Vegan
 Chi Siamo
 Contattaci
 BioContessa.it
 Iscrizione/Modifica
Promiseland
Pubblicitá  
Fiere e Eventi  
Scudetti e Banner  
Aziende amiche  
Home Forum Segnala un sito Ricette Vegan BioDizionario VeganOK Archivio News


 

SEMENTI GENETICHE: FERMIAMO LA "TECNOLOGIA DELLA MORTE"
Fonti:
Carmen Dell'Aversano (Università di Pisa)
Comitato contro la manipolazione genetica degli alimenti
http://www.rfb.it/comuni.liberi.ogm/default.htm

Associazione Ambientalista  Primula Verde

 

Lo sviluppo della "tecnologia della morte" è completamente contro i diritti umani di sostentamento e può portare ad un genocidio virtuale per migliaia (se non milioni) di persone ...... La "tecnologia della morte" è una chiave per inasprire e di gran lunga aumentare il problema della fame nel mondo.
Lori Ann Thrupp, World Resources Institute

ALCUNE OSSERVAZIONI SULLA "DIRETTIVA PER LA PROTEZIONE DELLE INVENZIONI BIOTECNOLOGICHE" E SULLA QUESTIONE DEGLI ORGANISMI GENETICAMENTE MODIFICATI


LE MANIPOLAZIONI GENETICHE TRA PROPAGANDA E REALTA'
INFORMAZIONI DI BASE
UN'EQUIVALENZA FRAUDOLENTA
RASSICURAZIONI ASTRATTE E RISCHI CONCRETI:DATI ED EVENTI CHE DOVREBBERO FAR RIFLETTERE
LA CHIMERA DEL "RISCHIO CALCOLATO"
CIBO BUONO, CIBO PER TUTTI
CHI TUTELA VERAMENTE LA DIRETTIVA?
LA SITUAZIONE DEGLI STATI UNITI: UN INVITO ALLA PRUDENZA
GLI SCONCERTANTI BREVETTI DELL'EUROPEAN PATENT OFFICE
TRA UOMO E ANIMALE: L'ULTIMA NOVITA' IN FATTO DI PRODOTTI BIOTECNOLOGICI
UN INCENTIVO ALLA RICERCA?
L'IMPATTO DELLA DIRETTIVA SULLA SANITA'
LIBERO MERCATO O MONOPOLIO: L'ECONOMIA OCCIDENTALE A UNA SVOLTA
INVESTIMENTI PUBBLICI, PROFITTI PRIVATI: UN PO' DI CONTI SULLA DIRETTIVA
MATERIA INANIMATA E MATERIA VIVENTE: UN EQUIVOCO PERICOLOSO
XENOTRAPIANTI: "L'ULTIMA FRONTIERA"
UN VERO AFFARE: PER CHI?
UN CONTROSENSO GIURIDICO
ALTRUISMO E CALCOLO NELLA QUESTIONE DELLA DIRETTIVA
UN'APOCALISSE EVITABILE
FERMIAMO LA TECNOLOGIA DELLA MORTE
LETTERA ALLA FAO
20 QUESITI NON RISOLTI
TRADUZIONI RASSEGNE STAMPA RICEVUTE DA GENET


 

LE MANIPOLAZIONI GENETICHE TRA PROPAGANDA E REALTA'
Torna all'inizio Pagina

Il 12 maggio 1998 il Parlamento Europeo ha approvato la cosiddetta "Direttiva sulla protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche", che autorizza la brevettazione di interi organismi, nonché di parti, organi e geni di qualsiasi essere vivente, compreso l'uomo, senza alcuna necessità di informare il "donatore" o di procurarsi il suo consenso. Contro la direttiva si erano mobilitati i più vari settori della società europea, dalle associazioni di malati a quelle per la tutela dell'ambiente agli organismi di cooperazione con il terzo mondo. Nel nostro paese, il primo ad attirare l'attenzione dell'opinione pubblica sui rischi incalcolabili collegati alle manipolazioni genetiche, e successivamente a coordinare gli sforzi delle organizzazioni non governative contro la direttiva, è stato il Comitato Scientifico Antivivisezionista, che già nel 1994 progettò una campagna pubblicitaria sull'argomento (comparsa circa 200 volte sulla stampa periodica nel corso del 1995). La data non era stata scelta a caso: proprio il primo marzo del 1995 ebbe infatti luogo al Parlamento Europeo la votazione definitiva su una direttiva sui brevetti praticamente identica a quella approvata quest'anno. Nel 1995 la direttiva fu respinta a larga maggioranza. Questo fatto è particolarmente significativo perché, come tutti sappiamo, tra il 1995 e il 1998 non ci sono state elezioni: i parlamentari che il 12 maggio 1998 hanno approvato a larga maggioranza la direttiva sono dunque le stesse persone che a larga maggioranza l'avevano respinta senza appello il primo marzo del 1995.

Questo sorprendente voltafaccia è stato il risultato di quella che lo stesso De Clerq, presidente della Commissione Giuridica dell'UE, non ha esitato a definire la "la più vasta campagna di lobby nella storia dell'Unione Europea". I promotori della direttiva non avevano saputo accettare la sconfitta del 1995 con spirito sportivo (il commissario Bangemann definì pubblicamente gli europarlamentari "un gruppo di scolaretti emotivi"), e tornarono alla carica servendosi di mezzi che non trovano precedenti nella storia dei dibattiti parlamentari: al Parlamento Europeo comparvero all'improvviso gruppi di paralitici in carrozzella che indossavano magliette con la scritta "No patents No cure" (senza brevetti non c'è cura). Queste persone erano state reclutate da due grandi organizzazioni di malati ciascuna delle quali rappresenta parecchi gruppi, il GIG e l'EAGS; è piuttosto interessante osservare che il GIG dopo aver ascoltato altri pareri sulla direttiva ha cambiato idea e si è unito alla coalizione europea contro i brevetti, mentre l'EAGS è stato sconfessato dalle associazioni che affermava di rappresentare.

Per quel che riguarda in particolare l'atteggiamento degli europarlamentari italiani, bisogna poi ricordare che il Parlamento nazionale italiano aveva espresso per ben tre volte parere radicalmente contrario alla direttiva: una prima volta nel documento conclusivo dell'indagine conoscitiva sulle biotecnologie della Commissione Agricoltura della Camera, presentato alla Camera il 28/1/98, una seconda volta in un ordine del giorno elaborato dal Senato e approvato a vasta maggioranza il 10/3/98 in cui il Senato "impegna il Governo ad attivarsi perché sia sospesa l'emissione della direttiva fino alla sua radicale rielaborazione", e una terza volta in una risoluzione votata all'unanimità dalla Commissione Affari Sociali della Camera il 10/3/98. Inoltre il Governo italiano, insieme a quello belga, si era astenuto dalla votazione il 27/11/97, quando il testo della direttiva successivamente approvato dal Parlamento era stato sottoposto al Consiglio dei Ministri dell'UE. Anche il Presidente della Repubblica Scalfaro, in una lettera recentemente resa pubblica, ha espresso forti preoccupazioni riguardo alla direttiva.

La questione della direttiva sui brevetti e quella, più vasta ma ad essa intimamente collegata, delle manipolazioni genetiche, sono inseparabili da un problema generale assolutamente centrale per la democrazia: quello del diritto e della qualità dell'informazione, problema che sorprendentemente ha riguardato gli stessi europarlamentari: il 29 aprile 1998, durante l'ultima riunione della Commissione Giuridica prima del voto sulla direttiva, il presidente De Clerq si è rifiutato di fornire ai membri della Commissione copia delle mozioni di condanna della direttiva approvate dai parlamenti nazionali italiano e olandese, limitando così gravemente il loro diritto all'informazione. Anche il Senato della Repubblica Italiana, in occasione di un recente pronunciamento sulla questione (10 marzo 1998), ha riconosciuto che l'informazione su questi temi è gravemente insufficiente e si è impegnato a far sì che i mezzi di comunicazione di massa dedichino per il futuro più attenzione ad un argomento così rilevante, ma nessuno ha raccolto il suo appello: il poco spazio che è stato dedicato alla questione è stato occupato dall'illustrazione del punto di vista dell'industria, con la descrizione di un futuro luminoso in cui le malattie saranno sconfitte e le carestie scongiurate grazie alla provvidenziale alleanza tra tecnologia e mercato. Tra gli scopi più urgenti di questo documento vi è quello di dare espressione ad un altro punto di vista, decisamente meno ottimistico, presentando informazioni complete e fondate sia sulla direttiva che sugli OGM.

Questa sigla designa gli organismi geneticamente modificati, cioè gli esseri viventi il cui patrimonio genetico è stato alterato dall'uomo. E importante ricordare sin dall'inizio che le decisioni più importanti sugli OGM vengono prese da pochissimi organismi internazionali fortemente centralizzati e non elettivi come il WTO e il Codex Alimentarius. I governi e i parlamenti si limitano nella maggior parte dei casi a recepire tacitamente queste decisioni, che pure implicano conseguenze gravissime in ambiti di indiscutibile rilevanza per la politica dei singoli stati.

Molto si potrebbe dire sul catastrofico impatto ambientale degli OGM, sulla minaccia mortale che essi costituiscono per la biodiversità, valore esplicitamente salvaguardato da importanti convenzioni internazionali, sugli effetti disastrosi del commercio di sementi geneticamente modificate sull'economia del terzo mondo e sul flagello della pirateria genetica, nonché sulle complesse questioni etiche che sollevano. Non è un caso che i rappresentanti delle nazioni africane convenuti alla FAO nel giugno del 1998 abbiano lanciato l'allarme contro le biotecnologie in agricoltura, che minacciano la sopravvivenza fisica ed economica delle popolazioni di tutto il Terzo Mondo. Abbiamo tuttavia preferito lasciare da parte quest'analisi ad ampio raggio per concentrarci su uno scenario più ristretto e più familiare: quello dell'alimentazione e della salute nei paesi industrializzati come l'Italia. Questo opuscolo non parla di luoghi distanti e di tempi lontani, non affronta astratte questioni di principio: parla, con esempi inquietanti proprio perché concreti, dei nostri supermercati, delle nostre tavole (e, soprattutto, dei nostri ospedali), in un tempo così prossimo da essere già cominciato.

 

INFORMAZIONI DI BASE
Torna all'inizio Pagina

Fin da quando sono esistiti agricoltura e allevamento, l'uomo ha cercato di intervenire sugli animali e sulle piante al fine di accentuarne i tratti per lui più desiderabili attraverso la tecnica della selezione mediante incrocio, che ha dato origine a tutta l'immensa varietà di piante ed animali domestici che conosciamo. Per quanto usata dagli uomini per i loro scopi, essa fa uso di mezzi del tutto naturali (la riproduzione sessuale) e ricalca, rendendolo più rapido e controllabile, le modalità del processo di costituzione delle specie che ha luogo da sempre in natura.

Oggi, per la prima volta nella storia della vita, esiste la possibilità di intervenire sugli organismi viventi non più attraverso il naturale processo riproduttivo, ma alterandone l'identità genetica in laboratorio. Questo rende possibile creare esseri viventi con caratteristiche stabilite arbitrariamente, e superare la barriera tra le specie con la produzione di chimere, esseri che fondono i caratteri di due o più specie diverse. Per mantenere inalterate le caratteristiche di questi organismi sintetici in modo da permetterne la produzione industriale è necessario che la loro riproduzione non sia più affidata alla casualità dell'incrocio ma venga effettuata in modo da replicare esattamente il corredo genetico ottenuto artificialmente, servendosi quindi della clonazione, che permette di ottenere infiniti gemelli identici ad un esemplare dato. Negli Stati Uniti e in Giappone tutti gli organismi, i geni e le parti del corpo (anche umano) ottenuti, o anche semplicemente riprodotti, attraverso l'ingegneria genetica sono brevettabili, vale a dire sfruttabili in esclusiva da una singola industria. La direttiva sui brevetti ha modificato in questo senso anche la legislazione dell'Unione Europea.

Naturalmente, gli OMG brevettati si riveleranno redditizi solo se verranno accettati dal mercato. Le industrie che li producono cercano di sostenere la loro adozione con diversi argomenti, che ora cercheremo di esaminare da un punto di vista rigorosamente scientifico, senza impelagarci in nebulose questioni di principio, ma facendo riferimento ai risultati più attendibili di un dibattito che da diversi anni vede schierati da un lato medici e scienziati e dall'altro i responsabili delle pubbliche relazioni di poche grandi multinazionali ansiose di sedare le perplessità dell'opinione pubblica e della classe politica su quello che non è esagerato definire un esperimento senza ritorno su scala planetaria.

 

UN'EQUIVALENZA FRAUDOLENTA
Torna all'inizio Pagina

La FAO, la FDA statunitense e l'UE mettono alla base della loro legislazione sugli OMG in campo alimentare il cosiddetto "principio della sostanziale equivalenza". Esso afferma che la manipolazione genetica è sostanzialmente equivalente alla selezione dei caratteri tramite incrocio, e che pertanto gli OMG sono sostanzialmente equivalenti agli organismi naturali. Questo principio rappresenta naturalmente anzitutto una comoda scappatoia legale, che viene sfruttata, ad esempio, per rifiutare qualsiasi etichettatura che renda possibile ai commercianti o ai consumatori riconoscere e boicottare gli OMG; ma esso ha anche una ragion d'essere più profonda. Nel campo agroalimentare l'industria biotecnologica non è in grado di offrire prodotti nuovi: gli alimenti geneticamente modificati non promettono a chi li consuma niente di più dei loro corrispondenti tradizionali; è evidente che i loro promotori possono sperare di farli accettare soltanto affermando che, come minimo, essi non offrono niente di meno: tra il solito risotto e un risotto, indistinguibile da quello solito, che però fa venire il cancro, nessuno potrebbe certo avere dubbi.

E' perciò fondamentale puntualizzare fin dall'inizio che dal punto di vista scientifico il principio della "sostanziale equivalenza" è assolutamente insostenibile. Infatti, per potersi incrociare naturalmente, due organismi debbono appartenere alla stessa specie o a specie molto simili (anche nel caso di specie vicine come il cavallo e l'asino l'incrocio non riesce perfettamente, e dà luogo ad ibridi sterili). Al contrario, la manipolazione genetica permette di inserire in un organismo geni provenienti da qualsiasi altro organismo (animale, vegetale o umano). Inoltre, anche il rimescolamento di geni che avviene in natura non ha nulla a che vedere con quello prodotto dall'ingegneria genetica, in quanto:

1) l'inserimento del gene estraneo avviene in un punto a caso della catena del DNA, e modifica in maniera imprevedibile la sequenza genica dell'organismo ospite. E' importante ricordare che questa sequenza non è casuale ma è regolata da leggi precise, ma ancora quasi del tutto ignote: l'ingegneria genetica procede per prove ed errori, destabilizzando in maniera imprevedibile l'ordine del genoma dei più vari organismi;

2) l'inserimento del gene ha effetti imprevedibili sull'azione dei geni vicini;

3) dal momento che il compito dei geni è produrre proteine, il nuovo gene inserito causerà la produzione di proteine estranee all'organismo che lo ospita, potrà inibire o alterare la produzione di proteine essenziali o modificarne la quantità.

Queste differenze, lungi dal rappresentare semplici "particolari tecnici", come il principio della sostanziale equivalenza vorrebbe far credere, possono avere conseguenze gravissime. Tutti e tre i fattori, sopra menzionati possono alterare infatti in maniera anche catastrofica il metabolismo cellulare e innescare la produzione di quantità imprevedibili di sostanze tossiche o allergeniche. Queste sostanze nocive possono comparire in organismi che si presentano come totalmente identici ad organismi naturali, con la sola eccezione della sostanza nociva. E' quindi evidente che il principio della "sostanziale equivalenza" è completamente fuorviante per una valutazione seria e responsabile dei rischi connessi agli OMG.

Esistono poi altri fondati motivi per ritenere che gli OMG, per la stessa tecnica con cui vengono prodotti, presentino rischi incalcolabili per la salute. La tecnologia dell'ingegneria genetica si basa infatti sull'uso di vettori costruiti artificialmente per permettere ai geni estranei di penetrare nelle cellule. Questi vettori non sono altro che mosaici di diversi parassiti genetici in grado di invadere le cellule di diverse specie, moltiplicarsi al loro interno o inserirsi nel genoma, superando i meccanismi di sicurezza cellulare che hanno il compito di rendere inattivo il DNA estraneo. Si tratta di meccanismi messi a punto con il preciso fine di permettere la trasmissione di geni tra specie diverse, e una volta che saranno stati immessi nell'ambiente la loro attività non potrà in alcun modo essere controllata o limitata. Come se non bastasse, parecchi di questi vettori derivano direttamente da virus patogeni. E' stato dimostrato che questo materiale genetico è instabile e può ricombinarsi con virus infettivi dando origine a nuovi virus pronti ad infettare piante, animali ed esseri umani causando malattie finora sconosciute.

Per verificare che l'inserzione dei geni estranei nell'organismo ospite abbia avuto successo viene spesso usata come contrassegno la resistenza agli antibiotici. Questo tratto non ha alcuna utilità effettiva per l'organismo geneticamente modificato, ma rappresenta unicamente una comoda cartina di tornasole per i ricercatori; tuttavia, invece di essere eliminata una volta completata la fase di ricerca, la resistenza agli antibiotici resta a far parte del patrimonio genetico della gran parte degli OMG. Dal momento che frammenti di DNA possono sopravvivere al processo di digestione, nulla impedisce al gene della resistenza agli antibiotici di insediarsi in batteri presenti nel tratto digestivo umano. Il problema sanitario rappresentato della resistenza agli antibiotici è molto serio; già oggi decine di migliaia di persone muoiono ogni anno di infezioni che un tempo sarebbero state facilmente curabili con antibiotici. I geni per la resistenza agli antibiotici presenti negli OMG rischiano quindi di rendere inefficaci medicine fondamentali per la salute umana.

La maggior parte dei geni usati nell'ingegneria genetica provengono da specie che non hanno mai fatto parte dell'alimentazione umana; non c'è dunque modo di sapere come l'organismo umano reagirà alle proteine contenute in questi nuovi alimenti. E' importante tuttavia ricordare che ci sono volute centinaia di migliaia di anni perché la razza umana riuscisse ad adattarsi agli alimenti che consuma attualmente: basti pensare che anche un alimento naturale e nutriente come il latte di mucca risulta del tutto indigeribile per le popolazioni, come ad esempio quelle dell'Estremo Oriente, che nella loro storia non ne hanno mai fatto uso. E' dunque molto probabile che l'introduzione nell'alimentazione umana degli OMG dia luogo a fenomeni allergici o tossici che interesseranno strati molto vasti delle popolazione e, conseguentemente, ad un'emergenza sanitaria di notevoli proporzioni. Ad esempio, la soia transgenica prodotta dalla ditta statunitense Pioneer Hi-Bred con l'aggiunta di un gene proveniente dalla noce brasiliana scatena reazioni tossiche nelle persone allergiche alla noce brasiliana, che sono circa il 5% della popolazione. Se, come le industrie biotecnologiche pretendono, gli OMG verranno commercializzati senza nessuna forma di etichettatura, le persone allergiche ad un determinato tipo di cibo (e sono sempre più numerose) non avranno alcuna possibilità di difendersi da un rischio a volte mortale. Il gesto rassicurante e quotidiano di fare la spesa diventerà una specie di passeggiata in un campo minato.

E' importante ricordare infine che nessuno degli OMG oggi disponibili sul mercato alimentare è stato mai sottoposto a test rigorosi; l'esperienza scientifica nel campo della tossicologia dimostra del resto che anche la sperimentazione più seria può non essere efficace nel rivelare la presenza di sostanze nocive che non ci si aspetta di trovare. Esiste perciò una probabilità che sostanze nocive siano presenti nei cibi geneticamente modificati all'insaputa sia dei produttori che dei consumatori. E' dunque completamente inaccettabile che alle industrie biotecnologiche venga permesso di sfruttare il principio della "sostanziale equivalenza" per rifiutarsi di contrassegnare in alcun modo i loro prodotti: solo etichette chiare e complete renderebbero possibile investigare la provenienza degli effetti nocivi non appena questi si presenteranno, e permetterebbero l'attribuzione di precise responsabilità legali ed economiche in caso di incidenti che potranno essere molto gravi. In assenza di queste misure cautelative l'unica alternativa ragionevole sembra essere l'immediata interruzione della produzione e ritiro dal mercato di questi prodotti, che rappresentano evidentemente un rischio incalcolabile per la salute dei consumatori.

 

RASSICURAZIONI ASTRATTE E RISCHI CONCRETI: DATI ED EVENTI CHE DOVREBBERO FAR RIFLETTERE
Torna all'inizio Pagina

L'industria degli OMG si difende spesso affermando che nessun progresso è privo di rischi: in fondo, anche i moderni mezzi di trasporto portano con sé la possibilità di incidenti, ma nessuno sarebbe disposto a rinunciare per questo a treni, aerei e automobili. Ma fra i moderni mezzi di trasporto da un lato e le tecnologie dell'ingegneria genetica dall'altro esiste una differenza fondamentale che non è onesto cercare di nascondere: treni, aerei e automobili non sono costruiti in maniera tale che il loro uso prudente e corretto presenti rischi mortali; i pericoli dipendono dall'uso improprio che è possibile farne, non dalla loro struttura intrinseca. Come abbiamo visto sopra, è invece sinistramente probabile che le tecniche usate per l'ingegneria genetica rappresentino di per sé un potente incentivo alla formazione di nuovi virus capaci di superare la naturale barriera tra le specie.

Per comprendere meglio la natura e le proporzioni di questi rischi è poi opportuno ricordare che il DNA presente nell'intestino può trasformare i batteri che vi si trovano; questo vuol dire che caratteristiche come la resistenza agli antibiotici possono essere trasmesse dai cibi geneticamente modificati ai batteri patogeni presenti nell'intestino umano. Il DNA virale può inoltre sopravvivere alla digestione ed insediarsi nel sangue e in parecchi tipi di cellule dell'organismo. Persino il DNA nudo, cioè non protetto da un ambiente cellulare, può sopravvivere per lunghi periodi in qualsiasi ambiente e combinarsi con geni presenti in quell'ambiente. Questo significa che il DNA proveniente da organismi morti, dalle feci (eventualmente usate come concime) o da cellule morte può conservare la capacità di trasformare altri organismi. L'ampiezza delle possibilità di trasferimento dei geni è tale che qualunque gene immesso artificialmente in qualsiasi specie ha una certa probabilità di venir trasmesso a parecchie altre specie, sia di virus e di batteri che di organismi superiori; inoltre i batteri e i virus presenti in tutti gli ambienti agiscono di per sé come autostrada e serbatoio per i trasferimenti genici, e che a partire da loro nuovi geni possono diffondersi a tutte le specie. La prassi, comune nell'industria, di sintetizzare organismi transgenici contenenti sequenze geniche non caratterizzate o di cui non si conosce la funzione rappresenta poi un rischio veramente incalcolabile; questo rischio aumenta ulteriormente se gli OMG in questione vengono utilizzati per l'alimentazione umana.

E' inoltre opportuno ricordare che non solo il procedimento tecnico, ma anche l'uso dei prodotti dell'ingegneria genetica presenta rischi gravissimi per la salute umana. Prendiamo il caso delle piante resistenti agli erbicidi: il fine per cui sono state create è permettere agli agricoltori di usare liberamente quantità non importa quanto alte di erbicidi senza mettere a rischio i raccolti, ed è in effetti probabile che col tempo si rendano necessarie quantità sempre più ingenti di erbicida, dal momento che le piante esposte sufficientemente a lungo ad un dato erbicida tendono a sviluppare una resistenza. Purtroppo però gli erbicidi, oltre a uccidere le piante, sono anche tossici per l'uomo, e la resistenza all'erbicida delle piante non si trasmette ne' agli agricoltori ne' ai consumatori. Consideriamo ad esempio il caso del Challenge, prodotto dalla Hoechst, che è, insieme al Roundup della Monsanto, l'erbicida su cui la ricerca genetica si è massimamente concentrata, e da cui l'industria si attende i più alti profitti. Il principio attivo del Challenge è il glifosinato, un erbicida non selettivo, vale a dire una sostanza che uccide qualsiasi organismo vegetale con cui entra in contatto; purtroppo però il glifosinato non è soltanto un efficace erbicida ma ha effetti tossici sugli animali e sull'uomo, particolarmente sul sistema nervoso, e non è possibile escludere che residui di erbicida si trovino in piante destinate all'alimentazione umana. Per essere attendibili, le valutazioni di sicurezza sulle piante rese resistenti agli erbicidi dovrebbero tenere conto dei rischi connessi all'aumento delle dosi di erbicida, ma le industrie si rifiutano per principio di considerarli. La "rivoluzione" che gli OMG promettono in campo agricolo rischia dunque di dimostrarsi sinistramente simile a quella che 50 anni fa rese gli agricoltori entusiasti consumatori di DDT: più che a treni, aerei e automobili, i prodotti dell'ingegneria genetica dovrebbero essere paragonati ad armi mortali.

 

LA CHIMERA DEL "RISCHIO CALCOLATO"
Torna all'inizio Pagina

E' evidente a questo punto che tutte le rassicurazioni delle industrie biotecnologiche sui rischi derivanti dagli OMG non hanno alcun fondamento: quello che viene presentato come un rischio calcolato è in realtà un rischio incalcolabile. Ma la difficoltà più grave nella valutazione dei rischi connessi agli OMG è la natura del tutto imprevedibile delle trasformazioni. L'industria preferisce passare del tutto sotto silenzio questo fatto, salvo poi invocarlo come scusa nel caso di gravi incidenti; è tuttavia fondamentale ricordare sempre che tutti i processi in cui è coinvolta la vita non si lasciano determinare al 100% secondo una logica di tipo industriale. Ad esempio, l'ereditarietà delle caratteristiche ottenute mediante l'ingegneria genetica non segue sempre le leggi note; questo significa che non è possibile prevedere come le piante transgeniche si comporteranno quando verranno coltivate su scala industriale. Anche in organismi provatamente stabili in laboratorio, condizioni ambientali come il caldo intenso o la siccità possono innescare trasformazioni impreviste. Un episodio recentemente verificatosi in Canada invita a riflettere. All'inizio di quest'anno 60 mila sacchi di sementi di canola, prodotti dalla Limagrain su licenza della Monsanto, sufficienti alla semina di 600 mila acri, hanno dovuto essere ritirati dopo essere stati venduti perché vi era stato scoperto un gene non previsto. Evidentemente tutti i controlli sulla qualità dei prodotti e sulla stabilità della composizione genetica attualmente possibili all'industria non sono sufficienti a garantire effettivamente i consumatori.

Questi rischi non sono soltanto teorici: gli OMG hanno già fatto le prime vittime. Nel 1992 migliaia di persone in tutto il mondo contrassero una misteriosa malattia battezzata "sindrome da mialgia eosinofila" (EMS), i cui sintomi erano insopportabili dolori muscolari, sfoghi cutanei e valori emocromatici anomali; 38 persone morirono e parecchie centinaia restarono invalide. La malattia era stata causata dall'ingestione di L-triptofano (un aminoacido usato come tranquillante) prodotto dalla ditta giapponese Showa Denko mediante un batterio geneticamente manipolato in modo da essere più efficiente rispetto ai batteri normali.

 

CIBO BUONO, CIBO PER TUTTI
Torna all'inizio Pagina

Alcuni portavoce dell'industria biotecnologica adottano una posizione diversa. Pur riconoscendo che gli OMG presentano dei rischi, sostengono che essi rappresentano una soluzione eccellente a problemi talmente gravi, come quello della fame nel mondo, che i vantaggi superano di gran lunga i pericoli. A questo proposito bisogna osservare innanzitutto che un confronto tra vantaggi e rischi presuppone la possibilità di una valutazione attendibile dei rischi, e che una tale valutazione è di per se stessa impossibile perché sono coinvolte troppe variabili incognite; il quadro d'insieme, comunque, è, come abbiamo visto, tutt'altro che rassicurante.

