Orrore in un allevamento del “Crudo di Parma”: l’inchiesta di Essere Animali fa arrivare la polizia

Un video girato clandestinamente dall’associazione Essere Animali ha rivelato uno scenario di torture e maltrattamenti incredibili che avvenivano in un allevamento di suini per il “Crudo di Parma” a Senigallia, Ancona; ed ha fatto partire un’inchiesta della polizia. Se le accuse saranno confermate il titolare rischia fino a due anni di carcere.

È difficile, da antispecisti, pensare che esista un allevamento intensivo di maiali che non sia crudele. Il solo atto di rinchiudere degli animali e farli vivere stipati in minuscoli spazi per poi ucciderli è terribile. Ma quello che è stato filmato dalle telecamere di Essere Animali in un allevamento di maiali destinati alla produzione di prosciutto a Senigallia (provincia di Ancona) è oltre ogni tipo di immaginazione. Un’inchiesta che fortunatamente ha portato all’intervento dei carabinieri nella struttura, che si spera, possa essere chiusa il prima possibile, e che ovviamente i poveri animali possano trovare sollievo in uno dei tanti rifugi ed oasi per animali sequestrati presenti sul territorio italiano.

Se già l’agonia di un animale rinchiuso, senza possibilità di movimento nelle gabbie contenitive (come ci ha raccontato Simone Montuschi in una conferenza al VeganFest) è terribile, se già la sofferenza nel trasporto verso il macello è insopportabile, quando le telecamere di Essere Animali sono entrate con una telecamera nascosta nella struttura, lo spettacolo che hanno avuto davanti era degno del peggiore dei gironi dell’Inferno dantesco: maiali percossi con sbarre di ferro, uccisi a martellate dopo una lunghissima agonia, presi a calci ripetutamente, scrofe gravide colpite da pistole elettriche, animali che agonizzano per giorni prima di spirare. A tal punto la situazione trasuda crudeltà e orrore che gli stessi operai lamentano che non gli vengono dati gli strumenti adeguati per eseguire le pratiche di castrazione e uccisione degli animali (pratiche, che ovviamente non possono mai in nessun modo essere non crudeli, ma che di sicuro possono contenere la sofferenza animale se eseguite in un certo modo). Per definire tutto questo non esistono altre parole che questa: «torture», per questo il materiale girato dall’associazione da sempre impegnata contro i maltrattamenti agli animali, vista l’estrema gravità della situazione, è stato subito consegnato alla procura di Ancona che ha aperto un’inchiesta, ed è subito scattato l’intervento della procura.

Il video è stato postato su YouTube e fatto girare nei vari social con una petizione per far chiudere l’allevamento: la reazione a catena ha provocato un blitz dei carabinieri forestali del Nipaaf di Ancona e delle stazioni di Arcevia, Genga, Sassoferrato e Senigallia, su mandato della procura di Ancona. Il personale delle forze dell’ordine ha perlustrato l’allevamento in lungo e in largo, alla ricerca di ulteriori elementi che confermino le accuse. Sono stati sequestrati alcuni strumenti utilizzati per le torture, alcune carcasse di animali e rifiuti di varia natura, e sono state fatte delle interviste al personale. Pare che il personale stesso abbia ammesso la responsabilità nella mutilazione e tortura di alcuni animali come la castrazione dei maialini senza anestesia effettuata non da personale veterinario, che ricordiamo essere contro le ultime normative europee, adducendo come scusante di essere stata costretta dal titolare. Ovviamente sono passati al vaglio anche degli standard igienici dell’azienda, che facevano acqua da tutte le parti: in soli sette capannoni erano allevati circa duemila suini. Anche l’Arpam è stata coinvolta per verificare se ci sono eventuali perdite di percolato, anche perchè il titolare dell’azienda, di origini piemontesi, è già stato denunciato per inquinamento ambientale. Se le accuse esposte porteranno a processo, rischierebbe fino a due anni di carcere, e ci auguriamo che lui, e casi come questo, purtroppo sempre più frequenti, vengano puniti severamente dalla legge italiana, e non aggirati con multe o provvedimenti di buona condotta.

