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VEGAN
E' possibile
attuare una dieta vegetariana o, meglio ancora, Vegan senza rischiare
scompensi alimentari e continuando ad assumere tutti i componenti essenziali
alla nostra sana crescita o allo sviluppo dei bambini?
Certamente si!.. In molti lo hanno fatto senza problemi o traumi.
Non solo non hanno avuto problemi da mancanze di nessun genere.. ma..
anzi ne hanno tratto un giovamento inaspettato e un miglioramento medio
della qualità di vita. A tutti questi e quanti altri vogliano avvicinarsi
a questa SANA pratica alimentare del tutto naturale per l'organismo dedichiamo
questi approfondimenti.
Fonte: http://utenti.tripod.it/vegan/
Buona
lettura.
NUTRIZIONE
ANIMALISMO
BIOCENTRISMO
CONTRO ANTROPOCENTRISMO
VEGANESIMO
CARNE
LATTE
UOVA
PELLICCE
LANA
NUTRIZIONE
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Molto spesso,
chi si accosta ad una dieta vegana, o anche solo vegetariana, e' assalito
dal timore che essa possa causare delle carenze nutritive, portando a
malessere e varie malattie. Questo, ovviamente, non e' affatto vero -
e potrebbe anche bastare l'esempio di milioni di persone nel mondo che
si nutrono senza utilizzare sostanze di derivazione animale in ottima
salute. Mangiando vegan, si hanno tutte le sostanze nutritive necessarie
per una buona salute, e anzi si eliminano tutta una serie di alimenti
malsani.
PROTEINE
Le proteine sono grosse molecole composte da unita' piu' piccole chiamate
aminoacidi. Esistono 20 aminoacidi che si trovano comunemente nelle proteine
animali e vegetali. Sono 8 gli aminoacidi che il corpo non puo' fabbricare
da sé, e che pertanto devono essere ottenuti dal cibo che mangiamo. Le
proteine sono necessarie per mantenere i tessuti, e per sostenere la crescita;
sono anche utilizzati per fare gli ormoni ed altre sostanze attive fisiologicamente.
Nella dieta vegan, i cibi che comunemente forniscono la maggior parte
delle proteine sono i legumi, i cereali, le noci e i semi. Fino a poco
tempo fa, erano diffuse due credenze, infondate, riguardo le proteine:
che le proteine vegetali fossero di "seconda classe" rispetto
a quelle animali, e che le proteine andassero combinate (cioe' assunte
in maniera complementare fra loro). Nessuna di queste due teorie rifletteva
il vero, ed infatti una dieta basata solamente su cibi vegetali fornisce
tutti gli aminoacidi indispensabili, senza la necessita' di combinare
le proteine ad ogni pasto. Anzi, una equilibrata dieta vegan porta a non
consumare eccessive quantita' di proteine, fatto che e' stato dimostrato
scientificamente portare ad un maggiore rischio di problemi al cuore.
FERRO
Il ferro svolge indubbiamente un ruolo importante nel funzionamento del
nostro corpo. Questo minerale e' infatti essenziale per la formazione
dell'emoglobina, il pigmento che conferisce al sangue il colore rosso.
Il ferro nell'emoglobina si combina con l'ossigeno e lo trasporta attraverso
il sangue agli organi del nostro corpo il quale contiene tra i 3.5 e i
4.5 grammi di ferro di cui i 2\3 fanno parte dell'emoglobina in circolo
e il rimanente e' conservato nel fegato, nella milza e nel midollo osseo.
La mancanza di ferro puo' portare all'anemia. Infatti una volta esaurite
le riserve di questo minerale la sintesi dell'emoglobina viene inibita
e si notano i classici sintomi di questa patologia: stanchezza, mancanza
di resistenza fisica, insonnia perdita di appetito, mal di testa e pallore.
A causa dell'importanza del ferro anche per il sistema immunitario l'anemico
e' anche meno resistente alle infezioni e, secondo alcuni studi, ha una
minore capacita' di apprendimento.
Da quanto fin qui detto e' chiara l'importanza di una alimentazione che
contenga una adeguata quantita' di ferro il cui fabbisogno giornaliero
e' di circa 10mg per un uomo adulto e di circa 15mg per una donna prima
della menopausa. La donna necessita di un maggiore apporto alimentare
poiche' con le mestruazioni viene persa una certa quantita' di sangue
e quindi di ferro. Anche chi pratica sport dovrebbe assumere piu' ferro.
Questi sono i dati, stilati nel 1991 dal Dipartimento Della Salute inglese,
riguardo al fabbisogno giornaliero di ferro:
| Bambini
da 0 a 3 mesi |
1,7
mg/giorno |
| Bambini
fino a 12 mesi |
7,8
mg/giorno |
| Bambini |
6,1
- 8,7 mg/giorno |
| Adolescenti |
11,3
- 14,8 mg/giorno |
| Uomini |
8,7
mg/giorno |
| Donne |
14,8
mg/giorno |
Non bisogna tuttavia pensare che piu' ferro si assume meglio sia per la
propria salute. Non solo questo minerale in quantita' eccessive dovute
all'uso sconsiderato di integratori o farmaci anti anemici puo' essere
estremamente tossico ma alcuni studi indicano che esiste una correlazione
tra alti livelli di ferro nel sangue e patologie cardiovascolari. Inoltre
una assunzione eccessiva di ferro puo' causare problemi nell'assimilazione
di altri minerali come lo zinco e il rame.
A questo punto bisogna domandarsi se una dieta vegana soddisfa il proprio
fabbisogno di ferro. A questa domanda si puo' in tutta tranquillita' rispondere
affermativamente: i dati epidemiologici confermano che l'incidenza di
anemia tra i vegetariani e gli onnivori non presenta differenze significative
e pertanto si puo' concludere che il contenuto di ferro di una alimentazione
di soli vegetali e' adeguato.
Una dieta vegetariana non presenta alcun vantaggio rispetto ad una dieta
vegana per quanto concerne il suo apporto di ferro dato che il latte e
i latticini contengono quantita' minime di questo minerale e anche le
uova non sono certamente tra le fonti principali di ferro contenendone
solo 1.3 mg per uovo. Inoltre il latte di mucca causando, specie nei bambini,
delle perdite di sangue anche rilevanti , puo' contribuire a ridurre le
proprie riserve di ferro. Per questo ed altri motivi il latte di mucca
e' sconsigliato dalla American Academy of Pediatrics ai bambini sotto
l'anno di eta'.
Non va inoltre dimenticato che anche gli onnivori ne assumono mediamente
solo il 25-30% da alimenti di origine animale (fegato e frattaglie sono
le carni che contengono di piu') e che il resto deriva quindi da alimenti
vegetali. I cibi vegetali che contengono piu' ferro sono tutti i legumi
(che sono anche ottime fonti di proteine), le crocifere (cavoli, verza,
crauti, etc), il tofu, i cereali integrali, gli spinaci, la frutta secca
(albicocche e fichi), i pistacchi, il lievito di birra, l'ortica (che
e' tra gli alimenti che contengono piu' ferro: oltre 40 mg per 100g).
Il ferro contenuto dai vegetali tuttavia non e' altrettanto assimilabile
del ferro contenuto della carne. Infatti mentre del ferro vegetale possiamo
assorbire solo l'1-10%, del ferro cosiddetto "eme" possiamo
assorbirne tra il 10 e il 20%. Va comunque detto che solo il 40% del ferro
contenuto nei cibi animali e' effettivamente eme.
Esiste ad ogni modo una maniera molto semplice di aumentare l'assimilabilita'
del ferro vegetale fino al livello del ferro eme e cioe' includendo nei
pasti abbondanti quantita' di alimenti contenenti vitamina C (p.e. frutta
fresca, succhi di agrumi o, tra le verdure, peperoni, broccoli, cavoli,
pomodori, patate) gia' comunque presente in buone quantita' in tutte le
verdure. Anche cucinare (specialmente i cibi acidi come la salsa di pomodoro)
in recipienti di ferro puo' essere un espediente utile per chi teme di
essere carente di questo minerale. Se teniamo presente che il ferro, sebbene
in se' meno assimilabile, e' comunque presente in quantita' maggiori nei
cibi vegetali e' facile capire che una dieta vegana e' piu' che adeguata
(non va inoltre dimenticato che una riduzione di ferro nella dieta tende
ad aumentare la capacita' del proprio apparato digerente di assorbire
questo minerale).
Alcuni cibi, al contrario di quelli ricchi in vitamina C, hanno la caratteristica
di ridurre l'assimilabilita' del ferro a causa del tannino contenuto.
In particolare: vino rosso, cioccolato, caffe' e te'. Anche i fitati,
gli ossalati e i fosfati contenuti in alcuni vegetali (come gli spinaci).
CALCIO
Il calcio e' un minerale, essenziale per la salute delle ossa e dei denti.
Vi sono diversi minerali molto importanti per la salute del corpo umano,
e che devono essere ottenuti dal cibo. Le maggiori funzioni dei minerali
sono come costituenti dello scheletro, come sali solubili per mantenere
sotto controllo la composizione dei fluidi corporei, e come aggiunta all'azione
di molti enzimi ed altre proteine. Questi sono i dati del fabbisogno giornaliero
di calcio stilati nel 1991 dal Dipartimento Della Salute inglese:
| Bambini |
350-550
mg/giorno |
| Ragazze
adolescenti |
800
mg/giorno |
| Ragazzi
adolescenti |
1000
mg/giorno |
| Adulti |
700
mg/giorno |
Buone fonti vegetali di calcio sono il tofu (se preparato usando il solfato
di calcio arriva a contenere piu' di 4 volte il calcio contenuto nel latte
bovino), le verdure dalle foglie verdi, noci e semi. Buone quantita' di
calcio possono anche essere assorbite da determinati tipi di acqua; altri
alimenti ricchi di calcio sono le alghe marine, il crescione d'acqua,
il prezzemolo e i fichi secchi.
