Bambini e Obesità

Bambini, alimentazione e obesità
Prendiamo 100 bambini tra i 6 e gli 11 anni. Facciamo salire ognuno di loro sulla bilancia. Risultato: 12,3% sono obesi e 23,6% in sovrappeso.
Come dire che un ragazzino su tre ha un’alimentazione sbagliata. Da rivedere, visto che regala chili di troppo.
L’Istituto Superiore di Sanità (con il progetto Okkio alla salute) con il Ministero della Salute sono andati ad indagare che cosa c’è nei piatti di questi bambini, come suddividono i pasti, di che cosa si abbuffano e cosa lasciano in frigorifero. Indagine che, alla vigilia della riapertura delle scuole, si legge attraverso le cifre sul peso, le scelte per la colazione, le merende, lo sport.
Di questi bambini, l’11% non fa la prima colazione; il 28% la fa in maniera non adeguata; l’82% fa una merenda a scuola non corretta; il 23% dei genitori dichiara che i propri figli non consumano giornalmente frutta e verdura; solo un bambino su 10 ha un livello di attività fisica raccomandato per la sua età. E poi ancora numeri che disegnano un quotidiano fatto di eccessi di grassi e zuccheri, poco moto, tanta pigrizia e “intervalli golosi”.
«Uno dei problemi veri – spiegano i ricercatori – è che circa quattro madri su dieci dei ragazzini in sovrappeso o obesi non ritengono che il loro figlio abbia un peso eccessivo rispetto alla propria altezza». Cifre e comportamenti da allarme: per questo durante il mese di agosto il Ministero della Salute ha emanato le linee guida per la ristorazione a scuola. Indicazioni che, prima della riapertura delle scuole, le Regioni devono recepire e applicare e «che le famiglie, comunque – suggeriscono i nutrizionisti che hanno elaborato le tabelle – dovrebbero prendere a modello anche per i menù settimanali a casa». Sono stati cancellati i piatti etnici, che in molte scuole erano entrati per far assaggiare nuovi sapori e lavorare sull’integrazione degli stranieri, ed è stato dato grande spazio alle ricette tipicamente italiane. Un programma settimanale bilanciato secondo calorie e quantità. A chi oserà chiedere una doppia porzione verrà detto no. Soprattutto se si tratta del primo piatto. In cucina ci devono essere attrezzi, cucchiai e mestoli, in grado di assicurare piatti con le grammature giuste per l’età dei bambini. “Ciascun utensile – si legge nelle linee guida – deve essere contrassegnato con un segno distintivo, in modo che la distribuzione possa procedere con un set di strumenti distinti sulla base del target di utenza”.
Vediamo il menù dal primo alla frutta: accanto alla porzione quotidiana di pasta (oppure riso, orzo e mais) e di pane, si propone l’alternanza di carne, pesce e uova come secondo piatto, una o due volte ogni sette giorni i legumi considerati come piatto unico se associati ai cereali. La pizza o la lasagna sono contemplate al massimo una volta a settimana. Tutti i giorni frutta e verdura rigorosamente di stagione, pochi salumi (due porzioni al mese). Frutta oppure yogurt o succhi senza zucchero aggiunto per merenda, spuntini “leggeri” e poco calorici e acqua a volontà. Preferibilmente di rubinetto .
Sicuramente questo menù, di certo non vegetariano, né tantomeno vegano, rispetto a chi è convinto di dover consumare formaggi e carne quotidianamente è già un piccolo passo avanti, ma molto lontano da una vera presa di coscienza dei reali benefici di una dieta vegana. Questi bambini in soprappeso, ma anche chi consuma troppe proteine animali, hanno una più alta probabilità di diventare degli adulti malati.
