AdiósCorrida?

corrida
La danza della morte nell’arena dei finanziamenti pubblici
di Jan Claus Di Blasio

“Siempre me han aburrido y repugnadolascorridas de toros”
Miguel de Unamuno

Della tauromachia, ovvero l’arte di generare controversie.
Così potrebbe recitare l’incipit di un qualsiasi approccio alla tematica della corrida, una pratica che affonda le
radici in tempi remoti, che evoca lo spettacolo della morte decantato da Hemingway nel suo “Morte nel
pomeriggio” e che indigna coloro che non tollerano la violenta fine riservata ai tori.

Un dibattito che assume connotati differenti: seppur con il medesimo fine vi sono le antipatie nei confronti del
centralismo spagnolo manifestate negli ultimi decenni da regioni tendenti all’autonomia ed al mantenimento di
una distinta identità culturale (così si spiegano i recenti referendum anti-corrida nelle Canarie, in Catalogna e la
crescente ostilità della Galizia) e le opinioni contrastanti sulla questione animale nell’opinione pubblica, che
non ammette la violenza della tauromachia, ai cambiamenti culturali e politici che investono la Spagna da
qualche anno, mettendo in crisi un’industria incoraggiata e legittimata fin dai tempi del Franchismo in quanto
patrimonio culturale del paese.

Scontro nell’arena finanziaria

La corrida insomma genera emozioni differenti: tradizionalisti e nostalgici marciano contro il vento del
cambiamento che soffia sempre più insistentemente sulle arene iberiche.

Se la corrida fino ad oggi è stata principalmente contestata in termini di etica animale, ma anche di effettiva
pericolosità per matadores e cavalli (il 2015 è stato un anno “record” per quanto riguarda gli incidenti occorsi
nelle arene e durante gli encierros, la corsa con i tori), con numerosi studi che si sono susseguiti nel tempo a
dimostrare l’effettiva sofferenza provata dal toro durante l’evento, lo scontro si è recentemente spostato
nell’arena finanziaria.

In effetti sorgerebbe spontanea la domanda: considerando gli elevati costi (tra i quali spiccano i lauti compensi
dei matadores, vere e proprie celebrità nazionali), con quali fondi si sostiene uno spettacolo altamente
dispendioso?

Per fortuna questa domanda ha avuto risposta in seguito ad uno studio pubblicato nel 2013 dai Verdi Europei,
denunciando il meccanismo di finanziamento europeo che si va ad aggiungere ai già importanti contributi
nazionali elargiti dalla Spagna in questi anni.
Le risorse principali, dunque, ammonterebbero, secondo questo studio, a quasi 130 milioni di euro annuali
(circa il 2.5% del totale ricevuto dalla Spagna), erogati dalla PAC (Politica agricola comune), una delle politiche
più impegnative ed esose della comunità europea, volta a migliorare, a sostenere ed a rendere più sostenibili le
attività agricole europee (tuttavia la stima citata in precedenza è, sempre secondo lo studio del 2013, una stima conservatrice poiché vi sono altri sussidi di altra natura che vanno ad incrementare gli introiti
dell’industria).

Tra i riceventi dei sussidi europei figurano anche i proprietari dei 540,000 ettari di pascoli dediti agli
allevamenti di tori da corrida: un dato che ha provocato delle reazioni di alcuni europarlamentari e di molte
associazioni animaliste europee perché si porrebbe in contrasto con la Convenzione Europea sulla protezione
degli animali che sancisce che questi ultimi “non debbano soffrire dolore, lesioni, paura o ansia”.

In Italia la protesta è stata portata avanti in quest’ultimo anno da parte della ONLUS Animalisti Italiani, che il 28
Ottobre ha anche inscenato proteste e manifestazioni a Roma con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica
alla questione dell’utilizzo di fondi pubblici per finanziare la corrida.

Per mettere un termine ai finanziamenti, i Verdi Europei, capeggiati dal parlamentare olandese Bas Eickhout,
hanno portato in parlamento europeo una mozione che modificherebbe il bilancio del 2016, impedendo che
esso eroghi sussidi volti a finanziare la corrida. Alla fine del mese d’ottobre, la mozione fu approvata dalla
maggioranza del parlamento (438 si, 199 no e 50 astenuti); una decisione che fu celebrata dalle associazioni
animaliste in tutta Europa. Già questo risultato rappresentò una svolta storica, in quanto tentativi precedenti
non avevano mai passato questo stadio.
In passato la corrida era sempre stata tollerata, secondo le disposizioni dell’articolo 13 del Trattato di Lisbona,
in quanto “tradizione culturale”, “rispettando (…) le disposizioni legislative o amministrative e le consuetudini
degli Stati membri”.

Al momento non vi sono certezze sull’esito dell’iniziativa, poiché spetterebbe ai ministri della finanza europei
approvare o no la modifica del bilancio. Le notizie sono contrastanti: se da un lato il sito della Peta britannica.
con una nota sul proprio sito, dichiara che la modifica non è stata ammessa, a causa di complicanze
burocratiche inerenti ai regolamenti della PAC, l’ONLUS CAS International, sempre attiva contro la
tauromachia, non ha potuto fornire aggiornamenti a riguardo.

