CARNE SINTETICA: Intervista a Fabio Messana di VeganDelicious

In queste ore, successivamente alla pubblicazione del “Rapporto 2018” dell’Osservatorio VEGANOK che ha dedicato un ampio spazio alla tematica della carne prodotta in laboratorio, si è fatto un gran parlare su questo delicato argomento, sia per quanto riguarda l’aspetto dell’impatto ambientale, sia per gli aspetti etici tutt’altro che secondari.

Abbiamo voluto incontrare Fabio Messana, cofondatore del marchio VeganDelicious che probabilmente più di ogni altro in Italia ha prodotto e messo in commercio alternative reali e credibili agli insaccati ed ai formaggi freschi e stagionati.

Fabio, avrai letto il Rapporto di Osservatorio VEGANOK 2018 sui trend di consumo che caratterizzeranno questo nuovo anno nel mondo vegan. È stata data molta attenzione agli investimenti che si stanno facendo per la ricerca legata alla produzione di carne in laboratorio, cosa ne pensi?

Beh, innanzitutto da quel che ho potuto vedere, c’è un interesse confermato per le alternative alla carne e questo è positivo sia dal punto di vista della salute che relativamente alla diminuzione della sofferenza che infliggiamo agli animali senza motivo e senza neanche soffermarci troppo a valutare se ne abbiamo il diritto. D’altronde è un trend che anche noi in VeganDelicous abbiamo verificato con la nostra, seppur piccola, produzione.

Il rapporto parla di investimenti davvero straordinari da parte di investitori dello spessore di Bill Gates, Leonardo di Caprio ed altri nomi non meno altisonanti. Ma davvero il mercato è in grado di dare risposta economica a investimenti di queste grandezze?

Come VeganDelicious non abbiamo ovviamente una visione a livello planetario del fenomeno, se non apprendendo quello che leggiamo sui giornali. La nostra conoscenza è decisamente approfondita e radicata per quanto riguarda il panorama italiano, dove però non vedo tutta questa corsa agli investimenti. Anzi, nonostante una richiesta di prodotti alternativi alla carne e ai derivati del latte e nonostante questa richiesta sia fortemente legata alla ricerca di prodotti di qualità (come è giusto che sia in un Paese come il nostro dove la cultura alimentare si basa su uno standard qualitativo indiscutibile rispetto agli altri Paesi), intorno a noi vediamo prevalere principalmente prodotti industriali di bassa qualità destinati alla grande distribuzione dove la quantità è primaria rispetto alla qualità degli ingredienti.

Eppure nel mondo vegan ci sembra che la presenza di prodotti biologici sia un elemento determinante.

Sì certo, la maggioranza dei prodotti dichiarati per vegani sono solitamente biologici, ma basta leggere gli ingredienti di questi prodotti per rendersi conto che al di la della certificazione biologica, ci si trova davanti a prodotti assolutamente industriali che niente hanno a che fare con prodotti di reale qualità, sia per la scelta degli ingredienti, sia per le caratteristiche organolettiche. Noi come VeganDelicious abbiamo scelto di dimostrare che una produzione vegan di alta qualità, nel rispetto della tradizione Mediterranea è possibile ed auspicabile ma le difficoltà nel percorrere questa strada virtuosa sono enormi e nonostante i buoni risultati ottenuti, a volte è scoraggiante vedere come anche molti vegani o persone attente alla qualità si trovino poi a comprare delle sottilette vegetali chimiche al supermercato perché lo stesso supermercato sceglie di non proporre alternative vegan di reale qualità.

Ci sembra che sugli scaffali dei supermercati da un po’ di tempo siano però arrivati anche gli affettati vegani in più proposte, non è questo un buon segno?

È certamente un buon segno, ma resta limitato all’offerta di prodotti che hanno una lista ingredienti che qualunque buon nutrizionista sconsiglierebbe e che basano la possibilità tecnica di mantenere la fetta elastica semplicemente riempendo questi prodotti di glutine. Mi domando, dove sta tutta questa ricerca del naturale se per assemblare un prodotto in maniera artefatta si deve creare un concentrato di glutine e se per dare sapore si usano aromi chimici? Noi da tempo abbiamo sviluppato degli insaccati realmente stagionati in camera di stagionatura andando a ricercare nella tradizione italiana la lavorazione del prodotto e proponiamo solo prodotti completamente senza glutine e privi di aromi artificiali. Gli unici aromi che entrano nei nostri laboratori sono quelli che troviamo naturalmente nei nostri orti come salvia, rosmarino e tutto ciò che rispecchia i valori della tradizione mediterranea. Tutti i nostri prodotti sono vegani, biologici e senza glutine, senza nessuna eccezione.

Ma per quanto riguarda i formaggi? Anche in questo caso, ultimamente abbiamo visto le proposte della grande distribuzione aumentare ed anche il numero dei marchi proposti.

È vero, l’aumento c’è e fino a pochi anni fa sarebbe stato impensabile solo immaginarlo. Da vegano non posso che vedere positivamente tutta questa attenzione e questa presenza di formaggi vegetali nei supermercati. Ancora una volta però, noto che si tratta (tranne rare eccezioni) di prodotti esclusivamente industriali, di qualità relativamente bassa e che ottengono i risultati di texture grazie all’aggiunta di ingredienti che francamente preferiremmo evitare di includere nella nostra alimentazione. Noi produciamo per scelta solo poche varietà di formaggi da affettare, da sciogliere al naturale o affumicati naturalmente (non con aromi chimici) e un particolare stagionato davvero molto simile nell’aspetto e nel sapore a un formaggio di fossa. Li produciamo anche senza soia per rispettare le esigenze della clientela femminile molto attenta a questo aspetto. Sarebbe bello se la grande distribuzione si impegnasse maggiormente nel proporre alla propria clientela anche prodotti vegetali di alta gamma visto che già lo fa per i prodotti non vegan ottenendo un ottimo successo.