L’articolo pubblicato sulla rivista scientifica Annals of Nutrition & Metabolism che affronta la questione dell’alimentazione vegana in ambito lavorativo (applicabile anche al mondo scolastico), parla di miglioramenti della salute, della qualità di vita, della produttività: le diete vegetariane e vegane sono efficaci nella prevenzione e nel trattamento di svariate malattie croniche, compresa l’obesità .
Anche le linee guida alimentari ufficiali degli USA sottolineano i benefici della dieta vegetariana/vegana. Il PCRM (Comitato di Medici per una Medicina Responsabile) ha accolto con favore i dati forniti nel giugno 2010 dal Comitato consultivo americano sulle linee guida dietetiche (Dietary Guidelines Advisory Committee) , dove si sottolinea l’importanza di un’alimentazione vegetariana. Nonostante le diete vegetariane siano considerate da qualcuno solo come una “moda”, si sono ora affermate pienamente come un metodo efficace per prevenire l’obesità, il diabete e i problemi legati al colesterolo.
Altri gruppi di esperti avevano già rimarcato il valore e l’utilità delle diete vegetariane senza però che queste venissero mai consigliate all’interno di linee guida, le quali sono influenzate spesso della politica. I recenti studi parlano sicuramente molto chiaro: la dieta vegetariana è correlata ad un basso indice di massa corporea, a pressione arteriosa più bassa e a migliori condizioni di salute. Chi fa a meno della carne corre meno rischi di avere problemi di salute, mentre coloro che eliminano anche i latticini e le uova (seguendo una dieta vegana) sono i più sani di tutti. “Le diete vegetariane possono ridurre sensibilmente il rischio di obesità, di diabete e di altri problemi” afferma Susan Levin, specialista in nutrizione, dietista riconosciuta e direttrice del dipartimento di educazione alimentare del PCRM. “L’America spende 100 miliardi di dollari l’anno in assistenza sanitaria per problemi legati all’obesità ed è palese che dei pasti senza carne ci aiuterebbero a rimanere in forma e in buona salute e a ridurre le nostre spese sanitarie”.
I consigli alimentari del PCRM, rappresentati graficamente nel The Power Plate , si focalizzano nel presentare cereali integrali, frutta, verdura e legumi come basi della dieta. Il Power Plate si rifà a decine di studi scientifici che dimostrano come le abitudini alimentari vegetariane siano associate ad un più basso tasso di obesità, un minor rischio di malattie cardiache, ipertensione e diabete di tipo 2.
Resta da sperare che studi del genere siano presto recepiti anche dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Ministero della Salute.
1 – Cfr. http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=116143&sez=HOME_SCUOLA#
2 – KATCHER HI, FERDOWSIAN HR, HOOVER VJ, COHEN JL, BARNARD ND., A worksite vegan nutrition program is well-accepted and improves health-related quality of life and work productivity, Ann Nutr Metab. 2010;56(4):245-52. Epub 2010 Apr 14. Washington Center for Clinical Research, The George Washington University School of Medicine,Washington, USA D.C.,
3 – PCRM, Proposed Dietary Guidelines Highlight Benefits of Vegetarian Diets, 15 giugno 2010. Fondato nel 1985, il PCRM è un’organizzazione non-profit che promuove la medicina preventiva, conduce studi clinici e incoraggia ad adottare standard più etici e scientificamente efficaci nella ricerca medica.
4 –
http://www.thepowerplate.org/

