Niente più pellicce in casa Versace

Donatella Versace elimina le pellicce dalla sua collezione. La grande stilista italiana, con il suo gesto, regala un’altra importante vittoria al mondo animale

 

“Oh bei mantelli di lontra ornati di castoro biondo!” e ancora “Nulla è più signorilmente voluttuoso che una pelliccia di lontra…”; quelle appena riportate sono affermazioni estasiate di Gabriele d’Annunzio, tratte da un suo articolo giornalistico apparso su “La Tribuna” nel lontano 1884: lo scrittore italiano esteta per eccellenza, amante della bellezza e degli oggetti raffinati, nonostante la sua lungimiranza artistica esaltava le pellicce per la loro sensualità, in quanto capaci di delineare alla perfezione il corpo femminile.

Nell’Ottocento, le pellicce erano un consueto abito di lusso, apprezzate senza riserve dall’alta società e desiderate con invidia dalle donne dei ceti più poveri; per fortuna, i tempi sono cambiati e, già da diversi anni, molte importanti case di moda hanno deciso di abbandonare definitivamente l’utilizzo delle pellicce, orientandosi verso capi d’abbigliamento sempre più sostenibili per l’ambiente e privi di crudeltà: tra i marchi che hanno già adottato scelte anti-fur ricordiamo Furla, Gucci, Armani, Ralph Lauren e Michael Kors.

In questi giorni, il medesimo cambiamento di rotta è stato annunciato anche da Donatella Versace, la quale, in un’intervista, ha dichiarato: “Pellicce? Ne ho abbastanza. Non voglio uccidere animali per fare moda, non mi sembra giusto”; la sua scelta, anche se tardiva rispetto ad altri suoi competitor, dimostra quanto siano influenti, oggigiorno, la sensibilità animalista e l’importanza del benessere animale, coinvolgendo anche i settori all’apparenza più classici e tradizionalisti.

Ogni anno, centinaia di migliaia di animali in tutto il mondo vengono avvelenati, tramortiti con scariche elettriche e spesso scuoiati vivi soltanto per il gusto di essere “indossati”: la società civile sta prendendo consapevolezza di questo orrore ingiustificato, tant’è che sono sempre più numerose le persone contrarie alle pellicce; queste ultime sono ormai riservate a qualche anziana retrograda o relegate a coloro che non hanno voglia di leggere le etichette quando vanno a comprare una giacca dalle rifiniture “sospette”.

La maggior parte delle associazioni animaliste si reputa soddisfatta per la scelta della Versace: essa non solo simboleggia un ulteriore passo avanti lungo il percorso dell’etica; la visibilità di Donatella, infatti, può spingere tanti altri stilisti e gente comune a fare altrettanto, affinchè la brutale uccisione di esseri innocenti per il loro morbido pelo rimanga soltanto un triste ricordo.

La PETA (People for the ethical treatment of animals) ora aspetta trepidante un’altra inversione di rotta: il divieto dell’uso delle pelli da parte della Versace, argomento che, tuttavia, non è stato ancora toccato dalla gran parte delle case di moda.
Volendo essere ancora più onnicomprensivi, anche le oche, ridotte in fin di vita per le loro piume, meriterebbero maggior voce in capitolo…

Il cammino verso la totale eliminazione della violenza animale è lento e irto di ostacoli e detrattori su ogni fronte, ma qualsiasi decisione, seppur piccola e tardiva, in questa direzione è un atto di civiltà che non va sottovalutato nè denigrato.
Donatella Versace ha espresso la sua opinione, concreta e irrevocabile, invitando il vasto e variegato uditorio a riflettere sulla sofferenza animale, la quale, per essere osteggiata, ha il diritto di porsi all’attenzione della coscienza contemporanea, con lo scopo ultimo di sconfiggere la venefica indifferenza umana e risparmiare milioni di vite.

Fonte: www.promiseland.it

  1. I miei complimenti ad Alessia Citti per questo articolo scritto con la sensibilità che la contraddistingue e che si sposa meravigliosamente con la linea editoriale di Promiseland.it

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