Una dieta ricca di proteine, specialmente se di derivazione animale, causa
una diminuzione del calcio nel corpo. Uno studio del 1988, in cui si comparava
la quantita' di calcio espulsa con le urine, ha mostrato che una dieta
basata sulle proteine animali causava una maggior perdita di calcio delle
ossa nelle urine (150 mg/giorno) che una dieta basata solo su proteine
vegetali (103 mg/giorno). Questi risultati suggeriscono che una dieta
piu' ricca di proteine vegetali che non animali puo' proteggere meglio
dalla demineralizzazione delle ossa, e quindi dalla osteoporosi.
Solamente il 20-30% del calcio in una dieta media viene assorbito. La
quantita' di calcio assorbito puo' essere ridotta a causa dell'abbinamento
con fibre, fitati o con ossalato nell'intestino. Studi recenti dimostrano
che le fibre non limitano in maniera sensibile la disponibilita' di calcio
nel cibo. Il fitato e' contenuto nei cereali, nelle noci e nei semi, e
puo' associarsi con il calcio rendendolo meno facile da assorbire; comunque,
il corpo umano si adatta facilmente ad una disponibilita' minore di calcio,
e quindi tali sostanze non hanno un effetto particolarmente significante
sull'assunzione totale di calcio.
VITAMINA B12
La storia della Vitamina B12, inizia nel 1925 quando Wipple dimostro'
la funzione antianemica del fegato di vitello. L'anno seguente Minot e
Murfhy, confermarono che questa terapia arrestava l'evoluzione progressiva
dell'anemia perniciosa. Nel 1929 il Dott. Castle avanza l'ipotesi che
nel fegato sia depositata una sostanza antiperniciosa, che e' dotata di
un fattore estrinseco fornito dagli alimenti, e un fattore intrinseco
prodotto dalla mucosa gastrica. Solo nel 1948 Rickes e coll. in America
e Smith in lnghilterra dal fegato isolano una sostanza che ha un forte
potere antianemico. Questa sostanza rossa, cristallina viene chiamata
vitamina B12 o Cianocobalamina. II fegato e' l'organo di deposito di questa
vitamina, e per molti anni sono stati usati gli estratti epatici per il
trattamento dell'anemia perniciosa. Nel 1955, si riusci' a determinare
la struttura chimica della cianocobalamina. Negli anni successivi, ci
si accorse pero', che vari fattori con struttura leggermente diversa,
ma con attivita' vitaminica B12, avevano in comune il nucleo della cobalamina,
la quale viene quindi considerata il vero principio attivo. Un corretto
apporto di vitamina B12 e' essenziale per mantenersi in buona salute dato
che essa svolge alcune funzioni essenziali nel nostro organismo e la sua
carenza puo' determinare l'insorgere di anemia megaloblastica (cioe' caratterizzata
dalla presenza nel sangue di globuli rossi di dimensioni anormali) e di
disturbi del sistema nervoso (essa contribuisce infatti alla produzione
della mielina, una sostanza che ricopre i nostri nervi). La carenza puo'
essere determinata da un apporto insufficiente di tale vitamina, ma nella
maggior parte dei casi essa e' determinata da problemi legati al suo assorbimento
da parte dell'organismo; la gran parte dei casi di carenza di B12 nella
popolazione deriva infatti dalla mancanza di fattori intrinseci (una proteina
prodotta nello stomaco che trasporta la B12 nel flusso sanguigno), senza
i quali solo una minima parte della vitamina viene assorbita.
La carenza di vitamina B12 e' caratterizzata da tre sindromi che interessano
il sangue, il tratto gastrointestinale e il sistema nervoso;
Una sindrome anemica: caratterizzata da debolezza, sensazione di avere
la testa vuota, vertigini, ronzii, palpitazioni e segni di insufficienza
cardiaca congestizia. All'esame obiettivo il paziente e' pallido, con
sfumatura itterica di cute e sclere: Il polso e' rapido e l'aia cardiaca
puo' essere ingrandita, fegato e milza possono essere lievemente ingrossati.
Vi puo' anche essere febbricola. L'emocromo e' caratterizzato da globuli
rossi macrocitici, ipercromici, con megaloblastosi e leucopenia.
Una sindrome Gastrointestinale: i pazienti presentano la lingua che appare
liscia e di colore rosso intenso. Puo' essere presente anoressia con calo
ponderale, talvolta. accompagnata da diarrea e altri sintomi gastrointestinali.
Una sindrome Neurologica: torpore e acroparestesie, sono i primi segni
neurologici ad apparire. Debolezza, atassia e scarsa combinazione dei
movimenti delle dita compaiono: Subito dopo e possono essere anche presenti
disturbi sfinterici. I disturbi psichici possono variare da una lieve
irritabilita' e deficit di memoria, fino a una grave forma di psicosi.
L'assunzione media giornaliera di B12 raccomandata e' di1- 2 mcg [3,9]
ma non e' necessario che questa vitamina sia effettivamente assunta tutti
i giorni al contrario di altre vitamine. Una assunzione eccessiva non
e' ritenuta tossica. Le madri che allattano e probabilmente durante la
gravidanza devono prestare particolare attenzione ad introdurre nella
dieta una quantita' sufficiente di cianocobalamina.[6]
Perche' la cianocobalamina sia correttamente assorbita nell'intestino
umano (nell'ileo, per la precisione) e' necessaria la presenza del cosiddetto
"fattore intrinseco", una glicoproteina prodotta nello stomaco.
Lo stomaco di alcune persone non secerne questa glicoproteina e in quei
casi anche una alimentazione ricchissima di B12 non e' sufficiente e si
rende necessaria la sua somministrazione per iniezione.[9]
I prodotti animali (in particolare le carni ma anche uova e latticini)
contengono molta vitamina B12. Essa infatti e' prodotta da alcuni ceppi
di batteri presenti nell'intestino degli animali e anche nel terreno.
Essa, invece non e' generalmente presente nei prodotti vegetali. Tuttavia
anche nella frutta e nella verdura non lavata accuratamente vi possono
essere tracce di questa vitamina per via dei residui di terra che possono
rimanere nelle parti esterne dei vegetali. I vegani potrebbero infatti
teoricamente assumere quantita' sufficienti di questa vitamina evitando
di lavare la frutta e la verdura prima di mangiarla (e magari anche evitando
di lavarsi le mani prima di sedersi a tavola) ma va detto che la cosa
e' assolutamente sconsigliabile se non si tratta di prodotti biologici
a causa dei residui di pesticidi presenti sui prodotti industriali. Inoltre
anche i prodotti biologici non lavati non costituiscono una fonte veramente
affidabile di B12 e pertanto e' opportuno integrare l'alimentazione con
altre fonti (inoltre i vegetali non lavati possono contenere una quantita'
elevata di nitrati).
La vitamina B12 e' anche prodotta dai batteri del nostro intestino [4],
tuttavia, diversamente da quanto si pensava, tali batteri sono presenti
in una parte dell'intestino che non ne consente l'assorbimento.[1] Una
certa quantita' di questa vitamina e' anche escreta con la bile e viene
efficacemente riassorbita nell'intestino dando luogo alla cosiddetta circolazione
enteroepatica.
In passato si riteneva che alcune alghe (come la spirulina) e i prodotti
fermentati (come il miso o il tempeh) contenessero grandi quantita' di
cianocobalamina. In seguito si e' scoperto che in realta' questi prodotti
contengono solo degli analoghi di questa vitamina, che essi non sono in
grado di svolgere le stesse funzioni della cianocobalamina e che addirittura
possono inibirne l'assorbimento.[1,2]
Il corpo umano é in grado di mantenere delle riserve di B12 (circa 3-5
mg, l'80% dei quali nel fegato) sufficienti ad evitare carenze sicuramente
per almeno 3 anni (secondo alcuni studiosi fino a 30 anni [1]) anche nel
caso di totale assenza di questa vitamina nella dieta. Infatti le carenze
sono molto piu' spesso dovute alla mancanza di fattore intrinseco (mancanza
che non ha nulla a che vedere con l'alimentazione) che all'insufficiente
apporto alimentare. Inoltre, secondo alcuni, i vegani svilupperebbero
una maggiore capacita' di assimilare questa vitamina. [5]
Abbiamo detto che le fonti principali si B12 sono animali, tuttavia anche
i vegani possono tranquillamente assumere questa vitamina. Essa infatti
non solo é contenuta in alimenti fortificati (p.e. latte di soia o cereali
addizionati o integratori alimentari prodotti senza l'uso di sostanze
animali) ma e' anche presente in alcuni lieviti alimentari come il Red
Star T6635+ di cui sono sufficienti uno o due cucchiai per coprire il
fabbisogno giornaliero. Da quanto detto fin qui appare chiaro che il vegano
deve prestare attenzione all'assunzione di cianocobalamina senza tuttavia
esserne eccessivamente preoccupato. Infatti, come abbiamo visto la carenza
di questa vitamina dovuta ad un insufficiente apporto alimentare e' piuttosto
rara e comunque si verifica solamente dopo molti anni di dieta priva di
B12 o durante l'allattamento. Anche l'American Dietetic Association ha
comunque ribadito nel suo "position statement" sull'alimentazione
vegana e vegetariana che queste diete sono salutari e non comportano particolari
rischi neppure per i bambini in fase di crescita [7] i quali devono comunque
includere nella loro dieta una fonte sicura di B12. Le fonti di cianocobalamina
compatibili con la dieta vegana sono, come abbiamo visto, alcuni lieviti
alimentari come il Red Star T-6635+ (e' opportuno controllare sull'etichetta
che il lievito contenga effettivamente questa vitamina) e i prodotti addizionati
come alcune marche di latte di soia, di cereali, di margarine o di hamburger
vegetali. Naturalmente e' sempre possibile ricorrere ad integratori alimentari
in vendita nelle erboristerie o in farmacia.
