Empatia non solo dono, ma anche mezzo utile per una giurisdizione a favore degli Animali.

L’empatia come risorsa utile per considerare tutti gli Animali esseri viventi dotati d’intelligenza e consapevolezza della propria esistenza. Un primo passo che testimonia come questa dote virtuosa, che la natura ha regalato ad ognuno, sia un mezzo fondamentale verso il raggiungimento di pari diritti tra tutti gli esseri viventi.

L’empatia è considerata da molti un dono, un’attitudine naturale che caratterizza alcune persone per particolari azioni, gesti o preferenze personali. L’empatia da sempre costituisce una propria affinità positiva, benefica, spesso acquisita da individui benevoli ed amichevoli. Esseri Umani indulgenti e ben disposti al dialogo e al confronto per ottenere rapporti interpersonali costruttivi che possano favorire eventi positivi per il benessere collettivo. Si dice che i genitori siano empatici, buoni e propensi ad accudire la propria prole. Ma è così solo per il genere Umano? Esistono specie Animali in grado di esprimere emozioni empatiche e quindi lusinghiere ed amichevoli?
Molto spesso si assiste ad eventi particolarmente emozionanti, soprattutto quando si ha la fortuna di trovare una madre che allatta un essere vivente appartenente ad altra specie.

Quindi è inequivocabile che anche gli Animali siano dotati di empatia più o meno riconducibile alla loro natura primordiale. Basti pensare a quanti di loro rinuncino ad abbandonare il corpo dei figli morti, dimostrando tristezza e allo stesso tempo amore verso gli stessi. Quanto alle emozioni molti Animali, tra cui primi fra tutti gli Scimpanzè, sembrano davvero averne a volontà al pari degli esseri Umani. I Primati sono le uniche creature, a livello genetico, più simili a noi in una percentuale vicino al 98%. Un eguaglianza che non ha rivali in natura, e che potrebbe far intendere un connubio quasi univoco.

A tal proposito un esperimento scientifico alquanto controverso fu praticato negli Stati Uniti a partire dagli anni ’70. Prelevando uno Scimpanzè in tenera età si cercò di dimostrare l’insegnamento positivo del linguaggio Umano, ovvero la capacità d’interazione tramite la lingua dei segni o addirittura un vero e proprio scambio di fonemi. Un film documentario del 2010 denominato Project Nim spiega dettagliatamente, tramite immagini e filmati originali, tutto l’iter teorico-pratico che vari insegnanti e tutori praticarono sull’Animale (Nim appunto) allo scopo di ottenere prove considerevoli che potessero convalidare la teoria che egli era consapevole non solo della sua esistenza ma anche di un empatia simile a quella Umana.

Purtroppo i risultati ottenuti non furono così benefici come si sperava, soprattutto per l’Animale che, sottratto dalla madre ancora cucciolo, fu allevato fin troppo come un figlio acquisito. Nonostante le cure, presumibilmente amorevoli, nel tempo lo Scimpanzè manifestò dei comportamenti giudicati violenti, per cui all’età di quattro anni venne rimandato indietro con conseguenze devastanti per la sua educazione ed apprendimento. Lo shock dell’abbandono fu piuttosto critico per Nim che già aveva subito quello della madre naturale (tutti i suoi figli furono portati via poco dopo il parto per essere utilizzati in esperimenti scientifici, in sostanza fu utilizzata esclusivamente come una fattrice). L’etica praticata non era stata assolutamente benevola per lo stato di salute psico-fisico dell’Animale. Il fondatore del progetto (Herbert S.Terrace), con questo metodo, intendeva vagliare l’ipotesi che gli Scimpanzè potessero apprendere un linguaggio evoluto, e comunicare quindi anche in modo interpersonale.

In realtà Nim fu talmente “umanizzato” che alcune pratiche inculcate furono pressoché devastanti per la sua cognizione, irrimediabilmente negative per il suo equilibrio mentale. Nim non era un bambino, anche se fu considerato tale. L’epilogo fu tanto triste quanto tragico: in seguito, dopo l’abbandono dei test per motivi organizzativi riconducibili a questioni personali degli insegnanti e/o responsabili del progetto, Nim fu trasferito dapprima in un laboratorio gestito dalla New York University, nel quale i Primati venivano utilizzati per la sperimentazione di farmaci, e successivamente fu accolto in una riserva per la fauna selvatica dove rimase fino alla sua morte avvenuta nel 2000 per crisi cardiaca.

Oltre a Nim tanti altri Animali furono utilizzati per altri fini egualmente opportunisti. Come l’Elefante denominato Happy che all’interno dello zoo di New York riconobbe se stesso davanti ad un specchio grazie ad un croce disegnata appositamente sul suo corpo da Joshua Plotnik, psicologo alla Emory University di Atlanta che eseguì la ricerca: “Non vi sono dubbi che esistono chiare correlazioni tra l’abilità di riconoscersi in uno specchio e una forma di vita sociale molto avanzata che in qualche modo si avvicina a quella dell’essere umano”.

