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VEGAN

E' possibile attuare una dieta vegetariana o, meglio ancora, Vegan senza rischiare scompensi alimentari e continuando ad assumere tutti i componenti essenziali alla nostra sana crescita o allo sviluppo dei bambini?
Certamente si!.. In molti lo hanno fatto senza problemi o traumi. Non solo non hanno avuto problemi da mancanze di nessun genere.. ma.. anzi ne hanno tratto un giovamento inaspettato e un miglioramento medio della qualità di vita. A tutti questi e quanti altri vogliano avvicinarsi a questa SANA pratica alimentare del tutto naturale per l'organismo dedichiamo questi approfondimenti.
Fonte:
http://utenti.tripod.it/vegan/  

Buona lettura.



NUTRIZIONE
ANIMALISMO
BIOCENTRISMO CONTRO ANTROPOCENTRISMO
VEGANESIMO
CARNE
LATTE
UOVA
PELLICCE
LANA


 

NUTRIZIONE
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Molto spesso, chi si accosta ad una dieta vegana, o anche solo vegetariana, e' assalito dal timore che essa possa causare delle carenze nutritive, portando a malessere e varie malattie. Questo, ovviamente, non e' affatto vero - e potrebbe anche bastare l'esempio di milioni di persone nel mondo che si nutrono senza utilizzare sostanze di derivazione animale in ottima salute. Mangiando vegan, si hanno tutte le sostanze nutritive necessarie per una buona salute, e anzi si eliminano tutta una serie di alimenti malsani.

PROTEINE
Le proteine sono grosse molecole composte da unita' piu' piccole chiamate aminoacidi. Esistono 20 aminoacidi che si trovano comunemente nelle proteine animali e vegetali. Sono 8 gli aminoacidi che il corpo non puo' fabbricare da sé, e che pertanto devono essere ottenuti dal cibo che mangiamo. Le proteine sono necessarie per mantenere i tessuti, e per sostenere la crescita; sono anche utilizzati per fare gli ormoni ed altre sostanze attive fisiologicamente. Nella dieta vegan, i cibi che comunemente forniscono la maggior parte delle proteine sono i legumi, i cereali, le noci e i semi. Fino a poco tempo fa, erano diffuse due credenze, infondate, riguardo le proteine: che le proteine vegetali fossero di "seconda classe" rispetto a quelle animali, e che le proteine andassero combinate (cioe' assunte in maniera complementare fra loro). Nessuna di queste due teorie rifletteva il vero, ed infatti una dieta basata solamente su cibi vegetali fornisce tutti gli aminoacidi indispensabili, senza la necessita' di combinare le proteine ad ogni pasto. Anzi, una equilibrata dieta vegan porta a non consumare eccessive quantita' di proteine, fatto che e' stato dimostrato scientificamente portare ad un maggiore rischio di problemi al cuore.

FERRO
Il ferro svolge indubbiamente un ruolo importante nel funzionamento del nostro corpo. Questo minerale e' infatti essenziale per la formazione dell'emoglobina, il pigmento che conferisce al sangue il colore rosso. Il ferro nell'emoglobina si combina con l'ossigeno e lo trasporta attraverso il sangue agli organi del nostro corpo il quale contiene tra i 3.5 e i 4.5 grammi di ferro di cui i 2\3 fanno parte dell'emoglobina in circolo e il rimanente e' conservato nel fegato, nella milza e nel midollo osseo. La mancanza di ferro puo' portare all'anemia. Infatti una volta esaurite le riserve di questo minerale la sintesi dell'emoglobina viene inibita e si notano i classici sintomi di questa patologia: stanchezza, mancanza di resistenza fisica, insonnia perdita di appetito, mal di testa e pallore. A causa dell'importanza del ferro anche per il sistema immunitario l'anemico e' anche meno resistente alle infezioni e, secondo alcuni studi, ha una minore capacita' di apprendimento.
Da quanto fin qui detto e' chiara l'importanza di una alimentazione che contenga una adeguata quantita' di ferro il cui fabbisogno giornaliero e' di circa 10mg per un uomo adulto e di circa 15mg per una donna prima della menopausa. La donna necessita di un maggiore apporto alimentare poiche' con le mestruazioni viene persa una certa quantita' di sangue e quindi di ferro. Anche chi pratica sport dovrebbe assumere piu' ferro. Questi sono i dati, stilati nel 1991 dal Dipartimento Della Salute inglese, riguardo al fabbisogno giornaliero di ferro:

Bambini da 0 a 3 mesi 1,7 mg/giorno
Bambini fino a 12 mesi 7,8 mg/giorno
Bambini 6,1 - 8,7 mg/giorno
Adolescenti 11,3 - 14,8 mg/giorno
Uomini 8,7 mg/giorno
Donne 14,8 mg/giorno



Non bisogna tuttavia pensare che piu' ferro si assume meglio sia per la propria salute. Non solo questo minerale in quantita' eccessive dovute all'uso sconsiderato di integratori o farmaci anti anemici puo' essere estremamente tossico ma alcuni studi indicano che esiste una correlazione tra alti livelli di ferro nel sangue e patologie cardiovascolari. Inoltre una assunzione eccessiva di ferro puo' causare problemi nell'assimilazione di altri minerali come lo zinco e il rame.
A questo punto bisogna domandarsi se una dieta vegana soddisfa il proprio fabbisogno di ferro. A questa domanda si puo' in tutta tranquillita' rispondere affermativamente: i dati epidemiologici confermano che l'incidenza di anemia tra i vegetariani e gli onnivori non presenta differenze significative e pertanto si puo' concludere che il contenuto di ferro di una alimentazione di soli vegetali e' adeguato.
Una dieta vegetariana non presenta alcun vantaggio rispetto ad una dieta vegana per quanto concerne il suo apporto di ferro dato che il latte e i latticini contengono quantita' minime di questo minerale e anche le uova non sono certamente tra le fonti principali di ferro contenendone solo 1.3 mg per uovo. Inoltre il latte di mucca causando, specie nei bambini, delle perdite di sangue anche rilevanti , puo' contribuire a ridurre le proprie riserve di ferro. Per questo ed altri motivi il latte di mucca e' sconsigliato dalla American Academy of Pediatrics ai bambini sotto l'anno di eta'.
Non va inoltre dimenticato che anche gli onnivori ne assumono mediamente solo il 25-30% da alimenti di origine animale (fegato e frattaglie sono le carni che contengono di piu') e che il resto deriva quindi da alimenti vegetali. I cibi vegetali che contengono piu' ferro sono tutti i legumi (che sono anche ottime fonti di proteine), le crocifere (cavoli, verza, crauti, etc), il tofu, i cereali integrali, gli spinaci, la frutta secca (albicocche e fichi), i pistacchi, il lievito di birra, l'ortica (che e' tra gli alimenti che contengono piu' ferro: oltre 40 mg per 100g).
Il ferro contenuto dai vegetali tuttavia non e' altrettanto assimilabile del ferro contenuto della carne. Infatti mentre del ferro vegetale possiamo assorbire solo l'1-10%, del ferro cosiddetto "eme" possiamo assorbirne tra il 10 e il 20%. Va comunque detto che solo il 40% del ferro contenuto nei cibi animali e' effettivamente eme.
Esiste ad ogni modo una maniera molto semplice di aumentare l'assimilabilita' del ferro vegetale fino al livello del ferro eme e cioe' includendo nei pasti abbondanti quantita' di alimenti contenenti vitamina C (p.e. frutta fresca, succhi di agrumi o, tra le verdure, peperoni, broccoli, cavoli, pomodori, patate) gia' comunque presente in buone quantita' in tutte le verdure. Anche cucinare (specialmente i cibi acidi come la salsa di pomodoro) in recipienti di ferro puo' essere un espediente utile per chi teme di essere carente di questo minerale. Se teniamo presente che il ferro, sebbene in se' meno assimilabile, e' comunque presente in quantita' maggiori nei cibi vegetali e' facile capire che una dieta vegana e' piu' che adeguata (non va inoltre dimenticato che una riduzione di ferro nella dieta tende ad aumentare la capacita' del proprio apparato digerente di assorbire questo minerale).
Alcuni cibi, al contrario di quelli ricchi in vitamina C, hanno la caratteristica di ridurre l'assimilabilita' del ferro a causa del tannino contenuto. In particolare: vino rosso, cioccolato, caffe' e te'. Anche i fitati, gli ossalati e i fosfati contenuti in alcuni vegetali (come gli spinaci).

