Oggi è l’Earth Overshoot Day: abbiamo ufficialmente finito le risorse disponibili per il 2018

Oggi, mercoledì primo agosto, è l’Earth Overshoot Day 2018, vale a dire il giorno in cui l’umanità ha ufficialmente consumato tutte le risorse terrestri disponibili per quest’anno. Da oggi fino al 31 dicembre, tutte le risorse che utilizzeremo saranno un “ipersfruttamento” o debito di risorse, nei confronti della terra.

Oggi è l’Overshoot Day, il temuto e fatidico giorno in cui le risorse naturali disponibili per quest’anno sono superate, abbiamo consumato le risorse naturali che il nostro Pianeta è in grado di rigenerare in un anno: una tendenza che peggiora ogni anni di più, fino ad arrivare ad oggi, il peggior record dagli anni ’70. Nell’arco di circa 40 anni infatti siamo passati dal 29 dicembre al 1 agosto: se nel 2000 l’Overshoot Day era arrivato a fine settembre, nel 2016 l’8 agosto e solo lo scorso anno il 2, quest’anno è arrivato perfino un giorno prima, lasciando “scoperte” le risorse di cui abbisogniamo per i prossimi 5 mesi, creando un “debito” ecologico che sta erodendo il capitale (naturale) del pianeta. In poche parole, per soddisfare il fabbisogno attuale di risorse naturali, stiamo sfruttando l’equivalente di quasi 2 pianeti Terra, più precisamente 1,7 secondo le stime.

Ogni anno la data viene calcolata dal team internazionale Global Footprint Network (Gfn), che oltre a determinare la data del Giorno del Debito Ecologico, il gruppo di ricerca ha anche il compito di dare consigli, spesso scomodi, ai governi, per il contenimento dello sviluppo umano dei vari paesi in armonia con i limiti ecologici della Terra. Per il calcolo di questa data sono molti i fattori che si prendono in considerazione: sono calcolate tutte le risorse di cui gli esseri umani fanno uso tutti i giorni, come l’acqua, il cibo come frutta, verdura, cereali (ma anche carne, latticini e pesce di cui conosciamo benissimo la portata devastante in campo ecologico), i materiali per vestiario, legno, lo spazio per la costruzione di strade e case, l’area forestale necessaria ad assorbire le emissioni di anidride carbonica, l’ energia e emissioni di CO2, fino ad arrivare a calcolare l’ impronta ecologica delle diverse nazioni fino all’umano come specie. Ed è da una cinquantina d’anni che la razza umana ha cominciato a consumare più risorse di quanto i sistemi naturali riescano a rigenerare, e allo stesso tempo, ad emettere più CO2 di quanta possa essere assorbita dagli oceani e dalle foreste.

Ma c’è di peggio: l’Overshoot Day dell’Italia, infatti, è arrivato il 24 maggio quest’anno, vale a dire che come nazione abbiamo già finito le nostre risorse ben prima della media mondiale. Siamo tra i peggiori del mondo. Se tutti gli abitanti della Terra seguissero l’esempio italiano, avrebbero bisogno di 2,6 Terre.

Mathis Wackernagel, capo del think tank di Global Footprint Network, ha affermato “le nostre economie stanno operando uno schema Ponzi con il nostro pianeta. Stiamo usando le future risorse del pianeta per far funzionare il presente e continuiamo a far crescere il nostro debito ecologico”. Per un futuro, aggiungiamo noi, che sembra prospettarsi sempre più catastrofico, se queste sono le premesse.

Non tutti i Paesi, bisogna dire, consumano allo stesso modo. Tra i più “famelici” di risorse ci sono sicuramente gli Stati Uniti: c’è bisogno di cinque pianeti Terra per soddisfarne i bisogni. Subito dopo, vengono l’Australia la Corea del Sud, la Russia e la Germania. Per tornare alla nostra Italia, quest’anno siamo al decimo posto tra i Paesi che consumano di più al mondo, ovvero se tutti i paesi seguissero il nostro stile di consumo, servirebbero 2,6 pianeti. Prima della classe è invece l‘India: se tutti consumassero come la nazione indiana le risorse naturali basterebbero. Emblematico che però sia un paese pieno di contraddizioni, in cui convivono le grandi multinazionali di IT, gli enormi set cinematografici, i fiumi inquinati all’inverosimile, il traffico spietato e lo smog delle città, con le cime incontaminate, i villaggi costruiti in terra cruda, con i bambini denutriti, dove regna quello che si dice essere il “sottosviluppo“.