Note:
[1] Herbert V: Vitamin B12: Plant sources, requirements, and assay. Am
J Clin Nutr 48: 852-858, 1988.
[2] Kondo H, Binder MJ, Kohhouse JF et al: Presence and formation of cobalamin
analogues in multivitamin-mineral pills. J Clin Invest 70: 889-898, 1982.
[3] Food and Nutrition Board, National Research Council: Recommended Dietary
Allowances, 10th ed. Washington, DC: National Academy Press, 1989.
[4] Albert MJ, Mathan VI, Baker SJ: Vitamin B12 synthesis by human small
intestinal bacteria. Nature 283: 781-782, 1980.
[5] Immerman AM: Vitamin B12 status on a vegetarian diet. A critical review.
Wld Rev Nutr Diet 37: 38-54, 1981.
[6] Virginia K. Messina, Kenneth I. Burke, Position of The American Dietetic
Association: Vegetarian Diets, 1998
[8] Sanders TAB, Reddy S., Vegetarian diets and children. Am J Clin Nutr.
1994;59(suppl):1176S-1181S.
[9] Herbert V. Vitamin B12: plant sources, requirements, and assay. Am
J Clin Nutr 1998;48:852-8.
Bibliografia:
- Information Sheet: Vitamin B12, The Vegetarian Society.
- VITAMINA B12: FANTASIA E REALTA', Riccardo Trespidi, L'Idea Vegetariana
N.92, autunno 1992.
- The Vegan Achilles Heel, M. Modugno, The Viva Vine, vol. 6, n.1,1997.
- Vitamin B12 in the Vegan Diet, R. Mangels in "Simply Vegan: Quick
Vegetarian Meals", Debra Wasserman, The Vegetarian Resource Group.
- Vitamin B12: A Genuine But Simple Issue, in "Food for Life: How
the New Four Food Groups Can Save Your Life", Neal D. Barnard, Harmony
Books, 1993.
VITAMINA D
La vitamina D e' una vitamina solubile con il grasso, che agisce come
un ormone, regolando la formazione delle ossa e l'assorbimento di calcio
e fosforo dall'intestino;. aiuta a regolare lo scambio di calcio fra ossa
e sangue. La carenza di vitamina D, che causa l'infragilirsi delle ossa,
e' piu' diffusa nei paesi settentrionali e nelle zone dove la tradizione
impone che il corpo sia ben coperto da abiti costantemente (es. in alcune
parti del mondo islamico).
I vegani ottengono la maggior parte della vitamina D loro necessaria dall'azione
della luce solare sulla pelle, o anche assumendo cibi arricchiti quali
possono essere il latte di soia, la margarina, i cereali da colazione.
Comunque l'apporto piu' significante di vitamina D e' dato dall'azione
dei raggi ultravioletti B sulla pelle; non e' necessaria una forte luce
solare, anche, ad esempio, durante una giornata estiva nuvolosa viene
stimolata la produzione di vitamina D. Gli unici problemi potrebbero sorgere
nelle zone con latitudine nord maggiore di 52 gradi, dove fra ottobre
e marzo la luce solare non giunge ad avere la sufficiente lunghezza d'onda
(i raggi ultravioletti B, o UVB, hanno lunghezza d'onda di 300-320 nanometri).
In questi casi la scorta di vitamina D per l'inverno dipende dall'esposizione
al sole fatta durante l'estate.
ANIMALISMO
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Cosa e' l'animalismo
oggi? Si può iniziare il discorso con una definizione generica: e' una
corrente di pensiero (e in quanto tale comporta una serie di azioni e
scelte coerenti fra loro) che si basa sul concetto di RISPETTO per gli
animali non-umani.
Detto cosi', sembra una cosa da poco, ma il fenomeno dell'animalismo e'
ben piu' complesso. Prima di tutto, occorre distinguere l'animalismo dall'atteggiamento
zoofilo; quest'ultimo consiste infatti nel prendersi cura solamente di
alcuni animali (ad esempio quelli da compagnia, oppure i soli animali
selvatici in via di estinzione) in maniera "paterna", ovvero
partendo dalla considerazione che l'uomo e' comunque un animale superiore
a tutti gli altri, e che in virtù della sua bonta' decide di non sfruttare
e far soffrire alcuni fra gli altri animali "inferiori". L'innovazione
del pensiero animalista e' invece quella di porre, per la prima volta,
sullo stesso piano tutti gli animali: per cui l'uomo non e' "il padrone"
che puo' decidere di come disporre di tutti gli altri esseri viventi,
ma viene visto come un animale al pari degli altri, che in quanto tale
deve a tutti il medesimo rispetto, e riconosce a tutti il diritto alla
vita e a non essere sfruttati.
Cosi' come oramai e' nella coscienza comune l'idea che non si possa reputare
un essere umano superiore ad un altro (e che quindi non si abbia il diritto
di sfruttarlo o farlo soffrire) solo perche' di sesso differente, di razza
differente, di orientamenti sessuali differenti o quant'altro, con la
filosofia animalista si compie un passo avanti, e si abbatte quella idea
per cui l'uomo sia superiore alle altre specie animali ("specismo",
neologismo creato per analogia a razzismo, sessismo, etc.) e quindi possa
trarne beneficio sfruttandoli al pari di un qualsiasi oggetto. La filosofia
animalista si puo' dunque riassumere dicendo che ha come obiettivo quello
di spostare la visione del mondo da antropocentrica a biocentrica, termine
molto importante che viene spiegato poco più avanti.
BIOCENTRISMO
CONTRO ANTROPOCENTRISMO
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Il biocentrismo
consiste in una visione del mondo che, come risulta chiaro esaminando
l'etimologia della parola, pone il fulcro di tutto sul concetto di vita,
inteso in senso lato, ovvero supera le barriere mentali dell'antropocentrismo,
che appunto focalizza tutto sull'uomo, privando di ogni tipo di valore
le altre forme di vita. Nell'attuale mondo occidentale si incontra quasi
sempre un atteggiamento di quest'ultimo tipo, dove all'individuo umano
viene dato un valore enormemente superiore alle restanti forme di vita,
che dunque diventano in blocco risorse da sfruttare sino ad esaurimento,
senza alcuna distinzione fra oggetti, animali o vegetali.
Questa e' la via della scienza moderna, che vede tutta la natura che ci
circonda semplicemente come qualcosa di sottoposto all'uomo, senza rendersi
conto che l'uomo non e' altro che una forma di vita fra altre forme di
vita, un tassello di natura, e che in quanto tale ha bisogno di trovarsi
in un rapporto equilibrato con tutto il resto per sopravvivere. Infatti
percorrendo la strada dello sfruttamento e della distruzione, l'uomo elimina
tutto cio' che e' naturale attorno a lui, per ottenere un mondo brullo
e sterile, dove sara' costretto a vivere in maniera sempre piu' artificiale.
Oggi piu' che mai e' necessaria la diffusione di un'etica biocentrica,
che riesca a far comprendere che senza il rispetto per il mondo in cui
viviamo non c'e' alcun futuro, come chiaramente dimostrano tutti i disastri
naturali che avvengono a causa delle alterazioni compiute dall'uomo, e
tutti i danni irreparabili inflitti sempre per le stesse cause al nostro
mondo (vedi ad esempio il buco dell'ozono).
All'interno di un'ottica biocentrica non si vuole certo sminuire il valore
dell'uomo, ma anzi lo si vuole accrescere, attraverso la ricerca di una
vita in armonia con la natura e di un maggior rispetto per tutte le forme
di vita, cosa che non puo' che migliorare le condizioni di vita di tutti.
VEGANESIMO
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La parola "veganesimo"
deriva dalla contrazione di "vegetarianesimo", ed infatti sta
ad indicare una dieta di tipo vegetariana dove siano stati eliminati anche
tutti i componenti di origine animale come uova, latte e latticini. In
effetti, quella che normalmente si definisce dieta vegetariana dovrebbe
essere denominata dieta lacto-ovo-vegetariana, mentre la dieta vegan e'
quella che propriamente dovrebbe essere chiamata vegetariana.
Ma essere vegan non vuol dire solamente adottare una particolare dieta;
infatti, partendo dalla profonda convinzione che tutti gli esseri viventi
hanno uguale valore, e che quindi l'uomo non ha alcun diritto, né tantomeno
necessita', di uccidere o sfruttare altri animali per sopravvivere, si
giunge a scegliere uno stile di vita che elimini il piu' possibile ogni
forma, diretta o indiretta, di sofferenza per altri esseri viventi.
Questo vuol dire principalmente avere appunto una dieta che non comporti
l'assunzione di cibi di derivazione animale (ovviamente a partire dalla
carne); ma significa evitare ogni tipo di prodotto frutto di morte e sofferenza,
come ad esempi capi di abbigliamento in pelle e pellicce, ma anche in
seta e in lana; significa cercare non finanziare case farmaceutiche e
cosmetiche che fanno vivisezione boicottando i loro prodotti; significa
non partecipare e protestare contro eventi che sfruttano in maniera barbara
gli animali, come fanno molti circhi, ed alcune feste popolari; insomma,
partendo da cio' che e' piu' palese, cioe' il non cibarsi di animali morti,
si arriva piano piano a prendere coscienza di molte altre forme di ingiustizia
verso gli animali non-umani, e quindi si imposta la propria vita in una
maniera alternativa a quella cosiddetta "normale", dove nessuno
si preoccupa delle conseguenze che hanno le proprie azioni su altri esseri
viventi.
