Peluche in vera pelliccia: crudeltà travestita da ecosostenibile

Se l’uso di fibre sintetiche e di derivato petrolchimico, specie se per giocattoli da dare in mano ai più piccoli, è sempre più messo in discussione da chi si interessa per l’ambiente, di sicuro la risposta non può essere creare giocattoli in vera pelliccia animale, prodotti che invece sono prodotti in Francia ed Italia, sinonimo di lusso, ma anche di millantata ecosostenibilità.

“Se ti piace la mia pelliccia, accarezzami, non uccidermi”

Cercare di portare avanti uno stile di vita ecosostenibile, naturale e senza plastica è un percorso a volte complicato, ma che fortunatamente sta diventando sempre più semplice grazie al fatto che l’ecologico è diventato fortunatamente un trend nell’economia. Non tutte le aziende però, crediamo in buona fede, hanno percepito il senso di questa riconversione green, e propongono come “ecocompatibili” prodotti che non hanno alcuna attinenza all’idea eco, che significa armonia tra ogni essere vivente, per cui senza sfruttamento di animali.

È il caso di Histoires de Bêtes, che realizza peluches in vera pelliccia: “Crediamo nei materiali naturali e nell’artigianato locale e in una produzione contenuta ma di qualità. Per tutti coloro che sono contro la pelliccia di animale, il cuoio e la lana e preferiscono acquistare materie sintetiche, accettiamo il punto di vista. Tuttavia, non lo condividiamo, considerando che l’industria petrolchimica gestisce il business dei giocattoli tradizionali” si legge sul sito del brand. Il marchio inoltre vuole enfatizza come i loro materiali “ecologici” (ovvero pelliccia) vengano solo da produttori francesi, che sarebbero secondo loro garanzia del rispetto delle condizioni di allevamento degli animali, a differenza di quelli stranieri. In realtà sappiamo bene che è difficile immaginare un allevamento di animali per pelliccia “non crudele”, e infatti l’inchiesta di “One Voice” di alcuni mesi fa ha rivelato l’inferno degli allevamenti di conigli d’angora in Francia.

Peluche di Histoires de Bêtes: si commentano da soli

Se la moda sta sempre più riconvertendosi a materie sì naturali, ma alternative a pelle e pelliccia, colossi del fashion come Armani e Hugo Boss hanno rinunciato a pelle e pelliccia per le loro collezioni, e nazioni come la Norvegia hanno vietato gli allevamenti da pelliccia, questa azienda francese che va in direzione opposta sembra essere rimasta al secolo scorso. Non solo gli allevamenti di animali da pelliccia non sono molto più naturali nè ecocompatibili delle nuove fibre sia naturali che sintetiche adesso in commercio, ma è anche inquietante la nonchalanche con cui si consegna nelle mani di un bambino un giocattolo realizzato con la pelle di un animale scuoiato, prima vivo, che magari gli mostriamo anche in un documentario, banalizzando completamente la morte e la crudeltà verso questo animale.

Peluche realizzati in fibre naturali vegetali.

La rete non ha indugiato, e subito è partita una polemica contro l’azienda. È stata aperta una petizione su Change.org contro la presunta “ecologica” azienda francese, che ha ottenuto quasi 15.000 firme in una settimana. Su Facebook è stata aperta la pagina “Stop Histoires de Bêtes” che informa gli utenti sulla realtà degli allevamenti di animali da pelliccia e invita a boicottare il marchio.                                                                                                                              Essere contro le pellicce non significa essere automaticamente fautori di un’economia a base di derivati petrolchimici della plastica: significa fare scelte che comprendano l’ambiente come un tutto comunicante, interdipendente. Di sicuro le fibre plastiche non sono sempre e non sono la sola risposta, ma nemmeno la pelliccia animale lo è.

Succede anche in Italia: un’azienda piemontese, Loro Piana produce portachiavi-peluches in vera pelliccia: un repertorio di piccoli animali dall’elefantino al pinguino, realizzati con pellicce di vari animali come il coniglio (del tipo raro orylag), la volpe e il castorino. Questi, insieme ad altri prodotti come portachiavi in pelle di coccodrillo, per modiche cifre che partono dai 300 euro in su: dove prezzo, pelle e pelliccia vogliono essere sinonimo di un lusso e una ricchezza tanto ostentata quanto crudele e, se possiamo dirlo, inutile. Nonostante l’economia mondiale abbia nella riconversione green una possibilità d’oro per realizzare profitto e allo stesso tempo non danneggiare il pianeta e gli animali, e siano molte le aziende che grazie alla ricerca e all’innovazione hanno inventato nuovi materiali sostitutivi della pelle derivati da ananas, bucce d’arancia o funghi, c’è ancora ben radicata nell’immaginario collettivo l’idea che vestirsi e agghindarsi con frammenti di animali sia un lusso, simbolo di elevazione sociale. Sarà forse un retaggio antropologico del tempo in cui vivevamo in tribù di raccoglitori e cacciatori? Crediamo che sia arrivato il momento di evolversi, per il bene di tutti: ambiente, animali e anche del buon gusto stesso.

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  1. Da collezionista e amante dei peluche, il pensiero che esistano dei pupazzi fatti di vera pelliccia mi fa rabbrividire e non è la soluzione per sostituire il poliestere, materiale plastico con cui, oggigiorno, sono prodotti la quasi totalità dei peluche.
    Il poliestere non è ecosostenibile ma, per ora, è il più diffuso in questo settore, in quanto estremamente malleabile, lavabile e resistente alle macchie.
    Tuttavia, molte aziende stanno rivalutando sempre di più l’uso del cotone, il quale, a mio parere, dà un tocco vintage e naturale al pupazzo: ne sono esempi la recente linea “organic” della tedesca sigikid e gli adorabili conigli e topolini della danese maileg, benché, in entrambi i casi, si tratti ancora soltanto del materiale di superficie e non dell’imbottitura interna, ancora fatta esclusivamente di fibre plastiche…
    Il settore del peluche, soprattutto in riferimento ad alcuni marchi creativi e lungimiranti, è in continua evoluzione e sono certa che, in un futuro prossimo, verranno sperimentati materiali sempre meno inquinanti e di origine vegetale. L’importante è non regredire all’orribile paradosso di realizzare animali di pezza uccidendone di veri

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  2. Un’aberrazione! Ho firmato anche io una petizione simile. Ma che fine fanno poi le petizioni che si firmano su Change.org e che valenza hanno concretamente?

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