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L’agnello politico

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È ormai alle spalle una delle settimane dell’anno più dure da sopportare  per il mondo “animalista”, quella in cui per motivi legati alla tradizione, sulla tavola degli italiani finisce un numero abominevole di cuccioli di agnello.

Archiviata così la Pasqua, possiamo permetterci di fare delle valutazioni a posteriori su come la politica si sia schierata o meglio abbia cercato di posizionarsi dentro questo dibattito etico. Si, etico, perché di fatto, la questione, e questo è positivo, non è stata affrontata in termini esclusivamente salutistici ma facendo leva sull’accresciuta sensibilità degli italiani nei confronti degli animali non umani perché così li chiameremo i viventi che ogni giorno cerchiamo di difendere.

Stavolta non abbiamo visto, e nemmeno sentito tanti nutrizionisti calare i soliti assi un po’ logorati, per la verità, quelli chiamati “B12” o “Proteine Nobili”. La scena è stata occupata da politici e dai media che li hanno raccontati in maniera approssimativa dimostrando scarsa padronanza dell’argomento.

Le danze le aveva aperte Berlusconi il quale è apparso in veste di affettuoso protettore di agnelli da latte regalandoci un’iconografia bucolica e new age, spontanea, silenziosa e persino coraggiosa se ragioniamo attorno agli effetti procurati alla macchina della pubblicità sulle reti Tv che da sempre associamo a lui.

Poi la Boldrini che per empatia ha abbracciato Gaia e Gioia, dolcissime pecore salvate dal macello.

Infine Renzi il quale non ha potuto non fornire una dichiarazione accomodante e “di sistema” riguardo al menu delle feste, ribadendo il suo personale rispetto della tradizione, fermo restando la non ostilità verso chi sceglie di mangiare senza crudeltà.

Abbiamo poi letto i pareri dei sondaggisti che ci hanno ricordato come di fatto la contesa sull’agnello non sposterebbe se non di pochissimo, in termini elettorali (IPR MARKETING). Tuttavia, e qui arriviamo al dunque, alla domanda cosa pensiamo noi di tutto questo, prima di cantare vittoria dobbiamo innanzitutto tener conto di una serie di aspetti, il primo dei quali è la natura di una campagna a difesa di una sola specie facilmente sfruttabile sul piano delle emozioni, il secondo è la durata della campagna ossia l’arco temporale dentro il quale questa “richiesta di grazia” viene recapitata alle masse.

Certo, siamo felici quando poi ci avvertono che comunque siamo dentro un trend in crescita ma è bene ricordarci, tutti, che la “questione animale” non deve essere circoscrivibile dentro una contesa episodica e persino elettorale e non deve essere liquidabile con il principio della garanzia delle libere scelte dell’individuo. Quando si parla di un massacro infinito di esseri senzienti occorrerebbe chiederci se stiamo tenendo conto della loro libertà e non siamo solo in due nello scontro, ma c’è anche lui, quello che muore, il referente assente.

Fonte: www.promiseland.it

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4 Commenti per “L’agnello politico”

  1. Gina

    Tutti gli esseri viventi hanno il sacrosanto diritto alla liberta’ e ad una vita serena.
    Le crudeli tradizioni,a partire da quella dell’agnello pasquale,stanno perdendo colpi, anno dopo anno.
    Le nostre scelte alimentari infatti , vegetariane o vegane che siano ,stanno evolvendo le coscienze della gente ,e quindi stanno conseguentemente condizionando il mercato. Siamo solo noi che cambiamo il mondo,rendendolo meno sofferente , lo stiamo modificando con le nostre scelte,mettiamocelo in testa.
    .

  2. Gina

    Tutti gli esseri viventi hanno il sacrosanto diritto alla liberta’ e ad una vita serena.
    Le crudeli tradizioni,a partire da quella dell’agnello pasquale,stanno perdendo colpi, anno dopo anno.
    Le nostre scelte alimentari infatti , vegetariane o vegane che siano ,stanno evolvendo le coscienze della gente ,e quindi stanno conseguentemente condizionando il mercato. Siamo solo noi che cambiamo il mondo,rendendolo meno sofferente , lo stiamo modificando con le nostre scelte,mettiamocelo in testa.

  3. maria grazia logi

    Vorrei portare una considerazione: se tutti eliminassimo la carne dalla nostra alimentazione, non esisterebbero più mucche, bovi, polli, maiali…… non nascerebbero proprio. Sono animali ormai allevati, non esistono altrimenti. Certo non soffrirebbero, se anche noi se non nascessimo non avremmo problemi di sorta, ma è questo quello che vogliamo? La non vita per evitare la sofferenza? Quando da piccola la carne veniva mangiata, nelle campagne, solo se si allevava animali da cortile, (perché il bove serviva per tirare l’aratro, io, venendo dalla città non potevo vedere morire quegli animali, ma per i miei zii e cugini era un evento naturale, la sofferenza era di pochi istanti, era una cosa naturale, il gallo, tante galline, i pulcini….. E’ come si è poi evoluta la cosa, che ne ha fatta una crudeltà.

    • Marco Piervenanzi

      Gli animali non umani ( questa è la definizione piu’ avanzata che descrive gli animali) non devono nascere per essere uccisi, sono esseri senzienti non assoggettabili alle nostre abitudini di comodo. La domesticazione e lo sfruttamento sono pratiche superabili. Non dobbiamo farli nascere per sfruttarli…

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