Tutto chiaro. Tornando all’argomento della carne prodotta in laboratorio, qual è la posizione di Vegandelicious?

Innanzitutto c’è una posizione di tipo etico (qui in VeganDelicious siamo tutti vegani e la nostra scelta etica ci impone certe riflessioni), in quanto da quello che sappiamo, anche se le informazioni al riguardo sono ancora frammentarie e prive di dati certi, anche per la produzione di carne in laboratorio, sarà necessario allevare animali per la produzione delle cellule da coltura. Sarà fatto ragionevolmente in misura molto minore numericamente e la diminuzione degli animali sfruttati va comunque inquadrata nell’ottica di una “riduzione del danno”; la diffusione della carne coltivata spazzerebbe via gli allevamenti e l’agrobusiness, antibiotico resistenza, inquinamento, spreco di risorse. Rappresenta il primo passo necessario verso una transizione. Resta però il fatto che certamente non può essere definito “vegan” un prodotto che prevede la detenzione, lo sfruttamento e alla fine l’uccisione di altri esseri viventi e senzienti, quindi nessun vegano si avvicinerà mai a prodotti del genere (ovviamente).

Eppure gli investimenti, come abbiamo letto sono enormi, quindi evidentemente ci sono aspettative altrettanto grandi.

Immagino che gli investimenti enormi siano giustificati dalla eventuale diffusione mondiale di prodotti del genere e probabilmente siano giustificati dal prezzo di produzione che in futuro sarà più basso di quello dell’equivalente allevato tradizionalmente, ma nonostante questo resto dubbioso, perché tutto sommato senza spendere tutta questa quantità di denaro in ricerche fantascientifiche, le alternative già esistono e noi lo dimostriamo tutti i giorni con la nostra produzione di alternative alla carne e ai derivati del latte, utilizzando ingredienti vegetali, che fanno bene alla salute, che non sfruttano e danneggiano irrimediabilmente i terreni dove avvengono le coltivazioni biologiche e che nell’intero ciclo produttivo non arrecano danno alla vita e ai diritti di nessun essere vivente e senziente. Probabilmente investendo migliaia di volte di meno nella nostra direzione, si otterrebbero risultati migliaia di volte superiori. Forse qualcuno dovrebbe farlo capire a chi sta immettendo tutto questo denaro in quella direzione.

Auguriamoci allora che tutti questi investitori lungimiranti vengano a bussare alle porte di piccole realtà come la vostra

Può sembrare una battuta, ma se arrivassero qui investitori a verificare quello che siamo in grado di produrre, resterebbero meravigliati nel vedere e nell’assaggiare i nostri prodotti e probabilmente facendo due calcoli, si renderebbero conto che investire in piccole realtà che hanno già sviluppato e messo in commercio formule e procedimenti innovativi, sarebbe molto più produttivo che investire su progetti che vanno di moda ma che chissà in che tempi riusciranno concretamente ad essere produttivi.

Insomma, le realtà italiane, anche quelle di piccole dimensioni, possono essere una guida anche in questo settore così tecnologicamente innovativo?

Non sarebbe una novità. L’ingegno italiano storicamente ha sempre dimostrato di saper tener botta di fronte alla più grandi capacità economiche. Certo che un aiuto da parte di investitori intelligenti e lungimiranti, sarebbe auspicabile e permetterebbe di rendere giustizia a chi come noi e molti altri imprenditori etici italiani, ha tanto da dare in termini di innovazione e capacità.

Possiamo allora dire che le porte di realtà vegan come la vostra tipicamente composte da persone mosse da motivazioni etiche vegan, sono aperte anche ad investitori tradizionali?

Nessun problema ad ammetterlo, sappiamo bene che la maggior parte dei nostri prodotti al 100% vegani sono acquistati da consumatori non vegan (sono i numeri del mercato e non è un segreto per nessuno). Con lo stesso principio non vedo perché non dovremmo accettare di buon grado partnership economiche da parte di chi non è vegan, ma garantisce di mantenere il rispetto delle scelte etiche aziendali che per noi è imprescindibile. Siamo imprenditori giovani e assolutamente ben disposti a valutare qualsiasi proposta che serva a diffondere maggiormente i nostri prodotti innovativi sul territorio italiano ed europeo.

Grazie Fabio del tempo che ci hai dedicato.

Puoi scoprire di più su VeganDelicious visitando il sito www.vegandelicious.it

Scarica il rapporto 2018 dell’Osservatorio VEGANOK visitando il sito: www.osservatorioveganok.com

Fonte: www.promiseland.it

  1. Roberto Contestabile 19 gennaio 2018, 9:51 pm

    Sono daccordo con Fabio riguardo i prodotti alimentari della gdo. E’ vero che sugli scaffali e nei banchi frigo troviamo sempre più alternative vegetali, ma spesso sono di bassa qualità e tipicamente industriali. Molti addirittura provengono da famosi brand della carne che hanno visto in questo nuovo trend un’opportunità di guadagno.
    Il consumo veg è in crescita ma è doveroso porre molta attenzione, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto etico.

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