Ma purtroppo Nim ci riporta ad un altro caso drammatico di convivenza forzata: l’Umano Ferrè e lo Scimpanzè Pèpèe.

Come gli ammiratori di Leo Ferrè sicuramente sapranno, il poeta e musicista aveva adottato, insieme alla seconda moglie Madeleine, un cucciolo di Scimpanzè: una Scimmia di nome Pèpèe divenuta protagonista di una delle più struggenti e celebri composizioni, e della vita del cantautore a partire dal 1961. Chiare ci appaiono le parole di Annie (figlia di Madeleine) riguardo al modo in cui Pèpèe viveva: “Pèpèe aveva la sua stanza, i suoi giocattoli, faceva colazione con noi, guidava l’auto sulle ginocchia di Leo. La
sera, prima di mettere il pigiama, beveva il tè prima di stringersi saldamente fra le sue braccia.” 

Una vicenda irrimediabilmente propensa alla tragedia proprio per la sua innaturalità, e che andrebbe considerata come esempio e sicuramente monito per altri futuri accadimenti. Questo perchè molte sono le versioni che possiamo trovare relativamente al terribile epilogo della vicenda (la morte di Pèpèe), in seguito ad una serie di incidenti che Annie descrive bene fra le pagine del suo libro…tutte sicuramente molto tristi.

A dispetto o beneficio questi casi emblematici dimostrarono che tali capacità, secondo i ricercatori, sono segno che gli Animali possiedono una vera e propria empatia nei confronti dei propri simili, e forse questo spiega anche perchè dimostrano di percepire dolore quando uno del gruppo familiare muore. Gli Animali sono dotati di una propria propensione al dialogo, al confronto e alla partecipazione spesso positiva ed amichevole. Gli esperimenti scientifici non hanno dimostrato nulla che già si sapeva. Si poteva presumerlo con altri metodi non violenti o irruenti. Chi possiede in senso affettivo un Cane, piuttosto che un Gatto, potrà molto facilmente testimoniare la gioia e la felicità con cui ogni giorno si intrattiene in gesti e passioni coinvolgenti. Avere in casa un Animale è una responsabilità enorme principalmente per la cura a cui bisogna dedicarsi (particolari attenzioni assolutamente necessarie e doverose). Non dobbiamo dimenticare che Cani e Gatti, più vicini a noi a causa di un “addomesticazione” forzata avvenuta nei secoli addietro, hanno perso ormai il loro habitat naturale ed hanno bisogno quindi d’instaurare un rapporto a volte simbiotico con il proprio punto di riferimento Umano.

In altri due articoli Noi e gli Animali d’affezione. Il rapporto esistente oggi nell’epoca più gloriosa del consumismo e Animali come beni di lusso. A quando lo status come esseri senzienti? avevamo già affrontato lo stato d’intelligenza riconducibile ad una stato senziente degli Animali: “Capacità di attribuire un conveniente significato pratico o concettuale ai vari momenti dell’esperienza e della contingenza.” E difatti, grazie a numerosi dibattiti internazionali, sono frequenti i casi di progresso morale che spingono ad attribuire ad essi un nuovo stato giuridico dettato anche da una regolamentazione fiscale maggiormente propensa alla loro cura e tutela, come potrebbe essere per esempio in Italia l’abbassamento della tassazione soggetta ad Iva ora al 22% (per intenderci come un auto o smartphone).

Il riconoscimento degli Animali quali esseri senzienti è motivo di discussione in diversi paesi. Come la Spagna che di recente ha recepito in Parlamento quel principio fissato dal Trattato di Lisbona che prevede all’articolo 13 che gli Animali debbano essere considerati esseri senzienti, ovvero non più oggetti da sfruttare e gestire come cose. In teoria dunque la Spagna dovrebbe chiudere le corride e definitivamente far cessare la soppressione di Cani sani nei canili. Come in Francia dove pare debba nascere il codice giuridico per gli Animali: “un Maiale sarà meno infelice di non essere nato Cane”. Qui la notizia ufficiale apparsa sul giornale Le Monde e riportato in Italia da Il Fatto Quotidiano: “Si tratta di una prima pubblicazione che speriamo sia da esempio per tutti gli altri paesi, Italia inclusa. In più di mille pagine è stata raccolta tutta la legislazione in vigore riguardante gli animali. Un lavoro che ha coinvolto un team di specialisti nel diritto degli animali e la Fondation 30million d’amis. Si tratta di un codice privato, che non crea nuova legge ma va a consolidare quella esistente, andando a utilizzare le disposizioni dei testi originali. Sono stati riuniti tutti i sette codici dell’ordinamento francese, dal civile al penale, passando per quello rurale e amministrativo, le regole europee e i casi di giurisprudenza più significativi rispetto ad animali da compagnia, d’allevamento o selvatici. Non risolve la questione, ma mette insieme tutte le norme e rende più facile navigarvi per chi vuole difendere gli animali. Ma più che altro affiancando le leggi che proteggono gli animali e quelle che legiferano il loro sfruttamento e la loro uccisione evidenzia questo enorme paradosso.” La Nuova Zelanda invece, tramite un emendamento, ha riconosciuto giuridicamente gli Animali come esseri senzienti. La nuova legge stabilisce le loro capacità di percepire e provare sensazioni, emozioni, sentimenti, attaccamento ai propri simili…essendo dunque esseri viventi dotati di ogni sensibilità.