Anche le intenzioni altruistiche proclamate dalle industrie biotecnologiche suscitano del resto qualche perplessità. La maggior parte dei brevetti biotecnologici delle industrie agroalimentari riguardano infatti la durabilità dei cibi e la loro facilità di trasporto e di lavorazione; ad esempio, ritardando la maturazione o la putrefazione di frutta e verdura si riuscirà a trasportarla più facilmente o a tenerla sugli scaffali dei supermercati per periodi più lunghi. E' evidente che queste caratteristiche non fanno nulla per combattere la fame nel mondo ma assicurano soltanto maggiori profitti nei paesi industrializzati.

Il reale atteggiamento dell'industria nei confronti delle popolazioni più povere risulta comunque evidente al di là di ogni ragionevole dubbio dall'ultima novità in fatto di prodotti vegetali. Secondo la legge, il detentore di un brevetto ha il diritto di esigere il pagamento di diritti sui semi di varietà vegetali brevettate, anche nel caso che quei semi provengano dal raccolto dell'anno precedente, nonché di proibire lo scambio di sementi tra piccoli coltivatori. Naturalmente, controllare l'applicazione effettiva di questa norma da parte di centinaia di milioni di piccoli coltivatori del Sud del mondo risulta assai complicato: come si fa ad essere sicuri che nessun contadino del Centrafrica o del Bangladesh conservi da qualche parte un sacchettino di sementi dell'anno prima, violando così i diritti economici delle multinazionali? Semplice: basta assicurarsi che le sementi diventino sterili alla seconda generazione manipolandole geneticamente. E, guarda caso, è proprio ciò che le industrie hanno fatto (brevetto USA N.5.723.765, concesso nel marzo 1998 a Delta Pine Land e all'US Department of Agricolture). Questo particolare tutt'altro che insignificante conferma una volta di più che i brevetti sulla vita, lungi dal rappresentare una legittima tutela delle innovazioni tecnologiche, offrono alle multinazionali lo strumento per estendere il loro monopolio planetario sul settore più vitale della produzione, quello del cibo, mettendo seriamente in pericolo la sopravvivenza delle popolazioni più povere.

Anche la qualità dei cibi proposti ai consumatori dei paesi industrializzati suscita tuttavia non poche inquietudini. Un esempio tipico dei nuovi prodotti su cui l'industria ha concentrato le sue ricerche e le sue speranze di profitto è il cosiddetto il pomodoro "flavr-savr" ("aroma-sapore"), prodotto dalla Calgene. Questo pomodoro è stato manipolato geneticamente in modo che le pareti delle sue cellule si decompongano più lentamente; tuttavia gli altri processi di invecchiamento cellulare, come la decomposizione delle vitamine A e C e delle altre sostanze nutritive, procedono alla velocità normale. Il risultato è un pomodoro che mantiene a lungo un aspetto fresco sugli scaffali dei supermercati ma il cui valore nutritivo è prossimo allo zero. Naturalmente, gli entusiasti acquirenti di questa novità alimentare non erano stati informati di questo, come neanche del fatto che nel pomodoro "flavr-savr" vengono usati come marcatori geni che causano la resistenza agli antibiotici, con tutti i rischi di cui abbiamo già parlato. Quando queste notizie hanno cominciato a diffondersi la popolarità del prodotto è molto diminuita, e la Calgene è venuta a trovarsi in condizioni finanziarie veramente critiche.

La qualità dei cibi provenienti da OMG ha cominciato a suscitare sospetti nelle autorità pubbliche di vari paesi; ad esempio, la Canadian Grain Commission sta sviluppando un sistema per identificare cereali e oleaginose geneticamente modificati per garantire i consumatori. Ma in Europa, in nome della "sostanziale equivalenza", OMG e prodotti normali vengono mescolati appositamente per impedire che grossisti o consumatori possano esercitare una scelta informata.

Un'altra interessante conseguenza dell'applicazione del principio della "sostanziale equivalenza" in campo alimentare riguarda poi gli "scarti di lavorazione". A causa del gran numero di variabili sconosciute con cui si trova ad operare, l'ingegneria genetica è una tecnologia assai inefficiente e genera una quantità enorme di "errori", organismi malati o deformi che risultano da esperimenti sbagliati. L'industria biotecnologica si propone di risolvere il problema dello smaltimento di questi "scarti", nonché dei "resti di lavorazione", come ad esempio le carcasse dei maiali transgenici usati per i trapianti, utilizzandoli per l'alimentazione umana. Tra i prodotti che faranno presto la loro comparsa sulle nostre tavole vi sono zuppe e minestre già pronte confezionate con vegetali transgenici modificati per la produzione di sostanze chimiche per uso industriale e, soprattutto, carne proveniente da animali geneticamente modificati per la produzione di medicinali o di proteine umane (la pecora Tracy e le sue sorelline), nonché carne di maiali in cui sono stati impiantati geni umani per produrre organi da trapianto. Dove comincia il cannibalismo? Non saremo neppure liberi di porci questa domanda perché questi inquietanti prodotti invaderanno gli scaffali dei supermercati senza essere contrassegnati da alcuna speciale etichetta.

 

CHI TUTELA VERAMENTE LA DIRETTIVA?
Torna all'inizio Pagina

Prima di entrare nel merito della discussione sulla direttiva, è importante osservare un fatto a prima vista alquanto strano: la gigantesca campagna di lobby al Parlamento europeo a favore della direttiva è stata condotta non da ditte europee ma da multinazionali svizzere o statunitensi. La ragione è semplice: prima che la direttiva venisse approvata la situazione della legislazione sui brevetti permetteva alle industrie biotecnologiche europee di brevettare materiale biologico negli USA, ma non prevedeva che le industrie di altri paesi possano fare lo stesso in Europa. Lo scopo della direttiva non è quindi quello di incentivare l'industria biotecnologica europea rendendola competitiva rispetto a quella straniera, ma quello di permettere alle compagnie straniere di esigere il pagamento di diritti altissimi dai laboratori e dagli ospedali europei per l'uso di materiale biologico brevettato. Nel considerare tutta la questione della direttiva non bisogna mai dimenticare un fatto fondamentale: i brevetti hanno una funzione esclusivamente economica: servono ad assicurarsi il monopolio su un mercato; in questo caso, il mercato è quello europeo. La direttiva non rappresenta dunque in alcun modo una salvaguardia della competitività dell'industria biotecnologica europea, ma, al contrario, ha consegnato l'Unione Europea nelle mani di gruppi industriali stranieri permettendo loro di imporre in Europa il proprio regime di monopolio brevettuale.

Appare poi particolarmente sospetto il fatto che le stesse industrie che si battono con tutte le loro forze a favore dei brevetti rifiutino poi violentemente, in base al principio della sostanziale equivalenza, l'etichettatura. Questo non è solo contraddittorio da un punto di vista logico (se gli OMG sono così simili ai prodotti naturali da non dover essere identificati da una specifica etichetta, dov'è la "novità sostanziale" che la legge esige come presupposto indispensabile alla concessione di un brevetto?), ma estremamente disonesto e pericoloso. Ciò che le industrie pretendono è avere diritto alla tutela economica concessa dal brevetto rendendo al tempo stesso impossibile accertare le loro responsabilità nel caso di incidenti di qualsiasi tipo; è importante notare che in tutti gli altri casi il brevetto (ad esempio di un macchinario o di un medicinale) implica invece non solo la tutela economica del possessore del brevetto ma anche la possibilità per i consumatori di rivalersi su di lui per eventuali danni causati dall'uso dell'invenzione brevettata. Non è difficile comprendere che in una simile situazione la responsabilità, anche economica, dei rischi e degli incidenti, dall'aumento di casi di allergie alle epidemie causate da nuovi virus, ricadrebbe per intero sullo Stato, secondo il principio, ormai molto popolare, "il privato guadagna, il pubblico paga".

 

LA SITUAZIONE DEGLI STATI UNITI: UN INVITO ALLA PRUDENZA
Torna all'inizio Pagina

L'argomento principale dei sostenitori della direttiva è che si tratta di un necessario adeguamento alla prassi legale di paesi più progrediti. In effetti negli Stati Uniti è in vigore già da vari anni una legislazione brevettuale del tutto analoga. Può essere quindi interessante esaminare più da vicino la situazione statunitense, che dovrebbe rappresentare un modello abbastanza attendibile di ciò che non tarderà a verificarsi anche nell'Unione Europea.

Dopo una prima fase di euforia, in cui la brevettabilità era stata accolta come la soluzione lungamente attesa al vuoto legislativo creato dalle nuove scoperte e possibilità tecniche in campo genetico, parecchi degli scienziati più autorevoli e delle istituzioni scientifiche più prestigiose hanno radicalmente cambiato atteggiamento. Il National Institute of Health (NIH), l'equivalente statunitense del nostro Istituto Superiore di Sanità, in origine si era espresso a favore di una illimitata brevettabilità della materia vivente e, a partire dal 1991, aveva cominciato a richiedere brevetti su un numero impressionante di sequenze geniche (fino a 500.000 in una sola domanda). Dopo qualche anno, e un po' di esperienza, il NIH ha invertito la sua posizione: la direzione dell'istituto ha ufficialmente dichiarato (Nature vol.384, 12 Dec 1996 p.500) che il NIH non richiederà mai più brevetti su sequenze geniche e materiale cellulare e ha condannato pubblicamente la prassi di concedere brevetti su scoperte e conoscenze che rappresentano strumenti indispensabili per la ricerca; secondo il NIH i brevetti dovrebbero essere concessi solo per prodotti specifici ad uno stadio di sviluppo sufficientemente avanzato, e solo se è chiaro il loro utilizzo commerciale. A tutti gli effetti, il NIH auspica un ritorno alla situazione legislativa precedente (i singoli prodotti, vale a dire i farmaci, non sono mai stati esclusi dalla brevettazione), ma naturalmente, per quanto veementi possano essere le sue condanne, non è in suo potere fare alcunché per cambiare lo stato delle cose. Lo stesso Ufficio Brevetti degli Stati Uniti ha reagito al diluvio di richieste di brevetti su sequenze geniche, alcune delle quali, come si è detto, contenevano anche 500.000 geni, limitando drasticamente il numero massimo di geni che possono essere brevettati con un'unica richiesta; questo provvedimento, per quanto sintomatico di un profondo disagio, è evidentemente del tutto insufficiente a fermare l'avanzata dei monopolisti del genoma.

Anche The Institute for Genomic Research (TIGR), un tempo tra i più entusiasti fautori della brevettabilità, ha deciso di rinunciare alla possibilità di brevettare le proprie scoperte per pubblicarle su banche dati universalmente accessibili a partire dall'aprile 1997. La data non è stata scelta a caso: il 18 aprile 1997 è infatti scaduto il contratto che legava il TIGR alla ditta Human Genome Sciences, che era riuscita a procurarsi i diritti esclusivi sulle scoperte del TIGR. Le intenzioni della Human Genome Sciences divennero chiare nel 1993, quando la ditta vendette per 125 milioni di dollari i diritti universali ed esclusivi sui geni (cioè sulle scoperte del TIGR) alla compagnia Smithkline Beecham, dando così inizio ufficiale alla monopolizzazione del patrimonio genetico umano. Importanti istituzioni private come il Sanger Centre e il Wellcome Trust hanno anch'esse deciso di pubblicare le loro scoperte genetiche rinunciando alla protezione del brevetto; con questo si allineano alla posizione della Merck, un'importante ditta farmaceutica, che ha seguito questa prassi fin dal 1984.

Tra le ragioni che hanno ispirato questo impressionante cambiamento di posizione, le più importanti sono sicuramente scientifiche: come ha dichiarato la direzione del NIH, la brevettabilità degli strumenti di ricerca non incentiva ma ostacola la ricerca stessa e lo sviluppo di nuovi prodotti; qualsiasi ditta abbastanza grande da permettersi una strumentazione aggiornata può isolare quantità impressionanti di geni con procedimenti di routine e brevettarli in massa senza perdere tempo a scoprirne la funzione o a sperimentarne le applicazioni. Ma la normativa sui brevetti alla prova dei fatti si è rivelata oltremodo insoddisfacente anche sotto il profilo giuridico: negli Stati Uniti l'autorizzazione a brevettare materiale biologico ha infatti determinato l'insorgere di una selva di controversie legali che hanno avuto il solo risultato di distogliere fondi ed energie dalla ricerca scientifica; le industrie biotecnologiche sono costrette a riservare una parte esosamente alta dei loro introiti ad istruire azioni legali sui brevetti che detengono, o a difendersi da azioni legali intentate da altri. Come se questo non bastasse, sul campo dei brevetti sulla vita adesso si muovono dei veri e propri avvoltoi: si tratta di compagnie senza alcun interesse per la ricerca o per le applicazioni industriali la cui unica finalità è acquistare i diritti su brevetti ampi o ambigui al fine di poter fare causa ad altre industrie accusandole di infrazioni. Per capire come tutto questo sia possibile è opportuno esaminare più da vicino alcuni casi concreti di brevetti effettivamente concessi dall'EPO (European Patent Office), l'agenzia brevetti dell'Unione Europea.

 

GLI SCONCERTANTI BREVETTI DELL'EUROPEAN PATENT OFFICE
Torna all'inizio Pagina

EP 301 749 il brevetto riguarda "un seme di soia che, coltivato, darà origine ad una pianta di soia il cui genoma comprende un gene estraneo che ha la capacità di causare l'espressione di un prodotto genico estraneo nelle cellule della pianta di soia."

Questo brevetto, ottenuto dalla ditta biotecnologica Agracetus, copre tutti i semi di soia transgenici, senza peraltro specificare in alcun modo le caratteristiche e i procedimenti specifici della loro produzione (quali geni vengono usati e dove vengono inseriti, a quali caratteristiche danno origine eccetera). Non sorprendentemente, parecchie altre ditte che stavano effettuando ricerche sulla soia transgenica hanno contestato quella che a tutti gli effetti è l'imposizione di un monopolio; tra coloro che hanno presentato opposizione al brevetto vi è stata la Monsanto, che poi però ha optato per un'altra strategia: ha comprato la Agracetus ottenendo così anche i diritti sul brevetto.

EP 546090 Il brevetto, concesso alla Monsanto, riguarda "una pianta resistente al glifosato [...] scelta nel gruppo composto da mais, grano, riso, soia, cotone, barbabietola da zucchero, colza, canola, lino, girasole, patata, tabacco, alfalfa, pioppo, pino, melo e pompelmo", nonché "un metodo per il controllo selettivo delle erbacce in un campo [...] piantando i summenzionati semi o piante resistenti al glifosato [...] e applicando alle suddette piante e alle erbacce una quantità sufficiente di glifosato." Il brevetto concede dunque alla Monsanto il monopolio su tutte queste piante, una volta che siano state rese resistenti al glifosato (il principio attivo dell'erbicida Roundup, prodotto dalla Monsanto), prima ancora che la Monsanto abbia dimostrato di essere in grado di sviluppare in tutte queste diversissime specie vegetali la resistenza all'erbicida.

Il brevetto controlla inoltre tutti i discendenti delle piante per i successivi quindici anni (si tratta di una clausola presente in tutti i contratti di vendita riguardanti organismi geneticamente modificati; ad esempio, chi acquista una gallina geneticamente manipolata dalla Synergen è obbligato a pagare diritti su ogni pulcino che discenda da quella gallina per i successivi vent'anni). Gli agricoltori vengono informati che "conservare o vendere i semi perché vengano ripiantati rappresenta una violazione dei diritti brevettuali della Monsanto e sarà perseguito a norma di legge." Come se non bastasse, il brevetto copre anche il processo di semina e la somministrazione dell'erbicida; questo dà alla Monsanto il diritto di stabilire quando e a che condizioni gli agricoltori potranno piantare i semi acquistati e servirsi dell'erbicida. La Monsanto attraverso il brevetto acquisisce dunque il controllo sull'intero processo produttivo: gli agricoltori che piantano semi di piante resistenti al glifosato diventano praticamente dei dipendenti della Monsanto.

EP 240 208 il brevetto, concesso alla Calgene, riguarda "qualsiasi pianta contenente PG [...]. Questo comprende le angiosperme, sia monocotiledoni che dicotiledoni, e le gimnosperme. Tra le piante interessanti per la determinazione del PG vi sono: i cereali, come il grano, l'orzo, il mais ecc.; la frutta come le albicocche, le arance, i pompelmi, le mele, e pere, gli avocado, ecc.; le noci come [...] ecc.; le verdure come [...] ecc.; le specie legnose come il pioppo, il pino, la sequoia, il cedro, la quercia, ecc.; i fiori ornamentali; o altre specie vegetali utili come il tabacco, lo jojoba, la colza, la cufea, i semi di soia, il girasole, la barbabietola da zucchero, il cartamo, ecc."

Da questo lungo elenco non risulta molto chiaro che in realtà l'unica specie vegetale su cui la Calgene ha effettivamente eseguito esperimenti e sui cui è in grado di fornire dati è il pomodoro (il famoso pomodoro "flavr-savr"). La Calgene (e, cosa più preoccupante, l'EPO) non sembrano neppure essersi posti il problema di verificare che i metodi e i risultati dimostratisi validi per i pomodori valgano anche per la stupefacente varietà di altre piante menzionate nella richiesta di brevetto. E' interessante notare che il divieto assoluto di brevettare "varietà", esplicitamente ribadito anche dalla direttiva sui brevetti, viene eluso semplicemente con il riferimento diretto alle specie, o addirittura ad interi ordini del regno vegetale; naturalmente si tratta di uno spudorato affronto allo spirito della legge: è come eludere il divieto di brevettare i maiali brevettando i mammiferi, o addirittura tutti i vertebrati. L'opposizione delle altre industrie a questo "brevetto pigliatutto" si è alquanto smorzata dopo che la Calgene è stata acquistata dalla Monsanto. Quella delle organizzazioni non governative, ovviamente, resta in piedi.

Richiesta di brevetto WO/9604928 presentata dalla HGS/ Smith-Kline Beecham: recettore di peptidi collegato al gene della calcitonina. La richiesta fa riferimento ad un solo gene che ha una funzione in parecchi processi metabolici. La HGS/ Smith-Kline Beecham nella richiesta di brevetto afferma (senza presentare prove) che il gene ha a che fare con malattie assai disparate "cancro, artrite, dolori, diabete, emicrania, [...] obesità [...] malattie della crescita ossea"; la precisa funzione del gene in relazione a tutte queste patologie non viene né descritta né spiegata. La HGS/ Smith-Kline Beecham non menziona alcun uso pratico del gene e non presenta piani per lo sviluppo di prodotti curativi. Questo non impedisce alla ditta di reclamare diritti sul gene, su tutte le proteine che esso serve a produrre nonché su tutte le varianti di tali proteine, e ovviamente su tutte le loro potenzialità terapeutiche o diagnostiche. La stessa ditta ha già presentato, oltre a questa, più di cento richieste di brevetto formulate nello stesso modo.

Da questi esempi risulta chiaro che le industrie biotecnologiche brevettano sistematicamente qualsiasi scoperta genetica, anche se non hanno la più pallida idea delle sue potenzialità pratiche o applicazioni commerciali, e che i brevetti su prodotti effettivamente sviluppati (la soia resistente al Roundup, il pomodoro "flavr-savr") vengono estesi a piacere fino a coprire una varietà e quantità illimitata di organismi, senza che la ditta che richiede il brevetto abbia alcun obbligo di dimostrare la propria effettiva capacità di applicare il procedimento a questi nuovi prodotti. Lungi dal promuovere l'economia o dal tutelare la ricerca, questi "brevetti pigliatutto" hanno l'unico effetto (e l'evidente scopo) di istituire un regime di monopolio, in cui il primo a brevettare una sequenza genica o un procedimento biotecnologico può impedire a chiunque altro di farne uso in qualunque modo (anche se il nuovo uso non ha alcuna relazione con quello descritto nel brevetto), o esigere diritti illimitatamente alti per concederne l'utilizzo. E' evidente che un tale regime giuridico permette alle industrie sufficientemente grandi e potenti di liberarsi di qualunque forma di concorrenza, non già sviluppando prodotti nuovi e strategie di mercato effettivamente competitive, ma semplicemente spaventandola a morte con la prospettiva di lunghe e costose azioni legali. Non si può non chiedersi se una legislazione che ha l'effetto e lo scopo di permettere e retribuire simili comportamenti sia coerente con i principi del libero mercato che ispirano le società occidentali.

 

TRA UOMO E ANIMALE: L'ULTIMA NOVITÀ IN FATTO DI PRODOTTI BIOTECNOLOGICI
Torna all'inizio Pagina

Un caso recentissimo getta una luce inquietante su un altro aspetto della questione dei brevetti. Stewart A. Newman, biologo del New York Medical College, ha presentato il 18 dicembre 1997 domanda per brevettare una creatura parzialmente umana (Nature 2 aprile 1998); diversi animali contenenti parti di genoma umano sono del resto già stati brevettati, e quindi non sussiste nessun ostacolo legale alla brevettazione e alla produzione di chimere uomo-animale. Quanto alla fattibilità pratica, il metodo proposto da Newman è lo stesso usato più di dieci anni fa per creare i "geeps", ibridi tra pecore e capre; vi è quindi ogni ragione di credere che l'esperimento avrebbe successo. Una situazione del genere potrebbe verificarsi anche in Europa: la direttiva infatti non proibisce la creazione di chimere e pone ostacoli all'uso di embrioni umani a scopo commerciale e industriale, ma non per fini scientifici; esclude la brevettazione di esseri umani interi ma non di parti, non importa quanto grandi e, soprattutto non del patrimonio genetico, che è brevettabile e sfruttabile nella sua interezza. L'esperienza degli Stati Uniti rischia di avere davvero qualcosa da insegnarci, anche se non è esattamente quello che i sostenitori della direttiva vorrebbero: la storia dei brevetti sulla vita negli Stati Uniti è cominciata nel 1978, quando l'ufficio federale dei brevetti respinse la richiesta di un ricercatore di poter brevettare un batterio; nel 1980 la Corte Suprema sovvertì con cinque voti contro quattro la decisione dell'ufficio brevetti; da allora ogni forma di brevetto sulla vita è diventata legale. La sconvolgente richiesta presentata da Newman potrebbe avere l'effetto di spingere la Corte Suprema o il Congresso a ritornare sulla decisione del 1980, riportando la legislazione sui brevetti allo stato originario, come molti dei più prestigiosi istituti di ricerca, e lo stesso ufficio brevetti, raccomandano da tempo.

 

UN INCENTIVO ALLA RICERCA?
Torna all'inizio Pagina

Al centro della campagna di lobbying condotta dall'industria biotecnologica sugli europarlamentari c'e' stato il richiamo "umanitario" alle sorti dei malati che attendono una cura, espresso nel fortunato slogan "Patients need patents" ("i malati hanno bisogno dei brevetti"). Come la maggior parte degli argomenti usati dall'industria biotecnologica per difendere i suoi interessi, anche questo non si limita ad essere errato ma dimostra anche un'evidente malafede. Ciò di cui i malati hanno veramente bisogno non sono brevetti ma cure efficaci; ma, nella forma prevista dalla direttiva, i brevetti coprono non le cure ma l'informazione genetica necessaria a svilupparle (secondo le normative esistenti tutti i medicinali sono già brevettabili). L'effetto della direttiva sarà dunque esattamente opposto allo spirito della legislazione sui brevetti: lungi dal tutelare i diritti economici di chi inventa qualcosa di utile alla società, essa verrà usata per impedire a chiunque non possegga il brevetto sui geni di una malattia di arrivare all'invenzione vera e propria, cioè di mettere a punto la cura.

Ancora una volta, non si tratta di previsioni pessimistiche ma di fatti già avvenuti. Ad esempio, l'industria farmaceutica Pharmacia & Upjohn ha abbandonato le ricerche su un medicinale per la cura dell'emofilia che si trovava già in uno stadio avanzato di sperimentazione clinica e garantiva ottimi risultati: l'unico motivo per cui la Pharmacia & Upjohn ha deciso di non metterlo sul mercato è stato il contrasto con un'altra ditta che detiene il brevetto sul fattore ricombinante alla base del prodotto, con cui non è stato possibile raggiungere un accordo sul pagamento dei diritti. Nel 1995 la ditta farmaceutica Boehringer, che possiede il brevetto di base sull'interferone, ha vinto un processo contro un'altra compagnia che aveva messo a punto un medicinale a base di interferone con un'indicazione completamente nuova (la cura dei reumatismi); la Boehringer ha affermato di non avere alcuna intenzione di sviluppare un farmaco a base di interferone per questa nuova applicazione ma di voler semplicemente impedire a chiunque di utilizzare il suo brevetto.

Anche la ricerca di base, senza nessuna immediata prospettiva di applicazione commerciale, viene soffocata dal clima di sospetto e segretezza creato dalla legislazione sui brevetti. Negli Stati Uniti i laboratori pubblici e universitari che ricevono sovvenzioni dalle industrie (e sono la maggior parte) vengono obbligati al segreto sulle loro ricerche. Ovviamente questo regime di segretezza impedisce agli scienziati di scambiarsi informazioni utili: ciascuna equipe non sa se qualcun altro sta lavorando allo stesso problema, quali difficoltà ha incontrato, quali risultati ha raggiunto. Gli stessi esperimenti vengono ripetuti una, due, cinque, dieci volte da altrettanti gruppi di ricercatori a cui viene impedito di comunicare tra loro, con enorme spreco di tempo e di danaro. Come se questo non bastasse, la maggior parte delle industrie, "per sicurezza", obbligano gli scienziati al segreto anche dopo che il brevetto è stato ottenuto, per un periodo di uno o due anni; un tempo intollerabilmente lungo per i ritmi velocissimi della ricerca scientifica!

 

L'IMPATTO DELLA DIRETTIVA SULLA SANITÀ
Torna all'inizio Pagina

Se usciamo dai laboratori di ricerca per entrare negli ospedali, la situazione è ancora peggiore. Con l'approvazione della direttiva i geni che causano malattie gravi e diffuse, come ad esempio la fibrosi cistica e il diabete, sono diventati proprietà di singole industrie. Questo avrà conseguenze gravissime, sia per il futuro della ricerca medica, sia per i sistemi sanitari nazionali, sia per i singoli malati. Nessun ente di ricerca, pubblico o privato, potrà più effettuare ricerche su queste malattie senza pagare i diritti all'industria "proprietaria" dei geni, che potrà assicurarsi il monopolio sulla ricerca e sulla cura semplicemente fissando dei diritti assurdamente alti, bloccando così la ricerca medica su qualsiasi malattia. Per sottoporsi a qualunque test diagnostico in cui venga impiegato materiale coperto da brevetto i singoli malati dovranno corrispondere dei diritti all'industria; anche i procedimenti di cura saranno sottoposti a questa limitazione: è facile immaginare come questi costi aggiuntivi peseranno sul bilancio della sanità pubblica, ma è utile analizzare in dettaglio alcuni esempi.

Il Manchester Regional Genetics Centre ha ricevuto da una ditta biotecnologica canadese proprietaria del brevetto su un gene per la fibrosi cistica una fattura che richiede il pagamento di una licenza di cinquemila dollari più una tassa di quattro dollari per ciascun test sulla fibrosi cistica eseguito presso il centro; questa richiesta risulta troppo pesante per il bilancio del centro, che con ogni probabilità smetterà di eseguire il test.

