Xylella: la rivolta degli agricoltori pugliesi contro il “decreto pesticidi”

Sono già molti gli agricoltori in rivolta contro il decreto Martina pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale che obbliga a irrorare pesticidi per la lotta alla Xylella degli ulivi.

È cominciata la lotta degli agricoltori salentini contro il Decreto Emergenza Xylella del 13 febbraio 2018, firmato del Ministro Martina ed esecutivo dal 6 aprile scorso, che prevede oltre all’obbligo di estirpazione delle piante in via di disseccamento e di tutte le altre piante nel raggio di 100 metri, i trattamenti obbligatori con insetticidi quali: Acetamiprid, Deltametrina, Etofenprox, Imidacloprid, Lambda Cialotrina delle coltivazioni colpite da Xylella. La Xylella fastidiosa è un batterio Gram negativo della classe Gammaproteobacteria, che vive e si riproduce all’interno dell’apparato conduttore della linfa grezza (i cosiddetti vasi xilematici, portatori di acqua e sali minerali), ed è all’origine del Complesso del disseccamento rapido dell’olivo (CoDiRO), una gravissima fitopatologia, che ha fatto la sua comparsa nelle coltivazioni italiane a partire dagli anni 2008. Il trattamento obbligatorio prevede un totale di quattro trattamenti, due trattamenti chimici da maggio ad agosto, altrettanti in autunnonon più “fortemente raccomandati”, ma obbligatori e sanzionabili. Trattamenti che dovranno svolgere tutti i proprietari di fondi, compresi gli enti pubblici, su tutto il territorio, da Santa Maria di Leuca fino alle soglie della provincia di Bari.

Il provvedimento è stato accolto da un coro di protesta per gli effetti devastanti sul terreno, l’aria e la salute delle api di questi fitofarmaci,contro il quale si sta preparando una controffensiva di ricorsi e proteste da parte di aziende bio, associazioni del settore, medici e cittadini. Le associazioni di settore parlano di un’emergenza non tanto a livello di agricoltura, ma soprattutto di sanità pubblica.

L’obbligo di utilizzo di pesticidi nella Puglia meridionale è un’offesa all’intelligenza, oltre che una minaccia seria per la salute delle persone, degli animali e dell’ambiente in generale. Non è questione solo di agricoltura, ma Associazioni, apicoltori e aziende bio pugliesi che praticano agricoltura naturale, supportate da numerose realtà extraregionali e da migliaia di cittadini delle province di Lecce, Brindisi e Taranto, contestano duramente le disposizioni del decreto del ministro alle Politiche Agricole Maurizio Martina del 6 aprile scorso e avviano una campagna di disobbedienza. Il provvedimento che ha resuscitato una delle più controverse disposizioni del vecchio piano del commissario straordinario per l’emergenza Xylella Giuseppe Silletti, reintroducendo l’obbligo di due trattamenti chimici da maggio ad agosto e di altri due nel periodo successivo fino a dicembre (quattro all’anno, dunque) è inaccettabile. Trattamenti non più “fortemente raccomandati” ma cogenti, sanzionabili anche con multe salate, che dovranno svolgere tutti i proprietari di fondi, compresi gli enti pubblici, su tutto il territorio, da Santa Maria di Leuca fino alle soglie della provincia di Bari. Insieme ai pesticidi, l’obbligo di arature e trinciature entro il 30 aprile (ciò per cui a giorni verranno avviati i controlli fino al 15 giugno con multe fino a mille euro).

Il decreto infatti, per combattere il Philaenus spumarius, insetto ritenuto il vettore principale del batterio Xylella fastidiosa su ulivi e piante ospiti, si è ritenuto ininfluente o “male minore” l’esposizione massiccia a sostanze chimiche a cui sarà costretta l’intera popolazione, compresi bambini e donne incinte. Inoltre, il batterio è presente solo nel 2% degli alberi colpiti dal disseccamento, quindi uccidere l’insetto vettore è un provvedimento discutibile contro il disseccamento, ma sicuramente letale per l’ambiente, l’ecosistema e le persone che lo abitano.

 Francesco Porcelli, l’entomologo che ha individuato l’insetto vettore, ha definito il decreto«indifendibile e privo di ratio». I danni possibili che si rischiano di provocare sono molto più seri delle presunte utilità che si professano. Tra i pesticidi che devono essere utilizzati obbligatoriamente ce ne sono alcuni a base di Imidacloprid, principio attivo vietato dalla decisione Ue del 27 aprile scorso, con il voto favorevole della stessa Italia, in quanto ritenuto tra responsabile di spicco del fenomeno della moria delle api.

