Caso Aquarius: Diritti Umani non diversi dai Diritti Animali

La giurisdizione delle parità di diritto tra esseri viventi costituisce da sempre una profonda discussione, tra l’opinione pubblica ma soprattutto a livello istituzionale. Il caso dell’Aquarius mette a nudo le profonde contraddizioni che sono insite nel nostro sistema di valori, e la inquietante correlazione tra specismo e razzismo.

Viviamo costantemente immersi una cultura che non solo vede il prevalere dell’Uomo sulle altre specie, ma anche di tutte le altre forme di violenza e sopraffazione: degli uomini contro le donne, degli adulti contro i bambini, degli “abili” contro i disabili, dei “normali” contro i “diversi” (omosessuali, transgender) come se la probabilità statistica di un comportamento debba dettar legge, dei ricchi contro i poveri, degli italiani-europei- con pelle bianca contro gli stranieri, africani, dalla pelle scura.

In fondo il meccanismo mentale che giustifica questi comportamenti è lo stesso: la stessa arroganza e presunzione che mette la vita e i diritti di qualcuno (uomo, cisgender, italiano, di pelle bianca, tendenzialmente benestante) in primo piano, e quelli di qualcun altro (animali, stranieri, persone di diverso orientamento sessuale, poveri etc) in secondo piano, quasi inutili, certamente sacrificabili per il benessere e la prosperità del primo gruppo.

Una cultura di fondo piena di sopraffazione e arroganza, che quando il Ministro dell’Interno Matteo Salvini afferma pubblicamente che “è finita la pacchia” per gli immigrati, fregandosene liberamente della sorte di ben 629 persone a bordo della nave Aquarius (di cui 123 minorenni non accompagnati, 11 bambini e 7 donne incinte) ordinando al governo di La Valleta a Malta di farla attraccare nei loro porti, non fa alzare un dito. La nave Aquarius, che trasportava migranti salvati da un naufragio a pochi km dalle coste libiche, quindi bisognosi di cure ed assistenza, non è stata autorizzata ad approdare in Italia: “I porti sono chiusi, da oggi anche l’Italia comincia a dire no al traffico di esseri umani, no al business dell’immigrazione clandestina. Il mio obiettivo è garantire una vita serena a questi ragazzi in Africa e ai nostri figli in Italia”, aveva detto Salvini annunciando la decisione di impedire lo sbarco. Una ripicca che a livello politico non cambierebbe nulla (in meglio) negli equilibri europei, e che sicuramente verrebbe pagata sulla pelle di persone innocenti. In sostanza è come se avesse detto (ipotizziamo): che restino a morire a casa loro.

Non è forse quello stesso ragionamento per cui un classico amante della carne si giustifica “tanto verrebbero ammazzati comunque quegli animali…e comunque non vivrebbero abbastanza dignitosamente negli allevamenti, quasi quasi gli facciamo un piacere a ucciderli e a mangiarli” o ancora “eh…se si salvassero tutte le mucche e tutti i maiali dai macelli, non ci sarebbe più spazio per noi umani“. Quante volte abbiamo sentito frasi del genere? Se cambiamo l’ordine degli addendi l’operazione non cambia. La stessa frase, detta sulla pelle di persone che stanno rischiando la vita per salvarsi da situazioni da fame, carestia e guerre (di cui i colpevoli silenziosi e ingiudicati sono i governi e le multinazionali occidentali che hanno depredato sistematicamente il continente africano negli ultimi due secoli, e non ultimo, colpevoli di aver venduto armi e speculato nei conflitti armati).

Stipati, ammassati uno sull’altro, ad aspettare di morire. Trovate le analogie.

Dichiarazioni, quelle di Salvini, che hanno suscitato sdegno e disapprovazione da svariate ONG. Per Medici Senza Frontiere: “Ancora una volta la politica degli Stati europei viene posta al di sopra delle vite delle persone. La priorità deve essere la sicurezza e il benessere di chi è a bordo.” Alla chiusura di Salvini ha reagito anche il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris: “Se un ministro senza cuore lascia morire in mare donne incinte, bambini, anziani, il porto di Napoli è pronto ad accoglierli. Noi abbiamo un cuore grande. Napoli è pronta, senza soldi, per salvare vite Umane.”. Sulla stessa linea anche il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando: “Palermo, la città che a partire dal proprio nome è tutta un porto, è stata e sarà sempre pronta ad accogliere le navi, civili o militari che siano, impegnate nel salvataggio di vite Umane nel Mediterraneo.”

