Razzismo e ipocrisia ai tempi dei social media: l’animalismo mascherato dei politici

In questi giorni un’ondata di indignazione “social” ha fatto riversare fiumi di parole piene di odio razzista nei confronti delle persone di fede musulmana, a causa della “Festa del Sacrificio”, festività islamica che si festeggia in questo periodo. In questo articolo vi dimostriamo come chi alza di più la voce in questi giorni non ha a cuore in nessun modo la sorte degli animali, ma è soltanto mosso da idee xenofobe.

In questi giorni imperversa una campagna d’odio dai toni molto accesi, alimentata anche da esponenti politici che con l’animalismo hanno ben poco a che fare, contro la Festa del Sacrificio. La Festa del Sacrificio è una festività islamica che si tiene ogni anno celebrata nel mese lunare di Dhū l Ḥijja, e che prevede che venga sacrificato un animale ad Allah, di cui un terzo da destinarsi ai poveri. Una festa che ricorda il sacrificio sostitutivo effettuato con un montone da Abramo/Ibrāhīm, del tutto obbediente al disposto divino di sacrificare il figlio a Dio Ismaele prima di venire fermato dall’angelo. È quindi per eccellenza la festa della fede e della totale e indiscussa sottomissione a Dio (islām). Il sacrificio della povera bestia deve avvenire previa resezione della giugulare, che fa sgorgare il sangue, ritenuto impuro. La vittima sacrificale per eccellenza è un capretto (un piccolo mammifero, vi fischiano forse le orecchie?).

Non vi ricorda qualcosa? Fino a qui, niente di molto diverso dalle migliaia di festività, in gran parte non religiose, che ogni anno animano la nostra penisola imbandendo tavole intere con carni di animali di ogni specie (basta dare un’occhiata ai portali dedicati a feste e sagre per vedere quante sagre “della crudeltà” avvengono ogni mese sul territorio, dalla “sagra del ranocchio”a quella del coniglio, dalla “sagra del cavallo” a quella del cinghiale, passando per una miriade di animali di acqua, terra ed aria). Ora, possibile che solo 4 mesi fa, a Pasqua, nessuno (o perlomeno, sempre troppo pochi) si affannava a condannare e persino requisire agnellini dalle grinfie di famiglie che volevano cucinarlo? Possibile che certe personalità politiche abbiano un inconsueto e repentino “risveglio” animalista, dopo aver tappezzato la propria home di Facebook di fotografie di grigliate ben poco cruelty free, anche se non halal, ma compiute con il laicissimo intento di nutrirsi delle carni di un altro animale.

Quella di quest’anno è partita pochi giorni fa a Torino, presso il Parco Dora, con un ricordo e una dedica a Genova e ai genovesi, per la tragedia di Ferragosto. L’Imam Ahmed Haouas, che ha tenuto preghiera e sermone, ha parlato di fronte alle quasi 20 mila persone di «un’Italia che si stringe intorno alla città, come fa anche la comunità islamica che oggi più di ieri si sente genovese e si unisce al cordoglio generale. Preghiamo affinché il signore possa accettare tutte le loro anime». A Torino, se qualcuno avesse un buona memoria, meno di tre mesi fa si era tenuto il “Bistecca Day“, con grigliate enormi allestite da Coldiretti: un evento patrocinato e difeso dalle istituzioni, che non hanno osato sprecare una sola parola per le “povere vittime del sacrificio laico” di quelle tavole.

Perchè, se si va oltre gli slogan e i meme condivisi senza pensare da migliaia di utenti, si svela la maschera della “banalità del male” del politico di turno: che della vita dei capretti non interessa nulla (e anzi, se magari un italiano doc lo cucinasse, non avrebbe nulla da ridire). Nella politica xenofoba di un certo tipo di persone, così come esistono persone di serie A (i cui diritti sono inviolabili) e persone di serie B (che se finiscono affogati o mangiati dai pesci in mare, poco importa), esistono animali  di serie B di cui è lecito e sacrosanto predisporre delle carni (l’italianissima, bistecca, salsicce, prosciutto e via dicendo) e animali che se a predisporne le carni sono persone di religione diversa, diventano automaticamente di serie A e da difendere.

