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La vera storia dei giocattoli Che belli i giocattoli! Quante volte, prendendo in mano un giocattolo, magari in qualche centro commerciale, abbiamo pensato ai nostri bambini e alla felicità che può venire loro da un bel regalo, una bambola, una macchinina, un pupazzo di qualche famoso cartone animato... Ma quante volte abbiamo notato che quasi tutti questi giocattoli sono "made in China", prodotti in Cina, Taiwan, Indonesia, etc.? Quante volte ci siamo domandati come vengono prodotti, e da chi sono prodotti? Quando ci siamo preoccupati delle condizioni di vita di chi li produce, dei loro problemi di sopravvivenza? Questo numero speciale di Boycott!, che è la traduzione di un dossier preparato dall'AMRC (Asian Monitor Resource Center) di Hong Kong nel 1996, vuole presentare l'altra faccia del pianeta giocattoli, quella tenuta accuratamente nascosta perchè piuttosto terrificante. Condizioni di lavoro disumane, orari impossibili, misure di sicurezza inadeguate, salari miseri, danni alla salute dei lavoratori, repressione sindacale, sono solo alcune delle più evidenti "contraddizioni" tipiche dell'industria dei giocattoli nel Sudest Asiatico. "Contraddizioni" che hanno prodotto almeno due incidenti gravissimi in questi anni: l'incendio della fabbrica Zhili a Shenzhen con 84 operaie morte carbonizzate (19 novembre 1993), e l'incendio della fabbrica Kader in Thailandia, dove morirono 188 lavoratori (10 maggio 1993). Da tempo ormai le multinazionali hanno trasferito le loro produzioni in questi paesi, tenendo la proprietà dei marchi e concedendo le licenze a fabbriche locali: accade così che mentre le prime 6 più grandi compagnie di giocattoli del mondo sono americane e giapponesi, i più grossi produttori sono in realtà fabbriche situate in paesi come Cina, Thailandia, Malesia, Filippine, Indonesia, etc., dove la manodopera a basso costo può venire adeguatamente sfruttata, aumentando a dismisura il tasso di profitto. Il dossier tratta ampiamente, suddivisi per paesi, i problemi del settore dei giocattoli, e cerca anche di trovare qualche risposta concreta, qualche azione che si possa fare per riportare un po' di giustizia e migliorare le condizioni degli esseri umani protagonisti di questa vicenda: il boicottaggio dei giocattoli prodotti nel Sudest Asiatico è un piccolo contributo che noi consumatori del Nord possiamo dare per aiutare il Sud del mondo a uscire dall'ingiustizia, e il risultato che si è ottenuto con le pressioni fatte alla Chicco dimostra tutta lefficacia di questa strategia. Vi auguriamo quindi una buona lettura e ... BUON BOICOTTAGGIO!!! Luca Radaelli
Indonesia
Nonostante lIndonesia sia il 18° esportatore di giocattoli nel mondo, la sua industria di giocattoli sta crescendo velocemente. Nel 1992, lesportazione di giocattoli è stata stimata in circa 76 milioni di dollari. Tra il 1988 e il 1992, lesportazione è cresciuta di oltre il 200%. Nel 1993/94 sono stati approvati 34 progetti di investimento nel settore dei giocattoli, sia a livello nazionale che estero, la maggior parte provenienti dalla Corea del Sud e da Taiwan. Si tratta soprattutto di pupazzi imbottiti e componenti, ma lIndonesia produce anche giocattoli di legno.
NON COMPRATE LA BARBIE!
Pondokan - un gruppo di avvocati per i diritti del lavoro di Medan - in Indonesia, ha recentemente concluso uninchiesta sulle modalità di impiego del lavoro minorile nellindustria locale di giocattoli. Ciò che hanno scoperto in una fabbrica che produce vestiti per la Barbie, uno dei giocattoli più famosi della Mattel Corporation, ha confermato che si stavano violando profondamente sia gli standard internazionali sul lavoro minorile, che le stesse leggi indonesiane riguardanti luso di lavoro minorile. Pondokan ha anche condotto uninchiesta dal 1° aprile 1995 al 1° gennaio 1996, alla Citra Sandang Graha Ltd (CSG), unindustria tessile situata nellArea Industriale Tanjung Morawa, a Medan in Indonesia. Hanno scoperto che in fabbrica lavorano bambini sotto i 15 anni, e quindi vengono violate le leggi indonesiane sul lavoro minorile.
LUNGHE ORE DI LAVORO
I bambini che lavoravano in fabbrica erano divisi in 2 turni. Il primo turno lavorava dalle 08.00 alle 15.30, il secondo dalle 16.00 alle 23.00; erano concessi 30 minuti di pausa per ogni turno. Impiegare bambini per 7 ore al giorno è una violazione delle leggi indonesiane che affermano: "Un bambino non può lavorare per più di 4 ore al giorno" (Legge sul Lavoro in Indonesia No.1, Art. 4 (a) Permenaker 1987). LArt. 4 (b) della stessa legge stabilisce che: "I bambini non devono lavorare di notte", e quindi usare i bambini dopo le 23.00 viola chiaramente questo provvedimento. LArt. 6 della stessa legge sul lavoro in Indonesia stabilisce che: "Il datore di lavoro deve provvedere a quanto richiede il Programma Nazionale dellEducazione". Il datore di lavoro della fabbrica CSG non provvede ad alcun tipo di educazione per i bambini lavoratori. La CSG viola anche la Legge sul Lavoro in Indonesia No. 21, Permenaker 1954, che stabilisce che i lavoratori hanno diritto a 12 giorni di riposo allanno.
ACCORDI LAVORATIVI
La CSG considera "in prova" i bambini per i primi 9 mesi di lavoro in fabbrica. Durante questo periodo, i lavoratori non possono richiedere alcuna paga, né altri benefici che riguardano la loro salute. Se il bambino lavoratore, durante questo periodo, non riesce a mantenere il ritmo lavorativo, viene licenziato senza percepire alcuna paga. Sempre durante questo "periodo di prova", se cè molto lavoro, i bambini lavoratori sono costretti a lavorare anche di domenica, durante le vacanze e persino di notte; quindi in questi primi 9 mesi lavorano essenzialmente gratis.
LAVORO FORZATO
Alla CSG, i bambini lavoratori sono utilizzati di notte, di domenica e durante le feste nazionali, e le bambine anche nei giorni di mestruo.
SALARI ADEGUATI
Dal 1° aprile 1995 al 31 marzo 1996 la paga minima media nella zona di Sumatera Nord era di 4.200 rupie al giorno (per 7 ore). La paga mensile era di 109.200 rupie. Tuttavia, i lavoratori bambini (appena assunti) ricevono solo 2.000 rupie al giorno per i primi 3 mesi, 3.000 rupie per i 3 mesi successivi e 3.750 rupie per altri 3 mesi. La paga minima è stata aumentata a 4.600 rupie al giorno per 7 ore lavorative dal 1° aprile 1996. Per i bambini laumento è stato irrisorio ed è molto al di sotto di quello stabilito per legge. I bambini non hanno nemmeno un cedolino nella busta paga che ricevono, quindi non sono informati del salario minimo, delle ore di straordinario che lavorano, ecc.
Dal 1° aprile 1995 al 31 marzo 1996 la retribuzione minima del lavoro straordinario dei bambini, sempre nella zona di Sumatera Nord, era di 900 rupie per la prima ora e 1.200 dalla seconda in avanti. Tuttavia alla CSG gli straordinari dei bambini vengono pagati 600 rupie allora. Secondo la legislazione indonesiana, il lavoro svolto la domenica deve essere pagato 1.800 rupie la prima ora e 2.400 le successive. Ma la CSG ne paga ai bambini solo 1.200. Se un bambino che lavora nel secondo turno (16.00-23.00) ha del lavoro straordinario da fare, lo fa nel primo turno (08.00-15.30). Se dopo non è in grado di lavorare nel secondo turno - che è il suo turno normale - non gli viene pagato il lavoro straordinario.
SALUTE E SICUREZZA
I bambini che lavorano pagano 2.600 rupie per lassicurazione sul lavoro. Tuttavia, la CSG non gli rilascia nessuna carta assicurativa. Perciò se uno di loro si ammala o si fa male sul lavoro si deve pagare le spese mediche. La fabbrica non passa loro nemmeno i guanti da lavoro. Ai bambini che lavorano al turno di notte, vengono dati solo un uovo ed un bicchiere di latte. Siccome il datore di lavoro non fornisce un mezzo di trasporto, i bambini del secondo turno devono tornarsene a casa a piedi dalla fabbrica dalle 23.00 a mezzanotte.
EQUIPAGGIAMENTO
I bambini che lavorano alla CSG devono acquistare ununiforme (una maglietta con il simbolo della fabbrica) per 8.000 rupie. Devono anche acquistarsi da sé gli attrezzi da lavoro, come forbici e attrezzi per cucire.
CONCLUSIONI
Linchiesta di Pondokan ha rivelato delle vistose violazioni delle leggi sul lavoro indonesiane che regolano il lavoro minorile, e ha mostrato condizioni di lavoro estremamente nocive per i bambini e in aperta violazione dei loro diritti fondamentali. Come protesta contro lo sfruttamento di questi bambini lavoratori nella fabbrica che produce vestiti per la bambola Barbie, noi vi chiediamo: NON COMPRATELA![
FILIPPINE Come nelle altre industrie filippine che producono per lesportazione, i lavoratori nelle fabbriche di giocattoli devono spesso affrontare lincertezza di lavori temporanei dovuti al calo della domanda, a ritardi nei pagamenti, a possibili sospensioni dello stipendio e addirittura alla chiusura degli impianti.
L INDUSTRIA DI GIOCATTOLI HOREI
Un esempio recente è la ditta Horei Philippines Inc, di proprietà giapponese, situata nella Cavite Export Processing Zone doverano impiegati circa 200 lavoratori nella produzione di pupazzi per lesportazione. Nellaprile 1996 i lavoratori si rivolsero ad un Centro di Assistenza dopo che limpresa non aveva pagato i salari per più di un mese. Infatti dallinizio dellanno i pagamenti erano stati irregolari: invece di ricevere 2.000 peso (136.000 lire) al mese ne ricevevano 300 o 500; i pagamenti per le maternità erano arrivati in ritardo e incompleti; addirittura limpresa non aveva effettuato i pagamenti al Fondo di Previdenza dal settembre 1995, nonostante fossero state fatte le detrazioni sui salari. Entro la fine di aprile lamministrazione disse ai lavoratori che la fabbrica avrebbe chiuso nella prima settimana di maggio. Il Centro di Assistenza dei Lavoratori, vista la loro preoccupazione, ha creato con il consenso degli operai unassociazione di solidarietà denominata "Horei Chapter of the Solidarity for Christian Workers" (SCW): questa fu di aiuto ai lavoratori per iniziare trattative con lamministrazione nonostante nella zona tale tipo di oganizzazione fosse vietata. Le condizioni di lavoro alla Horei erano sempre state pessime: durante il periodo di massima produzione gli operai lavoravano ininterrottamente dalle 8 del mattino alle 2 del giorno successivo, e in due occasioni addirittura per 24 ore senza pausa. Nel 1995 i lavoratori sono stati visitati nella clinica della zona solo una volta, senza tornare successivamente (solo la ditta può fare effettuare dei check-up gratuiti). Quando si è scoperto che alcuni lavoratori soffrivano di disturbi sono stati lasciati a casa per 2 mesi dallazienda; al loro ritorno sono stati sottoposti ad un check-up. Dieci fra questi presentavano ancora gli stessi disturbi e sono stati licenziati senza alcun compenso.Gli operai del reparto resine della fabbrica soffrono ancora di problemi respiratori; le mascherine che usano sono scadenti e non efficaci contro i rischi di inalazioni e contatti con le sostanze nocive. Nel maggio 96 la ditta chiuse con la promessa di riaprire tre mesi dopo con lintento di assumere solo 50 dei 200 operai.
