Cronaca locale: storie di ordinaria crudeltà sulla fauna selvatica

Quattro notizie di cronaca locale delle ultime settimane, da tutta Italia, accomunate dalla stessa indifferenza verso la morte e la sofferenza degli animali. Piccole storie tristi che si perdono nella quotidianità, che ci svelano come sia da costruire una nuova cultura del rispetto per l’Animale in quanto tale.

Ogni giorno migliaia di animali si avviano inesorabilmente al macello, così come ogni giorno milioni di animali vivranno un’esistenza di prigionia e sfruttamento. Certo, possiamo cambiare le cose adottando uno stile di vita ed una dieta senza violenza, ma c’è di più. C’è tutta una cultura di prevaricazione sugli animali da cambiare, a livello personale e pubblico, attraverso campagne di sensibilizzazione. C’è da creare una cultura del rispetto dell’Animale in quanto tale, non perché in via d’estinzione, non perché da reddito, non perché d’affezione: semplicemente in quanto essere vivente degno di rispetto. I fatti di cronaca delle ultime settimane, fatti che accadono trasversalmente da Nord a Sud, da Est a Ovest, sottolineano amaramente come questa tematica, portata alla luce ai danni di animali selvatici innocenti, sia assolutamente di primaria importanza.

Il primo fatto è datato 30 maggio 2018. A Carrara una volontaria di Sos randagi, Elena Barbieri ha trovato il corpo di alcune anatre tranciate dalle lame di un tosaerba lungo le sponde del Lavello. Il Consorzio di bonifica Toscana nord, ha cercato di “arrampicarsi sugli specchi”, spiegando il suo modo di intervento lungo i corsi d’acqua:“Massima attenzione per la fauna, ma prima viene la prevenzione del rischio idraulico“.

“Stavo viaggiando in auto verso Marina di Massa – racconta Elena Barbieri – quando ho visto un gruppo di pulcini che scappava via impaurito dall’erba alta. A quel punto ho fermato l’auto e sono scesa a controllare. Quello che ho visto è stato orribile. C’era il corpo di un’anatra completamente squarciato dalle lame del tagliaerba. Aveva il cranio spaccato e giaceva in terra in una pozza di sangue. In questo periodo dell’anno, d’altronde, questi uccelli nidificano nell’erba alta, ma evidentemente quando sono passati con il trattore non si sono posti il problema se ci fosse o meno qualcosa in mezzo al verde. Non voglio pensare a quanti pulcini siano stati tritati dalle lame del trattore, nè ho avuto modo di addentrarmi nell’erba alta, ma sicuramente era una fra molte uccise dalla “furia” dei trattori.”

Non è ancora chiaro se siano stati operai incaricati dal Consorzio a intervenire, anche se solitamente è l’ente a eseguire questo genere di interventi, che a questo proposito ha dichiarato: “Quando si tratta di effettuare lavori sulle sponde di fiumi e torrenti – spiegano – abbiamo dei protocolli da seguire. La prima regola è quella di dare la priorità alla sicurezza idraulica e in base a questo studiare gli interventi. Se possibile, poi, abbiamo tutta una serie di accorgimenti che prendiamo per la tutela dell’avifauna. Si va da particolari tecniche di taglio alla realizzazione di zone dove poter far spostare gli uccelli. Si tratta comunque di soluzioni da adottare a seconda del caso”. Parole al vento: di sicuro queste “misure di protezione per i volatili” e i loro nidi non sono state seguite da chi ha ripulito gli argini del Lavello.