CARNE
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Il mercato
della carne e' una delle principali cause dello sfruttamento e della sofferenza
animale. E' il mondo occidentale industrializzato il maggiore consumatore
di carne, e questo perché nel corso del nostro secolo alimentarsi in tal
modo e' diventato simbolo di benessere e di robusta salute. In verita',
cibarsi con la carne e' per la salute umana molto deleterio, come dimostrano
numerosissimi studi, ma questo moderno mito e' veramente difficile da
abbattere, non fosse altro che per la consuetudine del consumo di carne,
che porta all'incapacita' di concepire diete differenti che la escludano.
Ma le ragioni per dire basta a questo "stile di vita" sono molteplici.
PER GLI ANIMALI
Prima di tutto si hanno le motivazioni etiche, che si possono riassumere
in una semplice proposizione: avere rispetto per la vita degli animali.
Nell'attuale societa', si e' effettuata una vera e propria scissione fra
quello che e' il prodotto "carne" e gli animali che ne sono
"fonte", cosi' che risulta veramente difficile, per la maggior
parte delle persone, realizzare che quello che si mangia proviene da un
animale ucciso appositamente per tale scopo. Questa ultima affermazione
non e' un eccesso, basti pensare a tutti i bambini che nascono e crescono
in citta', senza mai venire a contatto con i veri animali; per loro un
hamburger e' semplicemente un tipo di cibo, dato che non hanno neppure
idea di come sia fatta nella realta' una mucca, e del fatto che essa venga
uccisa per ottenere cio' che viene dato loro da mangiare con tanta naturalezza.
La realta' degli allevamenti da macello viene nascosta ai piu', se non
anche presentata in maniera menzogniera (ad esempio attraverso la pubblicita'
di animali felici al pascolo liberi in ampie praterie).
I moderni allevamenti intensi sono dei veri e propri lager, dove gli animali
(siano essi bovini, maiali o pollame) sono costretti a passare la loro
breve vita in spazi angusti, senza poter seguire i comportamenti naturali
che il loro istinto vorrebbe, sia per la mancanza di spazio e di liberta',
sia per la privazione della loro naturale vita sociale con gli altri animali.
Infatti, seguendo la via che porta a sempre maggiori profitti, si scopre
che e' molto piu' conveniente puntare sul numero, ammassando grandi quantita'
di animali in spazi angusti, che non alla qualita' di vita del singolo
animale; cosi' negli allevamenti moderni si ha una mortalita' abbastanza
alta (specialmente fra gli animali appena nati), ma si ha comunque un
buon rendiconto economico in virtu' del gran numero di animali.
Ma la sofferenza degli animali, costretti a passare tutta la loro breve
vita in spazi ristretti, alimentati forzatamente con cibo innaturale studiato
appositamente per farli crescere a dismisura e prima del tempo, imbottiti
di medicinali e antibiotici per evitare le malattie causate dalla condizione
di vita terribilmente stressante, non finisce semplicemente con la vita
dell'allevamento.
Infatti spesso, per arrivare al luogo del macello, gli animali devono
subire lunghi viaggi, stipati senza alcuna possibilita' di movimento in
camion, patendo fame e sete, soffrendo delle condizioni atmosferiche,
spesso per moltissime ore.
Ma anche una volta arrivati al macello, la morte non e' certo indolore;
spesso gli animali devono aspettare molto tempo prima che sia "il
loro turno", assistendo alla morte degli altri sventurati compagni,
trovandosi quindi in condizione di terrore ed estrema paura. L'uccisione
stessa poi non avviene sempre nella maniera meno dolorosa possibile, poiché
chi deve uccidere gli animali, non avendo particolare rispetto per le
vittime (viste semplicemente oggetti con i quali si deve lavorare), molto
spesso non ha cura nell'effettuare in maniera ottimale lo stordimento
preventivo.
Questa e', in breve, la vita tipica di un qualsiasi animale destinato
a diventare semplicemente un "prodotto" sullo scaffale di un
qualche supermercato.

una immagine tipica dei macelli
PER LA NOSTRA SALUTE
Ma oltre che per una basilare forma di rispetto per la vita degli animali,
esiste un'altra forte ragione per smettere di mangiare carne: essa non
e' affatto un alimento indispensabile e salutare, ma e' anzi dannoso per
l'organismo umano.
E' stato ormai appurato da numerosi studi scientifici come tumori al colon,
all'intestino, all'utero, alla prostata e molti altri abbiano una incidenza
molto minore nei vegetariani, soprattutto per quanto riguarda quelli dell'apparato
digerente. Ma e' stato anche dimostrato come una dieta vegana, evitando
i grassi saturi di tipo animale, abbassi fortemente anche il rischio di
malattie cardiovascolari, di diabete, di trombosi, osteoporosi, artrite,
di malattie renali, obesita' e ipertensione.
Questi sono i dati che riportano l'andamento del consumo di carne e latticini,
e l'incremento di malattie cardiocircolatorie e tumori in Italia nell'ultimo
secolo:
| Anno |
Carne* |
Latte* |
Malattie
cardiocircolatorie |
Tumori |
| 1910 |
15 |
34 |
69 000 |
21 000 |
| 1950 |
22 |
54 |
129 000 |
66 000 |
| 1970 |
54 |
67 |
232 000 |
89 000 |
| 1992 |
86 |
83 |
238 000 |
152 000 |
*kg
per abitante - media annuale
Lo sviluppo del consumo di carne nel nostro secolo, che ha assunto sempre
piu' il valore di simbolo di ricchezza e benessere, ha quindi portato
l'industria della carne a diffondere sempre in misura maggiore l'idea
che la carne sia salutare e necessaria per lo sviluppo. Invece la verita'
e' che l'uomo NON e' carnivoro. Infatti, comparando l'organismo umano
con quello di un qualsiasi carnivoro (come ad esempio i felini) si notano
facilmente le sostanziali differenze.
L'intestino umano e' lungo circa 12 volte il suo corpo, mentre tipicamente
la misura nei carnivori e' solo di circa 3 volte; inoltre in questi ultimi
i succhi gastrici sono molto piu' forti che nell'uomo. Questi due fattori
permettono ai carnivori di digerire ed espellere la carne dal proprio
organismo velocemente; invece nell'uomo, la digestione della carne avviene
molto lentamente, permettendo ad essa di produrre tutte le sostanze tossiche
che portano poi agli effetti negativi sulla salute illustrati prima.
Inoltre sono molte altre le caratteristiche che indicano come l'uomo sia
per sua natura frugivoro (cioe' portato ad alimentarsi con frutta, foglie
e semi) ed inadatto ad alimenti carnei. Ad esempio, non e' dotato della
dentatura tipica dei carnivori (con canini pronunciati per lacerare carne
e tessuti della preda), ma al contrario possiede incisivi pronunciati
(per addentare e staccare pezzi di frutta) e molari ben sviluppati e piatti
(per masticare gli alimenti vegetali, come negli erbivori). Altro fattore
e' la mancanza di strumenti naturali adatti alla caccia di altri animali,
come ad esempio le unghie lunghe ed affilate, presenti solitamente nei
predatori carnivori.
PER LO SVILUPPO DEL PIANETA
Bisogna anche sottolineare che la diffusione della dieta vegana contribuirebbe
molto anche a risolvere il problema della fame nel mondo; i paesi industrializzati
impiegano ben 2/3 della loro produzione cerealicola per l'allevamento
di bestiame e si accaparrano le terre migliori del terzo mondo per coltivare
cereali destinati agli animali d'allevamento (36 dei 40 paesi piu' poveri
del mondo esportano cereali negli Stati Uniti, dove il 90% del prodotto
viene utilizzato per nutrire animali destinati al macello).Se tutti i
terreni coltivabili della terra venissero usati esclusivamente per produrre
alimenti vegetali, si potrebbe sfamare una popolazione 5 volte superiore
a quella attuale, risolvendo il problema della fame nel mondo; per sottolineare
il grande spreco di risorse alimentari, basta riportare che per ottenere
un kg di carne occorrono 15 kg di cereali, ed il resto va in escrementi.
Inoltre, questi escrementi, a causa della grande quantita', non riescono
ad essere assorbiti immediatamente dal terreno, e di conseguenza immettono
ammoniaca e metano nell'atmosfera. L'ammoniaca prodotta dagli allevamenti
e' riconosciuta come una delle maggiori cause di piogge acide, ed il metano
va ad aggiungersi a quei gas responsabili dell'effetto serra. Questo avviene
anche perché gli escrementi spesso non vengono riutilizzati come fertilizzante,
dato che si preferisce l'utilizzo di fertilizzanti chimici che garantiscono
maggiore produttivita'.
Questo enorme spreco di risorse inoltre contribuisce alla devastazione
di ampie zone naturali, giacche' moltissime foreste vengono abbattute
ogni anno per fare spazio a coltivazioni intensive, che come spiegato
in precedenza finiscono per alimentare gli allevamenti, che finiranno
con soddisfare l'inutile desiderio di carne di una minima porzione della
popolazione mondiale.
E IL PESCE?
Ma ogni anno, assieme ai milioni di bovini, suini e di pollame che vengono
uccisi, avviene anche un'altra grande strage, quella dei pesci. Il pesce,
che solitamente ispira meno compassione, non soffre meno degli altri animali;
la morte solitamente arriva per soffocamento una volta che si trovi fuori
dall'acqua, e non serve sottolineare come questo tipo di uccisione possa
essere dolorosa.
Anche in questo caso, il fatto che mangiare pesce faccia bene non ha alcun
fondamento scientifico, ed anzi e' vero il contrario, anche in virtu'
dell'inquinamento dei mari, che porta i pesci ad assorbire molte sostanze
dannose, che ovviamente finiscono per essere assunte da chi li mangia.
