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Avena e Celiachia: l’approfondimento della Dott.ssa Sabina Bietolini

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Alcune varietà di avena sono capaci di attivare delle reazioni glutine-dipendenti mentre altre sono prive di effetti. Come mai? Ne parliamo con la Dottoressa Sabina Bietolini, biologa nutrizionista e membro del Comitato Scientifico di AssoVegan – Associazione Vegani Italiani Onlus.

Sabina Bietolini è una voce molto autorevole nell’ambito della ricerca scientifica; biologa nutrizionista e membro del Comitato Scientifico di AssoVegan – Associazione Vegani Italiani Onlussi occupa anche di formazione e divulgazione in ambito di nutrizione 100% vegetale.

Proponiamo il suo studio legato al rapporto tra consumo di avena e celiachia.

“I cereali contengono centinaia di differenti componenti proteiche che vengono tradizionalmente classificate in 4 frazioni: albumine, globuline, prolamine, gluteline.
Le prime due sono proteine ad attività metabolica, mentre l’ultima coppia costituisce la riserva proteica. Tali proteine di riserva sono comunemente definite gliadine (prolamine) e glutenine (gluteline) nel grano, secaline nella segale, ordeine nell’orzo e avenine nell’avena.
Queste ultime, le avenine, sono da considerarsi la parte glutinica dell’avena, attualmente oggetto di studi per verificarne la tollerabilità da parte di soggetti affetti da enteropatia immunomediata (celiachia).

Di recente, diversi prodotti alimentari a base di avena, provvisti del claim “senza glutine”, sono stati inseriti nel Registro Nazionale degli alimenti senza glutine del Ministero della Salute, in base al regolamento CE 41/2009, che ne consente la commercializzazione qualora il contenuto di avenina (glutine) dell’avena utilizzata sia inferiore alle 20 ppm (parti per milione).
Ciò è possibile in quanto, differenti varietà di avena, anche di diversa provenienza geografica, presentano contenuti di avenina differenti. Alcune risultano capaci di attivare, in soggetti celiaci, alcune delle reazioni glutine-dipendenti, sia a livello ematico che di mucosa duodenale, mentre altre sono prive di tali effetti.
È stato verificato che alcune varietà hanno un contenuto di glutine inferiore alle 20ppm. Perciò, tali varietà, se non contaminate da altre tipologie di glutine (da cereali quali grano, segale, orzo, farro, etc), possono essere considerate adatte per il consumo in soggetti affetti da celiachia.

Il Board Scientifico dell’Associazione Italiana Celiachia (AIC) suggerisce:
“Il consumo di avena solo per quei prodotti a base di o contenenti avena presenti nel Registro Nazionale dei prodotti senza glutine del Ministero della Salute, che garantisce sull’idoneità dell’avena impiegata.”
Il Board Scientifico di AIC “ritiene che la maggior parte dei celiaci possa inserire l’avena nella propria dieta senza effetti negativi per la salute”. Dato però che non possono essere esclusi eventuali effetti legati all’introduzione dell’avena, viene consigliato che “tali prodotti vengano inizialmente somministrati a pazienti in completa remissione e che stiano seguendo una dieta senza glutine che abbia escluso anche l’avena.”
In sostanza, tali conclusioni coincidono con la Position Paper canadese (2016) nella quale si afferma che l’avena priva di contaminazioni glutiniche, non eccedente le 20 ppm di glutine, può essere definita “gluten free” in contrapposizione all’avena priva di tali requisiti.
Per quest’ultimo tipo di avena sarebbe applicabile (secondo la sottoscritta) la seguente frase presente nei Food and Drug Regulations: “è proibito etichettare, imballare, vendere o pubblicizzare un prodotto in modo da creare l’impressione che sia gluten-free, qualora il prodotto contenga glutine o glutine modificato, incluse sue frazioni”. È infatti il caso di tutte quelle varietà di avena non aderenti ai requisiti previsti dal Ministero della Salute e per le quali sarebbe opportuno mantenerne la classificazione tra i cereali con glutine.
Riassumendo, per evitare che si diffonda un messaggio sbagliato, in caso di malattia celiaca non è consigliabile acquistare in libertà tutti i prodotti che contengono avena, bensì è opportuno limitarsi solo a quei prodotti (peraltro inseriti nel Registro Nazionale degli alimenti senza glutine) a base di varietà di avena testate come non tossiche, prive di contaminazioni da cereali con glutine e non eccedenti il contenuto di glutine di 20ppm. In tal caso, possono definirsi prodotti gluten-free e teoricamente, in base alle attuali conoscenze, non rappresentano un pericolo per i soggetti celiaci.”

Fonte: www.promiseland.it

 

 

 

 

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