CALCIO
Il calcio e' un minerale, essenziale per la salute delle ossa e dei denti. Vi sono diversi minerali molto importanti per la salute del corpo umano, e che devono essere ottenuti dal cibo. Le maggiori funzioni dei minerali sono come costituenti dello scheletro, come sali solubili per mantenere sotto controllo la composizione dei fluidi corporei, e come aggiunta all'azione di molti enzimi ed altre proteine. Questi sono i dati del fabbisogno giornaliero di calcio stilati nel 1991 dal Dipartimento Della Salute inglese:

Bambini 350-550 mg/giorno
Ragazze adolescenti 800 mg/giorno
Ragazzi adolescenti 1000 mg/giorno
Adulti 700 mg/giorno



Buone fonti vegetali di calcio sono il tofu (se preparato usando il solfato di calcio arriva a contenere piu' di 4 volte il calcio contenuto nel latte bovino), le verdure dalle foglie verdi, noci e semi. Buone quantita' di calcio possono anche essere assorbite da determinati tipi di acqua; altri alimenti ricchi di calcio sono le alghe marine, il crescione d'acqua, il prezzemolo e i fichi secchi.
Una dieta ricca di proteine, specialmente se di derivazione animale, causa una diminuzione del calcio nel corpo. Uno studio del 1988, in cui si comparava la quantita' di calcio espulsa con le urine, ha mostrato che una dieta basata sulle proteine animali causava una maggior perdita di calcio delle ossa nelle urine (150 mg/giorno) che una dieta basata solo su proteine vegetali (103 mg/giorno). Questi risultati suggeriscono che una dieta piu' ricca di proteine vegetali che non animali puo' proteggere meglio dalla demineralizzazione delle ossa, e quindi dalla osteoporosi.
Solamente il 20-30% del calcio in una dieta media viene assorbito. La quantita' di calcio assorbito puo' essere ridotta a causa dell'abbinamento con fibre, fitati o con ossalato nell'intestino. Studi recenti dimostrano che le fibre non limitano in maniera sensibile la disponibilita' di calcio nel cibo. Il fitato e' contenuto nei cereali, nelle noci e nei semi, e puo' associarsi con il calcio rendendolo meno facile da assorbire; comunque, il corpo umano si adatta facilmente ad una disponibilita' minore di calcio, e quindi tali sostanze non hanno un effetto particolarmente significante sull'assunzione totale di calcio.

VITAMINA B12
La storia della Vitamina B12, inizia nel 1925 quando Wipple dimostro' la funzione antianemica del fegato di vitello. L'anno seguente Minot e Murfhy, confermarono che questa terapia arrestava l'evoluzione progressiva dell'anemia perniciosa. Nel 1929 il Dott. Castle avanza l'ipotesi che nel fegato sia depositata una sostanza antiperniciosa, che e' dotata di un fattore estrinseco fornito dagli alimenti, e un fattore intrinseco prodotto dalla mucosa gastrica. Solo nel 1948 Rickes e coll. in America e Smith in lnghilterra dal fegato isolano una sostanza che ha un forte potere antianemico. Questa sostanza rossa, cristallina viene chiamata vitamina B12 o Cianocobalamina. II fegato e' l'organo di deposito di questa vitamina, e per molti anni sono stati usati gli estratti epatici per il trattamento dell'anemia perniciosa. Nel 1955, si riusci' a determinare la struttura chimica della cianocobalamina. Negli anni successivi, ci si accorse pero', che vari fattori con struttura leggermente diversa, ma con attivita' vitaminica B12, avevano in comune il nucleo della cobalamina, la quale viene quindi considerata il vero principio attivo. Un corretto apporto di vitamina B12 e' essenziale per mantenersi in buona salute dato che essa svolge alcune funzioni essenziali nel nostro organismo e la sua carenza puo' determinare l'insorgere di anemia megaloblastica (cioe' caratterizzata dalla presenza nel sangue di globuli rossi di dimensioni anormali) e di disturbi del sistema nervoso (essa contribuisce infatti alla produzione della mielina, una sostanza che ricopre i nostri nervi). La carenza puo' essere determinata da un apporto insufficiente di tale vitamina, ma nella maggior parte dei casi essa e' determinata da problemi legati al suo assorbimento da parte dell'organismo; la gran parte dei casi di carenza di B12 nella popolazione deriva infatti dalla mancanza di fattori intrinseci (una proteina prodotta nello stomaco che trasporta la B12 nel flusso sanguigno), senza i quali solo una minima parte della vitamina viene assorbita.
La carenza di vitamina B12 e' caratterizzata da tre sindromi che interessano il sangue, il tratto gastrointestinale e il sistema nervoso;
Una sindrome anemica: caratterizzata da debolezza, sensazione di avere la testa vuota, vertigini, ronzii, palpitazioni e segni di insufficienza cardiaca congestizia. All'esame obiettivo il paziente e' pallido, con sfumatura itterica di cute e sclere: Il polso e' rapido e l'aia cardiaca puo' essere ingrandita, fegato e milza possono essere lievemente ingrossati. Vi puo' anche essere febbricola. L'emocromo e' caratterizzato da globuli rossi macrocitici, ipercromici, con megaloblastosi e leucopenia.
Una sindrome Gastrointestinale: i pazienti presentano la lingua che appare liscia e di colore rosso intenso. Puo' essere presente anoressia con calo ponderale, talvolta. accompagnata da diarrea e altri sintomi gastrointestinali. Una sindrome Neurologica: torpore e acroparestesie, sono i primi segni neurologici ad apparire. Debolezza, atassia e scarsa combinazione dei movimenti delle dita compaiono: Subito dopo e possono essere anche presenti disturbi sfinterici. I disturbi psichici possono variare da una lieve irritabilita' e deficit di memoria, fino a una grave forma di psicosi.
L'assunzione media giornaliera di B12 raccomandata e' di1- 2 mcg [3,9] ma non e' necessario che questa vitamina sia effettivamente assunta tutti i giorni al contrario di altre vitamine. Una assunzione eccessiva non e' ritenuta tossica. Le madri che allattano e probabilmente durante la gravidanza devono prestare particolare attenzione ad introdurre nella dieta una quantita' sufficiente di cianocobalamina.[6]
Perche' la cianocobalamina sia correttamente assorbita nell'intestino umano (nell'ileo, per la precisione) e' necessaria la presenza del cosiddetto "fattore intrinseco", una glicoproteina prodotta nello stomaco. Lo stomaco di alcune persone non secerne questa glicoproteina e in quei casi anche una alimentazione ricchissima di B12 non e' sufficiente e si rende necessaria la sua somministrazione per iniezione.[9]
I prodotti animali (in particolare le carni ma anche uova e latticini) contengono molta vitamina B12. Essa infatti e' prodotta da alcuni ceppi di batteri presenti nell'intestino degli animali e anche nel terreno. Essa, invece non e' generalmente presente nei prodotti vegetali. Tuttavia anche nella frutta e nella verdura non lavata accuratamente vi possono essere tracce di questa vitamina per via dei residui di terra che possono rimanere nelle parti esterne dei vegetali. I vegani potrebbero infatti teoricamente assumere quantita' sufficienti di questa vitamina evitando di lavare la frutta e la verdura prima di mangiarla (e magari anche evitando di lavarsi le mani prima di sedersi a tavola) ma va detto che la cosa e' assolutamente sconsigliabile se non si tratta di prodotti biologici a causa dei residui di pesticidi presenti sui prodotti industriali. Inoltre anche i prodotti biologici non lavati non costituiscono una fonte veramente affidabile di B12 e pertanto e' opportuno integrare l'alimentazione con altre fonti (inoltre i vegetali non lavati possono contenere una quantita' elevata di nitrati).
La vitamina B12 e' anche prodotta dai batteri del nostro intestino [4], tuttavia, diversamente da quanto si pensava, tali batteri sono presenti in una parte dell'intestino che non ne consente l'assorbimento.[1] Una certa quantita' di questa vitamina e' anche escreta con la bile e viene efficacemente riassorbita nell'intestino dando luogo alla cosiddetta circolazione enteroepatica.
In passato si riteneva che alcune alghe (come la spirulina) e i prodotti fermentati (come il miso o il tempeh) contenessero grandi quantita' di cianocobalamina. In seguito si e' scoperto che in realta' questi prodotti contengono solo degli analoghi di questa vitamina, che essi non sono in grado di svolgere le stesse funzioni della cianocobalamina e che addirittura possono inibirne l'assorbimento.[1,2]
Il corpo umano é in grado di mantenere delle riserve di B12 (circa 3-5 mg, l'80% dei quali nel fegato) sufficienti ad evitare carenze sicuramente per almeno 3 anni (secondo alcuni studiosi fino a 30 anni [1]) anche nel caso di totale assenza di questa vitamina nella dieta. Infatti le carenze sono molto piu' spesso dovute alla mancanza di fattore intrinseco (mancanza che non ha nulla a che vedere con l'alimentazione) che all'insufficiente apporto alimentare. Inoltre, secondo alcuni, i vegani svilupperebbero una maggiore capacita' di assimilare questa vitamina. [5]
Abbiamo detto che le fonti principali si B12 sono animali, tuttavia anche i vegani possono tranquillamente assumere questa vitamina. Essa infatti non solo é contenuta in alimenti fortificati (p.e. latte di soia o cereali addizionati o integratori alimentari prodotti senza l'uso di sostanze animali) ma e' anche presente in alcuni lieviti alimentari come il Red Star T6635+ di cui sono sufficienti uno o due cucchiai per coprire il fabbisogno giornaliero. Da quanto detto fin qui appare chiaro che il vegano deve prestare attenzione all'assunzione di cianocobalamina senza tuttavia esserne eccessivamente preoccupato. Infatti, come abbiamo visto la carenza di questa vitamina dovuta ad un insufficiente apporto alimentare e' piuttosto rara e comunque si verifica solamente dopo molti anni di dieta priva di B12 o durante l'allattamento. Anche l'American Dietetic Association ha comunque ribadito nel suo "position statement" sull'alimentazione vegana e vegetariana che queste diete sono salutari e non comportano particolari rischi neppure per i bambini in fase di crescita [7] i quali devono comunque includere nella loro dieta una fonte sicura di B12. Le fonti di cianocobalamina compatibili con la dieta vegana sono, come abbiamo visto, alcuni lieviti alimentari come il Red Star T-6635+ (e' opportuno controllare sull'etichetta che il lievito contenga effettivamente questa vitamina) e i prodotti addizionati come alcune marche di latte di soia, di cereali, di margarine o di hamburger vegetali. Naturalmente e' sempre possibile ricorrere ad integratori alimentari in vendita nelle erboristerie o in farmacia.

