La liberazione Animale ai tempi del capitalismo.

Un coraggioso invito per attuare una rivoluzione nelle consuetudini personali. Non è un’intromissione prepotente o impetuosa, bensì un impulso estremamente attuale e doveroso affinché gli Animali, esseri gravati di violenza, possano gioire della loro esistenza primordiale.

In un’epoca come quella attuale piena d’informazione e condivisione, grazie anche agli attuali mezzi tecnologici, è molto importante costituire solidi gruppi di protesta affinché il sistema deterrente attui una profonda rivoluzione nelle sue basi istituzionali. Pretendere che i governi vigenti intervengano direttamente tramite leggi e norme giuridiche è da considerarsi quasi un utopia, soprattutto esaminando l’estrema influenza del capitalismo moderno ovvero grandi aziende corporative sempre più estremizzate verso la ricerca massima di profitto.

È risaputo da più parti come la globalizzazione recente stia adoperando negativamente la sua influenza sulle comunità locali. Questo non è un dato positivo per il benessere collettivo. La ricerca infinita di utili, tramite abili strategie di marketing, ha ormai assalito letteralmente ogni settore produttivo del pianeta. Immense aree popolari densamente urbanizzate sono diventate bacini d’utenza ad opera di grossi brand di categoria. Un sistema commerciale nato per creare capitali ad uso della collettività si è trasformato in uno sperpero indicibile a danno, e non beneficio, delle popolazioni. Un finto ed apparente benessere ha creato illusioni e mistificazioni che si sono tradotte in psicosi consumiste. Di questo ne sono vittime tutti, sia gli appartenenti al cosiddetto mondo industrializzato ma anche, e purtroppo, i popoli ai margini del progresso tecnologico che più patiscono l’usurpazione dell’ingordigia “economica”. Il termine economia è stato così maldestramente trasformato. Ciò che era così definito: “L’impiego razionale del denaro e di qualsiasi altro mezzo diretto a ottenere il massimo vantaggio col minimo sacrificio, ovvero cauta ed oculata parsimoniosa in amministrazione e risparmio.”…è divenuto saccheggio e latrocinio legalizzato.

Inutile menzionare le continue ruberie effettuate ai danni dei nativi in Africa, America o Medio Oriente. Inutile raccontare le continue guerre di circostanza mistificate come lotta al terrorismo. Inutile spiegare perché in aree così ricche di risorse legittime ci sia la povertà più estrema con il debito delle banche più alto. Una sorta di tenaglia magistralmente costruita per impedire lo sviluppo univoco delle capacità naturali.

In tutto questo eccidio immorale gli Animali occupano la cima dello sfruttamento, l’ultimo anello debole che tiene insieme il sofisticato meccanismo dell’antropocentrismo: “Concezione secondo cui tutto ciò che è nell’universo è stato creato per l’essere Umano e per i suoi bisogni, per cui egli si viene a trovare al centro di esso e può considerarsi misura di tutte le cose esistenti.”

Il genocidio Animale è il principale deterrente che permette il progresso dell’Umanità, progresso non di morale.

Purtroppo ognuno ne fa parte, tramite compromessi più o meno consapevoli. Ogni azione o oggetto a portata di mano è direttamente derivato dallo sfruttamento Animale. Il progresso Umano è strettamente correlato alla morte degli Animali. Ogni convinzione che autorizza a distanziarsi da tale paradigma purtroppo è falsata e degenerata. La consapevolezza che autorizza a rivoluzionare le singole abitudini è l’unico mezzo utile a creare un distacco profondo da tutto ciò che istituzionalizza il carnismo moderno, ovvero la “normalità” che impedisce un alternativa alle attuali abitudini. Come dice la dott.essa Melanie Joy: “Mangiare Animali è Naturale, Normale e Necessario.” La terribile strategia delle tre “N”.

L’alimentazione carnivora deriva direttamente dall’attuazione di questa opera macabra e deleteria. Secoli di induzione psichica hanno generato lo sterminio Animale in ogni sua forma e di recente, con il consumismo moderno, una vera e propria estinzione di massa: miliardi e miliardi di creature innocenti selvaggiamente massacrate ogni anno.

Il capitalismo è la dittatura da cui deriva la democrazia. Così come è stato interiorizzato rappresenta il nemico principale della libera convivenza e della pace assoluta. Gli Animali sono parte integrante di esso, con le loro pene e sofferenze. Il contatto benefico con gli esseri senzienti è minacciato da chi pretende la loro prigionia ad uso e consumo.

Concepire un cambiamento radicale e rivoluzionario può sembrare un idillio, ma come disse Margaret Mead (famosa antropologa americana, non propriamente indicata come rappresentante “non specista”): “Non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini coscienziosi ed impegnati possa cambiare il mondo, in verità è l’unica cosa che è sempre accaduta.”

Ogni singola azione, adeguatamente introiettata, può rappresentare un cambiamento all’interno del sistema di potere. La rivoluzione morale, che da sempre ha caratterizzato grandi alterazioni all’interno delle dittature, non è prossima all’estinzione bensì in continua evoluzione.