Nelle carni di pesci e frutti di mare vari, generalmente e' riscontrabile
un'alta concentrazione di tossine (fino a 9 milioni di volte la quantita'
presente nell'acqua nella quale vivono) quali PCB (polychlorinated biphenyls),
diossina, mercurio (che danneggia cervello e sistema nervoso), piombo
(che riduce lo sviluppo dei bambini), arsenico e diversi pesticidi. A
queste sostanze bisogna aggiungere varie tossine di origine naturale,
nessuna delle quali percepibile dall'olfatto o dalla vista umana e resistenti
a qualsiasi cottura. Queste sostanze nocive - presenti anche negli olii
di pesce utilizzati per confezionare capsule medicinali e alimenti - provocano
danni ai reni, ritardi nello sviluppo mentale, cancro e morte. Proprio
come la carne di bovini e suini, quella dei pesci contiene inoltre grassi,
colesterolo e una quantita' eccessiva di proteine, dannosi per la salute
degli umani che scelgano di nutrirsene. Il tanto propagandato Omega-3,
che dovrebbe prevenire le malattie cardiache, e' presente anche nei vegetali
a foglia verde, nei semi e nell'olio di lino. I PCB sono prodotti sintetici,
utilizzati industrialmente fino al 1976, anno in cui vennero messi fuori
legge perche' cancerogeni. Ma essi permangono a lungo nell'ambiente, modificando
la propria composizione e divenendo sempre piu' tossici. Prima causa in
assoluto dell'introduzione di PCB nella dieta umana e' il consumo di pesce.
I PCB tendono a concentrarsi all'interno di chi mangia questo animale.
Questo significa che quelli che assorbi oggi, resteranno nel tuo corpo
per decenni. In USA, l'Unione Consumatori ha trovato percentuali di PCB
nel 43% dei salmoni, nel 25% nel pesce-spada e nel 50% dei pesci d'acqua
dolce.
L'Unione ha inoltre reso noto che circa la meta' del pesce analizzato
era contaminato da batteri delle feci umane e animali. Sempre in US, ogni
anno si registrano 325.000 ricoveri ospedalieri per intossicazioni da
pesce contaminato. Il numero di avvelenamenti va considerato certamente
superiore, perche' non tutti gli intossicati si fanno ricoverare, ne',
confondendone i sintomi, simili a quelli influenzali, comprendono la natura
del malessere.
LATTE
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Cosa c'e' di
sbagliato nel latte? Questo e' uno dei temi piu' delicati, perché nella
nostra societa' il latte ci viene presentato sin da bambini come un alimento
sanissimo ed anzi indispensabile per la crescita, ed in piu' veniamo anche
convinti di quanto sia naturale che le mucche vengano munte dall'uomo,
e che anzi senza la mungitura le mucche soffrirebbero e morirebbero.
Ma ci sono molte cose sull'industria del latte che non vengono illustrate,
e molte cose sui risvolti sulla nostra salute del latte che non vengono
dette, che mostrano come quello che ci viene detto da sempre sia una visione
parziale della realta'.
LA MODERNA INDUSTRIA DEL LATTE
Partiamo dai metodi di allevamento delle mucche da latte. Il primo punto
da chiarire, che vale per qualsiasi tipo di allevamento, e' la "naturalita'"
del mungere le mucche; infatti l'affermazione che viene sempre ripetuta
e' che se le mucche non fossero munte morirebbero, e questo in effetti
e' vero, ma non viene detta tutta la verita'. Infatti la mucca, cosi'
come tutti i mammiferi, secerne un liquido con alto valore nutrizionale
dalle ghiandole mammarie (ovvero il latte) dopo aver partorito, con lo
scopo di nutrire i propri vitellini nei primi mesi di vita (da 6 a 12
mesi); l'uomo, per poter usare il latte per se stesso, deve portare via
dalla madre i vitellini appena nati, per poter poi mungere la mucca. Se
alla mucca non fossero tolti i vitellini, essa seguirebbe il ciclo naturale
degli eventi, allattando i figli fino a quando non diventino autosufficienti,
per poi smettere di produrre latte. In questo ciclo non c'e' alcun bisogno
dell'uomo!
Dunque la prima grande sofferenza che viene inflitta agli animali e' la
separazione della madre dai figli, che produce sia stress alla mucca che
ha appena partorito, ma soprattutto ai vitellini, che non conosceranno
mai l'allattamento naturale dalla madre, e che vengono nutriti tramite
tettarelle artificiali nelle prime settimane, per poi passare subito a
cibi solidi. Ma questa alimentazione totalmente artificiale rende i vitellini
particolarmente esposti alle malattie, infatti il latte materno contiene
i naturali elementi nutritivi e anticorpi, mentre con il cibo che viene
dato artificialmente ai vitellini, gli allevatori sono costretti ad aggiungere
antibiotici e medicinali vari per proteggere gli animali, squilibrati
dall'alimentazione scorretta (ricordiamo a questo proposito che il morbo
cosiddetto della "mucca pazza", ovvero la Encefalopatia Spongiforme
Bovina, deriva appunto dall'alimentazione).
Ma quale e' il destino di questi vitellini separati dalla madre alla nascita?
Nella maggior parte dei casi essi sono destinati alla macellazione per
produrre carne bianca. In effetti, la carne bianca viene spacciata come
alimento particolarmente sano ed adatto ad anziani e bambini, ma la verita'
e' che la carne e' appunto bianca perché gli animali vengono alimentati
in maniera da assumere pochissimo ferro ed essere di conseguenza anemici
(da qui il colore della carne) - questo comporta poi, come abbiamo visto
sopra, che per rimediare alla facilita' con cui si puo' ammalare un animale
nutrito in tal modo, bisogna compensare con medicinali e antibiotici di
vario tipo, che quindi rimangono presenti nel prodotto finale destinato
all'alimentazione umana. Non ci dilungheremo qui sulla crudelta' della
macellazione e del trasporto degli animali dall'allevamento sino al posto
dove verranno uccisi.
Torniamo ora alla madre, ovvero alla mucca da latte. Per produrre latte,
essa deve quindi essere messa incinta (questo avviene di solito tramite
inseminazione artificiale) alla fine del ciclo di allattamento, che dura
circa 10 mesi; viene comunque fecondata verso il terzo mese di allattamento,
e non verra' munta solamente nelle ultime settimane di gestazione. Con
i ritmi attuali di enorme sfruttamento, una mucca da latte in media viene
tenuta per circa 4-5 cicli di allattamento; quando inizia a perdere produttivita',
a causa di malattie o piu' semplicemente per l'eccessivo sfruttamento
al quale e' stata sottoposta, nella maggioranza dei casi viene mandata
al macello, per essere sostituita da una altro animale piu' giovane ed
"efficiente". Quindi, il fatto che l'allevamento di mucche per
la produzione di latte non sia cruento e' semplicemente un mito, dato
che gli animali vengono sfruttati il piu' possibile forzando la loro natura,
e quando hanno raggiunto i loro limiti fisici vengono macellati.
La produzione media di una mucca da latte in un moderno allevamento raggiunge
i 35 litri al giorno. Questa quantita' e' enormemente superiore a quella
che sarebbe necessaria a nutrire i vitellini, e viene ottenuta mungendo
intensamente l'animale (anche piu' volte al giorno), che quindi viene
forzato a produrre piu' latte; la produzione puo' essere anche incrementata
tramite la somministrazione di particolari ormoni, come la Somatotrofina
Bovina (BST) .Quindi l'animale, nella sua vita produttiva, deve sopportare
una enorme quantita' di lavoro fisico, molto superiore a quello che sarebbe
in natura, ed e' appunto per questo sfruttamento intensivo che dopo pochi
anni la produzione di latte diminuisce cosi' tanto da rendere piu' economicamente
vantaggioso macellare l'animale. Questo continuo ed intenso sfruttamento
e' anche causa di malattie, come la mastite (una dolorosa infiammazione
delle mammelle), senza contare le malattie che come abbiamo visto derivano
dall'alimentazione (che si allontana sempre piu' dalla naturale per l'animale,
per ridurre i costi e massimizzare la produzione).
Per concludere il discorso sugli allevamenti bisogna anche fare alcune
annotazioni su quelli piu' "naturali", che si distanziano dai
metodi intesivi standard appena illustrati. Anche se gli animali si trovassero
in condizioni ottimali (ovvero non rinchiusi in angusti spazi, forniti
con una alimentazione corretta, etc.), bisogna sempre chiedersi che fine
facciano i vitellini alla nascita; e comunque bisogna ricordare che per
sostenere un'industria del latte, anche a in una situazione ottimale del
genere, andrebbero comunque eliminati quasi tutti gli animali maschi,
per conservarne solo alcuni per la riproduzione. Quindi, se anche non
esistessero piu' gli allevamenti di animali "da carne" e si
volessero comunque mantenere allevamenti per le mucche da latte, da qualche
parte ci sarebbe comunque sofferenza e morte per degli animali.
LATTE E SALUTE
Veniamo ora a discutere di un altro mito che ci viene insegnato sin da
piccoli, che il latte e' un alimento salutare. In effetti, basterebbe
liberarsi per un attimo da tutti le idee che ci hanno inculcato a proposito
del latte, e provare a guardare le cose oggettivamente, per rendersi conto
di quanto sia innaturale "rubare" il latte di un'altra specie
animale, ovvero un nutrimento che dovrebbe essere adatto solamente per
gli animali di quella specie, e per giunta solamente per quelli in eta'
da allattamento - e infatti in natura un simile "furto" non
avviene per nessun'altra specie (almeno a livello naturale, ovviamente
se analizziamo la situazione dei gatti domestici, ci renderemo conto che
anche in questo caso e' una forzatura, giacche' nessun felino adulto,
in natura, beve latte di un'altra specie!).