In Italia, come già annunciato in precedenza, la situazione è paradossale e a tratti lontana da una concreta risoluzione. Gli Animali in Italia sono considerati un bene di lusso: l’Iva (imposta sul valore aggiunto) per prestazioni veterinarie è al 22%. Un problema serio per i Comuni, le Onlus, e le famiglie che spesso non possono affrontare i costi. La Lav (Lega Anti Visezione) ha stilato una statistica così distribuita: il 17% di chi vive con un Animale in Italia ha rinunciato alle cure mediche o agli interventi chirurgici costosi, il 25% ha ridotto le visite veterinarie, il 15% ha ridotto la spesa per i medicinali, il 39% ha acquistato cibo meno costoso, il 41% ha rinunciato ad inserire altri Animali in famiglia, l’8% in meno di adozioni dal 2015 al 2016. Da questi dati significativi è importante dunque ridurre in primis l’Iva per l’acquisto del cibo e cure per gli Animali che nel 2021 potrebbe addirittura aumentare al 25%. Bisogna spingere verso la definizione di esseri senzienti nel codice civile italiano, ovvero una nuova definizione legale. Iniziativa quest’ultima promossa principalmente da Animal Law (associazione non profit fondata a Bari da avvocati ed altri professionisti) che intende sviluppare riflessioni su possibili sviluppi legislativi e rappresenta un utile approfondimento per magistrati, avvocati, medici veterinari, forze dell’ordine, guardie zoofile, criminologi, educatori, insegnanti, giornalisti. Ma anche gente comune, volontari ed attivisti, e chiunque voglia avvicinarsi a questa nuova frontiera della conoscenza. Obiettivo di Animal Law è promuovere lo sviluppo e lo studio del diritto Animale, diffondendo una cultura favorevole all’applicazione delle leggi esistenti e al recepimento dello sviluppo sociale e scientifico in materia. Per contribuire all’avanzamento della tutela legale degli Animali l’associazione realizza apposite iniziative informative per la cittadinanza, eventi formativi per i professionisti e progetti educativi nelle scuole.

C’è da sperare, e sicuramente augurarci, che l’evoluzione morale continui incessantemente. Tutelare “alcuni” Animali e continuare ad ucciderne “altri” non risolve un bel niente, ma indubbiamente considerare l’empatia come un dono primordiale appartenente ad ogni essere vivente è una prova tangibile di come ognuno su questa pianeta sia non solo consapevole della propria esistenza, ma che essa contribuisca indiscutibilmente agli eventi individuali e collettivi in simbiosi con ogni specie vivente ad essi collegati.

Il veganismo, fin dalla sua nascita ideologica, ha sempre interiorizzato nei suoi seguaci pratiche empatiche in tutta la loro potenza e beneficio. Ed anche chi “professa” teorie dubbiose sulla vacillante positività empatica, la quale potrebbe creare danni interiori a chi la possiede proprio per la profonda predisposizione agli altri, dovrebbe rivedere tali ideologie e considerare dunque l’empatia un vero miracolo della natura. L’evoluzione naturale che spinge noi Umani verso una maggiore moralizzazione della vita, con conseguente consapevolezza della vita altrui, è a tutto beneficio degli Animali oggi esistenti e purtroppo schiacciati da profonde ed insensate desensibilizzazioni. Pratiche obsolete ed arcaiche, che più volte abbiamo condannato, devono scomparire a favore di una più ampia presa di coscienza.

 

Fonte www.promiseland.it

  1. Davvero un gran bell’articolo Come sempre scritto con equilibrio e precisione dall’amico Roberto contestabile…
    Grazie a Roberto
    🙂

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  2. Ciao Sauro e grazie.
    In realtà questo è un semplice lavoro di approfondimento, uno stimolo a riflettere, una sorta di analisi che serve in primis a chi scrive e poi di conseguenza a chi legge.
    È assolutamente necessario creare un dibattito culturale, in un particolare momento storico che ha tutte le peculiarità per accogliere consensi utili alla nostra causa.
    Non dobbiamo mai dimenticare che tutto ciò che facciamo deve essere il più possibile chiaro e percepibile da chiunque, soprattutto quelli distratti o non ancora pronti a rivoluzionare le proprie scelte. Il nostro deve essere un compito più responsabile ed attento, perché le critiche sono sempre le prime ad arrivare…i complimenti un po’ meno. Ecco perché noi siamo differenti ed aperti al dialogo, quello che purtroppo molti ancora non hanno compreso bene.
    Un evento tanto importante come il Veganfest è la dimostrazione di come si può arrivare tanto lontano.
    Abbiamo tutti bisogno di grandi incoraggiamenti, e gli stimoli di certo non mancano.
    Buon inizio di lavori.

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