Abbigliamento ed etica: vesti la moda o vesti la morte?

Mentre Gucci annuncia che la nuova collezione 2018 escluderà totalmente la pelliccia, Moncler azienda che usa piume d’oca per i suoi capi di abbigliamento, inaugura a Milano, tra le proteste degli attivisti,  il suo più grande store al mondo.

 

Anche Gucci, ha deciso di smettere di produrre pellicce o abiti con accessori di pelliccia aderendo alla “Fur Free Alliance”, un’organizzazione che ha lo scopo di fermare lo sfruttamento e l’uccisione degli animali per utilizzarne la pelliccia nel settore dell’abbigliamento.

Carla Rocchi, presidente nazionale di Enpa  – Ente Nazionale Protezione Animali aveva scritto a fine agosto al presidente della maison Marco Bizzarri, proprio per chiedere di mettere fine all’uso delle pellicce, sollevando il problema degli allevamenti di volpi artiche in Finlandia e segnalando l’esigenza di un cambiamento culturale e produttivo.

Rocchi ha commentato così la notizia: “Desidero esprimere al presidente di Gucci la nostra gratitudine per avere finalmente abbracciato la moda cruelty free.  Il successo della moda fur free, confermato dal crescente numero di aziende che stanno abbandonando l’uso di pelli e pellicce, dimostra come etica e business non siano necessariamente in contraddizione e come anzi la prima possa fare da volano per il secondo. Con il rispetto degli animali non ci rimette nessuno, perché vincono tutti”.

È proprio vero. Una moda etica che rispetti la vita e l’ambiente è possibile ed è necessaria.

Ad oggi non solo ci sono materiali sintetici in grado di sostituire perfettamente i derivati animali ma la ricerca sta andando anche oltre.

La nuova frontiera è quella di utilizzare prodotti bio-based, provenienti cioè da da fonti vegetali rinnovabili come alternativa ai materiali di origine fossile.

Insieme a nuovi prodotti che recuperano antiche filiere come quelli a base di canapa, ecco che arriva il tessuto ricavato dagli scarti della vinificazione o la finta “pelle” fatta con i funghi o ancora tessuti creati con gli scarti della frutta e della verdura come ad esempio, nella fattispecie, ananas o albicocche: bellissimi e sostenibili!

E allora come mai accanto a queste nuove opportunità legate ad un business più etico, ci sono ancora così tante realtà che non tengono conto delle possibilità di progresso sostenibile?

Il mercato in effetti si sta dimostrando sensibile alla tematica e chiede prodotti etici, rispettosi della vita: gli ultimi dati Eurispes confermano che ben l’86% degli Italiani è contrario all’uso di pellicce: un numero non da poco!

Esistono realtà che sembrano non considerare il cambiamento della domanda di mercato: Moncler ad esempio ha inaugurato il 19 Ottobre 2017  a Milano il suo Flagship store più grande al mondo anticipando la sua collezione invernale con imbottiture in piumino d’oca.

Animalisti del movimento Iene Vegane avevano denunciato la sofferenza animale dietro a questo mercato.

Ricordiamo lo scandalo denunciato dal programma Report nel 2014 con un servizio “Siamo tutti oche” sulle piume che il brand acquistava a poco prezzo da fornitori ungheresi che sottoponevano le oche a maltrattamenti e spiumaggi cruenti e crudeli.

Le oche infatti subiscono gravi violenze per la spiumatura in vivo o vengono preventivamente uccise.
Quali soluzioni?

Ci sono due cose che possiamo fare subito: divulgare e scegliere consapevolmente.
Dobbiamo essere consapevoli di cosa acquistiamo e in qualità di consumatori, scegliere prodotti che rispettano la vita e l’ambiente.

Siamo noi consumatori gli attori principali del mercato: dobbiamo esigere prodotti che rispettano gli esseri viventi.

Fonte: www.promiseland.it

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