L'industria lattiero-casearia punta soprattutto sul mito del latte come
alimento fondamentale per la crescita umana, grazie al suo alto contenuto
di calcio; ma vale la pena di chiedersi come mai l'uomo sia l'unico animale
che pretenda di sopperire al bisogno di calcio attraverso il latte di
un'altra specie, dato che il meccanismo, in natura, e' semplice: durante
l'infanzia il calcio viene fornito dal latte materno, dopo lo svezzamento
i carnivori ricavano calcio dagli animali predati e gli erbivori dal regno
vegetale; nessun animale lo riceve dai derivati del latte. Infatti il
calcio non e' certamente presente solo nel latte, ma anzi si trova in
tutti i cibi che crescono sulla terra, ed anzi e' stato stabilito chiaramente
che i vegetali a foglia verde sono una fonte primaria di calcio utilizzabile
nella nutrizione umana. Quindi e' sufficiente una dieta sana ed equilibrata
a garantire il giusto apporto di calcio all'organismo umano, anche perche'
bisogna ricordare che non e' affatto rilevante la quantita di calcio assunta,
ma quella che poi viene assimilata dall'organismo, grazie al lavoro delle
ghiandole endocrine - per cui e' l'equilibrio che porta ad una giusta
assimilazione del calcio, mentre un eccesso di assunzione puo' anzi causare
danni alla salute.
OSTEOPOROSI : Questa malattia e' caratterizzata da uno sconvolgimento
delle funzioni metaboliche del tessuto che origina processi di demolizione
dello scheletro: la struttura e' colpita a livello sistemico da una perdita
di massa rispetto al volume. Vale a dire che l'osso rimane invariato nella
forma ma pesa di meno perché c'e' una perdita di materia che per il 99%
e' costituita di calcio. L'osteoporosi viene comunemente associata ad
una scarsa assunzione di calcio, ma invece quasi sempre non e' questo
il reale motivo del manifestarsi di tale malattia; la perdita di calcio
e' dovuta a una sua cattiva assimilazione o meglio a una sua. Diversi
sono i fattori nutrizionali che intervengono nel processo di mineralizzazione
e formazione del tessuto osseo. Carenze o errate combinazioni di questi
fattori possono contribuire all'osteoporosi: e' vero, quindi, che una
correzione della nutrizione puo' essere di beneficio nel trattamento e
nella prevenzione. Assieme al calcio occorre prendere in considerazione
il ruolo delle proteine, vista l'importanza che hanno nella costituzione
della matrice organica dell'osso; ed infatti e' per questi motivi che
il maggiore consumo di latte e latticini non aiuta per nulla la prevenzione
dell'osteoporosi, ma anzi ne possono essere fonte, dato che questi alimenti
hanno un alto contenuo proteico e una delle cause dell'osteoporosi e'
proprio un eccesso di proteine animali nella dieta. Infatti le proteine
animali tendono a favorire lo scioglimento del calcio dalle ossa ed il
suo passaggio nelle urine, per poi essere espulso dal nostro organismo
[1]. Altri fattori che favoriscono lo scioglimento del calcio sono l'eccesso
di fosforo, la carenza di vitamina D (che regola l'uso del calcio all'interno
del corpo), l'uso eccessivo di sale (infatti il sodio favorisce l'espulsione
del calcio dai reni [2]) , il fumo [3].
Per prevenire o curare questa malattia non occorre affatto prendere piu'
calcio né tanto meno mangiare piu' latticini. Bisogna invece diminuire
la quantita' di proteine ingerite. A riprova di cio' vi sono i risultati
di numerosi studi scientifici ed indagini epidemiologiche; uno studio
fatto ad Harvard, durato 12 anni, compiuto su 78 000 donne, ha dato questo
risultato: le donne che ottenenevano la maggior parte del calcio dai latticini
hanno subito piu' fratture alle ossa di quelle che raramente consumavano
latticini [4]. Un altro studio condotto nel 1994 a Sydney, in Australia,
su uomini e donne anziani, ha mostrato che un maggiore consumo di latticini
era collegato ad un maggior rischio di fratture; in tale studio e' risultato
che coloro che consumavano molti latticini avevano un rischio di frattura
alle anche circa raddoppiato rispetto a coloro che ne consumavano una
quantita' minima.
SISTEMA CIRCOLATORIO : L'aterosclerosi, la piu' nota delle malattie del
gruppo dell'arteriosclerosi, e' caratterizzata dalla formazione di placche
(o ateromi) nelle arterie, che limitano il fluire del sangue e quindi
l'arrivo di ossigeno ed altri nutrimenti alle cellule, da cui i noti sintomi
di mancanza di lucidita' mentale dell'arteriosclerotico. Questi tessuti
risultano cicatrizzati e quindi fragili e possono gonfiarsi e rompersi
(aneurismi) o formare grumi (emboli) che al limite inibiscono del tutto
la circolazione. Cio' puo' avvenire dovunque: nel cervello abbiamo il
colpo apoplettico o paresi (ictus), al livello di cuore abbiamo l'attacco
cardiaco (morte o necrosi del muscolo non irrorato, detto infarto). Le
placche sono ricche di colesterolo, una sostanza simile agli ormoni e
presente solo nei cibi di origine animale come carne, uova e latticini.
La causa della lesione iniziale all'arteria alla quale si va a depositare
- come se fosse una cicatrice - l'ateroma e' tuttora sconosciuta ai medici.
Sembra assai probabile, anche in base alla storia alimentare dei soggetti
affetti dalla malattia, che la causa sia da ricercarsi nella mancanza
nell'alimentazione di cibi vegetali fibrosi ed elastici come i vegetali
(in particolare le foglie e i gambi delle verdure). L'aspetto di indurimento,
ispessimento e' invece - essendo piu' visibile - ben documentato anche
dalla medicina moderna: l'ateroma e' causato dal troppo colesterolo ingerito
ed e' favorito dalla vita sedentaria (che genera ristagno circolatorio),
dal fumo, ecc... E' interessante notare che invece i grassi ad alta densita'
lipoproteica (detti HDL) abbassano questi rischi mentre quelli a bassa
densita' lipoproteica (detti LDL) li aumentano. I primi sono grassi vegetali
(oli di ogni specie) e la parte oleosa di ogni cereale, legume o vegetale.
I secondi sono i grassi saturi o solidi delle carni o del latte e dei
suoi derivati. I grassi saturi aumentano il tasso di colesterolo nel sangue,
per cui mangiare alimenti di origine animale, in particolar modo latte
e derivati (burro, formaggi, panna), aumenta il rischio di una malattia
circolatoria.
In un litro di latte intero ci sono 35 gr di grasso e 10 in uno di latte
scremato o magro. Di questi, rispettivamente 20 e 5 sono di grassi saturi.
La proporzione cresce molto quando si usa il latte in polvere o condensato
e piu' ancora con i latticini: i formaggi sono per il loro 20-60% costituiti
da grassi saturi. Infine, il burro e il gelato o la panna sono dei veri
campioni del genere: fino al 90%.
D'altronde anche gli studi epidemiologici mostrano come le malattie circolatorie
siano presenti in livello molto inferiore nelle popolazioni che tradizionalmente
consumano pochi alimenti di derivazione animale. Nonostante i medici siano
restii ad ammettere la dannosita' di latte e derivati, a causa delle pressioni
dei produttori di tali alimenti e a causa del retaggio culturale, oggi
il progresso della ricerca scientifica non solo ha rilevato gli effetti
dannosi dei latticini ma riesce anche a prevenire un gran numero di infarti
con la diagnosi precoce e consigliando di eliminare dalla dieta i grassi
e i prodotti animali.
Studi nei quali si e' paragonato lo stato di salute di lacto-ovo-vegetariani
e di vegani ha dimostrato che, mentre entrambi godono di miglior salute
di chi consuma carne, i vegani hanno uno stato cardiovascolare migliore
dei vegetariani che consumano latticini.[5,6]
CANCRO: E' stato notato per oltre un decennio che l'incidenza di determinati
tipi di cancro e' particolarmente alta in quelle regioni o Paesi in cui
il consumo di latte di mucca costituisce la componente principale della
dieta. Si puo' dedurre che questo avvenga a causa della costante assunzione
di ormoni della crescita che, in natura, sono previsti per la crescita
dei vitelli e non degli esseri umani. Sono diverse le ragioni che portano
ad attribuire responsabilita' per molte forme di cancro all'eccessivo
consumo di latte:
Ormoni della crescita. Poiche' il latte e' un prodotto delle ghiandole
riproduttive esso contiene anche una grande quantita' di ormoni, tra cui
la gonadotropina, ormoni secreti della tiroide, steroidi e un fattore
di crescita dell'epidermide. Quando la crescita umana e' completata questi
ormoni continuano a stimolare le ghiandole e le cellule a una crescita
abnormale, portando a uno squilibrio ormonale e a un cattivo funzionamento
dell'attivita' ghiandolare, che sono tra le principali cause nello sviluppo
del cancro.
Esaurimento del fegato e degli enzimi del pancreas L'uso eccessivo
di latticini produce in varie forme un affaticamento del fegato e del
pancreas che in definitiva provoca l'esaurimento e il cedimento dell'intero
sistema. A causa della mancanza di enzimi pancreatici e di un adeguato
funzionamento del fegato, il corpo non puo' digerire le proteine estranee,
come le cellule del cancro, e percio' ne permette la crescita.
Formazione di cisti, calcoli e fibromi. Tutte le cisti, i calcoli
e i fibromi sono direttamente collegati ai grassi e al calcio dei latticini.
I calcoli biliari e le cisti derivano dal grasso fritto mentre i calcoli
renali dipendono dal latte e dai suoi derivati (yogurt e formaggi). L'irritazione
costante provocate dalle cisti e dai calcoli puo' portare allo sviluppo
del cancro sebbene il processo proceda silenziosamente e con sintomi occasionali
che, di solito, vengono ignorati fino a quando non ci si trova all'improvviso
davanti a un cancro all'ultimo stadio.