Uno dei due geni per il cancro al seno, BRCA 1, è stato scoperto contemporaneamente da diversi gruppi di ricerca nel mondo; la corsa al brevetto è stata vinta da una compagnia privata americana, la Myriad Genetics. Con l'approvazione della direttiva la ditta potrà chiedere ai servizi sanitari nazionali dell'UE di essere pagata per ciascun test diagnostico eseguito. A titolo di comparazione si può ricordare che oggi il test di screening per entrambi i geni costa al NHS (il servizio sanitario nazionale britannico) 600 sterline (circa un milione e mezzo di lire) e i test successivi 30-35 sterline (dalle settantacinque alle ottantacinquemila lire); negli USA la Myriad Genetics fa pagare il primo test 2400 dollari (circa quattro milioni e mezzo) e i test successivi circa 500 dollari (circa novecentomila lire). E' evidente che la Myriad Genetics non avrà motivo di non imporre gli stessi prezzi anche in Europa, ed è altrettanto evidente che i servizi sanitari nazionali dei paesi dell'Unione europea non potranno permettersi di affrontare le spese che ne risulteranno: i test saranno disponibili solo presso laboratori privati, e solo per coloro che potranno permettersi di pagarli; anche le assicurazioni mediche private dovranno aggiornare i loro tariffari. I test per la fibrosi cistica e per il cancro al seno sono solo due delle innumerevoli importanti possibilità di cura che a causa della direttiva sui brevetti rischiano di diventare economicamente inaccessibili all'immensa maggioranza della popolazione.

 

LIBERO MERCATO O MONOPOLIO: L'ECONOMIA OCCIDENTALE A UNA SVOLTA
Torna all'inizio Pagina

Nel 1993 nei laboratori dell'università di Harvard, con finanziamenti dell'industria farmaceutica Dupont, venne ottenuto tramite ingegneria genetica un topo che aveva il 100% di probabilità di ammalarsi di cancro, e che avrebbe dovuto rappresentare il modello sperimentale ideale per la ricerca. Ovviamente, l'animale fu immediatamente brevettato.

A tutt'oggi, dopo cinque anni dalla brevettazione dell'oncotopo, la Dupont non ha realizzato alcun profitto economico grazie alla sua "invenzione"; nessun laboratorio di ricerca al mondo, pubblico o privato, è stato infatti disposto a pagare le somme esorbitanti che la ditta richiedeva per concedere l'uso dell'animale, né ovviamente ad impegnarsi a corrispondere alla Dupont dei diritti sui i risultati delle proprie ricerche eseguite per mezzo dell'oncotopo, come stabilito dalla legislazione sui brevetti.

E' interessante osservare che il comportamento della Dupont dal punto di vista puramente economico sembrerebbe non avere senso: in un regime di libero mercato, se non si riesce a vendere un prodotto ad un certo prezzo, si abbassa il prezzo finché la richiesta e l'offerta non trovano un punto di incontro; riducendo le proprie esose pretese, la Dupont avrebbe certamente trovato compratori. La gestione economicamente poco avveduta della vicenda dell'oncotopo si spiega solo considerando che il brevetto sostituisce al libero mercato il monopolio: il detentore del brevetto può gestire l'uso del materiale brevettato come meglio gli pare, impedendo l'accesso a chiunque (anche allo Stato, anche per soli scopi di verifica o di ricerca) e imponendo il pagamento di diritti non importa quanto alti non solo sulla sua invenzione ma anche su tutti gli sviluppi che ne derivano. La Dupont non si trovava nella situazione migliore per sfruttare questi privilegi: è perfettamente possibile fare ottima ricerca sul cancro senza servirsi dell'oncotopo. Purtroppo però parecchie "invenzioni biotecnologiche" brevettate non sono altrettanto prescindibili: ora che i brevetti sui geni delle più varie malattie hanno acquistato validità in Europa, i sistemi sanitari dei paesi europei non avranno altra scelta che pagare i diritti che i detentori dei brevetti esigeranno su ogni singolo test effettuato (nonché su eventuali test nuovi e migliori messi a punto, anche in laboratori di ricerca pubblici, usando il "loro" gene) oppure smettere di effettuare i test perché troppo costosi. Nel primo caso i costi dell'assistenza sanitaria pubblica, che già sono motivo di preoccupazione in tutti i paesi industrializzati, leviteranno al di là del tollerabile; nel secondo la medicina si troverà a rinunciare, per motivi esclusivamente economici, a strumenti diagnostici decisivi, tornando indietro di parecchi anni.

Nella stessa prospettiva è interessante notare che il brevetto della Agracetus (ora acquistata dalla Monsanto) che copre tutte le possibili varietà di cotone geneticamente modificato fissa la quota di licenza che altre industrie debbono versare a un milione di dollari. Un tale prezzo non rappresenta un ostacolo per le grandi industrie ma ha l'effetto di escludere dalla competizione tutte quelle medio-piccole. Lo scopo a lungo termine che le industrie biotecnologiche si prefiggono è evidentemente la creazione di un regime di oligopolio in cui pochissime grandi multinazionali controllano i settori chiave della produzione, quello alimentare e quello biomedico, con tutti i pericoli per il libero mercato e la salvaguardia dei consumatori che una situazione del genere inevitabilmente comporta.

 

INVESTIMENTI PUBBLICI, PROFITTI PRIVATI: UN PO' DI CONTI SULLA DIRETTIVA
Torna all'inizio Pagina

Le industrie biotecnologiche che hanno sostenuto la direttiva sui brevetti affermano che la tutela economica delle scoperte genetiche è necessaria a ripagarle dei loro enormi investimenti a fondo perduto sulla ricerca. Per valutare correttamente questo argomento è fondamentale ricordare un fatto importantissimo, che nel dibattito sulla direttiva è stato sistematicamente passato sotto silenzio: gli enormi progressi compiuti nella ricerca biomedica negli ultimi decenni non sono stati il risultato di investimenti privati né del lavoro di ditte private. Sono avvenuti in istituzioni pubbliche, come gli ospedali e le università, grazie ad investimenti pubblici di proporzioni notevolissime; anche le industrie private che hanno effettuato ricerche in questi campi, giustamente considerati di pubblico interesse, sono state costantemente e abbondantemente rifornite di denaro pubblico. Con l'affermazione del principio della brevettabilità delle scoperte biotecnologiche, gli stati e i contribuenti si troveranno a dover pagare una seconda volta, corrispondendo diritti brevettuali alle industrie, qualcosa che hanno già pagato nel corso di decenni attraverso gli investimenti pubblici nella ricerca.

Oltre che del denaro dei contribuenti, l'industria biotecnologica ha poi potuto approfittare anche dell'altruismo e della disponibilità di innumerevoli persone, sane o malate. I geni che causano malattie, come ad esempio quello per il cancro al seno ereditario, possono essere isolati solo con la collaborazione di migliaia di famiglie di malati, che vengono coinvolte in programmi di ricerca su scala mondiale della durata di parecchi anni, naturalmente finanziati in larghissima parte con denaro pubblico. E' lecito dubitare che tutte queste persone sarebbero state altrettanto disposte a sottoporsi a visite e prelievi se fossero state informate che le conoscenze acquisite attraverso di loro sarebbero diventate monopolio esclusivo di un'industria che si proponeva di sfruttarle a fini commerciali.

 

MATERIA INANIMATA E MATERIA VIVENTE: UN EQUIVOCO PERICOLOSO
Torna all'inizio Pagina

A questo punto è indispensabile una precisazione. La stessa esistenza di un dibattito sulla brevettabilità dei geni induce a immaginare i geni in maniera meccanica, come qualcosa di simile a un'automobile o a un computer. Questa logica fuorviante è stata duramente stigmatizzata dal rapporto della Commissione d'indagine sulle biotecnologie del Parlamento Italiano, che ha messo in questione proprio "il postulato di fondo posto a base della legislazione internazionale sulla materia vivente, e cioè l'assimilazione della stessa a cose inanimate. Non è pensabile che l'unico modo per proteggere la proprietà intellettuale nel campo biotecnologico sia quella di annullare la specificità della materia vivente per assimilarla a cose inanimate". (Atti parlamentari p.247, Camera dei Deputati, XIII Commissione Agricoltura).

Infatti i geni, come tutte le realtà biologiche, non possono essere concepiti come entità strutturali discrete; ad esempio, non sempre occupano la stessa posizione nei cromosomi e non si presentano necessariamente come sequenze continue. Inoltre il funzionamento di ciascun gene dipende da quello di uno o più altri geni che lo regolano, ed è spesso collegato a quello di altri geni. Soprattutto, geni che hanno la stessa funzione non presentano necessariamente la stessa struttura e geni che presentano la stessa struttura non hanno sempre la stessa funzione. Ad esempio, il gene di una certa proteina, l'isomerasi, si ritrova identico nei batteri, nei lieviti, negli insetti e nei mammiferi; ciononostante la proteina svolge funzioni diversissime nei diversi organismi. Le proprietà di ciascun gene non sono dunque una conseguenza meccanicamente prevedibile della sua struttura, ma dipendono da un complesso di fattori cromosomici, cellulari, fisiologici ed evolutivi. Queste conoscenze scientifiche di base hanno importanti conseguenze per la questione della brevettabilità. Uno dei requisiti preliminari per la richiesta di un brevetto è infatti la capacità di descrivere esaurientemente l'oggetto della richiesta; per quanto possa essere facile soddisfare questo requisito per un macchinario, per un gene esso presenta difficoltà difficilmente sormontabili. A titolo puramente esemplificativo possiamo ricordare che il cosiddetto gene CTFR, le cui mutazioni possono portare alla fibrosi cistica, ha più di quattrocento varianti finora note, e di queste solo pochissime causano la forma più grave della malattia. Come abbiamo visto, le industrie biotecnologiche, con la complicità degli uffici brevetti di vari paesi, hanno completamente eluso questo problema richiedendo (e ottenendo) brevetti formulati in maniera estremamente vaga e generica, ma, com'era facilmente prevedibile, questa anomalia giuridica ha avuto l'effetto immediato di innescare una serie di aspre controversie legali di cui non si riesce a prevedere la fine

Bisogna inoltre considerare che il più importante requisito per la produzione industriale e la commercializzazione di qualsiasi merce è la standardizzazione; se l'industria automobilistica non potesse garantire che tutte le auto di uno stesso modello fossero identiche, se ogni copia di un quotidiano fosse lievemente diversa dalle altre, il mercato di questi beni entrerebbe in crisi. Ma questo è esattamente quello che accade con gli organismi transgenici: spesso le piante sembrano riconoscere in qualche modo i geni estranei e riescono ad inibirne l'azione; a volte questo fenomeno si verifica subito, a volte nelle generazioni successive, a volte sembra essere influenzato da fattori ambientali e climatici come la temperatura, la composizione del suolo, o persino l'età delle piante genitrici, tutte variabili che non vengono considerate negli esperimenti di laboratorio: così ad esempio può accadere che piante perfettamente in grado di resistere agli erbicidi nell'ambiente protetto di una serra soccombano rovinosamente se sottoposte all'azione degli stessi erbicidi in un campo aperto. In parecchi stati degli USA le piante di cotone resistente al Roundup della Monsanto non hanno portato raccolto perché hanno perso le infiorescenze prima della maturazione; nessun inconveniente di questo tipo si era mai verificato durante la fase di sperimentazione. In Gran Bretagna le patate rese velenose per i parassiti hanno ucciso anche gli insetti utili che dei parassiti si cibano. Anche l'immissione nell'ambiente della klebisiella planticola, un batterio geneticamente modificato in grado di produrre alcool dai rifiuti vegetali, ha avuto conseguenze catastrofiche: quando i residui di produzione, contenenti batteri vivi, uscirono dai laboratori per essere usati come concime, essi produssero effetti devastanti, sterminando tutte le piante di frumento che avrebbero dovuto concimare; anche l'ecosistema del suolo venne modificato, con la proliferazione esplosiva di un verme nocivo, la filaria. Nessuno sa perché si verifichino questi ed altri misteriosi fenomeni; ma è evidente che la logica industriale, evolutasi per risolvere problemi legati al funzionamento di macchinari, è del tutto inadeguata ad affrontare la complessità degli organismi viventi, e che la pretesa di applicare al mondo vivente lo strumento del brevetto, nato da quella stessa logica industriale, tradisce una completa incomprensione, o una colossale malafede.

 

XENOTRAPIANTI: "L'ULTIMA FRONTIERA"
Torna all'inizio Pagina

La logica industriale non è all'opera soltanto nella questione dei brevetti ma pervade tutto l'approccio alla questione degli OMG. Parecchie ricerche di ingegneria genetica riguardano la creazione di ibridi uomo-animale da usare per ricavarne "pezzi di ricambio" per i trapianti. Ma questa prospettiva, che spesso i mezzi di comunicazione di massa presentano trionfalisticamente come l'ultima frontiera della chirurgia sperimentale, non può non suscitare profonde riserve. Dal virus Ebola che sconvolse lo Zaire nel 1995 alla BSE, la cosiddetta "sindrome della mucca pazza", al virus dell'AIDS, probabilmente evolutosi da un virus delle scimmie, la maggior parte degli agenti patogeni più perniciosi per la salute umana comparsi negli ultimi anni sono virus che hanno oltrepassato la barriera naturale tra le specie. Come abbiamo visto, le tecniche dell'ingegneria genetica facilitano enormemente questo mortale passaggio; la pratica chirurgica dello xenotrapianto (trapianto di organi animali nell'uomo), trasportando i virus presenti nell'animale donatore nell'uomo che riceve l'organo, non farebbe che offrire ai virus nuovi e vecchi un campo libero in cui espandersi a volontà, coadiuvati dalla terapia immunodepressiva che accompagna inevitabilmente ogni intervento di questo tipo. E' bene ricordare che i virus hanno effetti diversi su diverse specie animali; spesso ad esempio una specie che ospita un virus da molto tempo ha sviluppato una resistenza naturale alla sua azione patogena. Soprattutto, non esistono test che permettano di individuare virus ancora sconosciuti; l'unico modo di sapere con certezza se un organo proveniente da un animale apparentemente sano ospita virus mortali per l'uomo è eseguire un trapianto e stare a vedere. Come ha affermato Jonathan Allen, membro della commissione FDA che aveva il compito di discutere i rischi collegati allo xenotrapianto: "Raramente, o forse mai, la razza umana ha avuto le conoscenze sufficienti a scongiurare una futura epidemia. Ciò che manca è la saggezza di agire secondo quelle conoscenze."

Inoltre, dopo qualsiasi trapianto le cellule del donatore si spargono tramite la circolazione sanguigna per tutto il corpo del ricevente e si insediano e si moltiplicano in tutti gli organi, ad eccezione del cervello; gli xenotrapianti non possono dunque avere successo se non dando origine ad esseri umani il cui corpo è composto da una percentuale sempre crescente di cellule animali, quelle che Thomas Starzl, il principale campione di questa tecnica, definisce "chimere post-trapianto". Gli effetti biologici a lungo termine di questo fenomeno non sono noti perché nessun paziente sottoposto a xenotrapianto è mai sopravvissuto più di 70 giorni, ma la prospettiva è molto inquietante.

Non si può fare a meno a questo punto di chiedersi quali vantaggi gli organi animali, sia pure transgenici, offrano rispetto a quelli umani, che non presentano nessuno dei rischi che abbiamo discusso. Dal punto di vista dei pazienti, evidentemente nessuno. Purtroppo però il punto di vista dei pazienti generalmente non è quello che conta di più nell'industria biomedica. Anche nel caso degli xenotrapianti, le ragioni che spingono gli addetti ai lavori a sostenere una soluzione così evidentemente macchinosa e pericolosa sono in gran parte economiche. Come tutti sanno, il commercio di organi da trapianto è illegale in tutto il mondo; questa norma viene di fatto talvolta trasgredita, ma è impensabile che una grande industria biotecnologica pensi di costruire una parte consistente dei propri profitti sul business degli organi da trapianto umani. Fortunatamente gli organi da trapianto animali non sono sottoposti a simili restrizioni: sono considerati semplici frattaglie, e possono essere comprati e venduti liberamente. Il prezzo di un normale fegato di maiale, però, quali che siano gli esami clinici a cui l'animale è stato sottoposto prima della macellazione, non può ragionevolmente superare una certa cifra: il commercio sarebbe sì legale, ma garantirebbe introiti assai limitati. Per risolvere questo problema, più che medico finanziario, l'industria biotecnologica ha inventato i maiali transgenici; il "valore aggiunto" dei geni umani impiantati nell'animale e, soprattutto, il monopolio garantito dal brevetto, permetterebbero di esigere prezzi da capogiro: un rapporto della multinazionale Sandoz prevede un utile annuo di oltre 5 miliardi di dollari per 50.000 maiali già a partire dal 2010.

 

UN VERO AFFARE: PER CHI?
Torna all'inizio Pagina

Queste osservazioni ci spingono a considerare più da vicino il lato economico della questione. Le industrie biotecnologiche affermano che l'ingegneria genetica è un campo in vertiginosa ascesa da cui l'economia mondiale potrà attendersi enormi benefici in termini di profitti e di posti di lavoro. E' bene inserire a questo punto una considerazione marginale: il solo fatto che un'attività sia economicamente assai redditizia non è comunemente ritenuto una ragione sufficiente per renderla legale: l'industria degli stupefacenti, lo sfruttamento della prostituzione, il commercio di organi a scopo di trapianto sono solo alcuni esempi di attività indubbiamente redditizie che la legislazione di tutti i paesi civili non si astiene dal perseguire. Ma un esame più approfondito delle affermazioni trionfalistiche dell'industria rende addirittura superfluo ricorrere a queste astratte considerazioni morali.

Cominciamo col considerare la situazione che i sostenitori della direttiva prendono a modello, quella degli Stati Uniti. Negli USA vi sono circa 1300 aziende che lavorano nel campo dell'ingegneria genetica; il loro punto forte è la medicina: l'agricoltura copre meno del 10% del totale. Di queste circa 1300 aziende solo 35 (cioè il 3%) sono in attivo, mentre le altre, vale a dire il 97% del totale delle aziende, sono in perdita. Le industrie biotecnologiche hanno bisogno di enormi quantità di capitale a rischio; nel 1996 queste 1300 industrie hanno accumulato perdite per circa 4.6 miliardi di dollari: fino a questo momento l'industria americana delle biotecnologie si è dunque rivelata un'immensa macchina mangiasoldi. Nel 1996 circa 115.000 persone erano impiegate nell'industria delle biotecnologie; in rapporto al totale di circa 125 milioni di posti di lavoro negli USA, si tratta circa dello 0,1%: meno di un posto di lavoro su mille ha a che fare con l'ingegneria genetica. Ma al tempo stesso quest'industria assorbe quantità immense di denaro pubblico: nel 1987 2,7 miliardi di dollari, nel 1993 più di 4 miliardi di dollari, e nel 1994 4,3 miliardi di dollari; tuttavia il danaro pubblico non rappresenta la sua unica fonte di finanziamento: negli anni '80 le industrie biotecnologiche hanno infatti cominciato ad attrarre quantità enormi di cosiddetti "capitali d'avventura", investimenti ad alto rischio compiuti nell'attesa di favolosi guadagni a lungo termine. Sfortunatamente ora il "lungo termine" è scaduto, e gli investitori attendono impazienti profitti che le imprese sono ben lontane dal poter garantire. Le speranze di sopravvivenza economica dell'industria biotecnologica sono ormai legate a due strategie: l'immediata commercializzazione dei prodotti esistenti al loro attuale stadio di sviluppo, perché ogni prolungamento del periodo di ricerca allontana la prospettiva di profitti e rappresenta di per se' un costo aggiuntivo, e l'approvazione di una legislazione sui brevetti che garantisca introiti alti e costanti.

Sfortunatamente entrambe queste strategie, per quanto adatte a garantire la sopravvivenza dell'industria, rappresentano una catastrofe per la società civile. La commercializzazione precoce e avventata di prodotti non adeguatamente sperimentati creerà, come abbiamo visto, emergenze sanitarie che lo stato dovrà affrontare da solo, perché l'assenza di etichettatura renderà impossibile l'attribuzione di responsabilità legali alle aziende produttrici di OMG. La direttiva sui brevetti avrà l'effetto di costringere la sanità pubblica al pagamento di diritti esosi, con la conseguenza di un vertiginoso aumento dei costi dell'assistenza medica in tutti i paesi industrializzati.

 

UN CONTROSENSO GIURIDICO
Torna all'inizio Pagina

Per quanto gli argomenti di ordine medico ed economico siano sicuramente più rilevanti, forse non è superfluo spendere qualche parola su un altro aspetto non marginale della questione: quello legale. Da questo punto di vista la direttiva sui brevetti rappresenta una vera e propria aberrazione. Infatti sia il GATT-TRIPS sia la EPC (European Patent Convention) che gli accordi NAFTA tra gli Stati Uniti, il Messico e il Canada escludono esplicitamente dalla brevettabilità le scoperte scientifiche, le tecniche terapeutiche e diagnostiche, gli animali e le piante, i processi biologici, nonché le invenzioni contrarie alla morale o che presentano rischi ecologici. La direttiva è dunque in palese conflitto con tutte queste normative, nonché con la Convenzione sulla Biodiversità. Inoltre l'approvazione della direttiva permetterà a pochissimi grandi gruppi industriali, con il pretesto di modifiche apportate al loro patrimonio genetico, di assicurarsi i diritti sulla maggior parte delle piante alimentari, creando una pericolosissima situazione di monopolio evidentemente in contrasto con qualsiasi normativa anti-trust.

E' perfettamente possibile mettere a punto strumenti giuridici che garantiscano, nella giusta misura, la salvaguardia dei diritti di proprietà intellettuale in campo biotecnologico e tutelino anche economicamente il lavoro effettivamente compiuto in campi considerati di pubblico interesse. Ma la definizione di questi strumenti non può essere lasciata all'arbitrio e all'avidità di pochi; essi devono essere il risultato di un dibattito che coinvolga tutta la società civile, nel rispetto di considerazioni scientifiche, etiche, economiche, sociali e giuridiche; devono salvaguardare il principio della libera concorrenza; devono implicare un equilibrio tra diritti e doveri. A tutti gli effetti, il dibattito sulla tutela giuridica delle invenzioni biotecnologiche deve ancora cominciare; l'approvazione della direttiva non ha fatto che ritardare l'inizio di un processo di crescita e di definizione che interessa tutta la società.

 

ALTRUISMO E CALCOLO NELLA QUESTIONE DELLA DIRETTIVA
Torna all'inizio Pagina

A dispetto di tutti gli equilibrismi retorici con cui hanno cercato di far credere il contrario, la campagna delle industrie biotecnologiche a favore della direttiva sui brevetti non è ispirata da motivazioni altruistiche. Lo scopo che si propongono non è incoraggiare la ricerca scientifica o favorire il progresso medico, combattere la fame nel mondo o scongiurare il pericolo di carestie: è semplicemente stabilire diritti di illimitato sfruttamento monopolistico sulle basi stesse della vita, da cui dipende il soddisfacimento dei due bisogni fondamentali dell'uomo, il cibo e la salute.

Nessuno pretende che le industrie ignorino le leggi del mercato o rinuncino ai loro profitti. Ma le priorità dell'industria non possono essere l'unico criterio che determina i valori di una società civile, e che ne influenza l'espressione attraverso le leggi. L'approvazione della direttiva sulle biotecnologie porterebbe immensi vantaggi economici a pochissime multinazionali, ma danneggerebbe irreparabilmente la società italiana ed europea, distruggendo le basi del progresso scientifico in un campo vitale come quello biomedico, e mettendo in crisi il sistema sanitario pubblico. La scelta è posta in termini molto semplici: tra la tutela degli interessi economici di poche industrie o della vita e la salute di decine di milioni di cittadini, il parlamento europeo si è schierato decisamente dalla parte delle industrie.

 

UN'APOCALISSE EVITABILE
Torna all'inizio Pagina

A questo punto dovrebbe essere chiaro che i motivi che spingono le industrie a caldeggiare l'introduzione immediata degli OMG sul mercato e la loro incondizionata copertura brevettuale non sono ne' altruistici ne' accettabili. Gli OMG, allo stato attuale del loro sviluppo, non sono uno strumento del bene pubblico, ma solo dell'avidità privata. La questione è stata esaminata, con lo stesso esito, sotto tutti i profili: scientifico, economico, medico, giuridico, politico. Resta da considerare un solo aspetto, quello che fa degli OMG la più grave minaccia alla sopravvivenza non solo della specie umana ma di tutto il pianeta come oggi lo conosciamo, l'aspetto che può legittimamente essere definito apocalittico.

Ormai le società industrializzate si sono abituate a convivere con i disastri ecologici. Ogni tanto una petroliera affonda riversando in mare quantità immense di sostanze inquinanti; ogni tanto una centrale nucleare esplode, contaminando tutto ciò che è vivo per un periodo imprevedibilmente lungo. Ma il mondo va avanti: è il prezzo da pagare per il progresso.

Gli ottimisti (o, più precisamente, i responsabili delle pubbliche relazioni delle industrie biotecnologiche) vorrebbero credere (o almeno far credere) che il caso degli OMG sia analogo. "Il rischio zero non esiste", come ha affermato in un sorprendente accesso di onestà il presidente della Novartis; ma i danni saranno certo limitati e circoscritti.

Purtroppo non è così. Se le industrie biotecnologiche riusciranno a realizzare i loro piani, la disseminazione degli OMG interesserà tutto il pianeta. Non si tratterà, come nel caso dei disastri petroliferi o nucleari, di pochi focolai di rischio isolati nello spazio e nel tempo, ma di un unico grande esperimento senza ritorno su scala planetaria. Piante coltivate in campi vicini si ibridano facilmente; è quindi impossibile essere certi che il patrimonio genetico degli OMG non si diffonda ben al di là delle nostre intenzioni a gran parte della popolazione vegetale: già oggi sappiamo con certezza che i geni delle piante modificate possono superare barriere di spazio e di specie trasmettendosi ad altri organismi nel raggio di due-tre chilometri; del resto, anche la composizione stessa del terreno e la popolazione di batteri in presenza di piante transgeniche cambiano in maniera imprevedibile, non sappiamo se irreversibilmente. Anche l'uso di piante ed animali destinati all'alimentazione umana per la produzione di sostanze chimiche ad uso farmaceutico ed industriale rappresenta una seria minaccia alla salute: i geni che determinano la produzione di sostanze non alimentari potranno facilmente diffondersi ad atri organismi portando alla contaminazione delle risorse alimentari su vasta scala per un periodo imprevedibilmente lungo.

Questi rischi riguardano anche la fase di sperimentazione. Le misure di sicurezza non sono infatti sempre sufficienti ad impedire la diffusione nell'ambiente di materiale organico pericoloso: recentemente in Australia colonie di un virus patogeno contro i conigli allevate in un laboratorio situato su un'isola si sono diffuse sul continente per un raggio di 400 chilometri; nel tentativo di arginarne la diffusione è stato necessario avvelenare tutti i conigli, ma ancora nulla si sa sulle possibilità di mutazione del virus, che potrebbero renderlo letale per l'uomo. A questo si aggiunge il fatto che anche troppo spesso le misure di sicurezza non vengono neppure rispettate: il New Scientist del 4 aprile 1988 ha pubblicato un elenco di industrie biotecnologiche che hanno infranto consapevolmente le regole di sicurezza durante la fase di sperimentazione in Gran Bretagna; malgrado la lista comprenda nomi come Monsanto, AgrEvo e persino l'Istituto Nazionale britannico di botanica agricola, si tratta verosimilmente soltanto della punta dell'iceberg: le ispezioni diventano sempre più difficili man mano che gli esperimenti si moltiplicano, e il rischi di infrazioni non documentate, anche gravi, cresce continuamente.