Note:
[1] Herbert V: Vitamin B12: Plant sources, requirements, and assay. Am J Clin Nutr 48: 852-858, 1988.
[2] Kondo H, Binder MJ, Kohhouse JF et al: Presence and formation of cobalamin analogues in multivitamin-mineral pills. J Clin Invest 70: 889-898, 1982.
[3] Food and Nutrition Board, National Research Council: Recommended Dietary Allowances, 10th ed. Washington, DC: National Academy Press, 1989.
[4] Albert MJ, Mathan VI, Baker SJ: Vitamin B12 synthesis by human small intestinal bacteria. Nature 283: 781-782, 1980.
[5] Immerman AM: Vitamin B12 status on a vegetarian diet. A critical review. Wld Rev Nutr Diet 37: 38-54, 1981.
[6] Virginia K. Messina, Kenneth I. Burke, Position of The American Dietetic Association: Vegetarian Diets, 1998
[8] Sanders TAB, Reddy S., Vegetarian diets and children. Am J Clin Nutr. 1994;59(suppl):1176S-1181S.
[9] Herbert V. Vitamin B12: plant sources, requirements, and assay. Am J Clin Nutr 1998;48:852-8.

Bibliografia:
- Information Sheet: Vitamin B12, The Vegetarian Society.
- VITAMINA B12: FANTASIA E REALTA', Riccardo Trespidi, L'Idea Vegetariana N.92, autunno 1992.
- The Vegan Achilles Heel, M. Modugno, The Viva Vine, vol. 6, n.1,1997.
- Vitamin B12 in the Vegan Diet, R. Mangels in "Simply Vegan: Quick Vegetarian Meals", Debra Wasserman, The Vegetarian Resource Group.
- Vitamin B12: A Genuine But Simple Issue, in "Food for Life: How the New Four Food Groups Can Save Your Life", Neal D. Barnard, Harmony Books, 1993
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VITAMINA D
La vitamina D e' una vitamina solubile con il grasso, che agisce come un ormone, regolando la formazione delle ossa e l'assorbimento di calcio e fosforo dall'intestino;. aiuta a regolare lo scambio di calcio fra ossa e sangue. La carenza di vitamina D, che causa l'infragilirsi delle ossa, e' piu' diffusa nei paesi settentrionali e nelle zone dove la tradizione impone che il corpo sia ben coperto da abiti costantemente (es. in alcune parti del mondo islamico).
I vegani ottengono la maggior parte della vitamina D loro necessaria dall'azione della luce solare sulla pelle, o anche assumendo cibi arricchiti quali possono essere il latte di soia, la margarina, i cereali da colazione. Comunque l'apporto piu' significante di vitamina D e' dato dall'azione dei raggi ultravioletti B sulla pelle; non e' necessaria una forte luce solare, anche, ad esempio, durante una giornata estiva nuvolosa viene stimolata la produzione di vitamina D. Gli unici problemi potrebbero sorgere nelle zone con latitudine nord maggiore di 52 gradi, dove fra ottobre e marzo la luce solare non giunge ad avere la sufficiente lunghezza d'onda (i raggi ultravioletti B, o UVB, hanno lunghezza d'onda di 300-320 nanometri). In questi casi la scorta di vitamina D per l'inverno dipende dall'esposizione al sole fatta durante l'estate.

 

 

ANIMALISMO
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Cosa e' l'animalismo oggi? Si può iniziare il discorso con una definizione generica: e' una corrente di pensiero (e in quanto tale comporta una serie di azioni e scelte coerenti fra loro) che si basa sul concetto di RISPETTO per gli animali non-umani.
Detto cosi', sembra una cosa da poco, ma il fenomeno dell'animalismo e' ben piu' complesso. Prima di tutto, occorre distinguere l'animalismo dall'atteggiamento zoofilo; quest'ultimo consiste infatti nel prendersi cura solamente di alcuni animali (ad esempio quelli da compagnia, oppure i soli animali selvatici in via di estinzione) in maniera "paterna", ovvero partendo dalla considerazione che l'uomo e' comunque un animale superiore a tutti gli altri, e che in virtù della sua bonta' decide di non sfruttare e far soffrire alcuni fra gli altri animali "inferiori". L'innovazione del pensiero animalista e' invece quella di porre, per la prima volta, sullo stesso piano tutti gli animali: per cui l'uomo non e' "il padrone" che puo' decidere di come disporre di tutti gli altri esseri viventi, ma viene visto come un animale al pari degli altri, che in quanto tale deve a tutti il medesimo rispetto, e riconosce a tutti il diritto alla vita e a non essere sfruttati.
Cosi' come oramai e' nella coscienza comune l'idea che non si possa reputare un essere umano superiore ad un altro (e che quindi non si abbia il diritto di sfruttarlo o farlo soffrire) solo perche' di sesso differente, di razza differente, di orientamenti sessuali differenti o quant'altro, con la filosofia animalista si compie un passo avanti, e si abbatte quella idea per cui l'uomo sia superiore alle altre specie animali ("specismo", neologismo creato per analogia a razzismo, sessismo, etc.) e quindi possa trarne beneficio sfruttandoli al pari di un qualsiasi oggetto. La filosofia animalista si puo' dunque riassumere dicendo che ha come obiettivo quello di spostare la visione del mondo da antropocentrica a biocentrica, termine molto importante che viene spiegato poco più avanti.

 

BIOCENTRISMO CONTRO ANTROPOCENTRISMO
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Il biocentrismo consiste in una visione del mondo che, come risulta chiaro esaminando l'etimologia della parola, pone il fulcro di tutto sul concetto di vita, inteso in senso lato, ovvero supera le barriere mentali dell'antropocentrismo, che appunto focalizza tutto sull'uomo, privando di ogni tipo di valore le altre forme di vita. Nell'attuale mondo occidentale si incontra quasi sempre un atteggiamento di quest'ultimo tipo, dove all'individuo umano viene dato un valore enormemente superiore alle restanti forme di vita, che dunque diventano in blocco risorse da sfruttare sino ad esaurimento, senza alcuna distinzione fra oggetti, animali o vegetali.
Questa e' la via della scienza moderna, che vede tutta la natura che ci circonda semplicemente come qualcosa di sottoposto all'uomo, senza rendersi conto che l'uomo non e' altro che una forma di vita fra altre forme di vita, un tassello di natura, e che in quanto tale ha bisogno di trovarsi in un rapporto equilibrato con tutto il resto per sopravvivere. Infatti percorrendo la strada dello sfruttamento e della distruzione, l'uomo elimina tutto cio' che e' naturale attorno a lui, per ottenere un mondo brullo e sterile, dove sara' costretto a vivere in maniera sempre piu' artificiale.
Oggi piu' che mai e' necessaria la diffusione di un'etica biocentrica, che riesca a far comprendere che senza il rispetto per il mondo in cui viviamo non c'e' alcun futuro, come chiaramente dimostrano tutti i disastri naturali che avvengono a causa delle alterazioni compiute dall'uomo, e tutti i danni irreparabili inflitti sempre per le stesse cause al nostro mondo (vedi ad esempio il buco dell'ozono).
All'interno di un'ottica biocentrica non si vuole certo sminuire il valore dell'uomo, ma anzi lo si vuole accrescere, attraverso la ricerca di una vita in armonia con la natura e di un maggior rispetto per tutte le forme di vita, cosa che non puo' che migliorare le condizioni di vita di tutti.

 

VEGANESIMO
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La parola "veganesimo" deriva dalla contrazione di "vegetarianesimo", ed infatti sta ad indicare una dieta di tipo vegetariana dove siano stati eliminati anche tutti i componenti di origine animale come uova, latte e latticini. In effetti, quella che normalmente si definisce dieta vegetariana dovrebbe essere denominata dieta lacto-ovo-vegetariana, mentre la dieta vegan e' quella che propriamente dovrebbe essere chiamata vegetariana.
Ma essere vegan non vuol dire solamente adottare una particolare dieta; infatti, partendo dalla profonda convinzione che tutti gli esseri viventi hanno uguale valore, e che quindi l'uomo non ha alcun diritto, né tantomeno necessita', di uccidere o sfruttare altri animali per sopravvivere, si giunge a scegliere uno stile di vita che elimini il piu' possibile ogni forma, diretta o indiretta, di sofferenza per altri esseri viventi.
Questo vuol dire principalmente avere appunto una dieta che non comporti l'assunzione di cibi di derivazione animale (ovviamente a partire dalla carne); ma significa evitare ogni tipo di prodotto frutto di morte e sofferenza, come ad esempi capi di abbigliamento in pelle e pellicce, ma anche in seta e in lana; significa cercare non finanziare case farmaceutiche e cosmetiche che fanno vivisezione boicottando i loro prodotti; significa non partecipare e protestare contro eventi che sfruttano in maniera barbara gli animali, come fanno molti circhi, ed alcune feste popolari; insomma, partendo da cio' che e' piu' palese, cioe' il non cibarsi di animali morti, si arriva piano piano a prendere coscienza di molte altre forme di ingiustizia verso gli animali non-umani, e quindi si imposta la propria vita in una maniera alternativa a quella cosiddetta "normale", dove nessuno si preoccupa delle conseguenze che hanno le proprie azioni su altri esseri viventi.

