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L'altro referendum In Sardegna si voterà a favore o contro l'ingresso nel territorio dell'isola di rifiuti industriali 10-06-2005 - Fonte: Varie |
Non solo fecondazione assistita. Il 12 e il 13 giugno in Sardegna, oltre che per la legge sulla procreazione, i cittadini saranno chiamati ad esprimersi anche a favore o contro l'ingresso nel territorio dell'Isola di rifiuti industriali. Dopo la clamorosa protesta contro lo stoccaggio delle scorie nucleari nell'Isola - seguita a ruota da quella della Basilicata -, nell'obiettivo del comitato "No Iscorias" (composto da Sardigna Natzione, Rete Lilliput, Gettiamo le basi, Gallura no scorie, e ancora, Verdi e Wwf) c'è la legge regionale n. 8 del 2001 che consente l'importazione in Sardegna di rifiuti tossici provenienti da altre regioni o altri Stati qualificandoli come "materie prime". Dunque un muro contro i rifiuti "classificati" da trattare, stoccare, smaltire nel territorio isolano e provenienti dalle altre regioni. In particolare, il quesito referendario chiede l'abrogazione della parte in cui la legge n° 8 consente l'introduzione di "(...) rifiuti di origine extra-regionale da utilizzare esclusivamente quali materie prime nei processi produttivi degli impianti industriali ubicati in Sardegna e già operanti alla data dell'approvazione della legge regionale, non finalizzati al trattamento e allo smaltimento dei rifiuti".
Tratto da: notizie.tiscali.it
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CAGLIARI - Il WWF Sardegna pone un problema di tipo sanitario che non riguarda esclusivamente la zona del Sulcis e afferma che l'attività della Portovesme Srl, che riutilizza i fumi di acciaieria, costituirebbe “una produzione simulata. Infatti - ha spiegato Vincenzo Migaleddu, consulente scientifico dell'associazione – la vera attività dell'azienda non ci sembra la produzione di zinco ma piuttosto il vero core business è lo smaltimento dei fumi di acciaieria”. Secondo il WWF gli alti costi sostenuti dalla Portovesme Srl per produrre lo zinco con i fumi di acciaieria metterebbero l'azienda fuori mercato, mentre si potrebbero utilizzare e lavorare altre materie prime come le galene, le blende o i solfuri di piombo e misti che non solo permetterebbero di estrarre maggiore quantità di zinco rispetto ai fumi, ma anche di alimentare la filiera industriale di San Gavino. In Italia lo smaltimento in discarica speciale costa quasi 1000 euro per tonnellata di fumi di acciaieria. La Portovesme Srl, secondo il WWF, è proprietaria di tre discariche (Genna Luas, Sa Piramide e Gonnesa) che per trattare i fumi dovrebbero essere del tipo 2C, che non permettono cioè, il passaggio dei residui nelle falde, anche acquifere, del sottosuolo. “Si tratta di un problema di volumi - dice ancora Migaleddu - utilizzando i fumi per ogni tonnellata il 90% e' conferito in discarica come scoria, mentre nell'altro caso per ogni tonnellata le scorie si riducono tra i 150 ed i 205 kg”.
I fumi di acciaieria sono un distillato di sostanze chimiche e metalli pesanti (zinco, piombo, cadmio, mercurio, nichel, vanadio arsenico, berillio, rame e cobalto) alcuni dei quali sono stati individuati come capaci di indurre lo sviluppo di tumori. Il cadmio, ad esempio, secondo i dati dell'EPER (European Pollutant Emission Register) sarebbe presente nelle acque del Sulcis per il 20,6% del totale complessivo in Europa. La soluzione dell'associazione ambientalista per i 150 operai che lavorano ai forni Waelz (1500 nell'indotto), che trattano i fumi di acciaieria, sarebbe quella di riconvertire le professionalità presenti nel Sulcis per bonificare il territorio utilizzando i fondi previsti dal Decreto Ronchi del 1997, che impone a chi inquina di pagare per la bonifica prevedendo per questo degli stanziamenti.
“Occorre ribadire il principio generale che stabilisce che i rifiuti devono essere trattati e smaltiti – dice Legambiente in una nota - Si deve, inoltre, riaffermare che i rifiuti possono costituire invece delle preziose risorse che, opportunamente trattate, costituiscono materie prime secondarie. Quando sono reimmesse nel ciclo produttivo, riusate e riciclate, consentono notevoli risparmi di risorse naturali, ambientali ed energetiche. I processi di recupero e riutilizzo determinano inoltre una rilevante riduzione della quantità di materia destinata allo smaltimento, con ulteriori benefici per l'ambiente in generale e per il territorio”. Per l'associazione nel caso specifico il caso dei rifiuti speciali che vengono trattare in Sardegna, i fumi d'acciaieria nella zona industriale del Sulcis vi sarebbero delle discordanze da questo contesto. “La zona industriale interessata è riconosciuta da una legge nazionale tra le più compromesse d'Europa dal punto di vista ambientale – scrive ancora Legambiente - Il pregresso, quindi, non ci fa ben sperare sulle condizioni di trattamento normalmente messe in pratica. Del resto non consola che, tardivamente, siano state applicate procedure di controllo sui materiali in ingresso (il "portale radiometrico"). Questo fa cadere quindi la necessaria condizione sulla tracciabilità dei materiali, sulla sicurezza dei processi, sulla professionalità aziendale e sul rigoroso monitoraggio dell'aria, del suolo e delle acque. Queste considerazioni - conclude l'associazione - rendono inequivocabile e conseguente un pronunciamento per il Si al referendum”.
Tratto da: www.sardegnaogginews.it
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ALGHERO - L’argomento principale del Referendum del 12 e 13 giugno, che sta tenendo banco in questi giorni, rischia di oscurare nella nostra Regione il quinto quesito della tornata referendaria. I cittadini sardi, che si arrovellano attorno alla questione del voto favorevole, non favorevole o addirittura negato, per quanto concerne la delicata questione sulla Fecondazione medicalmente assistita, sanno poco o quasi nulla del quinto punto del referendum, quello che chiede di abrogare la Legge Regionale n. 8 del 2001, la quale prevede la possibilità d´importare rifiuti utilizzabili come materia prima.
Dopo l’intervento della Consulta, che ha annullato la Legge del luglio 2003, che dichiarava la Sardegna Regione denuclearizzata, il referendum, promosso per evitare lo stoccaggio di scorie nella nostra Isola, rimane l’ultimo strumento per annullare, esprimendo il sì all’abrogazione, una legge contro la quale i sardi si sono sollevati in massa.
Il problema è che tra i vari pareri e le scelte sulla Legge 40 in materia di fecondazione assistita, vi sono anche persone che vogliono rinunciare al diritto di voto, scegliendo l’astensione.
Premesso che rinunciare ad un diritto può essere considerato discutibile, è pur sempre una scelta, che per democrazia va accettata. Punto cruciale del “non–voto” è, però, che, disertando l’appuntamento con le urne per non far raggiungere il cosiddetto quorum in riferimento alla Legge 40, si vanificherà anche l’impegno di chi vuole una Regione senza scorie.
Per questo motivo è doveroso segnalare ai molti che non lo sanno, che è possibile votare ritirando solo una o alcune delle schede, tutte separate, e che così si può evitare di esprimersi sulla Fecondazione assistita, dando tuttavia al contempo il proprio parere sulla questione dello stoccaggio delle scorie in Sardegna, mantenendo così intatto, almeno in parte, un diritto, acquisito gradualmente e con fatica.
Testo di Monica Caggiari
Tratto da: www.alguer.it
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