Gran parte dei progressi nel campo della salute nel nostro secolo sono stati dovuti all'igienizzazione dei processi di produzione e confezionamento dei prodotti alimentari, che precedentemente erano micidiali veicoli di trasmissione di agenti patogeni (basti ricordare la pastorizzazione, che ha eliminato il rischio di mortali malattie infettive collegato fin dai tempi più remoti al consumo del latte). Questi progressi rischiano ora di essere vanificati: i cibi geneticamente modificati rappresentano infatti efficacissimi vettori per innumerevoli virus superinfettivi, già predisposti per oltrepassare la naturale barriera tra le specie. Ancora una volta, si tratta non di un rischio isolato e circoscritto, ma di un pericolo reale che interessa tutta la popolazione mondiale.

Dalle manipolazioni genetiche non si torna indietro. Una volta che gli OMG saranno stati immessi nell'ambiente non sarà più possibile "ripulire" il pianeta come dopo un disastro petrolifero: i nuovi organismi si riprodurranno e si ibrideranno senza alcuna possibilità di controllo. Le scelte che compiamo oggi rischiano di cambiare per sempre la vita sulla terra, distruggendo un equilibrio che ha cominciato a formarsi con l'inizio dell'evoluzione. Per quel che ne sappiamo, il nostro è l'unico pianeta dove esiste la vita. Vale davvero la pena di mettere a repentaglio i risultati di un processo unico e irripetibile che è durato tre miliardi di anni per fare un favore a poche ditte che hanno problemi a far quadrare il bilancio?

Malgrado l'ottimismo che ostentano, le industrie biotecnologiche sono perfettamente consapevoli dell'aspetto apocalittico della questione. L'autorevole quotidiano britannico conservatore The Guardian (mercoledì 6 agosto 1997 p.9 Home News) ha recentemente pubblicato un documento riservato diretto alla EuropaBios, che rappresenta gli interessi delle industrie biotecnologiche, dall'agenzia di pubbliche relazioni Burson Marsteller, che in passato ha curato gli interessi della Babcock e Wilcox all'epoca dell'incidente nucleare di Three Mile Island del 1979 e della Union Carbide in occasione del disastro del Bhopal, in cui persero la vita circa 15.000 persone. L'agenzia di consulenza consiglia caldamente alle industrie biotecnologiche di "tacere sui rischi legati agli OMG" in quanto "non possono sperare di vincere la discussione sulla questione dei rischi". L'atteggiamento ottimistico e fiducioso delle industrie non deriva dunque da una convinzione sincera, per quanto errata o superficiale, ma soltanto da calcolo e da malafede.

Le tecniche dell'ingegneria genetica non sono state ancora adeguatamente sperimentate e sono state commercializzate prematuramente contro il parere della grande maggioranza degli scienziati e dei consumatori. La malafede dell'industria biotecnologica è dimostrata al di là di ogni ragionevole dubbio dal suo atteggiamento nella questione delle etichette: se le ditte sono così sicure del consenso dei consumatori, perché si rifiutano di identificare i prodotti transgenici? Evidentemente sanno che nessuno accetterà i rischi connessi al consumo dei loro prodotti, a meno di non venire privato di ogni libertà di scelta. Non si può fare a meno di chiedersi a questo punto se il compito dei governi democratici dei paesi industrializzati, tra cui l'Italia, sia veramente quello di privare i cittadini della libertà di scelta in una questione così importante, o non piuttosto quello di salvaguardare questa libertà con tutto il potere che deriva loro da un'autorità fondata proprio sulla libera scelta dei loro elettori.

 

FERMIAMO LA TECNOLOGIA DELLA MORTE
Torna all'inizio Pagina

L’anno scorso, la Monsanto negli Stati Uniti e la Astra-Zeneca in Gran Bretagna hanno brevettato delle sementi che sono utili solo per un raccolto; la seconda generazione di sementi è infatti geneticamente progettata per essere sterile. I coltivatori che piantano queste "sementi a termine" sono costretti ad acquistare nuove sementi ogni anno.

Le organizzazioni di piccoli coltivatori di tutto il mondo stanno discutendo sulla moralità di questa tecnologia perché temono che un giorno quest’ultima li potrà distruggere. I poveri coltivatori non possono permettersi di acquistare sementi ogni stagione di semina; essi coltivano dal 15% al 20 % di tutti gli alimenti del mondo, molti dei quali provengono dai semi salvati dal precedente raccolto. Almeno 1,4 miliardi di persone ne dipendono per la loro sopravvivenza.

Le prove della "Tecnologia della Morte" hanno avuto successo solo con le sementi di cotone e di tabacco, ma la Monsanto spera nei prossimi 5 anni di aggiungere alla lista anche il riso, il grano, il sorgo e la soia. I raccolti di queste coltivazioni nutrono il mondo.

Coloro che hanno proposto le sementi sterili sostengono che se i coltivatori non le vorranno non devono far altro che non acquistarle. Ma la scelta degli agricoltori può essere severamente limitata quando le società di sementi, i governi e le banche fanno credito solo a quei coltivatori che accettano di piantare le varietà selezionate. Lungo la storia dello sviluppo del mondo gli agricoltori hanno già sofferto questo tipo di coercizione, essendo costretti a utilizzare prodotti chimici per l’agricoltura e sementi manipolate dall’ingegneria genetica.

Lungo i 12.000 anni in cui gli esseri umani hanno coltivato, hanno selezionato dalle loro piantagioni le sementi meglio adattate alle condizioni locali. Nel mondo la selezione delle coltivazioni ad opera dei piccoli agricoltori (la maggior parte di loro, donne) ha fatto in modo che l’agricoltura fosse possibile anche nelle terre più povere. I diversi tipi di coltivazioni forniscono una preziosa fonte di diversità genetica che viene utilizzata dai coltivatori in tutto il mondo per mantenere la resistenza a malattie e parassiti.

La "Tecnologia della Morte" "priva le comunità agricole della loro conoscenza secolare di salvare i semi e anche del loro ruolo di selezionatori di sementi," dice Camila Montecinos del Centro per l’Educazione e la Tecnologia del Cile. "L’unico scopo è di favorire un regime di monopolio e di rendere uniche beneficiarie le multinazionali del settore".

La Monsanto e la Astra-Zeneca dicono che l’enorme profitto della "Tecnologia della Morte" motiverà l’industria delle sementi ad intensificare la ricerca e lo sviluppo sulla sterilità del grano e del riso - e tutto il mondo ne beneficerà. Ma l’industria delle sementi non ha mai sviluppato sementi adatte alle necessità dei piccoli agricoltori che coltivano le loro terre solo per il proprio sostentamento. Il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, che ha aiutato la Monsanto a sviluppare le sementi sterili, ha ammesso che lo scopo è quello di "aumentare il valore delle sementi proprietarie possedute dalle compagnie americane e di aprire nuovi mercati nei paesi del secondo e terzo mondo". La Monsanto ha già applicato i suoi brevetti in 87 paesi.

L’India ha subito reagito respingendo la "Tecnologia della Morte" per proteggere i suoi agricoltori, la sicurezza alimentare e la biodiversità. "Ogni paese ha il diritto di rifiutare le licenze per i brevetti della Tecnologia della Morte", spiega Pat Mooney, direttore della Fondazione Internazionale per la Promozione Rurale (RAFI). "Se le organizzazioni internazionali faranno resistenza contro la Tecnologia della Morte, i governi dovranno affrontare con attenzione il problema. I Governi non devono approvare i brevetti delle sementi sterili per proteggere i loro agricoltori dai potenziali effetti devastanti di questa tecnologia".

Lo scorso ottobre, la "Tecnologia della Morte" ha subito una sconfitta quando la più grande rete internazionale di ricerca agricola, CGIAR, l’ha bandita dai suoi programmi di selezione delle coltivazioni. Una risoluzione di condanna verrà anche dalla FAO (United Nations Food and Agricolture Organization) in Aprile. Come voce che rappresenta la sicurezza alimentare nel mondo, la FAO può effettivamente influenzare i governi a respingere la "Tecnologia della Morte".

"Il dovere di un coltivatore è di proteggere la terra, mantenendo la sua fertilità e mantenendo la fertilità delle sementi ... Gli agricoltori hanno l’orgoglio di dire : "Questa è la decima generazione di semi che io ho piantato "... Quando noi piantiamo un seme esiste una preghiera molto semplice che ogni contadino dice in India : "Fà che il seme sia forte e fecondo ... fà che generi altri semi il prossimo anno". Ma colui che prega ... sembra stia cambiando la preghiera, "Fà che questo seme non dia più altri semi, così che io possa fare profitti ogni anno", questa è la preghiera che la Monsanto va dicendo attraverso la Tecnologia della Morte".

Dr. Vandana Shiva, da un’intervista pubblicata su "In Motion Magazine"
FONTE: GLOBAL REPONSE – GENNAIO 1999

 

 

Lettera alla FAO
Torna all'inizio Pagina

Dr. Jacques Diouf   Director General
United Nations Food and Agricolture Organization
Viale delle Terme di Caracalla
00100 Roma    Fax: 06/570-53152

Egregio sig. Jacques Diouf,

siamo molto preoccupati a causa della tecnologia delle sementi sterili. Questa tecnologia viola i diritti dei coltivatori e minaccia la biodiversità dell’agricoltura e la sicurezza alimentare mondiale.

Noi chiediamo alla FAO di condannare questa tecnologia perché:

  • la FAO è la voce della sicurezza alimentare del mondo nelle Nazioni Unite. Nel contesto di tutta la sua Campagna Alimentare, la FAO dovrebbe prendersi a carico la difesa di 1,4 bilioni di persone che dipendono dalla salvezza delle sementi per la loro sopravvivenza;
  • gli scienziati avvertono che sotto certe condizioni la caratteristica del seme sterile potrebbe contagiare anche le piante attorno, sia coltivate che selvatiche, causando una inavvertita sterilità;
  • se i coltivatori sono costretti o persuasi a usare le sementi sterili, centinaia di coltivazioni geneticamente diverse sviluppate in tutto il mondo dai piccoli agricoltori potrebbe essere perduta per sempre;
  • una risoluzione della FAO contro questa tecnologia metterà effettivamente in guardia i governi sul pericolo di concedere i brevetti. Per favore fermate la "Tecnologia della Morte".

In attesa di una sollecita decisione in merito alla questione, inviamo distinti saluti.

 

 

20 QUESITI NON RISOLTI
Torna all'inizio Pagina

1. Come si pensa di far fronte al pericolo che la manipolazione del DNA abbia effetti imprevisti, dovuti al fatto che la maggior parte dei geni di ogni organismo sono del tutto sconosciuti, come pure sconosciute sono le relazioni che intercorrono tra un gene e l'altro?

2. Come si può evitare che alcune caratteristiche genetiche introdotte artificialmente nelle piante coltivate, come ad esempio la resistenza agli erbicidi o ad alcuni parassiti, non venga trasmessa, come già molto spesso avvenuto, alle piante selvatiche, rendendo queste pericolosamente infestanti?

3. Come si può evitare che gli insetti "utili" vengano distrutti, come già avvenuto con grave danno per gli stessi agricoltori, insieme agli insetti "nocivi", dalle modificazioni genetiche introdotte?

4. Come si può garantire che le modificazioni genetiche non scatenino delle caratteristiche di tossicità (come è avvenuto per la soia ibridata con la noce del Brasile e con il Triptofano negli Stati Uniti) pericolose per chi assume le sostanze modificate?

5. Come si pensa, in definitiva, di poter controllare i miliardi di relazioni, quasi tutte sconosciute, che legano le infinite forme di vita, in un equilibrio che si è formato nei millenni e che è in continua evoluzione? Se l'uomo incide comunque in questo equilibrio, e porta danni all'ambiente anche con le tecnologie fino ad oggi adoperate, non è questa un'ottima ragione per usare assai maggiore cautela in un territorio (quello delle manipolazioni genetiche) in cui l'azione può avere un impatto ancor più devastante ed in cui la conoscenza è solo agli albori?

6. Come si può evitare che la scelta di alcune specie a più alto rendimento e di maggiore interesse economico per chi non solo detiene il brevetto, ma può allo stesso tempo condizionare i mercati globali, porti alla scomparsa delle colture e tradizioni locali (di minore impatto ambientale) e sopratutto ad una rapida riduzione della biodiversità?

7. Come si può evitare che i Paesi in via di sviluppo, ricchi di diversità genetica e privi di tecnologie, non subiscano una nuova forma di colonizzazione da parte dei Paesi detti sviluppati, che imporranno loro i diritti d'autore su ogni coltivazione commerciale?

8. Come si può evitare che i brevetti sulle sequenze geniche e sui tessuti o cellule umane ostacolino un normale progresso scientifico con l'introduzione del "segreto industriale" nella ricerca?

9. Come mai in questo settore non ci si è informati sul risultato disastroso che una simile legge ha prodotto negli Stati Uniti? Come si legge su Nature  (12/12/96, vol.384 p500), negli SU i maggiori istituti di ricerca, come lo stesso NIH, non richiederanno mai più brevetti su sequenze geniche o materiale cellulare e condannano la prassi di concederli su scoperte e conoscenze che rappresentano strumenti indispensabili per la ricerca.

Per quale ragione l'Europa dovrebbe ripercorrere una strada già rivelatasi errata altrove?

10. Se l'industria pensa al benessere del consumatore, per quale ragione essa ha fino ad oggi ostacolato gli sforzi di quest'ultimo di soddisfare il suo diritto ad una chiara etichettatura, che gli conceda la possibilità di scelta dei prodotti da consumare?

11. Se l'industria vuole soddisfare la necessità di cibo nel mondo, ovvero "risolvere il problema della fame", per quale ragione ha brevettato la tecnologia Terminator, che rende le piante sterili alla seconda risemina, danneggiando gravemente gli agricoltori dei Paesi poveri?

12. Se gli Organismi Geneticamente Modificati causano danni alla salute o all'ambiente, chi pagherà i costi di questi danni? La mancanza di una chiara etichettatura rende impossibile risalire ai responsabili e la mancanza di studi scientifici adeguati rende impossibile fare una previsione sull'entità del danno (ragione per cui nessuna compagnia di assicurazioni ha mai accettato di firmare una polizza)!

13. In materia di xenotrapianti, come si può evitare che eventuali virus latenti, non identificabili perché sconosciuti, vengano trasmessi dall'animale "donatore" nell'organismo del "trapiantato" con il rischio di scatenare, attraverso quest'ultimo, una nuova imprevedibile epidemia (come quella dell'AIDS) causata dall'adattamento (molto aiutato dagli immunosoppressori impiegati) di uno di questi virus alla specie umana?

14. Sempre in materia di xenotrapianti, come si può accettare (o evitare) che il trapiantato divenga quella che i suoi chirurghi chiamano un "chimera umana", le cui cellule, in tutto l'organismo, sono mescolate con quelle dell'animale "donatore"?

15. Se è consentito creare animali transgenici ai fini della ricerca in modo tale che la loro sofferenza o menomazione fisica siano proporzionali ai risultati ed all'utilità medica per l'uomo, con quali criteri potranno essere valutate la sofferenza e la menomazione fisiche degli animali?

16. Nel caso di animali "umanizzati" per la ricerca scientifica o per la donazione d'organi con l'introduzione di alcuni geni umani, quale numero massimo di geni si ritiene lecito inserire nell'animale (è facile immaginare che la tendenza sia verso una "umanizzazione" sempre maggiore per rendere il modello animale sempre più simile all'uomo o l'organo da trapiantare sempre meno soggetto al rigetto) in base ad un normale concetto di rispetto del corpo umano ed in base anche al recente voto dell'Assemblea Generale dell'ONU ?

17. L'Assemblea Generale dell'ONU avendo fatta sua , il 10/12/98, la Dichiarazione sul Genoma Umano dell'Unesco (11/97) per cui il Genoma Umano è patrimonio dell'Umanità e non può essere oggetto di attività commerciali, come si può conciliare questo importante accordo internazionale con una legge che consente i brevetti sulle parti del corpo umano, privatizzandole ed equiparandole ad una merce?

18. Come si può brevettare, dunque equiparare ad una invenzione, quella che è la scoperta di un elemento esistente in natura, di una parte o di un tutto di un essere vivente, che costituisce un elemento del patrimonio genetico tramandato da sempre su questo pianeta?

Se anche (ma questo non è il caso dei brevetti sui geni o sulle parti del corpo umano) vi è l'introduzione di una modifica da parte dell'uomo, questo non consente a quest'ultimo di dichiararsi "l'inventore". Come ha detto il giudice Marc Nadon, della Corte Federale Canadese nel rifiutare il brevetto all'oncotopo, "hanno introdotto una modifica nel topo, non hanno mica inventato il topo! Un animale non è 'materia prima' per invenzioni."

19. QUI PRODEST? Visto che gli aumenti di produzione, anche quando presenti, sono minimi e che i rischi sono così alti, a chi gioveranno gli OGM se non agli azionisti delle industrie biotecnologiche?

20. Se la diffusione di OGM dovesse rivelarsi un terribile errore, come si potrà ripulire il pianeta?

 

 

TRADUZIONI RASSEGNE STAMPA RICEVUTE DA GENET
Torna all'inizio Pagina

16/7/99
Le industrie giapponesi vedono l'opportunità di commerciare cibo non GM

Il Giappone è uno dei maggiori importatori di prodotti GM (dagli US) nel mondo. Poiché il Governo giapponese si sta orientando verso una etichettatura, le industrie vedono una possibile fonte di guadagno nel cibo non GM. La Marubeni Corp. intende fornire in particolare soia non GM alle industrie alimentari, preannunciando un sistema di segregazione rigidissimo.

16/7/99
Risultati di uno studio sulla produzione di colture di soia RR (Roundup Ready)

La conversione delle colture di soia in soia RR è stata la più rapida conversione mai avvenuta in agricoltura negli US ed oggi più della metà della soia è resistente al glifosato della Monsanto. Il lavoro per gli agricoltori nel combattere le erbacce è molto semplificato. Ma l'aumento di produzione rispetto alla soia tradizionale non si è verificato. Uno studio fatto su ben 8.200 colture sperimentali ha rivelato che la produzione è invece del 10% inferiore...

Inoltre la soia RR richiede un uso di erbicida che va dalle 2 alle 5 volte l'uso per le colture tradizionali. Questo uso è aumentato per una chiara reazione nelle erbacce che hanno manifestato maggiore resistenza al glifosato.

16/7/99
La Monsanto ha perso di nuovo in Brasile

Il presidente della Corte federale di Brasilia ha detto NO alla ripetuta richiesta della Monsanto di seminare la soia RR in Brasile prima che vengano pubblicati i risultati dello studio di impatto ambientale richiesto dal Governo. La Monsanto non potrà vendere i suoi semi di soia RR prima della prossima stagione di semina.

19/7/99
Decisione del Giappone di etichettare i cibi transgenici porta scompiglio

"Dovremo ritornare ai prodotti non GM se vogliamo sopravvivere in questa industria dice il rappresentante di un'industria di trasformazione della soia giapponese". Ma la soia naturale deve essere importata attraverso canali speciali, a costi maggiorati. Inoltre va detto che le analisi non riescono sempre ad individuare gli ingredienti transgenici. La soia gm contenuta nel tofu, fagioli lessati, e popcorn può essere individuata, ma quella contenuta nel natto, miso e nei prodotti essiccati non facilmente. Impossibile da individuare nella salsa di soia, nell'olio da cucina, sciroppi, ecc.

19/7/99
Divieto di importazione e commercializzazione di prodotti GM richiesto dal Consiglio Nazionale di Protezione dei Consumatori della Malesia

19/7/99
Le biotecnologie possono ancora essere eliminate dall'agricoltura mondiale

Patrick Holden, direttore di "Soil Association", che promuove l'agricoltura biologica in Inghilterra, sostiene, nell'elencare i danni che le biotecnologie possono recare agli ecosistemi, alla salute ed alla biodiversità, che si è ancora in tempo per ritornare ad un'agricoltura senza gm. "La protesta degli europei ha reso consapevole l'opinione pubblica americana, che entro un anno si ribellerà alle biotecnologie." Holden dice che l'ambiente è stato trattato come un laboratorio a cielo aperto. Ha detto che, nell'accettare, per l'etichettatura, il concetto di un "minimo livello di ogm", il Governo inglese riconosce che l'inquinamento è inevitabile

19/7/99
85 scienziati di tutto il mondo, sottoscrivono una dichiarazione in cui si appellano affinchè tutti i Governi si attivino per

- Imporre una moratoria immediata ad ogni nuova diffusione di ogm nell'ambiente per almeno 5 anni.

- Vietare i brevetti su organismi viventi e parti di essi

- Dare l'avvio ad un approfondito studio sul futuro dell'agricoltura e la sicurezza alimentare.

Brevetti sugli ogm

L'articolo del TRIPS deve adesso essere rivisto al WTO. E' la buona occasione per escludere i brevetti biotecnologici dal TRIPS.

Tutti i brevetti biotecnologici dovrebbero essere esclusi dal TRIPS per le seguenti ragioni essi comportano tutti dei processi biologici che non sono sotto controllo diretto dello scienziato; non si tratta di invenzioni ma di prelievi dalle forme di vita. Le tecnologie "a casaccio" associate con molte delle invenzioni sono rischiose per la salute e per la biodiversità. Non vi è base scientifica per sostenere la brevettabilità di geni e genomi che sono al massimo delle scoperte. Molti brevetti sono contrari all'etica e distruggono la vita, contravvengono ai più basilari diritti umani, creano inutile sofferenza negli animali o sono contrari al'ordine ed alla morale pubblici. Molti brevetti comportano la biopirateria nei confronti delle comunità locali.

Pericoli

1. Il polline delle colture transgeniche uccide la larva della farfalla monarca (è una prima avvisaglia)

2. Uno studio scientifico sul riso transgenico ha messo in evidenza l'instabilità del DNA manipolato e la possibilità che esso dia luogo alla creazione di nuovi virus.

3. Un nuovo studio su 8.200 siti sperimentali di colture transgeniche presso varie università rivela che la soia RR ha un rendimento inferiore a quella tradizionale (dal 6,7 al 10%) e che l'uso di Roundup è da 2 a 5 volte maggiore.

4. Uno studio svedese indica i legami del Roundup con il linfoma non-Hodgkins e mostra la necessità di ulteriori studi sul glifosato.

5. Un nuovo studio indica che le piante transgeniche sono soggette ad instabilità transgenica

6. Si è visto che 2.500 copie del gene di resistenza alla keniamicina possono trasformare un batterio, di conseguenza una singola pianta con 2.5 trilioni di cellule può trasformare un miliardo di batteri.

7. I geni marcatori di resistenza agli antibiotici possono diffondersi dagli ogm ai batteri ed anche tra i batteri, inclusi quelli associati alle malattie infettive. Inoltre l'impiego di antibiotici diffonderà ulteriormente la resistenza ad essi.

8. I geni patogeni che possono invadere le cellule agiranno come vettori per trasferire i geni nelle cellule mammarie.

Seguono le firme con le qualifiche degli 85 scienziati.

19/7/99
E' uscita una pubblicazione recente delle Chiese protestanti tedesche, sugli aspetti etici dell'ingegneria genetica. Può essere ordinata.

20/7/99
Gli alberi OGM non fioriscono e portano una primavera silenziosa.

Nel futuro, le foreste potrebbero assicurare una primavera silenziosa grazie agli alberi "Terminator". Secondo i piani della Monsanto e dell'Agenzia di Ricerca Forestale della Nuova Zelanda, questi alberi cresceranno più veloci, ma saranno privi di vita animale. Queste piante transgeniche saranno progettate per secernere nelle foglie sostanze chimiche tossiche atte ad uccidere i bruchi e tutti gli insetti che mangiano le foglie ed anche per resistere agli erbicidi, in modo che il sottobosco possa essere tenuto facilmente pulito. Gli scienziati riconoscono la necessità che questi alberi siano sterili per non trasmettere le loro caratteristiche alle piante circostanti, ma ciò non impedisce che gli ambientalisti temano una seconda "primavera silenziosa". Intanto David Duncan, della Monsanto dichiara che "l'aumento della produttività di queste foreste contribuirà a soddisfare le esigenze mondiali di legno senza gravare sulle foreste naturali."

20/7/99
Esportazione clandestina di massa di piante del Kenia

Almeno 18.000 specie di piante rare sono state esportate dal Kenia, clandestinamente a partire da 1987, secondo Mrs. Thitai del Gruppo di Lavoro di Esperti sulle Risorse Genetiche. Questa predazione è stata facile fuori dalle aree protette, ma adesso deve terminare. Questo esodo di piante, dice Thitai, è iniziato nel 1964 ed è stato facilitato dall'ignoranza di quanto siano importanti le risorse genetiche. Non è stato rispettato l'obbligo di lasciare un campione delle specie prelevate presso un'istituto di ricerca locale. E' stato detto che le comunità locali devono essere ricompensate ogni volta che le risorse sotto la loro giurisdizione vengono utilizzate per la ricerca o per usi commerciali. Si è detto anche che i paesi africani devono unirsi nel difendersi da questo sfruttamento e devono sviluppare legislazioni adeguate.

26/7/99
E riguardo gli abiti GM?
The Times (London), by Robin Young, 19 luglio 1999

La questione degli OGM non si ferma al cibo. Le coltivazioni di cotone transgenico si stanno espandendo in tutti gli USA, e presentano gli stessi rischi ambientali delle coltivazioni di piante alimentari. Il problema è che non esiste attualmente alcun test in grado di determinare se una fibra di cotone provenga da una pianta normale o transgenica; di conseguenza anche i molti supermercati che hanno eliminato dai loro scaffali i cibi transgenici non sono in grado di garantire la provenienza degli indumenti di cotone in vendita. Il cotone che arriva dagli USA è mescolato all'origine, e circa la metà è geneticamente modificato. Il problema è reso ancora più serio dal fatto che parecchi prodotti medicinali contengono ingredienti derivanti dal cotone.

26/7/99
L'India rifiuta l'importazione dell'ormone rBGH
PAN AP GE Campaign Update, 23 luglio 1999

Nei paesi industrializzati i consumatori sono già da tempo in allarme per l' rBGH, l'ormone artificiale bovino collegato all'aumento di cancri al seno e alla prostata, e l'Unione Europea si rifiuta di importare carne e latte di animali trattati. Il tentativo dell'industria biotecnologica di trovare nei paesi del terzo mondo un mercato per un prodotto pericoloso è fallito questa settimana, quando una coalizione di organizzazioni non governative indiane è riuscita ad impedire che ne venisse autorizzata l'importazione in India.

28/7/99
Gli US premono sul Giappone affinché rinunci all'etichettatura obbligatoria
Reuters, 27 luglio

Gli USA stanno facendo pressione sul Giappone affinché rinunci all'etichettatura obbligatoria dei cibi transgenici, che secondo Isi Siddiqui, assistente per il commercio del segretario USA all'agricoltura, sarebbe "fuorviante per i consumatori" e potrebbe avere come conseguenza "inconvenienti per il commercio e aumenti nel costo del cibo per i consumatori". Come membro del WTO il Giappone sarebbe obbligato, secondo Siddiqui, a conseguire l'obiettivo dell'informazione sugli OGM in un modo che non ne disturbi la commercializzazione.

2/8/99
Rapporto Cynamid sul Roundup Ready

Ulteriori dati sperimentali confermano che i semi di soia Roundup Ready della Monsanto sono lontani dal rappresentare una soluzione ottimale per gli agricoltori e possono in realtà causare perdite economiche ingenti.

