Uccisa Olivia Arévalo Lomas, leader indigena e attivista per la foresta amazzonica

Hanno ucciso Olivia, leader ambientalista 80 enne che difendeva i diritti del popolo Shipibo Konibo in Perù.

Sostenere una dieta priva di crudeltà verso gli animali e l’ambiente è complementare a un’idea di non violenza e di sostegno alle forme di resistenza ecologista di tutte quelle comunità indigene che sono sopravvissute fino ad oggi in comunione con la natura, e che adesso sono in pericolo a causa della deforestazione, del narcotraffico, delle monocolture dell’olio di palma e dell’industria petrolifera. Per questo è con grande cordoglio che riportiamo la notizia della morte di Olivia Arévalo Lomas, leader indigena di 80 anni, che difendeva in Perù i diritti culturali del popolo Shipibo konibo. È stata uccisa, senza alcuna pietà per i suoi oltre 80 anni con cinque colpi dritti al petto, mentre era intenta nelle sue giornaliere attività nella comunità ‘Victoria Gracia‘; immediatamente i suoi assassini, ancora sconosciuti, ma di sicuro avversi alle sue lotte per la sopravvivenza indigena, sono scappati via su una moto.Quando si pensa agli effetti devastanti della deforestazione nelle foreste amazzoniche, che avviene prevalentemente per far spazio a pascoli per bestiame, coltivazioni di soia per mangimi animali, coltivazioni di palma da olio e per realizzare oleodotti e metanodotti, si pensa comunemente che le vittime di questa azione siano prevalentemente animali e vegetali, ma con loro ci sono anche tribù che hanno vissuto isolate dalla civiltà per secoli, con uno stile di vita rispettoso della natura. Le tribù indigene dell’Amazzonia si configurano adesso come veri e propri difensori della foresta, oltre che della meravigliosa biodiversità che è al suo interno, dal momento che la loro cultura conosce ogni specie animale e vegetale al suo interno come nessun altro. Come fautori di uno stile di vita non violento non possiamo non supportare la loro lotta.Olivia Arévalo Lomas era conosciuta per insegnare e tramandare la medicina tradizionale, a base di erbe amazzoniche, e i canti tradizionali del suo popolo, dichiarati patrimonio culturale del Perù. Era stata inoltre attiva nella protesta contro le piantagioni di palme da olio, sostenendo la comunità di  Santa Clara de Uchunya contro il colosso agroalimentare Melka group davanti al Round Table for Sustainable Palm Oil (RSPO). Nell’agosto 2015 Melka group aveva distrutto più di 5000 ettari di foresta, aggiungendo alla tragedia anche intimidazioni, incendi a villaggi e minacce di morte. L’operazione, condannata dal RSPO, dal ministro dell’Agricoltura peruviano e dalla società civile, è continuata indisturbata.La Federazione delle comunità indigene di Ucayali ed il Consiglio Shipibo Konibo Xetebo-Coshikox hanno condannato con fermezza l’omicidio; insieme al dolore per l’ennesimo atto di violenza contro gli indigeni, hanno chiesto alla polizia nazionale di trovare i responsabili, insieme a protezione e a un “cessate il fuoco”, poichè le popolazioni amazzoniche sono ormai da anni nel mirino di violenze, sparizioni e assassinii, per il solo fatto di difendere i diritti delle loro comunità. Quando papa Francesco ha visitato queste zone lo scorso gennaio, ha raccolto la testimonianza straziante di un indigeno: “Siamo i sopravvissuti di molte crudeltà e ingiustizie”.Il popolo Shipibo-Konibo, che conta circa 31.300 abitanti, vive nella foresta equatoriale lungo il fiume Ucayali in Perù.  La loro cultura annovera alcune tradizioni ancora praticate come lo sciamanesimo legato all’ayahuasca, così come una produzione di manufatti tessili a base di filato di yucca e colorati con coloranti naturali, ricami e ceramiche con intricati motivi geometrici e astratti, tramandati di padre in figlio. La loro dieta era fondata su yucca, frutta, vegetali della foresta e del pesce (non ci sentiamo di biasimarli per questo, anche se sicuramente comporta l’uccisione di animali, dal momento che praticamente tutte le culture del mondo, a maggior ragione quelle industrializzate come la nostra, si basano in una qualche misura sullo sfruttamento animale).La situazione si è deteriorata negli ultimi anni per colpa dei cambiamenti climatici, che hanno dato vita a fenomeni di erosione e desertificazione alternati a grandi alluvioni, che non erano mai avvenuti in questo modo a memoria di tribù, oltre a tutte le problematiche già elencate. Questo ha costretto gli indigeni a cambiare la loro dieta millenaria, abbandonando gran parte della frutta e dei vegetali e nutrendosi solo di yucca e pesce, dal momento che la maggior parte degli alberi da frutta sono morti e i banani e gli alberi di platains (tipo di cultivar di Musa Paradisiaca ricco in amido ed adatto alla cottura) da sempre alla base della loro alimentazione, non riescono più a produrre frutta.La qualità dell’acqua è inoltre diventata pericolosamente peggiore, dal momento che l’industria estrattiva non troppo distante, ruba ogni giorno di più spazio alla foresta inquinando le acque. Molti indigeni sono stati costretti dalla fame e deprivazione ad una migrazione forzata verso villaggi come Pucallpa o Cantagallo, dove cercano di utilizzare le antiche tecniche millenarie per produrre il chapo (bevanda a base di platain) e manufatti tessili e in ceramica; nonostante l’atteggiamento resiliente di questo popolo, che adora l’arte, le condizioni di vita dopo l’inurbamento non sono migliorate ma peggiorate, dando vita ad enormi favelas, o baraccopoli, dove è facile immaginare le condizioni di vita.Non è la prima volta che si verifica, purtroppo, un crimine contro un leader indigeno a Ucayali. Nel 2014 sono stati uccisi altri quattro leader, che proteggevano i diritti della comunità ashaninka di Saweto al confine con il Brasile, a pochi km da quest’area. Sono stati sospettati del crimine i disboscatori illegali e trafficanti di droga che li avevano minacciati, ma a livello più sottile, non si può dire che non ci sia una connivenza delle forze dell’ordine e statali nel lasciare campo libero a queste violenze. Secondo uno studio del The Guardian-Global witness solo nel 2017 in America del Sud sono state uccise 197 persone «per essersi opposte ai governi e alle imprese che saccheggiano le loro terre e danneggiano l’ambiente tramite corruzione e pratiche inique». Su una popolazione di poche migliaia di persone, queste cifre, sommate a quelle simili degli anni passati, fanno parlare di un vero e proprio genocidio. A questo proposito, né le forze dell’ordine né il governo ha dato nessuna risposta, trovando i colpevoli e proteggendo le tribù.Quindi uno stile di vita non violento, un’alimentazione vegetale può fare sì che moltissimi km2 all’anno possano essere risparmiati dalla deforestazione, ma di sicuro non basta: sostenere i diritti dei nativi amazzonici (e perchè no, avviare un dialogo costruttivo su come evitare anche quel poco sfruttamento animale che attuano) è molto importante.

 

 

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