L’associazione lancia un urlo di dolore: «Abbiamo documentato comportamenti atroci, l’allevamento deve chiudere subito. Questi animali hanno sofferto le pene dell’inferno e ora dobbiamo pretendere giustizia e ottenere la chiusura di questo allevamento». Non è la prima volta che allevatori collegati alla produzione di prosciutto sono denunciati dall’associazione per i gravi maltrattamenti all’interno degli allevamenti. Solo a giugno era esploso lo scandalo sulle terribili condizioni degli allevamenti del Crudo di Parma e san Daniele, un’eccellenza italiana, ma che eccelle soprattutto in crudeltà. L’opinione pubblica purtroppo, essendo dominata da onnivori e cultori del Made in Italy, ha mostrato estremo stupore alla notizia di “Prosciuttopoli“, cercando di difendere gli allevatori arrampicandosi sugli specchi, definendo l’accaduto come “casi isolati”, scuse che anche gli allevatori stessi hanno adottato per difendersi, dicendo che si tratta appunto di casi isolati che vanno condannati (qui trovate un approfondimento su Osservatorio Veganok).

Sempre più associazioni animaliste però, supportate anche da un’opinione pubblica alternativa, quella dei tanti attivisti, giornalisti e anche persone del mondo dello spettacolo, che hanno lanciato una campagna per chiedere ai Ministri dell’Agricoltura UE di migliorare il «benessere» dei suini negli allevamenti intensivi, anche con l’hashtag #EndPigPain. Sappiamo benissimo che avere una gabbia più grande non cambierà il triste destino di finire macellati e cosparsi di sale, uccisi per la gola di chi non ha ancora capito che si può vivere e mangiare senza far del male a nessuno, ma se nel frattempo in cui metteremo a disposizione tutte le nostre energie per mostrare al mondo che “un altro mondo è possibile ed è vegan”, possiamo almeno augurarci che il breve viaggio di queste creature sulla terra sia il meno sofferente possibile.

Potete vedere il video integrale alla pagina di Essere Animali.

 

  1. https://youtu.be/YJze78pKS7I

    “Maiali percossi con martelli per oltre 30 minuti mentre erano ancora in vita, picchiati con tubi di ferro, presi a calci, scrofe gravide pungolate con l’elettricità. Queste sono le sconvolgenti immagini raccolte da EssereAnimali che ha documentato le torture inflitte ai maiali in un allevamento di Ancona dove si produce Prosciutto di Parma. Unisciti a questa campagna per chiedere alle autorità di intervenire subito e fermare questo scempio.
    Petizione diretta a Gian Marco Centinaio
    Petizione di Essere Animali
    milano, Italia
    63.987 Sostenitori
    “Un’indagine dell’associazione Essere Animali ha documentato gravissime violenze inflitte a maiali allevati per la produzione del Prosciutto di Parma. Le immagini, filmate da un infiltrato con una telecamera nascosta in un’azienda situata nelle Marche, in provincia di Ancona, hanno svelato continui maltrattamenti e violazioni delle minime norme di protezione degli animali.
    Il video mostra una scrofa uccisa a martellate, colpita per oltre 30 minuti durante i quali era ancora viva e sofferente; l’utilizzo del pungolo elettrico anche su scrofe gravide in evidente stato di malessere; maiali ripetutamente picchiati con tubi di ferro, presi a calci, lanciati e lavati con un’idropulitrice diretta sul muso; cumuli di cadaveri disseminati ovunque.
    Vista la gravità delle condizioni documentate, nell’attesa che la giustizia faccia il suo corso chiediamo alle autorità competenti di revocare da subito le autorizzazioni all’allevamento.
    Inoltre, per sopperire a quella che è una grave mancanza della normativa italiana, chiediamo l’istituzione del procedimento di interdizione dall’attività di allevamento per coloro che si rendono responsabili del reato di maltrattamento e/o uccisione degli animali.
    È necessario che le autorità competenti mandino un forte segnale contro queste vergognose crudeltà”

    Firmate!!!

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