La caccia non ha ragioni né giustificazioni.

Torniamo a parlare di caccia, cacciatori e bracconieri. Sì perché questa triade infallibile, e a tratti intoccabile, recentemente ha dato il meglio di sé in rete enunciando giustificazioni alquanto grottesche su ciò che, secondo loro, è lecito e perseguibile. 

Nel precedente articolo (www.promiseland.it/2018/02/17/nature-show-a-foggia-la-fiera-delle-armi-da-fuoco/) raccontammo di come particolari eventi a carattere venatorio siano tristemente famosi per la loro astuzia e caparbietà nell’usare strategie utili a pubblicizzare le armi da fuoco. Strategie mirate e sofisticate. Le fiere della caccia sono un mezzo altamente furbo ed intelligente utilizzato ipocritamente per coinvolgere sempre più persone in questo culto dell’uccisione, oltre che a manifestare l’egocentrismo di questi personaggi. I cacciatori sono molto abili nel creare scuse idonee a giustificare la loro bramosia di potere. Questo perché è inequivocabile che lottare ad armi impari sia una prevaricazione enorme, senza ombra di dubbio.
Un Uomo che utilizza un fucile, o qualsiasi altra arma, contro un essere vivente indifeso non può definirsi diversamente da un codardo o vigliacco. Se avesse forza e coraggio affronterebbe la “bestia feroce” a mani nude. Ma in ogni caso anche se dovesse accadere realmente ciò non determinerebbe comunque una parzialità della situazione. Nell’attuale presente cacciare è immorale, insensato, inutile, dannoso, diseducativo, improponibile, scandaloso e drammaticamente lontano dal progresso Umano. Una Umanità che stenta a maturare legittimamente, proprio grazie ad azioni barbare e violente che purtroppo stentano a scomparire.
L’ignoranza e la mancanza di empatia sono dei segnali profondi che bisogna contrastare con ogni mezzo. L’informazione e la culturizzazione della società deve evolversi verso una maggiore consapevolezza della vita altrui, snobbando quindi ogni individuo che ipocritamente ignora le semplici basi del vivere civile. La pratica della caccia, ed ogni attività violenta, è rifiutata negativamente dalla maggior parte della popolazione che considera questa pratica una obsoleta usanza da eliminare per sempre.
Due terzi degli italiani non la vuole, e le principali associazioni animaliste ed ambientaliste confermano questa tesi. “Le opinioni degli italiani sulla caccia – dicono Enpa, Lav, Legambiente, Lipu e Wwf Italia – non lasciano spazio a dubbi: i contrari sono una maggioranza schiacciante e trasversale di cui i partiti e i gruppi politici dovrebbero prendere atto. Più della metà degli italiani dunque è contrario alla caccia, questa è una certezza condivisibile da molti.”
Nel lontano 2009 fu divulgato un sondaggio su un campione di 1.000 intervistati a cura dell’istituto Ipsos (scaricabile qui http://download.repubblica.it/pdf/2009/SondaggioCacciafebbraio2009_def21.pdf) al cui interno veniva enunciato dettagliatamente lo sdegno profondo verso queste pratiche d’uccisione. All’epoca il 69% degli intervistati era fortemente contrario, rispetto ad un 10% favorevole e un restante neutrale. In quel testo veniva anche documentato come in tanti desideravano maggiore tutela dell’ambiente e degli Animali, ed una partecipazione maggiore dello Stato a difendere i patrimoni naturali. In particolare le misure di sicurezza dovevano aumentare, ed un ulteriore importanza verso gli enti responsabili del controllo e denuncia. Quest’ultimo aspetto è molto essenziale perché testimoniava la credibilità che talune associazioni animaliste ed ambientaliste avevano nei confronti dell’opinione pubblica.
Purtroppo successivamente al 2009 non risultano altre statistiche di tale portata, e quindi ad oggi non è riscontrabile ufficialmente un andamento in positivo per determinare la salute consapevole degli italiani in termini di violenza sui generis. Si spera ovviamente che quel 69% sia aumentato, testimoniato anche dalla crescita esponenziale di vegani e vegetariani che per primi si battono per la difesa degli Animali indifesi. È pur vero che i cacciatori in Italia sembrano estinguersi, un po’ perché si sparano a vicenda, un po’ perché probabilmente le campagne abolizioniste funzionano a dovere.
Quello che manca è un vero e proprio aiuto dalle istituzioni che continuano a supportare indirettamente questa pratica ignobile, probabilmente nascondendo altre logiche di profitto legate al traffico delle armi da fuoco. Come dice la legge 157/92: “La fauna selvatica è considerata patrimonio indisponibile, per cui nessuno può disporne liberamente e la sua tutela è nell’interesse di tutti i cittadini, anche a livello sovranazionale.” In base alla legge costituzionale 18 ottobre 2001 n.3, che ha modificato l’articolo 117 della Costituzione italiana, la potestà legislativa in materia di caccia, non essendo espressamente riservata alla legislazione dello Stato, spetta alle regioni. Tuttavia poiché lo Stato si è riservato la potestà legislativa in tema di tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali, il potere delle regioni in materia venatoria è in parte limitato. La limitazione non esiste per le regioni a statuto speciale in quanto esse hanno la potestà legislativa in tema di ambiente e hanno propri Corpo Forestale e Polizia Provinciale. (Fonte Wikipedia).
