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Gli animali, la tradizione e la religione: una storia di sfruttamento e morte.

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In una chiesa di Tarvisio (Udine) a fine ottobre è stato esposto un Cervo morto per festeggiare il patrono dei cacciatori. È stata celebrata addirittura una messa in onore di Sant’Uberto, considerato il santo protettore dei cacciatori, durante la quale quindi è stato portato in chiesa ed adagiato vicino all’altare.

Non c’è molto da aggiungere sul cattivo gusto di questa iniziativa. Non è proprio il caso di festeggiare chi uccide per divertimento delle vittime indifese.

Eppure questo triste episodio è accaduto veramente, questa strana storia è veritiera e purtroppo molto usuale all’interno della nostra società. Accade di frequente specie durante le festività, che Animali vari vengono tragicamente utilizzati per celebrare ricorrenze spesso e volentieri religiose, come gli agnelli a Pasqua. 

Questo non solo in Italia ma in tutto il mondo. Sembra strano quindi accusare solamente determinate popolazioni adite a particolari usanze, quali per esempio i musulmani con la loro macellazione halal o i cinesi con  il festival della carne di Cane.

Non che queste ultime pratiche siano ammissibili, ma sembra ipocrita ed anche abbastanza generico accusare gli altri quando in casa propria si commettono eguali delitti.

Come poter concepire dunque una consapevolezza sincera e veritiera se si commettono simili aberrazioni?

Come poter considerare benefica la glorificazione di un entità astratta (un santo per esempio) a discapito di un essere vivente?

Ma soprattutto: come poter accettare la professione dei cacciatori che uccidono puntualmente Animali solo per puro divertimento e svago?

È assurdo che in questa epoca storica così tecnologicamente avanzata si pratichi la cacciagione a scopo sportivo, sempre che di specialità ludica si possa parlare. Senza considerare i danni a cose e persone che tale specialità commette ogni anno, in territori spesso totalmente naturali e puliti dalla civiltà moderna e che quindi vengono contaminati da piombo e resti di cartucce.

Ma in questo specifico contesto si vuole approfondire la relazione tra esseri Umani ed Animali in rapporto ad un credo religioso piuttosto incoerente con il resto del creato. Nessuno vuole offendere o criticare il sentimento di fede verso un determinato dio o santo o specifico personaggio.

I credenti hanno tutto il diritto di manifestare la propria fedeltà e devozione. Ma perché farlo a discapito di un Animale? Perché sacrificare un essere indifeso senza nessuna spiegazione attendibile? Perché celebrare una macabra messinscena in un luogo pubblico frequentato anche da bambini ed adolescenti in fase di apprendimento? Cosa dovrebbero concepire le nuove generazioni osservando una tragica scena? Che è giusto ed utile sparare agli Animali?

Viene spontaneo chiedersi se tutto ciò possa produrre una mistificazione tale da indurre le persone ad essere assuefatte della morte, accettandola come sacrificio ad uso e consumo quotidiano.

Non è un mistero che casi simili siano già avvenuti nella storia Umana, e non è facilmente auspicabile che queste opere non accadano più. Questo perché il potere delle istituzioni religiose ha ben poco da spartire con il reale benessere delle comunità. Non si spiegherebbe perché con tante risorse a disposizione ben poco viene fatto per accrescere ed incentivare un buon senso civico. E sicuramente non lo si fa in questo modo.

Il Cervo morto in chiesa a Tarvisio non è un caso isolato…purtroppo.

Altre cavie sono in procinto di essere portate all’altare del prossimo santuario.

Come le povere Colombelle rinchiuse in una cattedrale chiesa nei pressi di Assisi, forse a ricordo delle gesta di San Francesco scomparso centinaia di anni fa. Chissà quante di loro si sono succedute negli anni passati, e chissà quante ancora negli anni a venire.

Dobbiamo rifiutare tutto ciò, allontanarlo ed estirparlo dalla nostra cultura. Solo così potremmo auspicare ad un nuovo progresso morale.

Roberto Contestabile

Fonte: www.promiseland.it

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2 Commenti per “Gli animali, la tradizione e la religione: una storia di sfruttamento e morte.”

  1. Julia

    Non credo si possa fare paragone con il festival della carne di cane e dire che è uguale alla caccia. I cani, nelle zone in cui vengono praticati questo tipo di festival(Cina, Corea del Sud, alcune zone di Cambogia, Vietnam ecc…), vengono torturati prima della loro uccisione per incenerire la carne (gli vengono tagliate le zampe, vengono bastonate mentre appesi per collo, vengono gettati in aqua bollente vivi per spellarli meglio e così via). Non conosco nessun cacciatore, non approvo la caccia nell’epoca moderna. Ma non posso metterla sulla stessa bilancia con la tortura.

  2. Roberto Contestabile

    Cara Julia, sei sicura di quello che dici?
    E come la mettiamo con i richiami vivi? Non è tortura questa?

    Queste le parole della Lipu: “Immagina di essere catturato, imprigionato, torturato, reso schiavo per il resto della vita e costretto ad attirare involontariamente i tuoi simili, perché siano uccisi. È quello che accade ogni anno a migliaia di piccoli uccelli migratori trasformati in richiami vivi. L’utilizzo degli uccelli come richiami è una pratica particolarmente crudele legata alla caccia. Colpisce ogni anno migliaia di piccoli uccelli migratori come allodole, cesene, merli, tordi, colombacci e pavoncelle. Gli uccelli utilizzati come richiami vivi sono catturati, rinchiusi in piccole gabbie e sottoposti per tutta la vita a una detenzione durissima. Questo segna la fine della loro libertà e l’inizio di un’esistenza di sofferenze. Sono tenuti forzatamente al buio in modo che perdano la percezione del tempo e cantino fuori stagione. Il loro canto splendido diventa strumento di morte. Vengono infatti utilizzati dai cacciatori, in autunno e in inverno, come esche sonore per attirare altri uccelli selvatici, da abbattere a fucilate.”

    Per favore non confondiamo la tragicità di certe misure da abolire assolutamente.

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