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La strage di Yulin: quando è la specie a suscitare l’indignazione.

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Sono ormai anni che la manifestazione dove protagonista è la carne di cane crea sconcerto in occidente, dove il cane si ama e il maialino, o altre specie, si mangiano. La tragica realtà ci offre spunti su cui riflettere.

Oggi è il solstizio d’estate: un giorno di calda luce estiva. Si sta consumando invece una tragedia buia e raggelante in un altro luogo del mondo: oggi si apre il Festival di Yulin, città cinese della provincia sudoccidentale del Guangxi: si tratta di una manifestazione in cui viene consumata carne di cane. Un’usanza brutale e violenta in cui si assisterà all’uccisione e alla macellazione di almeno 10.000 cani. Nonostante le numerose petizioni a livello internazionale, i presidi e le proteste dei movimenti animalisti, il festival è iniziato come ogni anno ormai dal 2009 portando avanti quella che è diventata una “tradizione” locale. Le immagini reperibili, documentano un evento ai limiti dell’immaginabile: animali feriti e sofferenti ammassati in gabbie, picchiati e anche bolliti vivi; carcasse sui banchi dei mercati. Una pratica disumana che giustifica sè stessa attraverso il concetto di tradizione, consuetudine.

I social media e i forum online ci offrono l’eco di voci eterogenee che si indignano di fronte a tanta violenza. Nei giorni scorsi il cantante Andrea Bocelli ha prestato il proprio volto al Movimento animalista di Michela Vittoria Brambilla.
L’Associazione Animalisti Italiani Onlus in collaborazione con l’associazione A.P.A. (Action Project Animal) ha organizzato oggi un presidio davanti all’Ambasciata Cinese a Roma in Largo Ecuador, per chiedere di fermare il Festival di Yulin e vietare il consumo di carne di cane e gatto.

Insomma, un evento che accende i riflettori sulla violenza che l’essere umano è in grado di infliggere ai nostri fratelli animali; un evento che mette in discussione l’etica dell’uomo e mostra d’altra parte le grandi contraddizioni del mondo.

In Cina è consuetudine consumare carne di cane; in occidente è consuetudine consumare carne di maiale. La consuetudine e la cultura sembrano essere zone franche in cui il concetto di rispetto della vita và a sfumare fino a dissolversi.
Qual è la differenza tra un cane di Yulin e un maiale che verrà macellato nella prossima festa di paese in Italia? Qual è la differenza in termini di sacralità della vita e di dignità?

Ciò in cui differiscono un cane e un maiale è la loro specie. Ciò che li accomuna è il diritto inalienabile alla vita negato.

La vera rivoluzione che condurrà ad una società civile volgerà da potenziale ad attuale quando ci si renderà davvero conto che la visione secondo cui l’uomo può disporre della vita di altri esseri viventi, è profondamente errata, ingiusta.

La specie non rappresenta un privilegio ma solo un concetto arbitrario.
L’antispecismo è il movimento filosofico, politico e culturale che lotta contro questa ideologia di dominio perpetrata dall’uomo.
Il cambiamento avverrà quando riempiremo di senso la parola “antispecismo” e quando questo concetto sarà l’involucro di un principio inconfutabile: tutti hanno diritto alla vita e alla libertà.

Auspichiamo che eventi come quello di Yulin giungano presto ad una fine e che presto cresca la consapevolezza che un modo equo di confrontarci nel mondo e con il mondo è possibile e sopratutto necessario.

Fonte: www.promiseland.it

 

 

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4 Commenti per “La strage di Yulin: quando è la specie a suscitare l’indignazione.”

  1. Sauro Martella
    Sauro Martella

    Non ci sono parole adatte per definire questo scempio così come ogni altro sterminio compiuto dall’uomo… Solo vergogna.

  2. Gina

    Le autorita’ di Yulin sanno come prendere in giro tutti .Qualche mese fa e’ stato riferito che la carne di cane sarebbe stata vietata nella cittadina di Yulin ,poi con l’approssimarsi del solstizio d’estate , le autorita’ hanno dichiarato che una tradizione non potra’ mai essere fermata.
    Oltre la vergogna di tante bugie da parte delle autorita’ di Yulin , sopra le quali stenderei un velo pietoso ,vorrei focalizzare la mia gratitudine nei confronti dell’Associazione che ha manifestato il suo dissenso per il Festival di Yulin , all’ambasciata cinese a Roma,gli” Animalisti Italian”i.
    Ci hanno inviato l’unico ambasciatore di cui la Cina doveva disfarsi per lassismo, e anche questo, purtroppo ce lo siamo beccato noi..
    (Infatti oltre che non agire , l’ambasciatore cinese ogni anno non risponde,il suo silenzio infatti e’ pari alla sua ineducazione. ) Che ci stara’ a fare un uomo cosi’ in Ambasciata non si sa…Ma che l’Italia lo rimandasse a casa sua,in Cina…!!
    Scusami Sauro se sono stata troppo diretta nei miei pungenti, quanto ironici pensieri ,ma non posso fare altro che spingere sull’ acceleratore contro questo evento ,non preoccupandomi assolutamente e minimamente di cio’ che possono pensare di me .
    Il mio pensiero rincorre continuamente la sofferenza e l’estremo dolore dei cani e dei gatti di Yulin.
    Ma presto tutto questo finira’
    Un uomo molto influente della Cina fermera’ per sempre questa vergogna mondiale .

    • ines

      ciao Gina,

      capisco la rabbia…io sono costernata non solo di fronte a questo festival…l’estate è tempo di grigliate e tonnellate di carne di ogni specie animale vengono consumate nel silenzio generale…sob…speriamo che la coscienza cambi…la vedo nera…abbracci

  3. Gina

    Un ciao solidale anche a te Ines…
    Mentre tu comprendi il mio sfogo di rabbia ,la cittadina di Yulin per anni e’ divenuta veicolo della vera… ” rabbia” , una malattia mortale che viene trasmessa da cani malati o infetti a causa di un sistema immunitario ormai compromesso da tanti fattori. Ma Il governo e le autorita’ locali se ne sono altamente fregati della salute pubblica locale , cosicche ‘molta gente cinese e’ deceduta per aver contratto la rabbia o altre malattie infettive . Bisogna fare davvero un applauso alle autorita’ governative locali che tutelano in modo altamente menefreghista la salute pubblica locale .
    Per cio’ che riguarda invece cio’ di cui hai parlato Ines,io non sarei cosi’ pessimista.
    L’Eurispes,rapporto- Italia 2017 ha notificato nel nostro paese una crescita considerevole di vegetariani e vegani rispetto all’ anno 2016.
    Se cosi’ non fosse gli ipermercati italiani non sarebbero cosi’ forniti oggi di tanti prodotti alimentari veg .
    Un abbraccio anche a te Ines…..

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