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Il fronte animalista colpisce ancora: disarmati i cacciatori ferraresi, duro colpo alla sede di Lagosanto.

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L’insurrezione intesa come liberazione animale, il caso di Lagosanto, di  Green Hill ed altri eventi noti. Quali riflessioni? L’approfondimento di Roberto Contestabile.

 

 

La frustrazione nei confronti del carnismo ha raggiunto aspetti ormai insostenibili, e questo lo dimostrano i commenti spregevoli sempre più presenti sui social e forum vari. Non che sia difficile esprimere i propri dissensi nei confronti di un sistema mercificante che riduce le vite a semplici oggetti sfruttabili a convenienza. Non che sia complicato aizzare odio ed intolleranza verso un apparato commerciale che regge i suoi fatturati sullo sfruttamento animale. Ma le posizioni schierate a favore di una possibile diminuzione del genocidio in atto sono spesso e volentieri assolutamente controproducenti.

Un esempio tra tutti: nella notte di capodanno (si presume) che alcuni esponenti del movimento di liberazione animale denominato A.L.F. siano entrati dentro una sede privata di cacciatori nel ferrarese in località Lagosanto distruggendo buona parte dell’arredamento esistente ed apponendo scritte autografate su muri e porte. Secondo gli accertamenti dei proprietari e delle forze dell’ordine i danni sarebbero quantificati in circa 25.000 euro, oltre all’immagine deturpata di un attività ritenuta lecita dalla costituzione italiana.

Ora, giudizi personali a parte, la riflessione è d’obbligo: giusto o sbagliato? Hanno fatto bene a distruggere tutto? Violare la legge può essere utile a salvare gli Animali? Andare contro lo Stato, che utilizza in ogni caso metodi e scelte prettamente speciste, rappresenta un buon metodo di lotta?

Il più famoso caso di liberazione animale è riconducibile al 2012 quando il 28 aprile di quell’anno alcuni attivisti violarono i cancelli del laboratorio Marshall Bioresources di Montichiari in provincia di Brescia prelevando forzatamente decine di teneri Beagle, affidati successivamente a strutture autorizzate alla tutela animale.

Il caso Green Hill è tanto famoso quanto tragico! Migliaia di splendidi Cani usati per anni come cavie per i più terribili esperimenti, test micidiali utili a testare prodotti commerciali di ogni tipo: dai pesticidi industriali ai detersivi domestici, dalle sigarette ai farmaci. Cani considerati “amici fedeli” dell’essere Umano ma ripetutamente sfruttati per l’occasione. Dopo anni di proteste e lotte animaliste si è giunti finalmente ad una svolta epocale, e oserei dire culturale, liberando 2639 Animali tristemente imprigionati e maltrattati. Successivamente all’irruzione il centro fu messo sotto sequestro ed indagati il direttore Roberto Bravi, il veterinario Renzo Graziosi ed altri dipendenti della struttura. Tutti processati e condannati in cassazione ad 1 anno e 6 mesi di reclusione per i reati sopra esposti. Per i dodici animalisti invece è in corso l’appello per discutere le violazioni del codice penale quali furto e resistenza al pubblico ufficiale.

Il caso Green Hill ha ben spiegato come a volte l’attacco fisico a determinate attività di sfruttamento animale è lecito e permesso per il raggiungimento di un progresso morale che possa dare vita a speranze ed aspettative per esseri viventi reclusi e seviziati. La violazione di proprietà ha un senso logico ed etico laddove promuove il principio di libertà assoluta degno di ogni individuo. E gli Animali, tramite specifiche e mirate sommosse popolari, devono in futuro prossimo acquisire questo diritto che oggi spetta solo ed esclusivamente agli Umani.

Sfondare dunque proprietà private a dispetto di norme e regolamenti serve a diffondere moralismi essenziali? Il caso Green Hill ha fatto scuola e nessuno in futuro potrà opporsi a ciò che è stato modificato da parte di quei dodici coraggiosi “liberazionisti”. Una frattura consistente all’interno dello specismo istituzionale che ha dovuto ammettere le colpe a carico di poteri forti e presuntuosi.

