La triste vicenda della morte ridicolizzata va in onda sui social.

La desensibilizzazione verso la morte animale e le sue conseguenze nella società. Oltre al danno pure la beffa: due lavoratrici di macelleria mettono in scena una penosa parodia insieme ad un Agnello già morto. La riflessione a cura di Roberto Contestabile. 

In occasione delle feste natalizie un macabro episodio ha colpito l’opinione pubblica attraverso il web e i suoi canali preferiti. Ebbene sì, l’ennesimo caso di violenza gratuita verso un Animale ha preso posto sulle principali testate mediatiche, sui profili Facebook e nei vari forum. Ormai pare essere diventata un’abitudine utilizzare poveri Animali per fare scherno e giochi infantili. Accade per il povero Cane Angelo torturato ed ucciso da quattro ragazzi a Sangineto ma molti sono gli episodi di crudeltà gratuita in cui si commettono atroci violenze verso esseri viventi indifesi.
In questo caso specifico parliamo di un Agnello e di un Maiale, almeno questo si vede dalle immagini diffuse in rete che non vogliamo riproporre proprio perché sono state fin troppo divulgate. Infatti analizzando bene la questione dai toni così accesi non è proprio il caso di continuare nella jungla mediatica. Sì perché di questo brutto caso si è parlato molto in questi giorni di festa, e molte sono state le accuse e le calunnie rivolte alle due donne. Due operaie della grande distribuzione alimentare, appartenenti ad una famosa insegna internazionale, hanno peccato in giudizio e buon senso ridicolizzando due poveri Animali già vittime di un complesso e sofisticato apparato commerciale che riduce gli stessi ad articoli preziosi da vendere un tot. Al kg.
Che fine ha fatto il rispetto e la devozione verso un valore imprescindibile quale la sofferenza e il sacrificio di un martire? Concetti questi esclusivamente religiosi che non vogliamo affrontare neanche da atei?
Molte sono le posizioni a riguardo ed indubbiamente sbeffeggiare la morte non è mai un buon atteggiamento responsabile.
Come loro, purtroppo, tanti altri deridono la morte di migliaia e migliaia di Animali innocenti. Ci sono i cacciatori in prima linea che ogni anno generano vittime a dismisura tramite una pratica (da loro definita sportiva ed utile) assolutamente inutile e dannosa. Spesso addirittura sparano al loro stesso Cane o lo umiliano quando non esegue i loro ordini. Gli addetti dei circhi che riducono le bestie imprigionate a veri e proprio schiavi da svago e divertimento. Grandi e forti Felini o Pachidermi ridotti a tragiche comparse.
Per non parlare di tutti i proprietari di Cani e Gatti che fingendosi amanti degli Animali riducono i loro fedeli amici a quattro zampe in piccoli reclusi a comando servile.
Insomma la violenza sugli Animali è tragicamente quotidiana. Altro non è che una stretta correlazione con risvolti alquanto tragici, ovvero (e come dice Annamaria Manzoni) esiste un collegamento tra crimini contro gli Animali e crimini contro gli Umani.
Non sappiamo se è il caso delle due “carnefici” di Tivoli (per usare un termine consono alle attuali discussioni) ma ciò che è stato compiuto è un grave episodio di desensibilizzazione tragicamente perpetrato chissà quante volte in numerosi luoghi di lavoro ed anche domestici.
Tutto ciò, egualmente riprodotto, accade ripetutamente nei mattatoi o negli allevamenti intensivi ed anche nei laboratori di ricerca in cui addetti vari, e visibilmente somiglianti alle due commesse italiane, si fanno beffa delle loro vittime indirette, o giocano in maniera macabra ed impietosa con parti di esse. Come non menzionare sgradevoli e mostruosi episodi in cui alcuni studenti sghignazzano e si insultano a vicenda con le interiora di una povera cavia, o un emerito professore americano che durante la lezione fa il giocoliere con delle Rane prossime ad essere sezionate per l’occasione.
Sono numerosi gli episodi deplorevoli e sicuramente condannabili, facenti parte di un sistema altamente mercificante che riduce gli Animali a piccoli ed insignificanti oggetti “da o per” qualcosa.
Quindi la domanda nasce spontanea: perché scandalizzarsi e creare tanto clamore visto e considerato che ciò accade giornalmente in tutte le salse ed in svariati luoghi? È opportuno fare qualcosa per regolamentare le procedure aziendali affinché obblighino i loro dipendenti a non comportarsi in questo modo? È utile punire le due operaie per testimoniare la morale largamente diffusa ma piuttosto ipocrita? Tutto ciò avrà un senso etico per liberare gli Animali da reddito quali Agnelli, Maiali, Mucche, Conigli, Galline, Tacchini da profonde schiavitù?
Se ci scandalizziamo per un Agnello tristemente “inciucciato” come un bambino…il problema di fondo è da ricercare all’interno della nostra psiche che lavora a scompartimenti stagni e considera scioccante a prescindere da determinate circostanze (dicasi dissonanza cognitiva). Il classico esempio ci viene come al solito dalle tradizioni ricorrenti, ovvero la classica immagine di un Maiale sul banchetto di una sagra o fiera del sapore nostrano: la porchetta di Ariccia.
In ultima analisi è curioso assistere ancora una volta alla gogna mediatica che come al solito decide di scatenare la caccia al mostro, producendo migliaia e migliaia di messaggi terribili ed indicibili. Parole forti rivolte alle due donne colpevoli di questo gesto vergognoso. Minacce di morte, accuse personali, ed anche una petizione on line che chiede il licenziamento immediato.
È doveroso riflettere profondamente su questa condotta che non fa assolutamente bene al veganismo e ai suoi seguaci. I fondamentalismi non costituiscono un’abile mossa con cui combattere il carnismo e i suoi affiliati.
In casi come questo un approccio mite non sempre è facile da istituire ma utilizzare la stessa violenza (pur vocale e non fisica) con cui si maltrattano miliardi di Animali non è per niente un idonea direzione morale.
Roberto Contestabile
Fonte: www.promiseland.it

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