Un’altra notizia è del 3 di giugno, ad Arcugnano (Vicenza). Una strage di cerbiatti ad opera della mano umana: 14 cuccioli di capriolo feriti e uccisi sui Colli Berici dalle falciatrici in uso agli agricoltori impegnati nei lavori stagionali di fienagione nei campi di proprietà. L’associazione “Difesa Natura 2000 Colli Berici”, nata nel 2016 denuncia l’amara situazione: il presidente Bertillo Conte ha dichiarato «Abbiamo vissuto una settimana dura e impegnativa, con molti interventi di recupero e soccorso ai cuccioli di capriolo feriti o uccisi in fase di fienagione dalle falciatrici. I nostri appelli affinché i tagli dell’erba vengano effettuati iniziando dal centro del prato per andare all’esterno sono stati completamente disattesi. Sono 14 i cuccioli per i quali sono stato chiamato a intervenire in settimana, dei quali solo 4 per il momento sono in vita con qualche menomazione. È sempre più urgente dotarsi di strumenti adatti al rilevamento dei cuccioli nascosti tra l’erba.» L’uso del salvatore di selvaggina (ISA), un’asta telescopica con dieci sensori a infrarossi che percepiscono il calore del cucciolo nascosto tra l’erba, utilizzato in Austria e Germania, è la soluzione. È importante, nelle operazioni di prevenzione del danno alla fauna selvatica, evitare sofferenze agli animali, non è inoltre da sottovalutare la prevenzione igienico-sanitaria perché dai resti dei cuccioli di capriolo falciati possono fuoriuscire dei veleni che provocano avvelenamenti mortali al bestiame che mangia fieno o insilato».

Bertillo Conte, conosciuto come “l’uomo dei caprioli”, che da tempo si prende cura degli animali feriti, fa notare che il problema non è affatto nuovo nel territorio: già gli anni passati sono stati recuperati molti cuccioli di cerbiatto feriti dalle falciatrici, nel 2016 sono stati 22 (di cui solo 6 ce l’hanno fatta). Di fatto, le operazioni di fienagione coincidono con il periodo in cui le femmine di capriolo partoriscono nell’erba, dove sono meno visibili, per mimetizzarsi da eventuali predatori. Poi lasciano i cuccioli in cerca di cibo e tornano ad allattarli ogni 2/3 ore. «I piccoli non sono visibili tra il fieno. Vengono colpiti soprattutto alle zampe. Quando intervengo a volte non c’è più niente da fare». Caprioli uccisi che si sommano a quelli feriti e investiti ogni anno nelle strade di campagna e montagna del territorio italiano, spesso trovati esanimi ai lati della strada, senza che nessun abbia fatto denuncia del fatto presso le autorità competenti.

A questo proposito ricordiamo le regole da seguire qualora doveste capitarvi di investire un animale: se l’investitore siete voi contattate il Servizio Veterinario della ASL locale per l’intervento di soccorso (se non conoscete il numero di pronto soccorso per animali feriti meglio chiamare il 112, ex 118). Se l’investitore è un altro che fugge, meglio chiamare le Forze dell’Ordine (sempre 112, oppure 1515, cioè la Forestale). Se l’animale investito è domestico (gatto o cane) meglio contattare il Servizio Veterinario dell’Asl (che ha sempre reperibilità notturna e festiva e per legge deve adoperarsi per il soccorso e il recupero dell’animale); se è un animale selvatico meglio chiamare la Polizia Provinciale o la Guardia Forestale (se non conoscete il numero, chiamate sempre il 112, che è ormai numero unico di soccorso).

È datata 6 giugno la notizia che viene dalla provincia di Siena: un cacciatore è stato scoperto a nutrire i cinghiali in un bosco nel la zona di Montemaggio. La polizia provinciale, che da tempo controllava la zona, ha sorpreso l’uomo mentre portava nel bosco chili e chili di cibo per gli ungulati. Anche se la pratica diffusa in tutto il Senese, e oltre, questo non fa che aumentare l’esasperazione delle persone che si trovano a dover fronteggiare un numero sempre crescente di cinghiali, molti dei quali si spingono vicino ai centri abitati e che danneggiano le colture. Era già accaduto a Castelnuovo e in Valdichiana, e nel Chianti, dove erano stati trovati nel bosco pane e altri prodotti da forno. Una pratica che oltre ad essere pericolosa (perché certamente gli animali selvatici, una volta provato il cibo umano, così diverso e più saporito da quello che normalmente mangiano, faranno di tutto per cercarne ancora, spingendosi vicino ai centri abitati e quindi giustificando la pratica della caccia come “mezzo di controllo” di questa specie) è impregnato della peggiore delle menzogne: farsi “amico” un animale per poi ucciderlo per il proprio tornaconto. Di sicuro, in questa pratica meschina, l’unica vera bestia è proprio l’uomo.