Insetto vettore della Xylella

Il decreto ministeriale, inoltre, che recepisce la Decisione UE/789/2015 e successive modifiche, introduce l’obbligo di pesticidi compiendo una innovazione normativa che non ha alcun fondamento nelle decisioni comunitarie. Argomentazione questa, insieme ad altre, che saranno ampiamente presentate davanti al Tar Lazio. Oltre al fatto che il PAN (Piano Agricolo Nazionale per l’uso sostenibile dei presidi fitosanitari), è stato bypassato in nome dell’emergenza.Gli effetti dell’esposizione a queste sostanze, sono da anni documentati da autorevoli studi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e non solo, ed è impensabile doverle imporre dalle campagne delle aziende agricole ai cigli stradali, dalle aiuole cittadine agli appezzamenti ad uso domestico. Anche che l’ISDE Italia, l’associazione dei medici per l’ambiente, si è detta fortemente preoccupata per quanto sta succedendo e per i comprovati rischi per la salute.

Vincenzo Vizioli, presidente di AIAB  è intervenuto in questi termini “Gli interventi in agricoltura, anche se cercano di eradicare una patologia grave come la xylella, vanno fatti con criterio, nel rispetto dell’ambiente, della salute della popolazione e con l’attenzione verso l’economia del territorio. Da oltre un decennio la ricerca scientifica esclude l’utilità di questo tipo di trattamenti che colpiscono tutta l’entomofauna, compresa quella utile a partire dalle api, deprimendo la biodiversità naturale e il rischio dell’insorgenza di resistenze”.
“L’emergenza – conclude il presidente di AIAB – non giustifica scorciatoie e comportamenti sbagliati”.
Si pone anche un grosso problema per le aziende del bio: il trattamento obbligatorio dal Servizio fitosanitario (in particolare gli insetticidi neonicotinoidi) utilizza dei principi attivi pericolosi, dannosi per le api e assolutamente vietati nel biologico. Se le aziende biologiche certificate saranno obbligate a questo trattamento perderanno i requisiti per la certificazione, o saranno costrette a pagare pesanti sanzioni. L’assessore regionale all’Agricoltura, Leonardo Di Gioia ha invece cercato di difendere il decreto rassicurando la popolazione «Risultano infondate le polemiche circa un uso indiscriminato, improprio o anomalo di prodotti chimici nocivi all’ambiente». Tra le altre, poi, per utilizzare fitorfarmaci è necessario un patentino ed una preparazione professionale adeguata che si ottiene con la frequenza di corsi specifici e su questo tema si stanno aprendo ricorsi.

Aziende agricole bio e tradizionali, associazioni di settore e cittadini stanno chiedendo con urgenza la convocazione di un tavolo tecnico con esperti del settore in cui si spieghi veramente quali sono le prove scientifiche dell’efficacia dei trattamenti, dimostrando, dati alla mano, che gli stessi non avranno conseguenze sulla salute pubblica, avvelenando un territorio già fortemente provato.

Vogliamo ricordare come esistano cure tradizionali e biologiche che curano la malattia da disseccamento: 450 alberi, molti dei quali secolari, sono tornati a germogliare guariti dalle cure tradizionali di Giuseppe Coppola, proprietario di un oliveto in contrada Santo Stefano, tra Alezio e Gallipoli. Coppola ha illustrato passo dopo passo il lavoro che definisce di ‘assistenza infermieristica’ alle piante: “Sono state eseguite 5 arature superficiali del terreno. Poi 5 trattamenti (prima della potatura e dopo l’emissione della vegetazione) per nutrire la pianta e proteggerla da attacchi di patogeni , una potatura radicale, i cui tagli sono stati disinfettati con rame e zolfo per creare fisicamente una zona antagonista alla malattia.

Una conferenza del Cnr dello scorso 5 maggio a Roma ha dichiarato che  ulteriori possibili passi in avanti si potrebbero fare con l’uso nuove cultivar ed innesti di olivo resilienti o addirittura immuni alla Xylella.

Francesco Loreto, direttore del dipartimento di Scienze bio-agroalimentari (Disba) del Cnr ha dichiarato“Le ricerche in corso hanno permesso tra l’altro di evidenziare cultivar di olivo resistenti al batterio.Una delle cultivar resistenti (la Fs-17è una selezione brevettata ormai da trent’anni dal Cnr, la cui licenza esclusiva è stata ceduta a tre vivai, su diverse zone del territorio nazionale”. Sono in corso inoltre ricerche sono in atto anche sul vettore, la cicalina sputacchina, finalizzate a formulare un protocollo di lotta biologica a questo insetto mediante confusione sessuale acustica.

Non possiamo pensare di combattere questo parassita e proteggere le piante di ulivo distruggendo l’ecosistema con fitofarmaci altamente tossici: sappiamo che esistono altre possibilità. Si tratta solo di riuscire a pensarle.

 

 

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