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    Il problema serio ed importante e come far capire ai bambini l’importanza degli ortaggi e le verdure.
    Purtroppo l’invadenza della pubblicità che ha scopi diciamo commerciali e non salutistici, martellano incessantemente i nostri bambini con cibi spesso “spazzatura”.
    la prima lotta è contro questo tipo di pubblicità dopo e parlare ai bambini con il loro linguaggio magari con una storiella come “La Storia della cipolla del casale”

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  2. L’educazione alimentare si dovrebbe apprendere nelle scuole, fin da piccoli.
    Insegnare ai bambini a consumare tanta verdura e tanta frutta non soltanto perchè fa bene ma soprattutto perchè è buona, è gustosa, colorata… ricca di nutrienti, minerali, vitamine, fibre…
    E’ a scuola che i bambini dovrebbero imparare quanto sono dannose le varie merendine e tutti i prodotti animali… e che gli animali, non sono il nostro cibo ma esseri viventi senzienti e, come tali, vanno rispettati.

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  3. Beh Giovanni… allora facciamogli vedere un po’ meno televisione ai pargoli no? Non può far loro che bene! 🙂 In rete ho comprato diversi libri ai miei nipoti che ho fatto recapitare direttamente al loro indirizzo, intendo libri che sensibilizzano sulla questione (come “Basilio il vampiro vegetariano” ah ah!). In casa siamo senza tv da dieci anni e viviamo benissimo!
    Non sono d’accordo sul fatto che l’ed. alimentare si dovrebbe apprendere a scuola: é troppo tardi! Per quando andrà a scuola il bambino sarà già svezzato da 5 anni. Ho una cara amica professoressa di italiano che già anni fa (all’epoca insegnava alle medie) si preoccupava del numero di bambini obesi nella sua scuola, i programmi ministeriali aumentano e le ore si riducono (o diventano di 50 minuti) e i professori non riescono a fare anche quello. Per di più quando ne parlava con i genitori veniva aggredita da questi che, ovviamente, negavano in primis a loro stessi, di avere un figlio obeso. Avrebbe significato ammettere i propri errori.
    E questo lo vivo in prima persona: sia io che mio marito abbiamo avuto un modello alimentare sbagliato in casa (soprattutto nelle quantità) e fin da piccoli siamo stati in sovrappeso, a tutt’ora di oggi facciamo fatica a correggere le “impostazioni” sbagliate che ci sono state date.
    E’ la famiglia che imposta l’educazione alimentare, e l’educazione tout-court, non sono i professori della scuola che hanno deciso di mettere al mondo QUEL figlio, quindi sono i genitori che devono assumersi la responsabilità di incanalare la vita della persona che hanno deciso di procreare.
    E non entro nel merito della vita stressante, ritmi di lavoro&Co: fare un figlio al giorno d’oggi si decide, non cade dal cielo.
    Secondo me il problema sono i sensi di colpa: i genitori colmano le loro mancanze (soprattuto di presenza e affetto) con il materiale: cibo, telefonini etc. Ma così facendo non si rende loro un buon servizio. Si fa ingrandire il problema e lo si rimanda. Non dico niente di nuovo vero? 🙂

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    Scusate ma vorrei dire che forse prima di educare i bambini bisognerebbe educare i genitore a mangiare bene, io sono diventata vegana da circa 2 anni ma a mio figlio (onnivoro) ho insegnato fin da piccolo quanto buone e gustose siano le verdure, mi capita di vedere persone che non toccano una foglia d’insalata come si può pretendere che i loro figli crescano mangiando verdura se i genitori non la mangiano a loro volta e non la sanno proporre?

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    • Infatti, è proprio per questi bambini “sfortunati” con genitori che non sanno alimentarsi correttamente che serve almeno un minimo di educazione in nutrizione da parte della scuola (da chi se no..), altrimenti cresceranno come i propri genitori.. 🙂
      Purtroppo ci sono perfino un sacco di medici, che non sanno nulla in fatto di nutrizione..

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  5. Chicca hai ragione, io parto dal principio che chi fa da se fa per tre (ho sempre detestato demandare), e credo che come i genitori moderni si sanno informare e stare al passo coi tempi per quanto riguarda l’acquisto dell’auto nuova o dei vestiti alla moda o del pc… dovrebbero saperlo fare anche sulle cose Importanti… é sempre e solo una questione di priorità sbagliate… sono un’eterna sognatrice: lo so! 😀
    Quello che vorrei puntualizzare (con un marito che ha fatto il professore precario di scuola superiore per 22 anni in Italia prima di andarsene) é che la scuola ha un ruolo “formativo” e non “educativo”, se non marginalmente. Forse é solo questione di sfumature linguistiche? Non si può demandare a un estraneo alla famiglia il ruolo di genitore, ci sono cose che un terzo non può fare al posto del genitore, altrimenti sarebbe come ammettere che la figura del genitore é inutile…
    Lo so di avere delle idee radicali al soggetto, non ho niente contro nessuno eh! 😉 vorrei solo esprimere il concetto che meno si demanda e meglio si é serviti… soprattutto sulle cose importanti… 🙂
    Sui medici che non sanno nulla di nutrizione neanche rispondo: sfondi una porta aperta! A parte il fatto che hanno inculcato loro che devono farci mangiare proteine animali e lo ripetono come automi di nutrizione non sanno altro! Questo generalizzando, perché per fortuna ci sono anche molti medici aperti e preparati… ma che fatica trovarli! Spero che anche grazie a siti come questo si crei una sensibilità anche in quella categoria! 🙂

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  6. Ma se un genitore non sa nulla di nutrizione e si alimenta in maniera non corretta, come può “educare” i propri figli in fatto di nutrizione?
    Se neanche la maggior parte dei nostri medici (non tutti) sa nulla di nutrizione… per forza deve essere compito della scuola. Poi formare o educare fa lo stesso.. 🙂
    Siti come questi sono importanti e fondamentali, su questo non ci sono dubbi, ma dovrebbe esserci anche una scuola che forma i bambini e i nostri futuri medici, altrimenti si rischia di tramandare errori su errori…