Ciò che lascia perplessi è che l'esperimento in questione, condotto su larga scala in tutti gli USA, è stato commissionato dalla American Cyanamid, l'azienda leader negli USA nel settore degli erbicidi da soia (comunicato stampa del 24 marzo 1999). Gli organi ufficiali a cui spetterebbe condurre questi accertamenti continuano evidentemente a latitare lasciando l'iniziativa completamente nelle mani dei privati; ma quando la Monsanto e le altre industrie biotecnologiche avranno completato la loro politica di consolidamento e fusioni legando a sé tutte le aziende concorrenti (la Cyanamid e la Monsanto ad esempio hanno recentemente concluso un accordo per la fornitura di glifosati, comunicato stampa del 29 luglio 1999), a chi potranno rivolgersi agricoltori e consumatori per sapere la verità sugli OGM?

2/8/99
Giappone, OGM non autorizzati trovati nelle merendine
Japan Economic Newswire, 28 luglio 1999

Un'associazione giapponese di consumatori ha identificato OGM non autorizzati in Giappone in diverse merendine comunemente in vendita. Il governo giapponese ha pubblicato una lista di alimenti transgenici autorizzati, ma sul territorio giapponese non esistono laboratori in grado di condurre test sugli alimenti transgenici; la stessa associazione ha dovuto servirsi per le analisi di una ditta statunitense. Evidentemente una legislazione anche molto restrittiva sugli OGM ha poco valore se non è sostenuta da una massiccia campagna di verifiche, che però sono tecnicamente difficili ed economicamente dispendiose. Il problema di come verranno distribuiti gli altissimi costi che ne conseguiranno e di quale sarà il loro effetto sui prezzi al consumo resta aperto.

3/8/99
La Biopirateria aumenta
Fonte The Hindu, India, by Vandana Shiva, 28 luglio 1999
http//www.hinduonline.com/today/stories/05281349.htm

La lista di risorse naturali tradizionalmente in uso presso altri popoli che vengono brevettate negli USA continua ad allungarsi. E' la volta del "karela", "dello jamun", e del brinjal, sostanze vegetali usate da sempre nella medicina indiana per combattere il diabete. Ma com'è possibile che negli ultimi anni negli USA sia stato possibile brevettare una varietà indigena di pepe, un albero che cresce da milioni di anni in tutta l'India e persino lo zenzero e il riso basmati? La risposta sta in una peculiarità della legislazione brevettuale americana. Per poter ottenere un brevetto un'invenzione deve essere nuova; ma la novità va definita in relazione ad un contesto. Ora, per la legge americana il contesto di conoscenze tradizionali in rapporto a cui un inventore deve dimostrare la novità della propria invenzione è esclusivamente quello degli USA, le tradizioni, gli usi, i prodotti di altri paesi non ancora brevettati negli USA, per quanto ovvi e diffusi nelle loro terre d'origine, possono essere liberamente brevettati. Questa norme piuttosto antiche, ancora vigenti, avevano lo scopo di incoraggiare l'importazione di prodotti e tecnologie in un paese ancora piuttosto arretrato; il problema è che oggi la legge brevettuale degli USA, grazie al TRIPS, ambisce a raggiungere un'estensione planetaria, e minaccia la sopravvivenza culturale ed economica degli altri paesi. L'unica speranza di arrivare a formulare una normativa più equa sta in una ferma opposizione al TRIPS e in proposte di regolamenti alternativi che tutelino il patrimonio comune delle conoscenze tradizionali.

Le organizzazioni che desiderano aderire al movimento mondiale di opposizione al TRIPS possono firmare la petizione elettronica che si trova a http//antenna.nl/aseed/trade/index.html

3/8/99
La Rewe, catena di supermercati tedesca, bandisce OGM
Fonte Agence France Presse, 30 luglio 1999

La seconda catena di supermercati più importante della Germania, Rewe, ha dichiarato che non userà ingredienti provenienti da OGM nei propri prodotti. Nelle scorse settimane anche altre catene, come Tengelmann, Famila, Soest e Tegut avevano già garantito che i loro prodotti erano liberi da OGM e avevano promesso di etichettare chiaramente le altre marche in vendita.

3/8/99
La Gerber non userà più prodotti GM
Fonte American Press, 30 luglio 1999

La Gerber, la più importante ditte produttrice di alimenti per l'infanzia negli USA, ha dichiarato che non userà più prodotti derivati da OGM. Già altre importanti industrie americane del settore, come la H.J. Heinz e la Poway, avevano preso questa decisione, ma ciò che rende interessante la notizia è che la Gerber è di proprietà della Novartis, una delle più importanti multinazionali biotecnologiche, strenua sostenitrice dell'innocuità dei cibi transgenici.

5/8/99
La Chiesa d'Inghilterra ha rifiutato le coltivazioni GM sui propri terreni
Fonte Independent, UK, by Paul Waugh, 4 agosto 1999

La Chiesa d'Inghilterra, che possiede vaste estensioni di terreno agricolo in tutta la Gran Bretagna, ha rifiutato al Governo inglese il permesso di usare la sua terra per seminare OGM. Questa decisione, che conferma e sottolinea la posizione fermamente contraria dell'opinione pubblica britannica sulla questione degli OGM, ha messo in forte imbarazzo il governo, che continua a cercare di sostenere l'Industria biotecnologica.

6/8/99
Il Ministero dell'Agricoltura Canadese vuole obbligare tutti i paesi ad accettare il cibo OGM
Fonte Globe and Mail, Canada, by Heather Scoffield, 5 agosto 1999

Il ministro dell'agricoltura canadese ha in programma di battersi per l'approvazione di normative internazionali che costringerebbero tutti i paesi ad accettare gli OGM, anche se i loro consumatori non vogliono saperne. L'onere della prova verrebbe spostato dai produttori, che secondo il principio di precauzione hanno il dovere di dimostrare che i loro prodotti sono sicuri, ai governi e ai consumatori, che si troverebbero costretti a provare che i cibi transgenici sono pericolosi. Non è chiaro quali esperimenti dovrebbero dimostrare l'assenza di danni ambientali o di rischi epidemiologici a lungo termine come quelli indotti dalla resistenza agli antibiotici; vale comunque la pena di notare che il principio di precauzione è considerato universalmente valido nella legislazione internazionale, e che la sola eccezione sono gli OGM, la cui commercializzazione viene approvata sulla base delle affermazioni delle ditte produttrici. Paradossalmente, gli stessi consumatori canadesi sono sempre più diffidenti nei confronti degli OGM, e il loro sostegno da parte del governo è oggetto di aspre critiche, soprattutto a causa dell'ingente quantità di fondi pubblici investiti nelle industrie biotecnologiche.

6/8/99
La National Farmers Union Canadese preme affinchè le industrie vengano rese responsabili per i danni da inquinamento genetico

Fonte Nature Biotechnology Vol. 17, by Brian Hoyle, agosto 1999

Cinque anni dopo l'introduzione dei semi OGM nell'agricoltura canadese la National Farmers Union sta facendo pressioni sul governo perché le industrie vengano rese responsabili per i danni da inquinamento genetico, che hanno colpito gli agricoltori e l'economia. I pollini delle colture modificate viaggiano per chilometri e si ibridano con le piante tradizionali contaminandole. Di conseguenza i prodotti canadesi non vengono più accettati dai paesi in cui gli OGM non sono legali o non incontrano le preferenze dei consumatori, con gravi perdite per i produttori.

6/8/99
La Monsanto si trova in difficoltà finanziarie
Fonte New York Times, USA, by David Barboza, 5 agosto 1999

Malgrado le affermazioni trionfalistiche sui meriti dei cibi geneticamente modificati, la Monsanto si trova in serie difficoltà finanziarie, i suoi debiti ammontano al 60% del capitale (due volte quelli delle industrie del settore) e i prezzi delle azioni non accennano a salire. L'azienda sta considerando una fusione con la DuPont, un altro gigante del settore agrochimico, ma questo non risolverebbe affatto i problemi di immagine legati al fatto che l'opinione pubblica, anche negli USA, sta diventando sempre più scettica riguardo ai prodotti geneticamente modificati. Due dei più grandi avvocati antitrust americani, Michael Hausfeld e David Boies (a cui è affidato il caso Microsoft) affermano di star seriamente considerando un processo contro la Monsanto ed altre industrie biotecnologiche, colpevoli di limitare la scelta di agricoltori e dei consumatori e di introdurre i loro prodotti nel mercato senza rispettare le regole della competizione commerciale.

9/8/99
Rapporto sulla situazione delle coltivazioni e sul cibo GM in Cile
Fonte Programa Chile Sustentable, by Maria Isabel Manzur, chilesus@rdc.cl, 5 agosto 1999

Un recente rapporto governativo ha rivelato che il governo cileno ha autorizzato la coltivazione di OGM fin dal 1992. Non si sa dove precisamente si trovino le piantagioni, la cui estensione sta aumentando di anno in anno (attualmente circa 30mila ettari); il territorio cileno viene utilizzato dalle industrie sementiere per la riproduzione di semi, a causa della differenza stagionale con il Nord, che permette di ottenere raccolti d'inverno. Alle colture transgeniche in Cile non sono applicate misure di sicurezza; questo rappresenta un rischio gravissimo per la grande ricchezza biologica del paese, che potrebbe essere contaminata dagli OGM.

10/8/99
Friends of the Earth UK informa 200 direttori di industrie biotech che saranno personalmente responsabili dei danni da OGM
Fonte AgBiotechNet, July 99

L'associazione ambientalista britannica Friends of the Earth ha inviato a più di 200 dirigenti di industrie biotecnologiche una lettera per informarli che essi potranno essere considerati personalmente responsabili dei danni che i prodotti transgenici potranno causare all'ambiente e alla salute umana. Il governo britannico ha chiesto alla Commissione Europea di mettere a punto normative che regolino l'attribuzione di responsabilità nel campo dei prodotti transgenici; tuttavia al momento non vi sono nell'Unione Europea né nel mondo regole certe che permettano di dirimere queste controversie, che potrebbero rivelarsi molto gravi se la resistenza agli erbicidi venisse trasmessa da una pianta transgenica alle erbacce dello stesso campo.L'estensione dei danni sarebbe completamente imprevedibile e potrebbe essere di grossa entità.

10/8/99
AstraZeneca vuole disfarsi della divisione agricoltura dove è concentrata la produzione di OGM
Fonte Guardian, UK, by Roger Cowe, 4 agosto 1999

L'AstraZeneca, il gruppo industriale svedese formatosi con una fusione all'inizio di quest'anno, ha fatto sapere che intende concentrarsi sul settore farmaceutico disfacendosi della divisione agricoltura, dov'è concentrata la produzione di OGM. "Continuiamo a credere che le biotecnologie offrano grandi vantaggi ai consumatori, ai commercianti e agli agricoltori, ma è probabile che essi non vengano apprezzati prima di una decina di anni" ha dichiarato Michael Pragnell, un dirigente dell'industria.

10/8/99
I diabetici non vengono informati sui rischi dell'insulina GM
Fonte The Guardian, UK, by Paul Brown, 9 marzo 1999

In Gran Bretagna, circa 15 mila diabetici che assumono insulina geneticamente modificata invece della tradizionale insulina animale soffrono di convulsioni, perdita di memoria, cambiamenti della personalità e incapacità a concentrarsi; parecchi sono entrati in coma ipoglicemico anche più volte alla settimana, hanno avuto incidenti gravi sotto l'effetto del farmaco o sono stati salvati all'ultimo momento. Le prove sono contenute in un rapporto completato nel 1993 per conto della British Diabetics Association, l'associazione che dovrebbe tutelare la salute e gli interessi dei diabetici, ma mai pubblicato. Il rapporto era stato commissionato a seguito di parecchie migliaia di lettere di pazienti che descrivevano i danni conseguenti all'assunzione di insulina geneticamente modificata. Nel 99% dei casi questi problemi si sono mostrati reversibili, e sono scomparsi quando i pazienti sono tornati ad assumere insulina animale. Adesso i pazienti e i medici che li curano accusano l'associazione di aver tenuto nascosto dati e fatti essenziali alla tutela della salute e della sicurezza dei diabetici.

11/8/99
Organizzazioni ambientaliste USA si appellano per limitare le coltivazioni di grano transgenico
Fonte Union of Concerned Scientists, USA

Per la prima volta nella storia del dibattito sulle biotecnologie negli USA, un gruppo di organizzazioni ambientaliste americane composto da Union of Concerned Scientists, National Wildlife Federation, Sierra Club, Natural Resources Defense Council, Arizona-Sonora Desert Museum, and Defenders of Wildlife hanno rivolto un appello alla Environmental Protection Agency chiedendo di limitare le coltivazioni di grano transgenico Bt. L'iniziativa è stata motivata da uno studio dell'Università di Cornell che ha accertato che le coltivazioni Bt non si limitano ad uccidere gli insetti nocivi, ma minacciano anche la sopravvivenza di insetti utili e protetti come le farfalle monarca; le tossine liberate dal grano Bt sono infatti attive non solo sulla piralide, il parassita da cui è necessario proteggere il grano, ma su tutti i lepidotteri, un ordine che comprende molti altri insetti, e possono inoltre accumularsi nel suolo, inquinandolo a lungo termine. E' inoltre paradossale che il grano transgenico Bt, pubblicizzato come una soluzione al problema dei pesticidi, si proponga di controllare un infestante, la piralide, la cui nocività nella stragrande maggioranza dei casi (più del 90%) non raggiunge livelli tali da richiedere l'applicazione di insetticidi; è poi preoccupante che anche dove l'uso di insetticidi si rende necessario, la coltivazione di grano Bt lo riduca solo nel 2,5 % dei campi. La coalizione ha infine messo in rilievo la necessità di valutare seriamente rischi ambientali di questo tipo, finora completamente trascurati dalle normative che regolano l'immissione di OGM nell'ambiente, ed ha chiesto all'EPA di non permettere la registrazione di altre varietà di grano Bt fino a che non sarà possibile garantire l'innocuità del prodotto per l'ambiente.

11/8/99
L'ordine dei medici portoghesi vede rischi per i cibi GM
Fonte Reuters, by David Brough, 9 agosto 1999

L'Ordine dei Medici del Portogallo afferma che le manipolazioni genetiche su piante ed animali possono causare danni all'ambiente e rischi per la salute umana.

11/8/99
Sainsbury incaricato di redigere nuove leggi per dare impulso alle biotecnologie
Fonte Sunday Telegraph, UK, by Joe Murphy, 8 agosto 1999

Lord Sainsbury, il multimiliardario britannico che, oltre ad essere ministro per la ricerca scientifica, ha investito miliardi nelle biotecnologie, è stato incaricato di redigere nuove leggi per dare impulso alle industrie biotecnologiche. Fino a poche settimane fa il governo britannico aveva sostenuto che a Lord Sainsbury non sarebbero stati affidati compiti riguardanti i prodotti geneticamente modificati. Nei mesi di aprile e maggio lord Sainsbury aveva visitato parecchie industrie biotecnologiche. L'opposizione e le organizzazioni non governative evidenziano il chiaro conflitto di interessi causato dal coinvolgimento personale del ministro nel settore dell'industria che dovrebbe avere il compito di regolare. Tra le modifiche proposte da Lord Sansbury alla legislazione attuale ci sono norme che impedirebbero alle autorità locali di interferire nello sviluppo delle industrie biotecnologiche.

11/8/99
Negli USA pressione per una etichettatura dei cibi GM
Fonte National Nutritional Foods Association, USA, 20 luglio 1999

Malgrado la FDA si ostini a considerare i cibi transgenici "sostanzialmente equivalenti" a quelli naturali, anche negli USA cresce la pressione dell'opinione pubblica in favore di una chiara etichettatura. La National Nutritional Foods Association (NNFA), che rappresenta gli interessi di grossisti e produttori di integratori alimentari, cibi naturali e altri prodotti, ha richiesto che i cibi transgenici vengano chiaramente etichettati dalla produzione alla vendita al dettaglio. Si è scoperto che, oltre a causare effetti dannosi non previsti ad insetti utili, le piante transgeniche possono anche avere un contenuto nutritivo molto diverso dalle loro corrispondenti naturali; ad esempio la soia transgenica contiene meno fitoestrogeni, che aiutano a prevenire il cancro.

11/8/99
Completamente inadeguato il progetto di etichettatura in Australia
Fonte German Press Agency, 8 agosto 1999

Associazioni di consumatori in Australia e Nuova Zelanda hanno respinto come "completamente inadeguato" il progetto di etichettatura di cibi transgenici proposto dalle autorità. La normativa prevede l'etichettatura per i soli cibi conservati, e stabilisce quantità di soglia molto alte di ingredienti transgenici per cui l'etichettatura non è obbligatoria. Ma i consumatori non vogliono valori di soglia ma informazioni certe sui prodotti che acquistano.

13/8/99
La contaminazione di semi in Svizzera rende urgente la questione della tolleranza
Fonte Nature Biotechnology, Volume 17, by Ingeborg Furst

In Maggio il Dipartimento svizzero per l'Agricoltura e il Land del Baden Wüttenberg (Germania) scoprirono che due varietà di semi non transgenici prodotti dalla Pioneer Hi-Bred, la Ulla e la Benicia, contenevano in realtà geni di una varietà modificata resistente al Bacillus Thuringiensis. La Pioneer aveva venduto alla Svizzera semi contaminati sufficienti a coltivare 400 ettari (circa lo 0,5% del totale delle coltivazioni di grano in Svizzera). Poiché la coltivazione dei semi contaminati non è autorizzata in entrambi i paesi le autorità hanno ordinato la distruzione dei semi e dei raccolti in questione. Ovviamente la maggior parte degli agricoltori si sono rifiutato di obbedire finché non saranno stati risarciti, e il governo e l'importatore (ma non la Pioneer) hanno stabilito di compensarli con 700 franchi svizzeri per ettaro. Il problema è che la Pioneer e l'intera industria sementiera non sono tuttavia in grado di garantire l'assenza di contaminazione genetica nelle varietà di semi tradizionali che mettono in vendita. Il governo svizzero ha implicitamente accettato questo fatto ponendo un limite massimo di tolleranza dell'1% per la contaminazione genetica nel cibo, ma non ha preso provvedimenti analoghi per i semi.

15/8/99
Troppo poche garanzie sulla sicurezza dei cibi GM
Fonte Financial Post (Canada), 29 luglio 1999

Una vasta coalizione di gruppi ambientalisti e per la difesa dei consumatori stanno facendo causa alla FDA per costringerla finalmente ad intraprendere un programma di test sulla sicurezza dei cibi transgenici. La fiducia del pubblico nella sicurezza di questi prodotti è enormemente calata da quando si è saputo che la valutazione del rischio da parte degli organi pubblici competenti era basata esclusivamente su dati forniti dalla industrie produttrici, e che nessun esperimento di controllo era mai stato condotto da ricercatori indipendenti. Il processo normale per cui i risultati della ricerca scientifica vengono pubblicati in riviste accessibili a tutti è stato completamente sconvolto nel caso dei cibi transgenici. Le informazioni sugli esperimenti che dovrebbero garantirne la sicurezza sono accessibili solo con il permesso della ditta produttrice, che può scegliere di non concederlo senza dover fornire spiegazioni. Resta piuttosto incomprensibile come mai le procedure scientifiche valide in tutto il mondo per tutti i nuovi prodotti, dai cosmetici agli additivi alimentari, siano state sospese proprio soltanto per gli organismi geneticamente modificati. Ad oggi non esiste nessuna prova scientificamente attendibile che gli OMG siano sicuri per l'alimentazione umana.

18/8/99
Posizione sulle biotecnologie del California Council of Organic Farmers
Fonte California Council of Organic Farmers (CCOF) Appendix I (2nd edition) of CCOF's submission to USDA, 6 luglio1998

L'USDA (dipartimento dell'agricoltura degli USA) con la pubblicazione del National Organic Program Proposed Rule, un documento di indirizzo rivolto ai coltivatori biologici, ha affermato la piena compatibilità tra OGM e produzione biologica. Questo ha provocato la reazione violentemente indignata del California Council of Organic Farmers che il 16 maggio del 1998 ha approvato una risoluzione con cui non solo ripudia decisamente l'uso di qualsiasi OMG nella produzione biologica ma si oppone alla diffusione di OMG nell'ambiente e alla loro commercializzazione e insiste per l'etichettatura di tutti i prodotti in qualsiasi modo derivanti da OMG. Ma i pericoli rappresentati dagli OGM per l'agricoltura biologica e in genere per un'alimentazione sana non sono limitati ai tentativi fraudolenti degli organismi governativi americani di farli passare per prodotti organici. Con l'immissione incontrollabile e incontrollata di OGM nell'ambiente, dai batteri ai virus alle piante con i loro pollini ai pesci e ai maiali l'inquinamento genetico pervaderà l'aria, il suolo e le acque; in un pianeta completamente contaminato dove potrà continuare ad esistere l'agricoltura biologica? Gli organismi nazionali e internazionali che in teoria avrebbero il compito di vegliare sulla sicurezza dei consumatori sono anch'essi vittima di un'analoga contaminazione e risultano pesantemente infiltrati da rappresentanti delle multinazionali che dovrebbero controllare. Lo stesso USDA ha sviluppato la tecnologia Terminator, che rende sterili i semi costringendo gli agricoltori a riacquistarli ogni anno, e l'ha brevettata cedendo poi la licenza alla Delta Pine and Land; le ricerche sui semi Terminator erano state finanziate con denaro pubblico, ma i profitti sulla tecnologia andranno a un'industria privata. Come è possibile credere che l'USDA sia al di sopra delle parti e tuteli effettivamente gli interessi degli agricoltori? Ci sono prove del fatto che la FDA disponeva di dati sufficienti a prevedere i rischi per la salute umana (cancro alla prostata e al seno) collegati all'uso dell'ormone della crescita bovino (rBGH/rBST), ma alla richiesta di concedere al pubblico l'accesso a questi dati la FDA ha risposto che si trattava di informazioni di cui era proprietaria la Monsanto. Il principio di precauzione, che dovrebbe regolare l'operato degli organismi governativi preposti alla tutela dell'ambiente, viene sistematicamente disatteso; la funzione di controllo che dovrebbe essere esercitata dallo stato è ormai affidata esclusivamente alle organizzazioni non governative, che però non dispongono delle risorse tecniche e finanziarie necessarie ad espletarla in maniera sistematica ed adeguata.

18/8/99
La Monsanto lascia l'India
Fonte Research Foundation for Science, Technology and Ecology
by Vandana Shiva, vshiva@giasdl01.vsnl.net.in, 14 agosto 1999

Dal 9 agosto al 15 agosto in tutta l'India si è celebrata la Settimana della Libertà, Se il 15 agosto è l'anniversario dell'indipendenza indiana, dall'anno scorso il 9 agosto è il Quit India Day, il giorno in cui organizzazioni non governative, gruppi ambientalisti e femminili e semplici contadini invitano le multinazionali agroalimentari, in primo luogo la Monsanto, e il WTO, promotore delle normative internazionali sui brevetti sulla vita, ad andarsene dal subcontinente. Tra le azioni più recenti intraprese dalla Monsanto contro gli agricoltori indiani vi sono la produzione locale dei semi Terminator, al fine di aggirare la proibizione legale di importarli e la monopolizzazione delle colture tradizionali indiane attraverso le manipolazioni genetiche e i brevetti. La Settimana della Libertà rivendica libertà fondamentali come il diritto al cibo, quello a conservare i semi, minacciato dalla tecnologia Terminator della Monsanto, il diritto a proteggere la biodiversità e le conoscenze tradizionali, calpestate dalla biopirateria e dal regime occidentale dei brevetti.

18/8/99
La canola australiana non potrà più a lungo dichiararsi "GE free"
Fonte comunicato stampa dell'Organic Federation of Australia, 12 agosto 1999

La federazione australiana degli agricoltori organici ha rivelato che quello che il governo aveva presentato come una coltivazione sperimentale di OGM è in realtà un'immissione nell'ambiente su larga scala di migliaia di ettari di canola geneticamente modificata; la distanza di sicurezza prevista per legge, 400 metri, è del tutto insufficiente a preservare le coltivazioni circostanti, dal momento che i pollini possono viaggiare per chilometri. Potenzialmente tutte le coltivazioni australiane potrebbero essere contaminate.

L'informazione mette seriamente in pericolo il futuro delle esportazioni; l'Australia era infatti riuscita a conquistarsi i mercati europeo e giapponese proponendo loro prodotti liberi da contaminazioni genetiche. La federazione ha chiesto al governo di rendere note l'ubicazione di tutte le coltivazioni di OGM e di stabilire un sistema di compensazioni per i danni economici e ambientali finanziato dai soggetti economici che traggono a qualunque titolo profitto dalla produzione di OGM.

Una coalizione di ONG australiane e neozelandesi, comprendente agricoltori biologici, associazioni di consumatori, gruppi ambientalisti tra cui Greenpeace e gruppi per la tutela della salute hanno chiesto una moratoria minima di cinque anni sulla coltivazione e l'importazione di cibi contenenti OGM. Si stima che sul mercato australiano siano al momento presenti circo 500 prodotti del genere, ma in assenza di una specifica etichettatura non è possibile avere informazioni certe. Questa richiesta fa seguito all'appello dell'Ordine dei Medici australiano per l'etichettatura di tutti i cibi contenenti OMG, il cui potenziale di rischio per l'ambiente e la salute umana è tuttora ignoto.

19/8/99
§Il Codex Alimentarius ha votato a favore della moratoria sul latte rBGH. Gli US costretti ad abbandonare il progetto di ricorso contro di essa.
Fonte PR Newswire, 18 agosto 1999

La commissione del Codex Alimentarius, l'agenzia dell'ONU sulla sicurezza alimentare che rappresenta 101 paesi di tutto il mondo, ha deliberato all'unanimità in favore della moratoria imposta dall'UE nel 1993 sul latte rBGH della Monsanto. Questa deliberazione, che non è stata riportata dalla stampa statunitense, rappresenta un colpo decisivo alle politiche commerciali degli USA, troppo spesso influenzate dagli interessi di multinazionali come la Monsanto; gli USA saranno tra l'altro costretti ad abbandonare il progetto di presentare ricorso contro la moratoria UE di fronte al WTO. La decisione del Codex è tanto più sorprendente in quanto ancora l'ultimo rapporto della commissione congiunta sugli additivi alimentari della FAO e dell'OMS (JECFA) nel settembre 1998 aveva dichiarato perfettamente sicuro il latte rBGH, malgrado da circa dieci anni esistano pubblicazioni scientifiche che ne dimostrano la correlazione con il cancro al seno e alla prostata.

GENET-mail out 8/1999
LA CONVENZIONE SULLA BIODIVERSITA' EVITA DI PRENDERE POSIZIONE SUI SEMI TERMINATOR. IL CONSIGLIO PER LA PROTEZIONE DEI CONSUMATORI DELLA MALESIA HA RICHIESTO LA PROIBIZIONE DELLA IMPORTAZIONE DEI SEMI TERMINATOR.

La Convenzione sulla Biodiversità ha deluso le aspettative delle ONG e dei paesi del terzo mondo evitando di prendere una posizione ferma sui semi Terminator. Gli USA, che comunque non aderiscono alla convenzione, hanno minacciato di sanzioni economiche i paesi che si rifiutano di autorizzare la tecnologia Terminator. L'anno prossimo il mercato globale delle sementi sarà dunque dominato da sei o sette aziende che detengono tutte brevetti per varie tecnologie Terminator.

Anche nei paesi del terzo mondo, dove tradizionalmente vengono incanalate le tecnologie e i prodotti troppo pericolosi per i consumatori dei paesi industrializzati, cresce la sfiducia nei cibi transgenici. Il consiglio nazionale per la protezione dei consumatori della Malesia ha richiesto la proibizione dell'importazione e della vendita di cibi transgenici fino a quando la loro innocuità non sarà stata dimostrata da organismi indipendenti.