I mezzi per ottenere il fine ultimo, ovvero la liberazione Animale, sono a disposizione di tutti. Il non voler vedere, e quindi agire, rende complici e non abili rivoluzionari.

Fonte: www.promiseland.it

  1. Tutto il sistema capitalistico si basa sullo sfruttamento degli animali. La piramide del potere poggia tutta sulle loro spalle. Scardinare il concetto di normalità intorno al consumo di carne è l’aspetto più ostico. Il non specismo nella pratica del veganismo deve trovare un modo propositivo di opporsi al sistema che schiaccia gli animali perché contraddire semplicemente il concetto di normalità è il modo più efficace per non essere efficaci (scusate il gioco di parole)

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    • Ciao Chloe, dici bene quando parli di affinità deleterie tra capitalismo e sfruttamento degli Animali. E’ pur vero che loro vengono torturati fin dalla notte dei tempi ma nell’ultimo secolo, proprio grazie allo sviluppo delle corporazioni, il genocidio ha raggiunto il suo apice massimo…ovvero vere e proprie macchine infernali che concepiscono, allevano ed uccidono Animali per un unico scopo: profitto.
      Lo sfruttamento Animale costituisce una reale piaga che non merita alcun tipo d’indifferenza. Nell’epoca più gloriosa dell’informazione non é necessario riportare prove e testimonianze su un genocidio ben presente ed evidente. Si puó sottostare alle pietose mistificazioni dell’industria zootecnica, alle vergognose messinscena della ricerca scientifica…ma negare l’evidenza é da ipocriti e, in alcuni casi specifici, anche criminali.
      Lo sfruttamento Animale é strettamente correlato al dominio e all’egemonia capitalista, e in ogni caso (per usare un eufenismo) non é strettamente necessario dissentire da prove e testimonianze quando queste sono il frutto macabro e terribile di un sistema di potere che non tutela i deboli e gli indifesi. Affermare che gli Animali soffrono e muoiono per mano Umana puó essere banale e scontato, facile da proporre in un dibattito qualunque, ma é la triste verità. E non bisogna mai dimenticare che la violenza verso altri esseri viventi, definiti erroneamente inferiori, è antesignana di ben altri episodi gravi e micidiali. Il legame tra la violenza sugli Animali e quella sugli Umani regna indiscusso in ogni ambito sociale. Chi é violento con gli Animali lo sarà anche con la persona a lui vicino, spesso la moglie o fidanzata o figlio. Lo sarà verso l’immigrato, il diversamente abile, l’omosessuale, la donna o il bambino o l’anziano peggio se malato. Lo dice Francesca Sorcinelli con lo studio affermato sul “Lunk”, lo dice Annamaria Manzoni con il libro “Sulla cattiva strada”, lo dicono numerosi esperti a livello internazionale. Il dibattito é aperto, e tutti convergono verso un unico grande collegamento che determina indiscutibilmente la violenza di specie. Una drammatica realtà molto grave e pericolosa.
      Per esporre verità assolute bisogna prima affrontare una piena consapevolezza di ció che si vuole comprendere e concepire, altrimenti ogni prova diventa nulla.

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  2. Ciao Roberto, i tuoi articoli, scritti con fervore ed umanità, mi portano ad una riflessione interiore e ad una presa di coscienza ancora maggiore di fronte ad un sistema di
    potere che non tutela i deboli e gli indifesi.
    Ho letto “aspecista”
    Cos’è, me lo potresti spiegare?
    Grazie

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  3. Roberto Contestabile 22 luglio 2018, 3:54 pm

    Il termine aspecista si collega direttamente all’antispecismo ed è riferito ad un concetto piuttosto che ad un comportamento o ideologia. Spesso si fa riferimento ad un’ipotetica società aspecista, futura, ovvero tutto ciò che non è oggi il nostro vivere quotidiano. Questo perché nell’attuale presente adottare uno stile di vita ideologico pari all’antispecismo significa estromettere da noi stessi la maggior delle abitudini e/o doveri che la società istituzionale ci ha fornito, molte delle quali arbitrariamente. Pensiamo per esempio ai lavori che siamo costretti a svolgere per garantirci il cibo ed altri strumenti utili, spesso superflui, obbligati da status sociali e quindi assodati. Determinate associazioni comportamentali che attribuiamo a noi stessi sono frutto di induzioni che ereditiamo da famiglia, scuola, politica, gruppi di condivisione come i social network ecc. ecc. Una società aspecista dovrebbe essere tutto l’opposto, ed in ogni caso lontano dall’egocentrismo che ci contraddistingue dagli altri Animali.
    Una persona aspecista oggi, purtroppo, è un individuo asociale e quindi malvisto dalla comunità…proprio perché, per concetti estranei all’antropocentrismo, non si identifica nei canoni comuni della globalizzazione di specie.
    Un vegano etico, per esempio, è parte di quel cambiamento in quanto rifiuta il carnismo ed ogni assonanza relativa.

    Naturalmente questo è il mio modesto parere, contestabile a priori.
    Grazie per la domanda, ti abbraccio!

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