 

CARNE
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Il mercato della carne e' una delle principali cause dello sfruttamento e della sofferenza animale. E' il mondo occidentale industrializzato il maggiore consumatore di carne, e questo perché nel corso del nostro secolo alimentarsi in tal modo e' diventato simbolo di benessere e di robusta salute. In verita', cibarsi con la carne e' per la salute umana molto deleterio, come dimostrano numerosissimi studi, ma questo moderno mito e' veramente difficile da abbattere, non fosse altro che per la consuetudine del consumo di carne, che porta all'incapacita' di concepire diete differenti che la escludano. Ma le ragioni per dire basta a questo "stile di vita" sono molteplici.

PER GLI ANIMALI
Prima di tutto si hanno le motivazioni etiche, che si possono riassumere in una semplice proposizione: avere rispetto per la vita degli animali.
Nell'attuale societa', si e' effettuata una vera e propria scissione fra quello che e' il prodotto "carne" e gli animali che ne sono "fonte", cosi' che risulta veramente difficile, per la maggior parte delle persone, realizzare che quello che si mangia proviene da un animale ucciso appositamente per tale scopo. Questa ultima affermazione non e' un eccesso, basti pensare a tutti i bambini che nascono e crescono in citta', senza mai venire a contatto con i veri animali; per loro un hamburger e' semplicemente un tipo di cibo, dato che non hanno neppure idea di come sia fatta nella realta' una mucca, e del fatto che essa venga uccisa per ottenere cio' che viene dato loro da mangiare con tanta naturalezza.
La realta' degli allevamenti da macello viene nascosta ai piu', se non anche presentata in maniera menzogniera (ad esempio attraverso la pubblicita' di animali felici al pascolo liberi in ampie praterie).
I moderni allevamenti intensi sono dei veri e propri lager, dove gli animali (siano essi bovini, maiali o pollame) sono costretti a passare la loro breve vita in spazi angusti, senza poter seguire i comportamenti naturali che il loro istinto vorrebbe, sia per la mancanza di spazio e di liberta', sia per la privazione della loro naturale vita sociale con gli altri animali. Infatti, seguendo la via che porta a sempre maggiori profitti, si scopre che e' molto piu' conveniente puntare sul numero, ammassando grandi quantita' di animali in spazi angusti, che non alla qualita' di vita del singolo animale; cosi' negli allevamenti moderni si ha una mortalita' abbastanza alta (specialmente fra gli animali appena nati), ma si ha comunque un buon rendiconto economico in virtu' del gran numero di animali.
Ma la sofferenza degli animali, costretti a passare tutta la loro breve vita in spazi ristretti, alimentati forzatamente con cibo innaturale studiato appositamente per farli crescere a dismisura e prima del tempo, imbottiti di medicinali e antibiotici per evitare le malattie causate dalla condizione di vita terribilmente stressante, non finisce semplicemente con la vita dell'allevamento.
Infatti spesso, per arrivare al luogo del macello, gli animali devono subire lunghi viaggi, stipati senza alcuna possibilita' di movimento in camion, patendo fame e sete, soffrendo delle condizioni atmosferiche, spesso per moltissime ore.
Ma anche una volta arrivati al macello, la morte non e' certo indolore; spesso gli animali devono aspettare molto tempo prima che sia "il loro turno", assistendo alla morte degli altri sventurati compagni, trovandosi quindi in condizione di terrore ed estrema paura. L'uccisione stessa poi non avviene sempre nella maniera meno dolorosa possibile, poiché chi deve uccidere gli animali, non avendo particolare rispetto per le vittime (viste semplicemente oggetti con i quali si deve lavorare), molto spesso non ha cura nell'effettuare in maniera ottimale lo stordimento preventivo.
Questa e', in breve, la vita tipica di un qualsiasi animale destinato a diventare semplicemente un "prodotto" sullo scaffale di un qualche supermercato.

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una immagine tipica dei macelli



PER LA NOSTRA SALUTE
Ma oltre che per una basilare forma di rispetto per la vita degli animali, esiste un'altra forte ragione per smettere di mangiare carne: essa non e' affatto un alimento indispensabile e salutare, ma e' anzi dannoso per l'organismo umano.
E' stato ormai appurato da numerosi studi scientifici come tumori al colon, all'intestino, all'utero, alla prostata e molti altri abbiano una incidenza molto minore nei vegetariani, soprattutto per quanto riguarda quelli dell'apparato digerente. Ma e' stato anche dimostrato come una dieta vegana, evitando i grassi saturi di tipo animale, abbassi fortemente anche il rischio di malattie cardiovascolari, di diabete, di trombosi, osteoporosi, artrite, di malattie renali, obesita' e ipertensione.
Questi sono i dati che riportano l'andamento del consumo di carne e latticini, e l'incremento di malattie cardiocircolatorie e tumori in Italia nell'ultimo secolo:

Anno Carne* Latte* Malattie cardiocircolatorie Tumori
1910 15 34 69 000 21 000
1950 22 54 129 000 66 000
1970 54 67 232 000 89 000
1992 86 83 238 000 152 000

 

*kg per abitante - media annuale

Lo sviluppo del consumo di carne nel nostro secolo, che ha assunto sempre piu' il valore di simbolo di ricchezza e benessere, ha quindi portato l'industria della carne a diffondere sempre in misura maggiore l'idea che la carne sia salutare e necessaria per lo sviluppo. Invece la verita' e' che l'uomo NON e' carnivoro. Infatti, comparando l'organismo umano con quello di un qualsiasi carnivoro (come ad esempio i felini) si notano facilmente le sostanziali differenze.
L'intestino umano e' lungo circa 12 volte il suo corpo, mentre tipicamente la misura nei carnivori e' solo di circa 3 volte; inoltre in questi ultimi i succhi gastrici sono molto piu' forti che nell'uomo. Questi due fattori permettono ai carnivori di digerire ed espellere la carne dal proprio organismo velocemente; invece nell'uomo, la digestione della carne avviene molto lentamente, permettendo ad essa di produrre tutte le sostanze tossiche che portano poi agli effetti negativi sulla salute illustrati prima.
Inoltre sono molte altre le caratteristiche che indicano come l'uomo sia per sua natura frugivoro (cioe' portato ad alimentarsi con frutta, foglie e semi) ed inadatto ad alimenti carnei. Ad esempio, non e' dotato della dentatura tipica dei carnivori (con canini pronunciati per lacerare carne e tessuti della preda), ma al contrario possiede incisivi pronunciati (per addentare e staccare pezzi di frutta) e molari ben sviluppati e piatti (per masticare gli alimenti vegetali, come negli erbivori). Altro fattore e' la mancanza di strumenti naturali adatti alla caccia di altri animali, come ad esempio le unghie lunghe ed affilate, presenti solitamente nei predatori carnivori.

PER LO SVILUPPO DEL PIANETA
Bisogna anche sottolineare che la diffusione della dieta vegana contribuirebbe molto anche a risolvere il problema della fame nel mondo; i paesi industrializzati impiegano ben 2/3 della loro produzione cerealicola per l'allevamento di bestiame e si accaparrano le terre migliori del terzo mondo per coltivare cereali destinati agli animali d'allevamento (36 dei 40 paesi piu' poveri del mondo esportano cereali negli Stati Uniti, dove il 90% del prodotto viene utilizzato per nutrire animali destinati al macello).Se tutti i terreni coltivabili della terra venissero usati esclusivamente per produrre alimenti vegetali, si potrebbe sfamare una popolazione 5 volte superiore a quella attuale, risolvendo il problema della fame nel mondo; per sottolineare il grande spreco di risorse alimentari, basta riportare che per ottenere un kg di carne occorrono 15 kg di cereali, ed il resto va in escrementi. Inoltre, questi escrementi, a causa della grande quantita', non riescono ad essere assorbiti immediatamente dal terreno, e di conseguenza immettono ammoniaca e metano nell'atmosfera. L'ammoniaca prodotta dagli allevamenti e' riconosciuta come una delle maggiori cause di piogge acide, ed il metano va ad aggiungersi a quei gas responsabili dell'effetto serra. Questo avviene anche perché gli escrementi spesso non vengono riutilizzati come fertilizzante, dato che si preferisce l'utilizzo di fertilizzanti chimici che garantiscono maggiore produttivita'.
Questo enorme spreco di risorse inoltre contribuisce alla devastazione di ampie zone naturali, giacche' moltissime foreste vengono abbattute ogni anno per fare spazio a coltivazioni intensive, che come spiegato in precedenza finiscono per alimentare gli allevamenti, che finiranno con soddisfare l'inutile desiderio di carne di una minima porzione della popolazione mondiale.

