I segreti dei solari ecobio? Li svela la dott.ssa Erica Congiu

Luglio, tempo di ferie, mare, relax e…sole! Per non farci cogliere impreparati in materia, abbiamo chiesto alla dott.ssa Erica Congiu, curatrice di BioDizionario, di “guidarci” nel mondo dei solari ecobio.

Si avvicina il tempo delle ferie per molti, per altri sono già cominciate: tempo di mare, di relax e…di bagni di sole. Per scoprire i segreti dei solari ecobio, proteggere la pelle e al contempo ottenere una morbida tonalità dorata abbiamo fatto delle domande alla dott.ssa Erica Congiu, coordinatrice del progetto BioDizionario e dell’organismo di controllo BioDizionario Approved. Biologa e nutrizionista, nonchè membro del comitato scientifico di AssoVegan, ci ha svelato ogni dubbio sui solari, ecobio e non, e su come sceglierli al meglio.

La dott.ssa Erica Congiu, curatrice del progetto BioDizionario, e suo figlio

Dott.ssa Erica Congiu, quando si parla di solari ecobio, in cosa differiscono da
quelli che non hanno nessuna certificazione?

Innanzitutto è da premettere che non tutte le certificazioni sono uguali e non tutte assicurano lo stesso livello di garanzia in termini di salubrità, ecosostenibilità e naturalità del prodotto. Facendo riferimento alla certificazione BIODIZIONARIO APPROVED, i cosmetici che rispondono a questo severissimo standard assicurano la totale assenza di siliconi e derivati petroliferi, parabeni e cessori di formaldeide, ma anche di perturbatori endocrini, sostanze balzate recentemente agli onori della cronaca per la loro capacità di disequilibrare meccanismi fisiologici di varia natura.
In un solare ecobio sono presenti olii emollienti, antiossidanti e attivi di origine naturale che aiutano a mantenere la pelle idratata, potenziando l’effetto dei filtri UV in essa contenuta, mentre in creme definite “commerciali” è più facile trovare siliconi, olii minerali e fragranze di origine sintetica.

Contengono filtri solari?

Ovviamente sì, ma per lo più si tratta di filtri solari “fisici” come il Titanium Dioxide e il Zinc Dioxide.

Ci può spiegare la differenza tra filtri solari fisici e chimici?

La prima questione che generalmente ci si pone nella scelta di un solare è se orientarsi su filtri fisici o su filtri chimici, ma soprattutto come capire da che tipo di filtro è composto il prodotto che andremo ad acquistare.I filtri solari commerciali contengono più comunemente filtri chimici o una combinazione di filtri
chimici e fisici. Questi prodotti includono da due fino a sei dei seguenti principi attivi: ossibenzone, avobenzone, ottatonato, octocrilene, omosalato e ottattossato. I filtri fisici invece sono l’ossido di zinco e il biossido di titanio.Queste molecole di origine naturale sono particolarmente apprezzate sia dai formulatori che dagli acquirenti di cosmesi eco-bio: sono stabili, è  non penetrano nei tessuti e forniscono un ottimo livello di protezione solare senza effetti nocivi per la salute o per l’ambiente noti. Il meccanismo d’azione si può paragonare a quello di uno specchio: queste molecole riflettono la luce, facendo in modo che le radiazioni ultraviolette, invece di penetrare la pelle, tornino indietro.
Tale meccanismo d’azione è però il responsabile dell’unico aspetto negativo dei filtri solari fisici: l’alone bianco che lasciano sulla pelle.

Tale problema è stato aggirato dall’industria cosmetica attraverso la creazione di particelle “micronizzate”, i cosiddetti “filtri nano”.
Questi ultimi hanno destato preoccupazione nel mondo dell’ecobio, temendo che
potessero penetrare e danneggiare i tessuti. Preoccupazione smentita dal Comitato sulla Sicurezza dei prodotti cosmetici che proprio recentemente ha imposto una rivalutazione sulla sicurezza dei filtri nano non rilevando rischi se non per i prodotti in spray e per i filtri nano non ricoperti (coated) (EU SCCS 2018).

Quali sono gli ingredienti “bollino rosso” che dobbiamo assolutamente evitare
quando scegliamo una crema solare?

