Dialogo con un Guardiano della Baia

“Ho scelto questa specifica foto perché, pur considerando il massacro dei delfini disumano e brutale e l’atto più spregevole che un essere umano possa compiere, preferirei morire piuttosto che essere fatto prigioniero dentro un piccolo contenitore per tutta la mia vita, costretto a fare stupidi giochi per il divertimento umano. Ho intitolato questa foto ‘Rapimento a Taiji’ “. 
Taiji, Giappone: questo luogo ogni anno è teatro di una spietata mattanza di delfini e globicefali. I “pescatori assassini” massacrano e rubano la vita a creature meravigliose indispensabili all’equilibrio degli ecosistemi marini. Sea Shepherd porta avanti una campagna a terra per opporsi a questo crimine. I protagonisti della campagna sono i Guardiani della Baia che, con grande rischio personale, in territorio giapponese, disturbano e mettono sotto pressione gli assassini, con l’arma più potente del mondo, la macchina fotografica, e con le risorse più potenti del mondo, la passione e la forza interiore. La parola adesso passa a Luca Frattini, Guardiano della Baia nell’ Operazione Infinite Patience 2011-2012, che ringrazio dal profondo del cuore per aver generosamente fornito a tutti noi una testimonianza diretta e molto efficace sulla realtà di Taiji.
Domanda: Grazie Luca per aver accettato di parlare con me di ciò che accade a Taiji. Molte persone non sanno dov’è Taiji e non hanno nemmeno mai sentito parlare dell’orribile destino che attende ogni anno, da Settembre a Marzo, molte specie di delfini che si trovano a passare nelle acque di fronte alla piccola Baia di Taiji. Quando è cominciata la caccia al delfino a Taiji e perché è consentita?
Luca: “La caccia al delfino e ai grandi cetacei, come la balena, ha origini antiche in Giappone ma la stessa parola “antiche” dovrebbe essere perlomeno sufficiente per far comprendere alle persone quanto inutile e senza senso sia questo vero e proprio massacro effettuato nel terzo millennio, perché di massacro si tratta, di un vero e proprio stupro alla Natura intesa nel suo più profondo significato (vedi anche la corrida spagnola e la mattanza di globicefali alle isole FarOer). Questa inutile barbarie, che alimenta un commercio miliardario per il Giappone, viola le più basilari leggi dell’ International Whaling Commission (IWC), di cui è membro integrante. Nel 1986, infatti, la moratoria sui cetacei dell’ IWC ha stabilito che il Giappone ha il diritto di uccidere un numero limitato di cetacei all’anno per “scopi scientifici” (definizione, questa, che fa da copertura ad un traffico palesemente illegale di commercio di carne di cetacei). L’IWC ha però VIETATO al Giappone di uccidere qualsiasi specie protetta, cosa che avviene ogni anno a Taiji, senza che il Governo se ne curi. I pescatori di Taiji uccidono, come documentato dai Guardiani della Baia di Sea Shepherd Conservation Society, qualsiasi cetaceo che si avvicini alla baia compreso il Globicefalo (Pilot Whale) che è una specie di delfino protetta dalla stessa IWC e quindi in NETTA violazione del trattato. Perché è permesso loro di farlo? Perché frutta loro milioni di dollari l’anno ed evidentemente non sono gli unici a beneficiarne.”
Domanda:Il Governo giapponese non ama ricevere critiche al suo operato e non tollera , in genere, una libera manifestazione delle stesse all’interno del suo territorio. Quando è iniziata l’opposizione alla caccia al delfino e chi ha deciso di sfidare i giapponesi sul loro stesso territorio?
Luca: “Esatto Cristina, Il Governo nipponico non ama per nulla ricevere critiche sul suo operato proprio perché sa benissimo cosa si scatenerebbe a livello mondiale se si sapesse la realtà. Nell’ottobre del 2003 Sea Shepherd Conservation Society ha mandato alcuni osservatori a monitorare cosa stesse accadendo in quella baia maledetta e dopo giorni di appostamenti, nascosti nella boscaglia sulle scogliere a picco della stessa, hanno filmato e fotografato il massacro. A questo ha fatto seguito la realizzazione di uno dei più completi, veritieri e commuoventi reportage dedicati alla denuncia delle crudeltà dell’Uomo perpetrate sugli animali, il pluripremiato film-documentario “The Cove” che consiglio vivamente a tutti di vedere. E’ grazie ai coraggiosi artefici di questo capolavoro, se tutte le schifezze e gli orrori di quel posto demoniaco sono venute a galla e sono state portate all’attenzione dei media e delle persone. Dal 2010 Sea Shepherd con l’Operazione “Infinite Patience” è presente sul territorio giapponese con un coraggioso drappello di volontari armati “solo” di macchine fotografiche, videocamere e del proprio smisurato amore e compassione per questi animali, sono i Guardiani della Baia. Filmiamo, documentiamo, informiamo la popolazione locale ed il mondo intero quotidianamente dal 1° Settembre fino a fine Marzo di ogni anno, e non smetteremo mai di farlo fino a quando i massacri non cesseranno definitivamente.”