L INDUSTRIA DI GIOCATTOLI ACADEMY PLASTIC MODEL
Dal 1995 i lavoratori della fabbrica di proprietà coreana situata nella Zona Industriale di Esportazione di Cavite, sono stati costretti a effettuare straordinari, lavoro non retribuito e a subire licenziamenti ingiustificati. La ditta Academy Plastic Model Toy Co. produce pistole giocattolo (Beretta, Smith & Wesson, ecc) automobiline e robot giocattolo (come Gun Dam e Steel Man). Sebbene la giornata lavorativa finisca alle 16.45, i lavoratori sono costretti ad effettuare quattro ore di straordinari ogni giorno per 6 giorni alla settimana. In aggiunta gli operai devono arrivare sul posto di lavoro alle 7.15 per effettuare pulizie di ogni genere in tutta la fabbrica, lavoro per il quale non sono pagati. Durante lo scorso anno i lavoratori sono stati sostituiti da altri assunti con contratti bimestrali; mentre gli operai "regolari" ricevevano 157 peso al giorno, quelli con contratto a due mesi ricevono solo 116 peso al giorno. Addirittura alla scadenza dei due mesi di contratto gli operai vengono rimpiazzati con operai nuovi. Per giustificare i licenziamenti dei lavoratori "regolari" lamministrazione li ha accusati di negligenza, perdita di tempo, ritardi, assenteismo, ecc., costringendoli pertanto a "dimissioni volontarie"; inoltre questi lavoratori licenziati non ricevono alcuna liquidazione. Nonostante questa pratica sia comune, i lavoratori licenziati non coincidono con il numero esatto dei lavoratori costretti a rassegnare le dimissioni dal 1995. Secondo Padre Jose Dizon: "Dobbiamo capire che questi lavoratori, sebbene siano stati maltrattati dallimpresa, hanno paura a diffondere informazioni sulle loro condizioni di lavoro, temendo che ciò si ritorca contro di loro. Questo da lidea del clima di terrore verso i sindacati qui nella zona di Cavite"[
COREA DEL SUD Dal 1985, la Corea del Sud ha assistito ad un cambiamento nella direzione dellinvestimento dal lavoro intensivo nel campo dei giocattoli e dellindustria tessile allindustria pesante. Con il 1987 molte di queste industrie manifatturiere leggere si sono spostate oltremare cambiando le loro linee di produzione o chiudendo la fabbrica. Ciò ha messo sotto pressione le rimanenti fabbriche per essere più competitive, aumentando inoltre i problemi dei lavoratori coreani. Nel 1987 la produzione totale dellindustria del giocattolo era pari a 2.133 miliardi di lire. Con il 1994 questa cifra scese a 566 miliardi di lire. Unaltra evidenza dello spostamento oltremare è il declino della merce prodotta in casa in Corea del Sud. Nel 1985 il 93,7% del mercato domestico era composto da merce prodotta in Corea del Sud; con il 1994 questa cifra scese al 57.8%, indicando il forte arrivo di prodotti fabbricati allestero. Al dicembre 1994 cerano un totale di 147 società di giocattoli, che impiegavano 6.246 lavoratori. Le paghe erano basse, se comparate alle altre industrie in cui gli uomini percepivano 700.000 won al mese e le donne 550.000 won. La settimana lavorativa era tipicamente di 53 ore per 6 giorni alla settimana. Molte piccole famiglie divennero delle piccole aziende di giocattoli, subappaltando il lavoro e se il lavoro era troppo pesante da fare in un giorno, questultime assumevano qualche operaio solamente per quel giorno. Piccoli prodotti furono presi in appalto da lavoratori che svolgevano il lavoro a casa. Ma adesso le grandi compagnie lasciano ancora in Corea del Sud gli uffici per lo sviluppo dei nuovi prodotti e producono materialmente i giocattoli allestero[
TAIWAN Dal 1960, Taiwan si è confermata come un grande produttore di giocattoli ed un forte rivale di Hong Kong, producendo giocattoli di plastica e bambole. Come Hong Kong e la Corea del Sud, molti lavoratori delle fabbriche di giocattoli in Taiwan hanno visto le loro fabbriche chiudere e spostarsi in Cina o negli altri paesi dove i costi di produzio- ne erano più bassi. Il seguente articolo sulla fabbrica di giocattoli Carlin illustra la chiusura dello stabilimento e un esempio di cosa molti lavoratori taiwanesi hanno subito per oltre 10 anni.
LA CHIUSURA DELLA FABBRICA DI GIOCATTOLI CARLIN scritto da Su Ya-ting del Fronte di Solidarietà delle donne lavoratrici
Dagli anni sessanta, i capitalisti di Taiwan, che si erano già confermati ai vertici dellindustria petrolchimica, cominciarono a sviluppare lindustria di lavorazione delle materie plastiche a basso processo. Come risultato molte aziende che producevano giocattoli di plastica furono collocate in Taiwan. Tuttavia con la rivalutazione della nuova moneta taiwanese e laumento del lavoro, molte di queste fabbriche furono spostate nuovamente nel Sud-Est asiatico e in Cina. La chiusura della Carlin Plastics Company Limited è un buon esempio di questa tendenza. La Carlin Plastics Company fu fondata nel 1960 da un americano, Mr. Carlin. Lazienda produceva principalmente prodotti in plastica per il mare e bambole per il mercato americano e europeo. Nel 1981 limpresa fu venduta a Mr. Xu Tian Pei. Alla fine degli anni 80, la fabbrica Carlin Toy si sottopose ad una ristrutturazione, collocando una serie di linee di produzione in Cina nello sforzo di mantenere il suo margine di profitto. Con il 1995 lo stabilimento in Cina fu in grado di rimpiazzare totalmente la Carlin a Taiwan che fu chiusa.
LA STRATEGIA DELLA DIREZIONE
Il seguente è il resoconto della gestione di ristrutturazione e della successiva chiusura della fabbrica Carlin. 1. Ununità di produzione a bassa redditività inutile fu trasferita in Cina nel 1987 per i bassi costi del lavoro che erano 1/10 rispetto a quelli di Taiwan. Come risultato, 300 lavoratori taiwanesi furono in esubero e trasferiti in unaltra fabbrica. Lesubero poi divenne un fatto normale e la forza-lavoro totale diminuì da circa 1200 a 800 lavoratori. 2. Dopo aver chiuso una serie di reparti della fabbrica, la direzione vendette le macchine in Cina ad un prezzo ridotto. Di conseguenza linvestimento finanziario fu ammortizzato e i macchinari furono riutilizzati. Alcune dozzine di tecnici furono scelti per lavorare nello stabilimento in Cina con una paga più alta per la scarsità di tecnici locale 3. La direzione ridusse poi gli ordini di produzione nella fabbrica della Carlin, che richiedeva il lavoro solo per 200 lavoratori. 4. Allinizio del 1991, la direzione annunciò i termini per il pensionamento anticipato. Avendo la fabbrica più di 30 anni, cerano più di 50 lavoratori idonei al pensionamento. Ma per evitare di pagare di più, la direzione lasciò a casa i lavoratori (pagandoli meno rispetto ai costi del pensionamento),o li obbligò a rassegnare le dimissioni a causa del trasferimento in Cina delle realtà produttive. 5. Dal 1987, la direzione utilizzò diverse tattiche per tenere a bada i Sindacati. I membri della Unione dei Sindacati furono scelti deliberatamente per lavorare in Cina. Inoltre la società promosse questi lavoratori al livello di supervisori cosa che rese squalificante il loro ruolo di sindacalista. Queste azioni aiutarono a isolare i funzionari dei Sindacati e i loro membri e così fu molto difficile per loro essere presenti in azienda.
