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“Green Hill Bis”: chiesti 2 anni di reclusione per veterinari

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I veterinari che avevano l’obbligo di controllare, sono stati accusati di concorso in maltrattamenti, uccisioni, omessa denuncia e falso ideologico. Chiesti anche 10 mesi per i dipendenti dell’allevamento accusati di falsa testimonianza.

LAVschiaccianti prove di colpevolezza hanno già condannato Green Hill in due gradi di giudizio. Si allarghi l’inchiesta alle altre autorità coinvolte.
Condanna a due anni di reclusione: è la pena chiesta oggi dalla Procura della Repubblica di Brescia per i due medici veterinari della Asl di Brescia nell’ambito dell’inchiesta “Green Hill bis”, che ha trascinato sul banco degli imputati due medici veterinari Asl incaricati dei controlli pubblici nell’allevamento di beagle destinati alla sperimentazione con sede a Montichiari (Brescia), e i cui vertici hanno già subito la condanna in appello per maltrattamenti e uccisioni di animali in due gradi di giudizio.

Sugli imputati pesa come un macigno la sentenza della Corte d’Appello di Brescia (23 febbraio 2016), che ha messo il sigillo della certezza sui maltrattamenti e le uccisioni ingiustificate all’interno di Green Hill, accertando, attraverso prove schiaccianti, le indubbie responsabilità dei vertici dell’allevamento già oggetto di condanna in primo grado”, dichiara la LAV.

Imputati nel processo che proseguirà il 5 aprile con la discussione della difesa, i veterinari Asl addetti ai controlli entrambi accusati di concorso nel delitto di maltrattamento e uccisione di animali, perché pur essendo intervenuti non impedivano che venissero soppressi 44 cani per rogna ed altre malattie perfettamente curabili, nonché che centinaia di cuccioli morissero per ingestione di segatura.

Entrambi sono accusati anche del reato di falso ideologico, in quanto nel corso delle ispezioni avrebbero dichiarato il falso, certificando che tutto andava bene. Uno dei veterinari è accusato inoltre del reato di omessa denuncia di maltrattamenti in qualità di pubblico ufficiale. Per l’altro, anche l’accusa di delitto di falsa testimonianza.

Per i dipendenti, accusati di falsa testimonianza, la Procura ha chiesto la condanna a 10 mesi di reclusione.
Per entrambi i veterinari Asl, nel capo d’imputazione è scritto che: “in qualità di veterinario in servizio presso la Asl di Brescia, distretto di Lonato del Garda, quindi pubblico ufficiale, responsabile dei controlli presso l’allevamento Green Hill 2001 Srl, ometteva sistematicamente di effettuare i controlli previsti dal Decreto Legislativo 166/1992 e dagli artt. 99 e ss del Testo Unico Leggi Regionali in materia di sanità (L.R. n.33/2009), nonché comunicava in anticipo alla Green Hill 2001 Srl le ispezioni programmate dalla Asl di Brescia, nonché dalle Autorità Sanitarie Regionali e del Ministero della Salute.”

L’uno ha svolto controlli presso Green Hill fin dal 2011, mentre l’altro, dopo i primi controlli svolti nell’allevamento fin dal 2010, eseguì ispezioni Asl nell’allevamento anche pochi mesi prima del sequestro dei circa 3mila beagle, ed entrò nella struttura il 12 luglio 2012, ovvero appena 6 giorni prima che venisse disposto il sequestro giudiziario dei cani da parte della Procura della Repubblica di Brescia, senza mai rilevare le cause di morte, di uccisione degli animali e di decesso, né come fosse gestito l’ambulatorio della struttura, se vi fossero turni notturni sanitari, etc.
Dovranno invece rispondere di falsa testimonianza tre dipendenti della società Green Hill, perché nel corso del processo di primo grado non avrebbero raccontato la reale e grave situazione che c’era all’interno dell’allevamento.

Tra loro, una delle autrici del condizionamento dei beagle, addetta alla sala parto. Secondo il Giudice di primo grado: “è innegabile che la prolungata attività riproduttiva volta a garantire una produzione ‘a batteria’ (per fini commerciali) era fonte di pregiudizi per l’equilibrio psicofisico delle femmine adulte”.

Un altro dipendente-imputato riferì che “non esistevano aree esterne di sgambamento ma che la prassi era quella di lasciare i cani liberi nei corridoi aprendo le porte dei box, specificando che tale operazione durava alcune ore ed era eseguita per gruppi di cani e a rotazione. Tali affermazioni non sono attendibili (…)”.

Ci auguriamo – conclude la LAV – che attraverso questo nuovo processo oltre a tutte le responsabilità degli esecutori, si arrivi al più presto ad accertare anche quelle degli altri soggetti coinvolti nei controlli, che con le loro omissioni hanno permesso tali morti e maltrattamenti, anche in considerazione della gravità dei reati riscontrati già nel processo di primo grado che ha sancito come: ‘inaffidabili gli accertamenti dei veterinari pubblici e i relativi 67 sopralluoghi’; ‘gli accertamenti svolti dal Dott […] (Asl) sono certamente da escludere tra le fonti degne di credibilità’. Riguardo alla dott.ssa […] (Asl) “le confidenze tra lei e i vertici di Green Hill (attestate dalle mail in atti) pongono in serio dubbio le sue dichiarazioni laddove ha riferito di un ‘allevamento ben organizzato con animali in condizioni normali’, realtà invero contraddetta da quanto accertato in esito al sequestro dell’allevamento’. E ‘gli esiti degli accertamenti da lei svolti sono minati (ancora una volta) da un grave difetto: i sopralluoghi erano preannunciati a Green Hill anche se in taluni casi eseguiti da organi terzi”.

Comunicato LAV

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