In lutto per Koko, gorilla che ha mostrato al mondo quanto “umani” sono gli animali

È morta Koko, la gorilla di 46 anni che conosceva più di 2000 parole umane nel linguaggio dei segni, seguita dall’etologa Francine Patty Patterson. La sua vita, in bilico tra il mondo degli umani e la naturalità, ha costituito un piccolo mattone nell’idea sempre più diffusa che gli animali abbiano sentimenti ed emozioni complesse. E che siano detentori di diritti.

E’ morta Koko, gorilla che aveva imparato il linguaggio dei segni e che conosceva 2000 parole: se ne è andata nel sonno all’età di 46 anni. Koko ha aiutato numerosi studiosi, ma anche le migliaia di fans e appassionati che ne seguivano la vita, a capire quanto emotivamente evoluti e intelligenti siano i gorilla e gli animali in generale. Non che ci fossero molti dubbi, almeno da parte di tutte quelle persone che hanno deciso di adottare uno stile di vita che esclude la violenza verso qualsiasi essere vivente. Ma certamente il fatto di avere esternato a parole nel linguaggio dei segni, ovvero con un linguaggio “umano”, comprensibile, tutte quelle emozioni e interazioni che all’occhio di una persona scettica e non empatica nei confronti degli animali non sono visibili, comprensibili ha fatto cambiare idea a molti su quanto possano essere “umani” gli animali. E’ stato per suo merito che è stata creata la “Gorilla Foundation” per la difesa di questi incredibili animali. Tutti si ricordano il suo amore per una gattina, che era diventata la sua compagna, e la sua disperazione quando questa morì. Koko era seguita da decenni dalla professoressa esperta in comportamento di primati Penny Patterson.

Koko, era nata il 4 luglio 1971, ed era stata inizialmente chiamata Hanabi-ko, che in giapponese significa “bambino dei fuochi d’artificio”, in riferimento alla sua data di compleanno che cadeva il giorno della festa dell’indipendenza americana. Durante la sua esistenza, aveva imparato più di 1.000 segni diversi per comunicare e interagire con gli esseri umani. Certo, con un minimo di empatia possiamo comprendere ogni tipo di animale, la sua aspirazione al benessere e alla felicità, la sua paura della morte, la sua sofferenza. Ma Koko, con il suo modo di comunicare, ha messo nero su bianco come gli animali abbiano un mondo emotivo ed interiore molto sviluppato. E in ogni modo, degno di essere amato e di avere una vita dignitosa. Nata allo zoo di San Francisco, cominciò ad imparare la lingua dei segni con la dottoressa Francine “Patty” Patterson come parte dello Stanford University project a partire dal 1974. «Era diventata una icona dell’empatia e della comunicazione tra specie. Koko ha toccato le vite di milioni di persone ed era l’ambasciatrice di tutti i gorilla», ha commentato la Gorilla Foundation (creata proprio per merito suo) annunciando la scomparsa dello straordinario animale.

Koko amava particolarmente i gatti, e quando, dopo aver adottato una gattinaAll Ball, che nel 1985 era diventata la sua inseparabile compagna, questa morì uccisa da una macchina, la sua reazione di dolore mise il mondo sotto shock: gli animali non solo provano dolore fisico e psichico per sè stessi o per la perdita di membri della loro specie, ma anche per la perdita di un “amico” diverso dalla propria specie. Avevamo le basi “scientifiche” per provare che l’empatia e la comunicazione interspecie sono non una caratteristica solo umana, ma tutta animale. La sua storia ha ispirato diversi documentari e anche un libro per i bambini divenuto piuttosto popolare, Koko’s Kitten (1985) scritto da Francine Patterson stessa.

Koko aveva un quoziente intellettivo fra i 75 e i 95 punti, quasi quanto quello medio di un essere umano (pari a 100). Apparsa in numerosi documentari, per due volte è stata «cover girl» sul National Geographic, la prima con una foto che lei stessa aveva scattato riflessa in uno specchio. Nel 2001 la gorilla aveva incontrato l’attore Robin Williams e i due erano diventati amici. Secondo un blog sul sito della Gorilla Foundation, Koko apprese nel 2016 del suicidio dell’attore e divenne «molto triste», segnalando la parola «pianto» e inchinando la testa. Era legata all’attore, che andava regolarmente a trovarla alla Gorilla Fondation, da un rapporto di amicizia che durava da più di 10 anni.

Per anni questo meraviglioso animale è stato la dimostrazione pratica della qualità degli stati empatici che gli animali sono in grado di provare, stati ulteriormente facilitati ovviamente, dalla capacità di Koko di esprimersi, appunto, attraverso i segni. 