LA STRATEGIA DEI SINDACATI
Quale fu la reazione dei Sindacati alla minaccia della chiusura dello stabilimento ? e Quale fu la reazione dei lavoratori ? Nel 1987, tutti i membri del Comitato furono sospesi. Durante la seguente rielezione furono eletti dei lavoratori che appoggiavano pienamente la direzione. I sindacati persero ogni possibilità di lottare e così venne facilitato il processo di ricollocazione dellazienda in Cina. Quando la chiusura dello stabilimento fu imminente nel 1991, i Sindacati sottoposero una proposta per un aumento della cifra da pagare ai lavoratori con diversi anni di servizio. Ma la consultazione fallì. Ciò diede comunque più energia al Sindacato, che da allora divenne più attivo, determinato e consapevole della crisi. Furono così organizzati degli incontri informativi. Il risultato non fu molto soddisfacente a causa della diversità dinteressi tra i lavoratori e la mentalità conservatrice del sindacato. La solidarietà dei lavoratori era divisa a seconda del sesso, dellanzianità e dal reparto lavorativo. I lavoratori più anziani erano preoccupati di non ricevere un compenso adeguato se avessero partecipato alle azioni di lotta. Le donne, che percepivano una paga comprensiva di straordinari erano passive e molto esistanti, malgrado fossero la maggioranza che avrebbe dovuto confrontarsi con la chiusura della fabbrica. I quadri tecnici dellazienda si aspettavano deu cose, di percepire i soldi della liquidazione e in più di aver la prospettiva di un nuovo lavoro in Cina. In questa situazione, è naturale che i Sindacati si trovarono in una posizione di svantaggio. Con il 1995, quando limpianto cinese divenne completamente operativo, il destino della fabbrica Carlin era segnato. Nellarco di 8 anni, la direzione con successo aveva spremuto fino in fondo i lavoratori[
THAILANDIA Nel tentativo di industrializzare il paese, il governo della Thailandia si è concentrato sullo sviluppo industriale mentre ha ignorato la salute e la sicurezza dei lavoratori, le cui vite questo sviluppo avrebbe dovuto ironicamente migliorare. Dal 1960, lapprocio del governo della Thailandia allo sviluppo socio-economico ha puntato sulla promozione dello sviluppo industriale e sugli investimenti esteri sperando che avrebbe portato il tasso di crescita economica annuale al 7%. Sperando che gli investimenti stranieri avrebbero aiutato il raggiungimento dei suoi obiettivi, il governo della Thailandia ha messo in atto politiche per incentivare gli investitori stessi, facendo importare macchinari senza pagare tasse e promettendo di controllare il basso costo del lavoro in tutta la nazione. Come parte di questo piano per attrarre gli investimenti stranieri e i loro capitali, il governo ha trascurato di approvare leggi per la difesa della sicurezza e della salute dei lavoratori, e generalmente non ha fatto pressione sulle aziende per migliorare i loro livelli di sicurezza. Inoltre il governo ha scoraggiato i sindacati dallorganizzarsi nelle zone di sviluppo. Questa mancanza di applicazione delle leggi e il desiderio degli investitori stranieri di trarre i loro profitti ad ogni costo, ha portato seri problemi di salute e sicurezza in molte fabbriche della Thailandia. Queste condizioni sono chiaramente testimoniate dai tragici incendi nelle aziende Kader nel 1993 e Dynamic nel 1994. Lincendio alla ditta Kader nel maggio 1993 non fu il primo in quella ditta. Il 16 agosto 1989 un incendio uccise un lavoratore, ne ferì 30 e distrusse 3 edifici quando del tessuto polyestere usato nella fabbricazione di bambole prese fuoco. Un secondo incendio distrusse materiali e merce il 13 febbraio 1993. Il Dipartimento per la Protezione del Lavoro emise istruzioni alla ditta Kader ordinandogli di fare alcuni cambiamenti a proposito della sicurezza allinterno della sua fabbrica, e di stabilire un piano di emergenza in caso di incendio. Nessuna successiva ispezione ebbe luogo, e 3 mesi più tardi un incendio uccise 188 lavoratori, il peggiore incendio in una fabbrica mai accaduto nel mondo. Il governo indagò sullincendio concludendo che la ditta Kader aveva violato le leggi di sicurezza ".... con la complicità degli Ufficiali del Governo". Tuttavia, solo un lavoratore, lingegnere della fabbrica e 3 membri del consiglio amministrativo furono accusati in relazione allincendio; lindustria Kader (Thailandia) non fu mai accusata. Dopo lincendio della Kader, il Ministro dellIndustria Sanan Kachornprasat formò un gruppo speciale di esperti per ispezionare le fabbriche in Bangkok e nelle province limitrofe. Delle 244 fabbriche ispezionate, 144 avevano ignorato la legge sulle uscite di sicurezza e sugli allarmi anti-incendi. Questa ispezione fu fatta solamente in quelle fabbriche con più di 100 lavoratori e con costruzioni alte almeno 3 piani. Perciò, le piccole fabbriche locali di fortuna, che sono generalmente le peggiori violatrici delle regole di sicurezza, non sono state incluse. Linchiesta del governo ha dichiarato che gli incidenti nelle fabbriche sono aumentati a un tasso dal 20% al 30 % per anno, molto più dellincremento industriale che la Thailandia stava avendo (dal 12% al 15%). In base alle cifre date dal governo, ci furono approssimatamente 37.000 infortuni e malattie nel 1987, saliti a più di 150.000 nel 1992.
LA VITA E LA MISERIA DELLE DONNE LAVORATRICI
Voi comprate giocattoli nei centri commerciali nel vostro paese o allestero per fare dei regali senza stare troppo a pensare da dove essi provengano. Le bambole imbottite che sembrano così graziose, a forma di persone, animali o personaggi dei cartoni animati, fatte in plastica, gomma e legno, sono prodotti in grandi fabbriche che utilizzano fondamentalmente manodopera femminile. Noi crediamo che lera della schiavitù sia finita, ma in effetti esiste ancora nelle nuove città industrializzate. Ciò è particolarmente vero per le fabbriche di giocattoli in Thailandia. Questo articolo è il frutto del lavoro di una ONG (Organizzazione Non Governativa) che ha seguito il caso della ditta Kader dal 10 maggio 1993. Lo scrittore ha intervistato e raccolto informazioni direttamente dalla fabbrica di giocattoli e da molte altre fonti. Questo articolo è un esame iniziale delle condizioni di lavoro in varie industrie allo scopo di informare il pubblico e interessare le ONG in modo tale che insieme possano creare un piano di azione per risolvere questi problemi, e per prevenirne il continuo peggioramento.
LA TRAGEDIA DELLA KADER
Il 10 maggio 1993 il mondo intero fu scioccato dal catastrofico incendio della fabbrica di giocattoli Kader, una società a capitale misto Thailandia-Hong Kong. Nellincendio, 188 lavoratori rimasero uccisi, 500 feriti, 500 furono lesi e 3.000 rimasero senza lavoro. Fu chiaro che la causa più significativa dellincendio fu la mancanza di attenzione da parte del proprietario alle misure più elementari di sicurezza. Allo stesso tempo, il governo ignorò questo caso e non usò delle misure legali appropriate. I lavoratori della Kader dovettero protestare per 3 mesi prima di ricevere il risarcimento per le famiglie delle vittime (214.000 baht per ogni persona uccisa). Questo sforzo ebbe successo grazie alla cooperazione internazionale che coinvolse numerose organizzazioni che diedero la responsabilità dellincendio alla ditta Kader e al governo della Thailandia. Ma durante il processo per la punizione dei responsabili, fu chiaro che gli investitori thailandesi e di Hong Kong non furono tra coloro che erano stati puniti. Solo alcuni dirigenti della fabbrica furono perseguiti e solo Wiroot Yusak (che gli investigatori ritennero responsabile di aver generato lincendio per una sigaretta) fu indicato come il vero imputato. Secondo la legge thailandese, la violazione delle leggi di sicurezza industriale viene punita con una multa a partire dal pagamento di 20.000 baht fino a 6 mesi di prigione, una punizione minima per il crimine. Ci furono solamente alcune ONG e associazioni che cooperarono nel richiedere al governo thailandese di migliorare la sicurezza nei posti di lavoro e nel designare il 10 maggio come giornata nazionale della sicurezza in tutta la Thailandia, in ricordo dellincendio della Kader. Comunque, un cambiamento strutturale della legge per cambiare i livelli di sicurezza nellambiente di lavoro non si è ancora verificato.
LINDUSTRIA DEL GIOCATTOLO... UNINDUSTRIA NOMADE
Lindustria del giocattolo è unindustria a lavoro intensivo che ha avuto origine in Europa e che più tardi si è spostata negli Stati Uniti (che sono allo stesso tempo i più grandi esportatori in tutto il mondo). Dal 1985, lindustria del giocattolo ha lasciato anche gli Stati Uniti. Le compagnie americane stanno producendo sempre meno i loro stessi prodotti, e stanno cercando di concentrarsi molto di più sul marketing e sulla distribuzione. La produzione è ora progettata per utilizzare produttori stranieri, che costano meno che negli Stati Uniti, visto che i salari in molti paesi in via di sviluppo sono estremamente bassi. Lindustria del giocattolo si è spostata prima in Giappone e poi in paesi come la Corea del Sud, Hong Kong e Taiwan. A partire dal 1988, i salari in questi paesi si alzarono e il numero di scioperi e linfluenza dei sindacati nella Corea del Sud aumentarono. Ciò spinse lindustria del giocattolo a migrare in Thailandia, Cina e Indonesia, che hanno salari bassi e sindacati deboli. In Thailandia, lindustria del giocattolo si è sviluppata ed è cresciuta molto velocemente grazie al supporto del governo thailandese già dal 1977. Molte multinazionali da Hong Kong, Corea del Sud e Taiwan hanno investito nellindustria del giocattolo. Oltre ai salari bassi, esse ricevono delle speciali agevolazioni fiscali quando esportano negli Stati Uniti o nei paesi europei. Il valore delle esportazioni dei giocattoli in Thailandia è cresciuto rapidamente in un periodo di 10 anni. Nel 1981 la Thailandia ha esportato 51,9 milioni di baht, nel 1991 ha raggiunto la cifra di 7.799 milioni di baht e 9.500 milioni di baht nel 1993. Il valore previsto per le esportazioni nel 1994 è di 9.510 milioni di baht. Questi drammatici aumenti mostrano la rapida crescita in Thailandia dellindustria del giocattolo. Ci sono 115 compagnie di giocattoli che hanno la possibilità di esportare e che hanno ricevuto capitale dallestero. Le fabbriche di giocattoli sono distribuite in tutta Bangkok e nellarea industriale attorno alla città stessa. Ci sono delle fabbriche molto grandi che impiegano più di 10.000 lavoratori. Lindustria del giocattolo può essere divisa in 3 categorie fondamentali: 1. I giocattoli di plastica e di metallo, meccanici e non meccanici. Ci sono 35 fabbriche di questo tipo in Thailandia. Questo tipo di giocattolo è il numero uno esportato e rappresenta il 70% del totale dei giocattoli esportati. I suoi mercati principali sono gli Stati Uniti e lEuropa. 2. Le bambole, comprese le figure umane, gli animali e i personaggi dei cartoni animati, fatte con imbottitura di cotone, pelliccia animale e polyestere. Questo tipo di giocattolo è molto popolare e grazie alla grande domanda del mercato il numero delle fabbriche è aumentato attualmente a 30. Il valore di esportazione è del 25% del totale dei giocattoli esportati. 3. I giocattoli di legno per scopi educativi, per bambini delletà da 1 a 6 anni. Ci sono pochi produttori di questi giocattoli di legno e attualmente solo 10 fabbriche in Thailandia li producono.
LE CONDIZIONI DI LAVORO NELLE FABBRICHE
Lincendio alla fabbrica Kader evidenziò le cattive condizioni di lavoro alla Kader e le abitudini di molte fabbriche in Thailandia. Molte delle lavoratrici ricevevano un minimo salariale di 135 baht al giorno (lire 9.384). Questo importo non copre nemmeno le spese di vita fondamentali di una singola persona che vive da sola. Da un esame condotto dal Centro Sindacale per la Formazione e lInformazione (CLIST), i bisogni fondamentali delle singole lavoratrici richiedono un minimo di 150 baht al giorno per coprire le spese di base. Quando il minimo salariale non fu sufficiente, le lavoratrici richiesero di lavorare oltre lorario normale di lavoro, lavorando in media da 12 a 16 ore al giorno al fine di coprire i loro bisogni fondamentali. Le lavoratrici sono inoltre pressate dalla fabbrica a fare degli orari straordinari, e ciò è anche contro le leggi sul lavoro thailandesi. Esse devono lavorare normalmente anche durante le vacanze e specialmente molte ore durante lalta stagione, che è da maggio fino a dicembre. Poichè lindustria del giocattolo è a lavoro intensivo, essi preferiscono assumere delle donne inesperte. Queste fabbriche non necessitano nel loro lavoro di particolare esperienza, così assumono lavoratrici che hanno dai 15 ai 20 anni. Queste lavoratrici sono generalmente assunte temporaneamente per 4 mesi. Questo contratto di lavoro a breve termine è usato per evitare il requisito legale di provvedere a certi benefici della lavoratrice. Se una lavoratrice è assunta con un contratto temporaneo non avrà diritto a certi benefici. Inoltre, se assunte a breve termine, la ditta le può licenziare durante la bassa stagione senza concedere alcun indennizzo. E evidente dalle condizioni di lavoro che un numero considerevole di fabbriche non adotta i livelli base di sicurezza. Inoltre, dalle interviste con persone che hanno lavorato nellindustria del giocattolo, siamo venuti a conoscenza che la temperatura nelle fabbriche è molto elevata, non ci sono servizi igienici adeguati al numero dei lavoratori nè acqua potabile. Il posto di lavoro è affollato e congestionato da macchine enormi. Per la produzione che necessita di gomma e plastica, i lavoratori devono lavorare con sostanze chimiche nocive e senza essere provvisti di sistemi di protezione adeguati. Nellindustria del giocattolo cè molta polvere nellaria generata dai tessuti e dallimbottitura usata nella produzione. Le ditte non dispongono di dispositivi per filtrare la polvere nellaria, e non forniscono le maschere per proteggere i lavoratori. Essi lavorano sotto lo stretto controllo dei supervisori, che li obbligano a raggiungere un certo volume di produzione senza preoccuparsi degli effetti sulla loro salute. Alcuni supervisori sono molto severi, e non danno ai lavoratori lopportunità di protestare in alcun modo. Comunque, ci sono circa 25 sindacati nellindustria del giocattolo. Ma questi sindacati sono soltanto locali e generalmente in grado di promuovere piccoli cambiamenti. Ciò significa che la maggior parte dei lavoratori non può avere la protezione stabilita dalle leggi sul lavoro per migliorare la qualità della loro vita.