…E IL PESCE?
Ma ogni anno, assieme ai milioni di bovini, suini e di pollame che vengono uccisi, avviene anche un'altra grande strage, quella dei pesci. Il pesce, che solitamente ispira meno compassione, non soffre meno degli altri animali; la morte solitamente arriva per soffocamento una volta che si trovi fuori dall'acqua, e non serve sottolineare come questo tipo di uccisione possa essere dolorosa.
Anche in questo caso, il fatto che mangiare pesce faccia bene non ha alcun fondamento scientifico, ed anzi e' vero il contrario, anche in virtu' dell'inquinamento dei mari, che porta i pesci ad assorbire molte sostanze dannose, che ovviamente finiscono per essere assunte da chi li mangia.
Nelle carni di pesci e frutti di mare vari, generalmente e' riscontrabile un'alta concentrazione di tossine (fino a 9 milioni di volte la quantita' presente nell'acqua nella quale vivono) quali PCB (polychlorinated biphenyls), diossina, mercurio (che danneggia cervello e sistema nervoso), piombo (che riduce lo sviluppo dei bambini), arsenico e diversi pesticidi. A queste sostanze bisogna aggiungere varie tossine di origine naturale, nessuna delle quali percepibile dall'olfatto o dalla vista umana e resistenti a qualsiasi cottura. Queste sostanze nocive - presenti anche negli olii di pesce utilizzati per confezionare capsule medicinali e alimenti - provocano danni ai reni, ritardi nello sviluppo mentale, cancro e morte. Proprio come la carne di bovini e suini, quella dei pesci contiene inoltre grassi, colesterolo e una quantita' eccessiva di proteine, dannosi per la salute degli umani che scelgano di nutrirsene. Il tanto propagandato Omega-3, che dovrebbe prevenire le malattie cardiache, e' presente anche nei vegetali a foglia verde, nei semi e nell'olio di lino. I PCB sono prodotti sintetici, utilizzati industrialmente fino al 1976, anno in cui vennero messi fuori legge perche' cancerogeni. Ma essi permangono a lungo nell'ambiente, modificando la propria composizione e divenendo sempre piu' tossici. Prima causa in assoluto dell'introduzione di PCB nella dieta umana e' il consumo di pesce. I PCB tendono a concentrarsi all'interno di chi mangia questo animale. Questo significa che quelli che assorbi oggi, resteranno nel tuo corpo per decenni. In USA, l'Unione Consumatori ha trovato percentuali di PCB nel 43% dei salmoni, nel 25% nel pesce-spada e nel 50% dei pesci d'acqua dolce.
L'Unione ha inoltre reso noto che circa la meta' del pesce analizzato era contaminato da batteri delle feci umane e animali. Sempre in US, ogni anno si registrano 325.000 ricoveri ospedalieri per intossicazioni da pesce contaminato. Il numero di avvelenamenti va considerato certamente superiore, perche' non tutti gli intossicati si fanno ricoverare, ne', confondendone i sintomi, simili a quelli influenzali, comprendono la natura del malessere.

 

 

LATTE
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Cosa c'e' di sbagliato nel latte? Questo e' uno dei temi piu' delicati, perché nella nostra societa' il latte ci viene presentato sin da bambini come un alimento sanissimo ed anzi indispensabile per la crescita, ed in piu' veniamo anche convinti di quanto sia naturale che le mucche vengano munte dall'uomo, e che anzi senza la mungitura le mucche soffrirebbero e morirebbero.
Ma ci sono molte cose sull'industria del latte che non vengono illustrate, e molte cose sui risvolti sulla nostra salute del latte che non vengono dette, che mostrano come quello che ci viene detto da sempre sia una visione parziale della realta'.


LA MODERNA INDUSTRIA DEL LATTE
Partiamo dai metodi di allevamento delle mucche da latte. Il primo punto da chiarire, che vale per qualsiasi tipo di allevamento, e' la "naturalita'" del mungere le mucche; infatti l'affermazione che viene sempre ripetuta e' che se le mucche non fossero munte morirebbero, e questo in effetti e' vero, ma non viene detta tutta la verita'. Infatti la mucca, cosi' come tutti i mammiferi, secerne un liquido con alto valore nutrizionale dalle ghiandole mammarie (ovvero il latte) dopo aver partorito, con lo scopo di nutrire i propri vitellini nei primi mesi di vita (da 6 a 12 mesi); l'uomo, per poter usare il latte per se stesso, deve portare via dalla madre i vitellini appena nati, per poter poi mungere la mucca. Se alla mucca non fossero tolti i vitellini, essa seguirebbe il ciclo naturale degli eventi, allattando i figli fino a quando non diventino autosufficienti, per poi smettere di produrre latte. In questo ciclo non c'e' alcun bisogno dell'uomo!
Dunque la prima grande sofferenza che viene inflitta agli animali e' la separazione della madre dai figli, che produce sia stress alla mucca che ha appena partorito, ma soprattutto ai vitellini, che non conosceranno mai l'allattamento naturale dalla madre, e che vengono nutriti tramite tettarelle artificiali nelle prime settimane, per poi passare subito a cibi solidi. Ma questa alimentazione totalmente artificiale rende i vitellini particolarmente esposti alle malattie, infatti il latte materno contiene i naturali elementi nutritivi e anticorpi, mentre con il cibo che viene dato artificialmente ai vitellini, gli allevatori sono costretti ad aggiungere antibiotici e medicinali vari per proteggere gli animali, squilibrati dall'alimentazione scorretta (ricordiamo a questo proposito che il morbo cosiddetto della "mucca pazza", ovvero la Encefalopatia Spongiforme Bovina, deriva appunto dall'alimentazione).
Ma quale e' il destino di questi vitellini separati dalla madre alla nascita? Nella maggior parte dei casi essi sono destinati alla macellazione per produrre carne bianca. In effetti, la carne bianca viene spacciata come alimento particolarmente sano ed adatto ad anziani e bambini, ma la verita' e' che la carne e' appunto bianca perché gli animali vengono alimentati in maniera da assumere pochissimo ferro ed essere di conseguenza anemici (da qui il colore della carne) - questo comporta poi, come abbiamo visto sopra, che per rimediare alla facilita' con cui si puo' ammalare un animale nutrito in tal modo, bisogna compensare con medicinali e antibiotici di vario tipo, che quindi rimangono presenti nel prodotto finale destinato all'alimentazione umana. Non ci dilungheremo qui sulla crudelta' della macellazione e del trasporto degli animali dall'allevamento sino al posto dove verranno uccisi.
Torniamo ora alla madre, ovvero alla mucca da latte. Per produrre latte, essa deve quindi essere messa incinta (questo avviene di solito tramite inseminazione artificiale) alla fine del ciclo di allattamento, che dura circa 10 mesi; viene comunque fecondata verso il terzo mese di allattamento, e non verra' munta solamente nelle ultime settimane di gestazione. Con i ritmi attuali di enorme sfruttamento, una mucca da latte in media viene tenuta per circa 4-5 cicli di allattamento; quando inizia a perdere produttivita', a causa di malattie o piu' semplicemente per l'eccessivo sfruttamento al quale e' stata sottoposta, nella maggioranza dei casi viene mandata al macello, per essere sostituita da una altro animale piu' giovane ed "efficiente". Quindi, il fatto che l'allevamento di mucche per la produzione di latte non sia cruento e' semplicemente un mito, dato che gli animali vengono sfruttati il piu' possibile forzando la loro natura, e quando hanno raggiunto i loro limiti fisici vengono macellati.
La produzione media di una mucca da latte in un moderno allevamento raggiunge i 35 litri al giorno. Questa quantita' e' enormemente superiore a quella che sarebbe necessaria a nutrire i vitellini, e viene ottenuta mungendo intensamente l'animale (anche piu' volte al giorno), che quindi viene forzato a produrre piu' latte; la produzione puo' essere anche incrementata tramite la somministrazione di particolari ormoni, come la Somatotrofina Bovina (BST) .Quindi l'animale, nella sua vita produttiva, deve sopportare una enorme quantita' di lavoro fisico, molto superiore a quello che sarebbe in natura, ed e' appunto per questo sfruttamento intensivo che dopo pochi anni la produzione di latte diminuisce cosi' tanto da rendere piu' economicamente vantaggioso macellare l'animale. Questo continuo ed intenso sfruttamento e' anche causa di malattie, come la mastite (una dolorosa infiammazione delle mammelle), senza contare le malattie che come abbiamo visto derivano dall'alimentazione (che si allontana sempre piu' dalla naturale per l'animale, per ridurre i costi e massimizzare la produzione).
Per concludere il discorso sugli allevamenti bisogna anche fare alcune annotazioni su quelli piu' "naturali", che si distanziano dai metodi intesivi standard appena illustrati. Anche se gli animali si trovassero in condizioni ottimali (ovvero non rinchiusi in angusti spazi, forniti con una alimentazione corretta, etc.), bisogna sempre chiedersi che fine facciano i vitellini alla nascita; e comunque bisogna ricordare che per sostenere un'industria del latte, anche a in una situazione ottimale del genere, andrebbero comunque eliminati quasi tutti gli animali maschi, per conservarne solo alcuni per la riproduzione. Quindi, se anche non esistessero piu' gli allevamenti di animali "da carne" e si volessero comunque mantenere allevamenti per le mucche da latte, da qualche parte ci sarebbe comunque sofferenza e morte per degli animali.