Agli albori dell’epoca di internet, era stato fatto un esperimento mettendo a disposizione un apparecchio che traduceva delle domande fatte dagli utenti in linea sul sito America On Line, con il linguaggio dei gesti. A Koko sono state fatte molte domande come “Qual è la tua bevanda preferita?”a cui ha risposto “Il succo di mela”, “Qual è il tuo programma tv preferito?” risposta: “I documentari sulla natura”. La prima chat virtuale tra un animale e i suoi amici umani fu un gran successo: Koko ha riposto per 45 minuti, con pazienza e attenzione a una decina delle oltre 13 mila domande – spesso banali – che le sono arrivare un po’ da tutto il mondo. Poi si è stufata, e con l’ultimo messaggio “Lights Off. Good” (Luci spente. Bene), ha salutato gli oltre ventimila utenti e si è messa a giocare con una bambola.

“Koko era molto rilassata”, ha spiegato in quella occasione la dottoressa Patterson. “Ha meditato su alcune domande, riflettendo sulle risposte da dare”. Quando qualcuno le ha chiesto se voleva un cucciolo, Koko si è coperta la faccia. E la studiosa, sua traduttrice ha fatto notare che per la gorilla è difficile concettualizzare eventi che riguardano il futuro. Raramente, nella psicologia animale si pensa a un futuro più lontano di qualche ora o giorni dopo, ma in una occasione Koko ha pensato al futuro: con un messaggio di allerta per gli umani. “Salvate la natura, sbrigatevi!”, comunica l’intelligenza di questo animale non umano in questo video. E noi non possiamo che darle ragione.

Certo, come vegani non possiamo sostenere con particolare entusiasmo lo studio di animali che nascono e vivono nella cattività degli zoo e parchi naturali. Ma crediamo che il lavoro portato avanti dalla Gorilla Foundation abbia cambiato radicalmente l’opinione pubblica sull’intelligenza emotiva degli animali. Sempre più persone stanno riconoscendo agli animali il diritto di vivere dignitosamente, di non essere uccisi, torturati, sfruttati, cacciati, usati per divertimento o maltrattati. E possiamo affermare che parte di questa visione collettiva che sta crescendo sempre di più, è anche grazie al lavoro della Patterson, che ha mostrato al mondo intero quanta “umanità c’è in un animale”. Koko ha forse vissuto una vita “non naturale”, circondata da studiosi, lontana dalle foreste pluviali e sempre davanti a telecamere. Forse, ma anche avuto tantissimi amici, animali umani e non, che le sono stati vicino, e ha sempre detto di essere felice.

Il filosofo del linguaggio Noam Chomsky ha negato che stesse facendo una reale produzione linguistica perché non usava frasi ma solo parole, altri l’hanno solo messa nel calderone di tutti i suoi «colleghi primati» che hanno fatto vacillare l’idea di Cartesio dell’animale che non parla ma al massimo comunica come lo scimpanzé Nim o il bonobo Kanzi. Questioni bizantine, che non interessano: Koko, così come tutti gli animali al mondo, hanno valore e devono essere rispettati per sè stessi, non perchè assomigliano agli esseri umani. Purtroppo però, nell’immaginario comune, per l’uomo qualunque l’animale è da sfruttare, non ha una sua identità, personalità, sensibilità. Avvicinarlo alla sensibilità umana, sebbene sia un errore di fondo, è stato strategico per costruire un’etica del rispetto degli animali diffusa a livello mediatico e di opinione pubblica. Definita da alcuni  né umana né non-umana, ma postumana, una vita di confine, da cavia, senza libertà. Un prezzo alto, purtroppo, per dimostrare all'”orrenda bestia umana” che la bestia in questione, Koko, aveva molta più sensibilità degli umani.

Se tutti gli animali potessero comunicare in modo comprensibile come faceva Koko, forse di colpo cesserebbero le uccisioni nei mattatoi, nelle fabbriche di pellicce, nelle arene dei toreri? Forse di colpo tutti si renderebbero conto di quanta sofferenza viene causata loro ogni giorno? Non lo possiamo sapere: possiamo solo batterci per i diritti animali, e mostrare a tutti i suoi video: dimostrare a tutti gli specisti e scettici che gli animali provano sentimenti come noi, e per questo, come per il fatto di esistere in quanto tali, sono degni di rispetto e hanno diritto di vivere.

 

 

  1. Federica Cupoloni 30 giugno 2018, 5:41 pm

    Che animale meraviglioso, la ricorderemo per sempre ❤️ Grazie per questo articolo

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    • Davvero commovente …
      siamo tutti uguali nella nostra diversità
      Uguali perché soffriamo e gioiamo !
      Diritto alla vita , diritto all’amore

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  2. Forse anche se tutti gli animali potessero comunicare in modo comprensibile come faceva Koko, non cesserebbero le barbarie nei mattatoi. L’uomo non è capace di pensare al bene comune. Tutto è un mezzo, tutto è valutato in termini utilitaristici. Compresa l’esistenza altrui.

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  3. Sono fiduciosa che abbia avuto una vita circondata da persone che le hanno voluto bene e a cui ha insegnato l’amore disinteressato… rip koko ♥️

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  4. Si impara anche confrontatoci con chi sembra come noi ma da tanto tempo .

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