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Porcodromo: il discrimine nel pensiero e nel linguaggio.

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Il fatto lo conosciamo già ed passata quasi una settimana dall’accaduto. Stiamo parlando della corsa dei cuccioli di maiale a Cilavegna in provincia di Pavia.

Abbiamo saputo e visto come le Iene Vegane che dell’azione sul campo ne fanno una loro peculiarità , siano intervenute cercando di fermare questo rituale che ogni anno in nome di una tradizione che noi riteniamo superabile, impone una gara ad esseri senzienti, di fronte ad un pubblico festante.E perché abbiamo deciso solo ora di scrivere di questa cosa? Perchè abbiamo cercato di ragionarci un pò. Qualcuno ci aveva instillato un dubbio sulla opportunità di spendere energie importanti, con una azione diretta contro una manifestazione nella quale gli animali non umani, seppur considerati oggetti, non possono esser percepiti come vittime di evidente maltrattamento. A seguito di questo invito a ragionare ci siamo presi del tempo. Abbiamo pensato al concetto di diversificazione delle strategie a seconda dei contesti, abbiamo valutato il contesto dentro quale la protesta è stata messa in atto e siamo andati alla ricerca di dettagli da sottoporre alla nostra lente d’ingrandimento. E allora il dettaglio che ci ha acceso e sul quale ci siamo soffermati è il nome che viene dato al luogo dello spettacolo, perché per la gente questo è uno spettacolo dentro la cultura dominante ed è esso stesso cultura dominante fin quando un numero importante di persone esercita una pressione per mettere in minoranza questa idea posto che anche il termine minoranza meriterebbe un discorso a parte che affronteremo in un altro momento.

Lo chiamano Porcodromo, il luogo pensato per la corsa dei porci, ossia “stupidi e sporchi maiali che corrono”. Questo il senso. Tutto con la benedizione della Parrocchia, il potere spirituale dentro la nostra società che dovrebbe essere laica in uno Stato non Confessionale  e il Sindaco, ossia la figura politica Statale più importante in quel luogo. E se allora prima avevamo avuto un tentennamento sul voler dire qualcosa in merito all’azione, abbiamo deciso poi di esprimerci in merito perché sentiamo forte un compito. Dobbiamo smontare pezzo per pezzo lo Specismo che è il vero fondamento su cui si poggia ogni abominio ai danni degli animali non umani. Abbiamo voluto dirvi che secondo noi, quei piccoli maiali non soffrono solo per la corsa ma addirittura prima.

Lo sfruttamento nasce per come li pensiamo, come li rappresentiamo, e per il linguaggio che usiamo per descrivere tutte le cose che attorno a loro costruiamo, discriminandoli. Ed è per questo che lo scrivere qui, di loro,  lo abbiamo sentito come un doveroso atto di giustizia.

Fonte: www.promiseland.it

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