LATTE E SALUTE
Veniamo ora a discutere di un altro mito che ci viene insegnato sin da piccoli, che il latte e' un alimento salutare. In effetti, basterebbe liberarsi per un attimo da tutti le idee che ci hanno inculcato a proposito del latte, e provare a guardare le cose oggettivamente, per rendersi conto di quanto sia innaturale "rubare" il latte di un'altra specie animale, ovvero un nutrimento che dovrebbe essere adatto solamente per gli animali di quella specie, e per giunta solamente per quelli in eta' da allattamento - e infatti in natura un simile "furto" non avviene per nessun'altra specie (almeno a livello naturale, ovviamente se analizziamo la situazione dei gatti domestici, ci renderemo conto che anche in questo caso e' una forzatura, giacche' nessun felino adulto, in natura, beve latte di un'altra specie!).
L'industria lattiero-casearia punta soprattutto sul mito del latte come alimento fondamentale per la crescita umana, grazie al suo alto contenuto di calcio; ma vale la pena di chiedersi come mai l'uomo sia l'unico animale che pretenda di sopperire al bisogno di calcio attraverso il latte di un'altra specie, dato che il meccanismo, in natura, e' semplice: durante l'infanzia il calcio viene fornito dal latte materno, dopo lo svezzamento i carnivori ricavano calcio dagli animali predati e gli erbivori dal regno vegetale; nessun animale lo riceve dai derivati del latte. Infatti il calcio non e' certamente presente solo nel latte, ma anzi si trova in tutti i cibi che crescono sulla terra, ed anzi e' stato stabilito chiaramente che i vegetali a foglia verde sono una fonte primaria di calcio utilizzabile nella nutrizione umana. Quindi e' sufficiente una dieta sana ed equilibrata a garantire il giusto apporto di calcio all'organismo umano, anche perche' bisogna ricordare che non e' affatto rilevante la quantita di calcio assunta, ma quella che poi viene assimilata dall'organismo, grazie al lavoro delle ghiandole endocrine - per cui e' l'equilibrio che porta ad una giusta assimilazione del calcio, mentre un eccesso di assunzione puo' anzi causare danni alla salute.

OSTEOPOROSI : Questa malattia e' caratterizzata da uno sconvolgimento delle funzioni metaboliche del tessuto che origina processi di demolizione dello scheletro: la struttura e' colpita a livello sistemico da una perdita di massa rispetto al volume. Vale a dire che l'osso rimane invariato nella forma ma pesa di meno perché c'e' una perdita di materia che per il 99% e' costituita di calcio. L'osteoporosi viene comunemente associata ad una scarsa assunzione di calcio, ma invece quasi sempre non e' questo il reale motivo del manifestarsi di tale malattia; la perdita di calcio e' dovuta a una sua cattiva assimilazione o meglio a una sua. Diversi sono i fattori nutrizionali che intervengono nel processo di mineralizzazione e formazione del tessuto osseo. Carenze o errate combinazioni di questi fattori possono contribuire all'osteoporosi: e' vero, quindi, che una correzione della nutrizione puo' essere di beneficio nel trattamento e nella prevenzione. Assieme al calcio occorre prendere in considerazione il ruolo delle proteine, vista l'importanza che hanno nella costituzione della matrice organica dell'osso; ed infatti e' per questi motivi che il maggiore consumo di latte e latticini non aiuta per nulla la prevenzione dell'osteoporosi, ma anzi ne possono essere fonte, dato che questi alimenti hanno un alto contenuo proteico e una delle cause dell'osteoporosi e' proprio un eccesso di proteine animali nella dieta. Infatti le proteine animali tendono a favorire lo scioglimento del calcio dalle ossa ed il suo passaggio nelle urine, per poi essere espulso dal nostro organismo [1]. Altri fattori che favoriscono lo scioglimento del calcio sono l'eccesso di fosforo, la carenza di vitamina D (che regola l'uso del calcio all'interno del corpo), l'uso eccessivo di sale (infatti il sodio favorisce l'espulsione del calcio dai reni [2]) , il fumo [3].
Per prevenire o curare questa malattia non occorre affatto prendere piu' calcio né tanto meno mangiare piu' latticini. Bisogna invece diminuire la quantita' di proteine ingerite. A riprova di cio' vi sono i risultati di numerosi studi scientifici ed indagini epidemiologiche; uno studio fatto ad Harvard, durato 12 anni, compiuto su 78 000 donne, ha dato questo risultato: le donne che ottenenevano la maggior parte del calcio dai latticini hanno subito piu' fratture alle ossa di quelle che raramente consumavano latticini [4]. Un altro studio condotto nel 1994 a Sydney, in Australia, su uomini e donne anziani, ha mostrato che un maggiore consumo di latticini era collegato ad un maggior rischio di fratture; in tale studio e' risultato che coloro che consumavano molti latticini avevano un rischio di frattura alle anche circa raddoppiato rispetto a coloro che ne consumavano una quantita' minima.

SISTEMA CIRCOLATORIO : L'aterosclerosi, la piu' nota delle malattie del gruppo dell'arteriosclerosi, e' caratterizzata dalla formazione di placche (o ateromi) nelle arterie, che limitano il fluire del sangue e quindi l'arrivo di ossigeno ed altri nutrimenti alle cellule, da cui i noti sintomi di mancanza di lucidita' mentale dell'arteriosclerotico. Questi tessuti risultano cicatrizzati e quindi fragili e possono gonfiarsi e rompersi (aneurismi) o formare grumi (emboli) che al limite inibiscono del tutto la circolazione. Cio' puo' avvenire dovunque: nel cervello abbiamo il colpo apoplettico o paresi (ictus), al livello di cuore abbiamo l'attacco cardiaco (morte o necrosi del muscolo non irrorato, detto infarto). Le placche sono ricche di colesterolo, una sostanza simile agli ormoni e presente solo nei cibi di origine animale come carne, uova e latticini.
La causa della lesione iniziale all'arteria alla quale si va a depositare - come se fosse una cicatrice - l'ateroma e' tuttora sconosciuta ai medici. Sembra assai probabile, anche in base alla storia alimentare dei soggetti affetti dalla malattia, che la causa sia da ricercarsi nella mancanza nell'alimentazione di cibi vegetali fibrosi ed elastici come i vegetali (in particolare le foglie e i gambi delle verdure). L'aspetto di indurimento, ispessimento e' invece - essendo piu' visibile - ben documentato anche dalla medicina moderna: l'ateroma e' causato dal troppo colesterolo ingerito ed e' favorito dalla vita sedentaria (che genera ristagno circolatorio), dal fumo, ecc... E' interessante notare che invece i grassi ad alta densita' lipoproteica (detti HDL) abbassano questi rischi mentre quelli a bassa densita' lipoproteica (detti LDL) li aumentano. I primi sono grassi vegetali (oli di ogni specie) e la parte oleosa di ogni cereale, legume o vegetale. I secondi sono i grassi saturi o solidi delle carni o del latte e dei suoi derivati. I grassi saturi aumentano il tasso di colesterolo nel sangue, per cui mangiare alimenti di origine animale, in particolar modo latte e derivati (burro, formaggi, panna), aumenta il rischio di una malattia circolatoria.
In un litro di latte intero ci sono 35 gr di grasso e 10 in uno di latte scremato o magro. Di questi, rispettivamente 20 e 5 sono di grassi saturi. La proporzione cresce molto quando si usa il latte in polvere o condensato e piu' ancora con i latticini: i formaggi sono per il loro 20-60% costituiti da grassi saturi. Infine, il burro e il gelato o la panna sono dei veri campioni del genere: fino al 90%.
D'altronde anche gli studi epidemiologici mostrano come le malattie circolatorie siano presenti in livello molto inferiore nelle popolazioni che tradizionalmente consumano pochi alimenti di derivazione animale. Nonostante i medici siano restii ad ammettere la dannosita' di latte e derivati, a causa delle pressioni dei produttori di tali alimenti e a causa del retaggio culturale, oggi il progresso della ricerca scientifica non solo ha rilevato gli effetti dannosi dei latticini ma riesce anche a prevenire un gran numero di infarti con la diagnosi precoce e consigliando di eliminare dalla dieta i grassi e i prodotti animali.
Studi nei quali si e' paragonato lo stato di salute di lacto-ovo-vegetariani e di vegani ha dimostrato che, mentre entrambi godono di miglior salute di chi consuma carne, i vegani hanno uno stato cardiovascolare migliore dei vegetariani che consumano latticini.[5,6]