Nell’orizzonte europeo, tra blocchi e muri ideologici e non, la Spagna ha offerto la sua disponibilità all’attracco nel porto di Valencia. Peccato che, senza un intervento esterno, per via della scarsità di carburante e di cibo, la nave potrebbe non arrivare mai e forse arrivare piena di cadaveri. Ironia della sorte, il destino dell’Aquarius ricorda quello della Exodus 1947, zeppa di ebrei in fuga verso la Palestina, attaccati dalla marina militare britannica, trasportati da un capo all’altro del Mediterraneo, internati in campi di concentramento. 

Ma non è finita qui: così come lo specismo nega sistematicamente il diritto alla vita, e a una vita dignitosa degli animali, e ne minimizza la morte (“eh vabè, alla fine è solo un animale…”), a seguito della tragica morte di Sacko Soumali, sindacalista del Mali impegnato in difesa dei raccoglitori di pomodoro nella zona di Vibo Valentia, il ministro ha così commentato: “Non è mai la violenza a risolvere alcuni tipi di problemi. Voglio lavorare affinché siano rispettate le leggi o per cambiare le leggi che premiano i delinquenti e puniscono le persone per bene.” In parole povere, una dichiarazione che non dice nulla in riferimento all’efferato omicidio, rimasto sospeso nel mezzo del “silenzio assordante” dei media. Una situazione quella dei braccianti agricoli tragica e contorta, ragazzi provenienti per lo più dall’Africa che sgobbano 12 ore al giorno per 2 euro e 50 centesimi all’ora o a volte anche meno, senza nessuna dignità e tutela previdenziale, vivendo in baracche di legno fatiscenti o tendopoli in cui mancano le minime norme igieniche per la sopravvivenza. E tutto questo perché? Perché a qualcuno fa comodo che la passata di pomodoro costi 30, 40 cent al litro. Affamare i braccianti del Mezzogiorno per nutrire i lavoratori, o forse precari o disoccupati, con pochi mezzi, di tutta Italia. Ecco svelato il terribile serpente che si morde la coda.

Brutta storia quella del pomodoro globalizzato. Il bracciantato regolato dai caporali in Puglia (per esempio) è l’espressione di un movimento che si dispiega a livello planetario. Un offensiva capitalista che ragiona a grandi numeri, e gli schiavi (sotto sotto) sono le pedine sacrificabili. Paesi africani, come il Ghana, producevano un tempo grosse quantità di concentrato di pomodoro, produzione positiva per l’economia in loco che dopo l’imposizione dei piani di liberalizzazione del Fondo Monetario Internazionale si è drasticamente ridimensionata, consentendo un’invasione di prodotti europei sovvenzionati dalla PAC la politica agricola comunitaria che ha distrutto dunque ogni forma industriale di trasformazione locale. Una perfetta rappresentazione delle perversioni e contraddizioni del sistema alimentare globalizzato, che costringe le economie locali a piegarsi alle monocolture destinate a foraggiare aziende estere, che tolgono spazio ai campi per la produzione locale di cibo. Cibo che invece devono sempre di più importare da lontano, a un prezzo salato: salato per l’ambiente, le terre africane e le persone, che rischiano la malnutrizione. Aspetto profondo che non riguarda solo tale materia prima ma tanti altri prodotti, le cosiddette “commodities trading”: avena, soia, mais, frumento, caffè, zucchero, tabacco, cacao ecc.ecc. (un giro per gli scaffali del supermercato potrebbe offrire più di qualche indizio).

“Facciamo presepi, non moschee”, diceva Salvini allo scopo di segnare il territorio contro l’arrivo degli immigrati. Sacko Soumali era venuto in Italia per uno scopo ben preciso: lottava da anni come attivista dell’USB (Unione Sindacale di Base) per i diritti e la dignità dei braccianti agricoli nella Piana di Gioia Tauro. Diritti Umani fondamentali per creare un presente pacifico e civile, moderno e all’avanguardia. Come non correlare tali diritti con quelli dei più sfortunati Animali, esseri viventi sconfinati in luoghi angusti privi di libertà. Ampie zone lager in cui dilaga la morte e la sofferenza più estrema, non indifferentemente rispetto ad altri famosi luoghi di tortura.

Come ha affermato amaramente lo scrittore Erri De Luca, “Stiamo nutrendo i pesci del Mediterraneo coi corpi dei viaggiatori, ci nutriamo di loro in seconda battuta, cannibali di seconda mano.”. Frase che magari non si applica a chi ha scelto di non nutrirsi di animali, ma di sicuro emblematica della crudeltà dalla situazione.