Spagna divisa 

Dinanzi alla crescente opposizione europea, la Spagna negli ultimi anni ha deciso di sostenere con maggiore
convinzione quella che riconosce come tradizione nazionale per eccellenza. Oltre ai sussidi e finanziamenti
versati su base annuale (stimati a circa 571 milioni di euro per il solo anno 2010), il governo è sceso in campo
prendendo decisioni spesso molto controverse, ad esempio, innalzando nel 2013 la corrida a patrimonio
culturale, uno status che porta molteplici benefici economici e legali.
Negli ultimi giorni il Ministero dell’Educazione ha presentato una proposta volta ad introdurre la tauromachia
nelle scuole pubbliche: ben 2000 ore di lezioni pratiche e teoriche per gli allievi di età compresa tra i 15 e 17
anni per prepararli ad un futuro nel settore.
Naturalmente in una Spagna così divisa la reazione non ha tardato ad arrivare: in pochi giorni più di 400,000
persone hanno firmato una petizione contro questa proposta, stanchi dello sperpero di risorse pubbliche per
mantenere un’attività in declino.

Recentemente è stato inferto un altro duro colpo all’immagine nazionale ed internazionale della corrida: la
pubblicazione di un video del partito animalista spagnolo (PACMA), registrato all’interno dell’accademia di
corrida di Madrid il 29 Settembre nel 2015, che mostra giovani studenti dell’accademia nell’atto del combattere e giustiziare vitelli terrorizzati. Una testimonianza che si va ad aggiungere alle pratiche violente e
crudeli denunciate dalle associazioni animaliste, come l’utilizzo di droghe, trementina sulle zampe, vaselina
negli occhi e via dicendo.


Se l’opposizione internazionale è massiccia, il vento del cambiamento politico in Spagna dovrebbe destare
maggiori preoccupazioni nell’universo della tauromachia. Podemos ed alleati, vittoriosi in numerose
municipalità del paese dopo le elezioni di maggio, hanno promesso di combattere la corrida, definendola
“anacronistica” e “brutale”, trasformandola anche in arma politica contro i conservatori del Partido Popular.

La prima vittoria significativa è stata ottenuta nelle Baleari: la città di Palma de Mallorca non finanzierà più
questi spettacoli. Nell’arcipelago il movimento anti-corrida ha numerosi seguaci e molto probabilmente si
estenderà a tutte le isole e municipalità.

Emblematico è il caso di una cittadina spagnola, Villafranca de los Caballeros, che ha deciso di reinvestire i
sussidi normalmente destinati alla corrida settembrina acquistando testi scolastici per i bambini meno abbienti.
Anche città più grandi, come Madrid (dove il nuovo sindaco ha tagliato i finanziamenti annuali di oltre 60,000
euro alla scuola di tauromachia), La Coruña e Alicante hanno apertamente dichiarato la loro volontà di tagliare
il flusso di fondi pubblici destinati alle arene.

Intanto il ministero dell’interno dichiara che le corride in Spagna sono scese del 34.5% tra il 2007 e 2010 e i
recenti sondaggi mostrano un calo vistoso della popolarità della corrida. Secondo il sondaggio circa il 76% degli
intervistati è in disaccordo con l’erogazione di fondi pubblici, solo il 29% degli intervistati è a favore della
corrida ed, infine, circa il 75% non aveva partecipato ad una corrida nei precedenti cinque anni.

Il regista Miguel Angel Rolland che nel 2016 presenterà il suo documentario “Santa Fiesta”, una denuncia della
violenza contro gli animali che avviene durante le feste paesane e religiose del suo paese, commenta senza
mezzi termini il cambiamento delle mentalità: “la tradizione e la storia sono state usate troppe volte per
difendere valori inaccettabili. La società è stanca di queste tradizioni. Vogliamo il cambiamento.”

L’avvenire

E’ dunque possibile immaginare la fine della corrida?

La tauromachia è ancora diffusa in numerosi paesi in forme differenti. In alcuni paesi la morte del toro avviene
dopo il combattimento, lontano dagli occhi del pubblico (Portogallo, Ecuador), essa è praticata in molti paesi di
lingua spagnola (Colombia, Messico) ed anche in alcune regioni della Francia. Insomma, seppur ridimensionata,
la posizione della Commissione Europea non può di certo mettere un termine in tempi brevi a tutti gli
spettacoli che prevedano l’uso di tori.

Molto probabilmente la resistenza dell’industria della tauromachia sarà feroce poiché intrinsecamente legata al
fiero nazionalismo spagnolo, all’ostilità verso l’ingerenza straniera o il vento del cambiamento.

La recente riapertura delle corride a San Sebastian, con l’inaugurazione presidiata dall’aficionado Re Juan
Carlos, ha scosso gli animi dei difensori della tauromachia, ma prima o poi, come uno dei 40,000 tori che
sacrifica ritualmente nelle sue arene ogni anno, si dovrà arrendere al matador di turno, la spietata legge del
mercato.

Senza le sovvenzioni statali, locali, europee e senza soprattutto l’interesse delle nuove generazioni, in tempi di
crisi economica, questo scenario può considerarsi probabile, e per molti, auspicabile.

Per maggiori informazioni: http://www.bullfightingfreeeurope.org/index_ita.html

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