23/8/99
Gli OGM sono morti - Relazione della Deutsche Bank
Fonte Deutsche Bank (inviato dall' Institute for Agriculture and Trade Policy, USA), 21 agosto 1999

Gli OGM sono morti
Stiamo assistendo allo sviluppo di un mercato a due livelli in cui il mais e la soia geneticamente modificati vengono venduti a prezzi minori di quelli tradizionali. Pessime notizie per gli agricoltori.

Se un mercato a due livelli si affermerà assisteremo al crollo dei prezzi per i semi modificati ad alto valore aggiunto. Pessime notizie per le aziende.

Se i semi modificati diventano un danno anziché una spinta per la crescita assisteremo al crollo dei tassi di crescita e delle quotazioni.

Pessime notizie per gli azionisti.

Malgrado il fatto che la scienza e la logica che sostengono gli OGM siano molto forti, i loro oppositori li demonizzano. Quale produttore sarà disposto ad esporsi per difendere il mais modificato di fronte a un tale dibattito?

Stiamo riducendo la nostra quotazione delle azioni Pioneer Hi-Bred da Hold (conservare) a sell (vendere). E stiamo mettendo in questione le quotazioni delle altre industrie sementiere. E' un settore in cui ha senso investire oggi?

[...] Oggi il termine OGM è diventato un handicap. Prevediamo che gli OGM, un tempo considerati come leader della tendenza di sviluppo nel settore, saranno considerati dei paria. Abbiamo deciso di ridurre la valutazione delle azioni Pioneer Hi-Bred da Hold a Sell e riterremmo opportuno in genere raccomandare la vendita delle azioni del settore sementiero.

[...] Il messaggio è terrificante - a nostro parere gli OGM stanno diventando sempre più un handicap per gli agricoltori. E' possibile che si sviluppi un mercato granario a due livelli, in cui i prodotti OGM "migliorati" verranno venduti ad un prezzo minore rispetto a quelli tradizionali. In realtà questo si sta già verificando, dal momenti che le industrie alimentari europee sono disposte a spendere di più per prodotti non modificati.

[...] Chi è responsabile se del polline OGM corrompe un raccolto non modificato? [...] Immaginate i problemi legali che potrebbero nascere se gli OGM fossero considerati qualcosa di economicamente svantaggioso. Non aspettatevi che i produttori e grossisti di alimentari difendano a proprio danno gli OGM. [...] I prodotti alimentari modificati sono solo ingredienti. con costi e benefici. Gli OGM sono appena diventati troppo costosi.

25/8/1999
L'UE rifiuta di importare carne e latte di bovini trattati con rBGH

Il rifiuto dell'Unione Europea di importare dagli USA carne e latte di bovini trattati con rBGH ha provocato rappresaglie commerciali da parte del governo americano; tra queste vi è stata l'interruzione dell'importazione del formaggio Roqefort, un prodotto tipico della zona del Millau, in Francia. L'rBGH, l'ormone sintetico della crescita prodotto dalla Monsanto, è stato dimostrato responsabile di un aumento dei cancri alla prostata e al seno nei consumatori americani che ne facevano uso, ed è stato recentemente dichiarato dannoso dall'ONU. Diverse centinaia di agricoltori e allevatori appartenenti al sindacato europeo Confederation Paysanne hanno manifestato a più riprese nel Millau contro la decisione del governo americano; il 18 agosto la loro protesta è culminata in un'azione di smantellamento simbolico di un ristorante McDonald. A seguito di quest'azione cinque agricoltori sono stati arrestati; quattro di loro sono stati rilasciati dietro pagamento di una cauzione molto alta (64 mila Euro); uno (José Bové) è ancora in carcere. La durezza della reazione della polizia francese in risposta ad un'azione intesa a protestare contro misure economiche ingiuste prese da un altro paese a danno dell'economia nazionale è inspiegabile; sempre più i governi e i loro emissari a qualunque livello identificano la loro missione non con la tutela degli interessi dei cittadini ma con la difesa di un ordine globale spesso fondato sull'ingiustizia e sulla sistematica repressione di qualsiasi tentativo di informazione imparziale e di dibattito democratico sui temi centrali dell'economia, dei rapporti nord-sud e della tutela della salute e dell'ambiente. Potete inviare messaggi di solidarietà a Confederation Paysanne fax (33) 1 43 62 80 03

E-mail confpays@globenet.org

25/8/99
USA etichettatura per i prodotti NON contenenti GM?
Fonte St. Louis Post-Dispatch, Washington Bureau, USA Bill Lambrecht 22, agosto 1999

La rivista americana Consumer Report pubblicherà nel numero di questa settimana un elenco dei prodotti alimentari che contengono OGM.

Malgrado l'Unione Europea e il Giappone considerino ormai obbligatoria l'etichettatura degli OGM, gli USA si basano ancora sul "principio di sostanziale equivalenza" stabilito dalla FDA nel 1992 rifiutandosi così di etichettare i prodotti transgenici. Un deputato democratico, Dennis Kucinich, dell'Ohio, sta completando un disegno di legge che renderebbe obbligatoria l'etichettatura dei prodotti NON contenenti GM, in modo da lasciare libertà di scelta ai consumatori. Numerosissime ONG e gruppi per la difesa dei consumatori stanno cominciando a fare pressione sul Congresso per rendere obbligatoria l'etichettatura; finora la reazione delle industrie biotecnologiche è stata piuttosto deludente, si sono dichiarate disposte a considerare la possibilità dell'etichettatura su base puramente volontaria, ma hanno respinto la possibilità di regole ufficiali; questo è tanto più strano se si pensa che la maggior parte degli OGM negli USA sono coperti da brevetto, e che per tutti gli altri prodotti la legislazione in materia garantisce i diritti dell'inventore ma lo rende responsabile degli eventuali danni causati dal prodotto; senza etichettatura non è possibile risalire ai responsabili dei danni sulla salute umana causati dai prodotti transgenici. Non è chiaro inoltre su chi ricadrebbero i costi delle analisi che il sistema di produzione americano, che mescola intenzionalmente ingredienti tradizionali e modificati, renderebbe necessari per accertare la natura dei vari prodotti.

25/8/99
Gli agricoltori americani tornani sui loro passi
Reuters World Report, by Aya Takada , 23 agosto 1999

La pressione dei consumatori europei e giapponesi, che richiedono prodotti privi di OGM, sta portando gli agricoltori americani a ritornare sui loro passi. Oggi circa il 50 % della soia coltivata negli USA è geneticamente modificata, e la prassi statunitense di mescolare intenzionalmente all'origine prodotti tradizionali e modificati si tradurrà probabilmente in costi aggiuntivi per i consumatori che preferiranno cibi provi di OGM.

26/8/99
Industrie alimentari giapponesi girano gli US cercando soia non GM
Dow Jones, by Daniel Rosenberg, 22 luglio 1999

Un gruppo di rappresentanti di industrie alimentari giapponesi sta attraversando gli USA in cerca di soia non geneticamente modificata da importare in Giappone. Gli agricoltori americani che coltivano piante tradizionali si aspettano di veder crescere enormemente le loro esportazioni nei prossimi anni, soprattutto verso l'Unione Europea e il Giappone.

Agosto 1999
Cambia la legge sui brevetti
da "No Patents on life"

Cari amici,

I prossimi invii avranno il titolo "No control on life!" per allargare il tiro, ma questo ha ancora per argomento i brevetti.

Brevettabili piante ed animali - L'Ufficio Brevetti Europeo (EPO) cambia radicalmente il regolamento. Dal primo settembre 1999 piante e animali transgenici, come pure cellule e geni umani, sono diventati brevettabili in Europa. Questa decisione del Consiglio di Amministrazione dell'EPO, avvenuta il 16 giugno scorso, non solo è stata adottata in completa segretezza e senza il benestare delle autorità democratiche, ma si pone in netto contrasto con la Convenzione Europea sui Brevetti (EPC, la normativa che regola i brevetti in tutti i paesi europei) che prevede in maniera inequivocabile il divieto di brevettare piante e animali transgenici.

Antefatto

Secondo l'EPC, il requisiti più importante per la concessione di un brevetto è che si tratti di un'"invenzione" (e non semplicemente di una "scoperta"), che possa essere descritta senza omissioni in modo da poter essere riprodotta da una persona competente. Ma gli esseri viventi non possono essere "inventati", non possono essere descritti né ricostruiti, questa è la differenza meravigliosa e fondamentale tra un essere vivente e la materia morta. L'EPC contiene anche chiare eccezioni alla brevettabilità l'articolo 53b, ad esempio, afferma che "le varietà vegetali e animali" non possono essere brevettate.

Nel 1992 l'EPO ha concesso il primo brevetto su un animale vivente, il famoso oncotopo. Più di duecento organizzazioni non governative di tutta Europa, coordinate da No Patents on Life, presentarono ricorso contro questo brevetto. Oltre che su importanti argomenti di ordine etico e sociale, la nostra obiezione si fondava sul fatto che il brevetto riguardava tutti i "mammiferi non umani" transgenici (dagli oncocani alle oncogiraffe) allo scopo di aggirare la norma che impediva la brevettazione di specie animali. Il processo, che ebbe luogo nel 1995 e durò tre giorni, si concluse con uno stallo, ma dimostrò anche la quasi impossibilità, malgrado tutti gli inghippi legali, di ridefinire un animale in modo da farne un' "invenzione" brevettabile. Fino ad oggi manca una decisione su questo caso.

Nel 1997 la Commissione Tecnica dell'EPO diede un parere negativo su un brevetto vegetale della Novartis con motivazioni simili la concessione di simili brevetti dovrebbe essere considerata come la conclusione, a partire da una legge che proibisce la bigamia, che la poligamia è permessa... La decisione finale su questa questione cruciale da parte della Commissione Allargata (la somma autorità) dell'EPO dovrebbe essere presa all'inizio del 2000.

Nel frattempo il Consiglio Amministrativo dell'EPO ha attuato il suo colpo di mano ridefinendo l'EPC per mezzo di una revisione dei regolamenti operativi dell'EPC.

Due esempi

"Anche le invenzioni biotecnologiche saranno brevettabili se riguardano (b) piante ed animali se la praticabilità tecnica dell'invenzione non è limitata ad una particolare varietà animale e vegetale".

Questo vuol dire che le piante e gli animali transgenici saranno brevettabili senza alcun limite. Già oggi ogni richiesta di brevetto è formulata in modo da comprendere parecchie varietà. Ad esempio il brevetto sulla soia transgenica della Monsanto include anche "grano, riso, cotone, barbabietola, colza, lino, girasole, patata, tabacco, alfalfa, pioppo, ananas, mela e pompelmo" transgenici (comma 28 brevetto EP 546 090).

"Un elemento isolato del corpo umano (...) compresa la sequenza anche parziale di un gene può rappresentare un'invenzione brevettabile, anche se la struttura dell'elemento in questione è identica a quella di un elemento esistente in natura".

Questo vuol dire che il semplice fatto di aver isolato un gene umano concede all' "inventore" il controllo monopolistico esclusivo e tutti i diritti sull' "invenzione" brevettata.

Un cambiamento di tali proporzioni della legge europea sui brevetti avrebbe dovuto implicare almeno una revisione della stessa Convenzione (e non solo dei regolamenti operativi). Un tale cambiamento può essere attuato soltanto da una conferenza diplomatica che coinvolga tutti gli stati membri, e con voto unanime. Questo avrebbe implicato un dibattito pubblico e un processo decisionale democratico.

Invece, il Consiglio Amministrativo sembra star puntando ad una revisione dell'EPC per mezzo della revisione dei regolamenti operativi, in un circolo chiuso e al riparo dallo sguardo dell'opinione pubblica, con la scusa che si tratterebbe semplicemente di mettere in pratica definizioni già esistenti, che non implicano cambiamenti rilevanti. Se questa estromissione delle autorità democratiche sia legale resta ancora da vedere.

Gli argomenti del Consiglio Amministrativo si fondano sulla dibattuta Direttiva Europea sui brevetti adottata dal Parlamento Europeo nel 1998 (v. bollettino 59). Ma contro questa direttiva è stato presentato ricorso presso la Corte di Giustizia dell'UE da tre Stati l'Olanda, l'Italia e la Norvegia (v. bollettini 62 e 67). L'argomento principale del ricorso è che la direttiva è in contrasto con l'EPC, oltre che con la Convenzione di Rio sulla Biodiversità, e che contravviene anche ai principi della dignità umana in quanto prevede brevetti su elementi "isolati" del corpo umano. Restiamo in attesa della decisione della Corte di Giustizia dell'UE.

2/9/1999
La decisione dell'ADM di separare i prodotti transgenici manda un segnale di allarme all'agricoltura
Fonte: comunicato stampa dell'American Corn Growers Association, acga@acga.com

Archer Daniels Midland, una della più grandi catene di supermercati negli USA, ha avvertito i propri fornitori di grano che da ora in poi essi dovranno separare i prodotti transgenici da quelli normali.

Quest'iniziativa rappresenta un chiaro segnale per i produttori americani e sottolinea la profonda sfiducia dei consumatori nei prodotti transgenici.

L'ACGA (associazione del coltivatori di grano americani) ha affermato che proteggere l'integrità dei prodotti non transgenici è una priorità per i coltivatori ed ha incoraggiato i propri membri a considerare alternative agli OGM se le questioni sulla loro sicurezza continueranno a restare aperte. Gli agricoltori hanno il diritto di sapere che i semi che piantano primavera daranno origine a prodotti commerciabili al momento del raccolto in autunno. La crescente diffidenza nei confronti degli OGM in Europa, in Asia e negli USA porta a dubitare che seminare semi transgenici l'anno prossimo sia nell'interesse degli agricoltori statunitensi". L'ACGA ha inoltre incoraggiato i silos a pagare di più il grano non transgenico e i coltivatori a scrivere alle ditte sementiere per assicurarsi che l'anno prossimo siano disponibili semi non transgenici.

7/9/1999
Opinioni disparate sui semi transgenici nell'ambito del Mercosur

Fonte: International Press Service, Daniel Gatti and Gustavo Gonzalez

Le multinazionali biotecnologiche, impensierite dall'opposizione che gli OGM incontrano nei paesi industrializzati, stanno cercando di dirigere i loro sforzi verso i paesi in via di sviluppo; un ruolo cruciale in questa strategia di mercato è rivestito dagli Stati del Mercosur, il Mercato Comune dell'America Latina, Argentina, Brasile, Paraguay ed Uruguay. Questi quattro paesi stanno ricevendo forti pressioni per ristrutturare la loro economia attorno ai prodotti transgenici, presentati come fondamentali per lo sviluppo; al tempo stesso però le autorità governative e i consumatori stanno esprimendo sospetti sempre più decisi sulla sicurezza di questi prodotti. Un caso emblematico è quello del Brasile, dove il governo federale ha autorizzato la commercializzazione di diversi tipi di semi modificati mentre l'autorità giudiziaria ha proibito in tutto il paese la diffusione nell'ambiente di soia modificata e lo stato di Rio Grande del Sul, leader nella produzione agricola, ha bandito gli OGM da tutto il suo territorio.

In Paraguay una commissione sulla biosicurezza designata dal governo ha chiesto che i paese, che è tra i principali produttori di soia, venga dichiarato zona libera da OGM, mentre in Argentina una commissione analoga è stata criticata per la massiccia presenza di personaggi compromessi con le industrie.

7/9/1999
Nuovo allarme sugli OGM
Fonte: citazione da un comunicato del Natural Law Party del Wessex del 29 gennaio 1999

Il recente rapporto della commissione della Camera dei Lord sugli OGM è stato ampiamente criticato per le sue conclusioni irragionevolmente favorevoli. Due dei più importanti testimoni che sono comparsi davanti alla Commissione, il Professor Philip James e il Dr Andrew Chesson, entrambi del prestigioso Rowett Research Institute di Aberdeen (lo stesso dove lavorava Pusztai, che fu sospeso proprio da James) hanno fatto notare che gli scienziati incaricati di valutare i rischi connessi agli OGM spesso non riescono a tenere dietro, sia dal punto di vista tecnico che da quello amministrativo, alle esigenze della valutazione del rischio in questo campo, soprattutto a causa della pressione delle industrie, e che molte questioni sulla sicurezza non sono risolvibili con certezza.

7/9/1999
Nuovo allarme sugli OGM; sostanze pericolose entrano nella catena alimentare
Fonte: Daily Express, UK, by John Ingham

Un'autorità mondiale sulla sicurezza alimentare ha messo ulteriormente in dubbio la sicurezza degli OGM. Il Dr. Andrew Chesson, che l'anno scorso aveva avuto un ruolo centrale nello screditare le ricerche di Arpad Pusztai, suo collega al Rowett Institute, ha comunicato alla Royal Society of Chemistry che interferire con il patrimonio genetico delle piante può produrre nuove sostanze chimiche non individuabili con i normali controlli. Queste osservazioni gettano dubbi su tutti i controlli di sicurezza a cui sono attualmente sottoposti gli OGM; è evidente che nessun controllo tossicologico, per quanto coscienzioso, può trovare qualcosa che non ci si aspetta di poter trovare.

8/9/1999
La Itochu separerà i semi di soia non transgenici
Fonte: Reuters

La ditta giapponese Itochu Corp ha approntato una procedura che le permetterà di importare quest'anno 200 mila tonnellate di soia non modificata. Queste misure si sono rese necessarie per venire incontro alla massiccia domanda di prodotti garantiti non transgenici da parte dei produttori e dei consumatori giapponesi. Secondo la Itochu in Giappone i consumatori disposti ad usare soia transgenica, anche se a prezzo più conveniente, non sono più del 3-4% del totale.

8/9/99
La Jusco comincerà ad etichettare i prodotti transgenici
Fonte: Reuters

La Jusco Co Ltd, una grande catena di supermercati giapponesi, ha dichiarato che da questo mese diventerà la prima ditta giapponese ad etichettare chiaramente tutti i prodotti transgenici, in anticipo sulle normative nazionali, che prevedono l'etichettatura a partire dal 2001. La Jusco si è decisa a questo passo a causa delle pressioni dei consumatori, e prenderà l'iniziativa di etichettare anche i prodotti, come l'olio vegetale, per cui la legge non rende obbligatoria l'etichettatura.

15/9/99
E adesso brevettano il curry
Fonte: Inter Press Service

Due imprenditori giapponesi, Hirayama Makoto e Ohashi Sachiyo, hanno presentato domanda i brevetto per il curry, il condimento tradizionale più diffuso della cucina indiana. Questo è solo l'ultimo esempio di biopirateria diretta contro il subcontinente indiano che, per il suo ricchissimo ecosistema e la sua cultura millenaria possiede una vastissima tradizione di utilizzo di prodotti naturali che negli ultimi anni stanno attirando sempre più l'attenzione delle industrie biotecnologiche. Il Consiglio nazionale indiano per la ricerca scientifica e industriale è riuscito finora soltanto a far ritirare il brevetto sulla curcuma, ma restano operativi centinaia di brevetti sulle risorse naturali del subcontinente. L'India, come gli altri paesi in via di sviluppo, è del tutto impreparata a combattere legalmente contro le industrie, e non ha speranze di uscire vittoriosa da cause che implicano altissimi costi legali.

12/9/99
Etichette per gli OGM in Giappone
Fonte: NO! GMO Campaign, Consumers Union of Japan

Il comitato di consulenza sugli OGM del governo giapponese, dopo due anni di discussione, ha promulgato le linee guida per l'etichettatura dei prodotti transgenici che verranno ufficialmente annunciate nell'aprile del 2000 e diventeranno obbligatorie un anno dopo. Sia i prodotti alimentari "sostanzialmente equivalenti" secondo la definizione della FAO che quelli non "sostanzialmente equivalenti" dovranno essere etichettati; tuttavia l'etichetta non è obbligatoria per i prodotti in cui non sono presenti DNA e proteine, tra cui l'olio, la salsa di soia, gli sciroppi, la fecola di patate e le patate congelate e molti altri prodotti confezionati.

Le associazioni giapponesi dei consumatori hanno criticato aspramente questa distinzione facendo notare che circa il 90% dei prodotti transgenici sfuggirà all'etichettatura; inoltre la normativa prevede stranamente che solo gli "ingredienti principali" debbano essere etichettati; questo permetterà a prodotti che le normative europee classificano come transgenici di essere venduti come non transgenici in Giappone. Va inoltre assolutamente affrontato il problema dei mangimi animali, fondamentale per la sicurezza alimentare umana. I consumatori giapponesi hanno invece proposto un'etichettatura che identifichi gli OGM dal campo alla tavola per tutto il corso della filiera alimentare.

16/9/99
Causa antitrust negli USA

La Foundation on Economic Trends, la National Family Farm Coalition e altri gruppi di agricoltori stanno preparando una causa antitrust contro le multinazionali biotecnologiche, accusate di voler stabilire un monopolio non solo sulla produzione dei semi (con la tecnologia Terminator, che rende sterili le sementi constringendo i coltivatori a ricomprarle ogni anno), ma anche sulla produzione mondiale di cibo, attraverso il sistema dei brevetti, che ormai copre anche moltissimi prodotti naturali dal riso basmati al curry. Tra le ditte coinvolte nel processo, che sarà probabilmente il più grande della storia, vi saranno la Monsanto, la Dupont, l'AstraZeneca, l'Aventis, il risultato della prossima fusione tra la tedesca Hoechst e la francese Rhone Poulenc, che risulterà essere la più grande ditta agrochimica del mondo, e, ovviamente la Novartis, le cui azioni hanno perso il 3% il giorno in cui è stata annunciata la notizia, trascinando con sé il resto del mercato svizzero.

16/9/99
Le industrie sementiere ricordano agli agricoltori le regole europee sul grano manipolato

La National Grain and Feed Association degli USA (associazione nazionale dei cereali e dei mangimi, NGFA) ha chiesto alle industrie biotecnologiche che producono varietà manipolate la cui vendita non è autorizzata nell'UE come affrontano il problema dell'esportazione; l'impossibilità di piazzare i prodotti sul mercato europeo l'anno scorso ha fatto perdere agli agricoltori americani circa 2,5 milioni di tonnellate di esportazioni. E' piuttosto allarmante constatare che una soluzione frequentemente adottata per aggirare il problema è quella di "riciclare" i prodotti transgenici come mangime per animali da macello; questo arreca considerevoli perdite economiche ai coltivatori, ma soprattutto introduce un fattore di rischio incalcolabile nell'industria alimentare europea. La maggior parte dei pericoli per la salute umana degli OGM rimangono inalterati se i prodotti manipolati entrano nella catena alimentare per il tramite dell'alimentazione animale, che è già stata protagonista di episodi molto gravi. E' quindi urgente che l'UE promulghi normative chiare su questo argomento.

16/9/99
Polemiche in Gran Bretagna sulle coltivazioni sperimentali segrete di OGM

Il governo britannico sta considerando la possibilità di tenere segreta l'ubicazione dei siti sperimentali di coltivazione di OGM per il ripetuto verificarsi di azioni di protesta da parte di organizzazioni ambientaliste. Le organizzazioni hanno fatto notare che questo potrebbe danneggiare seriamente gli agricoltori confinanti, il cui raccolto potrebbe essere inquinato dalle piante manipolate a loro insaputa.

16/9/99
Gli USA esportano illegalmente mais manipolato in Russia

Test condotti da Greenpeace hanno rivelato che gli USA stanno esportando in Russia mais manipolato violando le leggi russe sugli OGM. Il mais Event 176 GE della Novartis è stato modificato per produrre tossine Bt e contiene un gene di resistenza ad un antibiotico assai usato, l'ampicillina; già la Norvegia, l'Austria e il Lussemburgo hanno respinto la richiesta di autorizzazione della Novartis, che però non ha presentato nessuna richiesta al governo russo prima di esportare illegalmente il suo prodotto. E' evidente che il mercato degli OGM ha un disperato bisogno di dirigere le sue esportazioni verso paesi che non possono difendersi così facilmente come l'UE e sta concentrando i suoi sforzi di sopravvivenza in questa direzione.

15/9/99
Greenpeace chiede di fermare gli OGM all'apertura dei negoziati internazionali sul Protocollo per la Biosicurezza

A Vienna sono in corso i negoziati sul Protocollo per la Biosicurezza; gli USA, con altri paesi esportatori di grano come il Canada, l'Australia e l'Argentina, stanno esercitando una ferma opposizione a qualsiasi clausola di protezione dell'ambiente, malgrado i loro stessi cittadini stiano facendo sentire sempre più spesso la loro voce contro i rischi incalcolabili delle biotecnologie. Anche il diritto di singoli paesi o di federazioni come l'UE di rifiutarsi di importare OGM è in discussione, in quanto viene interpretato dalle industrie e dagli esportatori come un'indebita ostruzione al commercio. Il Protocollo dovrebbe fornire le prime regole per l'uso, il trasporto e la commercializzazione degli OGM, regole che comunque non saranno vincolanti per gli USA, dal momento che essi non hanno ratificato la Convenzione sulla biodiversità.

14/9/99
La mappa per un futuro libero dagli OGM
Fonte: Farmers Weekly, UK, by Charles Abel & COMMENTS by Natural Law Party Wessex, UK

La soluzione al problema degli OGM potrebbe venire dal progresso della genetica, secondo i ricercatori dell'università di Norwich. Denis Murphy del John Innes Centre di Norwich ha presentato al congresso annuale della British Association for the Advancement of Science Cardiff un lavoro in cui afferma che sta per essere completata la mappatura genetica di diverse piante oleose; una conoscenza precisa dell'ubicazione dei geni responsabili di singoli tratti utili permetterebbe di selezionare varietà migliori attraverso i normali processi di incrocio, con una precisione assai maggiore di quanto non sia possibile per mezzo delle manipolazioni genetiche. La manipolazione genetica procede infatti per prove ed errori, e spesso risultati soddisfacenti in laboratorio non si dimostrano trasferibili alle coltivazioni all'aria aperta, come dimostrano gli "incidenti" che hanno compromesso il raccolto del cotone transgenico nel Sud degli USA. La nuova tecnica sarebbe completamente priva di rischi ambientali e sanitari e permetterebbe probabilmente di addomesticare nuove specie vegetali utili.

9/9/99
L'Europa prende posizione contro la ricerca sugli OGM in campo alimentare
Fonte: The Times, UK

I dubbi e le proteste dei cittadini europei sui rischi connessi agli OGM stanno finalmente trovando un corrispettivo nella politica economica dell'UE. Tra i progetti di ricerca approvati nell'ambito del quinto programma quadro solo due su 55 di quelli riguardanti le manipolazioni genetiche sono stati finanziati, in netto contrasto con i 44 approvati nel quarto programma quadro, quattro anni fa. I portavoce dell'industria biotecnologica si dicono preoccupati per la posizione europea nella ricerca, ma trascurano di considerare che finora gli OGM non hanno mantenuto nessuna delle promesse fatte, neppure in termini di aumento della resa e di ritorni economici: gli agricoltori americani che hanno creduto alle promesse dell'industria oggi si trovano a dover vendere sottocosto, dal momento che non solo l'UE e il Giappone ma anche la maggiore catena di supermercati degli USA, Archer Daniel Midlands, si rifiuta di acquistare prodotti manipolati.

9/9/99
La Francia assumerà una posizione ferma al WTO
Fonte: Reuters, by Christopher Noble

Il presidente della repubblica francese Jacques Chirac ha ribadito sabato in un'intervista su TV5 che nella prossima riunione del WTO, che avrà luogo a Seattle dal 30 novembre al 3 dicembre 1999, la Francia si opporrà fermamente alla vendita di cibi geneticamente manipolati e di carne e latte trattati con l'ormone artificiale rBGH. Chirac caldeggerà la creazione nell'ambito dell'ONU di una commissione scientifica imparziale incaricata di studiare l'effettiva pericolosità degli OGM, del rBGH e di altre questioni controverse; finché sussistono dubbi ciascun paese dovrà comunque essere libero di decidere la propria linea in questo campo.