I rifiuti metabolici dei latticini stressano continuamente il corpo.
Urea, ammoniaca, fosfati, eccesso di calcio e di sodio sono i sottoprodotti
della digestione dei latticini. Piu' si consumano latticini e piu' questi
rifiuti metabolici vengono prodotti: la stimolazione continua che questi
rifiuti tossici provocano porta a infiammazioni, ulcerazioni e indurimenti
o a crescite maligne. Questa degenerazione viene accelerata se con i latticini
si consumano altri cibi altamente tossici come carne, uova, sale raffinato,
legumi in eccesso, caffe' e alcool. I cancri del rene, della vescica e
dell'intestino hanno questa origine.
Estrema poverta' di fibre dei latticini. Il latte e' un cibo estremamente
povero di fibre. Il regolare ed eccessivo consumo di latticini unito allo
scarso consumo di cibi con fibra come frutta, verdure e cereali integrali
porta inevitabilmente a grave stitichezza, a un graduale accumulo di sostanze
tossiche e ad acidosi (alta saturazione di elementi tossici nel sangue).
Si crea cosi' una buona base per lo sviluppo del cancro.
In particolare, e' stato dimostrato [7] come il consumo di latte sia collegato
al cancro alle ovaie. Una volta ingerito, lo zucchero contenuto nel latte,
il lattosio, nell'organismo viene scisso in un altro zucchero, il galattosio,
che a sua volta viene scisso da alcuni enzimi. Quando non sono presenti
sufficienti enzimi rispetto alla quantita' di galattosio che viene a trovarsi
nell'organismo, questo zucchero si accumula, ed e' appunto questo che
porta danni alle ovaie. Certe donne hanno livelli particolarmente bassi
di tali enzimi, e in questi casi il consumo regolare di latticini puo'
portare il rischio di cancro alle ovaie fino a triplicarsi.
DIABETE: Molti studi portano a rilevare una connessione fra l'insorgere
di alcune forme diabetiche ed il consumo di latte [8]. Una teoria sempre
piu' accreditata [9] indica che le proteine del latte vaccino stimolano
la produzione di anticorpi [10], che, a loro volta, distruggono le cellule
del pancreas che producono insulina [11]. La distruzione di queste cellule
avviene gradualmente, specialmente dopo le infezioni, ed il diabete tende
a manifestarsi solo quando l'80-90% delle cellule sono state distrutte.
Ricercatori finlandesi e canadesi, in un recente studio, hanno trovato
alti livelli di anticorpi ad una specifica porzione di una proteina contenuta
nel latte bovino, chiamata serum albumin bovino, nel 100% di 142 bambini
diabetici studiati quando gli e' stato diagnosticata la malattia. Anche
i bambini sani possono avere questi anticorpi, ma solo a livelli molto
minori. Questo porta a supporre che la combinazione di una qualche predisposizione
genetica (pero' non determinabile) e l'esposizione al latte bovino siano
la causa maggiore della forma infantile del diabete.
FERRO: Il latte bovino e' estremamente povero in ferro [12] e quindi una
dieta basata su latte e latticini puo' facilmente portare a carenza di
tale elemento ed anemia, soprattutto nei bambini. Inoltre studi clinici
hanno mostrato come sempre nei bambini il consumo di latte possa portare
a piccole perdite di sangue nell'intestino, che, se prolungate nel tempo,
portano ad abbassare il livello di ferro nell'organismo. Diversi ricercatori
credono che questo fatto avvenga come reazione alle proteine contenute
nel latte [13]
INTOLLERANZA AL LATTE: Infine e' bene ricordare che, anche a riprova del
fatto che alimentarsi con il latte di un'altra specie animale e' innaturale,
moltissime persone, soprattutto fra le popolazioni asiatiche, non digeriscono
il latte. Questa intolleranza puo' avere differenti cause:
L'intolleranza al lattosio.Questa insofferenza biologica al latte
viene motivata non col rifiuto dell'organismo per il latte in toto ma
per una sua intolleranza allo zucchero disaccaride in esso contenuto,
il lattosio. La scissione per idrolisi del lattosio avviene a livello
delle cellule epiteliali dell'intestino ad opera dell'enzima lattasi:
ne derivano due zuccheri semplici (glucosio e galattosio) che attraversano
la parete intestinale ed entrano in circolo. Coloro che non tollerano
il latte presentano diarrea, gonfiore, gas, vomito e altri sintomi: il
glucosio non digerito, infatti, causa questi effetti per mancanza di lattasi.
Questo deficit di lattasi e' presente al 70-90% nei gruppi asiatici, neri
e pellerossa americani, arabi, messicani e pakistani. Tra questi popoli
- come tra tutti i lattosio intolleranti - il fenomeno si verifica soprattutto
in eta' adulta
L'intolleranza alle proteine del latte vaccino. Essa riguarda soprattutto
le betalattoglobuline, la lattoalbumina e la caseina. I sintomi sono immediati
e spesso gravi: gonfiore, diarrea, pallore, coliche, persino anemia causata
da emorragie interne. Non mancano episodi polmonari e sono comunissime
le malattie della pelle, un tentativo del corpo di scaricare le sostanze
indesiderate: nella medicina tradizionale cinese la pelle e' l'organo
superficiale in sintonia complementare ai polmoni;
L'intolleranza causata da inquinamento batterico o chimico. Esso
puo' avvenire con l'assunzione di latte industrialmente trattato e non
ben pastorizzato.
UOVA
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Le
uova sono un prodotto simile al latte, nel senso che non richiedono
direttamente la morte degli animali che le producono, ma avendo
il coraggio di esaminare piu' a fondo la situazione degli allevamenti
di galline ovaiole si trovano facilmente le ragioni per smettere
di mangiare le uova e tutti gli alimenti preparati con esse.
In primo luogo, bisogna guardare alle condizioni dei moderni allevamenti
intensivi dove si trovano le galline in batteria. In essi gli animali
sono tenuti in situazioni disumane, ammassati in gabbie piccolissime
(di solito 4-6 galline in una gabbia di neanche un metro quadro);
in queste condizioni, gli animali sono sottoposti a gravi stress,
dato che non possono seguire i loro istinti naturali, come ad esempio
razzolare, e quindi ne seguono comportamenti nevrotici, che sfociano
nello strapparsi le penne o nell'aggredire, fino all'uccidere, le
altre galline stipate nella stessa gabbia. Per questi motivi, molto
spesso si procede allo sbeccamento, ovvero un procedimento molto
doloroso che consiste nel tagliare la parte finale del becco, per
renderlo meno appuntito ed evitare quindi che gli animali si uccidano
fra loro.
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un
allevamento intensivo di galline ovaiole
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Come per le mucche da latte, anche per le galline ovaiole si cerca in
tutti i modi di incrementare la produzione (e quindi il guadagno).Nei
capannoni dove sono poste le batterie di galline vengono tenute quasi
sempre accese le luci , giacche' questo stravolge il metabolismo degli
animali, che basano la produzione di uova sul ciclo della giornata, forzandoli
a produrre piu' uova. E appunto, come nel caso della produzione del latte,
questa sovraproduzione forzata porta in primo luogo malattie dovute all'eccessivo
sfruttamento, come ad esempio l'abbassarsi del livello del calcio a causa
delle troppe uova fatte, con conseguente indebolimento dello scheletro
che porta ad una grande facilita' nella rottura delle ossa. E quando le
galline, molto prima del loro tempo naturale, cominciano a produrre meno
uova, a causa dello sfruttamento intensivo, diviene piu' vantaggioso economicamente
macellarle per sostituirle con nuovi animali.
Ed infine bisogna ricordare che i galli, a parte i pochi esemplari che
servono per la riproduzione, sono totalmente inutili ai fini dell'allevamento,
per cui vengono uccisi alla nascita, per essere utilizzati come componenti
per fertilizzanti o per cibo per altri animali da allevamento.
Bisogna ricordare che anche nella produzione con condizioni piu' naturali
- ovvero gli allevamenti a terra, dove le galline non sono tenute in gabbia
- alcuni dei problemi illustrati rimangono. Infatti, in qualsiasi tipo
di allevamento, i galli non hanno alcuna utilita', e dunque sono in un
modo o nell'altro eliminati alla nascita (o eventualmente fatti crescere
fino ad una certa dimensione per essere poi macellati); e anche le galline,
quando divengono improduttive, sono comunque macellate e sostituite da
animali giovani.
PELLICCE
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Nonostante
sia opinione comune, e non solo di quei pochi che hanno a cuore il benessere
di tutti gli animali, che le pellicce sono l'inutile frutto della morte
e sofferenza di milioni di animali, in Italia sono ancora molti quelli
che la utilizzano, e ci sono ancora molti, fra allevatori e pellicciai,
che traggono grande profitto da questo mercato. Nel 1998 il fatturato
del settore pellicceria in Italia e' stato di 3.923 miliardi di lire;
sono stati importate 107.646 pelli di visone e 16.584 di volpe; erano
attivi 66 allevamenti di animali da pelliccia.[1]
Comunque, anche in Italia, cosi' come in tutto il mondo, il mercato della
pelliccia e' in calo, soprattutto perche' la pelliccia e' un prodotto
a causa del quale milioni di animali vengono uccisi inutilmente, solamente
per produrre quello che e' uno status symbol oramai, per fortuna, fuori
moda.