Ironica campagna di PeTA su veganesimo, pacifismo e dialogo interculturale.

 

 

 

 

(Finale alternativo, o post scriptum: chi ha idee razziste e xenofobe, e crede che il vero problema del nostro paese sia un africano denutrito chiuso in una nave, e che suddette persone potrebbero anche affogare o morire, o essere riportate nei centri di detenzione libici, dove verranno torturate, stuprate e probabilmente uccise, abbia il coraggio di farlo senza nascondersi dietro la scusa che “maltrattano gli animali”. )

  1. Speriamo che non sia un’altra danza macabra, che ci ricorda un non tanto lontano periodo di Olocausto…..

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    • Ciao Tina, l’Olocausto non si è interrotto neanche per un istante per i nostri fratelli animali non umani…
      E tutti ne siamo colpevoli chi direttamente e chi indirettamente con il proprio silenzio o la muta rassegnazione.
      Rivendicare i diritti di queste vittime si può… SI DEVE!

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      • Sì certo, ma anche l’Olocausto è una pagina del libro dell’Umanita’ da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria.

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  2. Sono d’accordo con quanto espresso nell’articolo. Tra l’altro ricordiamo che questi famigerati politici di cui non facciamo nomi (anzi il nome), mentre da una parte fanno (fa) propaganda usando questa manifestazione, dall’altra dichiarano (dichiara) che questo governo tutelerà i cacciatori. Io non ho parole

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    • Se c’è una cosa buona che il nuovo governo ci ha dato ritengo sia l’arrivo di un Ministro dell’ambiente nella persona di un ambientalista, era l’ora ! SERGIO COSTA è già intervenuto a favore degli animali. E’ di questi giorni la notizia di avere impugnato le leggi di Trento e Bolzano che prevedevano l’uccisione di lupi e orsi. Alla mia domanda in proposito postagli così ha risposto : E’ un tema di competenza dello stato. La loro legge era incostituzionale. Non si sparerà ai lupi neanche in Toscana.: Mi fa sperare che avremo in lui un probabile alleato nelle nostre lotte per la tutela degli animali.

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  3. Speculazione!

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  4. Liberiamoci del dogma religioso e cominciamo a pensare secondo principi etici! Non esiste nulla di più pericoloso del culto religioso che giustifica le peggiori condotte. Mi riferisco a tutte le religioni indistintamente

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    • Io penso che, a prescindere dalla religione, ognuno di noi ha potuto e può fare delle scelte consapevoli ed in tutta coscienza.
      Per fortuna che io e tanti
      come me, ragionano con la propria testa e, soprattutto con il cuore, senza lasciarsi influenzare da politici fascisti ed antidemocratici!
      La pace che oggi come non mai ne abbiamo tutti bisogno , specie le popolazioni e gli uomini che sono a vivere disperazione.
      Tale pace non può ottenerlsi con leggi, ma solo essere fondata su un reciproco sentimento di fratellanza tra gli uomini ed il rispetto per tutti gli esseri viventi del Pianeta.