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  7. Non é assolutamente facile infatti! Per questo tutti i cambiamenti sono molto lenti e difficili, quando si instaura una “consuetudine” o abitudine, in qualsiasi settore poi é difficile da sradicare, quelle negative o dannose ancora di più!!! Il problema é anche che non c’é la volontà a monte di formare/educare sull’argomento. Forse adesso qualcosa si sta muovendo, parlo soprattutto per la Francia che mi sembra un po’ in anticipo su questo (come anche sui cittadini ammalati), ma si sta muovendo solo perché la spesa pubblica per la sanità é enorme e aumenta di anno in anno! I governi si stanno accorgendo che per far vendere alle industrie alimentari hanno lasciato che i popoli mangiassero male e adesso cercano di tirare i remi in barca con le campagne “5 porzioni di frutta e verdura al giorno”! Una cosa é sicura: é a livello del governo che devono essere attuate delle scelte efficaci, io posso parlarne in famiglia, tu puoi parlarne ai tuoi vicini di casa, ma non é così che si crea un’educazione all’alimentarsi correttamente. Che cmq per me passa sempre per uno stile di vita vegano! 😉

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  8. Nel bellissimo articolo “Animalisti? Si fa per dire!”, qui su Promiseland, l’autore scrive: “L’altro giorno ho aperto il libro di compiti di geografia di mia figlia di 8 anni, e mi sono imbattuto in una pagina a dir poco inquietante. Il titolo è “Scopri le relazioni”. Si tratta di due colonne di tre figure ciascuna da abbinare con una riga. La colonna di sinistra riporta tre immagini: una mucca, un cesto di verdure e frutta e un maiale. Sulla colonna di destra sono riportati: dei vasetti di conserva, salami e prosciutto, latte e formaggio.
    Davanti a queste immagini nessuno di noi avrebbe difficoltà a fare i collegamenti “corretti”: mucca=formaggi e latte, maiale=salame e prosciutto, verdure=conserve. Al bimbo che con naturalezza unisce queste due serie di figure non verrà certamente in mente, mangiando un panino col salame o bevendo il latte, che dietro tutto questo c’è sofferenza e morte”.
    Credo che anche la scuola possa fare qualcosa…

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  9. E’ vero Annalisa! Avevo letto quell’articolo e mi aveva proprio colpito quel passaggio: in quel caso la scuola sarebbe meglio che non avesse fatto niente… 🙁 Ma chi dovrebbe preparare gli insegnanti/professori che poi dovrebbero dare un’educazione ai bambini? Perché se non ci sono le persone adatte a fare educazione alimentare a scuola come si fa? E’ un po’ il cane che si morde la coda. Se l’educazione alimentare scolastica fosse affidata ai nutrizionisti attuali non avrebbe niente di etico 🙁 Forse qualcosa di buono sta cambiando negli USA: nell’articolo di Eleonora ho letto dell’istituzione di un corso di studi sui diritti degli animali, é un piccolo passo ma ben venga! 🙂

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  10. In Italia, da un paio di anni, ci sono corsi di formazione organizzati da Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana (SSNV): http://www.scienzavegetariana.it/corsi-ecm/
    Si tratta di corsi ECM per medici : (Biochimica Clinica, Scienza dell’alimentazione, Medicina di famiglia), Biologi, Chimici e Dietisti (ma aperto anche alla partecipazione del pubblico generale, senza assegnazione dei crediti).
    Personalmente ho frequentato alcuni di questi corsi e posso dire che sono fatti molto bene, con programmi piuttosto intensi e frequentatissimi da un sacco di persone (medici e non solo).
    Si imparano le nozioni più importanti in fatto di nutrizione ma non solo… anche l’impatto devastante che ha la carne sull’ambiente, l’atroce sofferenza che si nasconde dietro un semplice bicchiere di latte, o ad un paio di uova, quanto siano dannosi per la nostra salute i prodotti animali e quanto le risorse come cibo e acqua siano privilegi solo di alcuni popoli a discapito di altri…ecc …ecc
    I relatori sono medici professionisti, preparati ognuno nel proprio campo.
    In futuro si sta gia pensando di portare questo tipo di corso presso le scuole, speriamo bene.. 🙂

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  11. Questa si che é una bella cosa!!!! 😀 Di cui parlare con mia cognata medico di base scettico!!! Ih ih ih! Arriva fra due settimane… mi preparo! 🙂
    D’altronde i veg (se non sbaglio) in Italia sono stimati a 7 milioni di persone, circa il 10% della popolazione, saranno rappresentate tutte le categorie lavorative no? Quindi agricoltori, ma anche medici, operai, segretarie etc. 🙂 Che bello! Devo vedere se c’é qualcosa del genere anche qui… 🙂 Spero proprio che si metta in moto qualcosa di grande e efficace: ce n’é un gran bisogno, per la salute di tutti: bambini, adulti, animali, pianeta, economia… 🙂