Per rendere una minima idea di quanta morte e sofferenza implichi ogni
singola pelliccia, riportiamo il numero di differenti animali necessari
per una di esse.[2]
| Animale |
Numero
di pelli
|
| Agnellobroadtail |
30-45
|
| Agnello
karakul |
18-26
|
| Bob-cat |
15-20
|
| Castoro |
16-20
|
| Cavallino |
6-8
|
| Cincilla |
130-200
|
| Coyote |
12-16
|
| Criceto |
120-160
|
| Ermellino |
180-240
|
| Fishe |
18-25
|
| Foca
(cucciolo) |
5-8
|
| Gatto |
20-30
|
| Ghiottone |
5-7
|
| Lince |
8-18
|
| Lontra |
10-20
|
|
| Animale |
Numero
di pelli
|
| Lupo |
3-5
|
| Martora |
40-50
|
| Moffetta |
60-70
|
| Nutria |
25-35
|
| Ocelotto |
12-18
|
| Opossum |
30-45
|
| Procione |
20-35
|
| Puzzola |
50-70
|
| Scoiattolo |
120-200
|
| Tasso |
10-12
|
| Topo
muschiato |
60-110
|
| Visone |
30-50
|
| Volpe |
10-20
|
| Wallaby |
20-30
|
| Zibellino |
50-80
|
|
GLI ALLEVAMENTI
Molte specie (come zibellini, visoni, cincilla', moffette, castori etc.)
sono appositamente allevate per farne delle pellicce. Gli animali in allevamento
passano la vita costretti in gabbie piccolissime, patendo tutte le sofferenze
connesse al vivere in questo genere di cattivita', come la mancanza quasi
assoluta di liberta' di movimento, l'impossibilita' di seguire i propri
istinti e di avere la loro normale vita sociale. Come in altri tipi di
allevamento, questo porta spesso gli animali ad avere comportamenti isterici
o autolesionisti, come spezzarsi i denti mordendo la gabbia, o diventare
esasperatamente aggressivi con i compagni.
Gli animali da pelliccia, oltre a condividere questo tipo di vita con
gli altri animali da allevamento, subiscono in piu' le condizioni atmosferiche,
come ad esempio l'essere esposti al freddo di inverno, in maniera da far
divenire piu' folte le loro pellicce.
Infine, arriva anche per questi animali la morte, che di certo non e'
indolore. Questi sono i metodi per uccidere ammessi dalla legge[3]:
- Strumenti a funzionamento
meccanico con penetrazione nel cervello
- Iniezione della dose
letale di una sostanza avente proprieta' anestetiche
- Elettrocuzione seguita
da arresto cardiaco
- Esposizione al monossido
di carbonio
- Esposizione al cloroformio
- Esposizione al biossido
di carbonio
Quindi i metodi
piu' diffusi per la morte degli animali da pelliccia sono questi: la scatola
cranica viene fracassata da speciali apparecchi; si uccide l'animale con
una bastonata sul muso; si ruota la testa dell'animale per spezzarne le
vertebre cervicali; si uccide l'animale con vere e proprie camere a gas;
si procede all'elettrocuzione, ovvero tramite scossa elettrica che causa
prima della morte atroci sussulti; si avvelena l'animale con una iniezione
nell'addome; etc.
GLI ANIMALI LIBERI
Oltre agli animali allevati, ogni anno vengono uccisi dai 15 ai 20 milioni
di mammiferi selvaggi per prelevarne la pelliccia. La maggior parte di
questi sono uccisi con le tagliole; quando un animale viene intrappolato
da uno di questi "strumenti", la sofferenza e' atroce, ed e'
accompagnata dal terrore e dall'angoscia di rimanere bloccati perdendo
la liberta'. La parte di zampa che rimane bloccata dalle ganasce si gonfia
enormemente; spesso l'animale riesce a staccarsi al zampa dalla disperazione,
per fuggire e morire dissanguato dopo poco tempo. Gli animali che non
riescono a liberarsi devono aspettare (anche fino ad una settimana) prima
che giunga il cacciatore ad ucciderli; spesso poi, l'animale catturato
non e' neppure da pelliccia.
Ma ci sono anche animali particolari che vengono cacciati in maniera differente.
Un esempio tristemente famoso sono i cuccioli di foca, che vengono tramortiti
con un randello e scuoiati vivi, da vanti alle madri impotenti, per poi
essere lasciati morire.
PELLE
La pelle e' uno dei prodotti che si ottengono, in maniera
indiretta, dalla macellazione, dato che gli animali non vengono uccisi
solamente con lo scopo di fornire la materia prima che, lavorata, diviene
cio' che viene utilizzato con il nome di "pelle". Ma questa
considerazione, che puo' sembrare una scusante per continuare ad utilizzare
capi ed oggetti in pelle, non puo' e non deve esserlo, in virtu' di alcune
considerazioni.
La pelle e' frutto di morte. Anche se gli animali non vengono uccisi
appositamente per ottenerla, rimane comunque il fatto che per avere la
pelle e' necessaria la morte dell'animale; il fatto che possa essere considerata
un prodotto marginale dell'industria della carne non e' rilevante dal
punto di vista etico; utilizzare un prodotto del genere significa sempre
e comunque alimentare finanziariamente l'industria della morte e dello
sfruttamento animali.
La pelle e' inquinante. La pelle viene spacciata spesso come naturale
e bio-degradabile. Ma la pelle, cosi' come sarebbe al suo stato naturale,
non potrebbe essere utilizzata per nulla, dato che marcirebbe velocemente;
e infatti prima di essere utilizzata, la pelle viene trattata nelle concerie,
con un processo che e' altamente inquinante, dato che si usano molte sostanze
tossiche. Inoltre per il processo viene richiesta una gran quantita' di
energia, e infatti le concerie possono essere paragonate all'industria
della carta, dell'acciaio e del petrolio in quanto a consumo energetico.
Dunque, contrariamente all'idea diffusa, un paio di scarpe fatte in materiale
sintetico risultano, guardando al processo produttivo, meno inquinanti
di un paio di scarpe in pelle, anche se puo' sembrare paradossale.
Il mercato della pelle richiede sempre piu' pelli esotiche. Infine
non bisogna dimenticare di tutte quelle pelli che hanno origine esotica;
ad esempio pelli di coccodrillo, di serpente, di zebra, di elefante, di
canguro e molte altre. Spesso queste pelli provengono da specie animali
in via di estinzione, e questo commercio contribuisce allo sterminio di
molti animali esotici, cacciati solo per questo scopo.
Note:
[1] Animalisti Italiani, Estate/Autunno 1999, basato su dati ISTAT e CERVED
[2] Poli, Ambrogio "Care bestie scusate", Ed. Longanesi
[3] Decreto Legislativo n. 333 del 1 settembre 1998, articolo 10 (allegato
F)
LANA
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La lana fa
parte di quei prodotti che a prima vista non sembrano particolarmente
"cruenti", ma in effetti anche questo e' un mercato nel quale,
come in tutti gli altri casi di prodotti di derivazione animale, lo sfruttamento
e la sofferenza sono una costante, determinata dalla costante ricerca
del profitto.
La maggior parte della lana, a livello mondiale, proviene dalla Australia;
essendo un mercato grande e proficuo, le greggi sono composte da migliaia
di pecore, e quindi, come diretta conseguenza, l'attenzione per le necessita'
ed i problemi del singolo animale diventa anti-economico. Come negli altri
tipi di allevamento di massa, un alto livello di mortalita', soprattutto
nelle prime settimane di vita, viene considerato normale, ed e' compensato
economicamente appunto dal gran numero di animali presenti nel gregge.

La tosatura è spesso
una attività violenta
Ma anche per i
capi di bestiame che sopravvivono, la vita nel gregge non e' facile. Poche
settimane dopo la nascita, vengono tagliate le code, senza anestesia,
e per gli agnelli si procede con la castrazione (anch'essa praticata quasi
sempre senza anestesia).
In seguito, si procede con un'altra barbara mutilazione, che consiste
nello strappare ampie strisce di pelle dalle zampe posteriori, attorno
alla zona dell'ano. In Australia, la razza di pecore piu' comunemente
allevata e' la merinos, appositamente cresciuta con la pelle grinzosa,
cioe' dotata di molte pieghe, grazie alle quali la lana prodotta e' maggiore
rispetto ad una pecora normale. Questo sovraccarico innaturale di lana
causa spesso problemi durante i periodi piu' caldi, poiché gli animali
sono sfiniti dalla calura, e nelle pieghe della pelle si accumulano facilmente
urine e feci. Sono quest'ultime che attirano le mosche ad a deporre le
loro uova, causando notevoli problemi agli animali quando nascono le larve.
Ed e' appunto per cercare di prevenire questo che gli allevatori strappano
larghi brandelli di pelle alle pecore; ciononostante, spesso le mosche
arrivano a deporre le uova sulle ferite sanguinanti, prima che abbiano
il tempo di guarire, ma benche' ci sia il sospetto che questa pratica
possa causare la morte di piu' animali di quanti non ne salvi, la barbara
mutilazione continua.
Le pecore vengono tosate in primavera; i tosatori vengono usualmente pagati
per volume e non per ora, e questo significa che lavorano il piu' veloce
possibile, usualmente senza la benche' minima cura per l'animale. Inoltre,
risulta molto importante il momento in cui viene effettuata la tosatura,
dato che se viene fatta troppo tardi si perde lana, e quindi soldi; percio',
nell'affrettarsi generale, ogni anno un gran numero di pecore muore perché
esposta alle intemperie dopo una tosatura troppo prematura. Infine, mostrando
ancora una volta la perfetta analogia con gli altri tipi di allevamento
moderni, le pecore, quando iniziano a diventare "improduttive",
vengono immediatamente mandate al macello per essere sostituite con degli
animali piu' giovani e redditizi.
E' inutile sottolineare come prima di arrivare al macello, le pecore siano
quasi sempre costrette ad un lungo ed estenuante viaggio, durante il quale
spesso non hanno neanche la possibilita' di bere e mangiare; inoltre si
deve anche tener conto che le pecore sono animali timidi per loro natura,
e si spaventano facilmente, per cui soffrono molto dello stress del viaggio,
oltre di quello causato dalla vita nell'allevamento.
Il taglio della
coda viene effettuato a pochi mesi dalla nascita
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