Domanda: Quali sono le caratteristiche dell’Operazione “Infinite Patience” e qual è l’identikit di un Guardiano della Baia?
Luca: “Beh Cristina, mai nome fu più azzeccato di questo per definire esattamente quale sia la migliore e più ricercata caratteristica che una persona debba avere per poter svolgere efficacemente il ruolo importantissimo di Guardiano della Baia…la Pazienza, e fidati deve essere infinita davvero, altrimenti rischi di compromettere tutto il lavoro fatto fino ad ora da SSCS. Il Guardiano della baia è una persona che ha una forte spiritualità e forza interiore che non deve mai e ripeto mai sfociare in atti di violenza né contro le persone né contro oggetti, pena l’arresto e l’espulsione immediata dal territorio giapponese. Il volontario di SSCS che decide di fare domanda per diventare un Guardiano deve essere consapevole dei rischi a cui va incontro che non sono rischi fisici ma sono perlopiù rischi psicologici, nel senso che, se non sei sul pezzo sempre, rischi di commettere quel passo falso che ti metterebbe nei guai e soprattutto potrebbe creare seri problemi agli altri volontari e alla stessa SSCS che sarebbe bandita immediatamente dal Giappone, con il risultato disastroso di non poter più testimoniare i massacri di Taiji. La nostra forza è la continua pressione psicologica che riusciamo ad esercitare sugli stessi pescatori solo, e ripeto, solo con la nostra presenza. Se dovessimo andare via perché banditi a causa di un errore di uno di noi, beh, loro, questi assassini avrebbero campo libero e questo non lo possiamo permettere.”
Domanda: Quali sono le tecniche utilizzate per uccidere i delfini?
Luca: “Se le condizioni meteo e mare lo permettono, dal porto di Taiji all’alba partono per la caccia 11-12 imbarcazioni. I pescatori dirigendosi verso il mare aperto incrociano le rotte migratorie dei delfini e, avvistato il branco, si dispongono nella classica e ormai a noi nota formazione in linea e cominciano a produrre rumori, sbattendo con martelli dei pali di ferro con le estremità immerse in acqua. Sott’acqua si crea un vero e proprio muro del suono invalicabile per i delfini che, spaventati, cercando di allontanarsi da questi terribili rumori, cominciano a nuotare nella direzione opposta cadendo così nella “trappola mortale” della baia. Questo tipo di caccia è diversa dalla classica caccia con l’arpione a cui siamo purtroppo abituati ma è un tipo di caccia chiamata “guidata” perché i delfini vengono letteralmente guidati verso la baia della morte. Una volta giunti a destinazione, altre imbarcazioni più piccole calano le reti in mare e chiudono ogni possibile via di fuga dalla baia. Ora i delfini, stremati ed impauriti, sono rinchiusi tra la spiaggia della baia e le reti che li dividono dalla libertà. Il giorno seguente, i pescatori in collaborazione con gli addestratori del vicino centro di addestramento, il Dolphin Resort Hotel, selezionano i delfini  che secondo loro sono più “carini” e “giusti”, che verranno sfruttati nelle strutture di cattività (acquari, delfinari e parchi marini di tutto il mondo) mentre gli altri verranno brutalmente massacrati nella baia. Come avviene il massacro… premetto che non esiste un massacro etico e mai esisterà, anche se questi assassini hanno più volte dichiarato che ora i delfini non soffrono più come qualche anno fa quando venivano uccisi a colpi di arpione e di macete…niente di più falso, al solito si cerca sempre di nascondere la realtà usando l’ignoranza delle persone. Oggi l’uccisione di un delfino a Taiji avviene infilando un asta a punta metallica o di legno, di circa 30-40cm, nello sfiatatoio che, per chi non lo sa, è quel buco sopra la testa che usano per respirare. Loro dicono che la morte è istantanea ma abbiamo documenti video che testimoniano che il delfino impiega più di 7 minuti per morire affogando nel suo stesso sangue, oltre che per le gravissime lesioni causate proprio dall’asta. Come sempre mai fidarsi di gente abituata a vivere sulla sofferenza e sulla morte altrui.”
Domanda: Quello che accade a Taiji è particolarmente odioso non solo per quello che strettamente accade a creature intelligenti e socialmente complesse come i delfini ma anche perché sfrutta la complicità, spesso inconsapevole, di moltissime famiglie in tutto il mondo che, portando i loro figli a visitare gli acquari o i parchi acquatici, sostengono economicamente quelle stragi. Parlami di questo punto fondamentale.