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    Mio figlio ama la frutta e la verdura non ha mai mangiato carne. Pesce solo ogni tanto dai nonni. Il problema sono i dolci. Ovunque io vada a partire dai nonni gli offrono dolci. Se mi oppongo il bambino ci rimane male e ogni volta non so come comportarmi di fronte a commenti (davanti al bambino) tipo: “Povero bambino neanche un biscottino? Ormai l’ha visto!” Oppure: “Ma questi sono fatti in casa. Li ho fatti apposta per lui.” “E cosa mangia per merenda? E’ per questo che è così magro povero bambino. Il pediatra cosa dice di queste scelte estreme? Bisogna mangiare un po’ di tutto con moderazione. Il corpo ha bisogno di zuccheri.” Una volta ho letto che i bambini con carenze affettive sono più interessati ai dolciumi e che i bambini per esempio montessoriani non sono neanche attratti dai dolci perchè non hanno nessuna frustrazione da compensare. Un po’ credo sia vero, ma se mio figlio è frustrato oltre a cercare di rivedere il mio comportamento non posso mica nel frattempo aspettare che gli passi la voglia dei dolci, anch’io mi abbufferei dalla mattina alla sera allora! Voi come fate?

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  13. Ciao Selena, se il tuo bambino, la tua famiglia, passasse ad una alimentazione vegana, il problema non sussisterebbe più per tre motivi: tu potresti consapevolizzare tuo figlio sulla sofferenza che sta dietro ad una merendina, ad un biscottino con latte e uova; di biscotti e dolci vegani potrebbe mangiarne quanti ne vuole perchè, come dice l’articolo, non ci sarebbero problemi per la sua massa corporea (e non c’è niente di male a “consolarsi” con un dolce); inoltre il vegano cambia i suoi gusti… i dolci tradizionali non lo attraggono più.

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  14. Ha ragione Annalisa: la percezione dei sapori cambia totalmente (in meglio)! Sperimentato in prima persona: certe cose che fino a qualche mese fa adoravo non mi piacciono più, anche i dolci/dolcini/dolcetti: ti piacciono quelli fatti in casa ma quelli industriali non ti danno più la soddisfazione gustativa che ti aspetteresti in base ai tuoi ricordi! Per quanto riguarda gli zuccheri ti consiglio di leggere “Sugar Blues” di William Dufty (io l’ho preso su macrolibrarsi) é un libro che a me ha insegnato molto, parte dalle origini dello zucchero e ti da un quadro completo di cosa vuol dire consumare troppi dolci! Il problema dell’obesità nei bambini spesso é legato al consumo di troppi dolci, snack, bevande gassate, qui in Francia parlano molto del diabete di tipo due come di “epidemia” e il ministero della sanità divulga comunicati e campagne per ridurre i consumi di zucchero: é dall’infanzia che si prepara un futuro diabetico… Mi sento di consigliare a Selena di non sottovalutare questo aspetto dell’alimentazione di suo figlio, anche se mi pare di capire che non ha problemi di sovrappeso! 🙂

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    Grazie per le vostre risposte, dopo tanti anni di mie prediche mia madre è quasi vegetariana, quindi passare al vegan sarebbe troppo per lei. Io sono quasi del tutto vegana da qualche mese e in agosto ho tentato la meravigliosa avventura crudista. In effetti è vero i gusti cambiano ma la dipendenza dallo zucchero è una dura battaglia per me anche se ormai il consumo è quasi nullo. Il mio bambino in effetti non è in sovrappeso forse proprio perchè a casa non gli dò dolciumi, la mia paura è che si senta diverso,o che pensi che io sia crudele e ancor peggio che mangiandolo e trovandolo fuori casa ne diventi dipendente. Tu, Annalisa mi dicevi di consapevolizzare mio figlio: quando la vede mangiare agli altri la vuole così io una volta gli ho detto che era fatta con la mucca, tutti mi hanno guardato inorriditi e lui non ci ha creduto! Ha due anni e mezzo tra poco comincerà l’asilo (altzri problemi immagino). Comunque mi ha fatto bene scrivervi mi sento sollevata e incoraggiata. Sugar blues è un bel po’ che lo voglio leggere grazie di cuore. Selena

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