DYNAMIC: IL MAGGIOR PRODUTTORE DI BAMBOLE IN ASIA
Lindustria del giocattolo Dynamic Toy Industry, situata a Kratumban nella Provincia di Samutsakorn, fu fondata nel 1984. Originariamente, fu un investimento a capitale misto tra il signor Charan Giawaranon di Kluacareenpokaphan (CP), un gruppo di Hong Kong, e il signor Taweesin Jaruwungchajon. La compagnia Dynamic crebbe rapidamente fino al 1987 quando il gruppo di Hong Kong e Charan si separarono per formare due compagnie separate, Kader e Thai Chewfu, in modo tale per trarre vantaggio dal boom dellindustria del giocattolo. Taweesin mantenne il controllo sulla Dynamic. Nel 1991 la compagnia ingrandì le sue fabbriche e creò la Dynamic Industry, che aveva la più alta produzione di giocattoli imbottiti, bambole vestite e Barbie del mondo. Il Gruppo Dynamic include sia Dynamic Toy che Dynamic Industry, e produce giocattoli per Mattel, Tyco, Hasbro, Kenner negli Stati Uniti e Sega in Giappone ed ha un fatturato annuale di circa di 153 miliardi di lire. La compagnia ha fatto in modo di essere competitiva nella produzione di giocattoli in Thailandia spostando alcune società in Cina, dove era possibile trarre vantaggio dai salari bassi. La Dynamic Toy è cresciuta molto velocemente ed ora controlla 7 grandi società, occupando 144.000 metri quadri di superficie coperta. Essa inoltre produce articoli per la casa, bottiglie di plastica, abiti e colori per bambini. In tutto, il Gruppo Dynamic impiega più di 6.000 lavoratori. In una delle sue società, la Dynamic Industry impiega 1.500 donne. Le lavoratrici ricevono il minimo salariale di 135 baht al giorno, senza tenere conto della loro anzianità di lavoro. Durante lalta stagione i lavoratori sono costretti a lavorare 4 ore di straordinario, per un totale di 12 ore giornaliere, con unora di intervallo tra le 12:00 e le 13:00. Quelle che si rifiutano di lavorare oltre lorario normale vengono immediatamente licenziate. Oltre l80% delle lavoratrici della Dynamic Industry sono assunte come lavoratrici temporanee per la durata di 4 mesi. Queste lavoratrici verranno lasciate andare alla fine del loro contratto e verranno riassunte dopo 7 giorni. I contratti di lavoro temporanei sono contro la legge che tutela il lavoro e sono utilizzati dai datori di lavoro per sfuggire alla responsabilità di pagare il risarcimento alle lavoratrici che vengono licenziate ingiustamente. Questo sistema impedisce che le lavoratrici si rivolgano ai sindacati. Sebbene esse abbiano fatto richiesta ai funzionari di governo, non esiste ancora una adeguata risposta del governo a questo problema. Queste lavoratrici sono state private dei loro diritti in base alle leggi che tutelano il lavoro. Per esempio, non ricevono il pagamento dei giorni di malattia o dei giorni di ferie. Inoltre, ogni lavoratrice appena assunta deve pagare 75 baht per forbici e fuso. Se questi ultimi vengono rotti, loperaia deve pagarne il rimpiazzo. Se gli aghi vengono perduti o rotti, le lavoratrici devono pagare 2 baht per ago. Se un pezzo di stoffa viene fatto cadere sul pavimento, loperaria deve pagare 10 baht per pezzo. Le misere condizioni di lavoro sono evidenziate dal fatto che 700 lavoratrici al primo piano hanno soltanto 9 servizi igienici. Il loro tempo per utilizzare il bagno è limitato ed è costantemente controllato allo scopo di farle lavorare per le intere otto ore. Laria è piena di polvere di cotone e di imbottitura in tutte le zone di lavoro. Molte donne hanno malattie polmonari, problemi di sinusite e allergie. Non avendo alcun dormitorio o mezzo di trasporto per recarsi al lavoro, le lavoratrici devono affittare delle stanze di circa 4 metri per 4, che vengono divise con altre 2 o 3 di loro. In media, laffitto è approssimativamente da 400 a 500 baht al mese, mentre le spese di viaggio ammontano a circa 10/20 baht al giorno. Le fabbriche non effettuano controlli sanitari annuali e le lavoratrici sono curate solo con medicine che alleviano i sintomi ma non eliminano le cause. Il capo controlla la produzione ponendo un livello di produzione da raggiungere ad ogni persona. Se loperaia non raggiunge lobiettivo prefissato, le sue ragioni non sono considerate e loperaia è così costretta a lasciare il proprio lavoro. Le lavoratrici lavorano su una linea di produzione di 70-80 persone strettamente controllata. I supervisori utilizzano ogni modo per obbligare le lavoratrici a raggiungere il volume di produzione prefissato. Inoltre la compagnia assume i dirigenti direttamente dal governo. Per esempio, funzionari di governo che hanno lavorato precedentemente nel dipartimento del lavoro arrivano per aiutare a controllare le lavoratrici. Oppure la compagnia assume burocrati in pensione per costruire e gestire contatti di lavoro specialmente in ambienti governativi.
DYNAMIC: LA LOTTA DELLE VITTIME
Dopo la tragedia dellincendio, i lavoratori della Kader organizzarono un incontro per le persone che avevano subito danni sul posto di lavoro, formando una organizzazione: la IVO (Industrial Victims Organisation). Lobiettivo fu di mettere insieme le persone che lavoravano nellindustria del giocattolo per proteggere i loro diritti. Un gruppo di 20 persone cominciò ad analizzare la propria situazione e a pianificare la lotta su varie questioni come la salute e la sicurezza. La compagnia cercò di identificare i membri di questo gruppo e di sbarazzarsi di loro. Il gruppo di lavoro incrementò i suoi sforzi per coinvolgere più lavoratori. Listruzione per i lavoratori fu organizzata in modo tale che potessero imparare quali fossero i loro diritti, le libertà e i benefici secondo le leggi sul lavoro. Il gruppo iniziò ad incoraggiare i lavoratori a formare un proprio gruppo di azione allo scopo di eliminare i contratti di lavoro temporanei, distribuendo documenti informativi ai lavoratori della Dynamic. Questo sforzo non fu subito riconosciuto. Molti lavoratori furono avevano così paura di perdere il lavoro che accettarono qualsiasi condizione lavorativa, anche se violava i loro diritti e le leggi del lavoro. La contesa iniziò seriamente nel settembre 1994, quando i lavoratori a tempo determinato finirono il loro periodo di lavoro ed ebbero dalla compagnia lestensione del contratto. Ci furono 4 donne che rifiutarono lestensione del contratto: Waraphan Archan, Sinsmuthan Wongsabutan, Lameey Komlcitahan e Manatha Laprakhoon. Queste lavoratrici obiettarono che avevano lavorato già per un anno e che estendere il contratto temporaneo era una violazione delle leggi sul lavoro. La direzione della compagnia suggerì loro di firmare una dichiarazione che attestava che si licenziassero dallazienda. Quando le 4 lavoratrici rifiutarono di firmare questa dichiarazione la compagnia ordinò loro il trasferimento nella più difficile e scomoda area di lavoro, dove questultime dovevano lavorare con macchinari pericolosi. Le quattro lavoratrici scrissero una dichiarazione al Consiglio di Amministrazione della società chiedendo alla compagnia di interrompere immediatamente la pratica dei contratti temporanei. La dichiarazione fu portata allufficio del lavoro nella provincia di Samutsakorn per obbligare il datore di lavoro ad osservare la legge.
