UE: quando trasparenza fa rima con "senza"

In data 21 febbraio 2018 la Commissione per gli Affari Economici e Monetari del Parlamento Europeo ha approvato un emendamento proposto dagli europarlamentari italiani Fulvio Martusciello e Alberto Cirio che impone alle aziende alimentari di comunicare in pubblicità o in etichetta esclusivamente sostanze e ingredienti presenti nell’alimento, vietando di conseguenza di indicare l’assenza di ingredienti e sostanze non presenti, a meno che la loro segnalazione non sia correlata a malattie congenite.

Se l’iter parlamentare di questo emendamento dovesse arrivare a termine, la Commissione dovrebbe, ad esempio, vietare l’uso di una serie piuttosto ampia di claim relativi all’assenza di ingredienti sgraditi ai consumatori quali “senza conservanti”, “senza coloranti”, “senza olio di palma”, “senza grassi idrogenati”, “senza ogm”.

Di seguito il testo dell’emendamento proposto dagli on.li Fulvio Martusciello e Alberto Cirio: “32 bis. chiede alla Commissione, a tutela dei consumatori onde evitare pubblicità ingannevoli o suggestive, che vi sia l’obbligo per le aziende che pubblicizzano prodotti alimentari di dichiarare o elencare solo le caratteristiche degli ingredienti effettivamente presenti nel prodotto, vietando di conseguenza di pubblicizzare ingredienti non presenti all’interno del prodotto, a meno che la presenza o l’assenza di determinati ingredienti non sia correlata a malattie congenite”.

Suggestivo e ingannevole è, a ben vedere, l’emendamento stesso, poiché lungi dal tutelare i consumatori, rischia di penalizzare la trasparenza delle informazioni sugli alimenti.

I dati di mercato riferiti al giugno 2017 parlano chiaro: il volume di vendite è stato pari a 6,5 miliardi di euro* (+3,1 rispetto all’anno precedente) e cresce il numero degli italiani che scelgono i prodotti “free from” perché vogliono escludere dal proprio carrello e dal proprio piatto specifiche sostanze indesiderate.

Tornando all’emendamento sul “free from” vale la pena ricordare che si tratta di indicazioni legittime che in alcuni casi sono l’unico mezzo a disposizione del consumatore per escludere con certezza la presenza di determinate sostanze dall’alimento, per le quali non è sufficiente neanche un’attenta lettura della lista degli ingredienti. È il caso di “ingredienti nascosti”, come gli enzimi OGM piuttosto che i mono e digliceridi degli acidi grassi ricavati da palma o da grassi animali. Ed è anche il caso in cui il c.d., principio del carry over, permette di nascondere additivi ed enzimi, la cui presenza in un determinato alimento è dovuta unicamente al fatto che erano contenuti in uno o più ingredienti costituitivi dello stesso.

È opportuno inoltre ricordare che l’uso delle informazioni “free from” è già disciplinato dal reg 1169/2011, che espressamente le contempla. Nel rispetto di alcune basilari regole, di cui l’amico Dario Dongo magistralmente ha riportato
l’ABC www.greatitalianfoodtrade.it/free-from-in-etichetta-labc.

Commentando altresì l’improvvida iniziativa dei due politici italiani, al cui operato è dedicato un piccolo “Mistero Buffo”
www.greatitalianfoodtrade.it/senza-olio-di-palma-mistero-buffo-a-strasburgo.

Il controllo sulla correttezza, sulla veridicità e sulla lealtà di queste pratiche di informazione viene effettuato, il loro utilizzo deve essere chiaro, preciso e veritiero, l’abuso deve essere sanzionato, senza pietà. Ma vietare tali informazioni nuoce alla trasparenza e, non da ultimo, penalizza il mercato, danneggiando una moltitudine di aziende virtuose che, per soddisfare i bisogni dei consumatori, hanno modificato le proprie ricette per offrire prodotti senza olio di Palma, senza conservanti, senza ogm lungo l’intera filiera zootecnica e alimentare.

Una triste riflessione. Purtroppo è evidente da una norma di questo tipo porterebbe vantaggi solo ad alcune multinazionali che, incuranti delle richieste dei consumatori, vogliono far passare la trasparenza per ingannevolezza.
L’obiettivo? Inequivocabile: recuperare il mercato che è stato loro sottratto dagli alimenti “free from”.

A cura della Dott.ssa Paola Cane direttrice dell’Osservatorio VEGANOK di seguito intervistata da Francesca Ricci direttrice di VEGANOK TGnews.
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Autore: Paola Cane direttrice dell’Osservatorio VEGANOK  www.osservatorioveganok.com
Fonte: promiseland.it
Info: [email protected]

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