Luca: “Hai colto nel segno Cristina, infatti se da un lato Sea Shepherd si batte attivamente sul territorio giapponese per far cessare i massacri di queste splendide creature è anche vero ed evidente che la cattività sia strettamente legata ad essi. Purtroppo per quanto concerne la cattività ben poco possiamo fare in Giappone, perché i primi foraggiatori di questo assurdo mercato che altro non è se non una vera e propria  tratta di schiavi , sono tutti coloro che pagando il biglietto, assistono a spettacoli, o si recano in acquari e parchi marini in cui sono coinvolti delfini. I genitori che portano i propri figli a vedere un delfino esibirsi in stupidi giochetti o che vanno a fare una gita fuori porta all’acquario, non fanno altro che incentivare questo mercato. Con i loro soldi stanno letteralmente pagando i pescatori di Taiji perché è da lì che provengono il 90%, se non la totalità, dei delfini in cattività. Bisogna che capiscano che le loro mani sono sporche del sangue di questi animali se dovessero continuare a farlo e sono sicuro che se i loro figli sapessero, sarebbero i primi a boicottare queste maledette strutture, che altro non sono che vere e proprie prigioni. I bambini sono il nostro futuro e oggi ancora più di ieri dobbiamo una volta per tutte capire che la verità, anche se terribile, va sempre mostrata per come è senza stupide ed illusorie campane di vetro.”
Domanda: Chiunque voglia contribuire alla fine di questa caccia e alla schiavitù dei delfini che cosa può fare ?
Luca: “Come ho detto prima, chi vuole davvero contribuire in maniera efficace e senza nemmeno fare grandi sforzi per porre fine a questo abominio, basta che si limiti a NON comprare alcun biglietto da strutture e pseudoparchi dei divertimenti che hanno al loro interno reclusi animali in cattività, i quali sono tutt’altro che felici, a differenza di come vogliono farvi credere. Loro (i delfini) sono in tutto e per tutto dei prigionieri , degli schiavi che sotto tortura si esibiscono per il bieco ed inutile intrattenimento umano. La deprivazione di cibo ad esempio, per fargli compiere i vostri tanto amati giochetti…del tipo, ti do da mangiare se mi fai questo salto, ma potrei citare tanti altri maltrattamenti “invisibili” all’occhio umano meno sensibile, il fatto stesso che in libertà essi percorrano decine e decine di kilometri al giorno e se catturati hanno una vasca-cella di pochi metri, di per sé basterebbe a capire l’assurdità di tale mercato. Quindi, oltre a non comprare più biglietti da queste strutture, passate parola con amici, familiari, conoscenti , l’informazione è importante per prendere coscienza.”
Domanda: Il lavoro dei Guardiani della Baia di Sea Shepherd è stato fondamentale per portare consapevolezza e conoscenza delle stragi di delfini all’interno del Giappone stesso. E’ dall’interno che arriverà la soluzione definitiva?
Luca: “Il lavoro che svolgiamo come guardiani a Taiji è sicuramente importante e come hai detto tu è stato fondamentale per portare consapevolezza e conoscenza di ciò che accade in quel luogo anche ai giapponesi stessi. I primi anni è stata dura far capire loro che i cattivi non eravamo noi ma che, al contrario, noi lottavamo e lottiamo tutt’oggi per far sì che i veri colpevoli di questi massacri paghino per le nefandezze e le atrocità che commettono, massacrando senza pietà intere famiglie di delfini che, ricordo, sono esseri viventi dotati di una incredibile intelligenza e che compongono complessi nuclei famigliari con incredibili interazioni sociali. Loro sentono tutto, vedono tutto, provano dolore per la perdita di un figlio o di un amico tanto quanto noi e forse di più. Il popolo giapponese dopo anni di apatia e sonnolenza, si sta lentamente , molto lentamente svegliando, ed alcuni gruppi sparuti di cittadini nipponici sta venendo a Taiji per manifestare il proprio dissenso e la propria rabbia per quanto sta accadendo. E’ indubbiamente un segnale positivo visto che solo un anno fa non c’era nessuno, se non qualche studente di passaggio per sbaglio. Il vero cambiamento deve partire proprio dal popolo giapponese internamente, perché solo così si riuscirà a creare un onda d’urto tale da rendere vani i tentativi e le scuse patetiche di chi incentiva tutto questo, il Governo e le mafie locali. C’è ancora tanto da fare e noi non ci arrenderemo mai, porteremo la voce di chi non ha voce così in alto che non potranno più fare finta di niente. Come il nostro Capitano Paul Watson ripete spesso ‘Chi cambia veramente le cose non sono i Governi, le istituzioni o i potenti ma la passione dei singoli individui’ ”.
Pagina Ufficiale dell’Operazione Infinite Patience:
http://www.seashepherd.org/cove-guardians/
http://www.seashepherd.it/cove-guardians/

(Foto di Luca Frattini, dallo Slide Show dell’Operazione Infinite Patience 2011-2012)

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    vi amo tutti guardiani della baia il vostroi lavoro non ha pari

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