INDAGINE SANITARIA CONDANNA LA SOCIETÀ DYNAMIC
Mentre alcuni elogiano la Dynamic per il suo notevole giro di affari, altri la condannano per le pessime condizioni di lavoro. Nel 1990 un quotidiano thailandese riportò che una lavoratrice del gruppo Dynamic diede alla luce un bambino morto come risultato dellinalazione di sostanze chimiche nocive sul posto di lavoro. In risposta, una squadra dellUfficio Sanitario del Lavoro (OOEM), che fa parte del Ministero della Sanità, fu inviata nella fabbrica per condurre una serie di tests. Il loro rapporto fu inoltrato alla direzione della fabbrica ma non fu mai mostrato alle lavoratrici. Il rapporto condannava i proprietari della fabbrica per non aver mai provveduto ad un adeguato sistema di ventilazione, ad apposite mascherine e controlli medici, nonostante il fatto che i lavoratori fossero esposti continuamente alla polvere, allaria piena di fibre di tessuto e a prodotti chimici dannosi. Gli ispettori dellOOEM criticarono inoltre la direzione per la mancata istruzione del personale su come proteggere sé stessi contro i rischi alla salute. Lindagine concluse: "Lambiente della fabbrica ha bisogno di urgenti modifiche e i lavoratori necessitano di controlli regolari per la tutela della loro salute". Secondo lo stesso rapporto, controlli causali sono stati effettuati su 50 donne lavoratrici di diversi reparti dellazienda. Le donne furono intervistate sul loro stato di salute e furono effettuati esami del sangue. Molte lamentarono frequenti svenimenti e manifestarono problemi di respirazione e udito. Il test del livello di rumore rilevò valori tra i 108 e i 112 decibel. Il massimo livello permesso dalla legge thailandese è di 80 decibel per 8 ore di lavoro al giorno. Le 50 lavoratrici ricevettero lesito degli esami che attestava i danni alla salute. Secondo il Dr. Orapan Metadilakul, dirigente dellOOEM, circa nel 45% delle donne si riscontrano malattie del sangue causate dallesposizione a prodotti chimici nocivi. In una donna si riscontrò un tasso di eosinophil pari a 14, quando il livello massimo consentito dovrebbe essere 5. Il sangue di due donne gravide conteneva delle tracce di toluene e di fenolo, che comprende un componente cancerogeno chiamato benzene. Questa ispezione dellOOEM condotta 5 anni fa ebbe solo un piccolo impatto nel miglioramento delle condizioni alla Dynamic. I lavoratori dicono che ci sono stati dei piccoli cambiamenti. Essi non indossano ancora maschere protettive nelle aree di verniciatura. Potenti ventilatori orizzontali che sollevano polvere sono ancora utilizzati, sebbene siano stati condannati dalla indagine dellOOEM, e un dottore a tempo pieno non sia ancora stato assunto in fabbrica come richiesto dalla legge[
CINA A partire dagli anni 80, secondo il piano di riforma delleconomia cinese, il governo cinese ha cercato in tutti modi di attirare investimenti stranieri per migliorare la carenza di tecnologia e di capitali, particolarmente nellindustria leggera. La manodopera a basso costo insieme a politiche di attrazione di investimenti stranieri come incentivi fiscali e poche restrizioni sulla sicurezza e la salute, insieme a un crescente costo del lavoro in altre parti dellAsia, ha portato molti produttori di giocattoli in Cina. Il governo cinese ha posto unenfasi eccessiva nellattirare le industrie straniere a scapito dei lavoratori cinesi. La crescita economica sperimentata dalla Cina è andata di pari passo con una scioccante crescita di infortuni e disgrazie sui posti di lavoro. Questo riflette lo stato delle condizioni di sicurezza in molte industrie e lo sfruttamento di manodopera abbondante e a basso costo: situazione senza dubbio collegata alla politica del lavoro adottata in Cina. Ma le imprese straniere non sono libere da colpe per aver sfruttato la situazione. Industrie costruite frettolosamente da investitori di Taiwan e Hong Kong sono spuntate lungo tutta la parte meridionale della Cina. In queste industrie la forza lavoro è generalmente composta da giovani donne emigrate dalle regioni più povere della Cina. Nel novembre 1993 lindustria Zhili Handicraft Factory, che produceva giocattoli per unazienda a capitale misto Cina/Hong Kong, prese fuoco e morirono 87 lavoratrici. Lincendio di Zhili e altri incendi spinsero il governo provinciale ad approvare leggi più restrittive sulla sicurezza del lavoro. Le nuove leggi contengono gli standard di prevenzione degli incendi, impongono uscite demergenza ed adeguata ventilazione. Inoltre proibiscono le cosiddette industrie "3 in 1", composte di un edificio che contiene tutti assieme i reparti produttivi, i magazzini e gli alloggi degli operai. Sfortunatamente un giro nelle zone manifatturiere della Cina meridionale rivela che questo è ancora un metodo comune di produzione, e la legge non è effettivamente applicata. Sebbene queste leggi siano un passo positivo, senza un adeguato supporto avranno un impatto scarso nel migliorare la sicurezza dei lavoratori.
INTRODUZIONE
Le imprese di Hong Kong che si stanno muovendo verso nord hanno immediatamente preso in considerazione il richiamo della Cina sugli investimenti stranieri, e hanno dato un contributo significativo alla vertiginosa crescita dellindustria dei giocattoli in Cina. Gli operai che vi lavorano spesso non solo non riescono ad ottenere i compensi a loro dovuti, ma corrono anche il rischio di perdere la vita. Numerosi incidenti sono avvenuti in industrie di giocattoli finanziate da Hong Kong. Scopo di questo rapporto è di riassumere la situazione dei diritti dei lavoratori nellindustria di giocattoli negli ultimi anni. Le fonti sono prese da giornali di Hong Kong e Mainland e anche dalle nostre ricerche sul campo, comprendenti interviste con i lavoratori di 9 industrie di giocattoli nella provincia di Guangdong. Le interviste sono state fatte in giugno e luglio 1995.
STORIA
A cominciare dal 7° piano quinquennale (1986-90), lindustria cinese dei giocattoli è cresciuta rapidamente sullonda di investimenti stranieri. La Cina è diventata il più grande produttore di giocattoli del mondo. Nel 1993 lesportazione di giocattoli ammontava a 4.471 miliardi di lire, in testa nel campo dellindustria leggera. I prodotti sono esportati principalmente negli Stati Uniti (38%), in Europa (21%) ed a Hong Kong (24%). Nel 1993 le entrate nazionali da esportazioni di giocattoli sono ammontate a 3.400 miliardi di lire. Secondo lannuario dellindustria leggera cinese del 1994, lintero Paese ha più di 5.000 industrie di giocattoli che impiegano una forza lavoro di 1,3 milioni di operai. Queste imprese sono situate soprattutto nelle provincie costiere come Fujian e Guangdong. Questultima ha 3.300 industrie, di cui 1.800 a capitale straniero. Nel 1994 lesportazione nazionale di giocattoli è stata di 5.484 miliardi di lire. La provincia di Guangdong ne esportava 3298 miliardi. La sola Shenzen (provincia di Guangdong), dove sono situate 800 industrie di giocattoli, ha esportato per 6.745 miliardi. La provincia di Guangdong è diventata il centro principale di produzione di giocattoli del Paese. Comunque lindustria cinese è dominata da capitali e tecnologie straniere. I giocattoli sono prodotti a bassa tecnologia (prodotti a base di tessuti o plastica) e i canali di esportazione dipendono ancora da Hong Kong.
Hong Kong è stata rimpiazzata dalla Cina come maggiore produttore di giocattoli. Lindustria di Hong Kong è ancora competitiva negli Stati Uniti e nellEuropa e rimane un importante centro per la fornitura e il commercio di giocattoli in tutto il mondo. Attualmente più di 250 mila persone sono impiegate dalle industrie nella zona di Pearl River Delta. Hong Kong continua ad essere un centro di ricerca sulla tecnologia dei giocattoli. Sono 4 le tipologie di giocattoli prodotti:
Secondo un rapporto del "Consiglio per lo Sviluppo del Commercio di Hong Kong", circa l80% dei giocattoli esportati sono prodotti seguendo il metodo OEM. Questo significa che le industrie di giocattoli che possiedono un marchio offrono al produttore incaricato il diritto di produrre giocattoli. Per esempio, la American Hasbro Company ha offerto lesclusiva per la produzione delle bambole di pezza alla Kader Industrial Company. Molte multinazionali come Hasbro e Mattel sono clienti della Harbour Ring Corporation. La Walt Disney ha fatto un contratto con il Tak Lei Group per produrre giocattoli a basso costo. Inoltre molte industrie di Hong Kong possiedono i prototipi di giocattoli resi famosi da popolari cartoni animati, come le Tartarughe Ninja, prodotte da Playmates Group. Comunque, lindustria di Hong Kong è nelle grazie delle multinazionali solo per la produzione cinese che fornisce abbondante lavoro a basso costo. Dalla fine degli anni 80 molte industrie di Hong Kong si sono stabilite in Cina, e hanno continuato ad espandere i loro investimenti. Per esempio la Harbour Ring Group ha investito 128 milioni di dollari di Hong Kong per costruire la città del giocattolo Zhongshan ed ha insediato industrie a Dongguan. Nel 1994 lesportazioni di Hong Kong erano di 69,2 miliardi di dollari di Hong Kong; il 95% dei quali erano riesportati dalla Cina. Le aziende controllate da Hong Kong giocano un ruolo significativo nellindustria del giocattolo cinese. Sebbene la guerra commerciale tra americani e cinesi e il sistema delle quote imposto dalla Comunità Europea abbiano colpito negativamente lindustria di Hong Kong, gli Stati Uniti sono ancora il loro più grosso mercato. Secondo statistiche del 1994, le esportazioni negli U.S.A. ammontavano a 7.650 miliardi di lire costituendo il 51% dellesportazioni totali verso gli USA. Il secondo mercato più grande è la Comunità Europea. Le esportazioni nella CEE ammontavano a 4.199 miliardi di lire, costituendo il 28% delle esportazioni totali verso la CEE. SICUREZZA INDUSTRIALE
I giocattoli di plastica sono la quota principale di produzione: sul mercato americano il 70% dei giocattoli sono di plastica. Nel 1993 544 mila tonnellate di plastica sono state usate per fare giocattoli per gli Stati Uniti. I tipi di plastica usati sono: polietilene ad alta densità (29%), polietilene a bassa densità (26%), PVC (6%), polipropilene (7%) e polistirene (20%). Gli esperti ritengono che il mercato della plastica continuerà ad espandersi a causa della sua versatilità - le superfici di plastica sono morbide e facili da colorare. Comunque queste plastiche creano una grande quantità di polvere quando sono lavorate che causa pericoli per la salute di chi lavora senza indossare maschere protettive. I lavoratori che assorbono questi inquinanti dannosi sperimentano mal di testa e allergie alla pelle come effetto immediato. A lungo termine possono avere disordini del sistema nervoso. In aggiunta vernici a spruzzo e colle sono materiali molto comuni in queste industrie. Luso di colle e vernici durante la produzione causa il rilascio di molti materiali tossici nellatmosfera. Sebbene alcuni lavoratori siano forniti di maschere protettive, questi mezzi sono forniti solo la prima volta e sono inadeguati per chi è esposto con regolarità ad agenti chimici dannosi. Inoltre lunghe esposizioni a queste sostanze possono causare la perdita di globuli bianchi nel corpo e diminuire le difese immunitarie con rischio di leucemie. Sotto diamo numerosi esempi di pericoli industriali per la salute:
LArt. 54 della Legge sul Lavoro, appena approvata, afferma: "limprenditore deve fornire ai lavoratori condizioni di sicurezza e salute conformi alle direttive dello Stato e dispositivi di protezione sul lavoro, e provvedere esami sanitari regolari per i lavoratori che svolgono lavori pericolosi per la loro salute". Di conseguenza, le industrie che non forniscono mascherine e guanti e non installano sistemi di ventilazione hanno violato la legge. Anche le industrie che forniscono mascherine non conformi a quelle richieste violano la legge. Per esempio, le mascherine di cotone offrono una protezione quasi nulla contro la polvere e gli spruzzi di vernice. Gli agenti chimici velenosi causano malattie croniche con un lungo periodo di incubazione. Esse sono più difficili da prevenire di un incendio o di un incidente per un guasto alle macchine. Molti imprenditori sfruttano la carenza di regolamenti in Cina per usare agenti chimici velenosi in modo da tagliare i costi e abbassare gli investimenti. I lavoratori che non conoscono le regole di sicurezza e di salute sono condannati a una "morte lenta" in queste industrie. In una ricerca condotta dalle autorità di Shenzhen su 547 industrie a capitale straniero, solo il 26,9% aveva adottato sistemi di protezione contro gli inquinanti chimici. Molte delle industrie che sfuggono ai regolamenti di lavoro sono le cosiddette imprese "sanzi" (imprese a capitale misto straniero e cinese). Il 70% delle imprese "sanzi" nella provincia di Guangdong non fà visite sanitarie regolari ai lavoratori che operano in ambienti insalubri. In generale le "sanzi" impiegano personale ignaro dei propri diritti con un estremo ricambio. Le malattie croniche contratte durante il lavoro appaiono dopo un certo tempo; così le industrie scaricano le proprie responsabilità per le malattie dando la colpa agli stessi lavoratori, affermando che essi si sono ammalati nei loro villaggi. I lavoratori non sanno che stanno soffrendo gli effetti cronici di un avvelenamento chimico contratto quando lavoravano nelle industrie.
