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Acquari e pesci in cattività anche per vendere creme

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La nuova stagione di “Che tempo che fa”, la trasmissione in onda su Rai 1 presentata da Fabio Fazio, ha acceso molte polemiche. Al centro del dibattito, l’acquario che correda la scrivania del conduttore in cui i pesci, diventano un complemento di arredo. Quali riflessioni su questo tema?

Queste ultime settimane, la trasmissione di Fabio Fazio su Rai 1 ha aperto le porte ad un dibattito che auspichiamo diventi terreno fertile per far attecchire un’ideologia che non distingua il valore di una vita dalla sua specie. Associazione Vegani Italiani Onlus ha espresso il suo dissenso all’utilizzo di esseri viventi come scenografia, trattandosi di una forma di sfruttamento a tutti gli effetti. Ne abbiamo parlato in un articolo della settimana scorsa che potete leggere qui. 

Abbiamo interpellato Donatella Malfitano, Operatrice ONU, Membro del Comitato etico Associazione Vegani Italiani Onlus, giornalista nonché promotrice di vari progetti di salvataggio e protezione animale e ambientale in diversi Paesi.

Ecco il suo contributo:

L’insensatezza della presenza di un acquario nella trasmissione “Che tempo che fa”, condotta da Fabio Fazio, oltre al messaggio distorto e negativo trasmesso -come denunciato di recente – mi ha portato alla mente un simile utilizzo (di pesci esotici in cattività), fatto da una nota marca cosmetica. La Mer, “azienda di prestigio nel settore dei prodotti di lusso “ (cit.) coadiuva la vendita dei propri prodotti alla presenza di acquari.

Pesci esotici rinchiusi in vasche illuminate, a loro volta, rinchiuse in negozi, duty free e altri luoghi commerciali. Forse per chi non capisse il significato del nome del brand e il suo riferimento al mare? Qualche mese fa, transitando all’aeroporto di Dubai ero rimasta prima stupita e poi inorridita alla vista di un acquario. L’aeroporto è uno dei più trafficati al mondo e la visione di quei poveri pesci, rinchiusi in una vasca, nel mezzo di un brulicare incessante di gente, è stata tristissima.

Che messaggio vuole dare esattamente l’azienda? O meglio, perché una strategia di comunicazione – che ha ovviamente come finalità quella di indurre la gente a comprare, e anche prodotti di un certo costo – deve per forza ricorrere a scelte che comportino l’utilizzo di animali che invece dovrebbero essere appunto liberi, in quel mare a cui si vuole proprio fare riferimento? Forse che una bellissima gigantografia dei fondali di un oceano o simile non avrebbe potuto sortire l’effetto desiderato? Ho pensato che, se c’era un mini acquario con decine di pesci in un punto vendita di un duty free in un aeroporto, allora chissà quanti altri ce ne sarebbero stati, in tanti altri luoghi, aeroporti, negozi, rivenditori, …in giro per il mondo.

Probabilmente migliaia e migliaia di pesci, costretti alla prigionia, per incrementare le vendite di creme (contenenti un’alga marina fermentata). Ovviamente questo accade anche in Italia, nei molti punti in cui si vendono i prodotti di questa casa (corner Rinascente e vari rivenditori nelle principali città italiane). In realtà La Mer sta dando un messaggio distorto e molto, molto triste. Dovrebbe valere il principio di rispetto degli animali, e non di “utilizzo”, che sia per inutili e obsolete finalità di arrendamento come per la trasmissione di Fabio Fazio, che di trovata pubblicitaria globale. Anche La Mer ( che tra l’altro figura sulla lista delle aziende che non testano sugli animali né commissionano test a terzi) ha perso una buona opportunità per rinforzare un messaggio, quello di naturalità e purezza del mare e dei propri prodotti– semmai fosse stato questo -. Invece ha condannato migliaia e migliaia di innocenti animali alla prigionia.”

Fonte: www.promiseland.it

 

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