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      • Per fortuna che ci sono ancora persone che ragionano con la propria testa
        “Caro Ministro dell’Interno Matteo Salvini ,
        ho letto in un tweet da Lei pubblicato questa frase: “Per fortuna che gli insegnanti che fanno politica in classe sono sempre meno, avanti futuro!”.
        Bene, allora, visto che fra pochi giorni ricominceranno le scuole, e visto che sono un insegnante, Le vorrei dedicare poche semplici parole, sperando abbia il tempo e la voglia di leggerle. Partendo da quelle più importanti: io faccio e farò sempre politica in classe. Il punto è che la politica che faccio e che farò non è quella delle tifoserie, dello schierarsi da una qualche parte e cercare di portare i ragazzi a pensarla come te a tutti i costi. Non è così che funziona la vera politica.
        La politica che faccio e che farò è quella nella sua accezione più alta: come vivere bene in comunità, come diventare buoni cittadini, come costruire insieme una polis forte, bella, sicura, luminosa e illuminata. Ha tutto un altro sapore, detta così, vero?
        Ecco perché uscire in giardino e leggere i versi di Giorgio Caproni, di Emily Dickinson, di David Maria Turoldo è fare politica. Spiegare al ragazzo che non deve urlare più forte e parlare sopra gli altri per farsi sentire è fare politica. Parlare di stelle cucite sui vestiti, di foibe, di gulag e di tutti gli orrori commessi nel passato perché i nostri ragazzi abbiano sempre gli occhi bene aperti sul presente è fare politica.
        Fotocopiare (spesso a spese nostre) le foto di Giovanni Falcone, di Malala Yousafzai, di Stephen Hawking, di Rocco Chinnici e dell’orologio della stazione di Bologna fermo alle 10.25 e poi appiccicarle ai muri delle nostre classi è fare politica.
        Buttare via un intero pomeriggio di lezione preparata perché in prima pagina sul giornale c’è l’ennesimo femminicidio, sedersi in cerchio insieme ai ragazzi a cercare di capire com’è che in questo Paese le donne muoiono così spesso per la violenza dei loro compagni e mariti, anche quello, soprattutto quello, è fare politica.1
        Insegnare a parlare correttamente e con un lessico ricco e preciso, affinché i pensieri dei ragazzi possano farsi più chiari e perché un domani non siano succubi di chi con le parole li vuole fregare, è fare politica. Accidenti se lo è.
        Sì, perché fare politica non vuol dire spingere i ragazzi a pensarla come te: vuol dire spingerli a pensare. Punto. È così che si costruisce una città migliore: tirando su cittadini che sanno scegliere con la propria testa. Non farlo più non significa “avanti futuro”, ma ritorno al passato. E il senso più profondo, sia della parola scuola che della parola politica, è quello di preparare, insieme, un futuro migliore. E in questo senso, soprattutto in questo senso, io faccio e farò sempre politica in classe.

        Enrico Galiano

        BUON ANNO SCOLASTICO 📚📖🖋❤❤❤

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  5. E’ proprio con questa immagine che ho colpito nel segno ( metà cane metà vitellino)
    Una sera infatti feci vedere questa immagine ad una coppia onnivora, all’inizio li ho visti incuriositi, però poi non abbiamo continuato il discorso anche perché c’era gente molto fastidiosa attorno a noi, però….oggi sono vegani pure loro! La consapevolezza a volte fa miracoli.

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  6. Che ingiustizia! I miei occhi lacrimano al pensiero…

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  7. Credo fortemente che debbano essere rispettate le leggi dello stato in materia di “benessere” animale (che di benessere non ha quasi nulla… ma almeno c’è una riduzione delle atroci sofferenze) e non è accettabile sgozzare e lasciare morire in agonia un animale nel suo sangue. NO NON SI PUÒ… ci vuole rispetto anche per la morte!

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  8. Sono giorni davvero duri. Sono molto amareggiata dalla deriva razzista e xenofoba di tantissime persone nel nostro paese, e la coda più triste è che molti di loro si dichiarano “antispecisti” , “vegani” e animalisti. Gente che si intenerisce per un povero cane bastonato e che lascierebbe morire affogato un bambino africano. Inutile dire che il movimento vegan di questa feccia non ha bisogno.

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  9. Ha ragione Ale! Ci sono vegani ed animalisti che piangono per tanti poveri animali barbaramente uccisi, ma che non dimostrano un sentimento di pietà, che è un sentimento che induce amore,compassione anche verso gli esseri umani che vivono sofferenza, disperazione e morte. Ma essere vegano non significa anche essere sensibile alla sofferenza degli uomini come a quella degli animali? Non è apertura all’amore ed alla vita in tutte le sue manifestazioni?
    “Nel sistema Vegan ogni popolo ed ogni essere vivente è per noi membra del nostro stesso organismo …..La persona vegan ha una visione più ampia della vita, una maggiore sensibilità, un’etica più vasta e profonda perché estende la sua compassione dall’uomo a tutte le creature….. La persona vegan è il prototipo della nuova umanità, per cui chiunque si identifichi in tale scienza di vita ha il dovere di essere di esempio in ogni circostanza ed in ogni proposito “ (cfr. Cosa significa essere vegani di Franco Libero Manco)
    Io mi ci identifico, quindi, sono Vegana ❤️

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