In questi ultimi anni gli incendi nelle fabbriche sono avvenimenti frequenti in Cina. Secondo le statistiche ufficiali, nel solo 1993 si sono verificati 28.200 episodi di incendio, che hanno causato 1.480 vittime. Le statistiche rivelano che gli incendi sono scoppiati perchè le industrie non osservavano i regolamenti e non istallavano sistemi di prevenzione incendi per avere meno costi. Ecco alcuni esempi di catastrofi dovuti allo scoppio di incendi:
Il 4 giugno 1994 il dormitorio della fabbrica di giocattoli Hip Shing nel distretto di Sing Ping nella città di Longgang a Shenzhen crollò, uccidendo 11 persone e ferendone più di 60. Il dormitorio era ancora in costruzione ma la direzione della fabbrica aveva autorizzato i lavoratori ad abitarvi. Ledificio era situato su terreno cedevole vicino ad un fiume. Dopo lincidente si scoprì che il proprietario della fabbrica, il signor Wong Sing-yan di Hong Kong, aveva costruito ledificio illegalmente con la tacita approvazione delle autorità del villaggio. Limpresa edile era formata da operai irregolari della provincia di Fujian, che avevano cominciato la costruzione senza condurre alcun esame del terreno e senza chiedere nessuna autorizzazione. Come per gli incendi nelle fabbriche, le autorità che sono negligenti nellapplicare la legge incoraggiano le imprese a violarla e a costruire strutture illegali che costituiscono un pericolo per i lavoratori.
Al fine di ridurre i costi, molte industrie hanno installato macchinari obsoleti o insicuri. Non adottando le misure protettive più adatte esse hanno trascurato la sicurezza dei lavoratori. In questo modo accadono molti incidenti sulle linee di produzione, tra cui il caso seguente: la fabbrica di fiori di plastica Chun Shing (situata nella zona di Nanbian nella città di Sanshui) ha avuto molti casi di lavoratori con le dita rotte o amputate da macchinari difettosi. I lavoratori Zhou Weizhi e "Little" Zhang hanno perso delle dita. Zhou è stato indennizzato con solo 200 Rmb. Lincidente fu causato da unimprovvisa perdita di controllo della macchina a cui stavano lavorando. Il direttore della fabbrica negò che fosse stata colpa del macchinario. Comunque, è noto che quel macchinario operava 24 ore su 24 no-stop e i lavoratori hanno confermato che non cera una manutenzione adeguata. Inoltre, il direttore non si preoccupava di istruire i lavoratori sulle norme di sicurezza. Al di là di questi incidenti e dei problemi di sicurezza nelle fabbriche cinesi, non si può trascurare un fenomeno molto comune: le ore di straordinario forzato imposte ai lavoratori. Ci sono stati molti incidenti di lavoratori affaticati con rottura delle dita o delle gambe. Quando visitammo la fabbrica di giocattoli Kwong Tat, un capo-reparto ci disse che diversi lavoratori ogni anno muoiono letteralmente per troppo lavoro. Lo scorso anno un lavoratore aveva contratto linfluenza ma a causa del lavoro straordinario e della mancanza di riposo è morto. Di seguito parliamo di alcuni problemi causati dagli straordinari nelle fabbriche di giocattoli.
ORARIO DI LAVORO E FERIE
Ci sono seri problemi di troppo lavoro nelle imprese ad investimento straniero. Queste imprese costringono i lavoratori allo straordinario facendoli lavorare una media di 11/12 ore al giorno. Per esempio nella fabbrica di fiori di plastica già nominata, i lavoratori fanno due turni così strutturati: 1° turno dalle 07.00 alle 12.00 e dalle 18.00 alla 01.00; 2° turno dalle 12.00 alle 18.00 e dalla 01.00 alle 07.00. I lavoratori non hanno nessuna vita al di fuori della fabbrica: quando non lavorano dormono. Le nuove leggi cinesi sul lavoro (in vigore dal 1° maggio 95) stabiliscono che un lavoratore deve lavorare solo 8 ore al giorno, 5 giorni a settimana. Comunque, siccome la maggior parte delle imprese non poteva adottare questi regolamenti in breve tempo, si permise ai lavoratori di lavorare 44 ore la settimana fino al 1° maggio 1997. LArt. 41 della legge sul lavoro afferma in materia di straordinari: "lunità produttiva può aumentare le ore di lavoro secondo le richieste della produzione dopo una consultazione con i sindacati e i lavoratori, ma comunque non è permessa più di unora al giorno di straordinario; se ci sono ragioni speciali per aumentare le ore, questo aumento non deve superare le 3 ore al giorno, a condizione che sia tutelata la salute dei lavoratori. Comunque lammontare totale in un mese non dovrà superare le 36 ore". Di fatto le cosiddette industrie "Sanzi" sono le peggiori nel trasgredire queste leggi. La federazione dei sindacati cinesi di Guangdong (ACFTU) ha rivelato che il 61% delle industrie "Sanzi" lavorano sistematicamente 6 giorni la settimana. Più del 34% dei lavoratori confermano che sono costretti a lavorare oltre le ore concordate. Il 20% non è per nulla pagato per gli straordinari. Le nostre indagini rivelano che tutte le industrie a capitale straniero hanno violato le leggi sul lavoro. Nove di queste costringono gli operai a lavorare 44 ore la settimana (un lavoratore può lavorare fino a 56 ore la settimana, esclusi gli straordinari). A parte la fabbrica della Mattel che non ha straordinari serali, le altre 8 hanno una media di 113 ore di straordinario al mese. In aggiunta, 6 di queste fabbriche non hanno nessun giorno di riposo (le fabbriche Po Sing e Sung Ko non lasciano a casa i lavoratori neanche il 1° maggio e il 1° ottobre, festa nazionale). Questo non solo viola la legge ma, cosa più importante, mina la salute e il benessere dei lavoratori. Dice un lavoratore della fabbrica di giocattoli Qualidux: "In fabbrica cè il karaoke e altri divertimenti, ma siamo troppo stanchi dopo il lavoro per usufruirne. Il tempo rimasto ci serve per dormire". Una lavoratrice della fabbrica Kong Wash che è interessata a frequentare un corso serale sospira impotente: "Lavoriamo 9 ore durante il giorno e 5 ore di straordinario durante la notte. Non ho nessuna opportunità per studiare e migliorare". Molti lavoratori non hanno il diritto di scegliere o negoziare gli straordinari. La maggior parte di loro afferma di non cercare volontariamente gli straordinari. Se non facessero come chiede la fabbrica, verrebbero visti come lavoratori che creano problemi e di conseguenza puniti. I lavoratori della fabbrica Kwong Tat sono stati costretti a lavorare 7 ore durante il giorno (dalle 08.00 alle 12.00 e dalle 14.30 alle 17.30) e 6 ore di straordinario la notte (dalle 18.00 alle 24.00). In precedenza gli operai lavoravano fino alla una o alle due di notte. Un operaio del reparto verniciatura afferma: "Anche quando abbiamo finito una consegna particolare, non possiamo fermarci a riposare un attimo per paura di essere sgridati o multati".
SALARI
Gli interessi dei lavoratori sono costantemante violati in parte perchè essi provengono dalle province sperdute e non conoscono i loro diritti. Le industrie si avvantaggiano della ignoranza dei lavoratori. Allo stesso tempo le autorità sono permissive nellapplicare le leggi. In questo paragrafo vedremo come le industrie trattengono i salari dei lavoratori in modo da tagliare i costi. Il salario base è stabilito dal Governo locale ma gli straordinari sono calcolati secondo lArt. 44 della legge sul lavoro: "...da pagare non meno del 150% del salario normale". In aggiunta, gli straordinari durante i giorni di riposo devono essere compensati il doppio, e quelli durante le vacanze dovrebbero essere triplicati. La nostra ricerca evidenzia che 8 delle 9 fabbriche studiate (ad eccezione della Mattel) pagano i lavoratori meno di quanto stabilito dalla legge. I lavoratori delle 5 fabbriche situate nella zona intorno a Shenzen (Kwun Lik, Kwong Wah, Kwong Tat, Wah Hing e Po Sing) erano pagati solo 0,92 Rmb allora (43% meno del salario standard di 1,6 Rmb). La fabbrica Sung Ko paga 1,38 Rmb allora (19% meno del salario legale di 1,7 Rmb). Le 3 fabbriche di Dongguan (Mattel, Yven Ka Chung e Kong Tung) pagano 1,37 Rmb allora, 31% meno del salario standard di 1.99 Rmb. Per gli straordinari, le 5 fabbriche di Shenzen pagano 1,26 allora, 47% meno di quanto stabilito dalla legge (la fabbrica Kwun Lik paga in realtà solo 0,96 rmb allora). La Sung Ko di Zhongshan paga 1 Rmb allora (61% meno della legge). Le due fabbriche di Dongguan (la Mattel non impone gli straordinari) pagano 2.3 Rmb allora, 23% meno di quello legale. In queste circostanze i lavoratori sono sfruttati e costretti a contare sugli straordinari per incrementare il salario. Quando abbiamo chiesto ai lavoratori se volessero fare gli straordinari, essi risposero che nonostante il lavoro fosse duro, volevano guadagnare di più. Il metodo comune col quale le industrie riducono i salari legali è trattenere il pagamento del primo mese. Questa misura dovrebbe impedire ai lavoratori di rinunciare al lavoro. Le industrie arrivano a richiedere un deposito ai lavoratori e impongono loro ogni sorta di tasse e multe. Il nostro studio rivela che 7 fabbriche hanno richiesto ai lavoratori il deposito del primo salario mensile ed inoltre una tassa per la "carta di registrazione" (la Kong Tong chiede 20 Rmb per questa carta). Di seguito riportiamo alcuni casi di lavoratori non pagati regolarmente:
LAVORO PRECARIO