Ma tra le tante brutte notizie, nonostante l’86%della popolazione mondiale viva in un paese con deficit ecologico, ci sono anche segnali positivi. L’Impronta ecologica della Cina, la più importante a livello globale, è diminuita dello 0,3% dal 2013  dopo una costante crescita dal 2000. Il calo deriva in parte da una diminuzione dell’impronta di carbonio totale della Cina dello 0,7% e dalla sua impronta di carbonio per persona dell’1,2% dal 2013 al 2014. Allo stesso tempo, l’Impronta ecologica pro capite di altri paesi ad alto reddito è diminuita del 12,9% dal 2000. Alcuni dei paesi con il maggior calo dal 2000 sono Singapore (-32,1%), Bahamas (-26,2 %), Danimarca (-19,0 %), Stati Uniti (-18,4%), Regno Unito (-16,6%) e Francia (-15,5%).

Gli effetti del deficit ecologico globale stanno diventando sempre più evidenti: deforestazione, erosione del suolo, perdita degli habitat naturali e della biodiversità, accumulo di anidride carbonica nell’atmosfera e cambiamento climatico. A pesare nel calcolo sono soprattutto i trasporti e il consumo di cibo.

Il deterioramento degli ecosistemi e della biodiversità presenti sulla Terra, quindi, continua a crescere, e la valutazione del costo complessivo di questo degrado, causato dalla perdita di biodiversità e dei servizi ecosistemici, viene valutato in più del 10% del prodotto lordo mondiale. Solo nel 2014 più di 1.5 miliardi di ettari di ambienti naturali sono stati convertiti in aree coltivate, in buona parte per fare spazio a foraggi e coltivazioni di cereali per allevamenti di bestiame.

Neanche gli ecosistemi marini si salvano dall’impatto dell’azione umana. Lo studio The Location and Protection Status of Earth’s Diminishing Marine Wilderness di Jones Kendall apparso sulla rivista scientifica “Current Biology” ha cercato di individuare lo stato della naturale integrità degli ecosistemi marini, tenendo conto dell’analisi, anche sinergica, di 15 fattori di pressione dovuti all’intervento umano. Da cui risulta che allo stato attuale, solo il 13.2% (circa 55 milioni di kmq di superficie) di tutti gli oceani del mondo sono integri dal punto di vista ecologico, e queste aree sono situate soprattutto nei mari aperti dell’emisfero meridionale e alle estreme latitudini.

Si stima che nei prossimi trent’anni almeno 4 miliardi di persone vivranno in zone aride e il suolo impoverito, la perdita di biodiversità e gli effetti dei cambiamenti climatici, saranno costretti a migrare nelle città: una cifra che potrebbe raggiungere fino ai 700 milioni di esseri umani. Le prospettive per le attività agricole sono preoccupanti: se si incrociano i dati del degrado del suolo e del cambiamento climatico, questo potrebbe condurre entro il 2050 da una media del 10% fino al 50%, in alcune regioni, di riduzione della produzione agricola. Tutto questo è amplificato dalla crescita demografica: l’Africa ha oggi una popolazione umana che si aggira su 1.25 miliardi di abitanti, ma nel 2050 sarà raddoppiata, secondo la variante media di crescita prevista dall’ONU, raggiungendo quindi quasi 2.5 miliardi.

Per sensibilizzare l’opinione pubbica globale e ridurre il proprio impatto spostando in avanti la famigerata data, sono in corso diverse attività in tutto il mondo. Da Oakland e Parigi, il Global Footprint Network e Schneider Electric ospiteranno un webinar dal titolo “Vivere su un pianeta finito: strategie per l’utilizzo sostenibile delle risorse”.

Cos’è la campagna #Movethedate

Per smuovere la coscienze sui temi dell’Earth Overshoot Day c’è la campagna #MoveTheDate, che incoraggia le persone a ridurre i propri consumi, per invertire il trend corrente, per cui la data del Giorno del Debito Ecologico arrivare sempre prima di anno in anno, e cercare di spostarla nuovamente in là nel calendario.

