior parte delle orche nate in cattività negli ultimi 30 anni.

Gli attacchi di Tilikum che sono costati la vita a tre persone durante i suoi anni al Sea World, hanno acceso i riflettori sulle condizioni in cui sono costretti a vivere centinaia di animali nel mondo, prigionieri in vasche a volte grandi abbastanza a potersi solamente girare su se stessi.

Nel film”Blackfish”, di cui vi consigliamo la visione,  viene documentata la cattura di Tilikum nel 1983 al largo delle coste dell’Islanda, gli attacchi subiti dal cetaceo durante la cattività da parte delle altre orche, che avrebbero contribuito alle successive aggressioni agli essere umani, la prigionia e i crudeli addestramenti a cui questi animali vengono sottoposti.

Dopo l’uscita del film, dal 2013, i diversi Sea World in giro per il mondo hanno subito un grandissimo calo di visitatori, ai quali, finalmente, sono stati aperti gli occhi sulla realtà dietro a questo mondo apparentemente felice e spensierato.

Diverse le associazioni animaliste che si battono  da anni affinché le orche presenti ora nelle vasche di tutto il mondo, vengano rilasciate in ambienti protetti, come baie, dove finalmente possano riabituarsi alla vita in natura, procurandosi da sole il cibo, risentendo la differenza delle correnti marine, ritrovando i loro ritmi biologici e ristabilendo relazioni sociali. Tilikum si sarebbe meritato di vivere ciò che gli rimaneva in un ambiente che gli facesse riassaporare la sua natura, Sea Worl, invece, gliel’ha negato.

Boicottare qualsiasi spettacolo o realtà che si basi sullo sfruttamento degli animali e divulgare informazioni per aiutare le persone a prender coscienza del problema e ciò che di più diretto e concreto si possa fare, affinché gli animali, prigionieri dell’uomo, possano rivendicare il loro diritto a una vita in libertà.

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