CANCRO: E' stato notato per oltre un decennio che l'incidenza di determinati tipi di cancro e' particolarmente alta in quelle regioni o Paesi in cui il consumo di latte di mucca costituisce la componente principale della dieta. Si puo' dedurre che questo avvenga a causa della costante assunzione di ormoni della crescita che, in natura, sono previsti per la crescita dei vitelli e non degli esseri umani. Sono diverse le ragioni che portano ad attribuire responsabilita' per molte forme di cancro all'eccessivo consumo di latte:
Ormoni della crescita. Poiche' il latte e' un prodotto delle ghiandole riproduttive esso contiene anche una grande quantita' di ormoni, tra cui la gonadotropina, ormoni secreti della tiroide, steroidi e un fattore di crescita dell'epidermide. Quando la crescita umana e' completata questi ormoni continuano a stimolare le ghiandole e le cellule a una crescita abnormale, portando a uno squilibrio ormonale e a un cattivo funzionamento dell'attivita' ghiandolare, che sono tra le principali cause nello sviluppo del cancro.
Esaurimento del fegato e degli enzimi del pancreas L'uso eccessivo di latticini produce in varie forme un affaticamento del fegato e del pancreas che in definitiva provoca l'esaurimento e il cedimento dell'intero sistema. A causa della mancanza di enzimi pancreatici e di un adeguato funzionamento del fegato, il corpo non puo' digerire le proteine estranee, come le cellule del cancro, e percio' ne permette la crescita.
Formazione di cisti, calcoli e fibromi. Tutte le cisti, i calcoli e i fibromi sono direttamente collegati ai grassi e al calcio dei latticini. I calcoli biliari e le cisti derivano dal grasso fritto mentre i calcoli renali dipendono dal latte e dai suoi derivati (yogurt e formaggi). L'irritazione costante provocate dalle cisti e dai calcoli puo' portare allo sviluppo del cancro sebbene il processo proceda silenziosamente e con sintomi occasionali che, di solito, vengono ignorati fino a quando non ci si trova all'improvviso davanti a un cancro all'ultimo stadio.
I rifiuti metabolici dei latticini stressano continuamente il corpo. Urea, ammoniaca, fosfati, eccesso di calcio e di sodio sono i sottoprodotti della digestione dei latticini. Piu' si consumano latticini e piu' questi rifiuti metabolici vengono prodotti: la stimolazione continua che questi rifiuti tossici provocano porta a infiammazioni, ulcerazioni e indurimenti o a crescite maligne. Questa degenerazione viene accelerata se con i latticini si consumano altri cibi altamente tossici come carne, uova, sale raffinato, legumi in eccesso, caffe' e alcool. I cancri del rene, della vescica e dell'intestino hanno questa origine.
Estrema poverta' di fibre dei latticini. Il latte e' un cibo estremamente povero di fibre. Il regolare ed eccessivo consumo di latticini unito allo scarso consumo di cibi con fibra come frutta, verdure e cereali integrali porta inevitabilmente a grave stitichezza, a un graduale accumulo di sostanze tossiche e ad acidosi (alta saturazione di elementi tossici nel sangue). Si crea cosi' una buona base per lo sviluppo del cancro.
In particolare, e' stato dimostrato [7] come il consumo di latte sia collegato al cancro alle ovaie. Una volta ingerito, lo zucchero contenuto nel latte, il lattosio, nell'organismo viene scisso in un altro zucchero, il galattosio, che a sua volta viene scisso da alcuni enzimi. Quando non sono presenti sufficienti enzimi rispetto alla quantita' di galattosio che viene a trovarsi nell'organismo, questo zucchero si accumula, ed e' appunto questo che porta danni alle ovaie. Certe donne hanno livelli particolarmente bassi di tali enzimi, e in questi casi il consumo regolare di latticini puo' portare il rischio di cancro alle ovaie fino a triplicarsi.

DIABETE: Molti studi portano a rilevare una connessione fra l'insorgere di alcune forme diabetiche ed il consumo di latte [8]. Una teoria sempre piu' accreditata [9] indica che le proteine del latte vaccino stimolano la produzione di anticorpi [10], che, a loro volta, distruggono le cellule del pancreas che producono insulina [11]. La distruzione di queste cellule avviene gradualmente, specialmente dopo le infezioni, ed il diabete tende a manifestarsi solo quando l'80-90% delle cellule sono state distrutte.
Ricercatori finlandesi e canadesi, in un recente studio, hanno trovato alti livelli di anticorpi ad una specifica porzione di una proteina contenuta nel latte bovino, chiamata serum albumin bovino, nel 100% di 142 bambini diabetici studiati quando gli e' stato diagnosticata la malattia. Anche i bambini sani possono avere questi anticorpi, ma solo a livelli molto minori. Questo porta a supporre che la combinazione di una qualche predisposizione genetica (pero' non determinabile) e l'esposizione al latte bovino siano la causa maggiore della forma infantile del diabete.

FERRO: Il latte bovino e' estremamente povero in ferro [12] e quindi una dieta basata su latte e latticini puo' facilmente portare a carenza di tale elemento ed anemia, soprattutto nei bambini. Inoltre studi clinici hanno mostrato come sempre nei bambini il consumo di latte possa portare a piccole perdite di sangue nell'intestino, che, se prolungate nel tempo, portano ad abbassare il livello di ferro nell'organismo. Diversi ricercatori credono che questo fatto avvenga come reazione alle proteine contenute nel latte [13]

INTOLLERANZA AL LATTE: Infine e' bene ricordare che, anche a riprova del fatto che alimentarsi con il latte di un'altra specie animale e' innaturale, moltissime persone, soprattutto fra le popolazioni asiatiche, non digeriscono il latte. Questa intolleranza puo' avere differenti cause:
L'intolleranza al lattosio.Questa insofferenza biologica al latte viene motivata non col rifiuto dell'organismo per il latte in toto ma per una sua intolleranza allo zucchero disaccaride in esso contenuto, il lattosio. La scissione per idrolisi del lattosio avviene a livello delle cellule epiteliali dell'intestino ad opera dell'enzima lattasi: ne derivano due zuccheri semplici (glucosio e galattosio) che attraversano la parete intestinale ed entrano in circolo. Coloro che non tollerano il latte presentano diarrea, gonfiore, gas, vomito e altri sintomi: il glucosio non digerito, infatti, causa questi effetti per mancanza di lattasi. Questo deficit di lattasi e' presente al 70-90% nei gruppi asiatici, neri e pellerossa americani, arabi, messicani e pakistani. Tra questi popoli - come tra tutti i lattosio intolleranti - il fenomeno si verifica soprattutto in eta' adulta
L'intolleranza alle proteine del latte vaccino. Essa riguarda soprattutto le betalattoglobuline, la lattoalbumina e la caseina. I sintomi sono immediati e spesso gravi: gonfiore, diarrea, pallore, coliche, persino anemia causata da emorragie interne. Non mancano episodi polmonari e sono comunissime le malattie della pelle, un tentativo del corpo di scaricare le sostanze indesiderate: nella medicina tradizionale cinese la pelle e' l'organo superficiale in sintonia complementare ai polmoni;
L'intolleranza causata da inquinamento batterico o chimico. Esso puo' avvenire con l'assunzione di latte industrialmente trattato e non ben pastorizzato.


UOVA
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Le uova sono un prodotto simile al latte, nel senso che non richiedono direttamente la morte degli animali che le producono, ma avendo il coraggio di esaminare piu' a fondo la situazione degli allevamenti di galline ovaiole si trovano facilmente le ragioni per smettere di mangiare le uova e tutti gli alimenti preparati con esse.
In primo luogo, bisogna guardare alle condizioni dei moderni allevamenti intensivi dove si trovano le galline in batteria. In essi gli animali sono tenuti in situazioni disumane, ammassati in gabbie piccolissime (di solito 4-6 galline in una gabbia di neanche un metro quadro); in queste condizioni, gli animali sono sottoposti a gravi stress, dato che non possono seguire i loro istinti naturali, come ad esempio razzolare, e quindi ne seguono comportamenti nevrotici, che sfociano nello strapparsi le penne o nell'aggredire, fino all'uccidere, le altre galline stipate nella stessa gabbia. Per questi motivi, molto spesso si procede allo sbeccamento, ovvero un procedimento molto doloroso che consiste nel tagliare la parte finale del becco, per renderlo meno appuntito ed evitare quindi che gli animali si uccidano fra loro.

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un allevamento intensivo di galline ovaiole


Come per le mucche da latte, anche per le galline ovaiole si cerca in tutti i modi di incrementare la produzione (e quindi il guadagno).Nei capannoni dove sono poste le batterie di galline vengono tenute quasi sempre accese le luci , giacche' questo stravolge il metabolismo degli animali, che basano la produzione di uova sul ciclo della giornata, forzandoli a produrre piu' uova. E appunto, come nel caso della produzione del latte, questa sovraproduzione forzata porta in primo luogo malattie dovute all'eccessivo sfruttamento, come ad esempio l'abbassarsi del livello del calcio a causa delle troppe uova fatte, con conseguente indebolimento dello scheletro che porta ad una grande facilita' nella rottura delle ossa. E quando le galline, molto prima del loro tempo naturale, cominciano a produrre meno uova, a causa dello sfruttamento intensivo, diviene piu' vantaggioso economicamente macellarle per sostituirle con nuovi animali.

Ed infine bisogna ricordare che i galli, a parte i pochi esemplari che servono per la riproduzione, sono totalmente inutili ai fini dell'allevamento, per cui vengono uccisi alla nascita, per essere utilizzati come componenti per fertilizzanti o per cibo per altri animali da allevamento.
Bisogna ricordare che anche nella produzione con condizioni piu' naturali - ovvero gli allevamenti a terra, dove le galline non sono tenute in gabbia - alcuni dei problemi illustrati rimangono. Infatti, in qualsiasi tipo di allevamento, i galli non hanno alcuna utilita', e dunque sono in un modo o nell'altro eliminati alla nascita (o eventualmente fatti crescere fino ad una certa dimensione per essere poi macellati); e anche le galline, quando divengono improduttive, sono comunque macellate e sostituite da animali giovani.