Alcuni dei lavoratori impiegati in queste fabbriche sono "mingong", cioè contadini che sono venuti dalla campagna in città in cerca di lavoro. Secondo la politica del governo cinese, questi lavoratori non hanno il diritto dessere registrati, perciò non possono accedere ai benefici sociali della città. Questi sono i lavoratori più sfruttati in Cina. Culturalmente ed economicamente, sono considerati come la più bassa forma di vita sul delta del fiume Pearl. Molti di questi lavoratori hanno scelto di lasciare la città e ritornare in campagna ma tuttavia molti hanno scelto di restare e continuare ad affrontare lo sfruttamento e il pregiudizio, finché raggiungono letà da matrimonio oppure si licenziano facendo ritorno ai loro villaggi. Per questi lavoratori, due o tre mesi di salario equivalgono ad un anno di lavoro in campagna. Comunque questi lavoratori non hanno alcuna garanzia sul posto. La direzione della fabbrica può licenziarli in ogni momento senza alcuna ragione. Sebbene molti "mingong" hanno firmato per uno o due anni di contratto, vengono ugualmente licenziati. I lavoratori non hanno i mezzi per ottenere un risarcimento dei torti subiti perchè le autorità sono sempre dalla parte delle imprese. Le autorità non trattano i casi individuali, ma tentano di risolvere i problemi solo se un gruppo di lavoratori insieme espone il proprio caso davanti alle autorità del lavoro. Anche così, non cè garanzia che i lavoratori ottengano un adeguato risarcimento. Su 9 fabbriche da noi studiate, solo la Mattel firma contratti di 3 anni con i suoi lavoratori. Qualidux Industrial Co. Ltd. e la fabbrica Wah Hing firmano contratti con una parte dei loro lavoratori; il resto non firma alcun contratto, violando così lart.16 della legge del lavoro. Queste imprese sfruttano apertamnte i propri lavoratori e li minacciano con licenziamenti arbitrari. Per esempio, molte aziende usano lo stratagemma di chiedere depositi o carta didentità ai lavoratori, così da costringerli a restare al lavoro in fabbrica e ridurre i costi. Uno dei lavoratori della fabbrica Kong Tung voleva andarsene per il salario basso, ma la sua carta didentità era stata confiscata dalla ditta e così fu costretto a restare (senza carta didentità nessuno può essere assunto in Cina). Se un lavoratore chiede la restituzione della sua carta didentità, la fabbrica si rifiuta di pagare il salario e di restituire il deposito. Un lavoratore del reparto verniciatura dovette pagare 20 rmb di tassa del dormitorio prima di poter avere la sua carta didentità. In aggiunta, molte aziende non assumono lavoratori sopra i 25 anni. Ciò per avvantaggiarsi della forza e vitalità dei giovani "mingong", la maggior parte dei quali hanno unetà compresa tra i 18 e i 25 anni. Ogni lavoratore che possiede la registrazione cittadina può dipendere dalle autorità per avere servizi sociali se è disoccupato. Il Governo può aiutarli a trovare lavoro e proteggere i loro interessi. Comunque, questo non è il caso dei lavoratori che vengono dalla campagna. Essi corrono il rischio di diventare "sanmu" (nessun permesso di residenza, nessun lavoro, nessuna casa) ed essere costretti a ritornare in campagna. SICUREZZA SOCIALE
Ci sono molti casi di lavoratori che hanno subito infortuni in fabbriche a capitali stranieri, ma non hanno mai ricevuto un risarcimento per i loro infortuni. Nello studiare questi casi, abbiamo scoperto che le imprese non prendono sul serio la questione della sicurezza dei lavoratori e sono anche molto avare con i loro soldi. Inoltre, non cè un piano complessivo per assicurare i lavoratori contro gli incidenti sul lavoro. Ci sono solamente 5.395.000 persone nellintera provincia di Guangdong che sono assicurate su tali incidenti, un dato statisticamente inferiore alle pensioni esistenti. In generale i lavoratori che subiscono infortuni ricevono un compenso reale di poche centinaia di rmb. Coloro che subiscono infortuni gravi, come perdita di dita o arti spezzati, sono compensati con poche migliaia di rmb. Le aziende non trattengono dalla paga data nessun importo da poter usare in caso di infortunio. In alcuni casi i lavoratori devono anche pagarsi le spese mediche e ospedaliere. Un esempio è il signor Zhou Weizhi della fabbrica di fiori di plastica Chen Sing, che ha perso 2 dita in un incidente sul lavoro. Un mese dopo lincidente Zhou è andato allospedale per essere medicato ma non ha ricevuto nessun rimborso. Inoltre non ha ricevuto il sussidio giornaliero di 5 rmb che gli era dovuto. Zhou ha dovuto farsi prestare 400 rmb da un amico e afferma: "Ho chiesto al responsabile di versarmi il risarcimento, ma mi ha dato solo 100 rmb che non erano sufficienti. Ho chiesto anche a sua moglie di prestarmi dei soldi e lei mi ha dato altri 100 rmb. Dopo di questo non ho ricevuto altro denaro". Le nostre indagini rivelano che 5 fabbriche su 9 non hanno alcuna assicurazione sul lavoro. I lavoratori nelle altre 4 aziende non ne sanno nulla; alcuni non sapevano neanche cosa significasse il termine "assicurazione". Un capo reparto della Qualidux ci disse che un lavoratore aveva preso linfluenza ma poiché continuò a lavorare, le sue condizioni peggiorarono. Il lavoratore morì in ospedale. Quando la sua famiglia si lamentò presso lufficio del lavoro, lazienda compensò la famiglia con più di 4.000 rmb.
IL LAVORO INFANTILE
Sebbene lArt. 4 del "Regolamento della Proibizione del Lavoro Minorile" vieta alle autorità locali, agli enti sociali, alle società e alle imprese di impiegare lavoro minorile, (bambini sotto i 16 anni detà), questo fenomeno è problema serio nel Paese. Nel 1991 si stimò che ci fossero 500mila bambini lavoratori fra gli oltre 8 milioni di "mingong" che lavorano nel Paese. I bambini sono fuoriusciti dalla scuola anzitempo e vengono assunti da imprese private, tra cui anche dalle imprese a capitale straniero. Poiché il loro impiego è illegale, lo sfruttamento del lavoro infantile è molto più grave dello sfruttamento del lavoro degli adulti. I loro salari sono molto bassi e i bambini sono da subito oltraggiati e maltrattati dai responsabili. Una giovane ragazza in una ditta in Foshan si avvelenò maneggiando dei solventi: Poiché stette a letto per 3 giorni e 3 notti, troppo a lungo per il direttore dellazienda,fu licenziata e rispedita a casa. Le nostre indagini rivelano che molti bambini usano le carte di identità di altre persone per trovare lavoro. Sebbene la aziende ne siano consapevoli, fanno finta di nulla. Un direttore della fabbrica Qualidux sostiene che di fronte alla mancanza di forza lavoro essi assumono personale senza troppo preoccuparsi se abbiano compiuto i 16 anni di età. Il personale delle aziende Kwong Wah e Kong Tung ci informa che ci sono alcuni bambini che vi lavorano.
DONNE CHE LAVORANO
Fra la densa popolazione delle zone industriali, secondo le statistiche, su 7 milioni di lavoratori, il 60% sono donne, specialmente nelle fabbriche di giocattoli a lavoro intensivo. Per esempio, nella fabbrica Zhili, il 95% dei 400 dipendenti sono donne. Le donne sono preferite perchè si ritiene siano svelte con le mani e con i piedi, e siano più facili da controllare. Secondo la Federazione delle Donne Cinesi (ACWF) di Guangdong, una gran parte delle industrie impiega donne nubili di età dai 17 ai 23 anni. Esse lavorano per due o tre anni, poi vengono licenziate. Questo perchè si stanno avvicinando all'età da matrimonio e l'industria non vuol garantire la licenza di maternità alle donne. Anche se alcune industrie la garantiscono, comunque non si conformano alle leggi del lavoro che prevedono un permesso di 90 giorni. Le industrie Qualidux, Po Sing, Sung Ko, Mattel e Yuen Ka Chung garantiscono solo una licenza per maternità di 30 giorni. Le donne che passano i 30 giorni sono licenziate. Su 9 industrie studiate, la Yuen Ka Chung impiega donne sotto i 24 anni. Altre hanno una piccola quota di uomini, per esempio l'industria Po Sing ha 2.000 dipendenti, ma solo un centinaio sono uomini.
CONFLITTI DI LAVORO
I lavoratori che sono arrivati allesasperazione, hanno sollevato dei conflitti sul lavoro, adottando tutti i possibili metodi per proteggere i propri interessi. Alcuni usano il metodo collettivo di ricorrere alle autorità cittadine, all'ufficio del lavoro o ai sindacati generali; altri scelgono l'arbitrato presso l'ufficio per l'arbitrato del lavoro; altri ancora adottano il metodo diretto dello sciopero. Le autorità non prendono in considerazione lettere individuali di reclamo. Se un individuo che ha scritto questi reclami è scoperto dalla fabbrica, va incontro al licenziamento. Solo quando i lavoratori adottano un approccio collettivo o dimostrano volontà di sciopero le autorità drizzano le orecchie. Comunque, quando ci sono degli scioperi, la direzione della fabbrica di solito usa metodi pesanti per reprimerli, e le autorità non sono certo molto sensibili. Sotto diamo alcuni esempi di controversie di lavoro accadute in fabbriche a capitale straniero:
Lo sciopero di Po Sing fu un caso in cui i lavoratori uniti da uno scopo comune furono in grado di strappare alcune concessioni ai loro datori di lavoro. Lo sciopero è una cosa piuttosto singolare in Cina, poiché i lavoratori di solito non hanno diritto di scioperare. Quindi i rappresentanti degli scioperanti non osavano incontrare i datori di lavoro perché temevano il licenziamento. Quando furono intervistati, i lavoratori della Po Sing dissero di non sapere chi aveva appeso i grandi manifesti che invitavano allo sciopero. Vista dalla loro prospettiva la possibilità di successo per unazione così spontanea era abbastanza bassa. Il successo dello sciopero fu il risultato dellunità dei lavoratori. Comunque nella maggior parte dei casi gli scioperi finiscono come nella fabbrica Wah To. Di fatto le possibilità di vittoria per gli sfruttati lavoratori cinesi sono molto basse. La strada normalmente seguita è quella di coinvolgere lufficio del lavoro. Comunque, nelle nostre interviste, molti lavoratori non sapevano cosa fosse lufficio del lavoro. Inoltre, anche se si rivolgessero a tale ufficio, non verrebbero quasi mai ascoltati. I lavoratori della Po Sing avevano fatto reclamo allufficio del lavoro prima dello sciopero, ma non avevano ricevuto risposte. Sebbene gli scioperi siano efficaci, il governo non li favorisce. Dalla prospettiva dei lavoratori, lunico modo in cui possano dare voce ai loro interessi è attraverso un sindacato ben organizzato. Però solo il 22,4% delle imprese straniere di Guangdong è sindacalizzato. Nonostante ultimamnete ci sia stato un incremento nella sindacalizzazione, molti sono sindacati "gialli" cioè formati con il consenso dei datori di lavoro. Sebbene la legge affermi che: "I lavoratori hanno il diritto di organizzarsi in sindacati, che possono essere anche indipendenti", gli interessi dei lavoratori sono subordinati agli interessi delle imprese sul mercato economico. Se le imprese non vogliono il sindacato generale, con ogni probabilità i sindacati non metteranno piede in fabbrica. Anche se vi sono i sindacati, è probabile che siano sotto il controllo delle autorità e degli investitori. Di solito solo lACFTU è riconosciuto dal governo. Tutti i sindacati minori devono essere approvati da un sindacato di livello superiore. I capi dei sindacati sono nominati dal Partito Comunista, quindi i sindacati possono essere classificati come "enti semigovernativi". Lattuale presidente del sindacato generale ha affermato: "I sindacati sono parte del sistema di partito. Ci sono molti fattori di instabilità in questo momento, noi dobbiamo essere attenti ai sintomi. I sindacati lavorano per il bene del Partito". Nel nostro studio, abbiamo scoperto che solo la fabbrica Qualidux ha un sindacato. Comunque esso organizza solo attività di divertimento come il "karaoke". Questioni che concernono gli interessi dei lavoratori non vengono prese in considerazione.
