“Blu” è adesso solo un cartone animato: addio all’ultimo esemplare di Ara di Spix

Uno studio di Birdlife International presentato in questi giorni ci dà un’ennesima drammatica notizia: otto specie di uccelli, tra cui l’Ara di Spix fonte di ispirazione per il protagonista Blu del film di animazione Disney Rio, sono estinte in natura. Molte altre sono le specie in pericolo.

È con una tristezza incredibile che consegniamo il mondo attuale nelle mani dei nostri figli e di chi ci sarà in futuro: come spiegare ai bambini di oggi che l’uomo ha a tal punto danneggiato il pianeta e gli habitat naturali degli animali, che il pappagallo Ara di Spix, quel pappagallo blu protagonista del film di animazione Rio di qualche anno fa, potrà esistere solo nella fantasia d’ora in poi, e non tornerà a volare mai più?

L’Ara di Spix, l’adorabile pappagallo Blu protagonista del film d’animazione “Rio“, è ufficialmente estinto in natura. Secondo uno studio di BirdLife International, questa rarissima specie brasiliana è stata avvistata allo stato selvatico l’ultima volta nel 2000, quasi 20 anni fa. Non tutte le speranze sono però perdute, sottolineano i ricercatori, dato che ne esistono circa 60 esemplari in cattività. L’obiettivo di ricercatori ed ecologisti è  adesso di reintrodurre alcuni esemplari di Ara di Spix nella foresta, proprio come accadeva nel film dove il simpatico e viziato Blu affrontava un lungo viaggio per tornare in Brasile per ripopolare la sua specie.

I pappagalli di specie Ara di Spix nel film di animazione “Rio”

Oltre all’ara di Spix, spiegano i ricercatori, alle cattive notizie se ne aggiungono altre: ci sono altre sette specie di uccelli tropicali che si sono estinte: il Cichlocolaptes mazarbarnetti, il ticotico di Novaes, il Poo-uli, il gufo pigmeo del Pernambuco, l’ara glauca, il piccolo lorichetto rosso e la pavoncella caruncolata di Giava. A preoccupare maggiormente è il dato allarmante che se prima il 90% delle estinzioni era dato da piccole popolazioni di uccelli che vivevano isolate su isole remote, adesso c’è una tendenza crescente di estinzioni sulla terraferma. Le cause? Come al solito l’uomo è il principale fautore di queste problematiche: la deforestazione e la caccia illegale sono da imputarsi come cause primarie, le cause secondarie, ma non meno allarmanti sono l’aumento delle temperature e la crescente desertificazione dati dal riscaldamento globale, di cui le emissioni di CO2 di auto, fabbriche e allevamenti intensivi sono maggiore causa.

Ara glauca

Delle otto specie che si sono estinte negli ultimi sedici anni, di tre sono morti tutti gli esemplari e sono quindi perdute per sempre, delle restanti cinque ce ne sono ormai solo in cattività (come l’ara), anche se non si esclude che qualche esemplare sia ancora in vita. Il Glaucidium mooreorum, gufo alto 15 centimetri e l’ara glauca (Anodorhynchus glaucus) che popolavano le foreste in Argentina e Uruguay sono scomparsi per sempre: di loro pare non ci sia più traccia.

Esemplare di Ara amazzonica: tutti gli uccelli appartenenti a questa macro specie sono in pericolo di estinzione.

Stuart Butchart, a capo della BirdLife, ong che lavora a difesa della biodiversità focalizzata sugli uccelli, spiega: “Il 90% delle estinzioni di uccelli negli ultimi secoli sono avvenute su isole. Tuttavia i nostri risultati confermano che c’è un’ondata crescente di estinzioni che si sta diffondendo attraverso i continenti, guidata principalmente dalla perdita e dal degrado dell’habitat a causa di agricoltura e disboscamento non sostenibili”. Ad oggi 26mila specie animali sono a rischio estinzione secondo la Lista rossa e le conseguenze delle attività umane stanno, per la scienza, portando a una sesta grande estinzione di massa.
Sempre parlando di cartoni animati infine, dove l’esperimento alieno Stitch del film di animazione”Lilo e Stitch” è metà cane e metà koala, ci sono brutte notizie per questi animaletti pelosi dall’aria dolcissima: i koala, simbolo dell’Australia, sono a grosso rischio di estinzione. Entro il 2050 potrebbero scomparire dallo stato australiano del New South Wales se la distruzione dei loro habitat non avrà un arresto.
Se anche questi macroeventi sembrano non avere un impatto sulla nostra vita di tutti i giorni, la perdita della biodiversità è un problema terribile che affligge non solo gli animali e le piante ma anche l’uomo ed ogni sua attività. Un mondo senza biodiversità è un mondo fragile, triste, insano per tutti. Se non possiamo mettere all’indietro le lancette del tempo possiamo da adesso, da oggi, adottare misure per contenere la nostra impronta ecologica e cercare di arginare più che possiamo, nel nostro piccolo, ciò che causa maggiormente l’estinzione di tante specie animali.
Come? Adottando una dieta vegan, cercando di usare mezzi pubblici invece dell’auto, comprando a km 0, evitando i prodotti che contengono olio di palma (e affidandoci ai prodotti a marchio VEGANOK che non lo contengono), evitando frutta e verdura importata da paesi esotici, comprando alimenti come zucchero di canna, caffè, cacao da produttori certificati come sostenibili.
Perché non possiamo lasciare alle generazioni che verranno una natura da vedere solo nei film e nei documentari del passato.
  1. Come faremo a spiegare tutto questo ai nostri figli, ai nostri nipoti?

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