Il ragno e l’ecomostro

ROMA – Gli «ecomostri», ora, hanno davvero le ore contate. Dopo le proteste degli ambientalisti e le diverse sentenze di abbattimento di edifici abusivi che deturpano molte nostre spiagge e tante località di grande valore paesaggistico, una macchina che sembra un grande ragno, il «Rose» (recupero omogeneizzato scarti edilizi) darà un aiuto concreto a quelle amministrazioni che a volte, per «motivi tecnici», non hanno la possibilità di buttare giù le tonnellate di cemento armato che sfregiano le coste italiane.
Accade infatti che molto spesso si pone il problema di come smaltire le montagne di macerie provocate dall’abbattimento degli «ecomostri». Si comincia a buttar giù una parte dell’edificio abusivo e ci si rende immediatamente conto che – oltre alle difficoltà della demolizione – un ostacolo spesso insormontabile è costituito dalle macerie, che non si sa come eliminare e soprattutto dove trasportare. Le discariche italiane, infatti secondo le associazioni ambientaliste sono ormai sature, in quelle riservate al deposito di materiali inerti si accumulano quasi cento milioni di tonnellate di macerie. Il «Rose» può risolvere questo problema, visto che non solo riesce a «divorare» quel che resta degli edifici abbattuti (laterizi, cemento, calcinacci e ferro) ma a trasformarlo in un granulato di varia finezza con cui poi produrre mattoni, blocchetti di calcestruzzo e sottofondi per nuove strade.
Il ragno mangia-macerie è frutto della fantasia di un geometra emiliano, Angelo Toschi (la prima macchina è stata prodotta una decina di anni fa nei cantieri della sua azienda di Castellarano in provincia di Reggio Emilia), e negli ultimi anni è stata perfezionata fino ad essere adottata dall’ Ics di Trieste, il Centro internazionale per la scienza e l’alta tecnologia, che opera sotto l’egida dell’Unido, l’agenzia dell’Onu per lo sviluppo industriale. L’istituto triestino, infatti, ha già studiato progetti per l’utilizzo del «Rose» nelle aree distrutte dalle guerre più recenti (Territori palestinesi, Kosovo, Serbia, Afganistan e Iraq) e in paesi – come l’ Algeria – dove ci sono stati fortissimi terremoti. Sono una quindicina i macchinari attualmente in funzione, costano poco più di un milione di euro ognuno e, secondo i tecnici dell’ Ics, forniscono materiali edili più economici rispetto a quelli prodotti dalle cave.
Ora si sta studiando questa nuova forma di utilizzo, che permetterebbe di ripulire in poco tempo tutte le aree panoramiche in cui sorgevano gli «ecomostri» (sono ormai una decina quelli segnalati dalle associazioni ambientali, dopo che le ruspe hanno già iniziato il loro lavoro a Fuenti, nell’oasi del Simeto a Catania, Eboli, Pizzo Sella, Valle dei Templi di Agrigento e, più recentemente, nel Villaggio Coppola in Campania). Gli amministratori delle regioni e delle province a più alta densità di abusivismo edilizio stanno così prendendo in considerazione la possibilità di utilizzare il «ragno» divoratore di macerie, facilmente trasportabile anche nelle zone più difficili da raggiungere. «Riciclare gli scarti edilizi e trasformarli in nuovi mattoni è un po’ il sogno di quegli amministratori a cui è a cuore la protezione dell’ambiente e la riduzione dei costi per nuovo materiale edilizio da utilizzare in opere pubbliche», ha spiegato un dirigente dell’ Ics. E anche il rischio di inquinamento acustico sembra scongiurato: il «ragno» ha una ridotta rumorosità e non produce polvere. Le ruspe per demolire gli «ecomostri» possono riprendere il loro lavoro.

Tratto da: ilmessaggero.caltanet.it

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