Alimentazione

L’alimentazione, come probabilmente molti dei nostri lettori sapranno, è un fattore fondamentale per la riduzione della nostra impronta ecologica: la scelta di boicottare allevamenti intensivi che oltre a produrre inquinamento, consumano enormi quantità di acqua e suolo è la scelta migliore che potete fare così su due piedi, già da oggi. La dieta vegan è la soluzione migliore a livello individuale, sempre ovviamente prediligendo prodotti locali e biologici, l’ autoproduzione e riducendo gli sprechi. Se riducessimo alla metà il consumo di carne, l’Earth Overshoot Day potrebbe spostarsi avanti di cinque giorni, e di altri 11 se dimezzassimo gli sprechi alimentari.

Smart cities

Nell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite c’è un importante punto: la necessità di smart cities con edifici compatti ed efficienti dal punto di vista energetico, servizi di trasporto pubblico ecologici e un sistema di riciclo dei materiali capillare e performante.

Popolazione

Oggi siamo oltre 7 miliardi e mezzo e nel 2050, secondo le Nazioni Unite, saremmo ben oltre i 9 miliardi”. È inevitabile che una popolazione così grande richieda enormi risorse naturali, per cui il controllo della crescita demografica è un punto che non può essere evitato. Se non possiamo evitare che gli individui si facciano una famiglia e facciano figli, perché sarebbe una lesione della libertà individuale, possiamo almeno nel nostro piccolo, adottare stili di vita che mirino a ridurre la nostra impronta ecologica.

Consumo energetico

La carbon footprint, usata per stimare le emissioni di gas serra delle nostre attività, rappresenta il 60 per cento dell’impronta ecologica, e tagliare le emissioni potrebbe permetterci di ritardare l’Earth Overshoot Day di oltre tre mesi. Se si considera che la maggiore fonte di CO2 sul nostro pianeta sono le emissioni degli allevamenti intensivi, ridurre o meglio eliminare la carne e tutti i derivati animali potrebbe dare una svolta decisiva alla riduzione dell’impronta ecologica (a questo proposito, se non ci credete, consigliamo la visione del documentario “Cowspiration”).

Cosa puoi fare tu

Tra le soluzioni suggerite da #MoveTheDate c’è quello di adottare una dieta più vegetariana, o meglio, vegana: un dovere verso il pianeta e verso gli animali, ma anche un piacere che fate alla vostra salute; raccogliere e riciclare la spazzatura; dire addio a qualsiasi oggetto monouso; dare un taglio al consumismo sfrenato -specie se si segue le mode- e optare per oggetti e abiti (per quanto possibile) di seconda mano o in fibre biologiche e naturali.

“Un mondo migliore esiste già ed è vegan”.

  1. Leggendo la definizione di “parassita” sul vocabolario sembra di leggere la descrizione della razza umana su questo pianeta offeso e distrutto in ogni sua più piccola e delicata caratteristica…

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  2. Ciao Sauro! Allora è la fine? Non ci sarà più nulla da fare, nonostante la buona volontà e l’impegno di cambiare?

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  3. Mi riferisco, ovviamente, all’attuale situazione, con dati drammatici e catastrofici, del nostro Pianeta 😔

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  4. No Tina, c’è sempre qualcosa da fare. Ad esempio iniziare un percorso vegan è la scelta più saggia, semplice da attuare ed efficace per aiutare questo pianeta e le creature che lo abitano.

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  5. Svegliarsi non eh ? Diventare Vegan o accettare la fine del sistema vita a discapito delle future , neppure troppo future generazioni.

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  6. Sì certamente! Infatti il cambiamento necessario per ridurre la nostra impronta ecologica e garantire un futuro alla nostra specie comincia a tavola, come ben descritto nell’articolo. Ci sono molte iniziative lodevoli per sensibilizzare le singole persone a scegliere il cibo con saggezza,aumentare il consumo di alimenti di origine vegetale e acquistare in modo intelligente, decidendo in anticipo cosa mangiare per evitare gli sprechi. L’allevamento intensivo degli animali e la pesca hanno infatti un enorme impatto ambientale sugli ecosistemi di tutto il mondo e sono la causa principale dei cambiamenti climatici.
    Dai sondaggi: Nuovi record per i gas serra, (i cambiamenti climatici sonon una realtà tangibile), il livello del mare continua a crescere, i ghiacci ai poli toccano un nuovo minimo storico. Quasi il 90% degli oceani è danneggiato dalle attività umane. Questa è una lotta contro il tempo, ma per ridurre l’impatto ambientale occorrono senza dubbio anche azioni radicali e azioni condivise dai governi di tutto il mondo!
    Per Trump l’America viene prima del Pianeta: assurdo e irresponsabile!

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