6/9/99
Due scienziati mettono in guardia contro la trappola degli OGM
Fonte: Dairy Exporter, New Zealand, luglio 1999

Uno dei maggiori esperti mondiali sui suoli, il chimico neozelandese Max Turner della Massey University e Neil Macgregor, un microbiologo, hanno messo in guardia l'industria alimentare neozelandese dalla "trappola degli OGM" paragonandola al DDT: "è una strada a senso unico, ma a differenza del DDT l'inquinamento da OGM una volta introdotto si autoperpetuerà nel suolo, nelle piante, negli animali e nel resto dell'ambiente [...] l'attuale ricerca sugli OGM non ha come fine la valutazione dei rischi ma solo l'ottimizzazione della tecnologia." I due scienziati hanno espresso il timore che altri scienziati possano essere spinti a sostenere le biotecnologie da considerazioni economiche, dal momento che le multinazionali biotecnologiche possono investire moltissimo nella ricerca. I benefici promessi dalle nuove tecnologie si sono dimostrati inesistenti secondo studi indipendenti, ma i rischi non si limitano alla salute umana e alla sicurezza alimentare: "Nessuno ha considerato le implicazioni per il suolo e il fatto che gli OGM probabilmente lasceranno un'impronta genetica sul suolo dove crescono, con conseguente perdita di valore della terra a causa dei residui agricoli, come è accaduto per le tracce chimiche lasciate dal DDT, che hanno reso la terra inadatta al pascolo del bestiame.

Bollettino n.70 settembre 1999
di "No control on life!"

Cari amici,

Probabilmente molti di voi l'hanno già letto: il rapporto analitico della Deutsche Bank: "Grazie no, davvero" http://www.biotech-info.net/Deutsche.html

La ragione per cui lo cito qui è che sono convinta che questo rapporto segni l'inizio di una nuova qualità, di un nuovo salto quantico nella movimento mondiale di resistenza agli OGM. Un rapporto scritto per azionisti il cui interesse principale è capire se hanno investito bene o male i propri soldi mette KO le prospettive finanziarie delle industrie biomediche che hanno concentrato i loro investimenti sulle fusioni sementiere e sulle manipolazioni genetiche in campo agricolo. Ricordo che nella lotta contro le centrali nucleari (in Svizzera) il punto di svolta storico fu segnato dal fatto che gli interessi economici cominciarono a voltare le spalle all'opzione nucleare.

Eccovi dunque alcune citazioni, ma un'attenta lettura dell'intero rapporto è tempo bene speso! Si tratta di un forte argomento economico per ottenere quante più "zone libere da OGM" in tutta Europa, in tutto il mondo.

Una commissione americana della 'Deutsche Banc Alex.Brown', senza assolutamente essere contraria agli OGM, osserva che "il crescente atteggiamento di sfiducia nei confronti degli OGM crea problemi alla Pioneer Hi-Bred, alla Monsanto, alla Delta & Pine Land, alla Novartis e, in misura minore, alla Dow." "Dal nostro punto di vista l'industria sta perdendo una guerra dopo l'altra, battaglia dopo battaglia, e sull'orizzonte a breve termine non si vede nulla che possa replicare la carica del generale Pickett per l'industria." L'analisi si concentra sul mercato statunitense; la commissione osserva: "Negli USA il dibattito sugli OGM sarebbe cominciato nei primi anni di questo decennio se la FDA lo avesse aperto." Ma la FDA decise (a differenza dell'Europa, di non etichettare gli OGM. "Senza voler mettere in discussione le basi scientifiche degli OGM, siamo convinti che la mancanza di un pubblico dibattito all'epoca dovrebbe portare a una discussione più approfondita quando verrà il momento. Secondo un recente sondaggio dell'IFIC, quasi il 50% degli americani sono convinti che i loro cibi siano liberi al 100% di ingredienti manipolati, quando in realtà quasi il 60% dei cibi pronti contiene già OGM (...). Questo scollamento tra la percezione e la realtà non può tornare a vantaggio dell'industria quando si aprirà lo spazio per un dibattito.

Il rapporto si sofferma sui possibili rischi degli OGM, mette in guardia contro il liquidare sommariamente i controlli europei e passa poi a parlare dello "sviluppo di un mercato biforcato, in cui il valore aggiunto è collegato ai prodotti non modificati piuttosto che, come si sperava, a quelli manipolati. Nell'autunno del 1998 la Consolidated Grain and Barge offriva un presso superiore di 2 cent a staio per il grano non modificato, mentre altri offrivano 5 cent in più; la Archer Daniels Midland, uno dei più grandi acquirenti di grano, quest'anno paga 18 cent in più a staio per la soia non manipolata." e "l'UK Farmer Weekly ha pubblicato di recente una stima proveniente da grossisti di sementi che indicava che quest'anno il 20% dei semi manipolati sono stati restituiti ai distributori dagli agricoltori." La commissione osserva poi che gli USA si trovano a competere con il Brasile, dove quest'anno non vengono coltivate piante transgeniche per scopi commerciali (anche se possono aver luogo contaminazioni illegali con OGM).

Le industrie biotecnologiche si trovano poi a dover affrontare processi (dal Financial Times, Jean Eaglesham, 13/9/ 1999): "l'enorme processo antitrust contro industrie biotecnologiche come la Monsanto, la DuPont e la Novartis che sarà lanciato alla fine di quest'anno catapulterà la questione degli OGM al centro dell'opinione pubblica. Il processo dovrebbe gettare nuova luce sulle politiche di competizione in settori in cui la fetta di mercato di ciascuna ditta è inestricabilmente connessa al suo patrimonio intellettuale. A differenza di quanto accade nei mercati convenzionali, in cui vengono acquistati e venduti dei beni, le piante manipolate sono brevettate, e i loro semi vengono affittati agli agricoltori per un anno. Questi diritti brevettuali sono ferocemente protetti. Negli USA, dove i semi transgenici sono largamente usati, gli agricoltori sono costretti a impegnarsi legalmente a non conservare e ripiantare i semi". "Gli attivisti sono preoccupati dal controllo che questa struttura di mercato conferisce alle industrie biotecnologiche, soprattutto nei paesi poveri dove è comune che nove persone su dieci dipendano dall'agricoltura per sopravvivere. Tradizionalmente, circa l'80% degli agricoltori dei paesi in via di sviluppo sono soliti conservare e scambiarsi i semi. Viene spontaneo chiedersi se la sostituzione di questo sistema con uno di affitti (brevetti, FK) renderà gli agricoltori vulnerabili a forma di sfruttamento". Il processo verrà intentato dalla Foundation on Economic Trends (che fa capo a Jeremy Rifkin) e la statunitense National Family Farm Coalition, insieme a singoli agricoltori dell'America Latina, dell'Asia, dell'Europa e dell'America del nord.

Florianne Koechlin

20/9/99
Blair e Clinton insieme per fermare i brevetti sui geni
Fonte: The Guardian The Guardian Online URL

Blair e Clinton stanno negoziando un accordo tra USA e Gran Bretagna per sottrarre i geni umani al monopolio del brevetto, grave ostacolo alla ricerca scientifica in campo medico. Secondo l'accordo, le due più grandi organizzazioni non-profit in campo medico, il britannico Wellcome Trust e l'americano National Institute of Health, si impegnano a rendere pubblici e geni a 24 ore dalla loro scoperta; gli istituti di ricerca pubblici e privati, le università e i laboratori verranno obbligati a rinunciare ai diritti brevettuali sui geni. Questa notizia è particolarmente significativa in un momento in cui al contrario l'Unione Europea, sia attraverso la Direttiva sui brevetti sia tramite l'azione dell'European Patent Office, si mostra intenzionata a seguire ciecamente gli USA su una via che agli stessi americani sembra ormai improduttiva e impraticabile.

20/9/99
NO ai brevetti sulla vita! Dichiarazione dei popoli indigeni sul TRIPS del WTO, adottato a Ginevra il 25 luglio 1999

87 organizzazioni di paesi del Terzo Mondo o di aiuto al Terzo Mondo hanno sottoscritto finora una dichiarazione, adottata a Ginevra il 25 luglio 1999, affinché durante le prossime riunioni del WTO a Seattle venga completamente riveduto l'articolo 27.3b del Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights (TRIPS). L'articolo, che prevede la brevettabilità di forme viventi oltre ad essere assolutamente inaccettabile dal punto di vista etico, ha aperto la strada a soprusi, dalla brevettazione del riso basmati alla creazione dei semi Terminator, di cui tutti i popoli in via di sviluppo stanno facendo le spese.

20/9/99
Industria alimentare giapponese abbandona la soia manipolata
Fonte: Reuters, 1 settembre 1999

Il più grande produttore giapponese di cibi alla soia, la Fuji Oil Co LTD, ha annunciato che dall'aprile del 2000 smetterà di usare soia manipolata a causa della preoccupazione dei consumatori per gli effetti imprevedibili degli OGM sulla salute umana.

20/9/99
Attivisti e negozi approvano l'iniziativa anti-OGM dell'Archer Daniels Midland
Fonte: Reuters 3 settembre 1999

La richiesta di separare i prodotti transgenici da quelli naturali recentemente rivolta da Archer Daniels Midlands, la più grande catena alimentare americana, ai coltivatori di cereali potrebbe avere benefici effetti sul commercio estero degli USA. Dai produttori di mangimi animali francesi della Syncopac ai commercianti di cereali spagnoli, tutti si sono detti pronti ad acquistare di nuovo prodotti agricoli americani, purché i coltivatori siano in grado di garantirne la provenienza non OGM. La notizia che la ADM riuscirà ad ottenere la separazione tra prodotti manipolati e naturali ha sorpreso piacevolmente tutti gli interessati, dal momenti che per anni gli esportatori statunitensi avevano sostenuti che era impossibile separare all'origine i cereali OGM dagli altri.

20/9/99
I cereali OGM resistenti ai virus possono aiutare le erbacce
Fonte: AgBiotechNet, agosto 1999

Secondo un rapporto presentato al congresso annuale della Ecological Society of America da Alison Power, ecologa della Cornell University, ci sono prove che i cereali manipolati in modo da resistere al virus nano gialle dell'orzo (BYDV) trasmettano la loro resistenza alle erbacce, creando "supererbacce" più resistenti.

12/9/99
Polemica sui finanziamenti al laboratorio del Ministro
Fonte: The UK Observer, by Antony Barnett

Il ministro inglese della ricerca scientifica, Lord Sainsbury, è di nuovo al centro di una polemica riguardante gli OGM. Da quando è entrato in carica il suo laboratorio di ricerca sulla genetica vegetale, il Sainsbury Laboratory, ha ricevuto sussidi per complessivi 1,1 milioni di sterline dal ministero da cui egli è a capo. La scorsa settimana Sainsbury aveva ammesso di aver donato 2 milioni di sterline al partito laburista, suscitando i sospetti dell'opinione pubblica. E' anche noto che dall'inizio del suo mandato l'industria biotecnologica ha ricevuto più di 50 milioni di sterline in finanziamento. Inoltre all'inizio di quest'anno è venuto alla luce che Sainsbury aveva prestato 2 milioni di sterline a un'industria biotecnologica, la Diatech, che ha poi contribuito a finanziare i lavori di ristrutturazione per la villa del ministro. Questi dati gettano una forte ombra sull'obiettività della persona incaricata di prendere decisioni sulla sicurezza delle biotecnologie nel governo Blair.

20/9/99
Valutazioni di impatto ambientale: obbligatorie per le aste delle bandiere ma non per gli OGM
Fonte: IUCN South Africa, 23 agosto1999

Le procedure di valutazione del rischio degli OGM sono al centro di una polemica in Sudafrica, dove organizzazioni ambientaliste hanno accertato che il governo non ha mai condotto ricerche indipendenti sul problema, ma si è limitato a prendere per buone le affermazioni delle industrie produttrici di OGM. Questo è particolarmente inspiegabile perché il governo del Sudafrica è in genere estremamente attento ai problemi ambientali, al punto da condurre valutazioni indipendenti di impatto ambientale anche per fatti del tutto quotidiani come la pavimentazione di sentieri nei giardini o la collocazione dell'asta di una bandiera. Finora in Sudafrica sono stati autorizzate più di 70 coltivazioni sperimentali di OGM ed è stata approvata la produzione di mais e di cotone per fini commerciali.

28/9/99
Biosaccheggio in Messico
Fonte: The Edmonds Institute
Contatti: (Messico) Alejandro Nadal 525-449-3089 - (U.S.A.) Beth Burrows 425-775-5383

Tempo fa un'industria biotecnologica di nome Diversa ha concluso con il governo degli USA un accordo che le concedeva i diritti sul patrimonio genetico degli organismi presenti nel parco nazionale dello Yellowstone. L'accordo è stato oggetto di aspre critiche, e entrambi i contraenti si sono rifiutati di divulgarne i particolari. Oggi il più importante quotidiano messicano ha rivelato che la stessa industria ha concluso un anno fa con l'UNAM (Università nazionale autonoma) un accordo analogo che le assicura la possibilità di sfruttare illimitatamente il patrimonio genetico di tutti gli ecosistemi del paese per un periodo di tre anni. Il prezzo pattuito è di cinquemila (5.000) dollari in attrezzature, cinquanta dollari per campione raccolto e diritti che andranno dallo 0,5% per i prodotti farmaceutici allo 0,3% per gli altri; gli utili verranno depositati sul Fondo per la biodiversità della Commissione nazionale messicana per la biodiversità. In questa occasione sono stati resi noti anche i dettagli economici del contratto sullo Yellowstone, che prima erano stati tenuti nascosti all'opinione pubblica americana; il governo degli USA riceverà il 10% in diritti. E' evidente che, come tutte le merci, anche la biodiversità ha un prezzo diverso a seconda del peso della controparte con cui si deve trattare. E' comunque degno di nota che in entrambi i contratti gli effettivi proprietari delle risorse alienate, vale a dire i popoli del Messico e degli USA, non sono stati informati dell'accordo né tantomeno hanno dato il loro consenso

29/9/99
Cibi transgenici in Tailandia - La sicurezza prima di tutto
Fonte: Xinhua General News Service, 23 settembre 1999

Il ministero dell'agricoltura tailandese ha affermato che la Tailandia non coltiverà o importerà cibi transgenici finché la loro innocuità non sarà stata dimostrata; parecchi importatori insistono già oggi sull'etichettatura per tranquillizzare i consumatori. Questo atteggiamento chiaro porterà notevoli guadagni alla Tailandia in un mercato sempre più orientato alla ricerca di materie prime non manipolate.

30/9/99
Le ONG norvegesi si mobilitano contro i cibi transgenici
Fonte: ENDS Daily, 21 settembre, 1999

Quindici ONG norvegesi hanno formato una "rete per la difesa del cibo e dell'ambiente" allo scopo di ottenere una moratoria decennale sulla produzione e la vendita degli alimenti manipolati e finanziamenti governativi per ricerche indipendenti sulla sicurezza delle biotecnologie.

"Le manipolazioni genetiche somigliano più alla tombola che alla scienza. Sono state sperimentate solo per pochi anni in condizioni artificiali. E' impossibile trarre conclusioni a lungo termine sull'impatto della coltivazione di OGM". "I cibi manipolati non sono sicuri né necessari, e nessuno li vuole".li vuole".

4/10/99
La fine di Terminator? La Monsanto abbandona i semi suicidi ma continua a lavorare su altre tecnologie a tradimento

La Monsanto, cedendo alle proteste degli agricoltori e delle organizzazioni non governative di tutto il mondo, ha deciso di abbandonare la tecnologia Terminator, che ha lo scopo di rendere sterili le piante obbligando così i coltivatori a riacquistare le sementi ogni anno. L'Astra Zeneca aveva già dichiarato lo scorso giugno che si sarebbe ritirata dalla tecnologia Terminator. Queste vittorie confermano che li consumatori e a società civile hanno il potere di influenzare il comportamento delle multinazionali nella spinosa questione delle biotecnologie, ma sono ben lungi dall'eliminare tutti i motivi di preoccupazione. Un'organizzazione non governativa canadese, la RAFI, ha scoperto che l'Astra Zeneca sta continuando a brevettare tecnologie di sterilizzazione genetica per i vegetali, e la Monsanto sta investendo nei cosiddetti semi Traitor, che non maturano se non vengono irrorati con sostanze chimiche vendute dalla stessa Monsanto. E il Dipartimento dell'Agricoltura degli USA, che dovrebbe tutelare gli interessi degli agricoltori, non quelli delle industrie, non ha fatto nulla per dissociarsi dal brevetto Terminator che detiene con la Delta & Pine Land.

4/10/99
Il cotone Bt della Monsanto viola le leggi tailandesi e i diritti degli agricoltori
Fonte: Biothai, Thailand, 26 settembre 1999

Le multinazionali biotecnologiche continuano a farsi beffe delle misure di sicurezza nello sforzo di dirottare i loro prodotti sui mercati del Terzo Mondo. Questa volta la vittima è la Tailandia. Dopo aver cercato di influenzare pesantemente i lavori delle commissioni governative sulla biosicurezza, la Monsanto ha introdotto in Tailandia coltivazioni non autorizzate di cotone Bt. Il 28 settembre una coalizione nazionale di agricoltori e organizzazioni non governative hanno tenuto una manifestazione di protesta contro l'introduzione dei vegetali transgenici in Tailandia.

4/10/99
Zone libere da OGM in Tailandia
Fonte: Japan Economic Newswire, 27 settembre 1999

La notizia dell'infrazione della Monsanto è tanto più grave in quanto la Tailandia, preoccupata dal futuro delle sue esportazioni, ha deliberato di stabilire vaste zone libere da OGM in modo da poter garantire agli acquirenti europei e giapponesi prodotti naturali. L'inquinamento genetico proveniente da coltivazioni non autorizzate di piante manipolate potrebbe contaminare queste zone con conseguenze disastrose per l'economia tailandese.

4/10/99
Il Prof. Pusztai è stato riabilitato
Fonte: Independent, UK, by Geoffrey Lean

Più di un anno fa Arpad Pusztai, un genetista di fama internazionale del Rowett Institute di Aberdeen noto come entusiasta sostenitore delle biotecnologie, aveva scoperto che l'ingestione di cibi manipolati è causa di danni al sistema immunitario, all'apparato digerente e al cervello. Le sue dichiarazioni in merito alla televisione britannica avevano avuto come conseguenza il suo prepensionamento; Pusztai era stato oggetto di un vero e proprio linciaggio da parte di colleghi che avevano avanzato pesanti dubbi sulla correttezza scientifica del suo lavoro. Adesso la sua ricerca verrà pubblicata dal Lancet, la più importante rivista medica del mondo; quello di Pusztai è tra i rarissimi studi sugli effetti delle biotecnologie ad essere stato effettuato da uno scienziato indipendente, e non da laboratori collegati alle industrie biotecnologiche allo scopo di promuovere gli OGM.

4/10/99
Canada: chiesta l'obbligatorietà delle etichette sui cibi transgenici
Fonte: The Evening News (New Glasgow), Canada, 1 ottobre 1999

Un gruppo di agricoltori dell'Ontario, sostenitori delle colture manipolate, ha chiesto al parlamento canadese di rendere obbligatorie le etichette sui cibi transgenici: "Se vogliamo che gli OGM siano un successo dobbiamo pubblicizzarli, non nasconderli", ha affermato Elbert van Donkersgoed, direttore generale della Christian Farmers' Federation of Ontario. La CFFO è convinta che i cibi transgenici siano perfettamente sicuri, e tiene a salvaguardare la propria credibilità presso i consumatori. Effettivamente, se le industrie biotecnologiche sono tanto convinte di stare facendo qualcosa di buono e sono orgogliose dei prodotti manipolati, è piuttosto incomprensibile che si rifiutino di etichettarli.

In fondo in tutti gli altri campi quando una ditta produce un articolo di qualità lo dice, anzi spende miliardi per pubblicizzarlo e per associare le particolari caratteristiche del prodotto al proprio marchio. Succede per la passata di pomodoro, per i jeans, per le auto, per gli armadi. Perché invece i prodotti geneticamente manipolati sono circondati da questo alone di mistero? Negli USA il 50% dei consumatori è convinto che non siano in vendita prodotti manipolati, in Italia la maggior parte della gente non ne ha neppure sentito parlare. Le industrie biotecnologiche farebbero bene a seguire il consiglio della CFFO e l'esempio di tutte le altre ditte: altrimenti il loro atteggiamento di lodevole riservatezza rischia di essere frainteso e qualche maligno potrebbe pensare che abbiano qualcosa da nascondere.

5/10/99
Cibi manipolati tolti dagli scaffali
Fonte: Telegraaf, The Netherlands, tradotto ed inviato da Wytze de Lange, Dutch Genetech Platform, 16 settembre 1999

La più grande catena di alimentari olandese, Albert Heijn, ha deciso di eliminare i cibi manipolati dalla vendita, spinto dalle pressioni dei consumatori.

5/10/99
Le etichette non-OGM saranno lanciate da un gruppo industriale
Fonte: Australian Press, 14 settembre 1999

In Australia parecchie importanti ditte alimentari stanno formando un consorzio per la certificazione autonoma dei cibi liberi da OGM. L'Australia è uno dei massimi produttori mondiali di OGM, ma i consumatori australiani non sono affatto convinti della sicurezza dei prodotti manipolati e preferiscono evitarli.

5/10/99
La Monsanto ventila una svolta a 180 gradi sui cibi transgenici in Gran Bretagna
Fonte: The Observer, UK, by Oliver Morgan, 26 settembre 1999

La Monsanto ha comunicato di star considerando una revisione della sua politica sui prodotti manipolati ed ha offerto agli agricoltori la possibilità di servirsi delle sue immense banche dati genetiche per migliorare i semi tramite tradizionali procedure di ibridazione, rese più rapide ed efficienti dalla conoscenza precisa dell'ubicazione dei geni utili nel DNA delle piante, senza alcun bisogno di manipolazioni genetiche, e quindi senza rischi di alcun tipo né per la salute umana né per l'ambiente. Lascia perplessi il fatto che la Monsanto abbia esteso l'offerta solo alla Gran Bretagna; il suo comportamento è evidentemente stato influenzato dall'intensità dell'opposizione popolare agli OGM, ma esiste il pericolo che le multinazionali biotecnologiche reagiscano accettando la creazione di piccole isole anti OGM e continuando ad imporre i loro prodotti al resto del pianeta.

5/10/99
Dopo aver riempito campi e negozi di tutto il mondo con i suoi prodotti contro natura, la Monsanto fa marcia indietro e si chiede dove ha sbagliato
Fonte: Independent, UK, autore Geoffrey Lean, 3 ottobre 1999

La Monsanto, la multinazionale biotecnologica famigerata per le sue strategie di marketing aggressive e spesso ai limiti della legalità (a luglio quattro sue pubblicità in Inghilterra sono state ritirate dall'organismo pubblico di garanzia), produttrice dei semi Terminator e dell'ormone bovino della crescita, due tra i prodotti più perniciosi mai sviluppati per il mercato agroalimentare, sta prendendo l'iniziativa per trattare con i suoi più convinti oppositori: il movimento per l'agricoltura biologica, le associazioni di consumatori e le associazioni ambientaliste.

Le trattative, cominciate da qualche settimana, culmineranno mercoledì prossimo quando Bob Shapiro, il direttore generale dell'industria, si recherà dal Missouri in Gran Bretagna per intervenire ad un congresso di Greenpeace. Naturalmente non si sa quali saranno le conseguenze di questo nuovo atteggiamento, ma le cause di un cambiamento così imprevedibile sono senz'altro da ricercarsi nella nuova consapevolezza dei produttori e dei consumatori, che sta rapidamente trasformando, come osserva il rapporto recentemente pubblicato dalla Deutsche Bank, gli OGM in un fattore di danno economico; non solo in Europa e in Giappone ma anche negli USA i più grandi distributori stanno rifiutando in blocco gli OGM e le manifestazioni popolari contro i "cibi Frankenstein" sono sempre più frequenti. I tentativi di dirottare la produzione e il consumo verso i paesi del Terzo Mondo o dell'Est europeo stanno incontrando una decisa opposizione dai governi locali, che non vogliono che i loro territori siano trasformati in pattumiere genetiche, trovandosi nell'impossibilità di esportare i propri prodotti. E' sorprendente notare che l'attuale crisi dell'industria biotecnologica è dovuta interamente ad iniziative popolari, e che l'entusiastico e aggressivo sostegno di due dei più potenti governi della terra, quello americano e quello inglese, si sta rivelando completamente impotente ad arrestarne il declino.

5/10/99
Gli USA stanno lavorando su una proposta per accelerare l'approvazione degli OGM in Europa
Fonte: Reuters, autrice Julie Vorman, 30 settembre 1999

Peter Scher, ambasciatore speciale degli USA per il commercio agricolo, ha rivelato oggi che gli USA stanno lavorando con altri paesi produttori di OGM, in primo luogo il Canada, ad una proposta di legge allo scopo di costringere l'UE ad accelerare il processo di autorizzazione all'importazione di OGM. L'UE è accusata di aver "congelato" le procedure; i produttori di OGM temono anche che l'opposizione di scienziati, produttori e consumatori ai "cibi Frankenstein" inducano l'UE a ritirare l'autorizzazione agli OGM già approvati, soprattutto al mais e alla soia, la cui presenza in circa il 60% dei cibi confezionati in vendita in Europa non è rivelata da alcuna etichetta. Anche la questione dell'etichettatura preoccupa gli USA: la richiesta dei consumatori europei di introdurre etichette che certifichino i prodotti dal campo alla tavola è condannata come un tentativo di introdurre barriere al libero commercio internazionale, anche se l'esigenza di tutelare i consumatori dai rischi incalcolabili legati al consumo di OGM viene avvertita anche in America, come dimostra la recente iniziativa di Archer Daniels Midland, la più grande catena di supermercati degli USA, che ha recentemente annunciato che non acquisterà più vegetali manipolati.

5/10/99
La Perdue ha intenzione di eliminare i mangimi transgenici
Fonte: The New York Times, 25 settembre, 1999

Uno dei più grandi produttori mondiali di pollame, la Perdue Farms, che esporta in più di 50 paesi, ha comunicato ieri di avere serie intenzioni di eliminare gli OGM dal mangime dei suoi animali. Questa decisione rappresenterebbe un colpo per l'industria biotecnologica, che sta aggirando le normative di parecchi stati e le preoccupazioni dei consumatori riciclando come mangime per animali i prodotti che non vengono accettati per l'alimentazione umana.

6/10/99
L'Austria non ottiene l'appoggio dell'UE per l'etichettatura dei mangimi transgenici
Fonte: Reuters, 27 settembre 1999

La proposta austriaca di rendere obbligatoria l'etichettatura dei mangimi transgenici per animali è stata respinta dal consiglio dei ministri dell'agricoltura dell'UE. Questa decisione non sembra molto saggia considerato che le peggiori emergenze sanitarie nel settore agricolo degli ultimi dieci anni, dalla mucca pazza ai polli alla diossina, sono state causate da problemi con i mangimi, e che la mancanza di etichette sui mangimi rende possibile alle industrie biotecnologiche aggirare le normative UE sull'importazione di cibi manipolati. Comunque il Commissario UE per le questioni dei consumatori, David Byrne, ha comunicato che presenterà una bozza di proposta sull'etichettatura dei mangimi a Dicembre.

10/10/99
Una legge per l'etichettatura del cibo GM sarà varata negli US
Fonte: Reuters, 7/10/99

Negli US, il legislatore Dennis Kunichin ha annunciato durante un convegno dell'USDA e del FDA sul transgenico che varerà una legge per l'etichettatura dei cibi transgenici. Maryanski, coordinatore sul biotech nel FDA vuole l'etichetta solo dove si può dimostrare un rischio scientificamente.