Il podio se lo aggiudica sicuramente l’ossibenzone (Oxybenzone), contenuto nel 65% dei filtri solari non minerali. Ci sono forti evidenze che questa sostanza agisca sul sistema endocrino causando disordini che comprendono infertilità, endometriosi e problemi gestazionali. Altri filtri chimici a rischio per via del loro potere di penetrazione e potenziale irritante/sensibilizzante sono Homosalate Octisalate e Octocrylene. Attenzione anche alla presenza di Retinolo o Vitamina A, utilizzata almeno nel 15% delle creme solari in commercio: uno studio condotto negli Stati Uniti suggerisce che il Retinile palmitato, una forma di vitamina A, può accelerare lo sviluppo di tumori e lesioni cutanee se applicato sulla pelle in presenza di luce solare; Mentre studi tedeschi e norvegesi invece affermano che il Retinil palmitato e altre forme di vitamina A nei cosmetici potrebbero contribuire alla tossicità della vitamina A a causa dell’eccessiva esposizione. Un eccesso di vitamina A preformata può causare una varietà di problemi di salute, tra cui danni epatici, unghie fragili, perdita di capelli e osteoporosi e fratture dell’anca negli anziani.

E quali sono invece quelli da preferire?

Sono da preferire i solari basati su filtri solari fisici nano “coated”. Infatti come ho precedentemente accennato, sono gli unici ad essere stati completamente sdoganati dal comitato sulla sicurezza dei prodotti cosmetici. Il rischio per i filtri solari nano non ricoperti è che possano ossidare i lipidi cutanei e generare radicali liberi, e quindi causare l’invecchiamento cutaneo precoce. Il biossido di
titanio e, in misura minore, l’ossido di zinco, sono fotocatalizzatori, il che significa che quando sono esposti a radiazioni UV possono formare radicali liberi che danneggiano le cellule circostanti. La presenza della “copertura” può ridurre drasticamente il potenziale di fotoattività, fino al 99 percento. Una crema solare che utilizza questo tipo di filtri non solo può garantire un altissimo livello di protezione, avvantaggiandosi del maggior potere “assorbente” delle nanoparticelle, ma
risulta anche esteticamente più piacevole, scongiurando l’effetto “teatro kabuki” (o artista di mimo francese) tipico delle creme ad altissimo fattore protezione.
Inoltre è bene che il solare contenga olii e burri vegetali che mantengano la pelle ben idratata durante l’esposizione solare, come il burro di karitè o l’olio di mandorle dolci e sostanze lenitive che prevengano e/o alleviano l’arrossamento, come l’aloe vera.

Quali sono i prodotti più indicati per i più piccoli?

Molte aziende hanno messo a punto linee solari formulate specificamente per la pelle dei più piccoli. Generalmente differiscono per una maggiore quantità di ingredienti biologici e per una maggiore attenzione nell’utilizzo di ingredienti che, seppur di origine naturale, potrebbero sensibilizzare le pelli più delicate, esponendo al rischio di sviluppare allergie e dermatiti. Se in un cosmetico destinato agli adulti è un bene che vi siano molti estratti vegetali, in un cosmetico per l’infanzia è bene che gli ingredienti siano “pochi ma buoni”: è sufficiente un olio emolliente delicato, un filtro fisico anche non micronizzato (i bimbi sono belli anche tutti impiastricciati di bianco), una formula conservante che non preveda l’uso di parabeni e cessori di formaldeide e possibilmente la totale assenza di profumi, sia sintetici che naturali, visto che comunque anche gli olii essenziali hanno un potenziale sensibilizzante non così marginale.

In caso di pelle chiarissima e allergie al sole: esistono al moemnto sul mercato
prodotti ecobio e vegan con protezione oltre il fattore 50-60?

Bisogna stare molto attenti a non farsi “ingannare” da prodotti che vantano fattori di
protezione altissimi, superiori al 50. La legge Europea ha infatti stabilito che i range di SPF sono 6 o 10 = bassa; 15 o 20 o 25 = media; 30 o 50 = alta; 50 + = molto alta. I solari che “millantano” SPF più alti non forniscono una protezione significativamente maggiore rispetto alle comuni formulazioni con SPF 50 ma rischiano di indurre il consumatore a esporsi per periodi troppo lunghi, senza riapplicare il prodotto nella quantità e con la frequenza adeguata. Una crema solare SPF 50 applicata correttamente blocca il 98% dei raggi UVB, mentre una crema con SPF 100 ne blocca il 99%. Se usate correttamente, le protezioni solari con valori SPF nell’intervallo da 30 a 50 offrono un’adeguata protezione contro le scottature, anche per le persone più sensibili. Il mercato ecobio offre una vasta gamma di creme e latti solari che garantiscono un SPF 50+. Il grande problema è che l’SPF è un valore teorico, che viene facilmente pregiudicato dall’utilizzo scorretto dei solari di cui tutti, ahimè facciamo. Ad esempio applicando solo il 25% della quantità prevista di SPF 30, la protezione contro le scottature sulla pelle è in realtà solo 2,3. Un’efficacia minore rispetto le magliette di cotone, che in genere hanno un SPF che va da 5 a 20. Sulle confezioni non è sempre ben chiara la quantità di prodotto che andrebbe applicata e le persone tendono ad applicare le creme solari frettolosamente e tardivamente rispetto all’esposizione solare. Le formulazioni in spray, pur essendo molto pratiche, accentuano questa problematica, disperdendo il prodotto inducendo ad applicarne meno di quanto ne servirebbe.