 

PELLICCE
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Nonostante sia opinione comune, e non solo di quei pochi che hanno a cuore il benessere di tutti gli animali, che le pellicce sono l'inutile frutto della morte e sofferenza di milioni di animali, in Italia sono ancora molti quelli che la utilizzano, e ci sono ancora molti, fra allevatori e pellicciai, che traggono grande profitto da questo mercato. Nel 1998 il fatturato del settore pellicceria in Italia e' stato di 3.923 miliardi di lire; sono stati importate 107.646 pelli di visone e 16.584 di volpe; erano attivi 66 allevamenti di animali da pelliccia.[1]
Comunque, anche in Italia, cosi' come in tutto il mondo, il mercato della pelliccia e' in calo, soprattutto perche' la pelliccia e' un prodotto a causa del quale milioni di animali vengono uccisi inutilmente, solamente per produrre quello che e' uno status symbol oramai, per fortuna, fuori moda.
Per rendere una minima idea di quanta morte e sofferenza implichi ogni singola pelliccia, riportiamo il numero di differenti animali necessari per una di esse.[2]

Animale

Numero di pelli

Agnellobroadtail

30-45

Agnello karakul

18-26

Bob-cat

15-20

Castoro

16-20

Cavallino

6-8

Cincilla’

130-200

Coyote

12-16

Criceto

120-160

Ermellino

180-240

Fishe

18-25

Foca (cucciolo)

5-8

Gatto

20-30

Ghiottone

5-7

Lince

8-18

Lontra

10-20

Animale

Numero di pelli

Lupo

3-5

Martora

40-50

Moffetta

60-70

Nutria

25-35

Ocelotto

12-18

Opossum

30-45

Procione

20-35

Puzzola

50-70

Scoiattolo

120-200

Tasso

10-12

Topo muschiato

60-110

Visone

30-50

Volpe

10-20

Wallaby

20-30

Zibellino

50-80



GLI ALLEVAMENTI
Molte specie (come zibellini, visoni, cincilla', moffette, castori etc.) sono appositamente allevate per farne delle pellicce. Gli animali in allevamento passano la vita costretti in gabbie piccolissime, patendo tutte le sofferenze connesse al vivere in questo genere di cattivita', come la mancanza quasi assoluta di liberta' di movimento, l'impossibilita' di seguire i propri istinti e di avere la loro normale vita sociale. Come in altri tipi di allevamento, questo porta spesso gli animali ad avere comportamenti isterici o autolesionisti, come spezzarsi i denti mordendo la gabbia, o diventare esasperatamente aggressivi con i compagni.
Gli animali da pelliccia, oltre a condividere questo tipo di vita con gli altri animali da allevamento, subiscono in piu' le condizioni atmosferiche, come ad esempio l'essere esposti al freddo di inverno, in maniera da far divenire piu' folte le loro pellicce.
Infine, arriva anche per questi animali la morte, che di certo non e' indolore. Questi sono i metodi per uccidere ammessi dalla legge[3]:

  • Strumenti a funzionamento meccanico con penetrazione nel cervello
  • Iniezione della dose letale di una sostanza avente proprieta' anestetiche
  • Elettrocuzione seguita da arresto cardiaco
  • Esposizione al monossido di carbonio
  • Esposizione al cloroformio
  • Esposizione al biossido di carbonio

Quindi i metodi piu' diffusi per la morte degli animali da pelliccia sono questi: la scatola cranica viene fracassata da speciali apparecchi; si uccide l'animale con una bastonata sul muso; si ruota la testa dell'animale per spezzarne le vertebre cervicali; si uccide l'animale con vere e proprie camere a gas; si procede all'elettrocuzione, ovvero tramite scossa elettrica che causa prima della morte atroci sussulti; si avvelena l'animale con una iniezione nell'addome; etc.



GLI ANIMALI LIBERI
Oltre agli animali allevati, ogni anno vengono uccisi dai 15 ai 20 milioni di mammiferi selvaggi per prelevarne la pelliccia. La maggior parte di questi sono uccisi con le tagliole; quando un animale viene intrappolato da uno di questi "strumenti", la sofferenza e' atroce, ed e' accompagnata dal terrore e dall'angoscia di rimanere bloccati perdendo la liberta'. La parte di zampa che rimane bloccata dalle ganasce si gonfia enormemente; spesso l'animale riesce a staccarsi al zampa dalla disperazione, per fuggire e morire dissanguato dopo poco tempo. Gli animali che non riescono a liberarsi devono aspettare (anche fino ad una settimana) prima che giunga il cacciatore ad ucciderli; spesso poi, l'animale catturato non e' neppure da pelliccia.
Ma ci sono anche animali particolari che vengono cacciati in maniera differente. Un esempio tristemente famoso sono i cuccioli di foca, che vengono tramortiti con un randello e scuoiati vivi, da vanti alle madri impotenti, per poi essere lasciati morire.



PELLE

La pelle e' uno dei prodotti che si ottengono, in maniera indiretta, dalla macellazione, dato che gli animali non vengono uccisi solamente con lo scopo di fornire la materia prima che, lavorata, diviene cio' che viene utilizzato con il nome di "pelle". Ma questa considerazione, che puo' sembrare una scusante per continuare ad utilizzare capi ed oggetti in pelle, non puo' e non deve esserlo, in virtu' di alcune considerazioni.

La pelle e' frutto di morte. Anche se gli animali non vengono uccisi appositamente per ottenerla, rimane comunque il fatto che per avere la pelle e' necessaria la morte dell'animale; il fatto che possa essere considerata un prodotto marginale dell'industria della carne non e' rilevante dal punto di vista etico; utilizzare un prodotto del genere significa sempre e comunque alimentare finanziariamente l'industria della morte e dello sfruttamento animali.

La pelle e' inquinante. La pelle viene spacciata spesso come naturale e bio-degradabile. Ma la pelle, cosi' come sarebbe al suo stato naturale, non potrebbe essere utilizzata per nulla, dato che marcirebbe velocemente; e infatti prima di essere utilizzata, la pelle viene trattata nelle concerie, con un processo che e' altamente inquinante, dato che si usano molte sostanze tossiche. Inoltre per il processo viene richiesta una gran quantita' di energia, e infatti le concerie possono essere paragonate all'industria della carta, dell'acciaio e del petrolio in quanto a consumo energetico. Dunque, contrariamente all'idea diffusa, un paio di scarpe fatte in materiale sintetico risultano, guardando al processo produttivo, meno inquinanti di un paio di scarpe in pelle, anche se puo' sembrare paradossale.

Il mercato della pelle richiede sempre piu' pelli esotiche. Infine non bisogna dimenticare di tutte quelle pelli che hanno origine esotica; ad esempio pelli di coccodrillo, di serpente, di zebra, di elefante, di canguro e molte altre. Spesso queste pelli provengono da specie animali in via di estinzione, e questo commercio contribuisce allo sterminio di molti animali esotici, cacciati solo per questo scopo.

Note:
[1] Animalisti Italiani, Estate/Autunno 1999, basato su dati ISTAT e CERVED
[2] Poli, Ambrogio "Care bestie scusate", Ed. Longanesi
[3] Decreto Legislativo n. 333 del 1 settembre 1998, articolo 10 (allegato F)

 

LANA
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La lana fa parte di quei prodotti che a prima vista non sembrano particolarmente "cruenti", ma in effetti anche questo e' un mercato nel quale, come in tutti gli altri casi di prodotti di derivazione animale, lo sfruttamento e la sofferenza sono una costante, determinata dalla costante ricerca del profitto.
La maggior parte della lana, a livello mondiale, proviene dalla Australia; essendo un mercato grande e proficuo, le greggi sono composte da migliaia di pecore, e quindi, come diretta conseguenza, l'attenzione per le necessita' ed i problemi del singolo animale diventa anti-economico. Come negli altri tipi di allevamento di massa, un alto livello di mortalita', soprattutto nelle prime settimane di vita, viene considerato normale, ed e' compensato economicamente appunto dal gran numero di animali presenti nel gregge.

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La tosatura è spesso una attività violenta

Ma anche per i capi di bestiame che sopravvivono, la vita nel gregge non e' facile. Poche settimane dopo la nascita, vengono tagliate le code, senza anestesia, e per gli agnelli si procede con la castrazione (anch'essa praticata quasi sempre senza anestesia).
In seguito, si procede con un'altra barbara mutilazione, che consiste nello strappare ampie strisce di pelle dalle zampe posteriori, attorno alla zona dell'ano. In Australia, la razza di pecore piu' comunemente allevata e' la merinos, appositamente cresciuta con la pelle grinzosa, cioe' dotata di molte pieghe, grazie alle quali la lana prodotta e' maggiore rispetto ad una pecora normale. Questo sovraccarico innaturale di lana causa spesso problemi durante i periodi piu' caldi, poiché gli animali sono sfiniti dalla calura, e nelle pieghe della pelle si accumulano facilmente urine e feci. Sono quest'ultime che attirano le mosche ad a deporre le loro uova, causando notevoli problemi agli animali quando nascono le larve. Ed e' appunto per cercare di prevenire questo che gli allevatori strappano larghi brandelli di pelle alle pecore; ciononostante, spesso le mosche arrivano a deporre le uova sulle ferite sanguinanti, prima che abbiano il tempo di guarire, ma benche' ci sia il sospetto che questa pratica possa causare la morte di piu' animali di quanti non ne salvi, la barbara mutilazione continua.
Le pecore vengono tosate in primavera; i tosatori vengono usualmente pagati per volume e non per ora, e questo significa che lavorano il piu' veloce possibile, usualmente senza la benche' minima cura per l'animale. Inoltre, risulta molto importante il momento in cui viene effettuata la tosatura, dato che se viene fatta troppo tardi si perde lana, e quindi soldi; percio', nell'affrettarsi generale, ogni anno un gran numero di pecore muore perché esposta alle intemperie dopo una tosatura troppo prematura. Infine, mostrando ancora una volta la perfetta analogia con gli altri tipi di allevamento moderni, le pecore, quando iniziano a diventare "improduttive", vengono immediatamente mandate al macello per essere sostituite con degli animali piu' giovani e redditizi.
E' inutile sottolineare come prima di arrivare al macello, le pecore siano quasi sempre costrette ad un lungo ed estenuante viaggio, durante il quale spesso non hanno neanche la possibilita' di bere e mangiare; inoltre si deve anche tener conto che le pecore sono animali timidi per loro natura, e si spaventano facilmente, per cui soffrono molto dello stress del viaggio, oltre di quello causato dalla vita nell'allevamento.
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Il taglio della coda viene effettuato a pochi mesi dalla nascita

 


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