Silbergeld dell'Unione Consumatori sostiene che i cittadini US abbiano diritto all'etichetta anche se i poteri forti delle industrie sono contrari. "La tecnologia cambia più velocemente del sistema legislativo". Se passa la legge l'industria alimentare sarà indotta a fare dei cambiamenti spontaneamente".

10/10/99
12.300.000 $ per decodificare il genoma del riso negli US
Fonte: Rassegna stampa USDA, 5/10/99

Il progetto internazionale "Genoma del riso" cui partecipano Canada, Cina, EU, India, Giappone, Corea, Singapore, Taiwan, Tailandia, iniziando con il genoma del riso, si accinge a scoprire le sequenze geniche di tutti i vegetali più diffusi nell'alimentazione. Il cromosoma 10 essendo assegnato agli US, Glickman ha assegnato 12.300.000 $ a due gruppi di ricercatori per studiarlo.

10/10/99
Informazioni dell'USDA
Fonte: Reuters, 8/10/99

L'USDA (United States Department of Agriculture) ha fatto sapere che più di metà della soia negli US quest'anno è stata piantata transgenica, così come il 30% del mais e il 27% del cotone.
La cifra del 57% per la soia include anche una piccola quantità di varietà rese resistenti agli erbicidi con tecniche tradizionali.

12/10/99
Lettera di Millstone su "Nature" contro il principio di sostanziale equivalenza
Fonte: AGNET, Canada, 5/10/99

Una lettera pubblicata da Nature dice che il principio di sostanziale equivalenza è un concetto pseudo-scientifico che nasconde un intento commerciale e politico. Il caso del GTSB (soia tollerante al glifosato) dimostra che è stato male applicato. Per tutelare i consumatori i legislatori devono abbandonare questi principio. (Bla bla di risposta della Monsanto).

12/10/99
Sostanziale equivalenza
Fonte: Henry Miller, Stanford University

Risposta alla lettera su Nature di Millstone di Henry Miller (fondatore del FDA e membro del OECD quale esperto sulle biotecnologie). Secondo lui le colture biotech hanno effetti più prevedibili di quelle derivanti da selezione (!) e se i test non sono richiesti per le varietà derivanti da selezione non devono esserlo neanche per quelli derivanti da manipolazione genetica.

13/10/99
Consigli della Rockfeller Foundation...

Nel lodare la Monsanto, la Rockfeller Foundation raccomanda alle aziende biotecnologiche di migliorare l'accettazione del GM con:

- l'etichettatura

- eliminare il gene di resistenza agli antibiotici

- proporre l'adozione del "plant variety protection system" nei Paesi poveri, piuttosto che i brevetti

- donare un certo numero di tecnologie

- dividere i diritti d'autore di varietà come il riso Basmati con i Paesi d'origine

13/10/99

Il Dipartimento del Commercio US dice che il cibo GM è sicuro

Fonte: Reuters, 7/10/99

"Quest'agitazione danneggerà il WTO a Seattle e non è giusto neanche il 'Working Committee' proposto dal Canada sul biotech perché questo dà un messaggio sbagliato" dice Aaron, sottosegretario del Dipartimento del Commercio US.

13/10/99
Secondo Wall Street il GMO-Free sarà molto quotato in borsa
Fonte: Wall Street Journal, 7/10/99

Le industrie sanno di dover essere pronte per un cambiamento improvviso se l'atmosfera si scalda negli US come nell'EU. Molte si stanno già preparando. Anche le aziende biotech si preparano con parziali ritrattazioni (Monsanto). Di seguito, viene descritta l'evoluzione della situazione mondiale.

13/10/99
La UE vota per la soglia GM
Fonte: Reuters, 12/10/99
La UE vota per una soglia dell'1% nelle etichette "Non contenente GM".

13/10/99
Dibattito degli scienziati dell'area pacifico-asiatica
Fonte: Francese Presse, 10 ottobre '99

Si è costituito l'IMBN (Asian Pacific International Molecular Biology Network) che unisce gli scienziati di Asia e Pacifico. Essi si propongono il fine di non farsi scavalcare da US e EU nel campo biotecnologico e non lasciare nelle loro mani il patrimonio genetico del mondo (è poco chiaro se vogliono fare bene o male).

14/10/99
Etichette in Australia e Nuova Zelanda
Fonte: Reuters

L'Australia e la Nuova Zelanda si stanno avviando ad una legislazione che prevede le etichette per ogni tipo di cibo contenente GM, da entrare in vigore tra circa un anno.

14/10/99
Studi negli US sulla coltivazione di piante pubbliche e private
Fonte: S. C. Price, University of Wisconsin.

Price (Università del Wisconsin) in seguito ad una indagine ha scoperto che la ricerca pubblica sui vegetali è diminuita negli ultimi anni, mentre quella privata è cresciuta di molto. La disponibilità di brevetti e certificati ha molto aumentato l'interesse delle industrie, che stanno ottenendo risultati più veloci di quelli del settore pubblico. Questo lascia molto da pensare.

14/10/99
Conversione dei fornitori in Olanda
Fonte: Huib de Vriend, Consument & Biotechnologie,

In Olanda, avendo Albert Heijn iniziato un'inchiesta tra i suoi fornitori per sapere quali usavano ingredienti GM, i fornitori hanno rapidamente provveduto a sostituire questi ultimi con prodotti naturali, senza che ciò comportasse alcun aggravio.

14/10/99
Riassunto della dichiarazione della National Family Farm Coalition SU sulla manipolazione genetica in agricoltura

Dal momento che gli agricoltori americani hanno subito gravi danni economici dalle colture GM e sono preoccupati di perdere la loro indipendenza a causa del controllo delle corporazioni industriali;

dal momento che è diventato per loro difficile conservare la purezza dei prodotti e di conseguenza la fiducia dei consumatori;

dal momento che numerosi scienziati ritengono essere stato affrontato un rischio senza i dovuti test scientifici e che gli agricoltori possono essere vittime di denunce per danni,

essi chiedono:

- una moratoria su ogni diffusione di prodotti GM fintanto che non siano conosciuti gli effetti sanitari, ambientali e sociali;

- un divieto per la privatizzazione di qualsiasi forma di vita;

- che le comunità agricole abbiano il diritto di fare l'uso che vogliono delle risorse genetiche da essi conservate;

- che le corporazioni industriali siano rese responsabili di ogni danno provocato da prodotti GM commercializzati senza gli adeguati test di sicurezza;

- che le corporazioni e le istituzioni che hanno consentito di manomettere l'integrità genetica rechino il peso di provare che le loro azioni non danneggeranno l'uomo, l'ambiente e l'economia. Il costo di un controllo indipendente, precedente ogni intervento, guidato dal Principio di Precauzione, deve essere a carico delle corporazioni;

- che i consumatori di tutto il mondo abbiano il diritto di sapere se il cibo è manipolato ed il diritto di accedere al cibo naturale;

- che i contadini che rifiutano le coltivazioni GM non debbano sostenere il costo di dimostrare la purezza del loro prodotto;

- che per la tutela degli agricoltori e l'ambiente, si metta fine al monopolio delle corporazioni industriali utilizzando tutte le leggi disponibili (antitrust ecc.), si incentivi la ricerca pubblica in agricoltura e che i finanziamenti vengano spostati dalle agricolture GM all'agricoltura sostenibile e che vengano rese disponibili le varietà tradizionali di sementi;

- che non vi siano programmi di promozione alle manipolazioni genetiche portati avanti con il denaro degli agricoltori.

19/10/99
rBST nell'EU: divieto totale

Il 26/10 la Commissione EU voterà per un divieto totale di commercializzazione dell'ormone rBST ed il 15/16 novembre sarà presa una decisione dal Consiglio dei Ministri.

Il divieto sarà però motivato solo dal benessere animale e non da preoccupazioni per la salute umana. Infatti questo divieto non impedisce l'importazione di latte agli ormoni (1% in EU) dai Paesi Terzi.

19/10/99
Assurda maniera di manipolare la letteratura
Fonte: Settimanale finlandese "Vihreä Lanka"

Il libro di Rifkin "Il secolo biotech" è stato presentato in Finlandia nella versione finlandese con una postfazione di forte critica da parte della traduttrice (una accanita sostenitrice delle biotecnologie). Questo senza l'autorizzazione di Rifkin e con procedura alquanto inusuale!

20/10/99
Il glifosato ha conseguenze dannose

La Commissione EU sta esaminando il glifosato per la direttiva 91/414 che contiene una lista dei pesticidi consentiti (gli altri dovranno essere banditi). Il "pesticide trust" si è raccomandato di rinviare la decisione riguardo all'inclusione del glifosato nella lista: sembra che abbia conseguenze dannose su specie innocue e sulla biodiversità!

28/10/99
UK: autorizzata sperimentazione clinica degli xenotrapianti
Fonte: BBC online

L'UK ha autorizzato la sperimentazione clinica degli xenotrapianti a condizione che:

- vengano monitorati e controllati i rapporti sessuali

- vengano controllati i partners

- venga considerata per prima cosa la sicurezza

29/10/99
Origine dell'AIDS

Secondo le teorie maggiormente accreditate, l'origine dell'AIDS è il vaccino antipolio orale diffuso (sperimentalmente) in Africa tra il '57 ed il '60.

2/11/99
La Commissione Europea propone il divieto di usare rBST
Fonte: Agence Europe

La Commissione UE stabilisce il divieto di usare rBST (ormone di crescita bovina) dal 1/1/2000, quando scade l'attuale moratoria.

Tuttavia, poiché le convenzioni internazionali non consentono di applicare misure restrittive al commercio internazionale per cause di benessere animale, questa decisione non riguarda il latte o i prodotti del latte importati da Paesi terzi. E' stato infatti il Comitato Scientifico sulla Salute ed il Benessere Animali a vietare la BST per le conseguenze sulla salute dei bovini. Il Comitato Scientifico sui Provvedimenti Veterinari non ha ancora dato risposta per quanto riguarda gli effetti del BST sulla salute umana.

2/11/99
Conversione ad U del Governo Inglese?
Fonte: The Independent, 28/10/99

Il Governo inglese ha annunciato una moratoria volontaria alla semina di colture GM per i prossimi tre anni. Sarà annunciata da Meacher, Ministro dell'Ambiente. Il Governo si adegua alle richieste dei consumatori. "Una grande vittoria per l'opinione pubblica (dice Patrick Holden della Soil Association): è di certo un cambiamento nella politica". Ma c'è chi dice che è solo una mossa politica.

2/11/99
Studio USDA sulle colture biotech

Un altro studio che rivela quanto siano deludenti le colture GM, ci giunge dagli US.

2/11/99
Il Consiglio Canadese del Grano si appella per una moratoria alle colture transgeniche
Fonte: National Post, Canada, 29/10/99

Arason, Presidente del Consiglio Canadese del Grano, ha detto che non vi dovrebbe essere alcuna autorizzazione alla semina di colture GM fin tanto che non vi è l'accettazione dei consumatori, perché il consumatore, per quanto riguarda gli alimenti, ha sempre ragione.

Il grano canadese non è ancora GM ma Monsanto sta lavorando in Canada sulla varietà GM resistente al Roundup. In compenso il colza è quest'anno per più di metà GM: per fortuna si è potuto vendere in Giappone, US e Messico, perché l'EU non l'ha voluto. Per il grano invece i maggiori clienti del Canada si trovano nei Paesi dove ora ci si oppone al GM: sarebbe dunque un grave danno economico coltivarlo.

2/11/99
Proposte peruviane per la protezione delle colture tradizionali

Dal Perù: Indecopi (National Institute for the Defense of Competition and the Protection of Intellectual Property), con svariati Ministeri ed il giornale "Peruvian", propone un nuovo registro per la proprietà intellettuale che dia valore alle colture tradizionali, che consenta dei diritti d'autore sulla proprietà intellettuale (IPR) all'interno dei Trattati internazionali, per tutti i popoli che hanno contribuito alla conoscenza, ogni volta che vi è di quest'ultima un uso commerciale. A tale fine viene proposto un Fondo per lo Sviluppo dei Popoli Indigeni (FONDEP).

2/11/99
L'audace agricoltore canadese che osa attaccare la Monsanto
Fonte: Citizen Action to Save the Environment Society

Percy Schmeiser, sindaco di Saskatchewan, ha tenuto, affiancato da un parlamentare del New Democratic Party della British Columbia una conferenza stampa a Victoria, organizzata dal CASES (Citizen Action to Save the Environment Society). Egli, dopo essere stato citato dalla Monsanto per avere coltivato soia GM senza mai avere acquistato le sementi né firmato il contratto" quando in realtà i suoi campi erano stati inquinati dal polline GM, ha denunciato che l'uso del Roundup che con la soia RR viene fatto subito prima del raccolto uccide la germinazione dell'anno successivo, che la sua associazione ha rifiutato di comprare il raccolto spruzzato di Roundup, che la "cross pollination" aumenta del 30% ogni anno e costringe ad aumentare l'uso dell'erbicida da 4 a 5 volte negli anni successivi, che queste colture sono rischiose per l'ambiente, che sono poco vantaggiose per gli agricoltori, che la Monsanto usa metodi illeciti (che egli descrive) per fare forza sugli agricoltori.

Schmeiser dice che le colture GM sono delle maxi infestanti di cui non riusciremo mai più a liberarci.

La Canadian Food Inspection Agency ha subito tali riduzioni nei finanziamenti che non hanno più denaro per i loro test e le decisioni vengono prese solo in base alle prove fornite dalla Monsanto.

Dice Schmeiser: "hanno il controllo del cibo, delle sementi, ora vogliono il controllo dell'acqua, hanno il controllo della nazione intera. E' ora di dire basta".

3/11/99
Brasile: la Commissione sulla Biosicurezza non autorizza una coltura AgrEvo
Fonte: BBC, UK

La Commissione di Biosicurezza brasiliana non autorizza la AgrEvo ad una coltura di riso gm sperimentale, ritenuta rischiosa per l'ambiente. Anche perché l'AgrEvo in una precedente autorizzazione non aveva rispettato le regole di sicurezza impostele.

3/11/99
Discussione nel CGIAR sulle colture GM
Fonte: Nature 401, 28/10/99

I Paesi in via di sviluppo cercano una guida nel CGIAR (Gruppo di Consulenza sulla Ricerca Agricola Internazionale), dal momento che i loro interessi vengono sempre trascurati. E' stato detto che l'opposizione del pubblico è più verso la grande industria che verso il GM. Ma il CGIAR, rete di 16 maggiori centri di ricerca agricola, è sponsorizzato dalla Banca Mondiale, la FAO e le Nazioni Unite! Il CGIAR è in pieni interessi conflittuali, dal momento che i suoi finanziatori includono i paesi più industrializzati ed "è difficile fare una politica sulle colture GM", come dice Juma, loro consulente.

Una riunione a Washington, dove erano presenti anche i consumatori europei, ha visto un forte contrasto su come il CGIAR, finanziato con denaro pubblico, debba agire. Ma la dice lunga la conclusione di Alex McGalla, direttore dello sviluppo rurale della Banca Mondiale, che ha parlato per conto del presidente del CGIAR: "Non ho sentito niente in questa riunione che abbia scalfito la mia convinzione che le biotecnologie abbiano potenziali enormi".

3/11/99
Il Ministro dell'Agricoltura UK chiede le etichette per i GM sui mangimi
Fonte: Independent, 27/10/99

3/11/99
Un gruppo di consumatori delle Filippine chiede le etichette
Fonte: Reuters, 22/10/99

6/11/99
Il direttore di "Lancet" è stato minacciato da un membro della Royal Society per avere pubblicato l'articolo di Pusztai
Fonte: The Guardian, UK, 1/11/99

6/11/99
Xenotrapianti: paura di epidemia
Fonte: The Observer, UK, 31/10/99

Un piano di emergenza è stato adottato in Inghilterra per una eventuale epidemia scatenata da uno xenotrapianto. Un'azienda ha fatto domanda per fare la prima prova clinica in UK.

Si prevedono provvedimenti di emergenza quali la detenzione per sperimentazione.

8/11/99
La Corea del Sud farà una proposta di etichettatura
Fonte: Reuters, 4/11/99

8/11/99
Le industrie biotech sono citate in giudizio per milioni di dollari
Fonte: Independent, UK, 25/10/99

I più famosi studi di avvocati chiederanno alle maggiori aziende biotecnologiche indennizzi per "centinaia di milioni di dollari".

L'azione è promossa da Soil Association, Friends of the Earth, Greenpeace, Christian Aid, Confederation of European Small Farmers (CPE) e contadini di US, Panama, India.

Parleranno di comportamento anti-competitivo e di violazione delle leggi anti-trust, oltre che di comportamento "corporativo". Vi è pure la questione riguardante le pressioni esercitate sui legislatori in maniera illecita".

Il fine è anche di mettere da parte il cibo GM finché non si garantisce con prove scientifiche la sua sicurezza.

Verrà messo in discussione il principio di "sostanziale equivalenza".

8/11/99
Il sistema di controllo US è molto carente
Fonte: New York Times, 3/11/99

Un articolo del N.Y. Times, che parte dall'esperienza di Bernie Thiel, coltivatore di zucchine, illustra come "più preoccupanti ancora dell'inquinamento genetico prodotto dalle piante GM, il sistema di controllo che in US dovrebbe difenderci dal disastro ecologico" ed auspica che vengano presi in mano degli studi seri sull'impatto delle colture GM. Fino ad oggi non una sola domanda di coltura GM è stata respinta dall'USDA (United States Agriculture Department).

10/11/99
Il Comune di Roma ha deciso di essere "Comune anti-transgenico"

allo stesso modo del Comune di Bubbio in Nord-Italia. In molti comuni italiani ed anche in molte regioni italiane si sta portando avanti una politica anti OGM che prevede anche l'esclusione del cibo transgenico dalle mense scolastiche.

10/11/99
La Celera Genomics difende i brevetti
Fonte: Washington Post, US, 26/10/99

La Celera Genomics di Rockville (di proprietà di un certo Venter) ha decodificato 1/3 dell'informazione genetica del corpo umano in un mese e l'anno prossimo pubblicherà il genoma completo (5 anni prima della scadenza prevista dal Governo). Venter ha già chiesto 6.500 brevetti dimostrando di voler trarre profitto contro il benessere dell'umanità (dicono gli accademici). Venter ha detto che non otterrà più di 100-300 brevetti e che metterà il più delle conoscenze a disposizione di tutti (ma non gli si crede). Le leggi prevedono negli US ed altri Paesi occidentali la possibilità di brevettare i geni ma non molti critici ritengono che questo ritarderà il progresso scientifico.

10/11/99
L'ufficio dei brevetti US ritira il brevetto sulla pianta Ayahuasca
Fonte: CIEL&Amazon Coalition, 4/11/99

I popoli nativi di 9 nazioni sudamericane hanno avuto una grande vittoria con la cancellazione del brevetto da parte dell'Ufficio dei brevetti US sulla pianta sacra "Ayahuasca".

Milioni di indigeni la usano per scopi medici o religiosi. Il coordinatore di COICA, organizzazione degli indigeni, ha detto: "questa è una data storica". E' stato detto "non basta; il PTO deve rivedere la sua politica che ha reso possibile il brevetto su questa pianta". Occorre affrontare il quesito: "E' giusto brevettare una pianta, in particolare sfruttando le conoscenze tradizionali dei popoli nativi? Ai quali non è stato neppure chiesto il consenso?

12/11/99
Terapia genica altera permanentemente i ratti di laboratorio
Fonte: Reuters

Ricercatori dell'Università della Florida hanno potuto introdurre (con l'inserimento di un retrovirus) una modifica genetica in ratti di laboratorio predisposti alla pressione alta. Con questa modifica genetica i ratti sono "stati curati" e così tutta la loro discendenza, dal momento che la modifica ha agito sulle cellule germinali. Questo è "incoraggiante e preoccupante" per quanto riguarda applicazioni future all'uomo. Che comunque sono difficili per mille altre ragioni; tra le altre il fatto che nelle persone non vi è modo di individuare chi è predisposto alla pressione alta con un "gene marcatore" (come quello dei ratti di laboratorio).

16/11/99
La Monsanto è in grave crisi

Malgrado i forti introiti dalla vendita di Roundup e di Celebrex (farmaco per l'artrite), la Monsanto è in grave crisi ed alza bandiera bianca. La crisi è dovuta agli eccessivi acquisti di aziende sementiere e dall'acquisto della American Home Products. Si dovrà ricorrere a delle transazioni (merger, sale, spin off, joint venture) che saranno un duro colpo per l'ambizione di R. Shapiro ed al concetto delle "scienze per la vita".

16/11/99
48 Membri democratici del Congresso USA chiedono etichette per i cibi transgenici
Fonte: Reuters

16/11/99
Coalizione di ONG US si alleano contro gli Ogm

Una coalizione di numerose ONG degli US con una dichiarazione chiede che venga sospeso il rilascio di OGM nell'ambiente e che chi effettua le manipolazioni genetiche venga considerato responsabile dei danni (Sierra Club, Amici della Terra, RAFI, American Corn Growerrs Ass., Institute of Agriculture and Trade Policy, the Council for Responsible Genetics, ecc...)

18/11/99
Il dibattito sugli OGM divampa anche in Asia

Sia Giappone che Australia che Nuova Zelanda hanno deciso a favore delle etichette ma sono in preda a molta tensione per quanto riguarda i controlli.

19/11/99
Lettera di 38 ONG a Clinton contro le etichette (per non far perdere credibilità al FDA, per non sollevare sospetti...).

19/11/99
Denuncia di un vasto gruppo di ONG Canadesi al loro governo per la mancata etichettatura dei cibi.

19/11/99
Continuano le cattive notizie per la Monsanto

Ogni settimana una cattiva notizia per la Monsanto: si è scoperto che nei Paesi caldi la Soia RR (resistente al Roundup) scoppia: il gambo della pianta si spacca. Le perdite di raccolto sono fino al 40%.

21/11/99
25.000 giardinieri inglesi hanno inviato una lettera al Ministro dell'Ambiente Meacher per fermare le prove sperimentali di colture transgeniche.

21/11/99
L'Unione di piccoli agricoltori US (family farmers) ha lanciato un avvertimento: se il vostro prossimo raccolto e OGM, potrebbe essere il vostro ultimo.

24/11/99
Campagna a favore degli OGM

Le aziende biotecnologiche, preoccupate per il sollevamento mondiale contro il cibo transgenico decidono di mettere in atto una campagna di lobbying e di marketing contro "l'isteria collettiva". Si tratta di salvare miliardi di dollari di investimenti...

24/11/99
L'"evidenza scientifica" della sicurezza dei cibi GM

Per affrontare il problema della sicurezza dei cibi GM, Blair ha chiesto di mostrare l"evidenza scientifica". Jonathan Matthews lo ha preso in parola ma è successo che le sue scoperte hanno fatto capire che la "brigata biotec", nel millantare le "basi solide e scientifiche" del biotec, si è messa il cappio al collo...

2/12/99
Pesci transgenici
Fonte: dagli Atti della National Academy of Sciences: New Scientist

In un studio sui rischi collegati agli OGM, W. Muir e Richard Howard della Purdue University hanno scoperto che i pesci GM possono capovolgere l'evoluzione darwiniana. Hanno studiato pesci recanti il gene di crescita umana (che aumenta la crescita) ed hanno scoperto che inserendo 60 di questi pesci transgenici in una popolazione di 60.000 pesci, quest'ultima si estingue in 40 generazioni, perché i pesci transgenici prevalgono sessualmente sugli altri, ma non sopravvivono che per 2/3 all'età riproduttiva. "La situazione che si crea è che l'individuo meno adatto è quello che si riproduce: l'opposto della legge di Darwin". E' la dimostrazione che gli OGM possono avere effetti devastanti per la loro stessa specie.

3/12/99
Decesso in un esperimento di terapia genica

A causa dell'inserimento di geni corretti usando come vettore un virus influenzale indebolito, un giovane "volontario" è morto a causa di una reazione "imprevedibile": il collasso di alcuni organi. Il giovane (di 18 anni) non era malato; soffriva di un disordine metabolico che era sotto perfetto controllo con dieta e farmaci. Egli ha partecipato all'esperimento per una cura genetica che servisse ai bambini con forme più gravi.

5/12/99
Ricercatori hanno scoperto che il Mais Bt può avere conseguenze gravi
Fonte: The Times

Il dottor Gunther Stotzky ed altri ricercatori della N. Y. University hanno scoperto che il mais Bt, che contiene la tossina Bt per la piralide, rilascia questa tossina nel terreno in cui cresce, attraverso le radici. La tossina mantiene a lungo le sue proprietà insetticide. "Ancora non sappiamo cosa succede poi sottoterra" ha detto Stotzky. Si teme comunque che insetti utili vengano uccisi e che altri diventino resistenti ai veleni. Le implicazioni potrebbero essere gravissime.

8/12/99
Protesta di Greenpeace

Greenpeace protesta per il fatto che malgrado la protesta di tutta l'Europa, le importazioni in Europa di cibi transgenici sono ancora massicce (70% dei mangimi proteinici).

9/12/99
Iceland

Un'azienda islandese sta per iniziare a raccogliere campioni di DNA dai 270.000 abitanti del Paese, per fare un collegamento con i loro profili genetici e le loro storie sanitarie e genealogiche. Il database che ne deriverebbe offrirebbe un'occasione unica per scoprire le fonti genetiche delle malattie ed una ugualmente unica minaccia per la privacy, secondo i medici e i ricercatori che si sono riuniti domenica alla American Society of Hematology. Anche se i dati personali riguardanti i singoli individui saranno anonimi, le loro identità saranno conosciute dalle cliniche e dagli ospedali prima che le informazioni raggiungano la compagnia, ha detto Stephansson. Tuttavia, una falla nella segretezza potrebbe rendere noti gli eventuali problemi di salute alle compagnie di assicurazione o ai potenziali datori di lavoro e vi potrebbe essere a questo punto un commercio delle informazioni trapelate. Questi non sono tutti problemi etici della questione che non riguardano solo l'Islanda, ma il mondo intero. Ha detto Collins, che dirige il progetto internazionale "Genoma Umano": "avremo il 90% delle sequenze umane entro la primavera, ovvero con quattro o cinque anni di anticipo sulle previsioni". L'Islanda è un Paese ideale per fare questa ricerca: negli ultimi mille anni, pochissimi stranieri vi si sono trasferiti, e la Nazione ha ricchissimi archivi sanitari e genealogici sulle famiglie, alcuni anche di 500 anni. Nel dicembre scorso, l'Islanda ha autorizzato la "Decode Genetics" di procedere con il suo progetto di ricerca sul DNA. Il Governo, da allora ha iniziato a lavorare con l'azienda sulle modalità e tra poche settimane inizieranno i prelievi di sangue. Una volta completato il database, la Decode Genetics ha il diritto di metterlo sul mercato per 12 anni, ha in programma di vendere l'informazione alle compagnie farmaceutiche ed ai ricercatori. Gli islandesi sono autorizzati al rifiuto. La raccolta di database prenderà circa tre anni, ma i dati raccolti potranno essere usati molto prima.

Il gruppo Roche ha firmato già un contratto che potrebbe essere di duecento milioni di dollari per la ricerca dei geni che causano le 12 malattie comuni. Il gruppo Roche ha deciso in questo contratto che cederà all'Islanda tutti i farmaci derivanti da questa ricerca.



 


Promiseland.it - Cercanatura.it - Biodizionario.it - BioContessa.it - VeganBlog.it - VeganOK.com - © Copyright 1999 - 2010 - Tutti i diritti riservati.