Ma detto questo non c’è dubbio che l’attivismo “estremo” (quello violento) dispone di risvolti molto contraddittori, e non si può escludere l’apertura di un dibattito profondo.
Ciò che rappresenta il fronte di liberazione animale A.L.F. è ben spiegato sul sito ufficiale accessibile a tutti. Ma anche senza conoscere i loro ideali di lotta chiunque può facilmente intuire quale sia la direzione di tale movimento. Pare infatti che la mobilitazione diretta verso i simboli dello sfruttamento attuale (circhi, zoo, acquari, mattatoi, allevamenti intensivi, ecc.) sia spesso una dirompente azione distruttiva utile ad annientare ogni presenza fisica sotto forma di immobili ed attrezzature varie.

Non c’è un atto criminale delittuoso verso i legittimi proprietari, bensì una dimostrazione di rifiuto concreto verso tali strutture. Una specie di anarchia totale e, laddove possibile, utile ad evacuare i prigionieri in essi contenuti. Può accadere infatti che gli Animali detenuti vengano liberati, ma senza responsabilità alcuna di come e dove debbano sopravvivere. Sono famose le incursioni perpetrate verso capannoni contenenti Visoni “da pelliccia” che scampano così a morte certa, ma senza nessuna speranza di poter evitare altre disgrazie all’interno di un habitat a loro sconosciuto. Parliamo di specie non autoctone e quindi spesso non appartenenti a zone circoscritte nei luoghi d’allevamento. Meglio questo destino che morire in ogni caso per mano Umana?

Ognuno esprima le proprie opinioni ma da un punto di vista antispecista, facente parte di una pratica etica e consapevole, non si può sperare che lo sfruttamento animale possa cessare di colpo o a breve termine adoperandosi tramite azioni di “lotta armata”. La violenza genera violenza, e non sempre aiuta l’empatia e la solidarietà verso i più deboli. Qui non si tratta di favorire il buonismo o il perbenismo. Non è una questione demagogica, né tanto meno una ricerca ipocrita verso filosofie poco attuabili.

Personalmente ritengo che le sommosse popolari sia utili solo laddove ci sia una necessità incombente utile a risolvere situazioni insostenibili e non risolvibili con il dialogo ed il confronto costruttivo.
Una volta esaurite tutte le risorse detenibili allora sarà cura e d’obbligo alzare il tiro verso il potere deterrente che sperpera, sfrutta ed uccide. Questo per far sì che ogni Animale imprigionato possa finalmente assaporare aria di libertà ed indipendenza.

All’interno di Green Hill morirono 6023 Beagle! Non si può pensare che tali vittime siano state consapevoli della loro tragica fine!

I responsabili invece sì!

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3 Commenti per “Il fronte animalista colpisce ancora: disarmati i cacciatori ferraresi, duro colpo alla sede di Lagosanto.”

  1. Sauro Martella
    Sauro Martella

    TUtte azioni giuste è doverose perché la liberazione animale va perseguita con tenacia. Certo che se le organizzazioni esistenti mettessero da Orte litigi e personalismi, i risultati ottenuti verrebbero moltiplicati

  2. Roberto Contestabile

    Infatti è così Sauro, purtroppo troppi egocentrismi rendono difficile il lavoro di divulgazione e collaborazione. Specialmente sui social i problemi non mancano anche da parte di chi, pur inserito in un contesto comune, preferisce far polemica gratuita e sterile. Non è produttivo e non rispettoso per nessuno sentirsi accusati senza cognizione di causa. Il confronto, anche se acceso, deve essere costruttivo…altrimenti non andiamo da nessuna parte e gli Animali continueranno a soffrire per colpa dei nostri stupidi screzi.

  3. Gina

    La lotta contro Green Hill e’ stata vinta perche’ c’erano tutti i presupposti per poterla vincere
    .Bisognava solo attivarsi x ” UNIRE LE FORZE E CONVERTIRLE IN IMMEDIATI AIUTI E AZIONI”.Non si vince mai,o quasi mai dai soli !!!
    .Quindi sono daccordo con voi..

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