In lutto per Sudan, ultimo esemplare maschio di rinoceronte bianco settentrionale

Il mondo è in lutto per la morte dell’ultimo esemplare maschio di rinoceronte bianco settentrionale. Ma l’impegno per difendere le specie a rischio del pianeta è sempre vivo.

A 45 anni, un’età avanzata per un rinoceronte di questa specie, e con alcune complicanze mediche, Sudan, che ha vissuto insieme ad altre due femmine anziane della stessa specie nella riserva di Ol Pejeta Conservancy in Kenya, è stato addormentato definitivamente a causa di un ulteriore aggravamento delle sue condizioni degenerative muscolari e ossee dovute all’età, a numerose ferite superficiali e a un’infezione della parte destra della schiena. L’atto pietoso dell’eutanasia è avvenuto il 19 marzo scorso.

Catturato in Sudan nel 1975 all’età di tre anni, ha vissuto la maggior parte della vita sotto la custodia umana: delle guardie armate hanno vegliato la sua esistenza negli ultimi anni poichè la sua specie è in pericolo per via dei bracconieri del corno, considerato per la medicina asiatica una panacea per molte malattie. Secondo i testi cardine della medicina cinese, come il “Pen Ts’ ao Kang Mu” del 1957, il corno di rinoceronte, specialmente se bianco, è stato usato da più di 2000 anni per curare febbre, reumatismi, gotta, avvelenamenti, allucinazioni, vomito, oltre che essere considerato un forte afrodisiaco. È inutile sottolineare come, ironicamente, il corno a Sudan e a tutti gli altri individui della sua specie, sia stato fonte di gravi problemi e  di morte (non si può, come ovviamente si può pensare, recidere una parte del corpo a questi animali senza ucciderli o causargli una lenta agonia che porta alla morte), oltre ad essere assolutamente ininfluente per le problematiche elencate.

Una ricerca di Traffic, un ente che si occupa di monitorare i traffici illegali, ha svelato come dietro alla crescente domanda di corno di rinoceronte per consumo medico, è legata non tanto alla sua fama medicinale, quanto allo “status” sociale: i consumatori hanno alti livelli di istruzione, buone posizioni economiche e non sembrano essere “bigotti” nel credere alla medicina popolare, ma ciò che li spinge è il mostrare potere economico e sociale, in quanto i prodotti a base di corno di rinoceronte sono rarissimi e molto costosi.

È stata la riserva, insieme al Dvur Kralove Zoo che precedentemente custodiva gli esemplari di questa specie, ad annunciarne al mondo la morte su Twitter con gli hashtag #SudanForever, #Only2Left (riferendosi agli altri due esemplari) e #TheLoneBachelorGone (riferito al fatto che Sudan fosse uno “scapolo d’oro” all’interno della riserva): non ci sono altri esemplari maschi adulti allo stato brado, e si può dire che la specie sia letteralmente estinta sia dallo stato selvatico, che da quello in cattività. Il futuro di questa sottospecie giace nella speranza della fertilizzazione in vitro, metodo ben poco “naturale”, ma estremo rimedio quando la barbarie umana crea disastri come questo. Sperimentazione per la quale, inoltre, il santuario aveva aperto una campagna fondi attraverso un account Tinder del rinoceronte Sudan, in cui gli utenti della app potevano finanziare le tecniche di riproduzione artificiale di questi grandi mammiferi.

Il rinoceronte bianco settentrionale, (Ceratotherium simum cottoni) è una delle due sottospecie di rinoceronte bianco; più piccolo della controparte meridionale, prima della sua drastica decimazione per causa umana, aveva come habitat naturale le praterie d’erba di Uganda, Ciad, Sudan, parte della Repubblica Centrafricana e Repubblica Democratica del Congo.  Nel 2005, dopo aver vissuto su questo pianeta per oltre 50 milioni di anni, l’ultima popolazione selvatica sopravvissuta del rinoceronte bianco settentrionale si trovava nel Parco Nazionale di Garamba, nella Repubblica Democratica del Congo, ma le continue guerre civili e la loro conseguente devastazione hanno causato problemi nella loro individuazione e protezione. Infatti una ricerca congiunta dell’African Parks Foundation e dell’African Rhino Specialist Group (ARSG) individuò 4 esemplari nel territorio congolese, ma il tentativo di salvarli fallì miseramente durante le fasi di trasferimento, in quanto i bracconieri riuscirono ad uccidere tutti e quattro i rinoceronti. Nel giugno 2008 venne decretato che la specie era estinta in natura.

Nel 1960 esistevano oltre 2mila esemplari di questa sottospecie, ridotta a soli 15 esemplari nel 1984 a causa del bracconaggio e della perdita di habitat. Adesso sono rimaste solo le due femmine, Fatu e Najin, nel santuario Ol Pejeta. Per gli altri esemplari di rinoceronti africani non si abbassa la guardia: il bracconaggio è ancora purtroppo una grossa minaccia.

Ancora una volta l’uomo distrugge, l’uomo uccide, l’uomo depreda, l’uomo sfrutta. Ancora una volta la biodiversità, che rende il nostro pianeta vivo, vario e funzionale è stata minata. Ma una speranza c’è: le nuove generazioni, cresciute sempre di più con l’idea di dover preservare l’ambiente, con stili di vita compatibili con la vita degli animali e dell’ecosistema (veganesimo, downshifting etc) e con un sempre maggior rispetto per la Vita, in tutte le sue manifestazioni, potranno essere i difensori degli animali, siano essi in pericolo da bracconieri o rinchiusi in gabbie in attesa del macello.

Fonte: www.promiseland.it

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.












Vai alla barra degli strumenti