L’ultima notizia è dell’8 giugno, Trecastelli (Ancona) – Una poiana è stata trovata crocifissa a un cartello stradale in via del Bosco a Ponterio di Trecastelli. Sul fatto indagano i carabinieri forestali. La carcassa dell’animale è stata poi presa da una ragazza e sepolta, un gesto di compassione “quasi cristiana” davanti a tale barbarie . I carabinieri forestali, una volta appreso quanto accaduto, hanno predisposto la riesumazione e il successivo sequestro dell’animale morto. L’istituto zooprofilattico e sperimentale di Ancona sta indagando la natura dell’uccisione, probabilmente è stata investita e poi infilzata nel segnale successivamente, forse da qualcuno che potrebbe averla trovata a terra già morta. Se fosse morta invece a seguito di maltrattamenti si tratterebbe un reato perseguibile. Di sicuro chi ha prima travolto e poi infilzato il povero animale avrà pensato “è solo un uccello“, così come ogni volta che si passa davanti a un bancone di macelleria si pensa “ma sono solo maiali”: la stessa indifferenza alla morte.

Quattro storie relegate alle ultime pagine della cronaca locale, magari lette distrattamente sogghignando “addirittura un articolo per qualche animale morto!”. E invece simbolo di una cultura ancora lontana dal dare rispetto agli animali, impegnata a considerarli cose, “oggetti” che ingombrano e intralciano le attività umane, creature di poco conto per cui si possono commettere dei “danni collaterali” derivati dalle azioni umane.

Ci teniamo a cambiare questa cultura dalle sue radici. Siamo, insieme a tutti gli animali, gli “inquilini” di questo pianeta. Purtroppo, molto spesso ci arroghiamo il diritto di decidere di vita e morte per i nostri amici, invadiamo i loro territori, distruggiamo le foreste che sono la loro casa, creiamo con l’inquinamento scompensi climatici che fanno scomparire il loro cibo. Siamo, in ultima analisi, dei pessimi “vicini di casa”. Ma possiamo migliorare, possiamo coesistere in armonia, senza sfruttamento, senza morte. E di questo ce ne dobbiamo render conto, sia a livello individuale, sia facendo pressione, a livello istituzionale.

Insieme all’adottare una dieta e uno stile di vita privo di violenza, quando siete al volante abbiate compassione: se per fatalità investite un animale o ne vedete uno investito da altri, usate tutte le precauzioni necessarie nell’avvicinarvi all’animale, avvertite le autorità competenti  e, soprattutto, non fate finta di niente, svignandovela come il peggiore dei codardi. I nostri amici animali, i nostri Fratelli con cui condividiamo l”alloggio” in questo Pianeta, se sono feriti, hanno diritto ad essere soccorsi, come un essere umano. Se, purtroppo, non ce l’hanno fatta, devono essere rimossi comunque per non essere un pericolo per la circolazione (e per gli altri animali che eventualmente possono essere attirati dalla carcassa) e vanno comunque denunciati alle autorità che ne prenderanno in carico la rimozione. Ça va sans dire, rispettare i limiti di velocità ed evitare, se possibile, di circolare nelle ore notturne nelle strade a ridosso di boschi e zone incolte.

 

 

  1. Senza dubbio le notizie d’incidenti sono drammatiche, ma è doveroso ribadire il comportamento assolutamente negativo che i cacciatori continuano ad adoperare perfettamente indisturbati. Lo sdegno e la disapprovazione infatti devono essere unanimi, e continuare nell’informazione corretta e veritiera: gli Animali nei boschi non vanno uccisi e basta perchè è un loro diritto vivere dignitosamente.

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  2. Giulia Volpini 26 giugno 2018, 9:47 am

    Come è possibile che esista ancora la caccia questo è il problema, legalizzare la violenza su animali e ambiente. Per non parlare dei morti che ogni anno aumentano. Perché invece che stare a casa con le proprie famiglie, si divertono a distruggere l’ambiente in cui vivono!

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  3. Sono disgustata…
    Povere bestie…

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