Fomentare odio e razzismo non è certamente la strada giusta utile a perseguire nuove realtà fondamentali ad istituire empatia verso i deboli e gli indifesi. Gli Animali patiscono da sempre uno sfruttamento inaudito, e riconoscersi ampiamente in situazioni altamente negative non fa certamente ben sperare in ampie vedute di progresso morale. Siamo ovviamente ottimisti nel vedere lontano, verso una nuova consapevolezza della vita altrui, grazie a numerosi sostenitori della lealtà e della giustizia a beneficio dei soppressi, ma non possiamo non esprimere il nostro profondo dissenso riguardo ad episodi disdicevoli come questi. Una situazione tanto terribile, come quella dell’immigrazione dei popoli, non merita certamente un approccio simile, soprattutto se dettata dall’egoismo di chi ha avuto la fortuna di nascere dalla “parte giusta” del mare.

Gli Animali da sempre migrano verso altre nuove aree, l’istinto di migrazione da sempre contraddistingue il progresso ed il nuovo che avanza. Gli Animali non hanno mai realizzato confini e non ne conoscono il significato (a proposito la storia della mucca Penka che pascolando ha sconfinato dalla Bulgaria alla Serbia e che voelvano abbattere per mancanza di documenti). E’ un atto doveroso ricordare come nei nostri consumi ridisegniamo equilibri politici e sociali, così scegliendo di non comprare la passata di pomodoro a 50 cent o i pomodori a 60 cent al kg, senza una precisa certificazione riguardo la provenienza e l’azienda che li produce, possiamo non foraggiare uno sfruttamento schiavistico che non avrebbe ragione di esistere. Inoltre è importante ribadire che chi sceglie uno stile di vita all’insegna della compassione per tutti gli esseri viventi, tutti, Umani, Animali e Ambiente, dovrebbe ricordarsene quando si tratta di non sostenere, economicamente, politicamente o anche solo nei “post da social network” chi sfrutta beceramente la morte e la miseria delle persone, esseri viventi che hanno diritto di vivere, che “ci vengono a togliere il lavoro” come bandiera per avere voti. In fondo il razzismo non è altro che una emanazione della stessa mentalità da cui nasce lo specismo, il sessismo: l’idea che qualcuno (solitamente umano, maschio, cisgender, eterosessuale, di pelle bianca e etnia europea) sia più importante di qualcun altro, che la sua vita e i suoi diritti siano più importanti di quelli degli altri.

Spesso, nella propaganda razzista si usa la similitudine “gli (africani-ebrei-stranieri) sono come bestie“. Ci vogliamo riappropriare di questa similitudine in senso antispecista. Vorremmo che questa similitudine apra i cuori a una rinnovata Empatia.

Restiamo Umani.

Articolo a cura di Roberto Contestabile e Joela Laghi.

  1. Salve,
    per queste tematiche ognuno ha il suo punto di vista che a sua volta può aver molte sfaccettature

    La cosa che mi ha però stupita è trovare un che di fazioso in questo articolo, cosa tra l’altro strana per questa testata che i seguo da nottetempo.
    Reputo che la linea della testata debba mantenere la sua “pulita faccia” e non confondersi con le questioni faziose di partiti .
    Ovviamente è il mio modesto punto di vista
    Al di là di questo che sentivi di dovervi dire per onestà intellettuale, apprezzo e stimo il vostro lavoro
    Pensateci però .
    Un saluto
    Silvia

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    • Ciao Silvia, il discorso di fondo non è la faziosità (tra l’altro non condivisa perchè non c’è) ma ben altro, e cioè una vera e propria emergenza umanitaria non raccontata e non divulgata a dovere. A noi non piace parlare di politica visto e considerato che questa testata non è un periodico ad essa attinente, ciò non toglie che i fatti sono questi e riportati da più fonti giornalistiche. Quindi ci pare ovvio che la notizia d’origine non sia d’esclusiva Promiseland.it bensì di dominio pubblico. Basta fare un giro in rete (e non solo) per avere una visione molto dettagliata di quello che in queste ultime ore ha avuto addirittura le sembianze di un incidente diplomatico tra Malta, Francia e Spagna. Noi abbiamo elaborato il concetto di base e lo abbiamo ampliato su aspetti a noi consoni. Se avessimo voluto esprimere giudizi al vetriolo sicuramente non avremmo raccontato i fatti reali, ovvero ciò che veridicamente sta accadendo.
      Detto questo ribadiamo che con questo approfondimento non vogliamo assolutamente dichiarare patteggiamenti o schieramenti con un tale o particolare partito politico, la nostra è solo una constatazione dei fatti, e lungi da noi nel voler fare alcuna propaganda.
      Grazie per i complimenti, e buon proseguimento di lettura.

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  2. La nave Aquarius ha attraccato a Valencia. I cittadini ai migranti: “Benvenuti a casa.” Grande gratitudine dunque a chi non ha voluto voltare le spalle ai migranti.

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