Solare spray con filtri nano coated: attenzione però a usarne una quantità non sufficiente

Un consiglio fai da te in caso di scottatura, da realizzare con ingredienti a portata
“di cucina?

Tutti dovremmo tenere in giardino una pianta di Aloe Vera…e se non abbiamo
un giardino, possiamo tenerla in un vaso. Io la chiamo “la panacea per tutti i mali”. In caso di scottatura basterà dividere a metà una foglia e passare la parte interna, gelatinosa, sulla pelle. Questo gel si asciugherà in fretta e oltre a sfiammare la cute, la proteggerà dagli agenti esterni, come una pellicola. In assenza di Aloe Vera si possono fare impacchi con la camomilla o con la patata. Sì avete capito bene, proprio con la patata! Tagliatela a fette sottili e tenetela a contatto con la pelle arrossata per una ventina di minuti, possibilmente mantenendola in posizione con delle garze. Questo ortaggio ha uno spiccato potere decongestionante e anti-infiammatorio e aiuterà a lenire i rossori e il prurito.

Pianta di aloe vera.

Un ultimo consiglio da nutrizionista?

La prevenzione dai danni solari si fa anche e soprattutto a tavola. Non a caso la natura ci offre un’infinita varietà di alimenti ricchi di antiossidanti e vitamine (leggasi frutta e verdura) che ci proteggono dall’interno, consentendoci per di più di ottenere un piacevole colorito dorato, grazie all’alto contenuto di carotenoidi di pesche, angurie, carote, albicocche e altri golosissimi cibi giallo-arancio tipici
di questa stagione. Ricordiamo che per chi segue una dieta 100% vegetale è molto importante passare del tempo al sole per poter metabolizzare la vitamina D attraverso la luce solare.

Sole, natura e…un pieno di vitamina D

Ricordiamo ai nostri lettori che possono trovare molte proposte di solari ecobio che seguono il Disciplinare etico VEGANOK all’indirizzo:

https://www.veganok.com/it/cerca/?q=solare

 

  1. Ci sono solari per bambini a filtri fisici certificati biodizionario ?

    Reply
  2. Dove posso trovare dei prodotti che possano rispettarecquesti requisiti? Ci sono dei marchi che potete indicare per favore?

    Reply
    • Gentile Clelia, può trovare proprio in fondo all’articolo un link. Se lo clicca, troverà tutti i solari e prodotti correlati ecobio e vegan che seguono il Disciplinare Etico VEGANOK.

      Reply
  3. Salve, se ci fossero problemi gravi per cui l’esposizione al sole fosse fa sconsigliare quasi totalmente, come si può ovviare alle carenze ed ai problemi dovuto alla non esposizione?

    Reply
  4. Ciao Clelia, per avere dei riferimenti di prodotti solari (ma non solo) che diano precise garanzie in merito a quanto riportato nell’articolo, ti suggerisco di scegliere prodotti garantiti BIODIZIONARIO APPROVED.
    Trovi l’elenco dei produttori e dei singoli prodotti verificati uno a uno, direttamente su http://www.biodizionario.it

    Reply
  5. Francesca zuddas 8 luglio 2018, 10:26 am

    Ringana produce un balsamo solare water resistent a base di filtri fisici e pool di attivi antiossidanti. Inoltre contribuisce al rispetto dell’ambiente in quanto dietro il marchio c’è una filiera ecosostenibile al 100% ( packaging di plastica reciclabile, airless quindi senza emissione di gas, materie prime naturali, fresche e vegan. )

    Reply
  6. Questo articolo andrebbe fatto leggere a certi naturisti-ecologisti-alternativi vegani: ho visto, in sede di festival naturisti e in ecovillaggi, genitori dare ai bambini una spalmata di olio di iperico (pericolosissimo perchè non solo non ha filtri di nessun tipo, ma agisce come una lente, per cui dopo qualche ora esce fuori la tipica scottatura effetto fritto misto) prima di giocare al sole, e poi lamentarsi che si sono abbruciacchiati. Questa mania di voler rifiutare tutto ciò che è moderno e “artificiale” è esagerata: come è vero che esistono tanti prodotti solari pieni di ingredienti dannosi per la pelle e l’ambiente, ci sono altrettanti prodotti ecobio, non testati su animali e pieni di sostanze naturali però scientificamente efficaci contro i danni del sole. e questo articolo lo spiega con dovizia di particolari. Ecco, penso proprio che lo stamperò e lo andrò a attaccare dove so io.

    Reply

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Vai alla barra degli strumenti