CONCLUSIONI
Da quanto detto sopra, vediamo che i lavoratori in Cina vengono sfruttati dalle fabbriche straniere di Hong Kong, in nome degli interessi economici. La legge sul lavoro in Cina è entrata in vigore il 1° gennaio 1995 ma gli interessi dei lavoratori vengono ancora calpestati. Poiché il governo vuole attrarre investimenti stranieri, le imprese straniere quasi sempre hanno mano libera nello sfruttare i lavoratori. Nondimeno, questa non dovrebbe essere una giustificazione per un trattamento disumano! I datori di lavoro devono essere onesti e prendere le iniziative per cambiare le condizioni dei lavoratori. Il "Consiglio dei Giocattoli" di Hong Kong e FHKI devono assicurarsi che le imprese di Hong Kong allestero si conformino a tutti gli standard di sicurezza nei luoghi di produzione. Sebbene il Consiglio abbia approvato delle direttive, esse sono inadeguate e nessuno è sicuro che saranno adottate. Così, il Consiglio dimostra che non ha intenzione di cambiare. Nel maggio 1995 le organizzazioni sindacali di Hong Kong hanno stilato un documento sulla sicurezza nella produzione di giocattoli. Il protocollo conteneva una proposta concreta per un marchio di sicurezza standard da stampare sui prodotti controllati dal "Consiglio dei Giocattoli", dal FHKI e dalle organizzazioni sindacali. Questo marchio verrebbe stampato sui prodotti che si conformano a standard decenti di sicurezza. Se le imprese di Hong Kong fossero oneste riguardo alla sicurezza industriale, esse accoglierebbero in maniera favorevole la diffusione di questo sistema[
GLI INCENDI NELLE FABBRICHE CINESI 19 novembre 1993 fabbrica di giocattoli Zhili Handicrafts Factory a Shenzhen 84 lavoratori uccisi e 42 feriti 25 novembre 1993 fabbrica di fuochi d'artificio a Hebei 26 lavoratori uccisi per lo scoppio di un incendio 26 novembre 1993 impianto chimico a Hunan 61 persone uccise da una esplosione novembre 1993 fabbrica di materie plastiche ed elettronica a Guangdong 2 lavoratori uccisi e 19 danneggiati da gas velenosi dopo che i ventilatori si ruppero due giorni prima e non furono mai riparati 13 dicembre 1993 fabbrica tessile Gaifu Textile Co. a Fuzhou 60 lavoratori uccisi, colti nel sonno al terzo piano dell'edificio quando scoppiò l'incendio in questa fabbrica di proprietà taiwanese 4 giugno 1994 fabbrica di giocattoli Xiecheng Plastics Toy Factory a Shenzhen 11 lavoratori uccisi e 27 feriti quando è crollato il dormitorio: era una tipica fabbrica tre-in-uno (produzione/magazzino/dormitorio) costruita illegalmente sul letto friabile di un fiume 11 giugno 1994 fabbrica di scarpe Chinese Shoe Factory vicino a Jiangmen 10 lavoratori uccisi e 30 feriti 17 giugno 1994 fabbrica tessile Yue Sun Textile Factory nella zona industriale di Qianshan 38 persone uccise e 160 ferite in questa fabbrica a capitale misto Cina - Hong Kong quando l'edificio è crollato distrutto dalle fiamme 8 luglio 1994 fabbrica di borse Hualian Leather Handbag Factory 6 persone uccise: i lavoratori stavano dormendo all'ultimo piano dell'edificio quando è scoppiato l'incendio in questa fabbrica di proprietà mista Cina - Hong Kong; alcune finestre erano sbarrate con reti metalliche gennaio 1996 fabbrica di decorazioni natalizie a Shenzhen 20 persone uccise e 89 ferite in un incendio 29 giugno 1996 fabbrica di fuochi d'artificio Yongxing a Sichuan 36 persone uccise e 52 ferite per una esplosione, dopo che le autorità ordinarono la chiusura dell'impianto per ragioni di sicurezza, e riaprì a maggio
CAMPAGNA "GIOCHI LEALI" CRONACA DI UNA TRAGEDIA ANNUNCIATA
Alle due del pomeriggio del 19 novembre 1993 in una fabbrica di giocattoli di Kuiyong, una cittadina cinese a ridosso di Hong Kong, cera linferno. Poco prima, al piano terra era divampato un incendio e le fiamme stavano già arrivando al 2° piano, dove stavano lavorando 200 ragazze fra i 15 e i 20 anni. Gli incendi sono frequenti nelle fabbriche cinesi e appena comparve il fumo le ragazze si precipitarono giù dalle scale. Ma quando arrivarono al piano terra trovarono il cancello delluscita chiuso a chiave. Le ragazze allora tornarono ai piani di sopra cercando una via duscita dalle finestre, ma anche queste erano bloccate dalle inferriate. Lossessione dei padroni cinesi per i furti le stava mettendo in una trappola mortale. In preda al terrore molte tornarono di nuovo al piano terra, nella speranza che il cancello fosse stato finalmente aperto, ma furono avvolte dalle fiamme. Altre, intanto, con laiuto di una leva, erano riuscite ad aprire un varco tra le sbarre, e trovarono salvezza gettandosi dal secondo piano. Il bilancio finale fu di 87 ragazze carbonizzate e circa quaranta ferite, dieci delle quali gravemente ustionate, tanto da rimanere invalide per il resto della vita. La fabbrica distrutta dalle fiamme si chiamava Zhili ed era di proprietà di una società di Hong Kong (la Tri-Co Industrial Ltd.) che produceva giocattoli per la Chicco.
ANCORA IN ATTESA DI UN EQUO INDENNIZZO
Allindomani dellincendio alla Zhili, il tribunale di Kuiyong ha aperto uninchiesta. Ha giudicato limpresa responsabile della tragedia e ha condannato il proprietario, Lo Chiu-Chuen, cittadino di Hong Kong, a due anni di reclusione anche per aver pagato una tangente al comandante dei vigili del fuoco affinché falsificasse gli esiti dellispezione. Ma la detenzione di Lo Chiu-Chuen è durata molto meno: dopo 11 mesi è uscito di galera adducendo motivi di salute. Secondo la legge cinese le vittime, o le loro famiglie, avrebbero dovuto ricevere dallimpresa una somma "una tantum" di circa 3 milioni di lire e un assegno mensile vitalizio pari all80% del salario minimo. In realtà non hanno ricevuto proprio niente perchè non erano state assicurate contro gli infortuni, mentre la Zhili era corsa subito al riparo dichiarandosi fallita. Vista la situazione, è intervenuto il governo cinese che ha elargito alla famiglia di ogni morto circa 5 milioni di lire dichiarando chiusa la partita. Ai superstiti gravemente ustionati, invece, non è stato dato niente. Senza nessun tipo di indennizzo non hanno potuto sottoporsi ad interventi di chirurgia plastica, né hanno potuto fare terapia riabilitativa ed oggi vivono in uno stato semivegetativo nei loro villaggi nativi.
LA CHICCO DEVE ASSUMERSI LE PROPRIE RESPONSABILITA
Quando succedono simili tragedie, chi rimane nellombra è sempre la ditta appaltante che fra tutti è quella che si arricchisce di più alle spalle dei lavoratori e dellambiente del Sud del mondo. Per questo, subito dopo lincendio, alcuni gruppi di Hong Kong svolsero varie manifestazioni per richiamare lattenzione dellopinione pubblica sulle responsabilità della Chicco che al pari della Zhili aveva lobbligo di garantire un risarcimento alle vittime. La CISL italiana raccolse lappello e pose la questione alla direzione dellArtsana che in via di principio si dichiarò disponibile a partecipare al risarcimento. Tuttavia Chicco non ha mai sborsato una lira per motivi che non sono ben chiari. Proprio per questo sono stati ripresi i contatti con i gruppi di Hong Kong e assieme a loro è stato deciso di riaprire il caso con la direzione dellArtsana affinché faccia avere alle vittime della Zhili, e in particolar modo ai superstiti gravemente ustionati, quanto non hanno ancora ricevuto.
ULTIMORA: SOSPESA LA CAMPAGNA DI PRESSIONE SULLA CHICCO Era nostra intenzione allegare a questo numero speciale di BOYCOTT! le cartoline della Campagna Giochi Leali; lultimissima mossa della Chicco/Artsana però ci ha colto di sorpresa ed è con piacere che pubblichiamo il comunicato del Centro Nuovo Modello di Sviluppo che ne dà notizia.
Vecchiano, 30 ottobre 1997
Cinque mesi di pressione popolare, per un totale di 4000 cartoline, sono stati sufficienti per indurre Chicco/Artsana a prendere dei provvedimenti rispetto alla morte delle 87 ragazze che rimasero imprigionate nellincendio avvenuto in Cina; nel 1993, nella fabbrica Zhili, che produceva giocattoli di pezza con il marchio Chicco. Gli impegni sono stati formalizzati a Roma, il 28 ottobre, e sono contenuti in un accordo siglato con le organizzazioni sindacali. A darne notizia è stato lamministratore delegato dellArtsana, Michele Catelli, durante un dibattito che si è tenuto a Milano il 28 ottobre stesso sul tema "Globalizzazione, economia e solidarietà". Artsana, che per tutti questi mesi si era chiusa in uno stretto mutismo, ha scelto un momento solenne per dare il suo annuncio perché lo ha fatto alla presenza di un migliaio di persone e varie forze economiche e sociali. Al dibattito, infatti, partecipavano imprese (Nike, Timberland, Artsana, Nestlé), sindacato (ufficio internazionale CISL) e il mondo delle associazioni (Centro Nuovo Modello di Sviluppo, Commercio Equo e Solidale e FOCSIV). Laccordo accoglie tutte le richieste fatte dalla Campagna Giochi Leali perché impegna lArtsana a:
Il Centro Nuovo Modello di Sviluppo, che ha promosso la campagna in collaborazione con Mani Tese, AIFO, Emmaus, ISCOS Piemonte e Coordinamento Lombardo Nord/Sud, esprime viva soddisfazione per lesito delliniziativa. Tuttavia non abbasserà il livello di guardia perché ora è necessario verificare che laccordo venga rispettato. Laccordo riveste grande importanza non solo perché tenta di soddisfare un diritto delle famiglie delle vittime, ma anche perché crea un precedente in cui limpresa appaltante di fatto risponde in solido con quella appaltata. Ciò costituisce una grande novità perché, fino ad ora, le imprese appaltanti hanno sempre affermato di non avere responsabilità rispetto alle condizioni di lavoro dal momento che si limitano ad un rapporto commerciale con limpresa appaltata. Come questultima tratta i lavoratori, poi, non è affare suo. Noi pensiamo, invece, che entrambe hanno gli stessi obblighi nei confronti dei lavoratori su cui costruiscono le loro ricchezze. La riuscita di questa campagna rafforza il Centro Nuovo Modello di Sviluppo nella convinzione che la pressione popolare è uno strumento di condizionamento che funziona e che ha delle potenzialità enormi. Non a caso è riuscita a far aprire un caso che, ormai, era definitivamente archiviato sia per lazienda che per il sindacato. CENTRO NUOVO MODELLO DI SVILUPPO
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