Ad ogni modo nel 2006 (fonte Istat-Federcaccia) i cacciatori erano circa 760.000, con andamento in discesa rispetto al 1980 in cui erano quasi 2.000.000. Nel 2015 i numeri non cambiano e le licenze di caccia si attestano intorno a 770.000 circa (fonte Wikipedia).
I cacciatori sono una vera e propria categoria sociale a parte che andrebbe realmente studiata da esperti del settore psico-analitico. Infatti è molto interessante conoscere quali siano queste spropositate giustificazioni che “gli addetti ai lavori” propongono in varie salse. Alcuni definiscono gli animalisti dei “pseudo-accalappiaCani” che umanizzano quest’ultimi con pratiche modaiole ed innaturali, snaturando gli stessi e privandoli della loro indole. In sostanza dicono che è una barbarie ed una tortura. Premesso che non tutti gli animalisti sono uguali e non tutti i possessori di Animali d’affezione sono tali, quindi non è dato sapere in che modo questa pratica si traduca nel proprio vivere quotidiano, considerando che molte persone ad oggi sono impegnate attivamente per garantire un giusto avvenire a molti randagi purtroppo seviziati e maltrattati. I cacciatori stessi spesso e volentieri maltrattano ripetutamente i loro Cani “addestrati”, soprattutto quando non eseguono il loro dovere di segugio. Sono tristemente famosi casi d’impallinazione in cui poveri “compagni di caccia” vengono feriti mortalmente, senza considerare gli abbandoni o peggio le uccisioni degli stessi. Altro (quindi) che amore verso i propri Cani come se fossero figli. Già il senso di possesso è altamente sfavorevole, viste le circostanze.
Ma oltre a questo grave delitto più volte è stato detto che i cacciatori si considerano grandi persecutori delle tradizioni e conservatori della specie Animale, tutelando quindi la popolazione Umana dalle specie Animali a detta loro “pericolose”. Sarebbe interessante conoscere “quali e quanti” di questi grandi predatori naturali attacchi l’essere Umano, in che numero e modo specifico, visto e considerato che non esistono statistiche accertate che confermano tale ipotesi. Neanche lo Squalo, che è uno dei principali carnivori esistente, attacca l’Uomo in maniera diretta se non minacciato. In ogni caso nessun Animale colpisce a morte un Umano se non si sente in pericolo di vita.
Per ultimo, nonostante i loro paradossi siano numerosi, i sostenitori della caccia amano affermare che la stessa genera un indotto lavorativo enorme, sostenendo il mercato delle armi da fuoco che in Italia rappresenta l’eccellenza dell’industria moderna. Non c’è che dire…come presentazione non fa una piega. Soprattutto se consideriamo che ad oggi nel mondo esistono centinaia di conflitti armati. Nel 2015 erano circa 400, fonte www.cfr.org/global/global-conflict-tracker/p32137#!/?marker=26 Global Conflict Tacker, un sito specifico che fornisce mappe interattive e approfondimenti sui conflitti in corso. Ma per la maggior parte dell’opinione pubblica queste guerre semplicemente non esistono. Eppure le guerre vanno avanti anche se noi non le vediamo o non le conosciamo. E purtroppo non sappiamo neanche immaginarle. Questo perché i morti aumentano sempre più anche se non fanno rumore, anche se non li tocchiamo con mano, anche se non fanno parte del nostro vivere quotidiano…così occupati nelle nostre faccende.
Ogni volta che sentiamo qualcuno dire (guardando i profughi) “Tutti a casa!” o “Aiutiamoli a casa loro!”…cerchiamo di ricordarcelo! A casa loro, c’è la guerra…anche per colpa di eventi venatori che pubblicizzano il mercato delle armi da fuoco. Lo spettacolo della Natura è ben altra cosa rispetto alla doppietta.
Autore: Roberto Contestabile
Approfondimenti:
www.vittimedellacaccia.org
www.liberazioneanimale.org
www.change.org/p/regione-toscana-no-alla-caccia-stop-all-uccisione-di-animali-innocenti
www.lav.it/
Fonte:
www.promiseland.it

  1. Giusto,giusto, giustissimo! Sottoscrivo tutto! Ho un vicino di casa cacciatore con cui litigo almeno una volta a settimana. Tra l’altro tiene questi poveri cani in una gabbia chiusi, poverini. Io gli dico sempre “Se proprio vuoi cacciare, vai a mani nude o con arco e frecce come gli aborigeni australiani. Poi stai più fermo dopo che un cinghiale ti apre la pancia in due!!”. Le loro cartucce sono tre volte più grandi degli uccellini che uccidono! Facile fare i bulli con in mano un fucile!

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